Viva Franco Ziliani, l’inventore della Franciacorta!

Una bella intervista di Luciano Ferraro sul Corriere della Sera

Chapeau! Incredibile ma vero, Luciano Ferraro del Corriere della Sera, quello che accorre come Atlas Ufo Robot, più veloce della luce se si tratta di difendere l’amatissimo (anche dai responsabili della pubblicità RCS) Prosecco, una volta tanto é riuscito nell’impresa di scrivere un articolo intelligente! Domani nevica…

E lo ha fatto intervistando il grande Franco Ziliani, quello vero, il patron della Guido Berlucchi, l’autentico inventore della Franciacorta e delle bollicine di quella che oggi è la zona spumantistica bresciana! Un Franco Ziliani che sebbene si avvicini quota 90, è ancora sulla breccia, lucido, gagliardo. E per me, con tutto il dovuto rispetto per loro, che sono gran lavoratori e imprenditori che meritano stima e considerazione (mica come certi altri tondinari o costruttori bresciani, specialisti nell’arte, da loro praticata con talento da virtuosi trapezisti, di raccontare balle…), è ancora migliore dei suoi figli. Direi di più, insuperabile…

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Già sei anni Franz, ma sei sempre nei nostri cuori…

Ma franciacortini pigri, sveglia, datevi da fare per ricordarlo meglio!

Sono stati divertenti, istruttivi, intensi e utili i due giorni e mezzo trascorsi nella zona spumantistica bresciana (come si chiama? Ah, Franciacorta..) accompagnando, ambasciatore franciacortista mio malgrado (nessuno si sogna di nominarmi tale, ma all’estero, chissà perché pensano io lo sia…) due donne del vino ungheresi, una enologa e produttrice, l’altra in attività presso un importatore di vini. Che pare si sia messo in testa la stravagante idea di importare un Franciacorta Docg in terra magiara… E credo che anche il mio parere possa influire in qualche modo sulla scelta…

Questi giorni, oltre ad avermi fatto capire qualcosa di come vadano i consumi di vino nella terra dell’eroico Imre Nagy, mi hanno confermato nella mia ormai consolidata idea, ovvero che esistono almeno due Franciacorta, lontane anni luci per cultura, sensibilità, idea del vino, idea degli orientamenti del consumatori, strategie commerciali e promozionali.

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Tragedia alla Cascina Clarabella di Iseo



La Franciacorta tutta abbraccia idealmente Nadia…

Questa è una di quelle notizie, orribili, che non si vorrebbero mai dare. Una di quelle notizie che hanno il nefando, osceno potere di lasciarti attonito e sgomento. Lo scenario è la Franciacorta, la zona vinicola bresciana diventata nota in Italia e nel mondo per le sue bollicine metodo classico, che si sono affermate grazie alla voglia di fare e alla tenacia dei suoi abitanti.

Ma se i bresciani ed i franciacortini sono (giustamente) celebrati come grandi lavoratori, come imprenditori, un po’ in tutti i campi, esemplari, non altrettanto riconoscimento riceve invece la loro generosità, la capacità, silenziosa, senza troppe ostentazioni, di fare del bene al prossimo.

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Dubbi natalizi: ma Babbo Natale esiste veramente?

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Un’iniziativa della “Associazione di amici di Vino al vino “

Raggiunta e superata la soglia dei sessant’anni dovrei essere immune da certe illusioni che è giusto popolino la fantasia ed i sogni di un bambino di sei… Non dovrei credere alle leggende di Natale e non pensare che Babbo Natale esista veramente se non nelle ingenue convinzioni di un fanciullo. Eppure… Eppure ieri sera ho cominciato ad avere dei dubbi e a sospettare che in fondo quell’omone in rosso dalla grande barba bianca sia veramente tra noi…

Prima che vi venga il dubbio che io stia dando segni di senescenza e stia tornando ai pensieri della mia infanzia, voglio chiarire l’origine delle mie rêveries, un qualcosa, come definirlo?; di assolutamente reale, anche se sembra avere le sembianze di un sogno.

Ieri sera ho scoperto che delle persone che non conosco e che si presentano come “Associazione di amici di Vino al vino”, hanno lanciato, come definirlo?, un appello per la sopravvivenza dei miei blog, Vino al vino, appunto, e Lemillebolleblog, sotto forma di pubblica sottoscrizione per sostenere la mia attività di giornalista indipendente, senza padrini e senza padroni, come amava dire Indro Montanelli.

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Stupefatto e, perché nasconderlo?, commosso da questa iniziativa, che si manifesta proprio nei giorni che precedono il 25 dicembre, ecco perché ho cominciato a considerare che sognare non costa niente e che forse, anche alla mia non più tenera età, Babbo Natale possa avere in serbo un pensiero anche per me.

Per buon gusto ed eleganza qui mi fermo, limitandovi a segnalare dove leggere di questa iniziativa a favore dei miei blog e del sottoscritto, definito, bontà di chi ha scritto, “uno dei giornalisti del vino più discussi e controversi”. Il sito Internet è Kapipal e questo il link diretto.

Per il resto, oltre a darvi appuntamento per la ripresa ufficiale, con articoli e post come facevo sino a sei mesi fa, non posso che cogliere l’occasione per inviare un sentito grazie a chi ha avuto questa idea, e porgere a tutti voi, vecchi o nuovi lettori, i più affettuosi auguri di un sereno Natale.

Per gli auguri per il Nuovo Anno (che spero sia decisamente meglio di quello che va finendo…) ci ritroveremo tra qualche giorno…

Auguri!

Franco Ziliani

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Incontro con Abele Lanzanova, il bresciano “salvatore” della Cantina Sociale di La Versa

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Ho le idee chiare su cosa fare, ma lasciatemi lavorare!

Domanda semplice semplice: quale azienda, nella storia, molto vivace e variegata, del mondo del vino dell’Oltrepò Pavese, è riuscita ad avere negli anni una riconosciuta universale notorietà e ad accreditarsi, agli occhi dei consumatori, e parlo non di quelli esclusivamente locali, come marchio? Gira che ti rigira, la domanda impone una sola risposta. L’unica cantina, con tutto il rispetto possibile per aziende meritevoli di rispetto e considerazione come Monsupello o Le Fracce, o per altre che comunque hanno provato a diffondere il messaggio che Oltrepò fa rima anche con qualità e non è solo sinonimo di Pinot nero vinificato in bianco frizzante e di Riesling italico e di rossi che “busciano” senza pretese, è, oggettivamente, la Cantina Sociale La Versa Spa, fondata il 21 maggio 1905, con i primi ventidue soci (oggi sono 350), da Cesare Gustavo Faravelli.

Cosa sia (stata) La Cantina Sociale di La Versa, che da ora in poi chiamerò più semplicemente La Versa (nome che prende origine dal paese dove ha sede, Santa Maria della Versa) è presto detto: uno dei simboli del rinascimento del metodo classico italiano negli anni Settanta-Ottanta, grazie a personaggi illuminati come il celebre Duca Antonio Giuseppe Denari, “che fece grande la Lombardia del vino” d’antan, una Lombardia enoica dove la Franciacorta era ancora una giovane promessa, la Valtellina un’isolata regione di montagna dove si producevano vini che bisognava andare in loco per bere e l’ Oltrepò Pavese era giocoforza il play maker, una terra benedetta, con tanti ettari vitati destinati a quell’uva croce e delizia che è il Pinot nero.

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Cava Recaredo: un’obra maestra!

Recaredo

Mario Josto D’Ascanio ci racconta una visita alla Bodega…

E poi provate a dire ancora che i social network sono una stupidata, uno sfogatoio per incontinenti e falsi leoni (ma solo dietro ad una tastiera), per estremisti di ogni colore! Spesso sono anche questo, ma molto spesso, se li si sa utilizzare con intelligenza e cum grano salis, sono luoghi dove si possono condividere emozioni, anche quelle per il vino di qualità, incontrando, “virtualmente”, persone interessanti. Che varrebbe la pena poi di conoscere.

Succedeva così, il 13 agosto scorso, che io pubblicassi su questo blog un post entusiastico su un Cava da mille e una notte che mi ero portato in vacanza e che la mia compagna ed io avevamo trovato meraviglioso, il Brut Nature Gran reserva Subtil 2006 di quello che considero forse il mio produttore di Cava prediletto, Recaredo, di cui qualche mese prima avevo decantato un’altra cuvée, qui, e che poi linkassi sulla mia pagina Facebook (quella dove si esprime il cittadino Franco Ziliani e quella che mi avvale le accuse più toste di essere razzista e cattivo…: e chi se ne frega!) l’articolo al Gran Reserva Subtil.

E cosa ti succede? Che un follower (si dice così?) dicesse di trovarsi in quel giorno a Barcellona e che si chiedesse se fosse possibile visitare l’azienda. Letta la richiesta mi sono attivato e ho linkato “il mio uomo a Madrid”, il mio fraterno amico e collega Juancho Asenjo, gran conoscitore di vini italiani ma anche uomo cui aprono tutte le bodegas spagnole, raccontandogli la cosa.
E come in un film americano di Frank Capra, ecco il miracolo, il lettore, che si chiamava e si chiama Mario Josto D’Ascanio si vede comunicare, sempre via Facebook, che la visita è possibile, che l’indomani avrebbe potuto recarsi a Recaredo e fare una bella cata dei meravigliosi Cava aziendali.

A questo punto, soprattutto dopo i commenti entusiastici di Mario nel dopo visita, sapete cosa ho fatto? Ho battuto cassa e ho preteso, visto che la visita aveva potuto aver luogo grazie a me e soprattutto a Juancho, che Mario Josto D’Ascanio preparasse, per me e soprattutto per i lettori di Lemillebolleblog, un bel resoconto della visita, con note di degustazioni, descrizioni, e foto.
Detto fatto. Un lavoro assolutamente superiore alle aspettative, serio, professionale, impeccabile, che lascio a voi giudicare, gustandovi il racconto e le immagini. Che dire, se non muchas gracias Recaredo, muchas gracias, hernano Juancho, y muchas gracias a Mario Josto D’Ascanio? Buona lettura!

