OLTREGUSTO, vetrina della migliore espressione dell’enogastronomia d’Oltrepò



In programma sabato 16 e domenica 17 settembre a Cassino Pò di Broni

La scelta di tempo non è delle migliori visto che il prossimo week end vede in programma anche una manifestazione che proprio in questo periodo dell’anno si svolge in un’altra zona spumantistica lombarda. Che anche questa volta non mi ricordo mai, chissà perché, come si chiami. Ma che anche un fesso giudicherebbe molto meno bella, da un punto di vista paesaggistico, turistico, gastronomico, di questa di cui sto per parlarvi.

Però mentre l’Oltrepò Pavese è bellissimo, basta girarne in lungo e in largo l’area, girare su e giù per quelle colline, anche alta collina, che in quella zona del bresciano si sognano e non hanno, colline dove la vite cresce meglio che in una piatta pianura bordo autostrada, dove le persone respirano un’aria frizzante e piena di allegria, e non solo per gli spuntini a base di Bonarda e salame di Varzi, la zona spumantistica bresciana sa comunicare molto meglio.

3 commenti Leggi tutto

Una gola profonda del Cda di Terre d’Oltrepò mi racconta…



Il piano industriale per La Versa? Piacerebbe anche a me conoscerlo….

Partiamo da lontano, dall’acquisizione da parte della cordata formata da Terre d’Oltrepò (che si accollerà il 70% dei costi dell’operazione) e da Cavit (30%), della mitica e ormai piuttosto decaduta, tanto da arrivare all’atto finale, tristissimo, del fallimento, Cantina La Versa (sito Internet che non riporta la news relativa alla nuova proprietà…) di Santa Maria La Versa. A tutt’oggi il marchio, altri più saputelli direbbero il brand di tutto l’Oltrepò Pavese. Quella terra benedetta dagli Dei, ma non dagli uomini, purtroppo, verso la quale, recentemente, ho espresso un sincero atto d’amore.


L’acquisizione è stata facilitata non poco dalla rinuncia, a mio avviso maturata in condizioni misteriose, del principale competitor, Cantina di Soave (secondo me ci sono state fortissime pressioni politiche sulla Cantina veronese, visto che gli “avversari” sono persino andati dal Ministro Martina (che l’estate scorsa aveva fatto dichiarazioni clamorosamente di parte e non super partes, come avrebbero dovuto essere…) con l’avallo di parlamentari PD e del Presidente della Provincia di Pavia).

12 commenti Leggi tutto

Cantina di Soave rinuncia all’asta e La Versa passa a Terre d’Oltrepò

Una grande occasione perduta, ma chissà?…

Magari vincerò 5 milioni alla Lotteria. Magari venerdì sera, quando sarò a Parigi, andrò a cena con Juliette Binoche. Magari Renzi è un ottimo politico e a Berlusconi NON piacciono le sbarbine.

Magari avrò sbagliato le mie valutazioni, magari riusciranno a farmi ricredere. Magari i risultati dimostreranno in maniera squillante che questa soluzione è davvero la migliore. E magari io dovrò andare a piedi in pellegrinaggio, da Bergamo a Broni, cospargendomi il capo di cenere.

12 commenti Leggi tutto

Da Tino Comaschi un appello ai viticoltori oltrepadani

Per dirla con Mozart (Così fan tutte) Soave sia il vento…

Mancano solo poche ore al fatidico momento che deciderà non solo se la storica Cantina La Versa finirà sotto il controllo della Cantina di Broni che per anni ha divorato riso in cagnone senza battere ciglio, anzi, oppure nell’orbita della veneta Cantina di Soave, ma deciderà qualcosa di più importante, ovvero se l’Oltrepò Pavese avrà una formidabile chance per finalmente voltare pagina, per diventare, come merita, una zona vinicola importante, e se resterà una semplice terra di conquista. Colonizzata da questa o quell’altra potenza, vilipesa da imbottigliatori senza scrupoli, banalizzata da cantinone alle quali della qualità, in bottiglia, non può fregare di meno.

In questi giorni abbiamo letto e sentito di tutto un po’: cose sensate, chiacchiere da bar o da osteria, rodomontate provinciali, stupidate, calunnie, ipotesi da fantascienza. Con la politica, in sottofondo, specie la politica vicina al partito di governo, a impicciarsi di cose alle quali, se il buon senso fosse di questo mondo, avrebbe dovuto rimanere estranea…

Lascia un commento Leggi tutto

Lettera aperta a presunti soci di La Versa che scrivono senza firmarsi


Amici viticoltori oltrepadani, a me occhi e orecchie, please!

La burrascosa e intricata vicenda della vendita di quel gioiello, un po’ decaduto purtroppo, che è la Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, cuore pulsante del mondo vitivinicolo oltrepadano, sta causando pericolosi colpi di coda. E veri e propri impazzimenti.

