Trento Doc Altemasi Brut 2008 e Altemasi Graal riserva 2004 Cavit

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
8

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
9


Chi mi conosce e mi legge “internettianamente” da più di dieci anni, su WineReport dapprima e poi su Vino al vino, prima che nascesse, nel novembre di due anni orsono, questo blog “bollicinaro”, sa che non mi faccio in alcun modo impressionare/condizionare se qualche vino che assaggio viene prodotto da quelle Grandi Aziende del Vino Italiano verso le quali larga parte della categoria dei cronisti del vino assumono un prudenziale (“tengo famiglia” amava dire Leo Longanesi) atteggiamento di “rispetto”.
Francamente parlando non me ne può “fregare” di meno se quel vino che mi trovo nel bicchiere in qualche degustazione arriva da aziende che producono milioni di bottiglie, che dispongono di ingenti budget da dedicare alla pubblicità, e che mantengono ottimi rapporti con gli uffici marketing di riviste e quotidiani.
Chi mi legge sa anche bene che negli anni non ho mancato, quando lo ritenevo opportuno, non certo per partito preso, di riservare critiche ad un gigante del vino trentino come la Cavit, non condividendo talune sue scelte (ad esempio l’operazione Pinot grigio con Gallo denominata Ecco Domani, con un accordo che si interruppe in circostanze misteriose…) ed il ruolo decisamente invadente che insieme ad altre mega cantine cooperative esercita nell’ambito del panorama vitivinicolo della provincia di Trento.
Fatta questa premessa, che ho ritenuto doverosa non come “excusatio non petita”, ma per sottolineare come non abbia e non intenda avere nulla a che spartire con quelli che parlano bene per default dei vini della grande aziende per una disposizione d’animo che definirei furbesca e politicamente corretta, devo una volta di più dire che se la degustazione alla cieca ha, come credo, una sua logica di cui prendere atto e da rispettare, allora non potevo e non posso, senza per questo essermi trasformato in un corifero dell’azienda di Ravina di Trento, che riferire come ho trovato, in una recente degustazione (alla cieca) di inizio settembre di 69 Trento Doc, i due Trento Doc di punta della gamma Cavit.
Parlo dell’Altemasi Brut millesimato, annata 2008, e dell’Altemasi Graal riserva 2004. Due vini sui quali, come mi ha raccontato il direttore generale Enrico Zanoni nel corso della lunga intervista che in qualità di presidente dell’Istituto Trento Doc mi ha concesso, Cavit sta puntando visto che hanno “sostanzialmente raddoppiato il tiraggio negli ultimi tre anni”, e che rappresentano, anche se i numeri (tenuti rigorosamente top secret) della loro produzione restano piccoli, soprattutto considerando il soggetto, alcune delle riuscite più interessanti nel campo del metodo classico trentino.
Cominciamo dell’Altemasi Brut Millesimato, di cui ho degustato l’annata 2008, con sboccatura 2012.
Uno Chardonnay in purezza, da vigneti, recita la scheda aziendale provenienti da zone dalla grande vocazione spumantistica: colline di Trento, Valle dei Laghi e Altopiano di Brentonico, con una produzione di 70 ettolitri ettaro.
Uve vinificate sia in acciaio che in legno, permanenza sui lieviti di 36-48 mesi, aggiunta alla sboccatura di un minimo dosaggio di “liqueur d’expedition”, dosaggio degli zuccheri contenuto a 7 grami litro.
Il risultato è un Trento Doc che ho trovato colore paglierino oro molto intenso e brillante, con perlage abbastanza fine e persistente, naso denso, ricco, complesso, di buona personalità, con note di fiori e fieno secco a dominare su frutta secca e accenni agrumati con una buona componente sapida.
Bocca ampia viva, ben costruita, secca al punto giusto, con nerbo preciso, buona continuità e dinamismo, con persistenza lunga e chiusura su note sapide minerali e vena di mandorla molto precisa e piacevole.
Ottimo come aperitivo, ma date le sue caratteristiche si può pensare ad una gamma molto più ampia di abbinamenti.
Più importante e ambizioso l’Altemasi Graal riserva, di cui nella mia degustazione ho potuto degustare l’annata 2004 (con sboccatura 2011) e non la recentemente pluribicchierata annata 2005, un mix di Chardonnay 70% Pinot nero 30%, provenienti dalle stesse zone vocate dichiarate per l’Altemasi, ma in questo caso, sempre su terreni sciolti di natura fluvio-glaciale e vulcanica, posti ad altezze tra i 500 e 600 metri.
Il che, a dispetto di quanto afferma Zanoni nella terza parte della mia intervista, laddove afferma che non sia all’ordine del giorno una modifica del disciplinare del Trento Doc che ponga un discrimine tra vigneti di media collina e pianura e vigneti… “di montagna”, fa la differenza, visto che per il prodotto top di Cavit vengono utilizzate uve provenienti a queste altimetrie… Uve che, dice la scheda tecnica, “vengono raccolte in apposite cassette, vinificate in bianco e affinate in cisterne inox e barrique. La presa di spuma in bottiglia è seguita da una permanenza sui lieviti per almeno 48 mesi come da disciplinare.
Successivamente viene effettuata la sboccatura, che per l’annata 2004 è avvenuta a 72 mesi dal tirage. Sei e non sette i grammi zucchero per litro, con una produzione di 70 ettolitri per ettaro.
Colore paglierino oro brillante e luminoso, perlage di notevole finezza e continuità, questo Graal 2004 mostra un bouquet aromatico molto fresco, fragrante, nitido nella sua definizione, con note di frutta secca non tostata, fiori bianchi e fieno, frutta bianca (mela soprattutto) e agrumi a comporre un bell’insieme piuttosto elegante.
Attacco in bocca con bella croccantezza e vivacità, il vino si propone con nerbo, continuità, dinamismo, grande freschezza, un’acidità veramente ben bilanciata e non aggressiva una certa cremosità, con una lunghezza e persistenza davvero notevoli e un’indubbia equilibrata piacevolezza.
Davvero un ottimo Trento Doc riserva, da provare, come suggerisce l’azienda, con salmone affumicato e terrina di coniglio e tutte le preparazioni a base di pesce che la vostra fantasia potrà suggerire…

6 commenti

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6 commenti

  1. maurizio gily

    ottobre 1, 2012 alle 8:32 am

    Palato fino e onestà intellettuale di Franco Ziliani. C’è chi si fa condizionare nel senso che spieghi, e chi nel senso opposto: se è una grande azienda, se è una cooperativa, non può essere un prodotto di eccellenza. Poi dall’altra parte c’é Zonin che spiega che solo i grandi possono fare la qualità. Insomma se uno fa un vino buono, che sia grande o che sia piccolo, dà sempre fastidio a qualcuno!

  2. Silvana Biasutti

    ottobre 1, 2012 alle 6:53 pm

    sono rimasta sbalordita da queste due descrizioni così puntuali da farmi quasi assaggiare le due bottiglie on line…
    mi hai fatto venir voglia di provare e confrontarle con quanto hai scritto, perbacco.

  3. Pingback: Trentino Wine Blog » Buone notizie dalla cooperazione

  4. Vittorio Vezzola

    gennaio 2, 2013 alle 1:16 pm

    Ho assaggiato adesso un millesimato 2008, in effetti non è male in rapporto al prezzo, ma al terzo bicchiere mi è venuto il cerchio alla testa da solforosa.

  5. Matteo

    luglio 20, 2014 alle 3:53 pm

    Ho provato un millesimato con sboccatura 2014.. non arrivava alla gola. Troppe bollicine 🙂

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