Vino, Franciacorta: stop all’uso del termine “bollicine”! Un appello del Presidente del Consorzio Zanella

Ricevo il seguente comunicato stampa dal presidente del Consorzio Franciacorta Maurizio Zanella, comunicato dove viene definito “dicitura abusata, obsoleta e senza futuro” il termine “bollicine” utilizzato per definire i metodo classico come il Franciacorta Docg.
Condividendone in toto lo spirito – che corrisponde all’idea guida di questo blog – lo pubblico con piacere.
E suggerisco a tutti gli addetti ai lavori di prendere in considerazione l’invito a chiamare con il loro nome i vari vini a denominazione d’origine prodotti la metodologia della rifermentazione in bottiglia prodotti in Italia.
Chiamiamoli Trento, Oltrepò Pavese, Alta Langa, Franciacorta e non banalizziamo il discorso chiamiamoli confusamente “spumanti” o “bollicine”… O, peggio ancora, Talento…

“Uno stop in piena regola a uno dei termini più utilizzati per indicare il Franciacorta, piuttosto che lo Champagne o gli “spumanti” in genere.
L’appello viene dal Consorzio Franciacorta, che si rivolge soprattutto a chi comunica il vino, ma anche ad operatori, appassionati e produttori.

“Chiamiamo il vino con il proprio nome e non con termini che ne generalizzano e ne uniformano le peculiarità, appiattendone, di fatto, la qualità percepita – spiega Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio Franciacorta -.
‘Bollicine’ è un termine obsoleto e senza futuro. Il tempo presente ci offre una nuova occasione per affermare i nostri vini di qualità, cominciando dal consolidare la cultura di base in materia e da un appropriato linguaggio”.

“E’ necessario – aggiunge Zanella – iniziare un nuovo percorso per valorizzare i grandi vini anche dal punto di vista ‘nominale’. Con impegno e passione il Franciacorta ha raggiunto il traguardo dei 50 anni; a questo punto, credo sia maturo per un passo successivo, importante per poter definitivamente trovare, a livello nazionale ed internazionale, un posizionamento coerente e rispondente all’eccellenza che esprime”.

“E che non si chiami più spumante – continua Zanella – per nessun motivo al mondo. L’ho già simpaticamente ricordato all’amico Franco Maria Ricci rispondendo ad un suo articolo apparso in marzo su ‘Bibenda 7’. La similitudine tra ‘spumante’ e Franciacorta è da bandire in qualsiasi citazione. Non per velleità o principio, ma per decreto ministeriale”.

Nel dettaglio, si fa riferimento al disciplinare di produzione del Franciacorta, approvato per decreto ministeriale (Mipaaf) e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in prima istanza il 24 ottobre 1995 – serie generale 249, art. 7 e poi, a seguito di modifiche ulteriormente restrittive, il 23 ottobre 2010 – serie generale 249, art. 7, che recita: “per identificare tutti i Franciacorta, è vietato specificare il metodo di elaborazione, metodo classico, metodo tradizionale, metodo della rifermentazione in bottiglia e utilizzare i termini vino spumante”.

“Oggi il Franciacorta, come anche altri vini di qualità, esige più rispetto, eleganza, identità, che il termine bollicine, ormai, non è in grado di dare – conclude il presidente Zanella. Franciacorta, Champagne e Cava: in Europa, solo questi 3 vini possono utilizzare un unico termine per identificare in modo preciso un vino, un territorio e il metodo di produzione.
Ecco l’identità di cui parlo. Chiamiamo il vino con il proprio nome e quindi: Spumanti, i vini senza Denominazione specifica; Franciacorta, il Franciacorta”.

25 commenti

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25 commenti

  1. Elisabeth

    aprile 27, 2012 alle 1:56 pm

    Con tanto rispetto e capisco che la parola “bollicine”…..non e’ quella che si addice ai vini di questa classe.
    Ma insomma….parliamo di vino, non delle attrezzature di alta chirurgia o dei missili che ci possono salvare la vita o distruggere il mondo.
    Prendiamo la cosa un po’ anche con un certo spirito. Sopratutto all’estero ti chiedono….sono vini fermi o bollicine? Anche se rispondi Franciacorta….siamo a volte da capo. Dopo se il metodo Franciacorta e’ ben definito, capito, conosciuto….finalmente con grande tranquillità pronunciamo…Franciacorta.
    Questo il mio modesto parere.
    Elisabeth

  2. Giulio

    aprile 27, 2012 alle 2:21 pm

    Credo che questo appello a chiamare i Franciacorta Docg Franciacorta e basta il presidente del Consorzio bresciano debba indirizzarlo soprattutto al suo “amico” (lo definisce così nell’appello) Franco Ricci, visto che nella presentazione delle “nomination miglior vino spumante” pubblicata sul sito di Bibenda – http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=536 – testualmente scrive: “Questa categoria dell’Oscar del Vino è dedicata ai migliori spumanti italiani che hanno conquistato i lettori di BIBENDA per qualità, eleganza e grande piacevolezza. Le nomination al premio Miglior Vino Spumante vanno al Franciacorta… “.
    E via con tre nomination tre esclusivamente a “spumanti” Franciacorta..