Accade così, mentre tutti stiamo aspettando lunedì 20, data in cui si svolgerà l’asta telematica che deciderà se la cantina andrà alla Cantina di Soave, che ha presentato da tempo una seria, organica, credibile offerta, dotata di un preciso piano industriale, di strategie e di impegni precisi.

Lascia un commento Leggi tutto

Un gruppo di ex soci di La Versa invita Cantina di Soave a non mollare



Ricevo, sottoscrivo e molto volentieri pubblico

Venuto a conoscenza di questa lettera inviata da un gruppo di ex soci della Cantina La Versa al presidente e al direttore della Cantina di Soave, la quale sembra essere incerta, come ho scritto ieri, sul da farsi, e addirittura tentata di non partecipare al momento conclusivo di questa aggiudicazione della Cantina resa grande dal Duca Denari, condividendo in toto le opinioni espresse, pubblico con grande piacere.

Cosa aggiungere se non dire a mia volta, come ho fatto ieri al telefono con Trentini, forza Cantina di Soave, non mollate! Non gliela darete mica vinta agli ex (?) amici, soci e compari del riso in cagnone?

Lascia un commento Leggi tutto

Chi riuscirà, alla fine, ad aggiudicarsi la storica Cantina La Versa?


Dopo il rilancio di Terre d’Oltrepò la Cantina di Soave commenta

Com’era prevedibile, alla fine, in zona Cesarini, per il complesso acquisto della storica Cantina La Versa è spuntata un’offerta, con un rilancio di soli 50 mila euro, alternativa a quella seria, credibile, organica, presentata dalla Cantina di Soave.

E’ una cordata oltrepadana, da parte della nota e discussa (perché coinvolta in gravissime vicende giudiziarie) mega cantina, specializzata in vini in bottiglia caratterizzati da prezzi incredibilmente bassi, e da un’immagine non certo prestigiosa, denominata Terre d’Oltrepò, in tandem con la nota mega cantina cooperativa trentina Cavit.

Il risultato immediato di questa offerta dell’ultimo minuto è che l’aggiudicazione di La Versa viene rimandata ad un’asta telematica che si svolgerà il prossimo 20 febbraio con il coordinamento del curatore fallimentare. Asta cui rischia di presentarsi un solo soggetto, perché dal tono del comunicato stampa diramato da Cantina di Soave emerge, accanto ad una notevole amarezza, anche un certo orientamento verso la decisione di non rilanciare e lasciare perdere.

7 commenti Leggi tutto

Clamoroso in Oltrepò: qualcuno prova a proporre ancora il riso in cagnone

Ancora tu? Ma non dovevamo vederti più?

Anche domani, martedì 7, sarò nuovamente in terra oltrepadana. In programma una visita ad un’azienda, in quel di Casteggio, e poi contatti vari, perché, piaccia o meno a qualche carneade, o qualche gentile Signorina che non conoscendomi blatera su Facebook che sarei “morto”, o a qualche imbecille (il mondo ne è sempre più pieno) io continuo a fare il mio mestiere, ovvero il cronista del vino. Che quando ha una notizia, la analizza, verifica se sia vera, fa gli opportuni controllo e poi la dà (sto sempre parlando di notizie, non pensate male…).

In attesa di trovarmi nuovamente nella terra dei migliori salami d’Italia, quindi del mondo, (non me ne vogliano a Felino, o nei molti altri posti dove la cultura del salame vanta esponenti di rilievo) voglio darvi gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda dell’acquisto, con offerta presentata al curatore fallimentare incaricato dal Tribunale, della storica Cantina La Versa.

2 commenti Leggi tutto

Futuro di La Versa? Cavit confessa di pensarci ancora…

E

…ma solo come supporto di Terre d’Oltrepò

Ieri pomeriggio, facendo un piccolo eno-scoop, ho dato la notizia secondo la quale la celebre cantina veneta Cantina di Soave sarebbe in pole position per diventare proprietaria di quel nobile decaduto che è l’oltrepadana Cantina La Versa, grazie ad una “un’offerta irrevocabile per l’acquisto con validità di 30 giorni” presentata al curatore fallimentare.

Finita la vicenda La Versa? Teoricamente sì, anche se va ricordato che i giochi non sono interamente chiusi, perché “fino al 15 febbraio chi vorrà potrà rilanciare a partire dalla cifra di 4milioni e 150mila euro. Non dovesse presentarsi nessuno, l’azienda verrà venduta al gruppo che ha già depositato una caparra da 250mila euro”.

4 commenti Leggi tutto

E’ la Cantina di Soave il nuovo proprietario di La Versa?

