Che nessuno tocchi il Prosecco! Giù le mani dallo spumante bypartisan!

Atlas Ufo Robot Luciano Ferraro arriva subito in soccorso!

D’accordo, era di certo una “fake news”, entrata in circolazione non si sa bene perché quella apparsa su alcuni organi di stampa inglese (che immagino ora si beccheranno fior di querele per diffamazione), ad esempio qui, secondo i quali, riporto il virgolettato, “Britons drank 40 million litres of the Italian sparkling wine last year – a third of all produced in total – and thanks to its high sugar content combined with alcohol and carbonation, the popular drink could wreak havoc on heavy drinkers’ teeth”.

Giustissimo e legittimo che il mondo produttivo prosecchista insorgesse e si desse da fare per stabilire che non esiste alcuna particolare pericolosità nel bere, se proprio uno vuole farlo, in base a gusti e potere d’acquisto, tutto il Prosecco che vuole, senza per questo trovarsi i denti rovinati.

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Franciacorta: perché così tanti “turisti” rumeni in visita in tempo di vendemmia?

Non voglio fare dell’allarmismo. Non intendo discreditare (ci pensano già molti degli indigeni a farlo, con i loro comportamenti, le loro sistematiche bugie, la loro scarsa considerazione dei consumatori) la zona spumantistica bresciana. Che non ricordo mai come si chiami. So che è un nome che scimmiotta la Francia, ma una francettina da poco. Una Francia… corta.

In attesa di pubblicare domani, calma e gesso, le piccole vendette si consumano fredde e le coltellate (me l’hanno insegnato ad Erbusco e dintorni) si tirano a freddo, così fanno più male, il mio punto di vista su comunicati stampa ed interviste riguardanti l’andamento della vendemmia 2017, comunicazioni che gridano vendetta al cospetto di Bacco, della correttezza dell’informazione e del buon senso, voglio segnalare, guardate bene l’immagine riprodotta, o che potete vedere a questo indirizzo Internet, una cosa.

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Oltrepò Pavese metodo classico Extra Brut Vergomberra 2011 Bruno Verdi

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


Devo iniziare il post facendo mea culpa. Ho scoperto non solo che il tempo vola, e cresce la consapevolezza che sono più gli anni che ho vissuto di quelli che il destino mi concederà, ma che sono un po’ smemorato.

Solo una forma di rincoglionimento senile può avermi impedito, per ben quattro anni e poi peggio ancora, per sei anni, di scrivere di una delle migliori aziende, a mio avviso, della più importante e vocata zona spumantistica lombarda. Che non è, come erroneamente vi potrebbe indurre a pensare un eccellente campagna pubblicitaria e di marketing finora vincente, nonostante i valori reali dell’area, la zona spumantistica bresciana che immaginate, dove voglio vederli quest’anno, con il caldo tropicale che affliggeva le vigne di pianura ad Erbusco e dintorni, a mantenere un corredo acido sufficiente per produrre basi spumante valide, bensì, la più storica delle zone vinicole lombarde, l’Oltrepò Pavese.

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Lambrusco di Modena Rosé spumante Doc metodo classico 2012 Cantina della Volta

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Lambrusco
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
9


Così buono che potresti quasi scambiarlo… beh, non certo per un Franciacorta!

Spero che al deus ex machina di questa cantina di riferimento per tutti coloro che, come me, amano il metodo classico, parlo di Christian Bellei, che con la Cantina della Volta di Bomporto nel modenese ha dato continuità al mirabile lavoro del bisnonno Francesco Bellei, che diede avvio ad un’attività spumantistica nel 1920 ed in seguito del padre Giuseppe, Beppe, che condusse l’azienda vinicola di famiglia fino al termine degli anni novanta e che io andai a trovare tanti anni fa, non dispiaccia questo articolo.

E lo dico non apprestandomi a parlare male di questo capolavoro in forma di Rosé, ma dicendone le mirabilie che pienamente merita.

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Il Prosecco “birillo” di Bottega vola con British Airways e EasyJet

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Facendo seguito all’articolo di ieri, dove mi confermavo assolutamente e orgogliosamente non prosecchista, ma ammirato dalle capacità di marketing della wine commodity veneto furlana, pubblico questo comunicato, relativo ad un ottimo risultato messo a segno dalla celebre azienda veneta Bottega, il cui Prosecco Doc verrà servito sui voli di due importanti compagnie aeree come EasyJet e soprattutto British Airways. Che dire se non che io continuerò allora a volare Ryanair e Air France?

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Io il Prosecco non riesco a berlo, ma tanto di cappello al suo marketing!

