Barack Obama a Milano brinda a TrentoDoc ma la sua cultura è da Tavernello

Ehi, potente del mondo, perché non segue un corso A.I.S.?

Guardate nella foto qui sotto il modo goffo, ridicolo, che denota l’assenza di una qualsiasi cultura del bere, con cui l’ex presidente degli Stati Uniti, Mr. Barack Obama, l’uomo più potente del mondo, oggi ricchissimo, coccolato da politici, economisti, industriali, banchieri, tiene in mano la flûte di Trentodoc Ferrari Trento che gli é stata offerta a Milano, durante il suo invasivo e costoso (quanto é costato ai contribuenti milanesi, Sindaco Giuseppe Sala questa passeggiata presidenziale con shopping e cena con happy few radical chic?) soggiorno milanese.
Da uno così é lecito aspettarsi che sappia tenere in mano un bicchiere di vino, che sappia cosa voglia dire degustare, visto che viene a Milano a darci lezioni in materia di food. Come se gli americani avessero qualcosa da insegnarci, sul cibo… A noi italiani. A noi europei…

Dal sor Barack Obama si pretende che sappia comportarsi in società e se non sa come farlo, vada a scuola, frequenti un corso di sommelier (AIS é presente anche negli States) e non si atteggi ad esperto. Cosa che assolutamente non é.
Domanda finale: ma voi acquistereste un’auto usata da un tipo così?

p.s.

A dire il vero non se la cavano meglio del signore “abbronzato”, come ebbe modo di definirlo con una irresistibile gaffe l’olgettinaro di Arcore, nemmeno madame Marine Le Pen o l’ex presidente Sarkozy, vedere le foto in sequenza.


Chi se la cava invece decisamente bene? Mi costa dirlo (fossi stato francese non avrei certo votato per lui, come se fossi stato americano non avrei votato per Trump, addirittura peggio di Obama, politicamente parlando) ma chi dimostra di saper tenere in mano una flûte di Champagne é Monsieur Macron, le nouveau roi, pardon, Président, de France.
Non c’é da stupirsi: non é forse espressione, lui, della gauche caviar?

Attenzione!:

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Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/

 

16 commenti

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16 commenti

  1. Francesco Mondelli

    maggio 11, 2017 alle 9:48 am

    Dio ci salvi da chi non beve vino e sopratutto da chi(siccome fa tendenza)ci prova ma non sa farlo!PS.Si diventa santi da morti,buoni presidenti a fine mandato.Di Macron sappiamo per adesso che è una specie di democristiano.Personalmente avrei avuto problemi a votare in Francia come ne ho in Italia.FM.

    • redazione

      maggio 11, 2017 alle 4:22 pm

      la capisco, in certe situazioni non si può di certo votare turandosi il naso, come suggeriva Montanelli nel caso della DC.
      Nella situazione italiana, per votare il 99,99 dei partiti, senza vergognarsi, bisognerebbe turarsi il naso e tutti gli altri orifizi, nessuno escluso.
      In Francia non avrei avuto dubbi, avrei orgogliosamente e convintamente votato Marine Le Pen.
      Ma non sono francese, purtroppo, ed i francesi, almeno quella piccola parte di elettori che ha rivendicato e utilizzato il proprio diritto di voto, hanno deciso diversamente.
      Ma sono pronto a scommettere che tempo 6 mesi saranno già ampiamente pentiti di questa loro scelta. Una scelta conigliesca, pigra, miope, conformista. Una scelta che esclude ogni possibilità di cambiamento e di “rivoluzione” per il loro adoratissimo Paese.

      • Alessio

        maggio 11, 2017 alle 9:23 pm

        E certo. Potevano fare come i valorosi Greci. Urlare al mondo intero che ce l’hanno duro e lungo. Salvo, sei mesi dopo, resisi conto di essere banalmente impotenti, mettersi a cuccia e in ginocchio (e soprattutto in silenzio) a supplicare l’europa cattiva di prestargli ancora un po’ di soldi, perche, oltre che col pisello molle, stavano con le pezze al culo.