LogoLaVersa
Finito (pare) il lungo calvario dello storico marchio

Pare finalmente finito il “calvario” dell’azienda vinicola più nota dell’Oltrepò Pavese, del marchio più noto del variegato universo vitivinicolo della più bella (Valtellina a parte) zona vinicola lombarda. Sto parlando della storica Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, resa grande dal mitico Duca Denari e poi tristemente finita in basso, dopo varie gestioni infelici, tentativi falliti e varia umanità, fino al fallimento dichiarato nel luglio scorso. Fallimento palese anche visitando la home page del sito Internet aziendale, che a tutt’oggi riporta le testuali parole che spezzano il cuore al solo leggerle: “Bando di gara per acquisto azienda “La Versa Viticoltori dal 1905 Spa” Data scadenza presentazione offerte: 25 novembre 2016 Le offerte dovranno pervenire allo studio del Curatore Fallimentare, dott. Luigi Spagnolo, in Milano”.

Sono particolarmente felice di apprendere dell’happy end di questo calvario, perché anche se non ho assolutamente alcuna colpa, io mi sono limitato a fare il mio mestiere di giornalista, avevo dato credito, addirittura pubblicando una lunga intervista che gli avevo fatto, all’ultimo, ipotetico, salvatore “della baracca”, un bresciano, che nell’estate dello scorso anno era stato arrestato per bancarotta e riciclaggio.

31 commenti Leggi tutto

Forum Oltrepò Pavese lunedì 9 alla Certosa Cantù di Casteggio

ConvegnoLaVersa1
Un’iniziativa della Cantina Sociale La Versa

Ho già espresso, e non solo nell’articolo dove ho cercato di raccontare il personaggio Abele Lanzanova, bresciano oggi alla testa di questa storica Cantina Sociale oltrepadana, la convinzione che se riparte La Versa riparte l’intero mondo del vino dell’Oltrepò. Questo per la forza di un marchio che nonostante traversie varie e i recenti problemi della Cantina è rimasto forte e riconoscibile. E perché La Versa, anche se continuerà a produrre anche vini fermi, è sinonimo di metodo classico base Pinot nero ed è l’unica realtà, Monsupello a parte, che abbia le spalle ed i numeri per rendere visibili le “bollicine” su mercati che non siano solo quello locale, milanese o al massimo lombardo.

Per questo motivo, data la mia pubblica “apertura di credito” nei confronti dell’azienda che il Duca Denari portò a grande notorietà, sono contento di rilevare come La Versa sia la promotrice, con il Comune di Casteggio e con il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, di un’iniziativa che si svolgerà lunedì 9 novembre, dalle 10 sino alle 15.30, in una sede nobile come il Palazzo Certosa Cantù di Casteggio, che è sede anche del Civico Museo Archeologico e della Biblioteca (che conserva le “cinquecentine” del Fondo Sernagiotto). Titolo dell’incontro, tavola rotonda-convegno è Forum Oltrepò Pavese. Strategie e opportunità per il rilancio e l’internazionalizzazione, un’occasione per un “brain storming” di idee “per aprirsi ai nuovi scenari di mercato interni ed esteri” e per delineare nuove prospettive per il mondo del vino oltrepadano.

ConvegnoLaVersa2

Diversi gli interventi previsti, moderati dal direttore del Consorzio Emanuele Bottiroli.
Dopo i saluti del padrone di casa, il Sindaco di Casteggio, del Presidente del Consorzio Michele Rossetti e dell’amministratore delegato di La Versa Lanzanova, sono quattro le relazioni in programma.
Lo storico Giancarlo Baruffi parlerà di “Cooperazione e territorio. Le virtù di un sistema che ha fatto storia”, l’enologo Francesco Cervetti tratterà de “L’Oltrepò Pavese, culla del metodo classico italiano”, mentre il professor Stefano Denicolai, coordinatore Mibe Master in International Business and Economics dell’Università di Pavia, delineerà “Trend del vino e scenari di mercato nazionali ed internazionali”.
A seguire il professor Alberto Vercesi, docente presso l’Università del Sacro Cuore a Piacenza, traccerà un ritratto de “L’Oltrepò Pavese, anima agricola di Lombardia e scrigno della vitivinicoltura lombarda” e si aprirà il dibattito, con la presenza di protagonisti del mondo cooperativo, di rappresentanti di associazioni di categoria e produttori.

Intorno alle 14.30 l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava trarrà le conclusioni di una discussione e di un intreccio di idee e suggestioni che ci si augura ricco e articolato e soprattutto in grado di fornire utili elementi di riflessione e istruzioni d’uso da applicare con successo.

_________________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org

 

1 commento Leggi tutto

Incontro con Abele Lanzanova, il bresciano “salvatore” della Cantina Sociale di La Versa

LaVersasettembre2015 018

Ho le idee chiare su cosa fare, ma lasciatemi lavorare!

