Lettera aperta a presunti soci di La Versa che scrivono senza firmarsi


Amici viticoltori oltrepadani, a me occhi e orecchie, please!

La burrascosa e intricata vicenda della vendita di quel gioiello, un po’ decaduto purtroppo, che è la Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, cuore pulsante del mondo vitivinicolo oltrepadano, sta causando pericolosi colpi di coda. E veri e propri impazzimenti.

Accade così, mentre tutti stiamo aspettando lunedì 20, data in cui si svolgerà l’asta telematica che deciderà se la cantina andrà alla Cantina di Soave, che ha presentato da tempo una seria, organica, credibile offerta, dotata di un preciso piano industriale, di strategie e di impegni precisi.

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Ancora Franciacorta a prezzi vergognosi sugli scaffali: ma basta!


Sani Gesualdi, pensaci tu!

Mi sembra di sentirle le urla di qualche pasdaran del franciacortismo più esacerbato, che non è fatto solo di persone convinte che le bollicine bresciane siano migliori dello Champagne, ma anche di personaggi che pensano di essere dei maghi del marketing e delle politiche commerciali, quando leggerà questo post. “Ma ca..o, ancora con questa storia dei Franciacorta a prezzi bassi quello str…o di Ziliani?”.

Mi spiace per loro, non sono io a piazzare di nascosto sugli scaffali vini, Franciacorta Docg a tutti gli effetti, a prezzi vergognosamente e stupidamente bassi. Sono sia aziende fuoriuscite (o addirittura cacciate) dal Consorzio, ma anche altre che del Consorzio fanno tuttora parte… E che per svuotare le cantine usano etichette dai nomi uno più fantasioso (e farneticante) dell’altro.

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La disinformazione più becera viaggia sul Web. Yahoo la spara davvero grossa

disinformazione
Il Prosecco rischia di sparire dal mercato? Oggi le comiche!

E’ proprio vero che viviamo in un’epoca di disinformazione becera e di una comunicazione fatta spesso da dilettanti allo sbaraglio che parlano e scrivere per sentito dire, senza sapere quello che dicono, senza informarsi.

Così, in questo mondo cialtronesco della disinformazione può accadere che un video da oggi le comiche diffuso da Yahoo e che vi invito a visitare qui e ascoltare piegandovi in due dalle risate, si possa tranquillamente e testualmente affermare che “il Prosecco rischia di sparire dal mercato e di venire soppiantato da vini prodotti d’Oltremanica”.
disinfo1

Avete sentito bene, non solo “l’eccellenza italiana deve far fronte alla concorrenza sempre più agguerrita proveniente dai vini britannici”, il che è tutto da dimostrare, ma causa un fantomatico “divario tra domanda e offerta” il Prosecco, che è in grande salute come scrivevo qui, conta su qualcosa che si avvicina ai trecento milioni di bottiglie per il Prosecco Doc e circa 70 per il Prosecco Docg, più una previsione di cinque milioni per l’Asolo Montello rischierebbe di “sparire dal mercato”?
MappaProseccoAsolo

E sarebbe travolto dai due milioni e mezzo, tre, se ci arrivano di bottiglie di English Sparkling wines?

Ma la conoscono la matematica, il buon senso, la necessità di informarsi prima di dire idiozie quelli che redigono queste news da quattro soldi per Yahoo?

Oggi_Comiche

Roba da matti: un “non prosecchista”, non “anti-prosecchista” come me, che sta qui a difendere le ragioni del Prosecco…

Mala tempora currunt…

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Ma nel programma ufficiale delle manifestazioni del Consorzio al Vinitaly il confronto Champagne vs Franciacorta non c’era!

pinocchio
Allora chi è che racconta balle in forma di bolle? Un blog ricco di fantasia o il Consorzio Franciacorta?

Il post di ieri dove rivolgendomi al Presidente del Consorzio Franciacorta Maurizio Zanella chiedevo parole chiare e definitive sul rapporto Franciacorta – Champagne, sulla utilità e liceità di fare confronti, come si facevano, ed era comprensibile, oltre vent’anni fa, confronti qualitativi tra Franciacorta e Champagne, di organizzare degustazioni dove si mettono, ridicolmente, a confronto, denominazioni di prodotti che in comune hanno solo le bollicine, ma che hanno storia, identità, caratteristiche profondamente diverse e inconfrontabili, merita un’appendice.

canzoninasolungo

Nel post, rivolgendomi a Zanella ho pensato di fargli un piacere, informandolo che poco più di un mesetto fa in quel manicomio chiamato Vinitaly, un luogo dal quale – il consiglio è gratuito – la Franciacorta farebbe bene a tenersi alla larga, forse a sua insaputa c’era stato un qualcosa – leggere i link qui e poi ancora qui – che risultava “Supported by Franciacorta”, dal titolo eloquente di Champagne vs Franciacorta, dove “l’ordine di servizio dei vini verrà deciso dal Consorzio Franciacorta ospitante, che ha deciso di mettersi in gioco sposando l’idea”, come si legge testualmente su quel blog che ha avuto quella bella pensata.

carissimoPinocchio

Ma come, mi sono detto, Zanella giudica testualmente, nella bella e lunga intervista che Francesco Beghi, giornalista del vino di lungo corso particolarmente attento alle vicende dell’Oltrepò Pavese, ha pubblicato sul suo blog “un peccato veniale del passato. Ora cerchiamo di non farlo più e poi il Consorzio risulta essere un partner, tanto che il suo logo figura in alto a destra nella grafica di presentazione della discutibilissima iniziativa (alla quale hanno accettato di partecipare fior di degustatori che non si sono sognati di far presente che si trattava di qualcosa d’improponibile: ma bravi, viva la vostra deontologia, che bravi che siete, continuate così!) che si è tenuta al Vinitaly 2015?
MaurizioZanella

Qui c’è qualcosa che non torna. O Zanella è distratto, o Zanella racconta balle nelle interviste, oppure quel blog forse ha tanta ma tanta fantasia. Cosa ho fatto dunque? Sono andato a ripescarmi il comunicato stampa del 16 marzo scorso, intitolato “Franciacorta AL VINITALY in attesa di expo milano 2015”, per vedere se di questo flamboyant confronto tra bolle francesi e bolle franciacortiste ci fosse traccia e invece, come potete giudicare dal comunicato stesso, che riporto integralmente qui sotto, di quella disfida non v’è traccia alcuna.

Pinocchiosegreti

Insomma, trattasi di iniziativa che non figurava nel programma ufficiale del Consorzio Franciacorta e quindi di un’iniziativa che non poteva di certo essere, come si legge su quel blog, “Supported by Franciacorta”, altrimenti il Consorzio l’avrebbe inserita nei programmi ufficiali e non se ne sarebbe certo dimenticata, “importantissima” e “storica” come ce l’hanno presentata.

Al che mi dico: alla fine chi è che racconta balle, il Consorzio Franciacorta che non vuole ammettere che nel 2015, al di là delle intelligenti e prudenti dichiarazioni di Maurizio Zanella, organizza ancora provinciali e patetici confronti tra Champagne e bollicine Docg bresciane, oppure si è allargato un po’ il blog che ha organizzato quella cosa amena, quando ha scritto “l’ordine di servizio dei vini verrà deciso dal Consorzio Franciacorta ospitante, che ha deciso di mettersi in gioco sposando l’idea”?