  3. Sandra

    aprile 27, 2012 alle 2:22 pm

    Ziliani ha letto su Trentino wine blog i post dove si invitano i responsabili del TrentoDoc a protestare per la triplice nomination negli Oscar del vino, sezione “miglior vino spumante” di tre Franciacorta e il Consorzio Franciacorta a rinunciare ad una nomination a favore del metodo classico di un altro territorio? Le segnalo i link nel caso le fossero sfuggiti:
    http://www.trentinowine.info/2012/04/alzare-la-voce-please/

    http://www.trentinowine.info/2012/04/questioni-di-stile/#.T5qNlVLkpD0

  4. Pingback: Trentino Wine Blog » Abbasso le bollicine

  5. Angelo Rossi

    aprile 27, 2012 alle 5:15 pm

    Non scandalizzarti, Sandra, per quanto proposto da TWB, come non si scandalizza Ziliani: quello è un “black blog” che si muove così in un ambiente troppo ingessato.
    Noto invece con immenso piacere che l’autorevole Maurizio Zanella propone l’abbandono – dopo altri nomi fuorvianti – anche di “bollicine”. Un sollievo doppio.
    Il secondo sollievo riguarda il fatto che, se non erro, è la prima volta di un franciacortino docg (di origine trentina) che propone una cosa che va bene (e deve andar bene) anche a quanti operano in zone vocate diverse. Un respiro nazionale alto che farà bene a tutti, Franciacorta in testa.

  6. Sisto

    aprile 27, 2012 alle 8:47 pm

    Sono d’accordo sul non utilizzare l’abusato (e vagamente “da fighetti”) termine “bollicine”. Però, in generale (e quindi, non per il Franciacorta-unico caso italiano) sul termine spumante ho da fare alcune osservazioni:
    1) è il termine previsto dalla legge (nazionale o europea che sia). Solo questa banale constatazione basterebbe a far cessare qualsiasi successiva discussine accademica. Essendo il termine previsto dalle norme in vigore, è il termine tecnico-commerciale, legale, da utilizzare
    2)è bello. Significa “che fa la spuma”
    3) è il termine che viene insegnato (vini speciali: spumante, liquoroso, etc.) nelle facoltà di enonologia, nei corsi di degustazione di tutte le più autorevoli assocazioni, sui testi di riferimento, universitario e non
    4)è il termine che utilizzano tutti, appassionati-esperti, consumatori informati, la massa (che rappresenta il 99,5 % degli utilizzatori)
    5)la legge dice che lo spumante è: spumante, spumante di qualità, spumante aromatico, spumante aromatico di qualità, spumante artificiale (la sigla VSQPRD è stata recentemente abolita). Questo è per dire che di spumanti ce ne sono migliaia (se si considera anche quelli stranieri): centinaia se si considerano solo quelli italiani, sia DOP-IGP che spumanti non DO. In tutti i casi, sui rispettivi disciplinari e quindi in etichetta, c’è scritto “denominazione X-spumante” (basta pensare al nostro garda doc spumante o lugana doc spumante).

    Pertanto: non solo se noi dicessimo (parlando con gente “normale”) “Trento doc”, “Alta Langa Docg”, etc nessuno capirebbe che stiamo parlando di spumante (forse, solo se dicessimo “Prosecco”, visto che è quello che conoscono tutti, meno “Asti” dato che è confuso con “Moscato d’Asti” che non è uno spumante”), ma oltretutto in tutti gli altri casi in cui la denominazione non è specifica/peculiare per uno spumante (ovvero la quasi totalità), come si farebbe a identificare la versione spumante se non si usasse la parola “spumante”?
    Quindi mi sembra un pò difficile e/o sbagliato e/o inutile pensare di evitare, in quasiasi caso, di utilizzare il termine specifico, spumante. O sbaglio?

    • Franco Ziliani

      aprile 27, 2012 alle 10:16 pm

      rispetto il suo ragionamento che ha basi d’appoggio indiscutibili, ma poiché la parola “spumante” designa prodotti completamente diversi tra loro come vini “che busciano” sia prodotti con la metodologia della rifermentazione in bottiglia (o méthode champenoise) sia vini prodotti con la rifermentazione in autoclave o metodo Charmat/Martinotti, é un termine che non può essere utilizzato. Perché non indica nulla di preciso e genera confusione e non fa informazione corretta dalla parte del consumatore.

