Oggi all’Ordine dei Giornalisti a Milano a discutere di…Prosecco!

Come direbbe Pirandello “Ma non è una cosa seria”…

Non so se citare Pirandello e la sua celebre commedia, o se esclamare “sorridi, sei su Scherzi a parte!”.

La verità e che mentre voi leggerete questo post io sarò a Milano, all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, esattamente presso la sede del Consiglio di Disciplina Territoriale, convocato con tanto di raccomandata con ricevuta di ritorno, “invitato a comparire davanti a questo Consiglio per essere sentito nelle sue discolpe” a causa di un “provvedimento disciplinare” nei miei confronti aperto per “verificare se vi sia violazione delle norme deontologiche presiedono alla professione di giornalista e, in particolare, degli artt. 2, 48 L69/1963 della Carta dei doveri del giornalista con riguardo alla verità sostanziale dei fatti, ai doveri di lealtà e buona fede e dell’essenzialità e della continenza espressiva dell’informazione”.

5 commenti Leggi tutto

Grandi numeri per il Prosecco Doc nel 2014: l’annuncio dalla Prowein di Dusseldorf

onlyProsecco
L’export cresce del 26,9% rispetto al 2013. Ma il prezzo medio di vendita qual è?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo con un semplice interrogativo: perché mai i solerti comunicatori del potentissimo e arrembante Prosecco Doc non sono così trasparenti da comunicarci anche il prezzo medio di vendita al quale piazzano, in Italia e all’estero, le loro irresistibili “bollicine”

Lo sappiamo bene che quel prezzo non è alto, anzi, decisamente più basso di quel vergognoso Franciacorta svenduto a 3,99, per il cui rappresentante nel Cda del Consorzio ho chiesto, ribadisco e torno a chiedere le dimissioni (considerato che nel 2014 il prezzo medio di vendita della denominazione nella sua globabilità è cresciuto), però suvvia, amici prosecchistidoc, non vergognatevi se il vostro non è il prezzo medio di quello Champagne al quale dite, con rodomontesca comica espressione, di fare “la guerra”.

SuonareChampagne

Una Champagne che nel 2014 ha raggiunto “il secondo migliore volume d’affari della propria storia, crescendo del 3 per cento e raggiungendo la strepitosa quota di 4,5 miliardi di euro, poco distante dal record storico di 4,56 miliardi raggiunto nel 2007, anno prima dello scoppio della grande crisi economica“. Con una crescita, in volume, dell’8,1% in Italia. Suvvia prosecchisti Doc, non è il prezzo molto basso uno dei grandi segreti del vostro universale successo? Perché tacete questa evidenza?

Dalla Prowein, una delle manifestazioni fieristiche di maggior richiamo per il settore vitinicolo che quest’anno ha deciso di bruciare sul tempo il Vinitaly, solo di pochi giorni,  non senza ripercussioni organizzative per gli operatori del trade, vengono diffusi numeri molto interessanti sulla commercializzazione del Prosecco

“Da Prowein – anticipa il Presidente del Consorzio Prosecco Doc Stefano Zanette – annunciamo i dati positivi dell’annata 2014, a partire dal numero di bottiglie prodotte nel 2014 dai nostri oltre 10.000 coltivatori, con un aumento del 26,9 % rispetto all’annata precedente. Ma anche le bottiglie di Prosecco Doc vendute all’estero pari complessivamente a  199.300.000. Di queste, la maggior trovano collocazione nei mercati anglosassoni.
PiramideProsecco-conAsolo

Il Regno Unito, con un balzo del 60% in più rispetto all’annata precedente, è arrivato a toccare i 55 milioni di bottiglie guadagnandosi il primo posto nella scala dei Paesi importatori con una percentuale pari al 27.2% dell’intera quota export. Seguito a ruota dagli USA che registrando un + 34,2% si piazzano al terzo posto con una quota export del 18,8 che vale 37,6 milioni di bottiglie.

Il posto onorevole nel 2014 lo occupa ancora la Germania, mercato  storico per il Prosecco tanto che per moltissimi anni ha mantenuto la prima posizione tra i paesi  importatori, ma ora con il suo 21,1% che si traduce in circa 42 milioni di bottiglie è dietro agli UK anche se non ha perduto il vantaggio rispetto ai pur performanti Stati Uniti d’America.

LogoConsorzioProsecco

“Il 72 % dell’intera produzione di Prosecco Doc – prosegue il Direttore  Luca Giavi – viene lavorato come “spumante”, il restante 28%, quindi meno di un terzo,  viene realizzato nella più semplice versione “frizzante”. In Germania si verifica un fenomeno controtendenza rispetto agli altri mercati.

Mentre in  Italia e nel resto del mondo si privilegia la qualità spumante, in Germania si consuma soprattutto frizzante tanto che il 61% della quota export destinata ai tedeschi consiste in Prosecco con il tappo raso e solo il 7  % in versione spumante con tappo a fungo. Le ragioni di tale scelta non sono tanto legate a un fattore culturale quanto al fatto che il Prosecco frizzante non è soggetto alla penalizzante accisa di 1,02 € che incide invece su ogni bottiglia di Prosecco che varca il confine con il tappo a fungo”.

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

2 commenti Leggi tutto

Asolo superiore in crescita: tre milioni di bottiglie per un Prosecco superiore da non dimenticare

AsoloProseccoDocg
Spesso e volentieri, e anche il sottoscritto ha fatto questo errore, quando si parla di Prosecco ci si dimentica che oltre allo storico Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore (72 milioni di bottiglie prodotte) e al potentissimo, arrembante Prosecco Doc (306 i milioni di bottiglie toccati nel 2014) esiste un altro Prosecco, Superiore e Docg, da tenere in considerazione, anche se più piccolo come dimensioni.

Sto parlando dell’Asolo Prosecco Superiore Docg, tutelato dal Consorzio Asolo Montello e riferita ad una zona di produzione di grande fascino. L’Asolo Prosecco superiore Docg saluta il 2014 avendo messo a segno risultati decisamente significativi: a pochi mesi dall’entrata in vigore delle modifiche al disciplinare dell’Asolo Prosecco Superiore Docg, i dati stanno ricalcando le previsioni con un aumento sostanziale della produzione, che si assesta attualmente intorno ai 3 milioni di bottiglie.

Come racconta un comunicato stampa diffuso ieri dal Consorzio, “il passaggio dai 24.000 quintali di uva Glera rivendicati nel 2013 agli attuali 72.000, conferma oggi il grande interesse che produttori e imbottigliatori stanno dedicando all’Asolo Docg”. Passando ai numeri e alle statistiche, la comparazione tra 2013 e 2014, indica che da una produzione di 1.187.465 bottiglie si è passati a 2.958.118 bottiglie, con un incremento in percentuale di oltre il 149%.
MappaProsecco-conAsolo

Un dato raggiunto aggregando le performance sia “dai soci attuali del Consorzio che dai non soci, ed evidenzia come importanti aziende del settore spumantistico abbiano seguito con attenzione i cambiamenti, riguardanti la riequilibratura di aspetti tecnico – quantitativi relativi al miglioramento produttivo e alla conseguente commercializzazione del prodotto, messi in atto dal Consorzio. Aspetti che hanno indotto molti produttori ad inserire all’interno della produzione anche l’Asolo Prosecco Superiore Docg, incrementando e diversificando così la propria offerta sul mercato italiano e soprattutto internazionale”.

