60 candeline sulla torta per Vittorio Fusari genio degli chef franciacortini

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Invito tutti gli appassionati della Franciacorta e dei Franciacorta Docg e della splendida cucina, di terra, di lago, di cortile, che nelle sue migliori espressioni si può gustare nella vivacissima zona vinicola bresciana, ed i lettori di Lemillebolleblog e Vino al vino ad unirsi a me nel porgere i più affettuosi auguri ad uno dei grandi interpreti della cucina franciacortina e bresciana, il vecchio amico Vittorio Fusari, che proprio oggi taglia il traguardo dei suoi primi meravigliosi, operosi 60 anni.
Una grande torta con 60 candeline, ognuna per i Barolo ed i Franciacorta del suo cuore, per questo cuoco tutto genio e attaccamento alla propria terra (è nativo di Iseo), uno dei migliori allievi di quel Maestro che corrisponde al nome riverito di Gualtiero Marchesi, che opera da anni in quel posto a me particolarmente caro (l’ho scelto come uno dei ristoranti del mio cuore in una recente intervista rilasciata a Vanity Fair ) che è la Dispensa pani e vini Franciacorta di Torbato di Adro, e dove il 18 febbraio si svolgerà una “maialata delle 13 lune” che mi perderò solo perché sarò in Toscana.
In attesa di farglieli prestissimo di persona – purtroppo non oggi come vorrei tanto e come potrò fare solo per telefono – da questo blog, che lui legge, l’espressione degli auguri più affettuosi e sinceri. Quelli che si fanno, in una grande occasione come questa, ai veri amici, a coloro che hanno lasciato e lasciano e lasceranno, (perché i “diversamente giovani” non si fanno certo mettere da parte e hanno ancora un mare di energie da spendere e vita da vivere e cose belle da gustare, vedere, raccontare, sognare) un segno forte nella terra, nel tempo che é stato loro assegnato dalla Vita, dal Destino, dal Caso, perché fossero protagonisti. E non semplici spettatori.
E Vittorio Fusari protagonista e di primissimo piano della cucina italiana e della ristorazione franciacortina eccome se lo è stato. Auguri Vito!!!

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L’Associazione FAN spegne la sua prima candelina con una bella festa

Fan1Valeva proprio la pena partecipare, giovedì scorso, 24 gennaio, alla festa, tenutasi in una cantina di Adro, organizzata per festeggiare il primo compleanno dell’Associazione FAN FranciacortAppassioNati.
Che cosa sia questa Associazione lo potete capire guardandovi questo video di Youtube e rileggendovi quanto ho scritto, parlando di un ottimo Franciacorta Docg prodotto da due dei più attivi associati, in questo post. Dove troverete una serie di commenti “dal sen fuggiti” come avrebbe detto il Metastasio.
Valeva la pena essere presenti allo spegnimento della prima candelina di un qualcosa che non è stata pensata e non agisce in contrapposizione al Consorzio Franciacorta, come può aver detto solo qualche persona disinformata o in malafede, ma vuole introdurre un’altra modalità di espressione di chi opera a vario titolo, titolari di aziende, cantinieri, enologi, addetti commerciali, nella filiera franciacortina, perché è stata una bella serata.
Animata da persone che credono nella Franciacorta e nel Franciacorta, che provano, senza vergognarsi (e perché dovrebbero mai, “signori” Zakk, Il Contestatore e “coraggiosi” professionisti del commento anonimo?) un legittimo orgoglio franciacortino. Che se ne fregano altamente degli eno-snobismi anti-franciacortini all’Andrea Scanzi e si tirano giornalmente su le maniche perché in questa zona vinicola lombarda si creino qualità, ricchezza, lavoro, una forte identità produttiva, un modus operandi rispettoso dell’ambiente, se possibile naturale ed eco-compatibile.
E’ stato bello, per me che franciacortino (di nascita e di residenza) non sono, anche se vivo a Bergamo, solo trenta chilometri di distanza dalla capitale della zona, Erbusco, apprendere che i soci hanno già raggiunto quota 66, di cui 41 cantine (cosa aspettano le oltre 60 che mancano all’appello ad aderire? Vogliono forse una vecchia Franciacorta, sono ostili al nuovo?), e incontrare a quella che è stata una vera e propria festa, anche un po’ “caciarona”, con tanto di dj e musica disco ad alto volume, non solo tantissimi giovani.
Ma anche e soprattutto quelli che con efficacia il padrone di casa, Bruno Muratori (con il quale un giorno voglio fare un discorso franco a quattr’occhi) ha chiamato i “diversamente giovani”, ovvero genitori e zii dei FranciacortAppassioNati, produttori, faccio alcuni nomi a caso, Enrico e Paola Gatti ed Enzo Bazzarini, Bruno Dotti, Emanuele Rabotti, Giuseppe Vezzoli, Roberto Gatti, che conosco da una vita, dalla fine degli anni Ottanta.  E come dimenticare quello che secondo i bookmaker potrebbe diventare (Vittorio Moretti permettendo) un eccellente nuovo presidente del Consorzio Franciacorta a secondo mandato di Maurizio Zanella ultimato, ovvero l’enologo della Guido Berlucchi e vero erede del grande Franco Ziliani, Arturo Ziliani, presente con tanto di simpatica consorte candidata (indovinate per chi) alle prossime elezioni?
E poi tanti altri amici della Franciacorta, come l’inquieta coscienza critica Giovanni Arcari, il raffinato enologo Nico Danesi, l’appassionata ambasciatrice del Franciacorta in Polonia, Elisabeth Babinska Poletti, Patrizia Ucci, consorte dello chef supremo Vittorio Fusari, un ristoratore in gamba come Roberto Gozzini, Andrea, il figlio  del vecchio amico Aldo Pagnoni, Gian Mario Bariselli e un sacco di altri ancora i cui nomi, e me ne scuso, mi sfuggono mentre scrivo.