Particolare3

Per un appassionato di vino, ritrovarsi a Barcellona per una vacanza e decidere di fare un salto a Sant Sadurní D’Anoia, nel Penedés, il cuore pulsante del celebre Cava spagnolo, parrebbe cosa banale e scontata, se non fosse che a consigliarti la Bodega giusta, Recaredo, quella che riesce in un colpo solo a raccontarti la storia e le meraviglie del territorio, sia proprio Franco Ziliani che, si sa, di bollicine se ne intende ed anche parecchio!

Montserrat

A poco più di mezz’ora da una delle più importanti metropoli d’Europa, un paesaggio bucolico, dominato da dolci colline su cui si posano delicatamente i vigneti delle circa 60 aziende che, a Sant Sadurní, producono Cava. Il tutto suggellato e coronato dalla vista del celebre Montserrat che sembra quasi ergersi a protezione delle campagne dal gelido vento del nord.

Ton Mata2

Ad attendermi alla stazione, Ton Mata, terza generazione dei Mata del vino che ha avuto origine con il nonno Josep, esperto sboccatore che, nel 1924, decise di fare il passo importante, iniziando a produrre personalmente il Cava. Armatosi di pala e piccone avviò, insieme alla moglie, la costruzione della cantina (per chi avesse la fortuna di visitarla, sono ancora visibili i segni delle picconate sulle pareti e sul soffitto) alla quale darà poi il nome di suo padre, Recaredo. Un uomo visionario per il suo tempo, amante della sperimentazione ed a cui si deve il coraggio di aver creduto nel potenziale dei vitigni autoctoni della zona, soprattutto xarel-lo e macabeo, e alle capacità del loro vino d’essere sottoposto ad un lungo invecchiamento. Una passione trasmessa ai figli Josep e Antoni (conosciuto personalmente, grande estimatore di Gualtiero Marchesi e persona davvero splendida), con i quali produsse la Riserva Privata di Recaredo, primo vero interprete del terroir dell’alto Penedès, consolidando l’immagine dell’azienda e del cava autentico ottenuto da vitigni autoctoni.

Antoni Mata

L’amore per il vino non si ferma qui, ma prosegue con la terza generazione rappresentata da Ton e Jordi, con la quale si apre una nuova importante fase: la conversione della produzione da biologica a biodinamica. Il concetto è ben chiaro ai produttori: “Non si può andare avanti senza guardare indietro”; la conservazione ed il rispetto per l’ambiente devono trovare continuità nel lavoro, onesto e trasparente, in cantina. Una vera e propria ossessione quella dei Mata che non possiamo che apprezzare.

Foto Famiglia

Il concetto ci è ancora più chiaro grazie alla visita ad uno dei vigneti di proprietà (in totale circa 50 ettari). Recaredo, come un’altra decina di aziende, produce vini esclusivamente con le proprie uve. Il terreno è calcareo e argilloso, particolarmente vocato a produrre uve da spumante (Xarel-lo, Macabeo, Parellada).

Tipologia Terreno

La cura ed il lavoro sulla terra è passione pura. Pensate che, girando per i filari, ci siamo imbattuti nella responsabile della qualità, in ferie in quei giorni ed un ex collaboratore, ora in pensione, che mi dicono essere il salvatore del vigneto del Turó D’en Mota. La passeggiata prosegue; la ricerca dell’equilibrio ed il rispetto per la biodiversità è in ogni dove. Nessun utilizzo di fertilizzanti chimici, nessun diserbante o fungicida, come la viticultura biodinamica vuole, l’importanza della coperta vegetale che cresce spontanea tra i filari, essenziale per allentare il terreno e regolare la ritenzione ed il drenaggio dell’acqua. Un vero paradiso terrestre alimentato dalla buona volontà dell’uomo nell’approcciarsi alla natura con il rispetto che ha valso alla Bodega il certificato internazionale di viticoltura biodinamica Demeter, prima in tutta la DO Cava e DO Penedès.

Particolare Vigneto del Turò D'en Mota

Stessa filosofia e modus operandi li ritroviamo anche in cantina dove quanto raccontato finora trova piena concretezza nella produzione del celebre Cava di Recaredo (anche qui tutto attestato e certificato dal Bureau Veritas).

Sughero
La vinificazione avviene in modo naturale e artigianale. Le bottiglie riposte nella splendida cava restano a riposo sui livieti per un minimo di 30 mesi (gli spumanti sono tutti Gran Reserva), i quali possono superare i 100 se si parla del Turó D’en Mota. Rifermentazione in bottiglia con tappo di sughero, materiale naturale e riciclabile, il più adatto per l’invecchiamento.

Particolare1

Tutti millesimati: ogni bottiglia racconta in piena sincerità ciò che ha caratterizzato quella specifica annata. Remuage e sboccatura a mano, senza congelare il collo della bottiglia. Jordi Mata, responsabile della cava, ed altri cinque collaboratori sboccano circa 250 bottiglie al giorno. Un lavoro di grande responsabilità, tramandato di generazione in generazione, per il quale occorrono almeno due anni di formazione. Per ultimo, gli spumanti sboccati non hanno aggiunta di liquer d’expedition, si parla sempre di Brut Nature.

Ingresso Bodega

Il tour della cava, con grande sorpresa, termina con la degustazione di un Turó d’en Mota, ottenuto da uva Xarel-lo in purezza, a cui è stato deciso di interrompere, per nostra fortuna, il suo riposo durato più di 100 mesi. Jordi ne approfitta per darci dimostrazione delle sua abilità nella “degüelle manual” e offrici quel dono umano e divino alla stesso tempo. La temperatura della bottiglia è chiaramente quella dell’ambiente, circa 15°.Il colore è un giallo paglierino oro ed il perlage, fine e continuo, è degno degli champagne più rinomati. Sorprendente la sua intensità ed espressività al naso; apertura di frutta gialla matura (pesca ed albicocca), mandorla, brioche, crema pasticcera con il chiaro sentore di limone. Un finale minerale e sapido. Impatto gustativo elegantissimo, piacevolmente nervoso grazie alla sua acidità precisa e quadrata; mineralità e finale salino ritornano anche in bocca.

Turò D'en Mota

Che dire di questa meraviglia che avremmo poi degustato nuovamente ad un’ora dalla sboccatura, ad una temperatura circa di 10°, per me ideale. Un grandissimo “spumante”, superiore a tanti Champagne e Franciacorta di fama… presunta. In sintesi, ecco il vero Cava di Spagna!

Si sale ai piani superiori dove prosegue la degustazione con il brut nature Gran Reserva e il cava brut nature Gran Reserva Subtil 2006, già raccontati in questi mesi dallo stesso Franco Ziliani. Meriterebbero uno spazio anche gli interessantissimi vini fermi biodinamici, ma credo andremmo fuori tema e il blog giusto sarebbe Vino al vino, chissà…

Vigneto Xarel-lo

La giornata quindi volge al termine con i saluti ed il ringraziamento per l’ospitalità e l’accoglienza della famiglia Mata e della loro simpatica e bravissima collaboratrice Claudia. Ringrazio anche chi mi ha permesso di fare questa splendida esperienza, Franco Ziliani, e l’altrettanto famoso giornalista spagnolo, esperto di vini italiani, Juancho Asenjo… Gracias y hasta luego!

Mario Josto D’Ascanio

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In Trentino due giorni, per respirare l’aria delle “bollicine di montagna”….

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Periodo di lunghi assaggi e degustazioni questo che chiude l’estate e saluta l’arrivo, benedetto, dell’autunno e, si spera, di una temperatura più fresca. Dopo i quattro meravigliosi, indimenticabili giorni trascorsi, la settimana scorsa, nelle Marche del magnifico Verdicchio dei Castelli di Jesi, di cui presto comincerò a scrivere su Vino al vino, a breve, ripartirò, in attesa di recarmi l’8 settembre in Oltrepò Pavese per un importante appuntamento e poi il 10 in Piemonte, per una “totale” di Alta Langa Docg, alla volta dell’amato/odiato Trentino.

Obiettivo, il giorno 3 ad un viticoltore di Mori di cui mi dicono mirabilie (anche se produce bordolesi…) e poi, dopo un salto, immancabile, alla Casa del Vino della Vallagarina di Isera, per un saluto e un bicer (e lui ne ha creato uno stupenderrimo!) con l’amico Luca Bini, divagazione lungo una vallata laterale, prima di salire in serata a Trento, per riabbracciare l’amico e grande vignaiolo Giuseppe Tognotti su ai Ronchi di Ala, agli oltre ottocento metri del suo magnifico Maso Michei.

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Uno che fa vini, con le bollicine, metodo classico senza compromessi, che mi fanno andare fuori di testa.

Poi, in quali condizioni di lucidità, riscenderò a valle per poi risalire a Trento, perché la mattina del 4 mi attende un sontuoso incontro degustazione (ovviamente alla cieca, alla presenza dell’ottimo amico sommelier A.I.S. Antonio Falzolgher) con sessantacinque campioni del metodo classico trentino, ovvero il Trento Doc. In compagnia del caro amico e collega Tiziano Bianchi, che ho coinvolto nell’avventura e poi rivedrò nel pomeriggio per una manifestazione in Vallagarina, degusterò, ovviamente non in questo ordine che è puramente alfabetico, bollicine delle seguenti aziende: Abate Nero, Altemasi Cavit, Balter, Bellaveder, Borgo dei Posseri, Cantina Aldeno, Cantina Mori Zugna, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo, Cantina Sociale di Trento, Cantina di Tablino, Cantine Monfort, Cembra Cantine di Montagna, Cesarini Sforza, Concilio vini, Conti Wallenburg, Endrizzi, Ferrari, Gajerhof, Letrari, Madonna delle Vittorie, Maso Martis, Moser Francesco, Opera vitivinicola in Val di Cembra, Pisoni, Revì, San Michale, Simoncelli, Tonini, Vivallis, Zeni Roberto.