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Io un’idea me la sarei anche fatta, e voi? A chi la palma del gran bugiardo?

Questo il testo del programma ufficiale delle iniziative del Consorzio Franciacorta al Vinitaly 2015

Milano, 16 marzo 2015 – Franciacorta parteciperà alla 39esima edizione del Vinitaly con un’importante delegazione delle sue aziende, unite come sempre da quell’impegno che in poco più di 50 anni ha consentito al Franciacorta di affermarsi come denominazione rappresentativa di un territorio e di un vino dall’elevata qualità e dalla spiccata personalità.

Saranno in tutto 57 le cantine presenti – 43 cantine all’interno del Palaexpo Regione Lombardia (lato Nord, 2° piano) e altre 14 nei padiglioni esterni – che cercheranno in 4 giorni di regalare “l’esperienza Franciacorta” ai numerosi operatori italiani e stranieri che visiteranno la fiera, proponendo le loro migliori etichette delle tipologie Brut, Satèn, Rosé, Pas Dosé, oltre a Millesimati e Riserve.

Dal 22 al 25 marzo il Padiglione Lombardia sarà dedicato a Luigi Veronelli; saranno esposti di una serie di documenti, in parte tratti dalla recente mostra alla Triennale di Milano “Luigi Veronelli – camminare la terra”, in parte recuperati dal suo importante archivio, per sottolineare la vocazione alla qualità dell’enologia lombarda e valorizzare il legame tra vini, terra di origine e lavoro dell’uomo.
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“Vinitaly rappresenta un importante appuntamento internazionale prima di Expo Milano 2015, di cui Franciacorta è l’Official Sparkling Wine. La fiera di Verona sarà l’occasione oltre che per allacciare nuovi rapporti e raccontare agli appassionati del nostro vino e agli addetti le novità e i progetti che stiamo sviluppando, anche per presentare gli importanti appuntamenti dei prossimi mesi che ci vedono impegnati a Milano e in Franciacorta durante i sei mesi di Esposizione Universale” – dichiara Maurizio Zanella, Presidente Consorzio Franciacorta – “Si tratta di una serie di attività ed eventi per far conoscere ai visitatori il vino e il territorio, incentivare il turismo in Franciacorta e promuovere una terra ricca di storia, tradizioni ed eccellenze enogastronomiche.”

Il 2014 si è chiuso in positivo per il Franciacorta con +10% rispetto al 2013. Franciacorta ha venduto 15.475.977 bottiglie, di cui 1.428.993 all’estero. Ad oggi il mercato estero rappresenta il 9,2% ed è cresciuto del 12,8 % rispetto al 2013.
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Buoni i risultati anche in Italia con un aumento del 9,7%. Si registra anche un leggero incremento del prezzo medio di vendita. I mercati esteri principali si confermano Giappone, con il 20% dell’export e USA, che rappresenta circa il 13%. In Europa si distingue la Svizzera con un incremento che supera il 40%, grazie all’attività di promozione specifica iniziata 4 anni fa.

L’area Franciacorta nel Padiglione Lombardia si sviluppa su circa 1.500 mq ed è possibile accedervi attraverso le scale mobili A1 lato nord oppure con l’ascensore vicino all’ingresso ‘Cangrande’.

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Di seguito le degustazioni in programma nell’area eventi Franciacorta (PalaExpo Lombardia Stand B/C 16):

Domenica 22 marzo

12.00 – 15.00 • FRANCIACORTA E LE RICETTE DEGLI EXPO WORLDRECIPES CONTRIBUTORS

Tre Blogger Expo Worldrecipes Contributors presenteranno i loro finger food ideati in abbinamento a Franciacorta. L’evento sarà condotto da Paola Sucato (@ci_polla) e da Nicola Bonera.

Ingresso libero. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA a eventi@franciacorta.net

Lunedì 23 marzo

14.00 – 15.00: Il lato “oscuro” del Franciacorta

Degustazione guidata di Franciacorta ottenuti esclusivamente da uve Pinot Nero vinificate in bianco.

Conduce Nicola Bonera.

Ingresso libero, prenotazione obbligatoria a eventi@franciacorta.net.

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Martedì 24 marzo

12.00 – 13.00: Franciacorta … al volo!

Degustazione guidata di quattro Franciacorta “in punta” sboccati di fronte al pubblico.

Nicola Bonera racconterà il Franciacorta, espressione del territorio.

Ingresso libero, prenotazione obbligatoria a eventi@franciacorta.net.

43 cantine presenti al Palaexpo nel padiglione Lombardia (lato Nord, 2° piano):

Antica Fratta, Azienda Agricola Fratelli Berlucchi, Barboglio De Gaioncelli, Bariselli Gabriella, Barone Pizzini, Berlucchi Guido, Biondelli, Bonasdini Franciacorta, Bosio, Ca’ Del Bosco, Cantina Chiara Ziliani, Cascina San Pietro, Castello Bonomi Tenute In Franciacorta, Cavalleri, Clarabella, Faccoli Lorenzo, Ferghettina, La Fiòca, La Fiorita, La Montina, La Rotonda, La Torre, La Valle, Lantieri De Paratico, Le Cantorìe, Le Marchesine, Le Quattro Terre, Marzaghe, Mirabella, Monzio Compagnoni, Quadra, Ricci Curbastro, Riva Di Franciacorta, Romantica, Ronco Calino, San Cristoforo, Santus, Solive, Tenuta Montedelma, Tenuta Moraschi, Vezzoli Giuseppe, Vigna Dorata, Villa Franciacorta.

14 cantine presenti nei padiglioni esterni:

1701 Franciacorta PAD 8 G7, Bellavista PAD.7 B3/B4, Bersi Serlini PAD.6 E1, Castello Di Gussago La Santissima PAD.7 D5 DISTILLERIE FRANCIACORTA, Contadi Castaldi PAD.7 B3/B4, Derbusco Cives PAD.7 B4/5 CUZZIOL Grandi Vini, Lo Sparviere PAD.8 F4 VINTRADING, Lovera Area D Pad. Toscana stand C1/C2-Tensostruttura., Monte Rossa PAD.6 B6, Montenisa PAD.7 D2 ANTINORI, Sullali PAD.7 B4/5 CUZZIOL Grandi Vini, Uberti PAD. 7 B1, Vezzoli Ugo Area Esterna Pad. 5 Le cittadelle della gastronomia, Villa Crespia-Muratori PAD. 7 B5.

