Franciacorta, calze, brunch, cooking show e private shopping


Quando l’esprit de finesse è sconosciuto

Di ritorno da due giorni nella sacra terra di Langa, spesi in larga parte bevendo grandi Champagne, apprezzando lo stile, l’eleganza, la classe di un gruppo di vignerons de Champagne, la loro intelligenza nello scegliere il Barolo e non altre zone vinicole italiche un po’ presuntuosette come interlocutore per i loro incontri – scambi di esperienze con altre denominazioni internazionali che sono sfociati nella meravigliosa esperienza di ieri di Barolo e Champagne, scopro che, almeno per alcuni produttori di un’altra zona vinicola, italiana, l’eleganza è un mistero. Un optional. Qualcosa, la misura, il buon gusto, l’esprit de finesse, che viene bellamente ignorato.

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Oggi all’Ordine dei Giornalisti a Milano a discutere di…Prosecco!

Come direbbe Pirandello “Ma non è una cosa seria”…

Non so se citare Pirandello e la sua celebre commedia, o se esclamare “sorridi, sei su Scherzi a parte!”.

La verità e che mentre voi leggerete questo post io sarò a Milano, all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, esattamente presso la sede del Consiglio di Disciplina Territoriale, convocato con tanto di raccomandata con ricevuta di ritorno, “invitato a comparire davanti a questo Consiglio per essere sentito nelle sue discolpe” a causa di un “provvedimento disciplinare” nei miei confronti aperto per “verificare se vi sia violazione delle norme deontologiche presiedono alla professione di giornalista e, in particolare, degli artt. 2, 48 L69/1963 della Carta dei doveri del giornalista con riguardo alla verità sostanziale dei fatti, ai doveri di lealtà e buona fede e dell’essenzialità e della continenza espressiva dell’informazione”.

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A Carnevale ogni scherzo vale…

Carnevale
… e un sondaggio celebra lo stretto legame con il Prosecco

Ricevo e testualmente pubblico, con una sola precisazione e senza alcun commento.
Anche se i festeggiamenti che si sono protratti in questo periodo chiamerebbero in causa il celebre motto secondo il quale “a Carnevale ogni scherzo vale”, ci tengo a sottolineare che il testo che segue non è uno scherzo, ma costituisce, parola per parola, il comunicato stampa, diffuso oggi, vigilia di martedì grasso, dal Consorzio della più importante denominazione prosecchista attiva in Italia.

In attesa di ricevere un analogo comunicato, adattato per l’occasione, a Pasqua o il prossimo ferragosto, auguro a tutti buona lettura.

“Il Carnevale si sposa bene con un bicchiere di Prosecco. Sono milioni gli italiani che affermano di associare lo storico vino bianco frizzante con il giorno della festa, delle maschere, dei coriandoli.

È quanto emerge dalla nuova ricerca di gennaio di Prosecco Lab, il nuovo osservatorio sul Prosecco, voluto dal Consorzio di tutela e affidato ad SWG Spa, con l’obiettivo di analizzare la relazione tra il consumatore contemporaneo e il vino.

Il Prosecco non si berrà solo a Venezia o in Veneto, ma anche in tutti gli altri luoghi in cui si festeggia il Carnevale. Da Viareggio, a Ivrea (con la sua battaglia delle arance); da Verrès in Valle D’Aosta a Palù del Fersina, in Trentino;  da Sauris di Sopra in Friuli Venezia Giulia a Persiceto, cittadina in provincia di Bologna; senza dimenticare Putignano in Puglia o Muggia in Provincia di Trieste: piccoli torrenti di Prosecco scivoleranno in gola, insieme alle risa e al divertimento carnevalesco.

Carnevale2

La festa di Carnevale e il Prosecco sono un binomio non casuale. Un incontro determinato da uno dei peculiari aspetti del Prosecco: l’essere un vino che genera piacere, gioia, divertimento. Un vino che, per gli italiani, è divertente e simpatico (24%), fresco e giovane (22%), dinamico e gioviale (18%). Insomma un vero amicone, aperto e giocherellone (16%) che favorisce lo stare con gli altri, lo scherzo e il divertimento.

Il Prosecco è un vino versatile, che sa assumere il vestito giusto al momento giusto. Che rende ogni occasione differente e sa farsi apprezzare per le sue molteplici doti.

Così a Carnevale piace il suo essere un vino allegro e spumeggiante al punto giusto (40%). Uno spumante che associa la capacità di creare un clima vero, caldo, simpatico, con la sua forza di collante tra le persone, di generatore di condivisione (33%). Un vino che sa stare al suo posto, senza appesantire il momento, senza renderlo greve, ma lasciando un alone di piacevole leggerezza (34%).

Il Prosecco sa cementare l’amicizia (31%), sa rendere ogni momento gradevole e, con la sua voglia di sorriso (16%) e gioia (12%), diventa, in modo naturale, il vino del Carnevale”.

P.S.

Nota metodologica

Indagine realizzata da SWG Spa per conto del Consorzio del Prosecco. Campione: 1200 cittadini italiani maggiorenni, segmentati in base alla distribuzione socio-demografica del Paese. Data di realizzazione tra il 7 e il 14 gennaio 2016. Indagine effettuata con tecnica mista Cati-Cawi.

I metodi utilizzati per l’individuazione delle unità finali sono di tipo casuale, come per i campioni probabilistici. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di zona, sesso, età e livello scolare. Il margine d’errore statistico dei dati riportati è del 2,5% a un intervallo di confidenza del 95%.”