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Mancheranno all’appello, oltre alla solita Rotari Mezzacorona (non mi suiciderò per questa assenza, che conferma la conigliaggine di questa grande cantina, che non ha gli attributi per proporre i suoi metodo classico al mio assaggio bendato…), anche i vini di Cantina di Isera, Conti Bossi Fedrigotti, Fondazione Edmund Mach Istituto San Michele, Metius, Pedrotti, Viticoltori in Avio, Zanotelli Elio. Mi spiace per un paio di loro, di cui ho più volte scritto e anche positivamente, ma va bene lo stesso, perché 65 vini formano un bel campione rappresentativo.

SpumanteFerrariTrentoDoc

Sottolineo con particolare piacere la presenza, nel lotto, dei ben sei diversi campioni dell’azionista di maggioranza del Trento Doc, del produttore che quando è venuta la Merkel in visita ad Expo è riuscito a farle bere le proprie bollicine (e non quelle di un’altra zona che avrebbe dovuto teoricamente far “embriacare” l’universo mondo…), parlo delle Cantine Ferrari di Trento con i cui giovani proprietari negli ultimi anni diciamo che non erano state tutte rose e fiori…
Ferrari-Giulio_Ferrari_Riserva_del_Fondatore

E poi, di ritorno a casa ancora una tappa, verso le 17 a Sabbionara d’Avio per Uva e dintorni, per assaggiare una serie di ottimi Pecorino (parlo dei vini, non dei formaggi, abruzzesi) e per intervenire, ma devo ancora capire bene i dettagli, ad un convegno, dove ascolterò più che altro quello che diranno gli Assessori all’agricoltura della Provincia di Trento e della Regione Veneto, oltre al Presidente di un importante consorzio veneto.

Scomettemo che me divertirò?

Non,  je ne regrette rien

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Miracolo in Franciacorta. In coda di sabato pomeriggio: per una rock star? No per una grande scrittrice

Sveva-Casati
Presentato alla Fratelli Berlucchi il nuovo romanzo (franciacortino) di Sveva Casati Modignani

Sabato pomeriggio sono stato testimone di un “miracolo”. Uno di quei miracoli che si registrano, che possono registrarsi, se qualcuno non fa il sabotatore, in quella terra magnifica e un po’ contorta che è la Franciacorta. Un sabato pomeriggio di fine giugno, annuncio d’estate, con tanta ricca borghesia già in vacanza (beata lei…) chi al mare, chi in montagna, chi al lago, in una delle aziende storiche, in una delle aziende simbolo, in una delle aziende orgoglio di questa Franciacorta che amo, ho visto una fila di oltre cento persone ordinatamente in attesa.

Aspettavano di andare al supermercato? Direi proprio di no. Aspettavano l’arrivo di un politico (di qualsiasi colore) per prenderlo a pernacchie e male parole? Purtroppo no. Attendevano frementi l’arrivo di una starlette televisiva tipo Lucarelli, di un reduce del Grande Fratello, di una rock star? Niente affatto.

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Tutto queste persone, ben vestite, eleganti il giusto ma senza sfarzo, tutta questa sana borghesia bresciana e franciacortina ha atteso di poter essere ammessa alla presentazione del nuovo libro, La Vigna di Angelica, di una scrittrice italiana di enorme popolarità, autrice di una trentina di romanzi tradotti in venti Paesi, che hanno venduto oltre undici milioni di copie, Sveva Casati Modignani, ovvero la milanese Bice Cairati. Il tutto organizzato nella cornice più giusta per questo momento cultuirale, la storica azienda agricola franciacortina Fratelli Berlucchi.

Dove opera e dà un tocco di eleganza al tutto, quella signorilità che altrove spesso fa difetto, quell’autentica Signora, quella grande Donna del Vino, che è, mi alzo in piedi e invito anche voi a fare altrettanto, Pia Donata Berlucchi.

PiaBerlucchi

Una bella presentazione animata da Pia e da suo fratello Marcello e dal bravo vice direttore del Giornale di Brescia Claudio Baroni. Con la regia, dietro le quinte, della figlia di Pia, Tilli.

Il tutto davanti ad un pubblico attento, entusiasta, curioso, che ha ascoltato quella scrittrice popolare ma colta, raffinata e, posso dirlo?, una gran bella Donna, complimenti Bice!, raccontare la propria attività di scrittrice, le proprie idee sulle donne e sugli uomini, e anticipare qualcosa – il libro, forte di 476 pagine è succoso e molto appassionante – di questa sua ultima creatura.

Opera che è ambientata nel mondo del vino, che vede protagonista il mondo del vino e, grazie ad un capolavoro di product placement che non è marketing studiato da qualche fenomeno del business, magari bocconiano, ma merito unico di Pia Donata Berlucchi e delle sue amiche delle Donne del vino, che hanno saputo raccontarsi a Sveva/Bice e incuriosirla, e spingerla a scrivere della “meraviglia di aziende vinicole guidate da donne, che attraverso la loro attività creativa esprimono le loro qualità migliori”, è ambientato non nella solita Toscana o chissà dove, bensì in Franciacorta, in un borgo dal nome di Borgofranco che ricorda tanto Borgonato di Cortefranca.

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Tornerò a parlare con calma del libro, dopo che l’avrò divorato, e di questo incontro nel corso del quale l’autrice ha regalato perle di saggezza e buonsenso ricordando (ed è proprio il caso nella Franciacorta di oggi, molto Expo-oriented o purtroppo meno contadina) che “avere la cultura della terra significa rispettarla”.

Oggi vado un po’ di fretta, perché devo tornare in Franciacorta, per l’ora di pranzo, per celebrare in un ristorante che amo, la Locanda Burro e alici di Erbusco, un momento privato e felice, il compleanno (auguri vita mia!) della Donna che amo e che la Franciacorta ben conosce e, nonostante tutto, ama…

Ma ci tengo a sottolineare – oltre alla presenza ieri di personaggi legati all’azienda come l’enologo Cesare Ferrari, l’agronomo Renzo D’Attoma, l’enologo Luca Cerruti, di Anna Pesenti responsabile dell’Ufficio stampa delle Donne del Vino, dell’enotecaria Paola Longo, e, devo rendergli merito, anche se non amo i suoi vini (e non l’ho nascosto) di Bruno Muratori (chapeau!): non ho notato, a parte l’affascinante Arianna Vianelli, che purtroppo l’ha recentemente lasciato (auguri bellissima!), nessuna presenza dell’attivissimo Consorzio – la felicità di questo incontro, la sete di cultura, anche quella più semplice, legata alla figura e all’opera di una scrittrice che non si vergogna, ma è orgogliosa di essere definita “popolare” e di largo successo, che ha espresso.

La bellezza di un sabato pomeriggio (cui ha fatto seguito una bella cena per happy few, dove, invitato, ho potuto parlare con Bice/Sveva e approfondire utili discorsi sul mondo del vino e sulla Franciacorta ed il suo futuro con i membri della famiglia Berlucchi, parlo dei fratelli Berlucchi, non di altri Berlucchi, non confondiamo…), trascorso in un bel posto, con bella gente, tra persone di garbo, parlando di vita, d’amore, di vino, della nostra Italia, che sarebbe così bella se gli italiani imparassero ad amarla…

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Un sabato pomeriggio franciacortino, nel nome di quella cultura che all’amata Franciacorta, terra che non posso far altro che amare, e profondamente, farebbe tanto bene. Per aiutarla a crescere, a riscoprire le proprie radici contadine, per ricordarsi che il vino non è solo business, marketing, vetrine scintillanti e rassegne planetarie, ma che è fatica, sudore, terra, ed emozione, tutto quello che sta dietro ad un calice, spumeggiante, di questa operosa zona vinicola bresciana, lombarda, italiana.

Evviva la Franciacorta, evviva Sveva Casati Modignani, franciacortina ad honorem (e troppo generosa nelle sue dediche…), evviva le Donne del Vino e soprattutto evviva la più grande tra loro, quella Signora stupenda, quella Donna di classe che è l’inimitabile, inossidabile, irriducibile Pia Donata Berlucchi!

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Questa è la Franciacorta che amo e alla quale sono pronto a dedicare molti altri anni della mia attività di cronista del vino. Irriverente, critico, indipendente, insomma…Franco Ziliani….

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Elezioni regionali: la vera vincitrice è la Franciacorta!

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Giovanni Toti nuovo presidente della Liguria brinda a Guido Berlucchi

Comunque giudicate gli esiti delle elezioni regionali di ieri in sette importanti regioni italiane, che la vostra “squadra del cuore” abbia vinto o perso, che siate nauseati o felici per l’impensabile galleggiamento e la sostanziale affermazione dell’impresentabile vecchio filibustiere di Arcore, che siate contenti perché il propagandista del Prosecco abbia trionfato in Veneto o perché la Toscana si sia confermata incrollabile amante dei vini Rossi e tetragona ad ogni cambiamento e la spezzina aspirante presidente ligure sia finita nella.. pal(i)ta, una solare certezza, oltre alla faccia tosta di De Luca, è evidente.

L’evidenza è che la vera vincitrice di questa tragicomica, fantozziana, allucinante tornata elettorale per le regionali, finita con un 5 a 2, non è questa o quella forza politica, ma una zona vinicola in grande spolvero e ascesa d’immagine, nonostante alcuni incidenti di percorso che questo blog non ha mancato di testimoniare, con la consueta indipendenza di giudizio.

Questa zona vinicola è la Franciacorta, che ha visto un suo prodotto simbolo, la Cuvée Imperiale della Guido Berlucchi di Borgognato di Cortefranca, brandita da un incredulo Giovanni Toti diventato, suo malgrado, non avrebbe mai pensato di farcela, nuovo Presidente della Liguria su mandato di chi, da presidente del Consiglio, promise, senza mantenere (come tante altre cose che promise) un milione di posti di lavoro.
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Bottiglia brandita in una foto, con Toti involontario testimonial franciacortino, pubblicata dal Corriere della Sera e sparata su siti Internet di tutto il mondo.