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Per bere Champagne occorre essere in smoking, il Prosecco è più informale

la trahison des clercs
Così barzellettò Giancarlo Vettorello del Consorzio Conegliano Valdobbiadene

Leggo sull’Enciclopedia Treccani (ricordo per chi non lo sapesse che mi riferisco all’’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, la cui pubblicazione iniziò nel 1929, e le successive otto appendici dell’enciclopedia, sono state curate dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, fondato a Roma il 18 febbraio 1925 da Giovanni Treccani”) che “Sotto la generica denominazione di “tradimento”, si raggruppano gravi figure delittuose previste nei codici militari e munite di una particolare caratteristica oggettiva e soggettiva che le distingue da figure criminose affini, contemplate nel codice penale comune: la caratteristica oggettiva di costituire figure di reati tipicamente militari, nel senso di reati lesivi dell’interesse statale della difesa militare del paese, e la caratteristica soggettiva della qualità di militare nel soggetto colpevole. “

E leggo inoltre che “Nel diritto di Atene il delitto d’intelligenza col nemico era punito – a quanto narra Senofonte – con la pena di morte, e i colpevoli non potevano essere sepolti in terra ateniese”.

Ma che c’entra, vi chiederete voi, la Treccani con le bollicine, main theme di questo blog? C’entrano, perché, pur con tutte le debite misure, siamo di fronte ad un piccolo reato di “intelligenza con il nemico”, ad un caso, per citare un celebre saggio del 1927 di Julien Benda, di Trahison des clercs.

fiammifero

Queste riflessioni mi sono venute in mente leggendo, sobbalzando sulla sedia, un recente articolo – lo potete trovare qui, se leggete il francese – pubblicato sull’edizione on line di quella che passa per essere la più importante, di sicuro è la più storica, rivista di vino francese, la Revue du vin de France o RVF (al cui supplemento dedicato ai vini italiani ho, qualche anno fa, collaborato, chiudendo la collaborazione perché il mio referente, che si picca di essere un esperto di vini italiani, così come io lo sono di quelli turchi, era un emerito co…..).

Un articolo dedicato ad un vino oggettivamente di grande successo qual’è “Le prosecco, vin pétillant italien”, correttamente presentato come dotato di un forte atout : “son caractère léger et son prix séduisent au point de concurrencer désormais le champagne dans certains pays comme les Etats-Unis et le Royaume-Uni“.

RVFlogo

Corretta la presentazione della situazione commerciale di questo vino, una volta emblema di una parte ben precisa del Veneto, la Marca Trevigiana, ed oggi diventato, grazie all’ingordigia di una serie di industriali del vino veneti, una wine commodity senza identità, una cosa vinosa qualsiasi, prodotta in quantità impressionanti, ovvero, cito la RVF, “380 millions de bouteilles, dont plus de 300 millions pour le seul prosecco DOC”, in un territorio ampio com’è l’intero Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, dove il Prosecco vantava una tradizione pari a quella del Nebbiolo in Borgogna o del Pignolo in Sicilia. Ovvero zero.

MappaProseccoAsolo

Ma una volta riportati questi dati utili è partita un’operazione, accreditata da un titolo flatteur non poco, ovvero “Vin italien : Le prosecco peut-il détrôner le champagne ?”, sconcertante, perché non sembrava più di leggere la RVF, la più importante, non dico la più seria, non lo è da anni, rivista del vino francese, ma una qualsiasi gazzetta italiana di quelle che, magari grazie alla presenza di robusti e ben pagati advertising del Consorzio del Prosecco Doc o di quello del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, ne cantano le lodi, spesso in maniera ridicola, accreditando l’idea che possa “vincere la guerra con lo Champagne”, una guerra che esiste solo nell’immaginazione fervida di menti allietate da un eccessivo consumo del Prosecco stesso, o in quella di un notorio propagandista del Prosecco come il governatore uscente della Regione Veneto, dello spumante charmat veneto-furlan.
ItaliaProsecco

Un articolo scopertamente propagandistico che ha offerto alcuni momenti di comicità, spero involontaria, quando Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio del Prosecco Docg, ci ha assicurato che “Le prosecco est un “vin informel qui accompagne un moment de pause“, on le boit “en toute simplicité“, ovvero, traduco per chi non mastica la meravigliosa lingua di Voltaire e Louis Ferdinand Destouches, in arte Céline, “è un vino informale che accompagna un momento di pausa e lo si beve in tutta semplicità”, o ancora, sempre Vettorello, “Nos vins sont croquants comme un fruit à peine cueilli d’un arbre “, ovvero “i nostri vini sono croccanti come un frutto appena colto dalla pianta”. Osservazione che si scontra con la pratica di una pletora di Prosecco, molli, dolcioni, privi di nervo, banali, zuccherosi e dalla “croccantezza” tutta da inventare.

LogoConsorzioProsecco

Ma la perlina doveva ancora arrivare perché se Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco, aveva l’intelligenza ed il buongusto di rispondere alla domanda “Le prosecco est-il en train de détrôner le champagne dans le monde ?”, il Prosecco detronizzerà lo Champagne nel mondo, con un’affermazione piena di buon senso, e di diplomazia tardo democristiana, ovvero “Certainement pas, “il y a de la place pour tout le monde, le marché des bulles est en plein croissance“, assure Luca Giavi, qui juge absurde de comparer les deux vins”, (e di questa evidenza, ovvero l’assurdità di paragonare i due vini, dovrebbero tenere conto anche alcuni noti metodo classicisti padani che ogni tanto si fanno prendere dall’insana e campanilistica tentazione di paragonare le loro pur ottime bollicine all’insuperabile modello francese e magari danno il loro avallo ad improbabili degustazioni confronto…), altrettanto non arrivava a fare il suo collega Vettorello, noto per i suoi farfallini un po’ da gagà.
Oggicomiche

E alla domanda se il Prosecco fosse più “décontracté” dello Champagne, più disimpegnato e informale, si spingeva a rispondere, vincendo il premio per la battuta più comica, da film à la Vanzina, del 2015-2016, “Pour boire du champagne, il faut être en smoking, le prosecco est plus décontracté“, ovvero che “per bere Champagne occorre essere in smoking, il Prosecco è più informale”.

Dando in tal modo un’idea della propria assoluta disinformazione su quali siano le attitudini dei consumatori dello Champagne in Italia e nel mondo, e spacciando disonestamente un’idea, becera, e degna di una certa gauche caviar che trova nel Presidente francese Hollande il suo simbolo, dello Champagne come bevanda da miliardari, da snob con Ferrari (parlo dell’auto, non dello spumante trentino) al seguito, villa a Saint Moritz e yacht al mare. Bischerate!

SuonareChampagne

Lo Champagne la maggior parte delle persone, quorum ego, amiamo berlo anche in jeans, ce lo godiamo in mutande e canottiera, o anche senza, quando ci capitano le occasioni giuste, e ci consente di “cuccare” molto di più di quel che consenta il proletarissimo e molto dimesso, come allure e come status symbol, Prosecco.

Ma dove vive Vettorello e a chi la vuole dare a bere questa idea balzana che il Prosecco sia un vino “democratico” adatto a tutti (certo, costa poco, spesso costa pochissimo, come ahimé, una minoranza infima, in tutti i sensi, di Franciacorta Docg e Trento Doc…), e che lo Champagne sia un vino élitario?

English-champagne

Capisco che deve fare propaganda e certi francesi, certi clercs traditori, siano pronti ad abboccare, spero solo per ignoranza, a questa falsa vulgata, ma per favore sappia che le bugie hanno le gambe corte e che raccontarle, come ha fatto, non porta fortuna.