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Sarà l’agrocosmetica la nuova frontiera della Franciacorta?

linfauva
Ricevo questo comunicato stampa e, senza commentare, ricordando solo la partnership del Consorzio Franciacorta con la Camera Nazionale della Moda Italiana, come si può leggere qui e poi ancora qui mi chiedo se sarà l’agrocosmetica la nuova frontiera, una volta chiusa l’experienza di Expo, della più importante zona spumantistica metodo classico italiana. Il claim dell’operazione sarà forse “più belle e più sane con le bollicine bresciane”?

Bollicine

La vitivinicoltura della Franciacorta protagonista del primo progetto di ricerca

L’Istituto Sperimentale di Ricerca ‘Lazzaro Spallanzani’ (Rivolta d’Adda) e il Polo Tecnologico della Cosmesi (Crema), con il Patrocinio dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lombardia, Lunedì 5 ottobre 2015 alle ore 12.00 presso Palazzo Pirelli (Milano, via Fabio Filzi 22, Sala Eventi, piano 1) presenteranno il primo accordo di filiera agrocosmetica green a km zero in Italia.

L’obiettivo di tale accordo è realizzare sinergie concrete tra scienza, ricerca, agricoltura e cosmesi, per soddisfare le esigenze crescenti del consumatore rispetto a prodotti sempre più sani e sicuri. Un’intesa che ha visto la luce dopo un intenso lavoro da parte delle due realtà lombarde per dettagliare i punti di una collaborazione che aprirà nuove prospettive al comparto della cosmesi e interessanti opportunità a quello della ricerca applicata, in favore del consumatore.
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Interverranno:

Gianni Fava, Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia
Ettore Prandini, Presidente Istituto Sperimentale Italiano ‘Lazzaro Spallanzani’
Matteo Moretti, Presidente Polo Tecnologico della Cosmesi
Modera l’incontro Marina Montedoro, Direttore dell’Istituto Spallanzani.

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Sarà presente alla conferenza stampa Silvano Brescianini, Direttore Generale Az. Agr. Biologica Barone Pizzini (Franciacorta) (e vice presidente in carica del Consorzio Franciacorta – ndr.) come testimone del primo progetto concreto di filiera attivato.

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Ma all’Expo i leader politici esteri non dovevano essere accolti a suon di Franciacorta?

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Invece… Brut Orgoglio Italia, Ferrari…

Vi voglio riportare indietro alla data – quel giorno Milano era splendida e la sera prima avevo brindato, con Baldo e Bartolo, alla vittoria di Tsipras contro le oligarchie bancarie europee – del 26 gennaio. Quella mattina, con tanto di cravatta rossa simbolica, indossata da uno che è orgogliosamente di estrema destra da sempre e che disprezza chi blandisce i padroni, di qualsiasi tipo e colore siano, mi ero recato alla sede Expo di via Rovello per la conferenza stampa di presentazione dell’accordo, molto oneroso, tantissimi i soldi spesi – in un recente articolo annotavo “di recente è stato “approvato il bilancio 2014 e 2015, del quale il budget straordinario relativo a Expo 2015 è di 1.530.000 euro”) – che dichiarava il Franciacorta, attraverso il Consorzio Franciacorta, “official sparkling wine di Expo 2015”.
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La notizia, in pillole, era che il Consorzio Franciacorta, offrendo “un contributo cash di 380.000 euro e 80.000 euro in vino” avesse vinto “l’appalto”, la gara con una concorrenza peraltro non particolarmente agguerrita, e sarà l’Official Sparkling Wine dell’Esposizione Universale, della mirabolante (si spera) Expo 2015 e che come ha detto “il Commissario Expo, Giuseppe Sala, in una simpatica conferenza stampa ieri a Milanoche non ci saranno più gare per altri vini”.
ZanellaExpo

Quel freddo, splendido 26 gennaio nella conferenza stampa alla presenza del Ministro Martina, e del sottoscritto, di tutti i capataz del Consorzio, di una stampa come sempre leccante e plaudente quando si tratta di Franciacorta,“il Commissario Expo, Giuseppe Sala non aveva affermato che “non ci saranno più gare per altri vini”? Ma come, il Franciacorta non doveva essere il solo “official sparkling wine dell’Expo”?

FranciacortaExpo

Invece, leggi le cronache di ieri, lunedì 17 agosto, le veline ufficiali che comunicano minuto per minuto l’andamento della padrona d’Europa, l’ex fun­zionaria della Freie Deutsche Jugend (Fdj), l’organizzazione ufficiale dei giovani comunisti della DDR alla quale la famigerata Stasi propose di arruolarsi tra le sue fila, al secolo Angela Dorothea Kasner in Merkel, pare che quella Signora che Silvio Berlusconi, in un momento di lucidità e di humour definì in maniera simpatica, non abbia brindato con le bollicine bresciane che in singolari degustazioni – sfida “spezzano le reni ai più grandi Champagne”. Le bollicine official sparkling wine di Expo…

MerkelAltoadige

Le cronache ci dicono che dapprima abbia fatto visita al bellissimo stand dell’Alto Adige – Süd Tirol e abbia brindato con un bicchiere di Alto Adige Weissburgunde dell’amatissima Cantina Produttori di Cornaiano – Girlan, e poi, lo dice il super filo renziano Corriere della Sera normalizzato, quindi ci si può credere, sia stata a cena a Palazzo Italia, da Peck, dove La carta dei vini proposti ai commensali prevedeva un brindisi con un Ferrari Brut Orgoglio Italia, uno Chardonnay 2012 Planeta, un Recioto Valpollicella classico 2012 Allegrini.
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Inutile sottolineare come la scelta sia stata “di regime”, uno Chardonnay di un “mammasantissima” produttore siculo, il Recioto di una rampante produttrice veneta, con vigneti anche in Toscana, amica e sostenitrice di Renzi e molto molto amica, dicono le voci, di un baffuto sostenitore di Renzi, anzi di un beneficiato da Renzi, e poi il Brut, che ancora una volta sui giornali non viene definito con il suo vero nome, Trento Doc, del notissimo spumantista di Trento, un vino di cui si può leggere qui e poi ancora qui.

