Trento Doc: è venuta l’ora di decidere (finalmente) chi fa e cosa!

Dopo la prima e la seconda parte ecco la terza e ultima parte dell’intervista al presidente dell’Istituto Trento Doc Enrico Zanoni

Presidente Zanoni, il vecchio discorso del passaggio del Trento da Doc a Docg è ancora valido, se ne parla ancora o è tramontato?
Non è una priorità, non viene considerata così all’interno del Consiglio e sono d’accordo. In questa fase complicherebbe tutto.
E cosa ne sarebbe del marchio TrentoDoc se la denominazione diventasse Docg? TrentoDocg come marchio non suona molto bene…
Da un punto di vista tecnico di marketing non si deve segmentare un marchio prima ancora di averlo costruito, la cosa creerebbe confusione.

In base ai vostri dati dove si vende il Trento Doc?
Per il 90% in Italia, con particolare spazio a nord e centro, con punte in alcune città del Sud (parlo di Cavit), la suddivisione per regione non l’ho, speriamo di poter elaborare quei dati in base al famoso questionario di cui si parlava…
Vigneti di pianura e vigneti di montagna pari sono?

Si parla spesso di Trentino bollicine di montagna: ma questa frase corrisponde al vero? E nel caso, il disciplinare di produzione del Trento Doc non andrebbe rivisto visto che una larga fascia della denominazione è in pianura?
Come abbiamo accennato all’inizio non abbiamo problemi di qualità e se ci fossero ci chiederemmo da dove arrivino, se da un disciplinare da rivedere. Ad oggi c’è un costante miglioramento qualitativo e non c’è una “emergenza qualità”. Il Consiglio ha proposto di valutare e confrontare i vari disciplinari, per capire se si possa fare qualcosa.
Non sono un tecnico enologo, ma se parlo con più tecnici non trovo una ricetta chiara: c’è chi dice che un vigneto più fitto, con un maggior numero di piante per ettaro, non assicuri necessariamente maggiore qualità, perché per le basi spumante servono caratteristiche che esasperando troppo le rese non si riescono ad ottenere. Ci sono pareri diversi, non è così matematico.

E dell’altezza dei vigneti cosa ne pensa, non fa differenza un vigneto di alta collina da uno di pianura?
Di questo argomento parlavo di recente con il nostro enologo che mi diceva: “noi abbiamo zone sui 200-250 metri che ci danno basi eccellenti per tipologie del terreno ed esposizione. Se saliamo a 400-500 metri non sempre riusciamo ad avere, magari anche per problemi di esposizione dei vigneti, la stessa qualità”. Perché dunque andarci ad inibire la possibilità di attingere a zone sotto i trecento metri che ci danno ottime basi spumante?
Il confronto e l’analisi vanno fatte, non mi pare così matematico che abbassare le rese per ettaro da 150 a 130 quintali mi faccia elevare la qualità.
La revisione del disciplinare del Trento Doc non è prioritaria
Anche perché c’è una positiva competizione tra i vari Trento Doc e con i nostri competitors e c’è la voglia di fare meglio, e il sistema si autoregola tendendo alla qualità in maniera automatica. Il Consiglio in modo unanime ha voluto un tavolo tecnico ma non considera la revisione del disciplinare una priorità. Anche con l’innalzamento delle temperature le rese troppo basse non si richiedono.
Ma salire in altezza, visto che voi potete farlo, ha senso!…

Ma senza esasperare troppo le rese, altrimenti si perdono le caratteristiche di freschezza e piacevolezza che sono la forza dei nostri Trento Doc, e magari si fanno basi più atte a vino fermo…
Ragionevolmente e con pragmatismo, cosa vorrebbe portare a casa per il Trento Doc nel 2013?