E meno male che l’articolo ha poi ricordato, grazie ad interlocutori esteri, importatori di Prosecco nel Regno Unito o in Cina, alcune evidenze, ovvero, parole di Angela Lynas, grossista scozzese, che “le succès du proseccotient à la crise économique, à son prix“. Une bouteille se vend entre 8 et 15 euros, soit environ trois fois moins cher qu’un champagne », ovvero che il successo prosecchista é legato alla crisi economica, al prezzo basso, tre volte meno caro di uno Champagne, e che il vino è apprezzato per “”sa douceur, il n’est pas aussi sec que le champagne, et entre des champagnes bas de gamme trop acides et le prosecco, c’est ce dernier qui est choisi“, ovvero che « piace per la sua dolcezza, perché non è secco come lo Champagne e che Champagne base troppo acidi ed il Prosecco tendono a scegliere quest’ultimo. Affermazione un po’ discutibile peraltro, perché determinati Champagne bas de gamme tendono ad essere piuttosto larghi con lo dosaggio dello zucchero e non sono poi così acidi…
onlyProsecco

E per fortuna che un grossista cinese che ha preteso l’anonimato ha risposto al cronista della RVF ricordando che “Les Chinois recherchent des vins faciles à boire, plutôt doux, sucrés, simples et pas trop chers“, ovvero vini come il Prosecco, altrimenti la RVF avrebbe fatto passare ai suoi lettori un’idea, fasulla, anti-nazionale, da pura intelligenza con il nemico, di un Prosecco pronto a detronizzare un vino dotato di una storia, di una classe, di una qualità, di un sense du terroir, di un fascino, di una complessità (posso continuare con l’elencazione dei pregi…) mille volte superiore a quella di qualsivoglia Prosecco com’è le Roi Champagne.

Apoti

Ma vaglielo dire ai clercs traditori della Revue du Vin de France, pronti a bere tutte le balle proseccare spacciate loro da disinvolti propagandisti… Per fortuna in Francia, come in Italia c’è chi certe bolle grosse e prive di finezza e certi vini senza particolari qualità non è disposto a berli

accànisciuno

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Arriva la Pasqua ed i mercanti nel tempio (Franciacorta) pullulano…

Mercantitempio

Cosa devo dirvi? Semplicemente che il pezzo di ieri, che trovate ancora on line e che sottopongo attentamente alla vostra attenzione, se, come me, volete bene alla Franciacorta, se come ne siete nauseati da questa sozza deriva sottoprezzista, svendaiola, sputtanatrice di 54 anni di onorata storia e sviluppo di una denominazione, ha scatenato, nei miei lettori, una vena collaborazionista.
Calma e gesso, nessun riferimento alla République de Vichy e al governo del generale Pétain, che pure ebbe tra i propri cantori letterati raffinatissimi come Pierre Drieu La Rochelle, Pierre Brasillach, grande critico cinematografico condannato a morte e fucilato il 6 febbraio di 70 anni fa.  E poi Lucien Rebatet, autore di una Histoire de la musique che io considero uno dei miei livres de chevet.

GuidoBerlucchi7.89Conad-rid
Il collaborazionismo cui faccio riferimento e che dovrei chiamare più correttamente collaborazione, o, posso arrischiarmi a dirlo?, unione di passioni, é quello di voi lettori, che avendo colto lo spirito non distruttivo di questi post, la sincera sofferenza che questa terrificante deriva di prezzi corti mi causa, la mia fedeltà, a prova di bomba, alla causa franciacortina (pur dichiarandomi uno champagnista convinto, ma con il naso, il palato e l’intelligenza ben desti, tali da distinguere chiaramente tra il secolare modello francese ed i vini, taluni ottimi ed esemplari, prodotti nella zona vinicola bresciana, senza alcuna possibile confusione e sovrapposizione o, ridicolo, antagonismo…), mi inviate nuove testimonianze di etichette note o meno note che finiscono sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi da raccapriccio.
Qui sopra ho aperto il mio “museo degli orrori” con una bella Cuvée Imperiale Guido Berlucchi (a rieccola!) disponibile fino al 4 aprile nei punti vendita della Conad a 7,89 euro, “spumante metodo classico”, così definito nei cartelli, che possiamo trovare, a Capriolo, anche ad un euro in più, 8,90 euro

Berlucchi8.90-ridotto
ma la serie continua, ci spostiamo al supermercato Rossetto in Corso Milano a Verona, con altre delizie.
Volete un Franciacorta Satèn a 5,90 euro? Eccovi servito il Franciacorta a marchio Borgo Croce  che costa meno (4 euro in meno) di un pur rispettabile Lugana Brut….

FranciacortaBorgoCroce590

(S)vendita che vi documento in altre due foto inviate da lettori, appassionati di questo blog e non nemici della Franciacorta, ma semplicemente cultori di Bacco indignati, come me, che si chiedono dove si stia andando a finire.
Foto n°1

BorgoCroce590

e foto numero 2

BrutSaten590

E adesso chi deve dire qualcosa, chi deve fare sentire la propria voce, chi può intervenire, e qualcosa di serio di fare ci sarebbe e lo dirò domani, non nasconda la testa sotto la sabbia ripetendo il ritornello “non possiamo farci niente”.
Non é vero che non ci si possa opporre a questa deriva che rischia di mandare a ramengo il lavoro tenace di tante persone perbene in una delle più belle zone vinicole d’Italia.
E ora che Pasqua é alle porte, sempre più forte deve partire il grido Fuori i mercanti dal tempio!!!!

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Se la Franciacorta è Italian Excellence qualcuno deve dimettersi

Dimissioni

Non è tollerabile la presenza nel Cda del Consorzio di un’azienda i cui vini finiscono sullo scaffale a 3,99 euro

L’ho già annunciato nei commenti che hanno fatto seguito a questo post, dedicato ad una storia che ancora oggi a ripensarci, a me che non sono franciacortino di nascita, ma solo milanese residente a Bergamo, ma che la Franciacorta penso di conoscerla e amarla profondamente, forse più di alcuni attori, un po’ disinvolti, della filiera franciacortina, fa girare tremendamente le scatole.

La storiaccia brutta di un Franciacorta Docg, prodotto da un’azienda associata al Consorzio, anzi di un’azienda un cui rappresentante fa parte del Cda (uscente, a maggio ci saranno nuove elezioni) del Consorzio, finito misteriosamente sullo scaffale, in un supermercato pugliese, al prezzo, disonorevole, di 3,99 euro.

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Come ho scritto nei commenti, ritengo insostenibile l’attuale presenza nel Cda del Consorzio Franciacorta del rappresentante di quell’azienda il cui vino è stato così brutalmente svenduto e svilito, portando un clamoroso danno d’immagine e di credibilità all’immagine della Franciacorta e del Franciacorta Docg, perla del metodo classico italiano.

Come già detto a chiare lettere, il sottoscritto ritiene doverose le dimissioni, immediate, di questa persona. Nulla di personale, ma è una questione di principio, di credibilità. Di dignità.