      • zakk

        aprile 28, 2012 alle 12:24 am

        quindi non possiamo più dire “vino rosso” perchè è un termine che rappresenta un insieme eterogeneo di vini?
        La parola “spumante” indica tutti i vini a rifermentazione, sia in bottiglia che in autoclave, aggiungere per esempio, “alta langa” significa entrare in un sottoinsieme ben determinato.

        E comunque i nomi possibili da usare son rimasti 2: Champagne e per tutto il resto “ruttante”.

        • Franco Ziliani

          aprile 28, 2012 alle 10:56 am

          però, che suggerimento “intelligente”!

          • zakk

            aprile 29, 2012 alle 4:35 pm

            Ziliani, suvvia si faccia una risata!
            Il vino è convivialità, allegria e gioia di vivere, trattarlo da vecchi parrucconi è proprio quello che non vorrebbe il dio Bacco.

            Spumante, metodo classico, Charmat, bollicine, ruttante, gazzosa…. va bene purchè si beva roba di qualità.
            Sono d’accordo con Maurizio Zanella, vengano valorizzate le denominazioni che hanno caratteristica territoriale, magari non ammettendo nelle doc(g) certi vinacci che si fregiano della fascetta rosa. Il resto son chiacchere.

            Prosit e buon pro vi faccia.

      • Sisto

        aprile 28, 2012 alle 11:48 am

        dott. Ziliani: guardi che io capisco e condivido il suo distinguo relativo alla metodologia (nel mio piccolo, cerco sempre con persone “poco informate” di chiedere/far capire la differenza: ad esempio, lei sa che una grande azienda gardesana produce 2 prodotti lugana spumante, uno charmat e uno m.c. e mi arrabbio quando in giro li servono senza specificare la differenza).
        Però, sino a quando il legislatore (e, quindi, professori, produttori, esperti, enologi, consulenti, divulgatori, etc.) non distinguerà a livello terminologico spumante charmat con spumante m.c., avremo sempre l’imbarazzo lessicale di identificare la versione “spumante” di denominazioni “all inclusive” ovvero quelle non specifiche per uno spumante (che, come lei sa bene, sono la stragrande maggioranza). Veda gli esempi, vicinissimi, che Le ho fatto.
        Mi piacerebbe assistere ad un bel dibattito, moderato da Lei, con gli addetti ai lavori (senza dimenticare che, ormai, a livello nazionale non si può più modificare unilateralmente nulla, essendo tutta legislazione comunitaria armonizzata).
        La ringrazio e La saluto. Sisto

  7. Maurizio Zanella

    aprile 28, 2012 alle 12:02 pm

    Gentile Franco,
    grazie a Lei per lo spazio che ha dedicato a questo argomento – apparentemente banale – ma invece fondamentale per l’ABC del comunicare correttamente e grazie ai contributi intelligenti dei Suoi lettori.

    Ribadisco, forse con una certa ripetivita’, che la denominazione territoriale, per i vini di qualità, (Alsace,Barbaresco,Barolo,,Brunello di Montalcino,Champagne,, etc) e’ la sola da valorizzare, al di la delle metodologie produttive che ogni zona di suo adotta con adeguati Disciplinari produttivi.

    La categoria merceologica ( vino rosso,spumante,etc ) non deve essere una vergogna, ma di certo non valorizza un grande vino.

    Dobbiamo tutti insieme fare un salto di qualità, a partire dai fondamentali, se desideriamo fare crescere questo settore che tanto ci sta a cuore.

    Cordialmente

    Maurizio Zanella

    • Gianluca Ruiz De Cardenas

      aprile 29, 2012 alle 9:55 am

      Ringrazio il Presidente Zanella che con il suo intervento dà ben altra autorevolezza alla tesi da me sostenuta nello scritto apparso su questo stesso Blog poche settimane fa (19 Marzo).

  8. marco

    aprile 28, 2012 alle 11:35 pm

    buona sera..
    si torna sempre ai soliti discorsi..poca cultura allora quale cosa più semplice cadere nella banalità di un nome generico “bollicine” così non ci può sbagliare…mi piacerebbe sapere l’opinione del mio interlocutore il Sig. Andrea

  9. Gennaro

    aprile 29, 2012 alle 6:36 pm

    Ziliani cosa pensa di questa provocazione di Internet Gourmet dove in nome della coerenza Peretti dice di aspettarsi “che il presidente del Franciacorta faccia ritirare i franciacortini dalle nomination degli Oscar del Vino di Bibenda”?

    http://www.internetgourmet.it/2012/04/zanella-dixit-ne-bollicina-ne-spumante.html

    • zakk

      aprile 30, 2012 alle 1:58 am

      la coerenza è merce preziosa e rara, per cui credo che nessuno ritirerà niente anche se credo che a Zanella, visto che non è nei tre “finalisti” la cosa possa anche esser passata per la testa. Ma non è uno stupido per cui probabilmente starà gia preparando il prossimo comunicato in cui si celebra un Franciacorta miglior boll…. ehm Franciacorta d’Italia.

      chissà se si arriverà a premiare anche un Oltrepo’ come miglior Oltrepo’ d’Italia?