E per il futuro le previsioni sono ancora più rosee, ed il Consorzio si sbilancia a ritenere possibile “raggiungere una produzione complessiva di oltre 5 milioni di bottiglie entro il 2015, affermando contemporaneamente le quotazioni dell’Asolo Prosecco Superiore Docg a livelli il più possibile omogenei e adeguati alla sua qualità, una meta sulla quale gli attuali produttori sono peraltro già posizionati”.

Numeri piccoli rispetto a quelli dei due Prosecco più popolari, ma che dimostrano come il più piccolo, in termini numerici, dei Prosecco, stia crescendo e perseguendo, con successo, obiettivi di crescita e di buon posizionamento del prodotto, in Italia e all’estero.

________________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

Lascia un commento Leggi tutto

Prosecchisti prudenti che non si espongono

testasabbia
Il commento discutibile di un collaboratore mancato 

Mesi fa avevo proposto ad una persona che conosco e apprezzo per il suo modo di raccontare il vino, una persona che vive in Veneto e precisamente nell’area del Prosecco storico, quello targato Conegliano Valdobbiadene, di collaborare a questo blog con una serie di articoli, gli avevo lasciato totalmente libertà di manovra e piena autonomia, riguardanti il Prosecco. Soprattutto articoli dedicati ad aziende e vini, visto che il mio palato non è, notoriamente filo professo.

Qualcosa venne pubblicato, poi la persona sparì. Ci siamo nuovamente sentiti verso novembre, rinnovai l’invito a collaborare ed il mio interlocutore sparì nuovamente senza inviare quanto aveva promesso.

Giorni fa gli ho scritto, un po’ seccato, chiedendogli cosa avesse intenzione di fare, se collaborare o no, di modo da consentirmi di scegliere se proseguire scrivendo di Prosecco/Prosecchi a modo mio o se cercarmi un altro collaboratore, valido come lui, in loco.
onlyProsecco

Non penso di violare alcuna privacy pubblicando, come semplice testimonianza di una mentalità prosecchista (ce n’è sarebbe anche un’altra, decisamente più minacciosa, ma ne parleremo a tempo dedito…, magari nelle sedi opportune) quanto l’amico e a quanto punto ex collaboratore mi ha scritto.

Replico solamente sottolineando che la persona in oggetto ha perso una buona occasione non tanto per scrivere su Lemillebolleblog, ma per prendere le difese di quel Prosecco tanto vilipeso, a suo dire, da sottoscritto. Visto che gli rinnovavo (e non so rinnovargli ancora) l’invito di disporre liberamente dello spazio concesso per difendere la dignità e le ragioni del vino contro il quale “sparerei contro” ridicolizzandolo…
controcanto

Si vede che la persona non è esperto di musica e non conosce la tecnica del controcanto, del cantare a più voci, che non devono essere concordanti, ma possono divergere e completarsi in armonia senza scadere in cacofonia o contraddizione.

Contento lui, contenti tutti. Io fossi un prosecchista illuminato, e ci sono, m’incazzerei per questa “diserzione” (mi auguro frutto di una scelta volontaria e non di qualche sotterreaneo boicottaggio deciso di concerto con qualche produttore consigliori…) e rinuncia a difendere la Bandiera del Prosecco da parte del mio interlocutore… Ma, contento lui, contenti tutti…

ItaliaProsecco

Franco, tu sei un uomo intelligente e credo non servano spiegazioni di circostanza, quindi meglio essere diretti (a costo di sembrare e/o essere antipatici): io amo il Prosecco (come ogni altro vino) e ne ho parlato bene quando ve ne era il motivo, così come l’ho pesantemente attaccato o criticato quando meritava.

Ma purtroppo questo sarebbe impossibile farlo in un blog, come il tuo, dove il Prosecco viene quanto meno mal sopportato se non proprio ridicolizzato… basta leggere i post, ma soprattutto i commenti (e le tue risposte) per comprendere ciò.

“Prosecchino”, “prodotto per persone di scarsa cultura enoica”, “coca-cola de noantri” (per cui tu attribuisci, alla “bravissima Silvana”, addirittura una standing ovation).

 Standingovatin

Tu sei padrone di non farti piacere il Prosecco, vi mancherebbe, ma questo non vuol dire che tu lo debba dileggiare e deridere!

Pensi che tutti i produttori di Prosecco siano industriali del vino tipo Zonin o Santa Margherita, per cui il plus produttivo sono le temperature dell’autoclave o i lieviti utilizzati, oppure pensi esista anche qualche bravo viticoltore che crede nelle proprie uve e nel proprio prodotto?

Che magari propone il suo vino con la dovuta modestia (perché il Prosecco è un vino esile e modesto, ed è questa la sua grandezza perché ne connota la bevibilità!) ma proprio per questo deve essere rispettato e non vilipeso.

Questa mattina, alle 06.45 (e con una temperatura di 2 gradi sotto zero) uscivo dal garage di casa e sorpassavo un trattore che si stava dirigendo in località Soprapiana: un colle i cui vigneti sono talmente ripidi che la signora Silvana cadrebbe nel solo passeggiarvi, altro che nel compiere le operazioni di potatura come quelle che avrebbero di lì a poco impegnato il viticoltore che si trovava alla guida di tale mezzo.

prosecco-valdobbiene-colline-vigneti

Potrei mai scrivere del vino di quel produttore su di un blog che riesce solamente a deridere il suo vino?

La cosa mi spiace, perché ci sarebbe molto da dire e proporre: hai dei lettori che scrivono (nei commenti) vistose inesattezze per mancanza di dati e/o conoscenza, e con cui sarebbe piacevole intavolare un discorso costruttivo, ma è possibile fare ciò se il padrone di casa del blog è ostico a tale vino, e/o chi lo beve (al punto da indicarle come “persone di scarsa cultura enoica”), solo per motivi soggettivi?

Infatti a mio avviso (a mio personalissimo avviso, pertanto accetta tale critica) tu hai un approccio con il Prosecco esclusivamente soggettivo, mai oggettivo.

Nessun tempo è scaduto, per il semplice motivo che non è mai iniziato: certo mi spiace non averti spedito i post che avevo preparato, perché così facendo sembro una persona senza parola, ma forse è meglio questo che proporre la mia idea sul tuo blog: sarebbe come entrare in maglia rossonera ad Appiano Gentile sul campo di allenamento della Pinetina….