SerataFAN

Voglio pubblicamente fare i miei complimenti a chi ha avuto la bella idea di dare vita a questa associazione, Jessica e Dario Vezzoli, Gigi Nembrini e Daniele Gentile, Carmelo Raco, Michela Muratori, Raffaello Vezzoli, per aver creduto che il vino, il Franciacorta, potesse diventare tema di aggregazione intelligente, non banale, vivo, per tanti ragazzi che vivono il loro tempo con intensità, pienezza, entusiasmo e tanta voglia di fare. Anche per fermare il declino di questa nostra Italia, che ha bisogno di energie nuove, di un rinnovamento, di un dialogo tra le nuove generazioni, che spingono per emergere ed in molti casi sono già emerse, e l’esperienza dei “veci”, i “diversamente giovani”, che non pensano proprio sia arrivata l’ora di “rottarmarli” e che vogliono, prima di passare loro il testimone e fare loro tanti auguri, accompagnare e consigliare, senza paternalismi, i più giovani.
Una bellissima serata, scandita da buone cose da mangiare, preparate da una società il cui nome è tutto un programma “le Perlage”, e soprattutto da un ragionevole numero di bicchieri di Franciacorta Docg. Gustati, comparati, bevuti in un clima disteso, operoso e amicale. Che fare quindi se non augurare lunga vita e cento di queste feste all’Associazione FAN FranciacortAppassioNati?

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Io speriamo che me la cavo…

Cari amici di Lemillebolleblog, oggi nessun post in programma, un piccolo silenzio stampa simbolico, per i motivi che ho spiegato qui.
Io speriamo che me la cavo…
Ci ritroviamo puntualmente qui domani

 

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Extra Brut Rosé Nostra Signora della Neve: esordio con il botto per le “bollicine” in rosa di casa Vajra