E le “Prestigiose” bollicine di Franciacorta, l’Official Sparkling Wine di Expo che fine ha fatto? Le scorte disponibili nello standettino posto lungo il Decumano se le sono bevute tutte le torme di turisti da Gardaland che affollavano Expo a Ferragosto, oppure qualcosa non ha funzionato a dovere? E se non ha funzionato, è per colpa di chi?
pinocchio

Produttori della Franciacorta, visto che avete pagato fior di soldi per essere ad Expo, voi cosa ne pensate? Anche se siete impegnati nella vendemmia non è il caso, finalmente, di chiedere CHIAREZZA e TRASPARENZA su tante cose?

trasparenza
Detto da un amico della Franciacorta, più franciacortino di tanti franciacortisti…

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Singolari verdetti: per Doyouwine (alias Morichetti, alias Intravino) Franciacorta batte (quasi) Champagne

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Corsi e ricorsi: Franciacorta Annamaria Clementi Rosé 2006 Ca’ del Bosco fa pari e patta con Krug rosé

Ricordate la strana vicenda, sulla quale non sono mai state dette tutte le verità e qualcuno si è comportato da Pinocchio, dell’improponibile degustazione confronto, pardon “sfida”, tra una serie di Champagne e una serie di Franciacorta Docg tenutasi – leggete qui – nel corso dell’ultimo Vinitaly, presso lo stand del Consorzio Franciacorta, “sfida” autorizzata da una delibera, che a me risulta discussa, del Cda del Consorzio stesso, ma che stranamente il Consorzio non aveva inserito nel programma ufficiale delle proprie iniziative?

pinocchio

Media press e organizzatore del confronto – con la fattiva collaborazione del Consorzio bresciano i cui responsabili in vari contesti hanno definito provinciale mettere in degustazione insieme prodotti che hanno in comune unicamente la metodologia di produzione, la tecnica raffinata della rifermentazione in bottiglia, era stato un blog di cui non posso dire di essere amico, anzi, che aveva inserito propri collaboratori nell’articolata e, sulla carta, titolata giuria, che aveva testimoniato andamento della degustazione e risultati in questo post.

Un blog verso il quale, dopo aver inizialmente manifestato incredulità che una cosa del genere avesse potuto accadere IN CASA FRANCIACORTA, avevo, per onestà intellettuale, perché la “sfida” era effettivamente avvenuta, sentito di scusarmi.

JudgmentVerona

Bene, se leggerete, qui, i “risultati di quella sfida” a mio avviso ridicola, provinciale, insomma un “peccato di gioventù” che si ripete anche dopo che la denominazione ha superato i cinquant’anni di storia ed il Consorzio ha raggiungo il 25esimo anno di attività, noterete come il primo classificato tra gli italiani, pardon, bresciani, fosse il Franciacorta haut de gamme di una notissima azienda di Erbusco. Che secondo i giudizi degli illustrissimi membri, italiani e stranieri, della giuria, si era classificato al secondo posto assoluto e aveva ottenuto, incredibile dictu, maggiori consensi di calibri formidabili come: Bollinger La Grande Année 2004 (Champagne incommensurabile da me bevuto – in compagnia di chi? Non ricordo.. lo scorso 2 marzo in un ristorante a Bergamo…), Dom Perignon Brut 2004, Cristal Roederer Brut 2006.

Ieri pomeriggio una news letter che è arrivata al mio indirizzo di posta elettronica mi ha fatto ripensare a quella degustazione, confermando che la mania di mettere a confronto Champagne e Franciacorta continua a mietere vittime. E che i protagonisti di questi insani confronti, gira che ti rigira, sono gli stessi.

Doyouwinelogo

Curatore e animatore di Doyouwine, enoteca on line un po’ particolare, punto di vendita ma anche blog creato con il contributo finanziario decisivo di membri della famiglia Ceretto (noti produttori albesi) è quell’Alessandro Morichetti che non solo figura tra le “colonne” di quel blog organizzatore della sfida Champagne vs Franciacorta al Vinitaly, ma faceva parte della giuria stessa.

Cosa ha combinato ieri il simpatico ragazzotto di Civitanova Marche ora trasferito armi, bagagli e gatti, nell’albese? Niente di speciale: ha dato prova di sapiente marketing (mi raccomando, l’ho scritto con una sola t, non con due…).

Morichetti
Per vendere qualche bottiglia del Franciacorta Annamaria Clementi Rosé 2006 Ca’ del Bosco alla modica cifra di 129,50 euro (invece che 142 euro), l’ha messo dilettantescamente a confronto con un grande Champagne Rosé, quello di Krug. Con la differenza che le bollicine bresciane erano millesimate, annata 2006, mentre il meraviglioso Champagne era sans année. Il che non è proprio, anche se si tratta del mitico Krug, la stessa cosa…

NewsletterDoyouwine

Questa la prosa, un po’ ridondante, da venditore di scuola berlusconiana o farinettiana (nessuna differenza) di Morichetti, lo ripeto, collaboratore stabile di Intravino e membro della giuria del cosidetto Judgment of Verona dello scorso Vinitaly, che così tanto bene vide figurare un Franciacorta della stessa Maison di Erbusco:

Campionissimi
Parallelismo di livello poco ripetibile, “sfida” superba. Grandissime bolle rosate a confronto alla cieca in una cena informale tra amici in cui niente è svelato prima. Due vini versati e tante riflessioni a seguire, mangiando e ipotizzando.