 GASPERINI ALLA PINETINA

Questo sopra è il mio pensiero, se sbaglio dimmi in che punto e dove, se invece le mie parole ti inducono una riflessione io sono qui: per parlare, o criticare, il Prosecco in modo costruttivo io sono sempre pronto.

Ad ogni modo seguirò sempre con piacere e rispetto il tuo lavoro.

Alessandro Carlassare

____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

2 commenti Leggi tutto

Bignamino il Prosecco? Macché, è tutta “nebbia di guerra”!

artiglieriapesante

Umberto Cosmo, prosecchista (Docg) dice brillantemente la sua

Forse ho usato l’artiglieria pesante, la scimitarra e non il fioretto, nella mia risposta alla brava p.r. del Consorzio Prosecco che in un simpatico intervento aveva magnificato la “joie de vivre” rappresentata dalle bollicine aromatiche veneto-furlan-veneto giuliane. Lo so, mais “à la guerre comme à la guerre”, anche se parlare di “guerra” in questi giorni terribili che la guerra l’hanno vista davvero, violenta, fanatica e di religione, apertamente dichiarata contro il nostro mondo ed il nostro sistema di vita e di pensiero, sembrerà un po’ eccessivo.

DueTorriHebdo

Era quindi logico che mi arrivasse una replica, altrettanto “cazzuta”, anche se spiritosa e arguta e scritta in un italiano splendido (mi vorrà mica portare via il lavoro?) da un prosecchista con i controfiocchi, da quell’Umberto Cosmo da Carpesica (TV) non solo eccellente produttore di esemplari Conegliano Valdobbiadene (ovvero Prosecco Superiore Docg) con il suo brand Bellenda, e di eccellenti metodo classico che si ostina a chiamare Talento, ma soprattutto, è per questo che lo adoro, importatore e distributore italiano con Bellenda distribuzione di alcuni degli Champagne del mio cuore, quelli dei carissimi Isabelle e Eric Coulon in quel di Vrigny.

TrisChampagneCoulon

Cosmo dice la sua (però ricordo che nella mia “intemerata” avevo “sparato” sul Prosecco generico e sul mare di Prosecco Doc, reale o finto tipo Frizzenti, manifestando rispetto per il Prosecco storico, quello superiore Docg…) ed io cosa devo fare se non inchinarmi di fronte a cotanto cognome che ricorda un maestro dell’ampelografia italiana (anche su alcune cose non sarei d’accordo e mi verrebbe voglia di replicare, ma mi taccio…) e dire grazie Umberto, hai profondamente ragione?
Siamo dalla stessa parte della barricata e questa Union Sacrée, nel nome del vino e delle bollicine italiane di qualità, la dobbiamo davvero fare. Non è forse “una lotta virtuosa”, un po’ da Don Chisciotte, quella che tu proponi?

UnionSacrée

“Linciato, suvvia Ziliani! I prosecchisti, come i cosiddetti selvaggi dell’ottocento, educati dai bravi occidentali, hanno smesso le loro barbare abitudini per portare avanti le loro ragioni e discutere con pacatezza e, si spera, con un po’ di intelligenza. Stiamo imparando a parlare e a scrivere così come, forse, stiamo imparando a fare un vino un po’ più buono (solo un po’, non si adombri!)

Sa, in passato, anch’io ho risposto in modo poco educato a provocazioni da parte di giornalisti che, facendo il loro mestiere, volevano sollevare polemiche per vedere l’effetto che fa e ricordo un brutto scambio di mie battute quasi da caserma con la brava Cristiana Lauro. Credo che dagli errori e dai più bravi si debba imparare e che già Albina Podda abbia risposto sul tema da lei proposto.

Bignamino

Dovrei forse offendermi per il termine “bignamino”. No, perché il Prosecco non è quel libriccino che aiutava i poveri di spirito al liceo. Il Prosecco è un vino, punto! Come vini sono gli altri da lei citati nella sua articolata risposta ad Albina.
Ho letto anch’io (sorridendo, lo confesso) le dichiarazioni del presidente e padre nobile della Franciacorta, ma che altro poteva dire? I comunicati stampa, come i bollettini di guerra, si scrivono per magnificare le virtù e minimizzare le défaillance. Non crede che sia così, lei che è del mestiere e, oltretutto, conosce molto bene sia il mio collega Zanella che il Consorzio da lui rappresentato.

Vede, anch’io cado a volte nella tentazione di voler bere solamente Clos d’Ambonnay o poco altro, ma a parte banali considerazioni di portafoglio, riflettendoci mi rendo conto che è la variegata e multiforme espressione del vino che mi affascina e trovo molto appagante scoprire grandi vini in denominazioni minori.

nebbiadiguerra

Non so se conosce l’espressione “nebbia di guerra”. Io la imparai alla scuola ufficiali e definisce quell’indistinto clangore, il fumo, le urla, gli spari: tutto quell’insieme che nasconde i singoli atti di grande eroismo che determinano alla fine le sorti della battaglia.
Il Prosecco sta vivendo questo: è finito, per i motivi più disparati, nel piccolissimo gruppo delle grandi denominazioni e sta imparando a combattere, ad allevare eroi.
Il mondo variegato e multiforme del Prosecco sta imparando che le battaglie si vincono con l’aviazione sofisticata e con l’umile fante, con le portaerei e con i marines che muoiono sulla spiaggia.

Ecco, per il momento abbiamo la carne da cannone e stiamo allevando i nostri eroi, in silenzio e con umiltà, ma con la grande fortuna di credere in quello che facciamo, con la coscienza, con la consapevolezza che la nostra crescita ai massimi livelli è solo questione di tempo: una, due o più generazioni non importa. Chi fa il nostro mestiere conosce il valore del tempo e lo rispetta. Non abbiamo la presunzione di altri che vorrebbero essere subito ciò che ancora non sono e rischiano così magre figure. Noi perderemo delle battaglie, ma vinceremo la guerra, non solo per noi ma per il vino italiano.

2015Millesimes

In fondo, anche se ancora non se ne rende conto pienamente, lavoriamo assieme io e lei. La differenza tra noi due è che io sono un produttore che sa che la nostra battaglia andrebbe condotta assieme a tutte le denominazioni italiane per vincere la guerra mondiale e lei è un giornalista che solleva quelle tensioni benefiche che stimolano ogni denominazione a dare il meglio, in quella che vorrei una lotta virtuosa, atta a creare quei campioni che fanno grande l’Italia del vino”

Cordialmente, Umberto Cosmo

____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

2 commenti Leggi tutto

Risposta e precisazioni all’appassionata p.r. del Consorzio Prosecco Albina Podda

Bandierevento

E bravo Prosecco! Ma il vino vero resta tutta un’altra cosa…

Sono un po’ in ritardo nella risposta, promessa e ancora non arrivata, alla brava Ufficio stampa del Consorzio Prosecco Doc, Albina Podda, di cui ho ospitato giorni fa un simpatico e appassionato intervento. Nel frattempo abbiamo avuto modo di fare una divertente conversazione telefonica nel corso della quale le ho confermato la mia simpatia e stima (senza fare in alcun modo il “lumacone”, perché dalla voce ho capito essere molto più giovane di me… e poi, potrei mai innamorarmi io di una prosecchista? Non sia mai!) ma le ho detto che non le farò sconti, pur ammirando il suo modo di lavorare.