VajraExtraBrut

No, non mettetevi in testa la bizzarra idea che così facendo, stia trascurando questo blog cui tengo (posso dirlo?) “particolarissimamente” per tanti motivi e cui non intendo certo sottrarre la primazia, che ha e continuerà ad avere, delle mie “scoperte” in materia di vini con le “bollicine” italiani ed esteri, metodo classico in primi.
Però, poiché altrove, su questo splendido portale della cui squadra sono orgoglioso come poche volte mi era capitato di fare parte, la “mission” che ho ricevuto dal “comandante” Caffarri è quella di dare libero sfogo alla mia passione per il vino “en rosé”, fermo o “busciante”, ho pensato – non me ne vogliano gli amici, che sono sempre più – di Lemillebolleblog, che fosse il Cucchiaio d’argento la sede giusta per ospitare il mio pezzo, scritto con il cuore, dedicato all’emozionante Extra Brut Rosé Nostra Signora della Neve.
Prodotto da quella splendida famiglia, fatta di persone stupende, prima che grandi produttori di vino, che sono i Vajra di Vergne di Barolo. Leggete qui e ditemi cosa ne pensate, anche se per il momento dovete accontentarvi delle mie parole e non di questo vino che, credetemi, non potete assolutamente perdervi e che ha il sapore delle cose vere e belle e il profumo unico e inconfondibile di quella Langa del Barolo che nel cor, più di qualsiasi altra terra del vino al mondo, mi sta…
La terra dove, quando sarà il mio momento, vorrò tornare per riposare in pace…

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Metodo classico dell’Alto Adige: un’idea di comunità e di comunione che prende anima e forma nelle bottiglie

Uno splendido articolo di Trentino wine blog
Siete pronti a leggere un articolo strepitoso, a decretare una meritatissima standing ovation non solo ad una cronaca limpida di una degustazione, ma ad un testo che fotografa benissimo, avendone colto l’animus, la filosofia e l’ispirazione, di quella piccola, ma eccellente cosa, che è la produzione di metodo classico in provincia di Bolzano?
Bene, allora andate su quell’indispensabile, battagliero e intelligente blog che è Trentino wine blog, e leggetevi quello che ha scritto Cosimo Piovasco di Rondò a proposito della bellissima wein probe di una ventina di bottiglie di “bollicine” prodotte con la tecnica champagnotta della rifermentazione in bottiglia in Alto Adige – Süd Tirol che abbiamo fatto insieme la scorsa settimana a Cornaiano nella cantina di Lorenz Martini.
Un testo esemplare – potete leggerlo e gustarlo qui parola dopo parola – scritto con estrema sensibilità e acume da un trentino che dimostra non solo di capire di vino ma confessa una certa nostalgia verso un modo di vedere il vino, di fare gruppo, che vede a nord di Salorno ma non trova, ahimé, a sud.
Come scrive benissimo, “la percezione netta e pulita di uno stile comune; magari con tante sfumature e con tante interpretazioni, ma comune. Un modo condiviso di fare e di interpretare il metodo classico; un modo che accomuna e che rende complici.
Questa idea di comunità e di comunione la ho sentita prendere anima e forma nelle bottiglie. E la ho percepita ascoltando e osservando questi produttori che stanno insieme nel magico cerchio di Sepp (Reiterer), primus inter pares”.
Sono proprio felice di aver invitato l’amico Cosimo a cogliere questa splendida occasione di assaggio e averlo ispirato a scrivere un testo così straordinariamente acuto. Bravo, bravissimo!

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Angela Velenosi e il metodo classico: una testimonianza

Ho chiesto all’amica Angela Velenosi, eccellente produttrice di Rosso Piceno, Falerio dei Colli Ascolani, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Falerio Pecorino, Offida Pecorino, Marche Passerina (e altri vini) in quel di Ascoli Piceno (l’azienda è nata nel 1984) di raccontare per i lettori di Lemillebolleblog la sua speciale passione per i vini prodotti con la metodologia metodo classico (testimoniata anche dalla scelta di importare in Italia lo Champagne Lombard) che l’azienda, anche se le Marche e l’ascolano non vantano particolari tradizioni in materia, produce da oltre vent’anni.
Così appassionata a questi vini che dal giugno del 2011, come scrissi qui, la Velenosi ha “ingaggiato” come consulente per la loro produzione un tecnico di lunga esperienza, maturata in larga parte in Franciacorta, come Cesare Ferrari. Ecco la testimonianza di Angela Velenosi.