Un elemento comune viene identificato subito: sia il bicchiere di sinistra che quello di destra sono di livello fotonico. Vini ricchi, abbondanti di forme eppur suadenti e slanciati. Tanta tanta goduria a profusione!

Tutti e due color Crodino. Il bicchiere di sinistra (che sarà poi Krug Rosé) eccelle in tostature fantastiche, fragole buone e mille altre cose, dal sorso teso e ricco. Il bicchiere di destra (Annamaria Clementi Rosé 2006 Ca’ del Bosco) è più vinoso, altrettanto tostato, e dopo una lunga permanenza nel bicchiere se ne esce con note di sandalo e anice.

Krug-CàdelBosco

Quello che ti aspetti è che Krug Rosé riscuota un apprezzamento unanime e incondizionato. Quello che invece, forse, non ti aspetti, è che con lo scaldarsi del liquido sia Annamaria Clementi Rosé a prendere la scena sfoderando una tenuta nel bicchiere semplicemente strepitosa. Risultato del match assolutamente inappellabile: sano ed onesto pareggio. Serata fantastica, due vini eccezionali.

Sia chiaro: il costo dell’esperienza con bolle rosé è solitamente alto. Nel caso di Krug – che è come dire Maserati – altissimo (circa 200 euro).

Per tutto il resto, con Annamaria Clementi Rosé si vola altissimo: semplicemente il miglior metodo classico rosato italiano.

Franciacorta Annamaria Clementi Rosé 2006, Ca’ del Bosco

1 bt: 129,50 euro (invece che 142 euro)”.

Letto questo resoconto di degustazione viene da chiedersi: ma quanto bene vogliono, ad Intravino e intorni e quanto bene vuole Morichetti, alla nota azienda di Erbusco facente parte del gruppo Santa Margherita? Sicuramente molto.

productplacement

E infine, ragionando ovviamente per assurdo, e ipotizzando che invece della pura realtà e della piccola cronaca vinicola di oggi noi ci trovassimo nel mondo della fantasia, nei reami del sogno, in quel mondo della realtà trasfigurata e immaginata che è un film, come non definire questi due episodi se non come meravigliosi, incredibili, straordinari esempi di applicazione di quella tecnica, tanto diffusa nel mondo cinematografico e televisivo, che corrisponde al nome di product placement?

Ma non siamo in un film, lo ripeto, viviamo nella dura, implacabile, spesso squallida e sorprendente realtà di oggi e dunque quello di Morichetti per Cà del Bosco e le sue “bollicine” è puro amore, solo amore, nient’altro che amore….

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E vissero insieme, felici e contenti…

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Dieci migliori Franciacorta Satèn, ma possiamo sapere su quanti in totale degustati?

TOP10

Una degustazione su cui sarebbe opportuno scrivere qualcosa di più

Noto con piacere che si estende il numero di siti Internet e blog che si interessano e scrivono di quelle “bollicine” metodo classico bresciane note come Franciacorta Docg. E come fanno le guide, e fa, nel suo piccolo, anche questo blog “bollicinaro”, anche altri bloggisti chiedono la collaborazione del Consorzio Franciacorta per poter degustare un certo quantitativo di vini delle diverse tipologie.

Ho così letto su un potente blog, potente come dimostra anche il numero di pubblicità di aziende e consorzi vinicoli che appaiono in bella evidenza, nonché il nome ed il curriculum del suo responsabile con cui dopo tanti anni di “guerriglia” ho fatto “pace” e non voglio certo riprendere a leticare, il Dossier Franciacorta: 10 migliori Satèn nel quale ci viene raccontato quali siano i dieci migliori Satèn della degustazione fatta da una collaboratrice.

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Peccato non venga riferito al consumatore – lettore, come tendiamo invece a fare tutti, quando facciamo degustazioni del genere, quale sia il numero complessivo dei vini di quella tipologia degustati da cui è stata tratta la selezione dei Top 10. Per completezza dell’informazione possiamo essere edotti su quanti Satèn degustati in totale questi 10 “super Franciacorta Satèn” sono risultati essere i migliori?

Tanto per avere le idee più chiare e perché la degustazione in oggetto ed il suo svolgimento siano, come merita il sito Internet che ospita l’articolo ed il suo responsabile, completamente trasparenti e non lascino adito a dubbi…

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Ma a voi viene voglia di andare ad assaggiare un Trento Doc presentato così?