        • redazione

          maggio 11, 2017 alle 9:35 pm

          rimproverà a me di fare politica a sproposito dei MIEI post pubblicati sul MIO blog e tira in ballo l’eroica Grecia di Tsipras?
          Bella faccia di tolla direi neo-macroniana la sua!
          Un Sindaco di Milano serio avrebbe dovuto evitare di far spendere un sacco di soldi ai suoi cittadini, come ha fatto Sala, per ospitare la promenade elettoralistica di Barack Obama.
          Un Sindaco di Milano vero, considerando Milano non solo la capitale morale ed economica italiana, ma anche la capitale della Lombardia, non avrebbe dovuto accettare che a Obama venissero servite le bollicine dei trentini, svelti e furbissimi, Lunelli, ma avrebbe imposto che venissero servite le bollicine, lombarde, Docg, di Franciacorta ed Oltrepò Pavese.
          Invece abbiamo visto come sono andate le cose.
          E di quale goffaggine abbia dato prova il cosiddetto master of food Obama quando si é trattato di bersi una flute di bollicine. Made in Trento…

          • bevo_eno

            maggio 12, 2017 alle 9:51 am

            secondo quanto dice si evince che i lombardi hanno ben fatto a non sponsorizzare le bevute di obama, visto che non è capcae di bere appunto…

          • redazione

            maggio 12, 2017 alle 10:42 am

            questa é una lettura possibile, bevo_eno!
            Io credo che i lombardi, ed i sommelier di A.I.S. Milano, sarebbero stati in grado di trovare il modo elegante di insegnare all’abbronzato come si tiene decentemente un bicchiere in mano, non crede?

          • bevo_eno

            maggio 12, 2017 alle 11:06 am

            credo che la potenza del “BRAND” di Obama vada oltre a qualsiasi sua incapacità nel bere…

  2. redazione

    maggio 12, 2017 alle 11:15 am

    ha ragione, é un brand forte, rappresenta un marchio simbolo di arroganza, imperialismo, presunta superiorità intellettuale cultura e morale, dell’antico power yankee sulla nostra povera Italietta e sull’Europa. Ma é un marchio, io preferisco parlare italiano, che non mi alletta, che rifiuto.
    Che non comprerei mai. E nel mio piccolissimo, combatto

  3. Dave67

    maggio 16, 2017 alle 12:10 pm

    mmm… fare politica (e mi consenta, anche un pò spicciola, da bar) in un Blog, ottimo per certi aspetti, che si occupa di Vino in Bolle credo che svilisca un pò.
    Se osserva la mano comunque “elegante” di Obama, si percepisce con chiarezza la dimestichezza all’uso di altra tipologia di bicchiere : sembra infatti che regga un bicchiere da Whiskey (o Whisky).
    Magari in quel campo può insegnare, non crede ? (come buona parte dei Big americani)
    E poi, suvvia, non pensa che forse un uomo politico di così grande importanza debba essere avvezzo a ben altro che saper reggere un calice od una flute di Champagne/Spumante ? Magari è proprio indicie di serietà di chi ha passato il suo tempo dietro università, studi legali (impegno civico) ed affari politici piuttosto che investirlo in mondanita o frivolezze. Ricordo inoltre che la sua presenza in tema di “Food” non equivaleva ad avere un Cracco qualunque che ci parli di capesante avvolte in guanciale di maiale….
    la saluto cordialmente

    • redazione

      maggio 16, 2017 alle 7:24 pm

      lei é simpatico Davide, perché si capisce che di vino, bollicine in primis, ne sa, secondo perché critica la mia critica al signor Barack (e burattini) Obama in maniera garbata, non come hanno fatto torme di imbecilli, a dire metà del loro nome, sulle mie pagine Facebook.
      Anche a lei, pur intelligente com’é, é sfuggito che il mio post non era altro che un divertissement, un testo pour rigoler, per scherzare e scherzarci su.
      Anche sull’ex uomo più potente del mondo. Che a lei piace, a me niente affatto, ma sempre meglio lui di quel pericoloso pagliaccio pazzo che ora si trova alla Casa Bianca…