“Dannati” eredi del mitico Franco Ziliani, Arturo, Cristina e Paolo Ziliani, ma come avete fatto a pescare, a costo zero, un testimonial del genere? Speriamo che porti bene quel Toti con bottiglia di Cuvée Imperiale in mano, che sia di buon auspicio a voi e alla Franciacorta tutta!

Una prassi politicamente corretta imporrebbe di rivolgere gli auguri di buon lavoro, e di fare davvero gli interessi degli italiani delle regioni che governeranno, a Toti e agli altri presidenti neo eletti, ma non chiedetemi, visto che ipocrita non sono e non sarò mai, di farlo.

Emiliano

Gli auguri, sinceri, li faccio esclusivamente a Michele Emiliano, nuovo Presidente con consenso plebiscitario di una terra che profondamente amo, un galantuomo che sono sicuro farà bene e che anch’io, che sono e resterò sempre di destra, avrei votato se fossi stato elettore nell’amata Puglia, che ho nel mio cuore. Forza Michele e forza Puglia e mi raccomando brinda con il grande metodo classico storico pugliese, quello di D’Araprì di San Severo!

D'Arapri

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E dal 5 al 7 giugno tutti a Moniga del Garda per Italia in rosa!

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Vittorio Moretti: Franciacorta è la “Champagne” d’Italia: niente storie!

MorettiBellavista
Intervista-conversazione con il futuro (e quasi sicuro) nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta

Tra qualche mese, a maggio esattamente, dopo un doppio mandato, 2009-2012 e 2012-2015, Maurizio Zanella lascerà la carica di Presidente del Consorzio Franciacorta e si dovrà procedere all’elezione di un nuovo Presidente. Esclusa l’ipotesi, che pure è stata considerata e proposta da qualche illuminato, di cambiare lo Statuto del Consorzio e consentire un nuovo mandato zanelliano – fosse per me, lo nominerei presidente a vita… – e assolutamente (e giustamente) non considerata l’idea, meno balzana di quanto possa sembrare, di eleggere un Presidente super partes quale sarei stato io, i pour parler ed i rumors dicono che i papabili alla carica prestigiosa (e impegnativa) sarebbero due, ovvero, partiamo dal più maturo, Vittorio Moretti, grande imprenditore di cento cose e non solo vinicole, nonché patron della Bellavista di Erbusco, ed Emanuele Rabotti, figlio d’arte (suo padre Paolo fu il primo, grandissimo, presidente del Consorzio nel lontano 1990) e patron della Monte Rossa di Bornato. Tertium non datur.

PaoloRabotti

Ho pensato fosse cosa utile incontrare i due “contendenti” (non chiedetemi per chi “tifi”, non lo rivelerei nemmeno sotto tortura…) e consentire loro di raccontarsi e di delineare la loro idea presente e soprattutto futura, della Franciacorta. Comincio con Vittorio Moretti, premettendo, rileggendola bene, che non si tratta di una normale intervista, lunga e articolata, ma di un’intervista-dialogo, imposta, suo malgrado, al paziente Moretti da un intervistatore molto interventista e non incline solo ad ascoltare, ma a dire, e a chiare lettere, la sua. Chiamandomi Franco Ziliani penso di poter avere voce in capitolo per farlo, no?

Caro Moretti, Bellavista ha una sua storia importante e sono passati quasi 40 anni, 38 anni, dalla sua fondazione nel 1977. Quali pensieri?

Innanzitutto che non avrei mai pensato di riuscire a creare un’azienda di questo tipo. Sono contentissimo di quel che è successo. Quando sono andato nel 1977in Champagne tre volte e ho vissuto quella realtà straordinaria ho pensato che le cose potessero realizzarsi anche qui da noi così’ e mi sono impegnato e sono riuscito a fare tante cose. Siamo riusciti fare un Franciacorta che è lo Champagne italiano, non ci sono storie. Io ho dato un contributo modesto, però siamo ugualmente riusciti a fare il Golf di Franciacorta (con un fondamentale ruolo dell’indimenticabile amico Giovanni Cavalleri. Ndr), a fare l’Albereta a portare Gualtiero Marchesi e noi abbiamo fatto il nostro lavoro con il vino, con Mattia Vezzola impegnato a fare e poi fare conoscere il vino. E poi il concetto dell’emulazione ha contagiato positivamente tanti e porta avanti tutto. Sono molto contento: allora vedevo lo Champagne e pensavo “poveretti noi bresciani” e oggi siamo diventati più ricchi, abbiamo tracciato una storia, con qualcosa di buono che ci rende merito.

Marchesi-Ziliani-Rotary

In Champagne si parla della Franciacorta, e con rispetto, l’ho visto lo scorso ottobre durante il mio ultimo viaggio là lo scorso ottobre. Gli fate il solletico come numeri, ma vi guardano con grande rispetto.

Un nostro collaboratore, Marco Simonit è stato arruolato da Roederer per la gestione dei vigneti. Quando mai sarebbe successo anni fa?

Ed il percorso lungo della Franciacorta come lo vede.?

Penso che l’attuale presidente, Maurizio Zanella, abbia fatto un percorso straordinario e realizzato quello che gli avevamo consigliato, ad esempio aprire all’estero in maniera notevole. E’ da anni che battevo su questo tasti e negli ultimi anni ci si sono dedicati e hanno creato una rete importante sull’estero, che è da sviluppare ulteriormente. Le basi sono messe bene. Fuori abbiamo agenzie molto quotate e preparate e collaboratori validi, in Giappone, Stati Uniti (dove di recente è partito un blog Franciacorta in inglese curato da un notissimo wine blogger), UK. E’ stato fatto un bellissimo lavoro. Il Consorzio ha tutte le possibilità per crescere e fare tantissime cose e tante ne ha fatte.

ZANELLA

Del Consorzio parleremo: quest’anno pare ci siano delle scadenze e debbano eleggere un nuovo Presidente. A meno che eleggano me, io sono disponibile e sarei di certo un ottimo presidente, si parla anche della sua candidatura… Si dice che stia studiando da Presidente…

E’ tutto da vedere. Io sono sempre stato del parere che al Consorzio ci vorrebbe un presidente che sia super partes e fuori dai giochi, poi si è deciso diversamente ma io sono rimasto del mio parere

… però in nessuna denominazione italiana c’è un presidente non produttore o non coinvolto nell’attività produttiva…

Si può pensare a quello che fanno in Champagne ad esempio… anche se il Comitato Interprofessionale Vins de Champagne non è un Consorzio.

E il nuovo presidente ha 42 anni e conosce perfettamente il cinese…

E’ così che bisogna fare…

Però é giusto anche che il Consorzio sia espressione della volontà dei produttori e che esprima un produttore come presidente

Se sono persone che hanno la testa sulle spalle sanno come gestirsi. Comunque se ne parlerà a tempo debito, manca ancora tempo…

Ci sarebbe anche la soluzione ipotetica di cambio dello Statuto con nomina di Zanella presidente a vita… Ma fare il presidente è una rogna, per cui si prepari…

Fare il presidente è un impegno grande. Io non ho deciso niente, sarà quello che sarà…

Sarà la volontà dei soci di chiedere alla persona individuata di prendersi un impegno pesante, dispendioso, faticoso, che porta comunque critiche qualsiasi cosa tu faccia…

Non è una roba strana, semplicemente chi lo farà deve avere le qualità e dovrà dedicarsi con tempo ed energie a questo impegno

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Cosa bisogna fare ora a suo avviso, a 25 anni dalla fondazione del Consorzio in Franciacorta?

Si deve continuare sulla strada tracciata, non ci sono storie, con gli stessi equilibri e le stesse idee, la stessa volontà di fare le cose bene e continuare a mantenere la rigidità del nostro disciplinare. Si può lavorare in funzione del mercato, sulle produzioni, se ne è parlato, abbiamo tante idee, ma in Franciacorta i piccoli sono cresciuti moltissimo e questa è la cosa più importante e i grandi non li hanno certo soffocati, hanno dato loro una mano…

Lo scenario è un po’ cambiato: fino a qualche fa Bellavista e Cà del Bosco erano le due grandi, ora con l’arrivo della Guido Berlucchi che ha riconvertito tutto a Franciacorta Docg siete diventate piccole… E’ un azienda più grande di voi due, non di voi due messe insieme ma quasi…

Noi abbiamo anche Contadi Castaldi: 800 mila bottiglie che si aggiungono al milione e mezzo di Bellavista e non siamo proprio piccoli. Comunque non è quello il discorso, ma penso che non dobbiamo essere noi ad assoggettarci all’entrata di Guido Berlucchi, che aveva un modo commerciale completamente diverso dal nostro, ma è la Guido Berlucchi che deve assoggettarsi alle politiche del Consorzio e delle aziende associate. Ho detto chiaramente a Franco Ziliani che il loro obiettivo era quello di rivalutare il prodotto e sono affari loro, non è che ci debba pensare il Consorzio, sono grandi abbastanza per pensare a come muoversi. Ne va della loro vita, viaggiano bene, ma a fare un ribaltone ci si mette un minuto, non si deve sbagliare nulla. E con il vino a 6.90 euro non si va benissimo.

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L’aggiorno Moretti, circolano dei Franciacorta, non quelli di Guido Berlucchi, a 3,99 euro, dispongo della foto del campione mandata da un lettore.

Ma è ancora roba dell’ex agricola Boschi, di Timoteo Metelli, perché a 3,90 nessuno può permettersi di uscire… non esiste!