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Ho già ironizzato, altrove, sulla creatività impazzita delle p.r. addette alla comunicazione del vino che tentano di offrirci motivazioni per andare al Vinitaly e passare allo stand dei loro clienti. Talmente creativi che non si accorgono che talvolta ci offrono ottimi motivi per girare alla larga da quegli stand….
Ora voglio segnalare qui un altro piccolo capolavoro di creatività, l’annuncio della presentazione di un nuovo Trento Doc prodotto da una di quelle simpatiche cooperative trentine, Cavit, che si fanno notare per una politica di prezzi su cui più di una volta ho detto quello che penso. Vi giro il contenuto della mail che mi è arrivata, opera del “consultant”, si è definito così, di una notissima agenzia di pubbliche relazioni.
Questo il testo: “Novità di quest’anno: Trentodoc Altemasi Pas Dosé (Chardonnet 60% – Pinot Nero 40%), lo spumante metodo classico che non prevede l’aggiunta di liqueur zuccherina. Con profumi complessi di pesca matura e di albicocca secca, ben integrati con piacevoli note di liquirizia e vaniglia, si presenta al palato sapido, austero e di buon nerbo… assolutamente da provare!”.
Lo giuro, non mi sono inventato nulla: questo Pas Dosé Trento Doc è definito “spumante”, l’uva con cui sarebbe a maggioranza composto non è quella che abbiamo conosciuto sinora, lo Chardonnay, bensì l’innovativo inedito Chardonnet, e sarebbero definite “piacevoli” e non fastidiose e pesanti “note di liquirizia e vaniglia”.
Domanda: oltre ad invitare il simpatico “consultant” a ripassare la grammatica di base del vino, a voi verrebbe voglia di andare ad andare ad assaggiare un Trento Doc descritto in questo modo?
A me, che di mio già non sono un fan di Cavit e dei suoi prezzi stracciati, assolutamente no…

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Invito a Vino in Villa: un Prosecco al veleno?

punto-interrogativo-e-pensatorePremetto subito che quella che seguirà vuol essere ed è esclusivamente una battuta. Pertanto prego iperciliosi e trinariuciuti dall’indignazione colpo in canna di prendersi una bella camomilla e di stare tranquilli. Sto scherzando.

E’ notorio, per chi segue questo blog, che il sottoscritto non sia precisamente un fan del Prosecco (Doc  o Docg poco cambia). Lo sanno tutti e lo sa anche il Consorzio del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, ovvero il Consorzio del Prosecco storico, quello Docg.

Bene, cosa mi è accaduto in questi giorni? Mi è successo di fare degli inattesi, simpatici incontri. Dapprima mi sono imbattuto a Verona, in occasione dell’Anteprima Amarone della Valpolicella, nel sempre elegantissimo e azzimato direttore del Consorzio del Prosecco Docg, Giancarlo Vettorello, che, papillon in resta, mi ha invitato a farmi vedere, cosa che non faccio da anni, nella Marca Trevigiana. Di trovare  qualche giornata da dedicare ad una visita alla zona di produzione del Prosecco Superiore. Magari in occasione dell’edizione 2013, che si svolgerà il prossimo 19 maggio, di Vino in Villa, la grande vetrina delle “bollicine” trevisane.

Ho preso nota dell’invito, sebbene abbia pensato che, con ogni probabilità, mi sarà difficile accettare, visto che giusto il 17 rientrerò a casa dopo cinque giorni trascorsi nelle sacre Langhe del Barolo e del Barbaresco e del Roero, per le degustazioni di Nebbiolo Prima.
Poi, come ho scritto qui, lunedì 11 sono andato a Milano per Identità golose  e nello spazio, molto poverello, del Milano FOOD&WINE Festival, mi sono imbattuto negli occhi azzurri di Silvia Baratta fondatrice e amministratrice di Gheusis comunicazione, nonché addetta stampa e comunicazione del Consorzio del Prosecco Docg.

InterrogativoCosa mi ha detto la bella Silvia? Dimostrando una perfetta sintonia con Vettorello mi ha invitato a tornare a visitare la zona storica del Prosecco e a partecipare, indovinate a cosa?, a Vino in Villa. A questo punto, visto che a chiedermelo è stata nientemeno che la Baratta (come si fa a deluderla?) ho cominciato a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di andarci.

Ma qualche notte fa, improvvisamente, mi ha colto un dubbio atroce. Vuoi vedere che il cortese invito fattomi a colpi di sorriso cela un risvolto insidioso? Non dico che i prosecchisti storici vogliano approfittare della mia presenza in loco per farmi sparire nottetempo, durante una visita in cantina, in un serbatoio d’acciaio, ovviamente di Prosecco. Ma forse hanno pensato ad una forma più sottile di vendetta.

Sapendo che al mio palato di “metodoclassicista”, di “champagnista-franciacortista-trentodoccaro-altolanghetto”, i loro Charmat base Glera sono un po’ duri da digerire, hanno pensato bene di invitarmi ad una due giorni dove mi troverei giocoforza a dover spararmi giù decine di Conegliano Valdobbiadene spumante, frizzante, extra dry, nonché qualche Cartizze. Pratica che potrebbe, alla fine, risultare esiziale.
Non è dunque una vendetta raffinatissima e luciferina e un Prosecco un po’ “al veleno” che progettano, con rara perfidia, di riservarmi?

PER LA VERSIONE IN INGLESE LEGGETE QUI

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una cosa mi pare certa da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per Fermare il declino!

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Franciacorta vs. Champagne: ancora ? A proposito di un romanzo di Giovanni Negri

Ho cominciato a leggere, con un certo diletto, i primi capitoli del nuovo romanzo dell’ex segretario del Partito Radicale nonché ex parlamentare italiano ed europeo Giovanni Negri, una nuova indagine, ambientata nel mondo del vino, del commissario Cosulich. Detective che torna ad indagare e a cercare misteriosi colpevoli tra vigneti e cantine dopo l’exploit del libro di esordio, Il Sangue di Montalcino, di cui avevo parlato qui e poi ancora qui intervistando l’autore.
Il ritorno di Cosulich in azione s’intitola Prendete e bevetene tutti ed è ambientato in Franciacorta, dove viene assassinato in circostanze misteriose tale Mario Salcetti, con la s, non con la f, ”inventore delle bollicine italiane”. Salcetti odiato da tale Luigi Brevelli già spumantista principe soppiantato dal Salcetti stesso.