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Così quando ieri mattina, giovedì 12 marzo, in una solare Milano città europea, capitale economica e morale d’Italia, recandomi a Palazzo Serbelloni (l’ex sede del Circolo della Stampa) sede della prestigiosa Fondazione Serbelloni, per una memorabile presentazione di grandi vini siciliani, opera di un’azienda siciliana esemplare, mi sono imbattuto in questo gigantesco manifesto (vedi foto) che campeggiava in Corso Venezia, a poca distanza da un prestigioso nuovo ristorante con respiro e ambizioni europee, l’incazzatura solenne è tornata a farsi sentire. E a superare l’emozione, profonda e sincera, per quanto leggevo.

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E allora, boia fauss!, mi sono detto: se davvero Franciacorta è Italian Excellence come si legge, se è Official sparkling wine sponsor of Expo Milano 2015, se il suo Consorzio, nato nel 1990 e presieduto nel tempo da fior di galantuomini (ricordo con affetto e venerazione Paolo Rabotti e Giovanni Cavalleri) e diventato, lo posso dire con cognizione di causa, una case history esemplare nella storia dei Consorzi vinicoli italiani, è, così leggo sul megaposter, Blend of passions, ovvero Unione di passioni, e aggiungerei io di grandi risultati raggiunti, di ambizione di fare bene e sempre meglio, di volontà di distinguersi nel mondo, variegato, del metodo classico italiano, allora è inconcepibile che nel suo Cda resti il rappresentante di quell’azienda che oggettivamente, con quella bottiglia finita sullo scaffale a 3,99 euro, ha gettato fango sulla Franciacorta tutta.
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Un’azienda, nulla di personale contro di essa, conosco i proprietari, sono sicuramente brave persone, ma i loro vini non mi piacciono, e tutte le volte che li ho assaggiati non mi hanno quasi mai convinto (ho scritto di loro una sola volta, nel gennaio 2011, poi ho preferito stare zitto, tanto di buoni Franciacorta la Franciacorta è comunque piena…), che ha già avuto altri simili “incidenti di percorso”, come scrivevo il 10 dicembre 2012 qui.

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Azienda che è quantomeno sfortunata, visto che talvolta finisce nel ciclone per una politica dei prezzi non proprio in linea con quanto ha scritto a fine 2014 il presidente in carica del Consorzio Maurizio Zanella, annotando in maniera chiarissima: “richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”.

Allora, in estrema sintesi, e prego cortesemente l’azienda a non costringermi a fare il suo nome, del resto ormai chiaro a tutti (avviso ai lettori: in eventuali commenti che ne riportassero il nome, per ora ho deciso di eliminarlo, quindi inutile farlo…) invito, ovviamente a titolo assolutamente personale, come osservatore e commentatore di lunga esperienza e con un certo seguito, l’azienda in oggetto a prendere velocemente la decisione che avrebbe già dovuto prendere. Ovvero dimissioni del suo rappresentante dal Cda del Consorzio.

Dimissioni

Se così non sarà, a rischio di diventare monotono e ripetitivo, questo blog indipendente, amico della Franciacorta ma non miope, e non certo disposto ad essere “complice” di chi oggettivamente la danneggia, continuerà a ripetere, giorno dopo giorno, anche in pieno Vinitaly, DIMISSIONI!
Uomo (o donna) avvisato…

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Tranquilli: non mi metto a far causa (vincendola) ad un diffamatore matricolato

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Ma mi tocca dire da qui ad un amico che non lo è più

Si sa come vanno le discussioni nei blog del vino: spesso grazie alla condizione particolare garantita dall’anonimato, anche se molto spesso le persone normali partecipano alle discussioni sui post, i cosiddetti thread, dichiarando il loro reale nome, senza nascondersi come conigli che gettano il sasso e nascondono la mano, le smargiassate più clamorose imperversano. Come pure farneticazioni, insulti, ostentazioni becere di presunta potenza, gare per dimostrare, a parole, di “averlo più lungo”, ovvero di sapere tutto del vino, molto di più di quei “pirla” che magari se ne occupano, professionalmente, da decine d’anni.

Su molti di questi blog, siti Internet, forum, imperversa anche un altro esercizio diffuso, la dietrologia, ovvero la pretesa di leggere un qualcosa che è accaduto secondo un personalissimo punto di vista e tentando di accreditarlo come reale. Un esercizio, quello dietrologico, il cui copione prevede ovviamente la presenza di cattivissimi e malvagi, quasi una Spectre, e di un eroe che arriva come Batman o Nembo Kid a salvare tutti, e ci raccontare la fiaba-verità di una serie di misfatti di cui solo lui, che è più intelligente di tutti, è a conoscenza.

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Un eroe che si adopera e si spende per aprirci gli occhi, quasi sacrificandosi, come capro espiatorio o meglio “bouc émissaire” come direbbe il grande René Girard, come stanno veramente le cose. Che i cattivi vanno smascherati, puniti e la verità, quella che secondo i presunti eroi è la verità, deve trionfare.
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E quando i post partono con questo piede è normale che lo sviluppo delle discussioni finisca con lo sbarellare. Con il portare alla ribalta, ovviamente trincerati da vili dietro ad un nick name, pseudo commentatori dalla diffamazione incorporata.

Un esempio di queste ordinarie storielle (o storiacce brutte) di blog, l’abbiamo trovata, nei giorni scorsi, su un blog comunque interessante, che anche dopo la pubblicazione di questo post, continuerò a leggere. Parlo di Terra uomo cielo creato da quello che un tempo definii wine talent scout, ovvero il bresciano (almeno credo) Giovanni Arcari, che tanto ha fatto per far conoscere e affermare eccellenti piccole aziende franciacortine come Camossi e Colline della Stella e da qualche tempo produttore in proprio con il marchio Arcari & Danesi, un cui Satèn ho raccontato qui, ma che poi si è fatta conoscere con altri Franciacorta di cui comunque scriverò. Perché sono dannatamente buoni. E io sono intellettualmente onesto e non un cialtrone.
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Bene, cosa è successo sul blog Terra uomo cielo? E’ successo che Arcari, che ama la Franciacorta e ne è un (piccolo) tenace protagonista, ma contemporaneamente sembra preso da una sorta di schizofrenico odio verso la stessa terra che dice di amare (e che sicuramente, a modo suo, visceralmenbte ama), pubblicasse un post, questo che potete leggere qui, dedicato ad una vicenda che sfiora un po’ l’eno-gossip, perché ha visto protagonista non un giornale specializzato del vino, ma il settimanale ultrapopolare Chi. Arcari nel suo post era partito bene, in maniera sorridente e ironica, annotando che “la questione va affrontata con un sorriso e senza allarmismi ma, certo è che qualcuno ha sbagliato qualcosa o altri non hanno capito. L’ultima segnalazione dei produttori di Franciacorta è la foto qui sotto che, invece di accendere in loro una reazione fatta di telefonate e madonne da tirare, hanno pensato di inviare a questo blog”.