Questo detto da un non prosecchista, semplicemente per una questione di gusto, perché il mio palato non riesce ad entrare in sintonia con il gusto, facile e popolare, comprensibilissimo (detto senza alcuno snobismo e birignao) del Prosecco (Docg e Doc). Uno che al Prosecco si avvicina considerandolo un vero “fenomeno”, come ho sottolineato, con tutte le connotazioni di carattere commerciale e di costume che comporta.

LogoConsorzioProsecco

Attendo con grande curiosità di conoscere non solo i dati 2014 definitivi (che saranno di segno positivo) delle expéditions des vins de Champagne (anche se qualcosa ho già anticipato qui), e sono curioso di conoscere anche quelli relativi al previsto exploit delle bollicine aromatiche un tempo solo della Marca Trevigiana, oggi prodotte in tutto il Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Alla simpatica Albina Podda voglio dire che ha ragione, che non voglio proprio rassegnarmi al successo del Prosecco, perché penso che chi sceglie di bere “bollicine” meriti qualcosa di molto meglio. E anche se capisco – e apprezzo – il suo orgoglio prosecchista, lei non può pensare che l’Universo Prosecco (Doc e Docg) – che merita tutto il rispetto possibile (meno quando sbraca sui prezzi sino ad abbassarli a livello di gazzosa..) – possa detenere, anche se è sano e laborioso nord-est, il monopolio per rappresentare quella “Italia sana, laboriosa, onesta, da contrapporre all’altra Italia, decisamente meno ammirevole, che propone al mondo il peggio di sé”.

EcoleChampagne

Quell’Italia buona, giusta – di cui non dobbiamo vergognarci, come lo facciamo, ogni giorno, della nostra impresentabile, oscena, sordida classe politica tutta – la troviamo, a macchia di leopardo, in tutta l’Italia del vino, nelle terre del Prosecco (Docg e Docg) ma anche e soprattutto dove si pratica e si e onora una pratica enologica, sempre bollicinara, ben più difficile, costosa e impegnativa quella appresa all’école du Champagne. Penso a Franciacorta, Oltrepò Pavese, penso (faccio un po’ più fatica a farlo…) anche al Trentino del Trento Doc, per citare solo i metodo classico italiani a denominazione d’origine.

numeridacirco

Definire poi il Prosecco Doc “le nostre bollicine di bandiera, espressione della migliore italianità nel mondo” avrà anche una sua logica, puramente numerica, perché sono di gran lunga le “bollicine” prodotte in maggior numero, perché l’inconfutabile primato nei dati numerici è dalla parte del Prosecco Doc, ma è una bandiera, mi consenta Albina, non solo casual ma un po’ stracciona, e non proprio elegantissima (come il premier italiano Renzi pateticamente in jeans alla Marche Républicaine di Parigi), di cui a mio avviso non si deve menare particolare vanto.

Renzicialtrone-ridotto

 

Perché il Prosecco cresce, fa numeri da circo (in tutti i sensi), sfonda in Italia e nel mondo, e trova sempre nuovi personaggi in vena di amenità e barzellette pronti a strillare, invasati e mari un po’ ciuchi (di prosecchino ovviamente) che “Prosecco batte Champagne”, ed è vero che “si valuta che il Prosecco da solo rappresenti il 50% – 60% della produzione totale degli Spumanti italiani e quasi il 70% delle bollicine nazionali esportate”. Ma, facendo finta di ignorare di aver usato la parola “spumanti”, che a me fa venire immediatamente la nausea, resta il fatto che mentre il Prosecco aumenta nei volumi non aumenta come valore, anzi

CocoChanelChampagne

Proprio quello che non accade, come ho scritto qui, con un post che ha fornito dati che nessuno in Italia aveva ancora dato, in Champagne, dove a differenza di altre bollicine (anche italiane), che hanno avuto un clamoroso successo soprattutto perché costano poco e sono cheap e super popolari e facili da capire anche per dilettanti del vino ed astemi, l’universo Champagne nel 2014 metterà come fiore all’occhiello il fatto di aver raggiunto il secondo migliore volume d’affari della propria storia, crescendo del 3 per cento e raggiungendo la strepitosa quota di 4,5 miliardi di euro, poco distante dal record storico di 4,56 miliardi raggiunto nel 2007, anno prima dello scoppio della grande crisi economica.
logoconsorzio-franciacorta-300x181

E anche in Italia, sebbene qualcuno abbia rischiato, spero involontariamente, durante il concitato periodo delle (s)vendite natalizie, di “mandare in vacca” un Sistema e un’immagine del prodotto alta e non banale, la Franciacorta, con i suoi numeretti che continuano a crescere, ha fatto, in piccolo, altrettanto: “Partiamo da quelli sul fronte commerciale: al 31 di Ottobre si registra un più che positivo incremento delle vendite del 5,4% in Italia e del 12,9% all’Estero con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%) nonostante un contesto economico generale estremamente complesso”.

Quanto alla semplicità del Prosecco, “disarmante semplicità” come lei la chiama, lei sfonda una porta aperta. E’ poetica quasi la sua descrizione del Prosecco come “vino facile,  immediato, fresco nei profumi e nel sapore grazie a un profilo sensoriale dove spiccano i sentori di frutta e fiori bianchi che tanto piacciono anche ai non esperti di vino e non richiedono necessariamente un’attenta concentrazione nel degustarlo”.

ItaliaProsecco

E ancora più spiritosa l’immagine del Prosecco “come un ragazzino che manca della ricercatezza e della raffinatezza che solo un uomo più maturo possiede, ma esprime tutta la “joie de vivre”, la fresca spensieratezza e l’immediatezza che soltanto le cose semplici e autentiche possono trasmettere. Non tutti, non sempre, desiderano bere vini importanti, complessi, che vanno degustati con attenzione e capiti bene per poter essere apprezzati in tutte le loro espressioni. Ma a  Lei, signor Ziliani, nel bere, come in altre cose … non capita mai di desiderare le cose semplici?”.

Hollandecaviar

E qui, cara Albina, lei ha proprio toppato e ha inanellato una serie di errori marchiani. Prima nel pensare a me, che sono una persona semplice, maledettamente semplice, quasi un provinciale da pane e salame e non da caviale, come uno snobbettino sciocco che ama solo le cose complicate e arzigogolate.