Franciacorta-3.99-1

Invece esiste caro futuro Presidente…

E’ stato uno sbaglio grande del Consorzio non rilevare quelle bottiglie e non toglierle di mezzo; purtroppo siamo arrivati tardi, se n’è parlato, ma non si è riusciti a sbrogliare la matassa. Spendere dei soldi e rilevarle ed evitare che facessero danni d’immagine era da fare! Questi però sono incidenti di percorso, e io guardo molto più in là. I nostri dati come Bellavista sono straordinari: noi abbiamo cambiato la nostra immagine perché ci sentivamo vecchi e abbiamo pensato che il nostro prodotto aveva un’immagine vecchia e doveva avere più visibilità. Doveva essere un’immagine più fresca, più accessibile. Abbiamo fatto questa operazione straordinaria: se avessimo avuto altro prodotto a disposizione avremmo venduto il 40% in più. Quanto al presidente io sono il patron di Bellavista, non sono altro…

Per il momento…

Abbiamo viaggiato tutto l’anno sul 30-40% in più e poi purtroppo dato che il prodotto non c’era siamo scesi al 17 per cento in più che è comunque un exploit di tutto rispetto, dovuto solo al fatto che non riuscivamo ad accontentare la domanda. Vuol dire che se uno ci lavora su un’azienda, se ha delle idee, può fare e fare bene. Occorre darsi da fare seriamente sull’estero e investire. Noi non abbiamo abbassato i prezzi, li abbiamo alzati. Nel 2014 ho ridotto gli sconti, naturalmente abbiamo fatto un marketing importante e l’abbiamo seguito.
BellavistaAlma

Quando le sue figlie le hanno presentato il progetto, la cuvée Alma color arancione e le altre cose legate ad un packaging aggressivo, lei come ha reagito? Non le è venuto un colpo?

Macché, sono stato entusiasta! Questa roba è partita da mia figlia Francesca e da me. Noi abbiamo deciso due anni fa, che eravamo vecchi e dovevamo rivedere l’immagine un po’ impolverata. Noi l’abbiamo detto 10 anni fa a Giacomo Bersanetti, ovvero SGA, che volevamo differenziare la gamma, ma c’è sempre stata la paura di cambiare un’etichetta classica ed elegante, pulita com’era la nostra. Del Pas Operé noi vendevamo a malapena 15 mila bottiglie, a luglio di quest’anno ne abbiamo vendute 25 mila: finita l’assegnazione. Perché i clienti han visto la differenziazione, è piaciuta l’etichetta in particolare quella azzurra. Io mi ricordo che in passato andavo in certi locali, ordinavo il Pas Operé e ti portavano la Cuvée o viceversa e a me giravano le scatole!

E’ stata una bella idea il cambiamento, forse un po’ urlata…

Il grande boom è stato prima quello dell’Alma arancione che ha trainato tutte le altre, lanciando un segnale ai consumatori giovani. Anche grazie ad un bel packaging…

Il consumatore ha davverop bisogno di spot? A me sembra che non siano cambiate solo le etichette, ma anche i vini…

E’ chiaro, ormai lavoriamo con vigne che cominciano ad avere 30-35 anni e danno certi risultati, qualcuna ha 40 anni, ho cominciato nel 75 a piantare vigne. I prodotti sono diversi, c’è tutta una elaborazione differente del prodotto: oggi l’Alma è un grande vino, di grande piacevolezza e struttura, non le manca niente… Ha avuto i tre bicchieri, per un vino di un milione di bottiglie.

E’ stato un riconoscimento non indifferente, importante per noi.

GranCuvéeRoséBellavistaIo dico che su alcuni prodotti, sul Rosé, ho trovato un cambiamento eccessivo. Io, che pure i vini di Bellavista conosco da qualche anno, diciamo dal 1988, li trovo molto cambiati, soprattutto il Rosé molto diverso da quel Rosé elegantissimo di cui scrivevo pochi anni fa. E l’ho puntualmente scritto

Vezzola ha deciso così, oggi ha più struttura, più colore…

…più legno

Lei dice? Però il discorso è diverso, volevamo dargli più struttura come vino da pasto, il rosé è vino da pasto da abbinare a certi piatti, non necessariamente è un vino femminile, perché è rosa.

Ma la Champagne insegna che i grandi rosé sono eleganti, finissimi… Invece il vostro Franciacorta Rosé attuale è più facile da approcciare, più fruttato, più diretto: il 2007 era un vino elegante per palati estremamente raffinati…

Lo stesso discorso vale anche per il nostro Satèn, quello di prima era molto più fine, ora gli abbiamo dato un ritocchino e piace un po’ di più: ci vuole un po’ di struttura in più…

MattiaRosé
Io sono sempre per l’eleganza invece, la struttura per me viene in un secondo tempo…

L’eleganza e la finezza però rimane sempre… Mattia Vezzola sa fare questo…
Ma anche sua figlia Francesca,ormai molto attiva in azienda, credo sia legata allo stile di Mattia Vezzola, Certo siete sempre rimasti Bellavista, non vi siete trasformati in un’altra azienda qualsiasi e lo stile di uno dei due più grandi chef de cave della Franciacorta (l’altro per me è Stefano Capelli di Cà del Bosco) non è acqua e quindi sua figlia ha sicuramente un maestro esemplare…
Sicuramente….
Sono 15 milioni le bottiglie attualmente prodotte nella Franciacorta: come la vede tra dieci anni, con quali margini di crescita?

StefanoCapelli

3000 ettari vitati e oltre presuppongono almeno 25 milioni di bottiglie prodotte
… che bisogna vendere e non svendere come sta facendo qualcuno…
Assolutamente , ma con se pensiamo ad un mercato estero, che praticamente al momento non esiste, dobbiamo creare un mercato estero. L’Italia non ha grandi spazi di crescita…
Ne è convinto? Io, se mi permette, penso che ci siano grandi spazi possibili di crescita in Italia, basta mettersi d’impegno e studiare operazioni di comunicazione e promozione ben mirate… C’è ancora tanto da fare sul mercato italiano
Sì, comunque anche l’Italia è in crescita, sono d’accordo.

SuonareChampagne
Ma all’estero dovete confrontarvi con Champagne, e poi sul livello delle bollicine a basso prezzo con Cava ed il Prosecco…
Sono prodotti diversi, nei mercati dove c’è un po’ di cultura la Franciacorta non ha bisogno di niente. Prendiamo il Giappone, che ha cultura, ed è il nostro primo mercato estero. E diventerà sempre più un grande mercato. Bevono vini buoni e non scelgono lo Champagne perché sono schiavi del mito, ma solo perché gli piace. Anche gli Usa stanno crescendo bene, lo abbiamo visto con Bellavista, abbiamo cambiato importatore (lo storico Neil Empson) che era vecchio anche lui, abbiamo fatto una nostra società, anzi due TMT Emozioni e TMT Usa… Sono già alcuni anni che abbiamo deciso così…

… ma non comunicate molto voi in Bellavista, la storia delle etichette l’ho scoperta per caso al Vinitaly 2014, quella del cambio d’importatore da lei ora: si vede che non mi conoscete o che non vi sono molto simpatico…

Sono cose che non abbiamo comunicato molto, pensiamo più a fare che a raccontare… Comunque non avevamo alternative: il vecchio importatore ci aveva messo ai minimi termini, 150 mila dollari appena in un mercato come gli Usa non poteva andare bene per Bellavista, da 500 mila dollari che era inizialmente. L’abbiamo presa in mano noi e in un attimo i fatturati sono tornati ad essere più che soddisfacenti. E’ chiaro che sull’estero si deve investire e poi si potrà pensare a fare soldi.
Franciacortalogo_EXPO

L’investimento sull’estero costa tanti soldi dicono alcuni produttori piccoli e medi, un po’ incavolati perché queste operazioni hanno dei costi che li toccano, ma quanti produttori aderenti al Consorzio usufruiscono di queste missioni export? Ben pochi…

Sull’estero i piccoli produttori secondo me devono accontentarsi di fare quello che fa il Consorzio, di seguire il Consorzio, che dà loro un’opportunità notevole. Bellavista è trent’anni che investe negli Stati Uniti e in Giappone, mica da ieri! Noi siamo andati quasi 30 anni fa in Giappone e abbiamo tracciato la strada. I piccoli se sapessero cosa abbiamo speso noi per investire all’estero non si lamenterebbero…

Ha ragione, ma hanno ragione anche loro, che devono fare i conti con i molti soldi che sono chiamati a spendere, di mugugnare un po’… C’è una radicata mentalità contadina o “piccolo bottegaia” che ha una sua logica e di cui il Consorzio ed il suo futuro presidente devono tenere conto…

Ma le grandi aziende aprendo la strada all’estero aprono la strada anche ai piccoli: attenzione, che se le grandi aziende si concentrano sull’estero lasciano ulteriori spazi ai piccoli sul mercato italiano.. Lasciando noi più libero il mercato italiano loro possono vendere più facilmente in casa.

Alla nascita del Consorzio nel 1990 eravate non in tanti, ma terribilmente coesi, davvero unione di passioni, oggi che vi avviate verso quota 110, è diventato tutto più difficile… anche solo conoscervi e dialogare tra di voi…

Abbiamo un buon amministratore delegato del Consorzio che regge tutte le fila e tiene abbastanza bene il gruppo e funge da raccordo e quindi tutti hanno voce in capitolo e sono parimenti rappresentati: il problema è che vogliano seguire il Consorzio, informarsi… Il Consorzio non è li’ per vendere i vini delle aziende, ha altri compiti…

FranciacortaItalianexcellence

In un quadro dove, diciamolo chiaramente, il successo della Franciacorta, innegabile, dà fastidio a tanti e allora partono, dall’esterno, ma talora anche dall’interno, critiche assurde Il successo non si perdona a nessuno… Bisogna mantenere una forte coesione tra gli associati e dialogare con tutti…

Noi abbiamo qualcosa di grande che si chiama Franciacorta e non abbiamo nulla da invidiare ai colleghi italiani del metodo classico e abbiamo un’idea del Consorzio che ha funzionato negli anni e che funzionerà anche in futuro…

Poi, caro Moretti, ci sono vini che non sono riconducibili all’ex “spazzino della Franciacorta”, alla cosiddetta riserva Boschi, che vanno sul mercato a prezzo ridicolo. C’è il problema delle uve, ce ne sono di più di quelle che servono e di conseguenza si sono abbassati i prezzi cui vengono acquistate e tanti si trovano con il cerino in mano, sono costretti a trasformare quelle uve in vini, e magri non sanno stare sul mercato e poi si trovano costretti a svendere…

Diciamo che sono due o tre anni che continuiamo a raccontare la stessa storia, questa che lei racconta, poi l’uva non basta mai… L’annata scarsa, la grandine, gira che ti rigira… Non preoccupiamoci troppo che c’è sempre qualche evento che alla fine fa sì che l’uva in più ci serva. Noi abbiamo bisogno di un po’ di uva in eccesso, perché bisogna avere le scorte, e fare le cose bene e la crescita è crescita!