Bene, non voglio rovinarvi (e rovinarmi) la sorpresa di scoprire il colpevole, ecc. ma voglio già ora esprimere il timore che da questo libro esca un’immagine della Franciacorta e dei suo presunti misteri un po’ da cartolina e molto lontana dal reale.
Pertanto, se mi è consentita la battuta, non mi dispiace affatto che qualcuno abbia pensato bene di far fuori e toglierci dalle… scatole, il Mario Salcetti (ripeto con la S e non con la F, prima che qualcuno pensi che mi riferisca all’amico Mario, agronomo ed enologo direttore di Quadra). Cosa serve difatti alla causa della Franciacorta, alla sua immagine, alla conquista, che tutti dicono di volere, anche quelli che prima di Natale sono stati beccati a svendere Franciacorta con marchi misteriosi (ma non molto…) intorno ai 5 euro, che esista uno sprovveduto che ancora nel 2013 pensi, parole attribuite a Salcetti da Giovanni Negri nel suo romanzo, che “creando il Brut Franciacorta abbiamo solo vinto una battaglia. La guerra l’avremmo vinta quando negli Stati Uniti ed in Germania, in Giappone e in Inghilterra, la bottiglia di Franciacorta sarà più prestigiosa, più comprata, più venduta della bottiglia di Champagne”?
Se conoscete, nella realtà reale e non quella romanzata di un eno-giallo, qualcuno che (s)ragiona come Salcetti, per favore accompagnatelo presso il più vicino manicomio…

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Da Talento a spumante: per Il mio vino le bollicine di Rotari non sono mai Trento Doc


Guardate questa illustrazione, la copertina della rivista mensile Il mio vino, un giornale che si è onorevolmente distinto per la sua battaglia già persa in partenza, da ultimo giapponese barricato e armato sino ai denti nella foresta, per dare un nome unico al metodo classico italiano, l’ultima ridotta, molto meno romantica di quella storica, la ridotta alpina, del Talento.
E’ un’uscita che proclama e celebra, così sembra di capire, i migliori vini dell’anno, sempre secondo l’insindacabile giudizio della rivista proprietà del dinamico (è da poco sbarcato in Cina con un’edizione cinese) Gaetano Manti (uno di cui ho sentito parlare, ma non ricordo dove, ah, ecco, qui…).
Bene, come potete facilmente vedere “spumante” dell’anno è l’AlpeRegis 2007 di Rotari Mezzacorona un vino che io non eleggerei nemmeno “vino della settimana” o del venerdì.
Gusti de Il mio vino a parte una cosa merita di essere, en passant, fatta notare.
La singolare cosa che per Il mio vino, per i suoi titoli e “strilli” di copertina i vini di Rotari non sono mai Trento Doc (come sono sempre stati e come pare che l’azienda ora si sia decisa a presentarli). In passato erano Talento (orrore!) e oggi sono “spumante”: in quale futura vita, in quale migliore battiatianaaltra vita” diventeranno mai, a pieno titolo, Trento Doc?

 

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Alla Rotari fanno miracoli: risolutamente Trento Doc ma (anche) con la nostalgia del Talento

Avete per caso una qualche nostalgia di quella cosa strana e un po’ necrofila che è stato il Talento, quel nome un po’ così con il quale si è erroneamente pensato, facendo i conti senza tanti osti che non ne volevano sapere, di dare “un nome collettivo a tutto il metodo classico italiano”?
Siete rimasti anche voi un po’ “orfani” di questa singolare utopia finita in commedia, dopo la recente decisione un po’ alla chetichella del principale responsabile di quello che ho più volte definito “tentativo di riesumazione di un cadavere”, di rinunciare al Talento e abiurare l’eno-satana bollicinaro per riscoprire la bellezza squillante e la purezza montagnosa del Trento Doc?
Tranquilli, niente paura, alla Rotari, la potente cantina sociale trentina ieri talentista per antonomasia e oggi tornata, con la benedizione/spinta della politica locale, sotto l’egida trentodocchista, sono così brillanti e fantasiosi da averne pensata una proprio geniale.
E così, mentre dal sito Internet di Rotari e dalla rivista fiancheggiatrice della tentata riesumazione, ovvero Il mio vino, nonché dalle etichette dei vini ogni accenno al Talento è sparito di colpo come per magia, ecco ricomparire il Talento sotto forma di bottiglie commercializzate nella GDO a fine 2012 e inizio 2013.
Come documenta la foto del volantino pubblicitario dell’offerta riportata in apertura, presso i punti vendita della catena Carrefour nel periodo dal 28 dicembre al 6 gennaio potrete aggiudicarvi a 6,85 euro bottiglie di Rotari old style, con ben visibile in etichetta la dizione Talento. Bottiglie da collezionare perché chissà quale valore avranno un domani…
Prevedo le vostre obiezioni. Ma dai Ziliani, sempre a prendersela con la povera Rotari! Quelle in offerta alla Carrefour saranno sicuramente scorte da smaltire con le vecchie etichette “talentose” e quale migliore canale se non la GDO e quale periodo più adatto se non quello degli ultimi brindisi dell’anno per provare a “sbolognarle”?
Giustissimo, sarà sicuramente andata in questo modo. Però… però…
Voi ve la sentite di escludere a priori che in nome di un singolare “ma-altrismo” di stampo valterveltroniano il management della Rotari abbia brillantemente pensato che così come una volta il vecchio PCI poteva essere contemporaneamente partito di lotta e di governo, conservatore e rivoluzionario, anche le loro bollicine possano ancora essere double face, convintamente Trento Doc, ma anche Talento?
Con i trentini del vino mai escludere a priori nulla: come dicono in Spagna, “todo es possible”…