IoPugliaestate2012

In secondo luogo dimenticando che i grandi vini, quelli che ci raccontano delle storie, quelli che vale la pena di bere, non come mere bevande o wine commodity, sono semplici, si fanno capire, comunicano immediatamente. Ma non sono necessariamente banali.

Jojedevivre

Infine usando, anzi abusando, un termine, “joie de vivre” che con il Prosecco, qualsiasi Prosecco, non c’entra nulla, perché lo sanno anche i sassi che è sinonimo di Champagne. Pertanto cari prosecchisti o vi inventate qualcosa in veneto-furlan, oppure mollate l’osso, pardon, la joje de vivre, che non è roba per voi…

Non ho dubbi, l’ho anche scritto, che il Prosecco metta simpatia, che piaccia e diverta e metta d’accordo tutti, ricchi e poareti, che goda di un “sentiment” positivo che non si traduce solo in uno straripante (per il momento) successo commerciale e che davvero, come lei dice, “rappresenta un fenomeno senza uguali”.

LogoProseccoSuperiore

Nessuna incertezza sul fatto che il Prosecco sia “un vino moderno” che “affonda le radici in un passato antico”, almeno nella sua zona storica, la Marca Trevigiana di Conegliano Valdobbiadene, dove nasce e vive il vero Prosecco, e che l’ombra di Prosecco sia “la più amata dai nostri vecchietti, che hanno saputo trasmettere intonso l’entusiasmo di berla anche ai nostri ragazzi, ai quarantenni, alle nostre signore, giovani e meno giovani”. E chi mai potrebbe contestare la sua affermazione, il suo claim (mai pensato di entrare in pubblicità?) per cui è “un vino democratico perché piace ai ricchi ma è “un lusso” che possono permettersi tutti”?
onlyProsecco

E’ vero, Il Prosecco si presenta per quel che è, non se la tira e per dirla con i Rolling Stones, It’s only Rock ‘N’ Roll (But I like it…). Godiamoci (come italiani), godetevi voi come Consorzio Prosecco Doc, questo successo, e come cantava Orietta Berti, Finché la barca va… ma non montatevi la testa, non pensate di avere in mano un capolavoro, un vino di quelli che non si dimenticano… Che passeranno alla storia, quella con la s maiuscola, come il Barolo, il Brunello di Montalcino, il Soave (oh yes, il Soave, anche a me piace la semplicità) il Franciacorta ed i grandi vini francesi, Champagne su tutti.

Il Prosecco è stato ed é, e speriamo lo sia meno in futuro (il mio auspicio é pertanto che la crisi economica pian piano allenti la propria morsa d’acciaio) il vino perfetto per quest’epoca di pochi soldi in tasta e scarsa disponibilità di spesa (per le persone normali) e di poca cultura enoica, nonostante il pullulare dell’informazione su carta e sul Web.

SuonareChampagne

Un vino perfetto per avvicinarsi al vino, come introduzione e bignamino: ma il vino, quello vero, fermo e soprattutto quello con le bollicine, resta tutta un’altra cosa…

____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

 

27 commenti Leggi tutto

Il Cava in forte ripresa in Spagna, ma lo Champagne in Francia continua a faticare

D.O.CAVA_
Sono consapevole del rischio di essere smentito quando verranno resi noti i dati relativi alle “expéditions ” de Champagne di maggio e giugno, ma basandomi sui dati relativi al primo trimestre 2014 penso di poter tranquillamente far notare una situazione molto singolare.

La crisi economica, la contrazione della disponibilità all’acquisto, continua a mordere in tutta Europa, forse con la sola eccezione della Germania, che appare in ripresa. Eppure sembra che in un Paese, la Francia, che sembrava più in salute o se vogliamo dire meno in difficoltà rispetto ai colleghi del sud dell’Europa, ovvero Spagna, Italia e Grecia, le cose, almeno secondo un particolare indice, non vadano bene.

Il particolarissimo indice prescelto è rappresentato dall’andamento delle vendite nei primi tre mesi del 2014, sui mercati interni di Francia e Spagna, dei due metodo classico nazionali, lo Champagne ed il Cava.

In Spagna, Paese che credevamo ancora attanagliato da una crisi economica molto grave, il Cava, che ha fatto registrare incrementi complessivi delle vendite pari al 18,06%, ha visto le vendite crescere di 5.341.157 unità sino a toccare quota 16.952.808 con un incremento del 45,98%.

champagnePoster1

In Francia invece, nel primo trimestre 2014, le spedizioni di Champagne, che rappresentano il 49% del totale, hanno registrato un calo del 2,2%, che in aprile è salito al 6,5%. Del resto l’esistenza di un “caso mercato francese” era apparsa evidente anche a gennaio, quando esaminando l’andamento delle vendite del dicembre 2013, che avevano segnano un incremento dell’otto per cento rispetto al dicembre 2012, si era visto che a fronte di una crescita del 18,2 nei Paesi dell’Unione Europea e del 14,9% nel resto del mondo, in Francia la crescita si era limitata ad un 3,2%.

E così può accadere che sia sui mercati esteri che in Francia lo Champagne (i giornali francesi ormai lo scrivono chiaramente) debba far fronte alla concorrenza “des vins effervescents venus d’Espagne (cava) ou d’Italie (prosecco) vendus deux à trois fois moins chers”, degli spumanti spagnoli (Cava) o italiani (prosecco), da due a tre volte meno cari. Si legge anche che in Francia una parte dei tradizionali clienti di Champagne sono passati, oltre che al Cava, quinto posto per la Francia nella classifica dei Top 10 Cava importers, con una crescita percentuale nel primo trimestre 2014 del 16,69% e un milione e mezzo circa di bottiglie importate nel 2013, anche ai vari Crémants (Loire, Bourgogne, Alsace, ecc.) o all’AO Saumur.

Sicuramente le più concrete motivazioni di questo calo delle vendite di Champagne in Francia, (che restano comunque attorno al 55% complessivo) sono di ordine economico e stanno portando una serie di ex clienti dello storico méthode champenoise a cercare, nella produzione francese ed in quella estera, delle alternative più risparmiose, ma forse esistono altri motivi di ordine psicologico relativi ad un’idea dello Champagne come “prodotto di lusso”, che inducono i consumatori a passare dallo Champagne ad altri vini “pétillant”.

E non si può attribuire il calo del consumo della bevanda nazionale in Francia ad un calo del turismo estero, perché le cronache dicono che c’è stato un significativo aumento. Forse di un turismo portato a spendere meno, a bere Crémant, invece che Champagne…

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

Lascia un commento Leggi tutto

Il Consorzio Prosecco Doc delibera lo svincolo di oltre 100.000 ettolitri di vino

LogoConsorzioProsecco
Una decisione motivata dalla crescente domanda dei mercati

Mentre il mondo del metodo classico rimane sdegnosamente diviso e non prende in considerazione alcuna ipotesi di collaborazione operativa tra le diverse denominazioni, il Prosecco, ed in particolare il Prosecco Doc, viaggia a gonfie vele.
Come annuncia un comunicato stampa del Consorzio di tutela Prosecco DOC è partita ieri “la richiesta ufficiale di destoccaggio diretta alle Regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia sulla scorta della decisione assunta lo scorso giovedì 12 giugno dal proprio Consiglio di Amministrazione che ha deliberato lo svincolo di oltre 100.000 ettolitri di vino atto a divenire Prosecco DOC. La quota così liberata, pari al 5,1 % della produzione totale, in parte prudenzialmente stoccata con la vendemmia 2013, va a soddisfare la crescente domanda di prodotto e consentirà ai produttori di immetterla nel mercato come Prosecco Doc con miglior remunerazione”.