  10. Pingback: Al Gastronauta domani si parlerà di “bollicine” | Il Prosecco

  11. vittorio cavaliere

    maggio 7, 2012 alle 10:39 am

    Scrivo dalla Puglia,anche qui si producono vini non fermi,credo lo stesso si possa dire per tante regioni italiane.Chi li produce è convinto di farlo con rigore e con risultati accettabili,ritengo che qualcuno invece vorrebbe far declassare tutta questa produzione. C’è di più in un momento dove le carte dei vini vengono assottigliate in maniera sempre più incisiva,questi prodotti se seguissimo i consigli del consorzio sarebbero fuori, mancherebbe addirittura la voce sotto cui elencarli.

  12. Stuart

    maggio 8, 2012 alle 11:44 am

    Down in the Woods: Franciacorta and Ca’ del Bosco at http://www.stuartgeorge.net/?p=2066

  13. Luca

    maggio 8, 2012 alle 12:36 pm

    Penso che le persone, giornalisti compresi, possano utilizzare il termine che più gli aggrada. Adesso dobbiamo farci dire (omissis) come dobbiamo chiamare un prodotto di consumo. Magari una mattina si sveglia e ci dice “non chiamiamolo più vino, ma curtefranca, che è più di classe”.
    Ma mi faccia il piacere… ;-)

  14. Fabrizio Ronzi

    maggio 8, 2012 alle 9:43 pm

    E’ incredibile come sia così difficile capire i danni di immagine (ed economici) che derivano dallo storpiaggine di una denominazione! E’ incredibile sopratutto quanto scrivono alcuni produttori in questo stesso blog, l’esempio dello Champagne spiega tUtto da solo. La tecnica di comunicazione si chiama -brand awareness- ed è diventato quasi una pratica magica nelle mani dei francesi. Continuare coi nomignoli ‘spumante’, ‘bollicine’, assimila i ns prodotti ad acqua dolce per beoti dalle guance rosse, non evoca certo l’immagine di bella vita di champagne e quasi tutte le denominazioni francesi. Ed il colmo è che non è un problema di qualità, ma di immagine e comunicazione. Ci vorranno anni? E allora? Accontentiamoci di chiamare vino rosso il Brunello come dice Zanella? Nel mondo il Chianti si chiama Chianti con la C maiuscola, ed evoca qualità e buon vivere, Brunello e Barolo ne sono esempi chiari e lampanti. L’uso del nome dalla denominazione deve essere imposto come un diktat dai consorzi delle denominazioni e riempire di cause legali che non la rispetta o la copia, altrimenti saremmo sempre, se va bene, inseguitori di qualcuno (Francia, per essere chiaro). Comunicare il marchio legato alla denominazione con uno strettissimo ed indissolubile legame territoriale, questo e solo questo è il futuro del vino italiano, se lo capiamo lo sarà per i prossimi secoli!

  15. Pingback: Un nome comune per i metodo classico italiani: cui prodest? | Il Prosecco

  16. mario preziosi

    agosto 25, 2012 alle 7:32 pm

    Scusate il ritardo, agosto è quasi al termine.
    E’ vero che uno champagne identifica un prodotto di prestigio legato ad una località ben precisa della Francia; credo, però, che il consumatore in genere quando legge l’etichetta Champagne identifica il prodotto alla Francia intera. Sarei curioso di sapere come chiamano i francesi i non champagne. Proprio oggi ho degustato un Franciacorta..notevole! Dato che sono pugliese ho trascorso una settimana nella città di San Severo e scopro che tre amici da anni producono un metodo classico notevole chiamato d’Araprì tanto che i francesi visitano le loro cantine sotterranee alla città, ogni anno…bella realtà; poi mio cugino che lavora in una cantina dove conferiscono uva bianca mi dice che lo esportano in Francia (165.000 q.li con navi)come pure altre cantine limitrofe. Bella realtà anche questa (per l’esattezza gradi 10,40..per farci cosa?). Per finire io da consumatore modesto bevo ciò che più mi piace e non andrei mai oltre gli otto euro. Mi preoccuperei di chiamare le “bollicine” spumante italiano per valorizzare il Paese specificando il metodo e la zona di produzione perchè in Italia non si vive di solo Franciacorta. Emergere per primeggiare sugli altri non serve perchè il consumatore non è stupido. Complimenti al franciacorta, al prosecco e alle bollicine pugliesi. Mario.

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