Prosecco Doc naming sponsor della tappa dei Mondiali SuperBike in Germania

Sono sincero, io, come sanno anche nella zona spumantistica bresciana (come si chiama?) non bevo Prosecco, non per snobismo, ma perché non mi piace, il mio palato, salvo alcune rare eccezioni nella tipologia Extra Brut, lo rifiuta, preferisco bere Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg, Alta Langa Doc, Cava e soprattutto il re, l’inimitabile, Monsieur Champagne, che non teme confronti, però di fronte alla potenza di fuoco del Prosecco…

E non sono così pirla, così coglione, così ottuso, stavo per aggiungere anche così “tondinaro bollicinaro bresciano”, da non riconoscere i meriti del Prosecco, meriti dal punto di vista produttivo (produrre così tante bottiglie, magari con uve in arrivo da chissà dove…), commerciale (e poi saperle vendere, e talvolta svenderle…), mediatico, comunicazionale, non è cosa da poco. E’ cosa che presuppone intelligenza, carattere, personalità, capacità di fare gruppo e comunicare congiuntamente un’immagine, che io contesto, ma che nella testa di tanti consumatori nel mondo è ormai passata con successo: Prosecco ovvero sinonimo di “bollicine” italiane.

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Sui Rosé meglio Champagne o Franciacorta? Sfida all’ultima bollicina

Il 26 agosto l’ardua risposta!

Non bisogna essere per forza frequentatori di osterie o bettole o, peggio ancora, di fumosi e rumorosi Bar Sport, per lanciarsi a volte in scommesse e sfide.

Di mezzo non ci sono cavalli, campioni o pseudo tali di calcio, donne o chissà che ma, che palle!, sempre i soliti discorsi, vini, o meglio ancora bollicine, bubbles, bulles. Naturalmente méthode champenoise, pardon, metodo classico, perché gli Charmat, Asti e Moscato d’Asti a parte, non mi sfrizzolano più di tanto il velopendulo.

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Festival Franciacorta in cantina 2017: cultura, arte, un omaggio al Sol Levante

E una degustazione di Prestige assolutamente da non perdere!

Non dite che non ve l’ho detto per tempo, che non vi ho avvertito, che giusto tra un mese, di questi giorni, esattamente sabato 16 e domenica 17 settembre, nella “nota” zona spumantistica bresciana (come si chiama? Ah, ecco, Franciacorta) si terrà l’edizione 2017 della più articolata e organica manifestazione dedicata al panorama produttivo di questa area vinicola lombarda.

E’ il Franciacorta Festival in cantina, che propone un programma ricco e articolato di degustazioni, pranzi e cene a tema, momenti culturali e di conoscenza del territorio (che non è gran cosa, non è la Champagne, non è l’Oltrepò Pavese, non è il Trentino o l’Alto Adige, ma ha angoli non privi di un loro fascino…), di cui trovate a questo link la parte food & wine, e a quest’altro link la parte culturale, evento dopo evento.

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Bene i controlli sul Prosecco, ma quando anche quelli in Franciacorta?


Gentile Consorzio Franciacorta, vuole cortesemente illuminarci?

Non sono notoriamente un fan del Prosecco (soprattutto quello Doc, mentre sono vagamente più possibilista, circa la qualità, su quello storico Docg, targato Conegliano Valdobbiadene e Asolo) che ho definito un prodotto mediocre, figlio di tempi mediocri, apprezzato da gente mediocre, ma quando leggo notizie come questa ,che vi invito a leggere con attenzione, mi inchino e mi tolgo tanto di cappello al mondo proseccaro o prosecchista.

In sintesi, la Tribuna di Treviso riferisce che “Il Ministero delle politiche agricole scatena la caccia al Prosecco “annacquato”, e annuncia controlli intensificati nelle cantine di tutta la denominazione. Un piano di controlli straordinari, in accordo con i Consorzi di Tutela, che mai si era verificato nel recente passato. Secondo i tecnici dell’Ispettorato Repressione Frodi, infatti, questa annata presenta caratteristiche ad alto rischio per quanto riguarda l’originalità del prodotto.

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E Terre d’Oltrepò torna nell’occhio del ciclone…

E questi dovrebbero essere i salvatori di La Versa?

Apprendo questa notizia, quella riportata in questo articolo della cronaca di Pavia del quotidiano Il Giorno (autrice Nicoletta Pisanu: chapeau!) e mi prende un vorticoso (gentile Signore, scusatemi il francesismo) giramento di coglioni! Ancora una volta el Cantinun, la maxi cantina di Broni, quella che secondo qualche pirla (a dire metà del suo nome) costituirebbe il fiore all’occhiello, la salda boa, il produttore di riferimento di quella terra meravigliosa e folle che è l’Oltrepò Pavese, si trova nell’occhio del ciclone.

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Ad Erbusco pronunciato un editto bulgaro nei miei confronti

Ma quale nota Maison franciacortina l’avrà mai emesso?

Sarò breve e conciso. Voglio dare ai lettori di questo blog, che si chiama ( il nome è un’invenzione di una bravissima copy writer, Valentina Ziliani) una semplice doppia comunicazione. Una piccola notizia.

