Prossecheggiando a Milano: semel in anno licet… bere Prosecco. Docg, ça va sans dire

MappacompletaterritoriProsecco

Nella vita ci sono cose che si fanno per il puro gusto di divertirsi, anzi to have fun come dicono quelli che il mondo l’hanno girato. E così, contrariamente a quanto avevo scritto qui, annunciando l’evento milanese, lunedì scorso al banco d’assaggio di 25 produttori e 100 etichette di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, ci sono andato, anche se solo per un paio d’ore.

E devo dirmi di essermi divertito, non solo vedendo le facce ipersorprese del sempre impeccabile direttore del Consorzio Vettorello e quella affascinante dell’addetta stampa, la bellissima Silvia Baratta (che avevo già incontrato in missione speciale alla Giornata Champagne di inizio ottobre) e quella di qualche produttore che mi conosce per essere notoriamente non proprio un prosecchista. Nonché quella di qualche amico, Pierluigi Gorgoni già colonna di Spirito di vino e ora della Guida vini dell’Espresso, che ha tenuto due seminari sul Conegliano Valdobbiadene, oppure il presidente di Vinarius Andrea Terraneo, per tacere di Luca Cuzziol, un nome una garanzia nel campo della selezione, importazione e distribuzione dei vini di qualità. Mi sono divertito a parlare con loro, ma soprattutto degustando.

Voglio dirlo chiaramente, non mi sono di certo convertito, con il tipico atteggiamento italico della salita sul carro del vincitore, alla causa dell’arrembante e trionfante Prosecco, Superiore e normale, e mantengo le mie personalità perplessità, legate al mio palato, che predilige “bollicine” metodo classico e non Charmat ed un gusto decisamente più secco.

Nelle due ore in cui sono rimasto nella sala, quelle riservate agli operatori, il pubblico normale ha avuto accesso dopo le 17, non c’era tanta gente ed era possibile parlare con i produttori e degustare con calma.

ProseccoMilano 012

Ma pur avendo clamorosamente superato, con una dozzina di vini assaggiati (ero andato soprattutto per guardarmi intorno, chiacchierare e capire) la mia dose media di Prosecco bevuti in un anno (diciamo tre bicchieri massimo) non posso certo dire di aver recuperato il tempo perduto e di aver migliorato la mia conoscenza ed expertise del Prosecco superiore. I cui numeri fanno letteralmente paura e, sono dati aggiornati al 2011, i seguenti:

Superficie produttiva vendemmia 2012: 6258 Ha
Superficie del “Superiore di Cartizze” 107,7 Ha
Case spumantistiche: 168
Produzione in bottiglie da 0,75 nell’anno 2012 in Italia e vendite all’estero
Bottiglie totali prodotte : 69.852.565
Bottiglie di Spumante prodotte: 63.822.800
Bottiglie del Superiore di Cartizze prodotte: 1.073.365
Totale bottiglie prodotte della tipologia Spumante: 64.896.165
Percentuale dello Spumante sul totale: 93%
Bottiglie di Frizzante prodotte: 4.804.667
Bottiglie di Tranquillo prodotte: 151.733
Bottiglie totali esportate: 42 %
Valore del prodotto al consumo: 450 milioni di Euro

E inoltre:
5000 addetti al settore enologico. Dal 2003 a oggi il giro d’affari è passato da 250 milioni di euro a 450 milioni. Negli ultimi otto anni l’esportazione è cresciuta del +98% arrivando ad un volume di 24,73 milioni di bottiglie mentre nel 2003 superava di poco i 12 milioni.
Oggi circa il 40% dell’intera produzione viene esportato in oltre 80 paesi nei cinque continenti. Primo mercato è la Germania, seguita da Stati Uniti e Svizzera. Il valore all’origine dell’export del Prosecco Superiore DOCG è stimato sui 115 milioni di euro, con un aumento pari al 10,2% su base annuale, e l’export rappresenta oggi il 42% delle vendite.

Va poi ricordato, ad uso e consumo del colto e dell’inclita, che il Prosecco è un vino a denominazione di origine controllata prodotto esclusivamente nel nord est d’Italia, in nove province di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Può essere doc o docg, a seconda della zona di produzione. La qualità del Prosecco può essere vista come una piramide. Alla base c’è il Prosecco doc, prodotto nelle nove province delle due regioni. Al gradino intermedio vi è la docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e la docg Asolo. Al vertice della piramide è il Superiore di Cartizze docg, cru del Conegliano Valdobbiadene.

Ricordati questi numeri da paura e ribadita la preoccupazione, più volte espressa qui, che l’aumento della produzione, che comprende tutto il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, possa portare ad una sovrapproduzione e ad un calo (già molto evidente) dei prezzi, devo dire che o sono stato fortunato, oppure nei miei assaggi sono andato a colpo sicuro (qualcuno me l’ha suggerito Silvia) o forse lunedì ero particolarmente innamorato (e mi cullava l’idea che poche ore dopo avrei rivisto il mio amore, e non avremmo bevuto Prosecco…), ma buona parte dei Prosecco che ho assaggiato, evitando accuratamente la tipologia extra dry (con il suo zucchero abbondanzioso…), l’ho trovato ben fatto.
Dirò di più, persino appetibile per il mio gusto difficile, tanto che di alcuni dei vini che ho degustato conto di scrivere presto su questo blog.

ZanProseccoBortolin-ridotto

Tra le cose più belle degustate annoto un classicissimo come il Crede di Bisol, e poi l’ottimo Vecchie viti di Ruggeri (Paolo Bisol) di cui scrissi cinque anni fa su Vino al vino. Grandi sorprese mi sono poi venute da un vino nuovo dell’azienda Bortolin Fratelli, il Prosecco Superiore a basso contenuto di solfiti e senza anidride solforosa denominato Zan, 13 grammi di zucchero residuo ma molo equilibrato ed elegante. E soprattutto dal Brut dell’azienda Biancavigna, elegante, delicato, di bella personalità come la produttrice, moglie di un mio caro amico che di vini ne sa eccome, visto che importa un grande Champagne in Italia…

BiancavignaProsecco

Ma the big surprise, in un assaggio che ho voluto per capire come lavori sul Prosecco superiore Docg un’azienda di notorietà interplanetaria e di grandi numeri, mi è arrivata quando ho provato il Prosecco Superiore Rive di Refrontolo nientemeno che della Santa Margherita. Quella del Pinot grigio venduto al prezzo più caro negli States.

ProseccoSMargherita

Un Prosecco ottenuto da uve provenienti da un areale preciso, la zona di Refrontolo, terreni di origine morenica, argillosa con strati di pudinga friabile, che mi ha colpito per il suo naso secco, preciso, agrumato, con una vena salata precisa, la sua notevole energia in bocca, il gusto ben secco e nervoso, la notevole continuità, il dinamismo, il finale molto lungo che sono pronto a scommettere che anche la mia Lei, le cui “bollicine” predilette si chiamano Champagne e Franciacorta (con qualche puntata trentodocchista e altoatesina), non avrebbe disdegnato. E scusate se è poco…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

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