Come commenta il presidente del Consorzio Stefano Zanette “Si tratta di un’ulteriore conferma del trend positivo di vendita del Prosecco DOC che spicca in un contesto di contrazione generalizzata dei consumi. Alla vigilia della vendemmia 2013 il pronostico più ottimistico auspicava l’assorbimento, da parte del mercato, dell’intera nuova produzione, tenendo conto che si prevedeva aumentasse nella misura di almeno il 10% rispetto all’annata precedente. Oggi possiamo dire che non solo l’obiettivo è stato raggiunto ma addirittura superato. Quindi circa un terzo (29,3%) del prodotto stoccato nella logica di gestire il delicato equilibrio tra domanda e offerta che determina il valore dei beni, viene svincolato a significare che le politiche di governance attuate dal Consorzio vanno nella giusta direzione”.

Tecnicamente il Consorzio ha deciso di destinare la quota di vino sottoposta a stoccaggio in questo modo:
per i vigneti al secondo anno (resa al 60%): la quantità di vino ottenuta dalle uve eccedenti gli 87 quintali fino a 92, alla produzione di vini DOC Prosecco, mentre la parte rimanente, fino alla resa massima consentita, alla produzione di vini IGP e/o spumanti varietali senza indicazione al riferimento delle varietà Glera;
per tutti gli altri vigneti (al pieno potenziale): la quantità di vino ottenuta dalle uve eccedenti i 145 quintali fino ai 153, alla produzione di vini DOC Prosecco, mentre la parte rimanente, fino alla resa massima consentita, alla produzione di vini IGP e/o spumanti varietali senza indicazione al riferimento della varietà Glera”.

Va sicuramente notata, in questa comunicazione, l’elevata resa per ettaro (nonché l’uso calibrato delle eccedenze) che non è certo la resa per ettaro dei vari metodo classico italiani a denominazione e consente margini di guadagno nettamente superiori.

Ma il fatto che già a metà giugno si decida di svincolare oltre 100.000 ettolitri di vino atto a divenire Prosecco DOC per fare fronte alla richiesta dei mercati dimostra come questo prodotto, pur con tutti i suoi limiti e con le critiche che gli si possano avanzare, sia entrato nello stile di consumo (e di spesa) di molti eno-appassionati in tutto il mondo e che “rischia” di incrementare ulteriormente le vendite anche nel corso del 2014.

1 commento Leggi tutto

Prosecco Doc, anche per il 2014 vino ufficiale del mondiale Superbike

ProseccoSuperbike2014
Devo confessarlo, appassionato della Moto GP come sono, (una passione messa a dura a prova negli ultimi due anni, quando in sella ad una moto che non avrebbe mai vinto anche se avesse corso da sola Valentino Rossi sembrava quasi sull’orlo della pensione), abituato a considerare il campionato Superbike una competizione nettamente inferiore ed il buon retiro di quelli che in Moto GP non combinavano più nulla o non trovavano più spazio, mi sono perso, e devo fare doppia mea culpa, perché si tratta di una news 2013, un’autentica notizia.

Anche se nessuno all’epoca (parlo del Consorzio) si era dato da fare per comunicarmela, un annetto fa mi sfuggì una informazione non di poca importanza, di cui, se fossi stato a conoscenza, avrei scritto con tanto di complimenti.

La news era – potete leggerla qui – che il Consorzio del Prosecco Doc aveva firmato un contratto con gli organizzatori del mondiale Superbike 2013 per la fornitura di Prosecco, i tradizionali magnum che si stappano sul podio (Champagne per la Formula Uno e Cava per la Moto GP) per celebrare i prime tre classificati davanti alle telecamere delle televisioni di tutto il mondo, per tutte le quindici gare del campionato.

Il comunicato dello scorso anno sottolineava che “l’esclusiva commerciale garantisce una copertura che va dall’Australia agli Stati Uniti, toccando tutti i principali Paesi europei e sfondando anche verso l’area dell’Islam”.

Ma perché parlare di una news che risale nientemeno che ad un anno orsono? Perché il sottoscritto la “folgorazione” di questa brillante operazione di marketing e comunicazione l’ha avuta domenica scorsa (come sempre in ritardo) quando facendo zapping con il telecomando mi sono imbattuto nella gara 2 del mondiale Superbike che si stava svolgendo in UK, a Donington, ed in particolare sull’inquadratura di una serie di grandi cartelloni pubblicitari posti a bordo pista che recitavano Prosecco Doc.

Una rapida ricerca su Google mi ha permesso poi, dopo essermi seguito alcuni giri della gara e aver verificato che avevo letto bene, di apprendere, news del 10 maggio, anche questa non pervenuta, che l’esperienza dello scorso anno era stata tanto positiva che sia i responsabili marketing SBK sia il Consorzio del Prosecco avevano deciso di bissarla e ripeterla anche per il 2014 e così “le bollicine del Prosecco DOC bagneranno anche in questa stagione i gradini del podio in tutti i round del Mondiale Eni FIM Superbike”.

Il Presidente del Consorzio Stefano Zanette ha così motivato la decisione: “Abbiamo rinnovato questa collaborazione perché il Mondiale Superbike è un’attività sportiva di carattere internazionale che assicura al Prosecco DOC un’enorme visibilità. I dati dello scorso aprile davano la Superbike l’evento motociclistico più visto in televisione a livello italiano ma nel panorama mondiale ci consente di raggiungere Paesi per noi molto interessanti veicolando il messaggio”.

Non conosco le cifre, che saranno sicuramente importanti, di questo accordo, ma dati i volumi di cui il Prosecco Doc dispone, il budget presumibilmente cospicuo destinato alla comunicazione e alla pubblicità, e una commercializzazione che vede di anno in anno l’export crescere (si leggano le cifre eloquenti riportate in questo articolo), credo che l’accordo pubblicitario con il mondiale Superbike sia un’ottima operazione ed un modo intelligente di farsi conoscere da un pubblico in gran parte giovane in tutto il mondo.

Un pubblico di bikers e di motards che anche a livello d’immagine siamo abituati a considerare come naturale consumatore di birra, ma che anche grazie ad accordi come questi tra Prosecco Doc e Superbike potrà progressivamente avvicinarsi al mondo del vino e scoprirne il fascino e la complessità.