Entro fine 2012 l’assemblea di dicembre deve essere un momento forte di confronto, condivisione e decisione di chi fa e cosa e di definizione delle responsabilità. La pietra miliare per uscire da questo impasse che rallenta, frena, impedisce di fare: stabilire il ruolo del Consorzio, il marchio di chi è e come gestirlo. L’Istituto del Trento Doc deve valorizzare e promuovere un marchio di cui non è proprietario, il che mi sembrava strano.
Ho fatto una cosa semplice secondo me: sono andato in Camera di Commercio e ho detto: visto che il marchio è stato registrato temporaneamente da voi, potreste passarmi gentilmente il marchio? Niente da fare, è stato deciso di passarlo al Consorzio Vini, ma il procedimento è ancora per strada.
Dopo mesi.. E’ paradossale!
La mia richiesta ha scatenato dietrologie, discussioni: la mia richiesta era del 10 febbraio e a metà settembre siamo ancora per strada, con definizioni di vincoli ancora da precisare. Poi Consorzio e Istituto sono produttori e posso chiarire insieme il da farsi.
Entro fine anno o si sbloccano certe cose oppure decidiamo se rimanere gli amici della briscola che si trovano ogni tanto, cosa piacevolissima peraltro, o ci sciogliamo, ma dal limbo dobbiamo uscire.
Remuage italiano? No, grazie!

Ed esternamente cosa pensate di fare? Maggiore visibilità, programma promozionale chiaro? Una strategia di comunicazione condivisa? Si ha la sensazione che il programma sia demandato alle singole aziende.
No, é la sommatoria di attività, alcune pianificate, altre più estemporanee. Nel primo Consiglio di amministrazione del gennaio 2012 ho parlato del marchio e della necessità di dotarsi di una microstruttura, di definire il ruolo del direttore consulente, di stabilire un modello di comunicazione coerente, remuage italiano non mi piace e non è adatto, con un termine francese, ad un prodotto italiano e trentino, e un piano promozionale triennale.
A gennaio parlavo anche della revisione del sito Web e a settembre siamo ancora lì fermi, anche se per fortuna non ci sono più le “news” di novembre-dicembre….
Linee guida urgono
Se abbiamo linee guida precise, possiamo verificare e giudicare se le azioni promozionali proposte sono coerenti oppure no. Non avendole si vive molto di più… “alla giornata”, decidendo la partecipazione ad iniziative decise su due piedi. Rispettare le linee guida e il 20 di novembre stabilire un piano di massima di quello che faremo nel 2013. Se io non gestissi un’azienda privata con un minimo di programmazione quella chiuderebbe!
Io ho saputo solo ad inizio settembre della possibilità di avere il Trento Doc al Festival del Cinema di Venezia.. Oggi serve un’azione coerente e condivisa seguita dalle persone giuste, se manca la struttura i miracoli non si possono fare…

Lei registra come presidente dell’Istituto fenomeni di vendita di Trento Doc a prezzi troppo bassi? E’ una cosa che ha riguardato anche voi in passato…
Ricordo benissimo… Dobbiamo appurare bene la veridicità di certe voci. Noi abbiamo avuto un nostro “scheletro nell’armadio”, un accordo pregresso con una catena dell’hard discount (leggete qui) che abbiamo dovuto rispettare fino alla sua scadenza. Finito l’accordo mi sono detto disponibile a continuare, ma a ben altre condizioni che non sono state accettate.
Tornando alla sua domanda, ogni tanto si registrano alcune operazioni di vendita un po’ a prezzi bassi, ma non vedo in giro ultimamente cose scabrose. Io controllo e monitoro attentamente i prezzi e trovo che siano leggermente in crescita.

Allora Babbo Natale, parlo di quello del 2012, non del 2013, ci porterà un sito Internet del Trento Doc finalmente rifatto e aggiornato?
Io conto proprio di sì, spero, però come ho già detto la competenza è parzialmente nostra.. Io e soprattutto i consumatori attendiamo fiduciosi…

Intervista a cura di Franco Ziliani

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