Cambio della guardia a Mezzacorona: Rizzoli se ne va. E L’Adige suona la fanfara

Squilli di tromba, rulli di tamburi e tappeti rossi in Trentino, e ovviamente sulla stampa locale, sempre molto cordiale con chi conta, per l’annunciato cambio della guardia alla testa del colosso cooperativo del vino Mezzacorona, dove il “lider maximo” Fabio Rizzoli ha lasciato, dopo solo 41 anni, il comando della cantina, di cui era il potentissimo direttore generale.
In una cronaca, tutta in positivo, (altri invece pubblicano comunicati stampa) pubblicata sul quotidiano L’Adige, firmata da Paolo Ghezzi, ex direttore dell’Adige e ora responsabile delle pagine dell’economia, si legge che Rizzoli lascia ad un altro Fabio, Maccari, 54 anni contro i 68 di Rizzoli, ingegnere brianzolo con lunga esperienza di multinazionali alimentari, il posto di direttore generale.
E si leggono oltre a vari numeri sul bilancio del gruppo, che andrebbero valutati attentamente, perché non mi sembra corrispondere ad un exploit il fatto che “l’utile netto ha raggiunto 1 mln 109 mila euro (in calo del 34%)”, alcune affermazioni trionfalistiche di Fabio Rizzoli, che affida al suo sostituto “il compito di far diventare Mezzacorona un “faro” dell’Italia nel mondo”.
Mentre “Lui, il condottiero Fabio” – è scritto proprio così su L’Adige, nessuna invenzione – “si dedicherà alle cantine siciliane e alla famiglia, e chiede scusa per le sue spigolosità. Ma dice, fiero: “Noi non sappiamo che cos’è la crisi”.
Se non fosse per l’età un po’ avanzata dell’ex direttore generale, sarei pronto a dire che è lui il trentino che deve scendere in campo in politica e non il presidente della Provincia autonoma di Trento Dellai, tra i promotori del movimento Verso la terza Repubblica, per provare a salvare questa nostra povera Italia..
Personalmente non credo che Rizzoli, che ha dimostrato indubbie doti di manager e che ha fatto di Mezzacorona uno dei colossi del vino trentino e italiano, parlo in termini di bottiglie lavorate e di prodotti, non considerandolo di certo uno dei punti di riferimento del vino trentino di qualità, sia quel “mago” che l’articolo dell’Adige, così asciutto, così del tutto privo di retorica, sembrerebbe far credere.
E difatti, in un commento all’articolo del giornale inviato alle 18.40 di domenica 23 e incredibilmente pubblicato nell’edizione on line, mi sono permesso di chiedere, cosa che faccio anche qui: “nel bilancio dei successi di Rizzoli senior perché non avete messo i 5 milioni di bottiglie di Trento Doc (o Talento?) Rotari più volte pubblicamente annunciate e mai prodotte in un impianto costato una marea di soldi? Non é un fiore all’occhiello della sua lunga conduzione della Cantina?”.
Perché sarà anche stato in gamba, come dicono, Rizzoli, e sotto la sua guida Mezzacorona, con una speciale politica di pagamenti delle uve che ha per anni galvanizzato i conferitori, è indubbiamente cresciuta – con strane decisioni come gli investimenti, inspiegabili per una cantina trentina, in Sicilia.
Ma alla tolda di quella particolare divisione del Gruppo Mezzacorona che è la Rotari il grande capo ha fatto tutt’altro che bene e, cosa non trascurabile per un manager, non ha mantenuto le promesse.

I numeri relativi alla produzione di metodo classico a marchio Rotari che vengono dichiarati non solo sono larghissimamente al di sotto dei cinque milioni di bottiglie annunciati urbi et orbi il giorno dell’inaugurazione in pompa magna alla presenza della stampa (c’ero anch’io e ricordo bene il trionfalismo di quell’annuncio) ma non riguardano esclusivamente le bottiglie di Rotari prodotte (il cui numero reale permane un mistero) bensì anche le bottiglie di metodo classico che Rotari elabora per altre aziende vinicole italiane.
Ricordare questo, anche sotto Natale dove tutti (l’Adige insegna) dicono di volersi più bene e tendono ad evidenziare gli aspetti positivi e dimenticare quelli negativi, è ancora possibile?

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