Lascia un commento Leggi tutto

Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze Dry Nino Franco

bottigliaCartizzeLo confesso, il celebre aforisma di Nicolas de Chamfort “più si giudica, meno si ama”, si addice perfettamente al mio (errato) comportamento nel momento in cui mi ritrovo tra le mani un calice di Superiore di Cartizze: tendo ad assaggiare e giudicare senza prima godere della gioia che ogni buon calice di vino può dare, dimentico in parte la dovuta oggettività, e mi faccio trasportare da quell’innata antipatia che ognuno di noi prova nei confronti di quel Principe destinato a divenire Re, non per meriti acquisiti, ma per il solo diritto dinastico. Assaggio e riassaggio, ed esprimo il mio giudizio privo di amore verso questo vino.

D’altra parte la colpa non è mia: nulla posso se qualche produttore si ostina nel vendere dello spumante che del Cartizze ha solo il nome (e si sa, le colpe di qualcuno ricadono su tutti) ed in cui l’unico aspetto realmente Superiore è solo il prezzo.

Di tale prevenuta antipatia ha dovuto fare le spese (almeno sino all’apertura) anche l’incolpevole bottiglia di Superiore di Cartizze della Nino Franco.

Non meritava tale antipatia già per l’aspetto privo di fronzoli e di quelle concessioni che spesso si regalano a questo vino: la bottiglia classica e l’etichetta sobria ed elegante ben riflettono lo stile di quest’azienda, dove nulla viene lasciato alla pura apparenza ma trova fondo in una concretezza non comune. Scritte bianche su fondo grigio, limitato uso del nero ed un ancora più parco utilizzo dell’argento a caldo. Unico vezzo un tocco di rosso per scrivere il nome aziendale e contornare l’annata.

D’altra parte lo stile dell’azienda è quello del proprietario, Primo Franco: sobrio, concreto, elegante! Primo è indubbiamente persona che testimonia la veridicità della locuzione nomen homen: per capacità, intelligenza, preparazione,  limpida visione del mondo che lo circonda questo produttore si colloca tra i primi della classe, e la sua franchezza, sempre diretta e schietta, a volte quasi indisponente (ed a volte senza quasi), fanno di lui un uomo con cui lo scambio di opinioni non è mai una perdita di tempo, bensì un arricchimento di rara opportunità, proprio perché offerto senza nessuno sconto alla simpatia del caso.

Il Cartizze Nino Franco si presenta nel bicchiere di un bel giallo paglierino, con una corona pronunciata e persistente. Al naso immediati i descrittori tipici del Prosecco: mela e pera in profusione, poi ancora mela, cui fanno seguito una gentile mentuccia, salvia, ed un accenno di arancia dolce. Infine una mandorla appena percettibile ma tanto caratterizzante quanto gioiosa nel suo essere mandorla di confetto.

L’ingresso in bocca ripropone gli aromi percepiti all’olfatto, ma è la struttura di questo Cartizze a connotarne il pregio: mineralità e sapidità prepotenti giustificano il suo essere prodotto in versione Dry, e sorreggono il ricco bouquet per donare una persistenza non comune.

etichettaCartizze

Proprio gli aspetti minerali, la sapidità e la notevole persistenza mi spingerebbero nell’osare qualcosa in più del classico abbinamento con pasticceria secca che tanti raccomandano: sarei curioso di affrontare un tataki di tonno oppure della panzanella giocata su toni dolci… piccole concessioni sugli antipasti che permettono abbinamenti inusuali.

Per una mia predisposizione personale verso il Prosecco a ridotto dosaggio zuccherino, confesso che mi piacerebbe molto vedere la Nino Franco alle prese con un Cartizze Brut e/o al limite dell’extra Dry: sono certo che sarebbe un Cartizze da antologia.

La bottiglia degustata, acquistata in enoteca al prezzo di euro 19,90, vale certamente le 4 stelle e mezzo, ma sono certo che nella primavera inoltrata (ovvero dopo una giusta permanenza in bottiglia) le cinque stelle sarebbero il giusto compendio.

Alessandro Carlassare

 

6 commenti Leggi tutto

Ancora sul Prosecco Doc: ma è proprio l’essere solo una “bollicina” a determinarne il successo

ZonaProseccoDoc

Mi ha fatto molto riflettere il post, pubblicato lunedì, di Alessandro Carlassare, sulle inevitabili criticità della nuova grande, anzi immensa, denominazione bi-regionale Prosecco Doc, con i suoi 16.500 ettari nella regione Veneto e 3.500 ettari nella regione Friuli Venezia Giulia, larghissima parte dei quali di recente impianto.

Mi fido di quello che lui scrive, alla luce dei suoi assaggi, ovvero che l’unico comun denominatore di larga parte dei vini di questa maxi Doc espressamente nata come un progetto economico/politico ( aspetto che non può che danneggiare la denominazione storica del Prosecco, il Conegliano Valdobbiadene Docg) sembra, per ora, essere rappresentato esclusivamente dall’essere tutti vini dotati di “bollicine”. Espressione di una tecnica di cantina consolidata che consente di realizzare vini, a costi ridotti ed in tempi veloci, che rispondono perfettamente all’attuale vorace richiesta dei mercati.

Sarebbe del resto impossibile, con una storia così recente, con vigneti in giovanissima età, con zone dove la caratterizzazione della Glera, l’evidenziazione di un rapporto terra-vitigno richiederà molti anni, pensare di poter ottenere il “miracolo” di vini che possano da subito mostrare complessità, pluridimensionalità organolettica, personalità peculiare.

Vorrebbe dire non solo aver trovato immediatamente “la quadra”, aver azzeccato e mi riferisco soprattutto al Venezia Giulia, dove anche produttori importanti si sono convertiti alla Doc prosecchista, posti giusti dove la Glera si è rapidamente ambientata ed espressa, ma essere riusciti in qualcosa che forse il “progetto Prosecco Doc” stesso, almeno in questa fase, non richiede.
Ovverosia dar vita ad una differenziazione di prodotti, a vini che nell’ambito di una denominazione che ha tutto l’aspetto di un marchio, perché la richiesta crescente, soprattutto internazionale, è di Prosecco, di Prosecco che siano disponibilità in quantità e a prezzi bassi, possano mostrare sfumature, varietà – Carlassare parla di mineralità, sapidità, fragranza, aromaticità intrinseca del frutto che, paradossalmente, potrebbero risultare un “problema” per la comprensione e l’apprezzamento di questi vini.