“Perché produco metodo classico? A dire la verità non c’è stata nessuna premeditazione: il motivo per cui sono entrata nel mondo del metodo classico è stata una casualità.
Era  il lontano  1989 ed avevamo impiantato da 5 anni il Pinot Nero. Non è stato subito amore: i risultati erano di anno in anno deludenti e pensavamo di innestare il vigneto con il Montepulciano.
A quel tempo Romeo Taraborrelli, fantasioso, estroverso nonché capacissimo e caparbio tecnico nostro consulente pensò di cimentarsi nel metodo classico. Ovviamente era un’idea tanto affascinante quanto folle, e soprattutto non potevamo iniziare così di punto in bianco.
La cosa più logica che ci venne in mente fu pensare ad un “viaggio di studio”, e senza nulla volere alle grandi bollicine italiane, abbiamo subito optato per  la Francia.
Partimmo alla volta di Epernay e ci incontrammo con il famoso direttore George Hardy. Presso l’Institut Oenologique de Champagne provammo a carpire ogni segreto ogni suggerimento per poter avviare questo magico viaggio.
Ovviamente sarebbe stato stupido pensare di poter applicare tout court l’insegnamento francese qui ad Ascoli. Era necessaria una vera e propria traduzione, legata alla qualità delle nostre uve ma anche al dovere di capire quale potesse essere il  nostro modo di fare metodo classico.
Sono seguiti anni di prove,  investimenti economici troppo elevati per le nostre capacità, ma non abbiamo mai avuto un tentennamento. Era davvero il mio sogno, e ai sogni non si deve rinunciare mai.
La prima bottiglia prodotta è stata l’annata 1991 e la prima sboccatura il 1994 e da allora siamo sempre più soddisfatti. E’ un magico mondo quello delle “bollicine”. Fatto di grande attenzione e di tempi estenuanti ma di grandi soddisfazioni.
Posso dire che questa perseveranza comunque ha pagato. Oggi per noi questa referenza rappresenta un importante fatturato, grande attenzione da parte di opinion leder e della stampa.  Ed in più è un successo, personale e lavorativo. Sappiamo che le nostre bollicine sono un prodotto che ho imparato da lontano ma che sicuramente porta dentro la nostra terra e la nostra identità. E’ questo per me il fascino inimitabile delle bollicine italiane. E spero anche delle nostre”.

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Jacquart o le nuove squillanti trombe della fama


Il caro amico e confrère francese (residente in Belgio) Hervé Lalau, responsabile dell’ottimo blog Chroniques vineuses, collaboratore della rivista belga Vino Veritas, amministratore della Association française de la Presse du Vin (APV) e Committee Member del Circle of Wine Writers, inaugura con questo articolo, già pubblicato mesi fa sul suo blog, uno spazio dedicato a contributi di colleghi internazionali sul tema “metodo classico”.
Oggetto della sua analisi una nota Maison de Champagne, una cantina cooperativa, la Jacquart, i cui vini importati in Italia dalla Fratelli Rinaldi di Bologna. Buona lettura !

Le cooperative sono una componente molto importante della vita vitivinicola della Champagne: per un semplice fattore numerico (sono circa 140) e per la proporzione delle uve che trattano (circa la metà di tutto il vigneto regionale, ovvero 15 mila ettari). Sono tuttavia rare quelle che sono riuscite ad imporre il loro nome o quello del loro marchio rispetto alle Maison de négoce.
Jacquart è una di quelle e non una delle meno importanti. Nata nel 1962 per iniziativa di una trentina di viticoltori, si é estesa progressivamente ai tre grandi bacini di produzione (compresa la Côte des Bars) e può contare oggi sull’approvvigionamento di più di 1800 cooperatori. Jacquart fa in effetti parte del gruppo Alliance Champagne, il terzo più grosso raggruppamento cooperativo della Champagne (63 milioni di euro di cifra d’affari) subito dietro Nicolas Feuillatte e Union Champagne.
Fino a pochi anni fa, sfortunatamente, il marchio era condizionato da un’immagine un po’ debole, questo a causa di una gamma pletorica di prodotti, ma anche in ragione di una politica commerciale che puntava soprattutto sui prezzi bassi e la distribuzione di massa. Quell’epoca é fortunatamente lontana : “l’angelo che suona la fanfara della Fama”, icona storica del marchio, sembra oggi suonare una nuova musica ben più gradevole alle nostre orecchie