Expo

E proseguiva parlando di “una grande gara vinta dalla Franciacorta per essere “sponsor ufficiale di Expo 2015″ che ha portato a un aumento della quota a bottiglia che ogni azienda dovrà versare al Consorzio campione”. Ma ecco nascere il “problema”, ovvero che “in questo interessantissimo articolo letto da un produttore mentre aspettava la moglie che finisse la piega dal parrucchiere, s’insinua che Zanella con la sua Ca’ del Bosco sia “il fornitore ufficiale dei vini dell’Expo” e a dar manforte a questa tesi il “Poker di re in bottiglia” riportato a destra”.

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Morale il Nembo Kid de noantri Arcari finiva il proprio post con un interrogativo: “Ora, o mi sono perso una puntata io ovvero che magari la Franciacorta, all’ultimo, abbia rinunciato a essere “sponsor ufficiale” e Ca’ del Bosco si sia assunta oneri e onori, oppure qualcosa nella straordinaria macchina comunicativa del consorzio (altro che Associated Press!) non ha funzionato come avrebbe dovuto per l’ennesima volta? Che qualcuno debba spiegare qualcosa?”.

Inizialmente ho preso in maniera sorridente questo post, ma poi vista la piega che la discussione stava prendendo, essendo, al tempo, ancora amico di Arcari, ho pensato di intervenire e dire la mia rivolgendomi a Giovanni: “ho molto riflettuto su questo post, che pone un tema così appassionante che la gente, il popolo, i produttori della Franciacorta si stanno letteralmente accapigliando per commentarlo…E alla fine sono arrivato alla conclusione che preso da chissà quale furor ideologicus, come un kamikaze che si fa saltare scegliendo il martirio, tu abbia preso un colossale granchio. Anzi come direbbe un comune amico americano, an enormous misunderstanding.

Non ti é mai venuto il dubbio che l’autore del servizio di Chi – beh complimenti a chi ti ha segnalato l’articolo, fa davvero letture di grande livello intellettuale… – abbia capito fischi per fiaschi e che la notizia che non il Consorzio Franciacorta, bensi Cà del Bosco sia “il fornitore ufficiale dei vini dell’Expo” sia una clamorosa bufala? Scritta perché chi c’era alla festa (un po’ troppo milanista) alla Cà del Bosco non era molto attento e lucido a quanto gli era stato raccontato, ovvero che la Franciacorta non ha affatto rinunciato a essere “sponsor ufficiale” di Expo, che lo sarà al 98%, ma che alcuni dettagli siano ancora da perfezionare?

E se magari prima di sparare a zero contro quella che sembra essere diventata una tua ossessione (che ti ha fatto Zanella, ti ha magari portato via una ragazza?) tu avessi pensato ad informarti? E apprendere che “la grande gara vinta dalla Franciacorta per essere “sponsor ufficiale di Expo 2015″, gara che “ha portato a un aumento della quota a bottiglia che ogni azienda dovrà versare al Consorzio campione”, resta tale? E che se la Franciacorta dovesse rinunciare, ad avvantaggiarsi sarà un noto produttore e una zona concorrente? Vuoi che davvero succeda questo perché tu critichi – legittimamente -l’aumento della quota a bottiglia da parte di ogni azienda, decisione presa da una libera assemblea (da un CDA) e non imposta da Zanella con un golpe armato?
Questo avresti dovuto fare, amico (io ti considero ancora tale) Giovanni. Avresti reso onore alla verità e avresti evitato di fare una non brillantissima figura…”…

Inviato questo commento e onore a Giovanni per averlo pubblicato – contemporaneamente ci sono stati tutta una serie di colloqui telefonici e scambi di mail, diciamo molto vivaci – in margine all’articolo di Giovanni, che poneva una questione legittima, a mio avviso arrivando ad una conclusione che rischia di essere smentita dalla “dura legge del gol”, ecco partire la ridda dei “commenti” in libertà.

Alcuni comprensibili, anche di amici produttori franciacortini un po’ incazzati e sulla stessa linea d’onda dell’odi et amo arcariano, giunti al punto da definire ironicamente “paese delle meraviglie” la Franzacurta.

Altri a mio avviso demenziali e diffamatori come questo firmato da tale Ivan, pubblicato, senza batter ciglio, dal libertario Arcari: “Il meglio del meglio del circo! E chi si muove più? Pop corn e gazzosa. Avanzi il grasso crapulone che prima ha salassato al collasso la sua azienda, rifilandola in tempo per ritornare in sella e rimetterlo in culo al prossimo. Giornalisti del settimanale della (anziana ormai) casalinga di Voghera, pieno di pubblicitá per dentiere e clisteri alla glicerina. Strenui difensori di una bevanda con le bolle, fatta come lo champagne, ma che vende a malapena come la “cedratatassoni” (e tirandosela un frego, per sovrammercato). Mancano la donna barbuta, il nano superdotato e l’azienda agricola Boschi. Ma arrivano dopo l’intervallo”.

Sonnoragione

Il top climax dell’escalation del commento “al sen fuggito” o della variazione sul tema El sueño de la razón produce monstruos, ovvero “il sonno della ragione genera mostri” finora – ma non poniamo limiti alla demenza – è stato raggiunto il 17 gennaio alle 15.57 da tale Vittorio, il quale senza che il responsabile del blog (che, lo ricordiamo, è responsabile non solo di quello che personalmente scrive, ma di tutto quello che viene pubblicato) facesse un plissé, facesse una piega, obiettasse, pubblicasse un distinguo, una presa di distanza, ha potuto liberamente scrivere:

“ringrazio Giovanni Arcari per il post, fiducioso e curioso attendo chiarimenti anche se …….. e mi permetto di fare due domande a Ziliani in un territorio dove non potrà censurare pacati interventi che sollevano dubbi legittimi, farsi spalleggiare dagli amichetti di blog o nascondersi: lei dice che sicuramente arrivava una nota, un chiarimento da Ca del Bosco…direi che ha toppato anche stavolta mi pare, no? imbarazzante o embarassing come direbbe il suo amichetto di blog sempre lei. sempre lei se non sbaglio dichiara sempre ”lemillebolle”il suo blog, ma se uno nota e legge le note legali esse recano un nome: new target web,si scopre che essa è una società di marketing, e ma pensa te, si scopre che tra i clienti c’è il consorzio Franciacorta.

NewTarget
Ma allora perché non lo si dice chiaro e tondo? E perché, per quel che pare a me, alcuni marchi , risulta facile individuare quali, hanno un trattamento che neanche al Prosecco viene riservato, almeno pare a me essendo un fedele lettore della sua propaganda. Perché alcune cantine hanno i dividendi maggiori dall’operazione blog? altra questione: ha mai pensato che i produttori di Prosecco potrebbero farle causa? In attesa di un suo cenno i miei saluti”.

Duralex

La mia risposta, ferma e molto articolata, minuziosa sino al dettaglio, la potete trovare in coda al post, qui. Risposta che finiva con queste parole: “per ora ci incontriamo qui, poi magari tra un po’ ci conosciamo di persona in Tribunale… il termine “propaganda”, per il mio blog, lei se lo dovrà rimangiare, scommettiamo?” e annunciava una mia chiara intenzione di adire a vie legali nei confronti del volgare diffamatore.