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Trento Doc? Macché, Trento Roc(k)! “Con tutte quelle bollicine”…

Io la Coca- Cola me la porto a scuola, coca-cola si, coca-cola, coca-casa e chiesa, con tutte quelle bollicine, con tutte quelle bollicine…”. Queste, sono le bollicine italiane; anzi, le bollicine mondiali. Quelle cantate dalla voce roca e maledetta del cantautore di Zocca.
Sono le Bollicine cocacolose che fecero vincere al Blasco l’edizione 1983 del Festival Bar. Quest’anno (2012) la rivista Rolling Stones ha messo al primo posto nella sua classifica dei cento album italiani di sempre, proprio il disco, medesimo titolo, che contiene questo brano. E questo vorrà pur dire qualcosa. O no?
Ancora oggi – proprio in questo momento – digitando il tag “bollicine” in mister google, il primo (!) risultato riporta alla canzonetta con cui di sicuro almeno una volta nella vita, almeno una notte nella vita, tutti quanti ci siamo sballati.

D’accordo che quello di Trento è un Metodo Classico da sballo, forse. Ma affiancarlo all’idea dello sballamento blaschiano, mi pare avventuroso. E comunque, anche la maggior parte degli altri risultati della prima pagina di ricerca rimandano sempre alla stessa canzonetta.
E allora come la mettiamo? Chiediamo al Blasco di fare da testimonial al TRENTODOC e magari, già che ci siamo, anche a tutte le bollicine del mondo, Champagne e Prosecco compresi?
Oddio, potrebbe essere un’idea; anche un’idea di payoff, visto che a Trento, ho sentito dire, ne stanno disperatamente cercando uno che funzioni per davvero: TRENTODOC SI’, TRENTODOC-SCUOLA-CASA E CHIESA, con tutte quelle bollicine, con tutte quelle bollicine… .

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Devo ringraziarti Cosimo, perché con la brillante parte introduttiva di questo nostro post a quattro mani e due bicchieri, mi hai consentito di risolvere un piccolo mistero che mi affliggeva e di fare, insieme a te, un piccolo scoop.
Che non si dica troppo ad alta voce, e che la notizia, tanto sono in quattro gatti a leggere i nostri due blog, resti confinata a Ravina e dintorni. I Lunelli, sì, proprio quelli, i giovani grandi capi della celebre maison Ferrari, quella con la parola “spumante” che si legge ancora a caratteri cubitali sulla facciata della cantina quando le si sfreccia davanti in autostrada, sono dei rockettari.

Di più, sono tutti, da Marcello a Camilla a Matteo, il più scatenato di (si sussurra sia addirittura un insospettabile metallaro in giacca e cravatta) degli sfegatati fan di Vasco Rossi, pardon, Blasco come lo chiami tu.
E’ l’unica spiegazione possibile, del resto, oltre al fatto che i Lunelli sono anche proprietari dell’acqua minerale Surgiva, per capire come mai in casa Ferrari, tutte le volte che fanno un comunicato stampa e che devono parlare delle tante cose che fanno, si dimenticano, per puro caso ovviamente, di ricordare al colto e all’inclita che quei vini “spumeggianti” che producono alla periferia di Trento a Ravina, sono dei Trento Doc.
Ovvero quella denominazione e quel marchio (scritto TrentoDoc tutto attaccato) di cui loro sono gli indiscussi “azionisti di maggioranza”. Loro, teorici dello “sballamento blaschiano”, come lo definisci immaginificamente tu, o li chiamano “spumanti”, oppure, e lo fanno sicuramente pensando a Vasco, li definiscono solo “bollicine”.
Ultimo caso della serie, il comunicato di qualche giorno fa che annuncia all’universo mondo che “Alfio Ghezzi, chef della Locanda Margon di Trento (il ristorante delle Cantine Ferrari immerso nei vigneti alle porte di Trento) e vincitore della Selezione Italiana, sarà il portabandiera della cucina del nostro paese alla finale internazionale della 14° edizione del Bocuse d’Or, che si svolgerà a Lione il 29 e 30 gennaio 2013”.
Un comunicato che riferisce che “le Cantine Ferrari sono, insieme all’acqua Surgiva e a Promozione del Territorio, fra i sostenitori della squadra italiana presieduta da Giancarlo Perbellini, chef dell’omonimo ristorante ad Isola Rizza in provincia di Verona”.
E qui quel rockettaro perso, altro che bocconiano!, di Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari e dell’acqua Surgiva, non ce l’ha fatta più e ha gettato la maschera, facendo il suo bel “outing rock”, dichiarando che “la fiducia riposta in Alfio Ghezzi quando lo ho chiamato a dirigere il nostro ristorante è stata pienamente ripagata.
Con il suo talento, Alfio è riuscito a fare della Locanda Margon un luogo di eccellenza in cui le bollicine Ferrari accompagnano in modo innovativo una cucina raffinata, che valorizza i sapori e le tradizioni del nostro Trentino. Siamo fieri che spetti a lui rappresentare il nostro paese al Bocuse d’Or!”.
Dai Cosimo, vuoi mettere com’è più trendy, più giovane, più vigoroso e rock, chiamare i propri “spumanti”, pardon, metodo classico, insomma quella cosa che solo i parrucconi si ostinano ancora a chiamare Trento Doc, semplicemente “bollicine”?
Suvvia, lasciati conquistare anche tu, come suggeriscono i Lunelli di Trento, dalla modernità del messaggio, da quel mettere al centro della comunicazione “tutte quelle bollicine, con tutte quelle bollicine”!

