Un nuovo bicchiere rivoluziona la gioia del bere e ammirare le bollicine

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Opera di un trentino tenace e geniale: Luca Bini

Siete convinti anche voi, come me, che un bicchiere giusto, come il pianoforte lungamente ricercato da Glenn Gould per consentirgli di sviluppare interamente la propria estetica del suono e quel suo stile inimitabile e unico, costituisca davvero quel quid in più che fa la differenza e consente ad un vino di esprimere fino in fondo le proprie potenzialità?
E siete persuasi che, nel caso si abbia la consapevolezza che tale bicchiere non esista, e quelli normalmente in uso costituiscano dei palliativi del bicchiere ideale e dei compromessi rispetto all’Idea del bicchiere che si ha in mente, valga la pena, novelli Parsifal dei tempi nostri, mettersi alla ricerca o meglio ancora crearlo ex novo?

Bene, è proprio quello che ha fatto, con un lavoro puntuale, tenace, con una fiducia che non l’ha scoraggiato nei momenti difficili, quando alcuni interlocutori cui si era rivolto dimostravano di non capire la portata rivoluzionaria della sua intuizione, sorretto da una moglie che invece di riportarlo con i piedi per terra, perché i progetti, le prove di stampo, i viaggi per farlo testare e conoscere costano, un trentino di quelli che piacciono a me, solido, testardo, idealista e un pizzico folle, il che non guasta mai.

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Sto parlando di Luca Bini, direttore, conduttore, deus ex machina di quell’esemplre cosa che è la Casa del Vino della Vallagarina di Isera (patria del Marzemino), che non è solo un ristorantino accogliente dove si mangia e si beve bene senza svenarsi, e un bel posto dove riposare tranquillamente ma un centro di divulgazione della cultura del vino di questa bella zona del Sud Trentino, “fondata sulla coesione operativa tra i produttori di vini lagarini e rappresenta un esempio concreto ed unico di sviluppo e promozione territoriale, sia nel nostro comprensorio che in tutto il territorio trentino”. Una casa del vino il cui presidente è quel gran Signore del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga (alias Tenuta San Leonardo) il che costituisce un’assoluta garanzia di serietà.

Cosa ha fatto il buon Bini, super appassionato di “bollicine” metodo classico? Si è messo in testa la folle e spumeggiante idea di crearlo lui quel calice che esaltasse e non deprimesse, come fanno invece altri bicchieri, quell’aspetto fondamentale nella fruizione e nell’analisi di ogni Trento Doc, Champagne o Franciacorta che si rispetti, ovvero l’aspetto visivo e quel preciso particolare rappresentato dal perlage, dalla forma delle bollicine, dal loro itinerario, dalla loro persistenza o effimera manifestazione, per dirla con Herman Hesse, dal “gioco delle perle di vetro” cui danno vita nel bicchiere.
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Ci ha messo più di due anni e tanta fatica e anche una sommetta considerevole di propri denari, coinvolgendo mastri vetrai, trovando alla fine il suo uomo in Pietro Viero a Marostica, e godendo della complicità operativa di un ingegnere di Trento, Mattia Tamagnini, con il supporto del Distretto Tecnologico Trentino, che ha concretizzato le sue intuizioni.

E poi, siccome Bini è una persona intelligente, non ha avuto problemi e bagagli e prototipi in spalla, andare sino a Monaco per farlo testare a super sommelier come Paula Bosch e sommelier master of wine come Markus Del Monego, di farlo provare a produttori trentini sensibili come Lucia Letrari e Mario Pojer, a enologi come Marcello Lunelli, a qualche giornalista come Daniele Cernilli, Gianni Fabrizio, Tiziano Bianchi ed il sottoscritto, che da un anno attendeva il semaforo rosso per scriverne.
Non sappiamo ancora come si chiamerà, magari potremmo lanciare un contest, un concorso di idee per trovare il nome giusto, e se magari diventerà il bicchiere istituzionale di una denominazione (amici franciacortini peccato, perché questo bicchiere dà la paga al vostro calice senza discussioni possibili) ma anche se purtroppo sarà pronto non prima di gennaio inoltrato, sta iniziando il proprio ciclo di produzione e presto dal prototipo si passerà al prodotto finito.

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Ma che cos’ha di particolare questo novello bicchiere e innanzitutto che forma ha? Spero che le immagini che ho scattato una decina di giorni fa, l’ultima volta che sono passato da Luca per testare il calice, e ci siamo divertiti a (ri)metterlo a prova non solo su un Trento Doc sublime come il Riserva 2008 di Letrari, o su un bianco sorpresa (non sapevo nemmeno che esistesse…) come il Sauvignon Vette di San Leonardo ma persino su un grande vino rosso, il magnifico Pinot nero, 2010 credo, della bravissima Elisabetta Dalzocchio, diano le misura della particolarità del calice, della sua foggia particolare, e soprattutto dello spettacolo di perlage che sa sviluppare con una “migrazione delle bolle in superfice che produce lunghe catenelle” grazie ad un particolare e rivoluzionario sistema che ha comportato l’uso del laser in sette punti differenti, uno centrale e sei, equidistanti, distribuite lungo il raggio del calice.