Domanda semplice semplice: quale azienda, nella storia, molto vivace e variegata, del mondo del vino dell’Oltrepò Pavese, è riuscita ad avere negli anni una riconosciuta universale notorietà e ad accreditarsi, agli occhi dei consumatori, e parlo non di quelli esclusivamente locali, come marchio? Gira che ti rigira, la domanda impone una sola risposta. L’unica cantina, con tutto il rispetto possibile per aziende meritevoli di rispetto e considerazione come Monsupello o Le Fracce, o per altre che comunque hanno provato a diffondere il messaggio che Oltrepò fa rima anche con qualità e non è solo sinonimo di Pinot nero vinificato in bianco frizzante e di Riesling italico e di rossi che “busciano” senza pretese, è, oggettivamente, la Cantina Sociale La Versa Spa, fondata il 21 maggio 1905, con i primi ventidue soci (oggi sono 350), da Cesare Gustavo Faravelli.

Cosa sia (stata) La Cantina Sociale di La Versa, che da ora in poi chiamerò più semplicemente La Versa (nome che prende origine dal paese dove ha sede, Santa Maria della Versa) è presto detto: uno dei simboli del rinascimento del metodo classico italiano negli anni Settanta-Ottanta, grazie a personaggi illuminati come il celebre Duca Antonio Giuseppe Denari, “che fece grande la Lombardia del vino” d’antan, una Lombardia enoica dove la Franciacorta era ancora una giovane promessa, la Valtellina un’isolata regione di montagna dove si producevano vini che bisognava andare in loco per bere e l’ Oltrepò Pavese era giocoforza il play maker, una terra benedetta, con tanti ettari vitati destinati a quell’uva croce e delizia che è il Pinot nero.

26 commenti Leggi tutto

Bel colpo degli amici di Wine Not Italy: domani Tom Stevenson degusterà in Oltrepò Pavese grazie a loro!

WineNotItaly

Una pausa in questo mio serrate le forze per arrivare ad ottenere le dimissioni di qualcuno che, come ho spiegato bene qui, non ha più titolo per sedere nel Cda (uscente) del Consorzio Franciacorta, per oggettivo danno procurato, per segnalare una notizia molto positiva.

Domani mattina, presso un’accogliente azienda oltrepadana, non un fesso qualsiasi, ma una riconosciuta autorità mondiale nel campo degli Champagne e delle “bollicine” metodo classico, parlo di Mr. Tom Stevenson, degusterà, con la propria consueta e impareggiabile expertise, metodo classico Oltrepò Pavese Docg.

TomStevenson-Franciacortatasting 019

Il merito va tutto ad un gruppo di ragazzi coraggiosi e tenaci, ovvero Fabrizio Calì, Salvatore Trotta, Stefano Torre, il trio che ha creato quella bella cosa che è Wine Not Italy, ovvero “un’agenzia di marketing e comunicazione dedicata alla valorizzazione del settore viti-vinicolo dell’Oltrepò in campo internazionale, costituita da un gruppo di giovani esperti del settore”, che ha come obiettivo “da un lato supportare le aziende vinicole dell’Oltrepò nei mercati internazionali attraverso azioni mirate di marketing e comunicazione. Dall’altra parte facilitiamo l’accesso a quelle aziende estere che, interessate ad instaurare nuove relazioni commerciali con aziende locali, necessitano di supporto tecnico ed informativo”.

I ragazzi terribili sono soliti mettere a segno bei colpi, tipo l’essere stati scelti da Tom Stevenson e dalla sua organizzazione come interlocutore unico per candidare i vini dell’Oltrepò Pavese al “The Champagne & Sparkling Wine World Championship”, massima competizione internazionale per premiare i migliori vini per categoria e tipo nel settore “bollicine”, portando a casa bei risultati in termini di riconoscimenti e medal.

stradella pv - ldp 40 - il mondo web interroga gli spumanti oltrepo- nelle foto il famoso enolo franco ziliani con i co-fondatori di winenot salvatore trotta e fabrizio calì -con il giovane enologo  stefano torres (giacca chiara e cravatta gialla)   foto torres

E poi, nel novembre 2013, se ricordo bene, quei “ragazzacci” avevano convinto uno molto meno importante di Tom – che non parla così bene l’inglese e non gode della confidenza di cui lui gode in Champagne – a venire a Stradella a degustare bollicine targate O.P., e a discuterne, post assaggio, con i produttori stessi.

Questa degustazione, parlo di quella domani di Tom in terra oltrepadana e gli exploit nel suo concorso mondiale, vengono un po’ a riparare una magra presenta oltrepadana, troppo magra, come avevo lamentato, nella nuova edizione della monumentale e celeberrima Christie’s world Encyclopedia of Champagne & Sparkling wine curata da TOM.