  4. Dave67

    maggio 16, 2017 alle 7:59 pm

    Ahahah, ah ragione…, ma certo che era una boutade…. è solo che “anche solo per ridere e scherzare” non mi fa sentire a mio agio quando l’oggetto è la “politica” in generale. Ma non tanto per la persona od il momento, ma solo per il luogo : cioè fossimo io, Lei e 4 amici al bar (i nostri amici sono attentamente selezionati) ne diremmo di ogni (mi creda a me Obama…. non “dispiaceva”, niente di più, il mio apprezzamento non andrebbe oltre come per tutti i potenti di questa terra), ma così…. in ambiente web/social, come va di moda dire ora, anche una sagace ironia finisce per “fare politica” e creare degli “schieramenti”, con tutto ciò che in senso negativo (me lo ha confermato) la cosa si porta sicuramente dietro. Ma mi sono dilungato anche oltre e mi perdoni per questo.
    Ancora saluti.

    • redazione

      maggio 16, 2017 alle 11:49 pm

      caro amico, tutto é politico, anche l’atteggiamento che si assume rispetto al vino.
      Quanto al rischio di “schieramenti” è una vita che lo corro lucidamente. Non ho la pretesa o la stupidità di voler piacere a tutti. So che quello che scrivo spesso divide, viene apprezzato o odiato.
      Questo fa la mia diversità ed il fatto che abbia tante persone che mi seguono, nonostante tutto. In Italia ma anche all’estero. Nonostante questo blog e Vino al vino siano scritti nella lingua di Dante e Montanelli, non quella di Shakespeare o di George Harrison…
      E poi sono i miei blog: e a casa mia, se permette, scrivo quello che voglio. E come voglio. Non se la prenda…

  5. Luca

    maggio 19, 2017 alle 2:59 pm

    Caro Ziliani, ma perché nei suoi blog lei può scrivere e fare ciò che vuole (giustamente) mentre se un consorzio organizza un evento o una degustazione non e ‘altrettanto libero di fare / invitare chi desidera, salvo prendersi i suoi insulti, se non invitato? Eh!

    • redazione

      maggio 23, 2017 alle 11:31 am

      la risposta é semplice, lei la giudicherà arrogante e presuntuosa, ma io me ne frego. So chi sono, quale autorevolezza abbia, quale sia il mio savoir faire (ecco perché il mio futuro professionale prevede sempre più estero e sempre meno l’Italietta provinciale e miope di oggi).
      Le dico che determinate manifestazioni, se davvero ambiscono ad essere serie, se invitano dei giornalisti non possono non invitare me. Sarebbe come non invitare alla Prima della Scala il critico del Corriere della Sera.
      Non invitando me, come forma di ridicola discriminazione nei confronti della persona Ziliani, non del degustatore e giornalista Ziliani, la cui capacità nemmeno i miei nemici dichiarati mettono in discussione, fanno solo una figura di fessi. E rendono di fatto inaffidabili e provinciali le loro manifestazioni.
      Glielo dico in tutta sincerità, avendo trascorso negli ultimi dieci giorni, e per lavoro non per cazzeggio, tre giorni a Londra e quattro à Paris..
      Nemo propheta in patria?

  6. Marco

    maggio 25, 2017 alle 10:36 pm

    L’unica via è: corso Ais,impugnatura ‘professionale’,poi fai roteare il ‘liquido odoroso’ a 200km orari e ti butti alla ricerca disperata del sottobosco! Se non sei sommelier, enologo, e come se non bastasse, afferri il bicchiere da calice sei fottuto! O sei Gambelli.

    • redazione

      maggio 25, 2017 alle 11:24 pm

      devo ridere? Ci sono fior di sfumature e vie di mezzo tra il sommelierismo da barzelletta, parodistico, alla Albanese, e l’incapacità di tenere decentemente un calice dimostrata da un potente yankee già signore della Casa Bianca. Se non é scemo, lo capisce bene da sé

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