L’intenzione a dire il vero sarebbe rimasta e disturbato anche se era domenica il mio legale, che è un amico, appassionato di vino e mio lettore, mi ha assicurato che la causa potrei stravincerla a mani basse.

E allora che fare? Procedo, contribuisco anch’io a intasare la già incasinatissima macchina arrugginita della cosiddetta Giustizia italica? L’avrei fatto – non potendo purtroppo sfidare a duello quel cialtrone che ha definito questo blog “propaganda” e farneticato di “alcune cantine” che “hanno i dividendi maggiori dall’operazione blog” e accusato me di “censurare pacati interventi che sollevano dubbi legittimi”. Ma poi, proprio quando stavo dando mandato al mio caro legale, che esiste davvero, che non si chiama Perry Mason o Azzeccagarbugli, signor Arcari, e pensa te, vive proprio nella stessa città dove abiti tu, ho avuto un lampo di consapevolezza.

E ho pensato: se querelo il tal Vittorio, dovrò procedere a querelare, perché così vuole la legge, anche il responsabile del blog che ha ospitato quelle frasi chiaramente false, tendenziose e diffamatorie. Ovvero Giovanni Arcari. Un amico, almeno così pensavo.

E allora, proprio perché di querelare un amico, pardon, un ex amico, anche se ha sbagliato, non ci penso proprio, ho optato, sperando che questa mia conclusione serva a farlo riflettere, ad un’altra conclusione. Niente querela – tiri pure un respiro di sollievo sor Vittorio, non so se prosecchista incazzato o franciacortista un po’ sfigato perché magari non ho mai scritto, e continuerò a non farlo, di qualche suo mediocre vino.

Canisciunofesso

La “lezione” consisterà nel pubblicare questo post e nel comunicare da qui a Giovanni Arcari, che la nostra “amicizia”, ché tale è stata, perché in passato Giovanni si è dimostrato e glielo riconosco pubblicamente, un amico, finisce qui. Senza vie di ritorno e possibilità di ripensamento.

Quello che ha fatto, pubblicando senza fare una piega, senza colpo ferire, affermazioni palesemente false e fortemente diffamatorie nei miei confronti, è troppo grave perché possa passarci sopra. Game over e tanti auguri di successo, equilibrio, serenità. Di tutto cuore. Penso ne abbia davvero bisogno.
Come ha detto il grande Giorgio Gaber “la lontananza è l’unica vendetta e l’unico perdono”…

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Urlspia e Urlmetriche: una piattaforma che racconta balle

I numeri relativi a Lemillebolleblog e Vino al vino privi di qualsiasi credibilità

Bisogna sempre ringraziare, anche quando dicono cose assurde, quando sostengono tesi che sono lontane dalla realtà, da quello che pensi, da quello di cui si sta discutendo in quel momento in un post o nel thread che ne deriva, i lettori e commentatori di un blog. Nel mio caso i lettori che contribuiscono a vivacizzare, come se non bastasse quello che scrivo io e come lo scrivo, i miei blog Vino al vino e Lemillebolleblog.

E così devo ringraziare, nonostante lo consideri un provocatore, una persona che mente sapendo di mentire, insomma, un cialtrone, il tale, che si è firmato Stefano, che ieri, giorno di Santo Stefano, intervenendo su Lemillebolleblog a margine di questo post, non contento di aver inanellato una serie di figure da… mega cioccolataio, dimostrando nel migliore dei casi di non saper leggere, di non aver senso dell’ironia, nel peggiore di essere scientemente intervenuto per gettare fango, mi ha fatto scoprire, e lo ringrazio, l’esistenza di tale “urlspia.it”.

Una roba, scrivono gli stessi autori, nata per “creare una piattaforma semplice & facile da usare che misuri & classifichi siti web in Italia. Utilizziamo algoritmi specializzati & molti flussi di dati per alimentare il ‘motore’ dietro il sito. La navigazione veloce fa confronti tra siti web di amici, concorrenti, e siti che frequenti, in modo particolarmente semplice. Ci sono molti servizi di valutazione là fuori, ma la nostra ristretta prospettiva sul mercato Italiano, le nostre uniche fonti di dati, e la nostra superiore tecnologia ci conferiscono una posizione d’avanguardia in questo spazio”.

Il cialtrone a nome Stefano nel suo commento ha citato due link, esattamente questi:
http://urlm.it/www.lemillebolleblog.it#visitors
e
http://urlm.it/www.vinoalvino.org

che molto in teoria dovrebbero, anche se i dati reali, attendibili e scientificamente provati, li possiede unicamente la persona che pubblica un sito o blog e che dispone di un proprio account su Google Analytics, dovrebbero “rivelare” quante persone leggano i miei blog, quante siano le pagine viste, ecc.

Bene, i dati relativi ai miei blog ai quali si arriva tramite “gli algoritmi specializzati” di Urlspia.it sono clamorosamente falsi e non corrispondono nemmeno lontanamente alla realtà.

Eppure il lettore Stefano (il cui indirizzo I.P. curiosamente rivela la sua localizzazione in una regione e in una zona dove opera e risiede un noto personaggio del mondo del vino che ho più volte, motivando le mie ragioni, criticato e attaccato e il cui operato ritengo dannoso e non benemerito per il vino italiano) dimostrandosi come minimo in mala fede, ha fornito questi dati, tentando di far credere che Lemillebolleblog e Vino al vino non se li fila nessuno.

O come ha avuto la spudoratezza di affermare su Facebook un mio collega, io sarei “uscito dalla scena: adesso è solo la caricatura di se stesso”, o ancora “dopo un periodo durato quasi un anno in cui è uscito dalla scena”.

Non sono uscito dalla scena, e quel tale lo sa bene, perché i miei blog e la mia attività giornalistica sono più vivi, vitali e temuti che mai, soprattutto da certe Grandi Aziende del Vino Italiano in particolare, davanti alle quali non mi metto, come fa la stragrande maggioranza dei miei “colleghi” o cosiddetti tali, “a 90”, o se preferiscono, “a pecorina”, e del fatto che io sia la “caricatura di me stesso” lascio ai miei tanti lettori, che bontà loro continuano a seguirmi e considerarmi degno di attenzione il compito di giudicare. E lo lascio a tante Donne e Uomini del vino italiano che mi onorano della loro considerazione e stima. E sanno quanti lettori mi seguano.

Tale Stefano, o come diavolo si chiama, ha fatto non solo la figura del provocatore, non si sa se a titolo gratuito o prezzolato, ma ha fatto una figura di cacca perché ignora che quel tale sito “Urlspia” è stato pubblicamente dichiarato privo di autorevolezza e non credibile. E solo capace di fornire dati falsi e tendenziosi come si legge in questo articolo. Ovvero “Urlspia.it fornisce dati falsi, nel senso che dichiara all’interno delle sue stesse pagine che non offre garanzie.

Dunque cosa ho fatto in attesa di mettere in azione il mio avvocato per valutare i danni che deriverebbero all’autorevolezza, credibilità e seguito del mio lavoro di giornalista che opera nel campo del giornalismo del vino da trent’anni, dalle valutazioni erronee fornite attraverso il vostro sistema di valutazione di tale sito?

