Ferrari invita a salire in altezza per cercare bollicine più fresche. Ma l’Istituto Trento Doc sembra pensarla diversamente…

Interessanti rivelazioni su possibili evoluzioni tecniche e agronomiche in casa di una delle aziende simbolo del metodo classico italiano, la trentina Ferrari, “azionista di maggioranza” del Trento Doc, e co-leader, insieme alla Guido Berlucchi, della produzione degli “champenoise” di casa nostra, in una nota firmata da Anne Krebiehl pubblicata sull’edizione on line della rivista britannica Decanter.
Reduce dalla partecipazione alla rassegna Bollicine su Trento la wine writer riferisce di un colloquio avuto con uno dei responsabili della parte enologica di casa Ferrari, Marcello Lunelli, secondo il quale l’azienda “sta incoraggiando i propri conferitori di uve, qualcosa come 500 persone, a piantare le vigne ad altezze superiori, per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici”.
Lunelli secondo il resoconto della Krebiehl sostiene che l’azienda ha smesso di acquistare uve provenienti da vigneti posti al di sotto dei 300 metri di altezza e che preferisce nettamente le uve (Chardonnay soprattutto) provenienti da vigneti più elevati.
La Ferrari, secondo la cugina di Marcello, e responsabile della comunicazione Ferrari, Camilla Lunelli, figlia del “papà del Giulio Ferrari” il grande enologo Mauro Lunelli, paga ai conferitori “prezzi più alti per uve di superiore qualità” e considera come un dato assodato che “ad altezze più elevate delle vigne corrisponda una qualità superiore”.
Secondo Marcello Lunelli questi accorgimenti si rendono necessari, perché in Trentino il clima è molto cambiato e negli ultimi trent’anni le temperature medie sono salite di un grado, di più che nei 2000 anni precedenti. Per essere sicuri di poter avere in futuro le stesse attuali condizioni “abbiamo bisogno di spostare le vigne 150 metri più in alto”. Queste misure garantiranno temperature estive più fresche che preserveranno l’acidità nelle uve necessaria per mantenere gli standard qualitativi dei loro Trento Doc.
Lunelli é persuaso che il terroir sub alpino di cui dispone il Trentino costituisca una grande opportunità. Secondo le dichiarazioni rilasciate alla giornalista inglese Ferrari possiede 120 ettari di proprietà, “idealmente situati tra 300 e 700 metri di altezza”, i cui ultimi dieci, piantati negli ultimi due anni, si trovano tra 600 e 750 metri, ma, ricorda l’enologo, “bisogna attendere dieci anni per ottenere la giusta qualità di uve necessarie da destinarle al Giulio Ferrari Riserva del Fondatore”.

Fin qui le dichiarazioni, molto significative ed impegnative, rilasciate dalla Maison di Ravina alla giornalista di Decanter, dichiarazioni che segnano una netta linea di demarcazione, un termine di riferimento, che sembra attestare una significativa differenza tra le uve provenienti da vigneti di pianura o quantomeno posti al di sotto dei 300 metri (quota altimetrica sotto la quale Ferrari dice di non acquistare più uve) e vigneti posti decisamente più in altezza.
Una posizione, quella di casa Ferrari, che mi sembra non corrisponda alla posizione ufficiale dell’Istituto Trento Doc, esemplificata, nella seconda parte della lunga intervista che mi concesse a settembre, dal suo presidente Enrico Zanoni che alla mia domanda “e dell’altezza dei vigneti cosa pensa, non fa differenza un vigneto di alta collina da uno di pianura?”, mi rispondeva: “di questo argomento parlavo di recente con il nostro enologo che mi diceva: “noi abbiamo zone sui 200-250 metri che ci danno basi eccellenti per tipologie del terreno ed esposizione.
Se saliamo a 400-500 metri non sempre riusciamo ad avere, magari anche per problemi di esposizione dei vigneti, la stessa qualità”. Perché dunque andarci ad inibire la possibilità di attingere a zone sotto i trecento metri che ci danno ottime basi spumante?”.
Ma allora cari amici bollicinari classici trentini, con le uve di montagna il Trento Doc ci guadagna o no?
Per il futuro vorrete fare anche voi come suggerisce Marcello Lunelli e come faceva Mike Bongiorno, che in un celebre spot pubblicitario invitava a salire sempre più in alto, oppure per il semplice fatto che molti viticoltori conferitori di uve a Cantine sociali e aziende varie hanno vigneti decisamente più in basso, eviterete “le discese ardite e le risalite”?

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5 commenti

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5 commenti

  1. Vittorio

    gennaio 8, 2013 alle 1:52 pm

    Ritengo abbiano ragione entrambi. Pur da semplice consumatore totalmente ignorante di viticoltura. Penso che la minore altezza del vigneto possa essere compensata dall’esposizione o situazioni microclimatiche particolari. Un’azienda che lavora su grandi volumi deve però definire un parametro, altrimenti valutare caso per caso diventa una grande perdita di tempo e potenziale fonte di problemi nella relazione con i conferitori.

  2. Walter

    gennaio 23, 2013 alle 1:51 pm

    Difficile mi pare fare un discorso unico per una regione così varia come il Trentino; sicuramente contano anche latitudine e longitudine. Un vigneto a 300 metri slm sopra Arco sicuramente godrà di condizioni climatiche molto differenti da uno alla stessa altezza sopra Ravina, sopra Rovereto o, chessò, a Pergine, no?

  3. Gianpietro

    gennaio 24, 2013 alle 10:34 am

    Concordo, se pensiamo che in Franciacorta il Monte Orfano (452m) rappresenta un terroir molto diverso dalle campagne limitrofe, immagino nel variegato ecosistema Trentino!

    • Franco Ziliani

      gennaio 24, 2013 alle 10:37 am

      Gianpietro, ha nozioni di geologia e di ere geologiche? Se sì, capirà che quello che ho scritto ha perfettamente senso. La zona del Monte Orfano ha una composizione geologica completamente diversa da quella del resto della Franciacorta. E questo si riflette nel carattere dei vini.
      Se ha un buon palato, spero per lei, provi a degustare qualcuno dei Franciacorta di qui e a paragonarli con quelli di Erbusco, Adro, Borgonato, Cazzago, Bornato. Vedrà che mi darà ragione. Ho detto diversi, badi bene, non migliori

  4. Gianpietro

    gennaio 25, 2013 alle 9:19 am

    Buongiorno Franco, forse ci siamo fraintesti, stavo dicendo esattamente la stessa cosa 🙂

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