Il simbolo più evidente del cambiamento è senza dubbio aver situato la sede aziendale all’’Hôtel de Brimont, sul Boulevard Lundy, “proprio come le grandi case”, giusto a fianco di Louis Roederer…  Il punto più importante riguarda però la strategia manageriale e produttiva.
Nel 2009, un nuovo direttore generale ha fatto il suo ingresso in Jacquart, Laurent Reinteau. Un uomo che conosce i grandi marchi avendo fatto tutta la propria carriera alla Veuve Clicquot. Sin dal suo arrivo ha chiaramente svelato le proprie intenzioni: “la nostra ambizione è far crescere la qualità di tutta la gamma Jacquart”. E farla passare ad un livello superiore.
Un nuovo enologo è stato assunto nella persona di Floriane Eznack, a sua volta proveniente dalla Veuve Clicquot. Prime decisioni : ridurre la gamma e rendere più evidente la gerarchia tra le diverse cuvées. Si cura inoltre l’affinamento: “un buon invecchiamento permette di affinare la tessitura del vino. Una buona cuvée è frutto di una serie di decisioni, di scelte che si intrecciano le une nelle altre” dice Floriane.
Ma vediamo i risultati di tutte queste buone intenzioni.. nel bicchiere.

Jacquart Brut Mosaïque

A naso note di cera, miele, pane a cassetta, frutti bianchi, in bocca è piuttosto floreale, e complesso per un vino base. Un vino evoluto eppure ancora molto fresco 15/20. Come dice il grande sommelier belga Eric Boschman « finezza con un filo di robustezza in fondo”. Non è proprio uno Champagne “aereo” giocato sulla freschezza, ma una bella “bestia” ben equilibrata.

Jacquart Brut Rosé

Fresco, più floreale che macedonia di frutta, lillà, rosa, violetta (é il Pinot che dà questa nota, dice Floriane). In bocca emergono le ciliegie di Basilea, il “pomelo”, ma dietro c’è una materia tutta a merletti che lusinga ma non è ruffiana. Jacquart è uno stato uno dei pionieri dello Champagne rosé e la moda lo ha raggiunto, ma la Maison, che beneficia di ottimi apporti del Pinot noir di Riceys, privilegia sempre l’eleganza. Uve base annata 2007.

Jacquart Extra Brut

Questa cuvée é frutto di una selezione di parcelle di vigneto e contiene una percentuale maggiore di Chardonnay rispetto al Mosaïque Brut. E dosata a tre grammi zucchero litro invece di 8 e la base del vino è annata 2004. Molto fine a naso, in un registro leggermente mielato, un po’ di pane caldo (ah, le belle panetterie della nostra infanzia!) e un accenno di evoluzione.
Uno Champagne che forse punta un po’ meno ad un consenso generalizzato ed è un vino “di nicchia”, pur tenendo conto che gli amanti dei vini poco dosati sono sempre più numerosi, ma che resta assolutamente adatto agli abbinamenti ai cibi.

Brut Mosaïque 2002 in Magnum

Un millesimato a netta dominante Chardonnay presentato in magnum. A naso, note leggermente affumicate-speziate (liquirizia e pepe), accenni di frutti tropicali (ananas). In bocca è fresco, ben secco, con un ritorno agrumato sul finale, una bella salinità, il termine “minerale” è qui quanto mai adatto, si sente come del gesso nella tessitura ed il vino appare del tutto “solido”.

 Jacquart Brut de Nominée 2000 (in magnum)

Bellissima acidità, agrumi (pompelmo rosa), leggere sfumature speziate, molta presenza in bocca, con un finale molto salino.

Jacquart Brut de Nominée 1996

Che complessità ! A naso cuoio, moka, caramella mou, burro. In bocca la stessa cosa, ma ben fusa con una tessitura fine e fresca, piena di vivacità. Sul finale note di Armagnac invecchiato e di tartufo. Un grande Champagne, perfetto da bere oggi!