E’ stato detto ai viticoltori: piantate che ci sarà sempre più mercato. E così in parecchi hanno investito, hanno piantato vigneti, hanno fatto crescere la denominazione e magari oggi si trovano con le uve sul gobbo, oppure con uve che vengono pagate loro molto meno di quel che pensassero… E magari nelle due ultime vendemmie a quei viticoltori vengono comprate molto meno uve che in passato. Molto meno uve di quel che sperassero…

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Il Consorzio deve assolutamente farsi carico di questo problema, così come ha sbagliato a non intervenire nel caso del mancato ritiro della “riserva spazzino della Franciacorta”, deve creare una cantina che accolga queste uve in eccesso, le metta in stoccaggio. E’ una cosa che è in programma già da tempo, ma non si sono create mai le condizioni. Alla fine il vino non c’era, quindi… Sono convinto che la crescita sarà importante, costante e continua e non avremo surplus di prodotto. Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto: è la mia logica da imprenditore.

Il problema è trasmettere questa mentalità, questa logica a tutti i protagonisti della filiera Franciacorta…

Per trasmetterla occorre fare delle azioni, azioni dirette, che siano in grado di poter confermare. Il contadino guarda a quello che succede, non alle parole. Io l’ho già proposta cinque anni fa, non una cantina sociale, ma una struttura che riuscisse a fare da polmone, da “ammortizzatore sociale” enologico, ma mantenendo i prezzi alti. I prezzi delle uve devono restare alti e non devono scendere, se facciamo prendere il prezzo base ci troviamo le bottiglie a prezzo stracciato.

April 7th 2013, Franciacorta (Italy), Bellavista: Vittorio e Francesca Moretti

Allora Moretti, se accadrà che i soci le chiederanno di prendersi questo pesante fardello della presidenza, allora lei accetterà con spirito di servizio, un po’ come capita al Papa…

Non esageriamo…. Dovrò valutare attentamente…

Si dice anche che sia già tutto deciso, prima è stato presidente Zanella e quindi non può non diventarlo Moretti. Una specie di “patto del Nazareno”…

A me non risulta che sia già tutto deciso… Sicuramente sa che ho tante attività e che sono molto impegnato. Se dovrò fare qualcosa come eventuale Presidente del Consorzio, lo vorrò fare bene e basta.

Anche perché il dopo Zanella, per questo e qualsiasi altro Consorzio, sarà un dopo molto difficile… Un po’ come eleggere un Papa dopo quell’uomo immenso che è stato Karol Wojtyla… Ci vuole uno che abbia tempo, energie, voglia e carisma e si faccia ascoltare da tutti… E alla fine gira che ti rigira…

Ma ce ne sono anche altri di personaggi che potrebbero far bene da presidente….

GiuliaCavalleri

… io vedrei benissimo anche una donna, anzi due grandi donne, ma mi dicono che non sia possibile, perché una è rientrata da poco nel Consorzio e deve fare la sua trafila e la seconda diciamo che è una Signora di grande esperienza, anche se ha energie da vendere… Quindi vuole uno che tiri le fila, che sappia comunicare. L’operazione restyling di Bellavista insegna: è stata un’operazione di comunicazione innanzitutto…

PiaBerlucchi
Noi abbiamo capito che eravamo vecchi e siamo andati a Parigi a scegliere chi ragionava sulla nostra stessa lunghezza d’onda, pur continuando a collaborare con Bersanetti che è il nostro grafico. Il marketing Bersanetti non era in grado di farlo, ma poi ha collaborato con il francese che ha curato il restyling e le etichette le ha realizzate lui… E hanno lavorato insieme, un italiano e un francese, non male, no?. Lui ha seguito il dettaglio degli esecutivi: lui non è un pubblicitario, che è un altro mestiere. Ha fatto bene ed è utile che si rinnovi un po’ anche lui: questa vicenda è stata d’insegnamento anche per lui. E lui ha apprezzato il nostro discorso.

Tante persone mi hanno detto di essere rimaste scioccate, giò prima che le etichette uscissero, ma mi hanno detto che l’unica azienda che poteva fare un’operazione così era Bellavista. L’uomo che stampa le nostre etichette, Mario Tonutti, quando ha visto il materiale su cui doveva lavorare ha detto “chel là l’è matt”, però 35 anni fa quando mi disse che le etichette che gli proponevo non erano etichette da vino, ma erano “etichette da profumo”, io gli dissi : tranquillo Tonutti, e noi faremo profumo, non ti preoccupare, vedrai che riusciremo a venderle. E così è stato. E anche la bottiglia che creammo appositamente tanti anni fa è poi stata copiata a destra e manca…

BellavistaEsselunga

Nessuno ha avuto da dire in Francia su questa nuova etichetta arancione?

No, è leggermente diversa da una alla quale eventualmente potrebbe essere paragonata, piuttosto all’epoca mi contestarono la bottiglia in Champagne e noi vincemmo la causa con Krug che ci aveva contestato la bottiglia nel 1979-80. Prima di Krug era uscita Segura Viudas con quella bottiglia della Gran Reserva e Krug la copiò dagli spagnoli ma facendo causa a noi… E noi in Tribunale ricordammo che quella bottiglia degli spagnoli era uscita nei primi anni Settanta, Krug intorno al 1975 e noi nel 1980. Costò 70 milioni di lire di allora quella causa persa a Krug… perché dovette pagare le spese processuali…

Come vede le altre zone metodo classico italiane: la Franciacorta può dialogare, trovare un punto di incontro con loro? L’operazione Talento morta e sepolta, ma credo che si possano trovare momenti di intesa del metodo classico contro il potere anche mediatico del Prosecco. Loro sono fortissimi comunicano, hanno la grande stampa dalla loro…

Canisciunofesso

Vanno bene per fare gli apripista i prosecchisti, per rompere il ghiaccio, poi arriviamo noi, non c’é problema. Non bisogna mai fare i primi della classe, ma i secondi, che sanno sapientemente sfruttare il lavoro degli altri e soprattutto sono quelli che guadagnano, che non svendono. In Franciacorta non ho mai voluto fare il primo della classe, l’ho lasciato fare ad altri…. Noi facciamo i secondi, però l’azienda è nostra e noi guadagniamo tanti soldini… Siamo riusciti a fare una seconda azienda e ci siamo tolti tante soddisfazioni. Abbiamo programmi importanti con Contadi Castaldi, azienda che deve crescere e per la quale stiamo mettendo a punto un programma produzione e sviluppo di espansione destinato all’estero importante. E faremo bei numeri.

ItaliaProsecco

Vostre operazioni in Toscana: quale bilancio?

Bilancio ancora negativo, comunque da quest’anno credo che andremo a pareggio e faremo buoni numeri. Anche lì si tratta di avere un programma di marketing e di sviluppo ben fatto. E dobbiamo sviluppare e penso che riusciremo a fare un buon lavoro, senza problemi, piano piano.

Rifarerebbe oggi la stessa operazione toscana?

Petra sì, l’Albergo, la Tenuta La Badiola in collaborazione con il gruppo Alain Ducasse, no.

Marchesi è andato via dall’Albereta, chi ci andrà al posto suo? Mi candido io che non so cuocere un uovo al tegamino?

Ma come, il sostituto è già stato scelto e comunicato!…
civuolepassione

…come sempre non a me, avete un ufficio stampa molto efficiente Moretti, o al quale evidentementre sto cordialmente antipatico, vero Signora Zucchi?

Davvero non è ancora stato lì? La facciamo invitare (passato un mese, sto ancora aspettando l’invito, ma non importa…) … abbiamo scelto un cuoco giovane di 36 anni che ha avuto una discreta esperienza in giro per il mondo, anche con Ducasse, poi a Milano dove era sous chef all’Unico. Il ragazzo, Fabio Abbattista, è venuto qui, ha preso in mano la cosa, abbiamo abbassato i prezzi e stiamo facendo un lavoro bellissimo, non puntando sul “Marchesi” di oggi ma su un giovane molto serio e su una proposta giovane. La formula dei tre stelle, due stelle non tiene più, non resiste più, quei locali non esistono più. Viene portata avanti dai loro protagonisti con enormi difficoltà perché anche Da Vittorio di Bergamo sta insieme grazie al catering di lusso. Ci vuole dietro un’organizzazione giusta e loro, i Cerea, sono in tre uno più bravo dell’altro e quindi funzionano. Francesco è una macchina da guerra. Noi non abbiamo queste possibilità gestionali e quindi abbiamo ribaltato il concetto pertanto l’Albereta è diventata un bistrot, il Vistalago Bistrot

FabioAbbattista

Cosa che scopro solo oggi, grazie, efficientissimo ufficio stampa Terra Moretti!…

Nel ristorante Gualtiero Marchesi è entrato un grande bar ed è divenuto un bel bistrot. Abbiamo tenuto la stanza quella davanti alla cucina dove facciamo un piccolo ristorante, che si chiama Leone Felice ed è aperto solo la sera, tranne domenica e lunedì. E facciamo una cucina splendida, delicata, gustosa, senza fronzoli, piacevoli. Ed il bistrot, ha la giusta connotazione del bistrot, dove mangi la milanese giusta, i piatti del territorio. Poi c’è ancora il Ristorante Benessere della Spa di Henry e Dominique Chenot ed una Library Lounge. Abbiamo realizzato una terrazza davanti, abbiamo aperto le porte, e appena entri vedi il lago.

Ma come fece Marchesi a venire all’Albereta, con quali argomenti lo convinse?