ChampagneStevenson

E, se mi permettete, questa degustazione di domani, cui sarò presente gentile invito degli organizzatori e di Tom, come “guest non star” sarà per me una sorta di chiusura del cerchio, perché nel febbraio 2008 come raccontai qui, degustai a Londra, proprio insieme a Tom Stevenson e all’algida e inavvicinabile Margaret Rand per la straordinaria rivista The World of Fine Wine (del cui editorial board continuo a fare immeritatamente parte una serie di Franciacorta Docg, tasting di cui poi la rivista pubblicò un resoconto entusiastico.

E poi perché il 15 ottobre 2013, dopo una lunga e vivace “discussione” di mesi con il Consorzio Franciacorta, cui avevo proposto questa mia folle idea e che alla fine accettò e realizzò benissimo il progetto, con un bellissimo ritorno d’immagine e di prestigio, basta rileggere qualche intervista che Tom rilasciò alla stampa convenuta per quella occasione, l’exploit ci fu, e per la prima volta si assistette allo spettacolo di un Consorzio, quello Franciacorta, che proponeva una degustazione di vini di un concorrente, ovvero 10 vini, la crème de la crème degli English Sparkling wines, nuovo fenomeno della scena spumantistica metodo classico mondiale.
TomStevenson-Franciacortatasting 050

E poi con Tom (e la sua gentilissima, simpatica consorte) fui a contatto per i giorni seguenti, degustando insieme, in bottiglia e magnum, qualcosa come 320 Franciacorta in cinque giorni.

Ritrovarlo domani, “incrociando i ferri” con lui, perché lui è un fenomeno, ma io non sono un pirla e ho la mia esperienza, riconosciuta, e perché abbiamo percezioni, visuali e gusti diversi sui metodo classico (sullo Champagne andiamo molto più d’accordo…), sarà una grande gioia e una importante occasione di crescita professionale. Del resto, scusate l’immodestia, sono abituato a dialogare non tanto con carneadi e pirla italici che si spacciano per esperti di vino, ma con i grandi palati italiani e internazionali, da Daniele Cernilli a Jancis Robinson (nella foto qui sotto), dal mio Maestro Nicolas Belfrage a Tim Atkin (tutti e tre presenti ad un mio tasting di Barolo a Londra, nel lontano 2008…), Jane Hunt, Pierre Casamayor, a Walter Speller e David Berry-Green.

Elisabeth-Jancis

E poi Hervé Lalau, Vito Intini, Jeremy Parzen, Piotr Kameski, Tomasz Prange-Barczynsky, Marek Bieńczyk, Michele Ciaciulli, Paolo Bernardi, Anthony D’Anna, Michael Ritter (autore della bella foto che mi rappresenta qui sotto) Matt Paul, Rosemary George, Elisabeth Babinska Poletti e tanti altri. Tutta gente di primario valore, ma dimentico anche Kerin O’Keefe, Tom Hyland, Charles Scicolone e Gregory Dal Piaz, Patricia Guy, l’indimenticabile americano-toscano Kyle Phillips, americano residente e poi morto, lasciando un enorme vuoto, nel Chianti e Wojciech Bonkovski, giornalista polacco poliedrico enfant terrible del giornalismo del vino polacco, che mi ricordo, con orgoglio, di aver invitato, insieme a buyer americani, giapponesi, polacchi, e d’ogni parte del mondo, a partecipare ad una manifestazione dedicata ai vini da vitigni autoctoni identitari dapprima della sola Puglia, poi anche di Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia, che si svolgerà in Puglia a giugno, e nel cor, come tutta la Puglia del vino, mi sta. Anche se nel cor, e mi dispiace, non sto più al suo deus ex machina (caro Nicola…) e a qualche suo pseudo “consigliori” che vi raccomando….

IoPugliaestate2012

Perché lo sanno anche i fessi e continua a sostenere il contrario solo qualche emerito coglione in malafede, che non sono e non potrò mai essereun nemico della Puglia”, bensì verba voltant, scripta manent, qualcuno che la Puglia ha profondamente nel cuore. Come ho dimostrato proprio in questi giorni, con questo articolo

cuoreuomo
Ad ogni modo, evviva Wine Not? ed evviva Tom Stevenson che ai nostri vini dedica il proprio tempo e un’attenzione sicuramente attenta e curiosa…