Hervé Lalau

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Chiara Giovoni Ambasciatrice dello Champagne 2012

Bella affermazione della simpatica Chiara Giovoni, sommelier e wine blogger, collaboratrice del blog Appunti di gola.
Nella finale della selezione italiana del Concorso Ambassadeur du Champagne creato nel 2005 dal Comité Champagne (CIVC), e rivolto a formatori sui vini della Champagne, insegnanti nelle scuole alberghiere o centri di formazione, sommeliers, enologi, animatori di club di degustazione, autori di pubblicazioni sullo Champagne, finale tenutasi ieri a Milano, Chiara si è aggiudicata il titolo di Ambasciatrice italiana dello Champagne 2012.
Davanti a una commissione di cinque membri composta dai giornalisti Alberto Lupetti e Antonio Orlando, da Andrea Gori (detentore del titolo di Ambasciatore dello Champagne nel 2011), Egidio Fusco, formatore e degustatore ONAV e Domenico Avolio, direttore del Centro Informazione Champagne Italia, la Giovoni, 34 anni, si è imposta sugli altri due finalisti, il sommelier Andrea De Agostini e la francese Delphine Veissiere, animatrice del blog Esprit Champagne e inventrice dell’Ecole Champagne.
I tre candidati, avevano a disposizione 30 minuti per presentare il tema, esercitarsi nella degustazione di 4 cuvée e rispondere alle domande della commissione e si sono confrontati sul tema della vinificazione in legno o in acciaio e nel corso di una ideale lezione rivolta a un pubblico di neofiti, hanno affrontato i differenti stili dei vini di Champagne frutto delle diverse tecniche di elaborazione.
Chiara Giovoni sarà invitata dal Comité Champagne a partecipare alla finale europea della selezione in programma a Epernay, in Champagne, il prossimo 19 ottobre.
A contendersi il titolo di “Ambasciatore europeo dello Champagne 2012” ci saranno otto finalisti in rappresentanza di Francia, Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Austria, Germania e Svizzera.
Il Centro Informazioni Champagne rappresenta in Italia il Comité Champagne. Con sede a Epernay, il Comité riunisce tutte le maison e i viticoltori della Champagne. La missione fondamentale del Bureau in Italia, si focalizza sulla protezione e la promozione della denominazione Champagne sul mercato.

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Che fatica fare il presidente dell’Istituto Trento Doc! Parola di Enrico Zanoni

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Ci abbiamo messo qualche mese, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Ieri pomeriggio a dieci mesi dalla mia lettera aperta dopo la sua elezione, il 13 dicembre, sono riuscito ad incontrare, a Ravina nella sede di quella Cavit di cui è il potente direttore generale, il dottor Enrico Zanoni, presidente di quella realtà complessa, piena di vorrei ma non posso, che è l’Istituto Trento Doc. L’organismo (mi piacerebbe chiamarlo Consorzio, anche se non lo è) che raggruppa i 38 produttori del metodo classico made in Trentino.
Ero reduce da un’impegnativa e assai istruttiva degustazione mattutina di qualcosa come ben 69 Trento Doc delle diverse tipologie (indovinate chi non ha ritenuto presentare i propri campioni per il mio assaggio? Ma ovvio, quelli dei cinque milioni di bottiglie che ricordano tanto gli “otto milioni di baionette” di Mussolini, i talentuosi “talentisti” di Rotari Mezzacorona!) ma ho mantenuto la lucidità necessaria per poter incontrare Zanoni.
Datemi il tempo di sbobinare e magari dividere in due parti, vista la lunghezza (un’ora fitta di conversazione) l’intervista. Quello che posso dire è che il presidente Zanoni mi ha fatto un’eccellente impressione, che il colloquio è stato cordiale e proficuo, che l’intervistato non si è sottratto a nessuna delle mie domande e che ha risposto in maniera esaustiva e più che soddisfacente. Dimostrandosi una persona pragmatica, di buon senso e dalle idee chiare, che vorrebbe fare, agire, cambiare, incidere, fare veramente crescere quel prodotto importante per l’economia vitivinicola trentina che è il Trento Doc.
Se non si trovasse, di fatto, spesso con le mani legate, impossibilitato ad operare seriamente dalla super complessa (volevo scrivere “incasinata” ma mi sono bloccato…) situazione trentina, dove svariati organismi (tipo Trentino marketing o il Consorzio vini…), che hanno voce in capitolo anche dal punto di vista finanziario, rendono complessa, farraginosa e macchinosa ogni decisione.
E dove anche le cose più semplici diventano inspiegabilmente complicate. Ecco perché, pur con tutta la buona volontà di cui Zanoni, un simpatico cremonese (detto per inciso interista come me…) è sicuramente dotato, quanto è faticoso fare il presidente del Trento Doc!