Si è convinto lui, è stata una felice coincidenza. Una sera ero a cena da Marchesi con Gianni Brera il grandissimo giornalista e scrittore e con i membri della Giuria del Premio Bellavista. Marchesi era amico di Gianni e si é seduto vicino a noi e mi ha raccontato un po’ di storie. Al che gli dico: “in Franciacorta sto facendo un albergo e voglio trasformarlo in un Relais & Châteaux, dammi una mano per trovare un cuoco tuo allievo che vada bene e che in un giro di un paio d’anni possa prendere la stella Michelin”. Al che lui mi risponde: “non serve, vengo io…”. E così nacque la cosa. Lui voleva sbaraccare e andare via da Milano, da Bonvesin de la Riva: eravamo nel 1992, nel pieno di Mani Pulite, con la fine di una certa clientela… In 15 giorni ci siamo messi d’accordo: ho dovuto raddoppiare tutto il progetto, spendere un sacco di soldi, seguire alla lettera le sue istruzioni per le cucine grandissime, la cantina, ecc. ma alla fine ecco Gualtiero Marchesi all’Albereta.

E fu un colpo da maestro, una grandissima operazione di marketing e d’immagine per la Franciacorta il cui Consorzio era nato, presidente l’indimenticabile Paolo Rabotti, padre di Emanuele, patron della Monte Rossa (e, si dice, il vero competitor di Moretti in queste elezioni del nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta) nel 1990… .

Rabottino

Non ho nessun merito, se non di essere stato al momento giusto nel posto giusto e di aver saputo cogliere l’attimo. Essere bravi imprenditori è anche questo… Lui si è trovato bene per anni da noi, poi ha preferito divagare, preso da altre avventure e da altri stimoli. Ci siamo lasciati da amici…. Con lui assolutamente da amico, con altri, che magari pensavano solo al denaro, direi decisamente meno… Io sono uno molto attento al denaro, sono partito da zero, ho fatto i miei debiti, ho rischiato, non ho fatto l’Albereta per denaro, ma per divertimento, per dare alla mia Franciacorta un posto di altissimo livello, con uno chef top e un albergo da sogno.

SaveWaterdrinkChampagne
Quando sono andato in Champagne molti anni fa, mi hanno invitato al Royale Champagne (oggi chiuso per restauri: riaprirà nell’autunno 2016) e sono diventato pazzo in quel posto meraviglioso in mezzo ai vigneti… Volevo qualcosa del genere anche qui e l’abbiamo fatto. Oggi l’Albereta è meglio del Royale Champagne… L’hanno venduto e pensi che mi hanno persino offerto di acquistarlo. Ma ci vogliono le persone giuste per gestire certe cose. Io ho tre figlie femmine tutte impegnatissime nelle varie “avventure” di famiglia e non potevo certo dire ad una di loro di andarsi ad occupare del nostro Relais & Châteaux in Champagne…

VillaLechi

E qui Moretti non lo dice, ma sono sicuro che lo pensa. Perché dovrei andare a fare ancora più grande la Champagne riportando agli antichi splendori uno dei suoi simboli quando lui e Bellavista, comunque li si possa giudicare, sono dei simboli e fanno parte della storia della “petite Champagne” italiana, quella meravigliosa cosa che chiamiamo Franciacorta?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

28 commenti Leggi tutto

La Franciacorta si racconta negli States: nasce il blog Franciacorta the real story

Franciacortarealstory
Ottimo colpo di comunicazione per la/il Franciacorta, zona e prodotto leader nel variegato universo del metodo classico italiano, official sparkling wine dell’Expo 2015 con grandi ambizioni di crescita, per il 2015-2016, sui mercati esteri, dove, dati relativi al 2014, ha venduto 1.428.993 bottiglie ed è cresciuta del 9,2% (più 12,8% rispetto al 2013) con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%)”.

Come annunciato dallo stesso wine writer & wine blogger, in questo post sul suo blog Do bianchi, considerato uno dei wine blog più seguiti negli States dedicati al vino italiano, “ born July 14, 1967, in Chicago, Illinois, and raised in La Jolla, California” e ora texano, Jeremy Parzen, ha ricevuto l’incarico dal Consorzio Franciacorta di condurre e animare il blog intitolato Franciacorta the real story, e come scrive Parzen stesso, “For the next eleven months, I’ll be blogging about Franciacorta regularly and leading a series of tastings for wine professionals across the U.S.”.

ZilianiParzenVinitaly

Una scelta impeccabile perché Parzen, che conosce perfettamente la lingua e la cultura del vino italiano (ha fatto i propri studi universitari di filologia in quel di Padova e ha mantenuto un incredibile accento veneto), viene in Italia spesso e oltre ad animare Do bianchi, e collaborare con un blog alla Houston Press, e fare un sacco di altre cose, condurre degustazioni, curare carte dei vini, ecc. ecc., ha maturato una ricca esperienza professionale di animatore di wine blog in inglese per diversi produttori italiani.

Ad esempio quello dell’azienda franciacortina Barone Pizzini, diretta dal vice presidente del Consorzio Franciacorta Silvano Brescianini – qui un recente post – quello del produttore di Asolo Prosecco Superiore Bele Casel (alias Luca Ferraro), quello del produttore di Brunello di Montalcino Il Poggione, Montalcino Report, o del produttore salentino Cantele. Parzen si occuperà inoltre della gestione di un account Twitter @classicmethod e di una pagina Facebook dedicati alla Franciacorta. Tra i primi post di Franciacorta the real story la cronaca di una degustazione del metodo classico tenutasi ad Houston dove Parzen vive.

Io-Rinoceronte

jeremy_parzen.Rinoceronte
Che dire di questa scelta se non che è stata ottima? Conosco personalmente Jeremy da diversi anni, nel settembre 2008 – leggete la cronaca e guardate le foto qui – organizzai per lui una visita con grande degustazione a Cà del Bosco, visita nel corso della quale gli presentai un personaggio che poi sarebbe diventato suo grande amico, e prima ancora fui per anni in corrispondenza con lui, poi lo accompagnai, fresco di nozze con Tracie, madre delle sue adorate bambine, Georgia P and Lila Jane, nelle Langhe. Quindi l’ho incontrato poi in diverse occasioni, al Vinitaly, in Valpolicella, a Brescia, quindi ebbi modo di invitarlo, ero io il responsabile degli inviti di wine writer & wine buyers, in un’edizione memorabile, era il 2011, in una bellissima manifestazione dedicata ai vini da vitigni autoctoni del Sud in Puglia. E abbiamo condotto insieme per alcuni anni un wine blog dedicato ai vini italiani, ora chiuso, denominato VinoWire. E ci piaceva scherzare e ironizzare (vedi le foto qui sopra) sui nostri gusti e disgusti per alcuni vini e… rinoceronti…
buone-festeVinoWire

Jeremy ha sempre dimostrato, come in questa intervista sul caso Brunellopoli, nel coordinare una mission di wine blogger Usa al Barbera Meeting 2010, grande professionalità, esperienza e conoscenza del vino italiano, un’indiscutibile capacità di gestire il proprio talento e di saperlo mettere a frutto.

Sono sicuro, e gli faccio, insieme a Lemillebolleblog e ai suoi molti lettori, gli auguri da lontano (non lo incontro più da alcuni anni, ma ci siamo parlati al telefono circa un mese fa..) che farà un’eccellente lavoro e che sarà il migliore dei wine blogger-ambasciatori possibile per la Franciacorta nei suoi States. Good luck Jeremy, good luck Franciacorta for you Usa mission.

Goodluck

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Franciacorta moja milosc: la (e il) Franciacorta secondo Elisabetta Poletti

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Un’intervista al sito Internet 6win.pl

Lo so bene che il polacco non è la lingua più facile di questo mondo e io stesso, che pure sono stato a Varsavia diverse volte e non vedo l’ora di tornarci (da Bergamo sono solo due ore di volo…) perché ho ormai tanti amici sia tra i wine writers polacchi – primo tra tutti il fraterno amico e coetaneo Marek Bieńczyk, (ritratto qui sotto nella foto di Marcin Mizerski) uno che scrive, benissimo e con cognizione di causa, di vino, su diverse riviste specializzate e siti Internet, ma ha una column sull’edizione polacca di Forbes, ed è uno storico della lettura, un filosofo e ha tradotto in polacco, tra l’altro Milan Kundera, Roland Barthes e Emil Cioran (hai detto mai…) – che tra gli importatori (leggi ad esempio questi due articoli dedicati a due tra i principali araldi del nostro vino in terra polacca, Maciej Bombol e Robert Mielzynski) della lingua di Chopin e del sommo Karol Wojtyla mastico ben poche parole.

Marek

Però, invitandovi ad appoggiarvi per la traduzione (almeno delle linee generali) a Google translate, voglio segnalarvi una bellissima intervista, concessa al wine writer Łukasz Klesyk del sito Internet 6win, da una signora che è stata premiata tre anni fa durante il Grand Prix organizzato dalla più importante, diffusa e influente rivista del vino polacca, Magazyn Wino, di cui è capo redattore Tomasz Prange-Barczynski, come “Promotora Kultury Wina w Polsce”, ovvero Ambasciatrice della cultura del vino (italiano) in Polonia.

Parlo di quella elegante Signora, che ha introdotto per la prima volta il Franciacorta in terra polacca, creando oltre dieci anni fa una pioneristica attività, da lei inventata, di wine broker, e che ha poi aperto le strade ai vini del Garda e al Chiaretto in particolare (oltre che a vini pugliesi, piemontesi, sardi) che corrisponde al nome di Elisabeth Babinska Poletti, che ho avuto la fortuna di conoscere nell’ormai lontano 2010 – vedi intervista – e della cui amicizia mi onoro, considerandola una grande appassionata ed esperta, eccome se ne capisce!, di “bollicine” metodo classico, di vini bianchi e di rosati. Con la quale è sempre istruttivo, anche per me che ho una qualche lunga esperienza in materia di vino, degustare e confrontarmi.