TomStevenson

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

32 commenti Leggi tutto

La cena delle Sette Cene. Un menu/fiaba di Natale dall’Oltrepò Pavese

Cena7cene

Sbadato che non sono altro, mi sono dimenticato che avrei dovuto pubblicarlo qualche giorno fa questo menu fiaba (rigorosamente di magro) dell’antivigilia di Natale che mi hanno regalato, per Lemillebolleblog ed i suoi lettori, gli amici Piera Selvatico, la figlia Michela, l’altra figlia, Francesca e il marito Sergio Daglia del Ristorante Albergo Selvatico di Rivanazzano Terme in terra d’Oltrepò. Lo pubblico ugualmente, scusandomi per il ritardo, oggi, giorno di Natale, perché è un menu (come se quelli normali del ristorante non lo fossero…) bellissimo e una storia, quella che ci raccontano, che ha qualcosa di suggestivo e di magico… Buon appetito e auguri a tutti…

LÂ SENÂ DI SÈT SÉN LA CENA DELLE SETTE CENE

Questa cena di magro, di tipo monacale per non avere rimorsi, era comunque un intreccio di simbologie pagane, preparata all’antivigilia di Natale.

Sette erano le portate che componevano il menù, come i peccati capitali, i giorni della creazione, le ore di luce in inverno. Questa cena era un codice, dov’erano mescolati gastronomia, religiosità, ritualità della tradizione. La società contadina, a contatto ogni giorno con problemi di sopravvivenza quotidiana, sfruttava la circostanza della cena delle sette cene per rimpinzarsi. Ogni oggetto o elemento legati a questo momento conviviale acquista un immenso potere che li trasforma in strumenti terapeutici validi per tutto l’anno; tutto è magico e significativo.

Ad esempio: il pane è oggetto di grande attenzione. Fu tramandata per secoli in conventi e monasteri, la leggenda secondo la quale durante la fuga in Egitto, Gesù Bambino, in un momento di pericolo, fu nascosto in un contenitore con della pasta di pane che per gli ebrei era senza lievito. Ma questa pasta lievitò fino ad avvolgere e nascondere il Bambino.

MicconeOP

Da qui la considerazione quasi sacra del processo di fermentazione, infatti si aveva una cura speciale per conservare “âl cârsént”, l’unico modo per poter fare il pane la volta successiva. Il capo famiglia, all’inizio della cena, deponeva sulla tavola, un grosso miccone, contraddistinto da un bastoncino, a fine pasto ne distribuiva dei pezzetti allo scopo di preservare dalle malattie. L’avanzo veniva tenuto da parte fino a Sant’Antonio (17 gennaio), per darne dei bocconi agli animali della stalla, così da essere protetti tutto l’anno dalle malattie. La sacralità del pane, nella tradizione, era data anche dal segno di croce tracciato con la lama del coltello sull’impasto prima della lievitazione.

Altro piatto ricco di simbologia era la torta di zucca, che, con il suo colore, rappresentava il sole, che sembra essersi materializzato rendendola ricca di energia e capace di nutrire non solo il corpo. Si riprende l’antico rito dei saturnali, che festeggiavano la fine della fase discendente del sole sull’orizzonte e cominciava quell’ascendente che culminerà con il solstizio d ’estate.

L’aglio e la cipolla, che avevano lo scopo di allontanare gli spiriti malefici, sono presenti nell’insalata di barbabietole e peperoni, nelle cipolle ripiene e nel sugo dell’”âjà” (agliata) che veniva usato per condire le lasagnette. Queste ultime dovevano essere tagliate larghe per poterle chiamare “fasce del Bambino”, le noci, ingredienti di base del sugo, indicano prosperità e fecondità, mentre l’uvetta, presente nel merluzzo è simbolo di abbondanza e rende importante un piatto povero.

SelvaticoFamily

MENU’ 

Insâlàtâ âd bidràv, püvrón e inciùd
Insalata di barbabietole, peperoni e acciughe

Turtâ d’sücâ
Torta di zucca

Sigùl cul pen
Cipolle ripiene

Fas dâ Bâmbén cun l’âjà
Fasce del Bambino con l’agliata

Mârlüs cun l’üvâtâ
Merluzzo con l’uvetta

Furmâgiâtâ cun mustàrdâ
Formaggetta con mostarda

Per giâsö cöt cun i câstégn
Pere ghiacciolo cotte con le castagne

L’abbinamento che reputiamo più adatto a tutto pasto è un Cruasè Metodo Classico Rosè dell’Oltrepò Pavese

Cruasébidule

Nota di Franco Ziliani

Gli amici Selvatico non hanno detto quale Cruasé, ma il nome io lo faccio, il Cruasé dell’amico Paolo Verdi

 ____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

Lascia un commento Leggi tutto

Degustazione sorpresa di Oltrepò Pavese metodo classico: davvero molti i vini buoni

LogosedeConsorzio
Una gran bella notizia per la spumantistica metodo classico italiana

Avrei un sacco di cose da raccontarvi – scusandomi perché settimana scorsa, preso da un sacco d’impegni non ho potuto aggiornare più di tanto il blog.