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In ricordo di Francesco Arrigoni, un anno dopo…

Terribile come voli velocemente il tempo…
Sembra ieri, ed è invece già passato un anno, quando il comune amico Maurizio Zanella mi comunicò al telefono l’orribile notizia che Francesco Arrigoni, Franz come molti di noi amavamo chiamarlo per sottolineare la sua tosta personalità “bergheimer” quasi teutonica, severo con se prima di esserlo con gli altri, era stato colpito improvvisamente da un aneurisma e che si trovava in fin di vita.
Un fulmine a cielo sereno, una di quelle notizie che non vorresti mai ricevere e che quando arrivano ti mettono in ginocchio, tanto assurde, crudele, feroci sono.
Pochi giorni di una speranza che non aveva purtroppo poi molto a cui attaccarsi, confidando nella fibra fortissima di questo ragazzo di 52 anni che curava molto la forma fisica, che faceva sport in mountain bike oppure scalando, da grande appassionato, le montagne, che sembrava a tutti, quando lo incontravamo (anche se con meno frequenza di un tempo), il ritratto della buona salute. Uno cui non sarebbe mai successo un problema alle arterie cerebrali. Invece…
Un ricordo di Franz, del giornalista eno-gastronomo bergamasco Francesco Arrigoni un anno dopo la sua scomparsa, deve assolutamente essere, per rispetto di lui e del suo modo di fare in tutta la sua vita ed il suo percorso professionale, sempre all’insegna della coerenza, della capacità e del coraggio di fare scelte difficili, di voltare pagina e cambiare quando necessario, un modo asciutto, privo di qualsiasi tono celebrativo che Franz per primo avrebbe rifiutato.
Pubblicare oggi questo post vuol dire semplicemente che non abbiamo, non ho, dimenticato Francesco, che il suo modo di intendere il giornalismo nel difficile campo del cibo e del vino sempre più popolato da improvvisatori e da figure di dubbia moralità, rimane punto di riferimento.
Che il suo stile asciutto, anti-retorico, da vero cronista cresciuto alla scuola del suo maestro Gino Veronelli, di raccontare le vicende del mondo del cibo e del vino italiano, liberandole da orpelli, ciarpami e toni celebrativi, rimane un esempio, un modello per chiunque voglia oggi, anche nell’epoca della comunicazione diffusa via Internet, dei chiacchiericci su facebook e dei “cinguettii” twitteriani, fare informazione vera dicendo chiaramente e senza mai nascondersi dietro ad un dito come la pensa.
Un rispetto per il lettore e innanzitutto per se stessi, un’indipendenza assoluta, una libertà interiore sempre all’insegna della consapevolezza che in fondo si sta parlando di cibo e di vino, rispettabili opere dell’ingegno umano, e non di come salvare il mondo, cui Francesco Arrigoni non ha mai voluto rinunciare.
E che rende il vuoto che Franz ha lasciato, andandosene all’improvviso un anno fa, con discrezione, ancora più difficile da colmare.
Perché se n’è andato un vero professionista, un fuoriclasse del giornalismo enogastronomico, ma soprattutto una persona per bene, un uomo serio e tutto d’un pezzo, un amico…
Di quelli che oggi è sempre più difficile trovare…

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