Il mondo del vino trentino in lutto: è morto Leonello Letrari

Un grande protagonista del Trento Doc

Dal rinnovato (prima si chiamava Trentino wine blog) sito Internet vinoso del mio amico e collega Tiziano Bianchi, Territorio che resiste. Diario di resistenza territoriale, ho appreso da poco una tristissima notizia. In un articolo commosso Tiziano ci comunica che “Se ne è andato poco fa, improvvisamente, a 86 anni, il grande vecchio del vino trentino (e non solo): Leonello Nello Letrari”.

Chi sia stato Leonello Letrari è presto detto: un protagonista, un vero leone, del vino trentino, un personaggio innovativo, un grande uomo di cantina forse più che di vigna, che troviamo alle origini di tante spinte rivoluzionarie, moderne, lungimiranti introdotte in un mondo difficile, fortemente conservatore e pigramente alieno al rinnovamento, come quello trentino.

Molto prima di creare, 40 anni fa, la propria azienda agricola, uno dei marchi forti del mondo vinicolo della provincia di Trento, dapprima nel Maso Lodron di Nogaredo, in tempi più vicini a noi nella nuova e moderna cantina alla periferia di Rovereto, un brand di riferimento per i Trento Doc da lui prodotti, ma anche per esemplari vini come i suoi Trentino Marzemino, l’uvaggio rosso Maso Lodron, l’originale rosso Ballistarius, l’ottimo Moscato rosa, Letrari è protagonista centrale della scena del vino trentina.

“Merito suo se nell’immediato dopoguerra i vini delle Dolomiti acquistano carattere e prestigio oltre i confini regionali. È sempre lui che ‘crea’ i primi uvaggi e negli anni ’60 inizia ad elaborare spumanti di pregio. Per poi fondare nel 1976 – assieme alla moglie Maria Vittoria – l’attuale azienda di famiglia. Leonello Letrari può considerarsi un fondatore della spumantistica trentina: le sue prime bottiglie di ‘bollicine’ risalgono al 1961”.

Ho avuto la fortuna ed il privilegio di conoscere e frequentare e poter contare sulla considerazione di Leonello Letrari, che ho avuto modo di conoscere, dapprima per il suo Marzemino, di cui scrissi nella rubrica di vini che curavo sul mensile mondadoriano Casaviva, nei primi anni Novanta, poi, via via, per tutti gli altri vini.

E negli archivi dei miei blog, Vino al vino e Lemillebolleblog e precedentemente sul sito Internet Wine Report (visitare qui l’archivio) si trovano, distribuiti nell’arco di vent’anni, decine di articoli dedicati ai suoi vini, alle sue bollicine, alle sue idee. Tra cui la tenace e romantica difesa del Talento, come idea di nome collettivo per il metodo classico italiano, anche quando l’operazione era andata a remengo…

Nei tanti incontri avuti, Leonello Letrari, personaggio apparentemente burbero, asciutto, di poche parole e tanti fatti, mi è sempre apparso come una di quelle rocce cui reggersi saldamente e fare riferimento per cercare di orientarsi nel complicatissimo mondo del vino trentino, dove può ancora accadere oggi, a fine 2017, che un bravissimo direttore di una cantina cooperativa esemplare, tanto per non fare nomi, quella di Mori Colli Zugna, viene difatti sfiduciato e messo in discussione perché non allineato alla politica di Cavit o perché troppo bravo, troppo indipendente.

Devo a Leonello Letrari tanti insegnamenti, la consapevolezza di cosa significhi essere capaci e saggi e testimoniarlo con umiltà e senza arroganza, di conoscere profondamente la difficile arte del fare vino di qualità e farlo con onestà, dalla parte del consumatore, e di trasmettere a chiunque avesse il piacere di parlare con lui un patrimonio raro e irripetibile di esperienza e savoir faire, un rapporto diretto fatto di attenzione e ascolto, con la terra, i vigneti dell’amata Vallagarina, di Borghetto all’Adige dove era nato.

Sapere che non potrò più sentire il suo vocione tonante, fare tesoro della sua ironia tagliente, ascoltare mille aneddoti di quando realizzò per primo, da Bossi Fedrigotti, con il Fojaneghe, il primo taglio bordolese trentino, o con altri compagni di avventura innamorati di “bollicine” dette vita all’avventura di Equipe 5, e introdusse le prime barrique in terra trentina, mi addolora profondamente. E mi fa avvertire il senso del tempo che passa e porta con se tante, troppe persone, che hanno accompagnato le nostre vite. Che sono stati esempi, maestri di vita, modelli di umanità, prima che valenti vinificatori.

Sapere che tanti anni di lavoro, raccontati in un bellissimo aureo libretto dal decano del giornalismo enogastronomico trentino Nereo Pederzolli, non andranno persi ma sono già stati trasmessi alla figlia Lucia, enologa, che da svariati anni l’affiancava nella conduzione dell’azienda, attenua un poco il dolore, che pure avverto davvero forte.

Spero di poter essere presente all’ultimo saluto a questo grande uomo e stringo forte in un abbraccio tutta la famiglia, la cara moglie Maria Vittoria e i figli Lucia e Paolo Emilio, che spero trovino conforto, nel loro dolore, nella consapevolezza della fortuna di avere avuto come padre un vero uomo, un grande uomo come Leonello. Un Signore del vino, una bella persona, come ce ne sono poche, ormai…

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

4 commenti

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4 commenti

  1. eliana personeni

    ottobre 23, 2017 alle 9:21 am

    Una persona che avrei voluto tanto conoscere…
    Avevo letto quel libretto sulla sua vita e mi ero guardata tutte le foto: da giovane era bellissimo!
    Che peccato, che perdita!

    • redazione

      ottobre 23, 2017 alle 10:57 am

      Grazie Eli, perdonami se non sono riuscito a fartelo conoscere…

  2. Simone

    ottobre 23, 2017 alle 9:48 am

    Sentite condoglianze alla famiglia.

  3. Mario

    ottobre 23, 2017 alle 4:51 pm

    Bello e intenso il suo ricordo di Leonello Letrari. Si coglie tra le righe un particolare affetto per questo “vecio” del vino trentino.
    Le segnalo il ricordo, altrettanto bello, che gli ha dedicato il suo collega, e credo amico, Nereo Pederzolli.
    http://www.ildolomiti.it/societa/2017/addio-a-nello-letrari-grande-vecchio-del-vino-trentino-ci-lascia-una-figura-chiave-del

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