Vorrei parlarvi, cosa che farò presto di due vini davvero spaziali e fuori concorso, uno un Franciacorta Dosage Zero Blanc de Noir che l’azienda produttrice, Cà del Bosco, ha presentato martedì 14 ottobre con grande sfarzo, con elicotteri che ci hanno condotto sul vigneto, un grande chef langhetto convocato, con tanto di tartufi a go gò, e l’ennesima dimostrazione che quell’azienda ha una marcia in più.

E l’altro vino spaziale uno Champagne stellare, un millesimato 2002, una cuvée de prestige, la Cuvée William Deutz, che mi ha lasciato letteralmente senza parole. E poi ho da raccontarvi di un’altra bella presentazione franciacortina, di un tris di magnum di annate 2007, 2006, 2005 che Quadra, i suoi proprietari, e la sua anima, l’enologo Mario Falcetti, hanno presentato alla stampa a Milano, dimostrando l’efficacia del proprio lavoro.

tre millesimi oro quadra

E, ancora, voglio presto parlarvi dei risultati, ottimi, di una degustazione di una ventina di Alto Adige metodo classico che ho fatto, in quel di Caldaro, da Kettmeir, reduce dalla bella rassegna Autochtona e da Vinea Tirolensis, banco d’assaggio dei vini, spesso strepitosi, prodotti dai membri dell’Associazione Vignaioli Alto Adige, o Freie Weinbauern Südtirol.

Voglio però fermarmi all’attualità, alla più recente delle tante esperienze che ho fatto(ritornato in pieno in attività dopo qualche “paturnia” primaveril-estiva) a quella in grado, credo, di fare “notizia”. Una bella notizia.

Non solo sono riuscito, a differenza dal recente passato, quando per ripicca verso miei articoli critici sulla zona e sui suoi vini accadeva che un Presidente mi dichiarasse persona non gradita e non rendesse possibile che io potessi assaggiare, come faccio tranquillamente in altre zone, le loro “bollicine”, a fare una degustazione di Oltrepò metodo classico.

Ma è accaduto che a differenza dell’anno scorso – quando mi toccarono solo 25 campioni perché molti produttori erano improvvisamente stati colpiti da un feroce attacco di amnesia – quest’anno, e qui devo giocoforza ringraziare il nuovo direttore del Consorzio, Emanuele Bottiroli, che si è impegnato personalmente e ha considerato la buona riuscita del tasting un personale punto d’onore, mi trovassi di fronte a ben 61 campioni. Più l’ottimo Moscato di Valpara delle Cantine La Versa.
Cruasévari

Metodo classico degustati con tutta calma, a temperatura perfetta, in ottimi bicchieri, in quel bel posto che è il Centro di Ricerca e formazione e servizi della vite e del vino di Riccagioia, a Torrazza Coste.

La più bella degustazione di bollicine oltrepadane che ricordi

Che dirvi di questa degustazione se non che è stata, non solo per la quantità dei vini, ma soprattutto per la loro qualità, la più soddisfacente che io, in anni di frequentazione oltrepadane, abbia mai fatto?

E come nascondervi la mia gioia, da milanese trapiantato a Bergamo e da lombardo (non lumbard) orgoglioso di esserlo, nel vedere che forse, finalmente, accanto alla lanciatissima e già affermata Franciacorta, sta emergendo un’idea di metodo classico oltrepadano, non è più realizzata solo su misura del gusto locale (al quale i vini “gnucchi” ovvero molto strutturati e pesanti, come amo definirli, ma carenti di slancio e freschezza, e con una facilità di beva non trascinante, piacciono) che cerca e ha, alla prova dei fatti, un’apertura al mondo? Abbinando alla naturale struttura e corposità conferita dal Pinot nero uva di cui sulle colline oltrepadane dispongono in abbondanza (mica i soli 400 ettarini della Franciacorta), una freschezza, un’articolazione, un bilanciamento, posso dirlo?, una piacevolezza, che in passato erano appannaggio di pochissimi.

Beethoven

Venerdì scorso invece, forse starò invecchiando e rincoglionendo, forse ero proprio di buon umore partito presto da Bergamo dove ho “sfidato” le prime foschie (la nebbia vera è un’altra cosa) invernali, o forse i Concerti per pianoforte di Beethoven suonati magistralmente da Wilhelm Kempff, che ascoltavo durante il tragitto, mi hanno messo nella giusta disposizione d’animo, forse sarò anche innamorato (senza forse), però ieri assaggiare le bollicine oltrepadane non è stata la solita dura prova di resistenza degli altri anni, ma un’esperienza piacevole, divertente, che mi appassionava e gratificava man mano che i campioni si susseguivano.