Per il resto si è trattato di prendere il meglio dalle precedenti idee di calice da Champagne / metodo classico: e per favore non usatelo, quando sarà disponibile, con il Prosecco…

Una larghezza della pancia del bicchiere che riprende quella della coppa da Champagne d’antan, per “consentire alle bollicine di salire in superfice sprigionando i profumi e gli aromi del vino all’interno del calice”.

Un’altezza del corpo di 90 millimetri simile a quella di una flûte, e che consente di “godere dello spettacolo del perlage che si sviluppa dal fondo del bicchiere nella sua totalità”. E un’ampiezza della bocca del bicchiere, 60 mm., che ricorda quella dei calici da Pinot grigio, con una forma a tulipano chiuso, più largo nella parte inferiore e più stretto in quella superiore.
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Una forma, annota Bini in un dettagliato minuzioso racconto della genesi della sua creatura, “studiata per degustare olfattivamente il vino” e far sì che gli aromi “si liberino nella parte più larga e vengano convogliati verso l’alto grazie alla sua stretta apertura”. Molto importante, in tal senso, la base piana della coppa e la linearità delle pareti del bicchiere che convogliano immediatamente il vino in bocca “facendo percepire totalmente e subito le sue qualità”.

Inoltre questo che per ora chiamerò il “calice Bini” non esalta esclusivamente il perlage, ma messo a confronto con altri bicchieri, glorifica la luminosità del vino, l’intensità del colore e conferisce ai profumi una finezza, una delicatezza, uno charme, da lasciare sbalorditi.

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Mi piacerebbe ora potervi dire provare per credere, purtroppo dovrete fidarvi delle mie parole – questo non è uno spot, ma un omaggio dovuto ad una grande creatività e l’elogio di un brillante uso dell’intelligenza umana e della passione per il vino – in attesa che il calice, realizzato da un’azienda italiana che ha lavorato anche per Maison de Champagne, sia pronto.

Ma la rivoluzione del perlage, dell’apprezzamento affascinato delle bollicine nel bicchiere, è già lanciata e nessuno potrà fermarla… Prosit!

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

8 commenti

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8 commenti

  1. Ugo Bellò

    settembre 29, 2014 alle 3:10 pm

    è davvero un bicchiere rivoluzionario, certamente ridà l’importanza che merita al perlage, cosa che si stava perdendo con certi calici “multiuso”. Ottima resa per profumi e in bocca: credo che Luca abbia in mano il calice per le bollicine dei prossimi decenni!

  2. Gianni Morgan Usai

    settembre 29, 2014 alle 9:44 pm

    Se..; mi candido al contest..

  3. Luca Molinari

    settembre 29, 2014 alle 11:37 pm

    Bravo Luca. Anche io ho avuto il privilegio di testare quest’opera d’arte (con un’altra opera d’arte, il Dosaggio Zero Riserva Letrari) presso la meravigliosa Casa del Vino. Era parecchio che ne sentivo parlare, a Luca si illuminavano gli occhi quando si toccava l’argomento, e finalmente ora e’ pronto per regalare emozioni. Complimenti vivissimi per la tenacia e l’intuizione. Ora avremo un motivo in piu’ per tornare a trovarvi!

  4. Guggenheim

    settembre 30, 2014 alle 6:53 am

    Somiglia, molto, ad un calice Zalto. Erro?

  5. Zakk

    settembre 30, 2014 alle 2:05 pm

    Non erra.
    Direi che come forma il calice in questione sia una via di mezzo tra “universal” e il “bordeaux” Zalto (che reputo il produttore numero uno al mondo per qualità dei suoi calici). Io uso Universal Zalto per le bollicine nonostante Zalto abbia anche una Flute dedicata che però a me non piace.
    In pratica la vera innovazione sta nelle nanoincisioni al laser fatte sul fondo dei bicchieri da cui si sviluppa il perlage. Proverò sicuramente il bicchiere in questione, ma non credo tradirò Zalto.

    • redazione

      settembre 30, 2014 alle 2:11 pm

      provare (a suo tempo) per credere…
      Per ora é solo il parere entusiasta di uno Ziliani qualsiasi, non di un Marco-Zakk….

  6. Enzo Bombardelli

    novembre 24, 2014 alle 1:47 pm

    Buon giorno,domanda banale la mia, sono in commercio? Se si dove? Ringrazio anticipatamente eventuale risposta. Grazie.

    • Luca Bini

      maggio 19, 2015 alle 10:57 am

      Gentilissimo,
      i bicchieri si possono testare e acquistare in Casa del Vino a Isera.
      La ringrazio per il gentile interessamento e la aspetto per un brindisi.

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