MagazynWinoBoniekElisabeth
Elisabeth, che nel 2011 si inventò letteralmente una magnifica presentazione di Franciacorta a Varsavia, “trascinando” 16 produttori ad un banco d’assaggio di bollicine bresciane che ancora oggi a Varsavia (altrove un po’ meno) ricordano con grande entusiasmo, ha continuato ad occuparsi di Franciacorta, anche se in posizione più defilata, ma non meno impegnativa e impegnata che in passato, e lo dimostra in questa lunga intervista – leggete qui – che il giornalista ha intitolato “Franciacorta moja milosc”, ovvero “Franciacorta amore mio”, dedicata in larga parte al Franciacorta, a spiegare cosa sia, quale la particolarità del vino e della sua zona di produzione, ed il perché lei, Elżbieta, si sia appassionata a questo tipo di vino e non ad altri.
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E ne indaghi, con curiosità e cognizione di causa e grande onestà intellettuale (merce rara oggi nel mondo del vino, italiano e internazionale) tutte le sfumature. Pur non perdendo l’occasione di de(gustare) e apprezzare con gioia l’altro suo grande amore “bollicinaro”, l’amore un po’ di noi tutti che amiamo questa tipologia di vini, ovvero lo Champagne.

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Io forse sarò anche un po’ condizionato dall’amicizia, e dalla stima, profonde, che nutro per questa donna coraggiosa, orgogliosa e di grande dignità, ma pensando alla volontà all’export, ad incrementare le quote di esportazione nel mondo dei Satèn, Dosage Zero, Extra Brut, Brut, Rosé bresciani, che la Franciacorta non perde occasione, come ha fatto anche lunedì a Milano in occasione dell’annuncio della partnership con Expo 2015, di affermare, non posso che esclamare: averne di ambasciatori del genere del e della Franciacorta nel mondo! Sono pronto a scommettere che i numeri crescerebbero davvero con testimonial testardi, appassionati e competenti come Elisabeth…

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Parola di donna a Costigliole d’asti: parlano Pia Donata Berlucchi e Marilena Barbera

PiaDonataBerlucchi

L’inossidabile e granitica Pia Donata Berlucchi, past president e figura trascinante dell’associazione Donne del Vino e conduttrice, dal 1977, dell’azienda agricola Fratelli Berlucchi di Borgonato di Cortefranca, sarà co-protagonista, sabato 28 giugno alle 17.30, presso il Castello di Costigliole d’Asti nell’astigiano, di un simpatico incontro, condotto dal giornalista Sergio Miravalle.

Con il titolo di “Parola di donna” si terrà un talk show – intervista dove Miravalle stimolerà a parlare della loro idea del vino, del produrre vino, del farlo da donne imprenditrici, appunto la Signora del Franciacorta e una produttrice siciliana altrettanto tosta e determinata, Marilena Barbera, attiva in quel di Menfi nell’agrigentino.

MarilenaBarbera

Due ambasciatrici del vino italiano che si “confesseranno” in pubblico nell’ambito della rassegna “Di vigna in vignetta” (che prosegue sino al 29 giugno), esposizione che racconta in 100 tavole di famosi pittori e illustratori l’intreccio inesauribile tra vino e humor. I quadri di Jacovitti, Cavandoli, Guarene, Clericetti, Grott, Pongiglione e molti altri, oggi di proprietà delle Donne del Vino del Piemonte, appartenevano alla collezione del giornalista Vincenzo Buonassisi, di cui ricorre il decennale della scomparsa. Per informazioni www.divignainvignetta.it

 

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Ricordo (involontariamente in ritardo) di Paolo Rabotti, pioniere della Franciacorta

PaoloRabotti
Si dice spesso che nell’attuale epoca segnata dall’avvento di Internet, degli smartphone e dei tablet non si possa che essere perennemente interconnessi e che quindi tutto quanto accade nel mondo non ci possa sfuggire.

Bellissima soddisfazione essere a conoscenza in tempo reale della rivoluzione in corso in un piccolo Paese dall’altra parte del mondo e di tutte le altre possibili news, ma poi può ugualmente accadere che si possa ignorare un fatto avvenuto a soli 50 chilometri di distanza, in una zona dove sei di casa e di cui pensi di poter essere facilmente a conoscenza di tutto quanto accada.

Può anche succedere che per alcuni mesi, pur frequentando e scrivendo di quella zona e dei suoi vini, tu possa continuare a restare all’oscuro di questo fatto, fino a che, per il bizzarro disegno del caso, tu ti imbatta, all’improvviso, in quella notizia che, tuo malgrado, avevi continuato ad ignorare.

E’ proprio quello che è successo a me che solo ieri, leggendo un blog che da qualche tempo non consultavo, ho scoperto che il 18 marzo, quindi oltre tre mesi orsono, era scomparso a Brescia all’età di 85 anni Paolo Rabotti.

Inutile dire come leggendo io sia rimasto di sasso e come, provando un sincero dolore, mi sia sentito in grande imbarazzo.

Paolo Rabotti, papà di Emanuele, attuale patron della Monte Rossa di Bornato, è stato uno dei personaggi fondamentali nella storia e nello sviluppo della Franciacorta così come oggi la conosciamo.

Imprenditore di successo nel campo avicolo, nel 1972, coinvolgendo la moglie, la Signora Paola Rovetta, credendo che la Franciacorta potesse diventare davvero una zona vinicola importante e che potesse dire la sua nel campo delle bollicine metodo classico, aveva fondato a Bornato la propria azienda agricola, producendo sia “champenois” che vini fermi. E da persona seria, da imprenditore capace, da uomo tutto d’un pezzo si era fatto in breve tempo notare e apprezzare tanto che nel 1990, quando venne fondato, con una decisa scelta di campo, il Consorzio Franciacorta, Rabotti nel divenne il primo presidente.

Furono anni difficili ed eroici, che videro il Consorzio, anche con l’illuminata direzione di Giampietro Comolli, compiere scelte difficili e lungimiranti rese possibili anche dalla mediazione e dalla calma di Rabotti, in grado di convincere con il semplice ragionamento e con l’autorevolezza dettata anche dalla sua voce profonda e dall’aspetto apparentemente burbero.

Rabotti fu il presidente ideale per questa fase di fondazione, la persona giusta, dotata dell’equilibrio necessario, per guidare decisioni che talvolta potevano apparire complesse, non perché lo fossero veramente, ma perché del tutto nuove erano le problematiche che i soci ed il Consorzio si trovavano ad affrontare.

Ricordo che un’ideale geniale di Rabotti (nel 1990 la Franciacorta non era certo conosciuta come lo è oggi…) fu quella di realizzare un pieghevole tascabile in otto facciate dove oltre ad una cartina della zona veniva spiegato dove fosse la zona, la sua storia, le sue caratteristiche ed i suoi vini. Questo pieghevole veniva inserito in più copie in ogni cartone di vino franciacortino svolgendo un pratico ruolo di comunicazione tra i clienti, ristoranti, enoteche, semplici appassionati.

Ma furono tante, e soprattutto un modo di agire ponderato, sempre attento ad ascoltare le ragioni di tutti, le caratteristiche di una presidenza da ricordare non solo perché fu la prima, ma per i contenuti e lo stile.

Ecco perché, anche se con tre mesi di incolpevole ritardo, ho voluto oggi ricordare su questo blog sempre attento alle vicende franciacortine, una persona veramente in gamba che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare e di scusarmi con Emanuele Rabotti e sua madre per non averlo fatto a tempo debito.

Se la Franciacorta è diventata la “cosa” importante che è oggi è anche per merito di persone come Paolo Rabotti.

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Franciacorta in lutto per la scomparsa di Annamaria Clementi Zanella

Annamaria Clementi

Grave lutto per la Franciacorta tutta. All’età di 86 anni è scomparsa ieri una persona schiva che non ha mai voluto apparire come protagonista nonostante sia stata alle origini della nascita e dell’affermazione di una delle aziende simbolo della zona bresciana, Cà del Bosco.
Fu proprio Annamaria Clementi nei primi anni Sessanta a convincere il marito Albano Zanella, trentino conosciuto a Bolzano, ad acquistare un terreno con cascina, chiamata Cà del Bosc, posta ad Erbusco in quel di Brescia e fu lei in seguito a sostenere con forza il figlio primogenito Maurizio quando ancora adolescente ebbe l’intuizione di fare di quelle colline un posto dove produrre quel vino che un giorno tutto il mondo si sarebbe abituato a chiamare Franciacorta. E basta.
In posizione appartata, con in famiglia (dove al primo figlio si era aggiunta la figlia Emanuela) due maschi votati ad apparire al proscenio come il marito ed il figlio Maurizio, affermatosi sempre più come il deus ex machina di un’azienda salita alla ribalta e diventata sinonimo di qualità e di innovazione, Annamaria Clementi raramente amava apparire nei momenti in cui l’azienda celebrava i propri successi.
Questo anche dopo che Maurizio Zanella aveva voluto come riconoscimento chiamare proprio Annamaria Clementi la Cuvée più importante e prestigiosa di Cà del Bosco, scelta fatta non solo con affetto filiale, ma per ribadire quanto importante fosse stato il ruolo della mamma nella crescita e nell’affermazione di Cà del Bosco.
Dopo la scomparsa del marito alla fine degli anni Novanta, la Signora Annamaria si era ritirata in Val di Sole in Trentino, ad Ossana, paese di origine di Albano, e solo raramente se ne allontanava.
Ricordo la sua radiosa presenza circa tre anni fa, a Milano, discreta ed elegante come sempre, alla presentazione della prima edizione, la 2003, della Cuvée Annamaria Clementi versione rosé, circondata da grandi cuoche cui era stato affidato il compito di preparare il pranzo di presentazione del vino.
Con la sua scomparsa Annamaria Clementi lascia un grande vuoto ma soprattutto un luminoso esempio di stile nel difficile “mestiere” di moglie, di madre e di imprenditrice.
All’amico Maurizio Zanella, alla sorella Emanuela, ai nipoti, le più sincere condoglianze e la partecipazione al dolore immenso per questa perdita.

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