E la cosa divertente è che a piacermi, nella mia degustazione rigorosamente alla cieca, non erano solo i soliti, quelli che io considero i punti di riferimento della denominazione. Parlo di Monsupello innanzitutto, poi Bruno Verdi, quel vecchio saggio Signore che risponde al nome di Gianluca Ruiz de Cardenas, e poi Berté e Cordini, Cà Tessitori, Calatroni (che mi avevano colpito negli ultimi due anni) e Giorgi, che comunque una cuvée o due buona la piazza sempre.

AnteoCruasé

A soddisfarmi in pieno sono state alcune cose, non tutte, di Conte Vistarino (l’ottimo 1865), di Cà del Gé e di Anteo, di Picchioni, della Tenuta Il Bosco (più l’Oltrenero che il Cruasé), il millesimato della Cantina Il Montù, il Blanc de Blanc ed il Rosé di Mazzolino, il Nové della Brut Costaiola, i Brut di Cà del Gé e Fiamberti, il Bussolera Grand Rosé delle Fracce (cui gioverebbe un dosaggio degli zuccheri più basso), il Cruasé di Torrevilla e di Rossetti e Scrivani. E quello di Anteo, che ho trovato il migliore tra diversi vini proposti dall’azienda dei fratelli Cribellati.

Grande sorpresa, non li conoscevo, né tantomeno avevo mai sentito nominare l’azienda, i due vini, Pinot nero Brut 137 e Cruasé 145 de La Manuelina (ex azienda agricola Luigi Achilli) di Ruinello di Santa Maria de La Versa. E sorpresona, il Testarossa Cruasé di La Versa, un nome importante, anzi storico per la storia del vino oltrepadano.

TestarossaLaVersa

La degustazioni alla cieca poi hanno sempre una loro verità, e talvolta un loro risvolto imprevedibile e “perverso”, una sorta di nemesi. Ricordate la mia stroncatura senza appello del More Pinot nero 2009 del Castello di Cigognola, un vino che praticamente destinai al lavandino? Il 2010 è tutta un’altra musica, anche per il mio palato, tanto che l’ho trovato tra i migliori. Come buono pure il Rosé. Segno che le cose cambiano e certi eccessi, di estrazione, concentrazione e di legno fatti in passato nell’azienda della famiglia Moratti (che Eupalla e l’Inter l’abbiano sempre in gloria!) oggi non li fanno più, visto che il mio palato non è cambiato.

Insomma, a parte qualche vino che non mi ha proprio convinto, cito i due vini del Castello di Stefanago, e quelli di Vigne Olcru, o il Setteopere di Fontanachiara, i vini di Guerci e della Cantina di Casteggio, tutti gli altri vini mi hanno, chi più chi meno convinto, ottenendo (per quel che conta questo aspetto, una valutazione minima di tre stelle su un massimo di cinque. Ma con svariati quattro stelle e due quattro stelle e mezzo). Cosa che avrei ritenuto francamente impossibile sino a qualche anno fa.
Cruasé

Resta una peculiarità stilistica, il puntare decisamente sul Pinot nero, che porta a risultati, in termini di equilibrio e piacevolezza, che a qualcuno, abituato ai vini decisamente più leggeri e fragranti base Chardonnay del Trentino e della Franciacorta, potranno apparire troppo imponenti, o “ingombranti” al gusto. O pesanti.

Intendiamoci, questi vini ci sono ancora, ma non sono più la maggioranza bensì un’eccezione. E questo non può che rallegrare tutti coloro che, come me, anche se lo criticavo (e continuerò a farlo) hanno l’Oltrepò Pavese nel cuore. E non riuscivano a capacitarsi come terroir così splendidi, dotati di un legame tanto saldo e antico con un’uva speciale come il Pinot nero, di una naturale vocazione ad esprimere vini di qualità potessero, di fatto, esprimere spesso vini tanto mediocri. O monocordi, privi di sfumature, unidimensionali, grezzi, antitesi della piacevolezza. “Gnucchi” appunto.

belladdormentato

Ora, e penso proprio di non sbagliarmi, sembra aprirsi una nuova stagione, ricca di protagonisti vecchi e nuovi (dei cui vini parleremo uno dopo l’altro), di nuovi equilibri, consapevolezze e ambizioni. Insomma, dalla mia degustazione di martedì 31 emerge un’evidenza: nello scenario del migliore metodo classico italiano accanto alla Franciacorta, al Trento Doc, ad alcuni Alta Langa e a tutti i vini dell’Alto Adige, c’è spazio anche per l’Oltrepò Pavese. Che non intende più fare il comprimario o il bell’addormentato, ma vuole giocare, seriamente, coscienziosamente, caparbiamente, da protagonista. E se non è una bella notizia questa…

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org
e il Cucchiaio d’argento!

 

3 commenti Leggi tutto