Eno-divagazioni a quattro mani di Cosimo Piovasco di Rondò & Franco Ziliani

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/


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Per la grande stampa italiana anche in UK si produce Champagne…

A qualche mese di distanza da un eccellente articolo di Carlo Petrini (rovinato da un titolo incongruo) pubblicato su Repubblica, torniamo ad accorgerci che la grande stampa italiana ha urgente bisogno di aggiornamenti e informazioni in materia di Champagne. Su cosa sia questo prodotto e dove venga effettivamente prodotto.
I titolisti e talvolta gli autori degli articoli dimostrano di essere un po’ ignoranti sul grande champenoise francese, in caso contrario non arriverebbero a scrivere, come disinvoltamente fanno, di “champagne made in England” parlando degli sparkling wines prodotti in UK.
Dopo il titolo di Repubblica è ora la volta di titolo e testo, firmato dal giornalista Andrea Brenta, di un articolo pubblicato su Italia oggi e disponibile, nella sua interezza, nella sezione Edicola del sito Wine News.
Se il sottotitolo ci fa capire che le idee non sono perfettamente chiare quando ci si occupa di Bacco, “Gli inglesi scommettono sul riscaldamento climatico per riuscire a produrre spumanti a casa loro”, è il titolo a fugare ogni dubbio sulla competenza enoica di chi ha scritto questa cronaca, visto che si parla, apertis verbis, di “champagne made in England”.
Nell’articolo di Italia oggi leggiamo che si “scommette proprio sul clima per produrre champagne nella terra di Albione”, e poi troviamo ancora citato lo “champagne made in England”.
Come far capire a questi disinformati che Champagne è non solo il nome di un peculiare prodotto, ma di una precisa e unica zona geografica e di una denominazione, e che Champagne, ovvero un vino definito con questo nome, si può produrre solo in Francia, nella regione della Champagne e non altrove e tantomeno nel Regno Unito?
Perché “il n’y a de Champagne que dans la Champagne”, ça va sans dire…

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Rotari Mezzocorona: Cronache di gusto annuncia un “grande evento” per settembre

Fantastico vedere come le cantine potenti, quelle che fanno grandi numeri e hanno magari ampi budget da spendere in pubblicità, trovino facilmente, senza alcuna difficoltà, organi di stampa compiacenti, disposti a magnificare tutto quello che queste Grandi Aziende fanno senza nulla eccepire.
Ultimo esempio di questo atteggiamento molto “disponibile” è la “velina”, pardon l’articolo in stile comunicato stampa, annuncio e megafono, che il sito Internet siciliano Cronache di gusto, diretto da un giornalista che con le grandi aziende e non solo quelle siciliane vanta un notorio feeling, ha pubblicato per annunciare all’universo mondo “una grande scommessa, un mega evento”, parole sue, che una mega cantina cooperativa trentina, con interessi, un po’ discussi, anche in Sicilia, dovrebbe organizzare a settembre.
La cantina è la Rotari emanazione “bollicinara” della potente coop Mezzacorona guidata dalla “dinastia” dei Rizzoli, e l’articolo di Cronache di gusto, che potete leggere qui, anche se annunciato da un titolo apparentemente “inoffensivo”, ovvero “Mezzacorona si tuffa nelle bollicine”, finisce, (involontariamente?) con il suonare come una sorta di proclama e di annuncio quasi pubblicitario.
Questo raccontandoci di un “nuovo vino” in arrivo, di “una grande scommessa”, di “un mega evento di presentazione”, del lancio “di un nuovo spumante”. Un vino su cui “si punterà molto”, “uno chardonnay in purezza che sta sui lieviti ben 48 mesi”, dal nome ancora segreto anche se Cronache di gusto ci assicura “che evocherà in modo netto il territorio e le montagne che circondano i vigneti da cui nasce”.
Un vino che dovrebbe avere il ruolo strategico di “farsi spazio nel mercato delle bollicine con un rapporto qualità-prezzo invidiabile”. Si spera non ancora più basso del prezzo decisamente basso al quale le bollicine Rotari, come ho già più volte segnalato, finiscono sugli scaffali… Per Cronache di gusto il prezzo futuro, definito “molto concorrenziale”, dovrebbe essere inferiore ai venti euro.

E qui la “perla” che il management di Rotari sicuramente gradirà, il riferimento, senza alcuna motivazione o senso logico, con lo Champagne, fatto per rassicurare che questo novello Rotari sarà più conveniente dello Champagne: “Nessun paragone con sua maestà lo champagne ma se si potrà bere bene, molto bene, spendendo la metà o meno della metà rispetto a una bottiglia francese, di questi tempi non fa certamente male”.
Infine l’annuncio conclusivo dell’evento: “a settembre la presentazione con un evento a cui parteciperanno giornalisti da tutto il mondo”. Vogliamo scommettere che il direttore di Cronache di gusto (sulle cui pagine Web campeggiano i banner pubblicitari di Rotari e Feudo Arancio), dopo un articolo di presentazione così… solerte e puntuale, dove mostra un assoluto… Talento nel riuscire a non definire mai le bollicine di Rotari Trento Doc, sarà invitato d’onore?

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