La prima. Nell’abbastanza nota zona spumantistica bresciana (come si chiama?) é tornato a farsi manifestare il peggiore (ma nel caso di quel figuro non c’è mai fine al peggio) Berlusconi, già indimenticato Presidente dell’altra squadra di Milano (come si chiama? Ah, Bbbbbbilan!) e soprattutto non rimpianto (persino dopo uno come Renzi, figuriamoci…), Presidente del Consiglio.

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Cà del Bosco: è quella del banale Prestige o quella del Dosage Zero?

Una doppia identità aziendale che mi lascia sempre più perplesso

Certo che è singolare l’atteggiamento, produttivo e quindi di mercato, della più nota azienda produttrice, la migliore, secondo una certa logica, la più prestig(e)iosa, da ogni punto di vista, di una nota zona spumantistica bresciana. Zona che, accidenti a me, non mi ricordo mai come si chiama, ah, ecco, Franciacorta!

Sto parlando della Cà del Bosco di Erbusco. L’azienda, creata da Albano Zanella e da sua moglie Annamaria Clementi, due persone straordinarie, che l’affidarono in giovane età, pur facendolo seguire da tutori importanti come uno chef de cave proveniente dalla Champagne, al loro figlio Maurizio. Mio coetaneo, io di settembre, lui dei primi di novembre, del fatidico 1956.

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Già sei anni Franz, ma sei sempre nei nostri cuori…

Ma franciacortini pigri, sveglia, datevi da fare per ricordarlo meglio!

Sono stati divertenti, istruttivi, intensi e utili i due giorni e mezzo trascorsi nella zona spumantistica bresciana (come si chiama? Ah, Franciacorta..) accompagnando, ambasciatore franciacortista mio malgrado (nessuno si sogna di nominarmi tale, ma all’estero, chissà perché pensano io lo sia…) due donne del vino ungheresi, una enologa e produttrice, l’altra in attività presso un importatore di vini. Che pare si sia messo in testa la stravagante idea di importare un Franciacorta Docg in terra magiara… E credo che anche il mio parere possa influire in qualche modo sulla scelta…

Questi giorni, oltre ad avermi fatto capire qualcosa di come vadano i consumi di vino nella terra dell’eroico Imre Nagy, mi hanno confermato nella mia ormai consolidata idea, ovvero che esistono almeno due Franciacorta, lontane anni luci per cultura, sensibilità, idea del vino, idea degli orientamenti del consumatori, strategie commerciali e promozionali.

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Io amo la Franciacorta contadina, non quella dalle etichette arancione!



Sommarie riflessioni e conclusioni dopo una due giorni italo magiara

Questa mattina, con un’ultima visita, in una piccola eccellente cantina posta in quella parte est della zona spumantistica bresciana che sino a 8-10 anni fa nessuno si filava o considerava di serie B e dalla quale oggi arrivano alcuni dei vini più vitali della denominazione, terminerà la mia tre giorni come accompagnatore di due donne deliziose donne del vino ungheresi, una enologa e produttrice in un domaine familiare, l’altra collaboratrice di una società che importa e distribuisce vini di tutto il mondo nella terra magiara, nella amata/odiata terra di Franciacorta.

Sono stati giorni interessanti e piacevolissimi non solo per la simpatia delle due signore, ad una delle quali ho fatto, per scherzare (ma non troppo) uno scoperto e assiduo “filo”, anche se a 37 anni era troppo giovane per me quasi 61enne seppure se con l’entusiasmo e gli ormoni di un adolescente, ma perché ho avuto l’ennesima conferma che verso la zona vinicola posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo continuerò ad avere un atteggiamento ambivalente.

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Ancora bollicine wine tour: domani in Oltrepò Pavese et à suivre…

Nella zona spumantistica bresciana (ma come si chiama?)

Beh, diciamo che ieri mi sono divertito e ho fatto la mia parte (non é ancora finita la giornata e devo ancora terminare un articolo importante) occupandomi non di vino, bensì di politica. Della difesa del nome, del ricordo, dell’onore di un martire della violenza politica, di una vittima innocente del comunismo assassino. Parlo del 18enne SERGIO RAMELLI e dello sfondone, dell’imprudenza fatta dal collega giornalista David Parenzo durante l’ultima puntata della La Zanzara – Radio 24 quella di venerdì scorso.
E allora penso di essermi meritato e di godermi giustamente, da solo, perché mon Amour est encore en France e ritornerà in Italia solamente martedì e causa mia impegni tornerà tra le mie braccia solo giovedì, questa bottiglia splendida e splendente parafrasando Donatella Rettore (do you remember?) meravigliosa nella sua turgida essenza… Ma che diavolo faccio? Parlo come un Luca Maroni qualsiasi? Oh, mon Dieu!?

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