In questa fase di successo planetario del vino italiano con le bollicine chiamato Prosecco, che vede protagonisti consumatori che al vino sono arrivati di recente, che hanno trovato nel Prosecco un approdo immediato, credo che il carattere indifferenziato dei vini, l’essere molto simili tra loro, non avere grandi differenze, ne determini il successo.

easy

Molto più complesso, in questa fase del mercato e della storia dell’affermazione di questa denominazione diventata molto grande, in questa fase dove il Prosecco Doc rappresenta una wine commodity, un qualcosa che comunica immediatamente, che è facile da capire, sarebbe stato, credo, se i consumatori internazionali si fossero trovati di fronte a vini che, pur presentando la stessa denominazione, lo stesso nome, Prosecco, fossero apparsi tra loro diversi e dotati di peculiarità, legate al territorio d’origine, alla struttura dei terreni, al microclima, che sarebbe stato indispensabile spiegare.

Ma siamo certi che il neo prosecchista mondiale, quello che sceglie il Prosecco perché non è impegnativo, è easy, costa poco, ha un nome facile da ricordare, perché lo trova ovunque senza fatica, avrebbe avuto lo stesso approccio al vino se entrare in relazione con lui fosse stato un po’ più complicato, se avesse dovuto capire che c’è Prosecco e Prosecco (ovviamente in questo discorso paradossale lascio volutamente a parte il Conegliano Valdobbiadene) e che deve saper scegliere per trovare quello che corrisponde al proprio gusto?
Sembrerà assurdo, ma i risultati straordinari, oltre 240 milioni di bottiglie di Prosecco Doc imbottigliate nel 2013 per una produzione pari a 1.811.763,66 ettolitri, +24,2% rispetto al 2012, sono dovuti all’essere Prosecco e basta: ed è proprio è l’essere solo una “bollicina” che ne determina il successo.

4 commenti Leggi tutto

Quale minimo comun denominatore per i Prosecco Doc? Solo le bollicine

MappaProseccoDoc
L’universo variegato del Prosecco, Docg e Doc, soprattutto su un blog che si occupa di “bollicine” merita di essere monitorato con attenzione, indagato, raccontato regolarmente. E poiché per mio gusto personale tendo a preferire nettamente i metodo classico ai vini realizzati con il metodo Martinotti/Charmat e non frequento se non saltuariamente l’area veneto friulana di produzione, ho pensato di chiedere di coprire un regolare spazio Prosecco con riflessioni, degustazioni, cronache, ad una persona, Alessandro Carlassare, i cui articoli sul blog del Circolo dei saggi bevitori, ad esempio questo, mi avevano sempre colpito per il loro acume, per l’equilibrio e la pacatezza nei giudizi.
Alessandro non è un giornalista ma un semplice appassionato che vive nella zona del Prosecco Superiore e che il mondo del Prosecco ben conosce, frequenta e sa valutare.
Gli auguro dunque il benvenuto, sicuro che i suoi articoli, come questa analisi di alcune criticità del Prosecco Doc, 16.500 ettari nella regione Veneto, 3.500 nella regione Friuli Venezia Giulia, saranno sempre interessanti e forniranno un contributo utile alla discussione. Buona lettura!

Il mio esordio su Le Mille Bolle Blog avviene quest’oggi con il post che andrete a leggere. Vorrei prima salutare i lettori e ringraziare Franco per le parole con cui mi ha descritto quelli che saranno i miei spazi di manovra: niente prebende, nessuna censura, nessuna imposizione, massima libertà! Tutte merci, al giorno d’oggi, assai rare….

A.C.

Anch’io nel 2009, come tanti, come molti, alla presentazione di quella che sarebbe diventata la futura DOC Prosecco mi ero domandato: quale coerenza potremmo aspettarci da vini prodotti in un territorio così vasto e reso unico da un progetto economico/politico e non certo dall’intento dettato dalla tradizione? Un territorio i cui punti estremi, coltivati a vite, distano la bellezza di 200 chilometri in linea d’aria… punti che se provate ad unire percorrendo la quasi diritta autostrada vi richiedono tre ore di percorrenza (che diventano sei quando il passante di Mestre è intasato…..).

Terreni differenti, esposizioni differenti, clima differente, mentalità differenti, terreni che hanno visto la Glera (Glera: quanto bello era quando quest’uva la si chiamava Prosecco…) piantata da sempre, con terreni che sino ad un decennio fa neanche sapevano cosa fosse l’uva a bacca bianca!

Fortunatamente la mia domanda, per ricevere una risposta, chiedeva solo un po’ di tempo, null’altro. La risposta è complessa, e non può certo essere riassunta in un singolo post, ma il primo accenno (sotto certi aspetti mortificante) sembra essere dettato appositamente dal titolo di questo blog: bollicine!

ProseccoGlera

Infatti il minimo comun denominatore che accomuna quanto assaggiate nel Prosecco DOC sono solo le bollicine: nei miei assaggi mi sono imbattuto in superbi Prosecco prodotti al di fuori delle aree DOCG, e che mai avrei immaginato di bere (si fa per dire: in realtà molte zone si conoscono da anni proprio per gli splendidi vini che donano), così come mi sono imbattuto in Prosecco che di tale caratteristica hanno solo il nome (con vergogna ma ammettiamolo: i Prosecco solo di nome si trovano anche nelle zone così dette vocate e garantite), ma il tratto distintivo è stato solo la spumantizzazione!

Mineralità, sapidità, fragranza, aromaticità intrinseca del frutto sono i tratti distintivi trovati, ma con troppa rara frequenza, ed allora ciò porta all’amara conclusione che il tratto comune che distingue il Prosecco DOC è quello di essere vino figlio dell’autoclave, un semplice “spumante” (nella doppia rabbia che la genericità della tipologia comporta).

Comprendo e capisco come sia più facile produrre un vino investendo in tecnica di cantina anziché nel vigneto: risultati istantanei, minori costi, possibilità di correzione, ma poiché per il vigneto bisogna in ogni caso passarci, è meglio (anzi, è obbligatorio) lavorarci sin da subito: un Prosecco che sia frutto di lieviti e dell’autoclave è replicabile in ogni angolo del nostro pianeta (ed anche se si chiamerà Prisecco, Pro Secco, Pinco Palla o Presa in Giro troverà degli acquirenti che lo preferiranno – magari per il solo costo – a del Prosecco DOC) mentre un Prosecco figlio del vigneto e dell’autoclave avrà un’identità che lo distinguerà sempre.

perlage-vogliadibollicine

La cosa è talmente banale da sembrare l’uovo di Colombo, eppure non per tutti è così!

Spero che i produttori dell’area DOC non si accontentino di produrre il Prosecco di serie B (cosa che, in questo momento, è innegabile: quando non per la qualità lo diventa purtroppo per il basso prezzo che lo connota) ma puntino sempre più ad emergere attraverso il frutto della loro uva: al pari della Languedoc, dove comperi prima il produttore della denominazione, anche nella DOC Prosecco si può osservare l’emergere di talune cantine rispetto ad altre, e non a caso tali cantine esprimono un vino di base che emerge al di sopra di semplici (per quanto simpatiche ed irrinunciabili) bollicine!

Alessandro Carlassare

1 commento Leggi tutto