Anche lo Champagne sceglie la via degli abissi! Un esperimento al largo di Saint-Malo della Maison Drappier

DrappierSaintMalo

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Strano ma vero ma anche nella mitica Champagne la strada delle “bollicine” sembra prendere strade alternative.
Non basta più affinare i vini nelle storiche caves o crayères scavate in epoca romana nella craie, e dotate di lunghissime e chilometriche gallerie per visitare le quali serve una guida o un navigatore satellitare, ora qualcuno sembra studiare altre ipotesi di milieu dove lasciare lungamente riposare i “méthode champenoise”.
Proprio come sta accadendo in Italia, e precisamente in una regione solo recentemente approdata alla produzione di metodo classico, la Liguria, dove da un lato, come ho scritto, si affinano i vini in caverna, e dall’altro si sono calati i vini negli abissi, come si apprende da una news pubblicata dal sito Internet specializzato britannico The Drink Business, una celeberrima Maison de Champagne come Drappier, dotata di secolari caves in quel di Reims, ha deciso una sperimentazione molto particolare.
L’azienda ha difatti immerso cinquanta casse di Champagne nel canale della Manica per studiare gli effetti delle correnti, delle maree e della pressione dell’acqua nel corso del processo di maturazione. 600 bottiglie di Brut Nature e 60 della cuvée Grande Sendrée 2005 sono state calate a 17 metri di profondità (non certo abissale) al largo di Saint-Malo, dove rimarranno per un anno.
Drappier ha dichiarato di aver preso ispirazione dagli esperimenti fatti con successo da un cliente bretone, Yannick Heude proprietario della Cave de l’Abbaye Saint-Jean nella località turistica a partire dal 2004.
Come racconta sul sito Internet della Cave, Heude ha posto in immersione diversi vini, tra cui Champagne di note Maison, rimanendo impressionato dai risultati quando le bottiglie sono state stappate e degustate dopo un anno di permanenza in profondità. Secondo il caviste, a 15 metri di profondità e con una temperatura stabile di dieci gradi, il movimento delle maree e delle correnti “culla” le bottiglie.
Come racconta, “non immaginavamo di riscontrare una tale differenza tra le bottiglie immerse e quelle rimaste nelle cantine aziendali. Il colore non mostrava una differenza particolare, diventando forse un po’ più intenso”, ma il naso “era più potente, aromatico e fruttato, la bocca aveva un maggiore volume, più aroma e dava l’impressione di una sorta di completamento del vino che finiva con una nota fresca e minerale”.
Secondo Heude, “se il mare è una cantina perfetta è evidente che la diversa evoluzione del vino è dovuta al fenomeno delle maree. Il flusso e riflusso del mare sulle bottiglie, l’attrazione della luna provocata dalle maree e della corrente costituiscono degli elementi biodinamici di sicura influenza”. E come ha dimostrato la degustazione comparativa dei vini, “realizzata per più di cento persone, appare evidente che un anno di permanenza in immersione basta a trasformare positivamente il vino”. Quanto alla pressione esercitata sulle bottiglie non è superiore a 6-8 atmosfere e non c’è il rischio di danneggiarle o che l’acqua possa annacquare lo Champagne.

ChampagneDrappier

Michel Drappier, patron della Maison champenoise, pensa ad una degustazione comparativa, cui sarebbe interessantissimo partecipare, da organizzare nel giugno del prossimo anno, tra le bottiglie immerse e altre sottoposte a dégorgement lo stesso giorno dell’immersione a attualmente in affinamento in cantina.
E pensa inoltre di destinare buona parte dello stock delle bottiglie “inabissate” ad un’asta i cui ricavati verranno destinati alla Société Nationale de Sauvetage en Mer. Nobili intenzioni, chapeau!

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

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