Ho scritto all’indirizzo e-mail indicato nel sito, ovvero urlmetrics@gmail.com diffidando quei “signori” responsabili del suddetto sito dal continuare ad inserire Vino al vino e Lemillebolleblog nei wine blog da loro considerati e invitando a rimuovere CON URGENZA i miei blog dal loro cosiddetto sistema di ricerca. Questo perché diffondere notizie false e tendenziose è ancora un reato. Anche in questa Italietta già culla del diritto e oggi ridotta a quella povera triste cosa che è sotto gli occhi di tutti.

Quanto a “Stefano” gli ripeto solo quello che penso di lui e di chi ha ispirato la sua sporca manovra: che è un farabutto e un cialtrone. Per fare solo un piccolo accenno a quello che mi ispira il pensiero del suo gesto e della sua esistenza.

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Franciacorta sugli scaffali a 6,89 euro: il duro lavoro di cinquant’anni gettato alle ortiche

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La Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi “prezzo civetta” da Esselunga

Giornata di lutto ieri per la Franciacorta. Giornata da bandiere a mezz’asta e da black flag. Giornata di grande malinconia, di assoluta tristezza per chi, come me, ama profondamente questa zona vinicola, crede nei suoi vini (e ce ne sono tanti buoni, al di là di quel che possono dire provocatori e detrattori confusi…), ed è orgoglioso di portare da trent’anni, da quando scrivo di vino, come fiore all’occhiello, l’omonimia con quel grande Uomo che per primo la Franciacorta come zona produttrice di metodo classico, come “petite Champagne”, si è sognato, ha immaginato, ha inventato. Mi alzo in piedi quando scrivo il suo nome: Franco Ziliani.
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Una giornata triste, perché che sia colpevole la sola Esselunga avendo deciso una vendita a prezzo ribassatissimo di un Franciacorta dal marchio storico con un prezzo civetta, e avendo l’azienda subito, come “vittima”, questa scelta, o che sia colpevole l’azienda in oggetto, perché, come ho scritto, anche a lei è doveroso applicare il teorema tutto berlusconiano del “non poteva non sapere”, quello che è innegabile, un dato di fatto, è uno sputtanamento pesantissimo dell’immagine della Franciacorta, prima che di quel brand.

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Inutile spendere tante parole, parlano meglio di tutto le immagini: la paginata pubblicitaria di Esselunga di ieri sul Corriere della Sera, con l’offerta, valida “fino al 31 dicembre. Buon Natale!”, del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi a 6,89 euro (e io che ironizzavo sugli 8,90 euro delle 230 mila bottiglie di Spumante Brut, pardon, Trento Doc, Ferrari…), i tanti cartoni (quante bottiglie erano?) a libera disposizione senza limitazioni dei possibili acquirenti nei punti vendita (io ne ho visitati due a Bergamo e dintorni), con il cartellino del prezzo che, come sempre, come nel caso del Trento Doc, sparava la parolaccia facile da capire per tutti, “Spumante”.

Il prezzaccio ridicolmente basso, per un metodo classico franciacortino, porca vacca, per un vino che ha riposato “ almeno 18 mesi sui lieviti” e che non è stato prodotto e replicato serialmente e poco seriamente in milioni di pezzi in pochi mesi, l’immagine sporcata, e ci vorrà tanto tempo e tanto lavoro e pazienza per ripulirla, di un’azienda che è stata ed è tuttora orgoglio del panorama del metodo classico italiano, di un vino, di una denominazione che in soli cinquant’anni ha fatto miracoli.
Berlucchi679ESSELUNGA

E ha fatto diventare un angolo della ricca e operosa provincia bresciana la capitale, ripeto, la capitale (piaccia o non piaccia a trentini, oltrepadani e spumantisti aggiunti per furbizia o per calcolo) dei vini italiani prodotti con la nobile tecnica della rifermentazione in bottiglia.

Ora l’immagine e la realtà bella, positiva, vincente della Franciacorta, di cui ha parlato orgogliosamente martedì in un intervento all’assemblea dei soci, il presidente del Consorzio Maurizio Zanella, l’immagine di una zona che produce veri vini, dotati di una loro precisa personalità, e non semplici replicanti di un metodo di produzione creato e fatto diventare un mito altrove, è stata sporcata, offuscata, messa in dubbio.

IseoFranciacorta

Il lavoro serio, metodico, tenace, di tante persone, donne e uomini del vino, che hanno creduto nell’utopia-Franciacorta, che hanno faticato per costruirla, per renderla realtà, termine di riferimento e “pietra di scandalo”, nonché di paragone, nel mondo, tanto polveroso, vecchio, pigro, del vino italiano.

Non voglio discutere o addirittura sostenere che non sia vero quello che mi ha detto stasera al telefono un addolorato e accorato Arturo Ziliani, l’enologo di casa Guido Berlucchi, sicuramente l’erede più accreditato del Grande Padre Franco: ovvero che loro, alla Guido Berlucchi, non hanno colpa dell’accaduto.
Che la responsabilità è tutta e solamente di Esselunga, che, sue parole, “paga 5 euro di più rispetto al prezzo stracciato” di 6,89 euro le bottiglie del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut finite, specchietto per le allodole, con prezzo civetta (ma almeno nel caso del Ferrari figurava una chiara dicitura a chiare lettere “SOTTOCOSTO” che qui manca) sugli scaffali per i tanti, ma oggi a Bergamo alle 14 eravamo in quattro gatti…, che vanno a fare le spese sotto questo strano e sottotono Natale 2015.

BlackFlag

Io, che sono malfidato e sospettoso, e che continuo a preferire, a pelle, le piccole aziende artigianali, i récoltant manipulant di Franciacorta alle Grandi Maison (con una sola eccezione, che non conferma la regola, ovvero Cà del Bosco, che realizza alcune “bollicine” che tutte le altre aziende si sognano…) continuo, incazzato come una biscia per questa pagina nera della bella storia della Franciacorta, a fare una maledetta fatica a credere, digiuno come sono e come voglio continuare ad essere, delle politiche di marketing, del product placement, della valutazione dei costi di produzione et similia, che queste meritorie grandi aziende non sappiano.

Che questi “soprusi” o congiure della Grande Distribuzione, più o meno organizzata, avvengano alle loro spalle, a loro insaputa, contro di loro. Che la grande azienda venda diverse migliaia di bottiglie ad Esselunga, piuttosto che a Coop, Auchan, e non le sfiori mai l’anticamera del cervello che magari, sotto Natale, queste catene, che non fanno beneficenza, ma fanno business (proprio come è giusto che facciano le Grandi Aziende), finiscano con lo sparare il missile terra aria del prezzo sottocosto, del prezzaccio civetta, del prezzo che s…bugiarda il lavoro di tanti anni.

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Anche e soprattutto dei Franco Ziliani (parlo del grande enologo, sognatore e venditore), dei Paolo Rabotti, dei Giovanni e Giulia Cavalleri, dei Vittorio Moretti, delle Emanuela Barzanò Barboglio, delle Pia Donata Berlucchi, dei Maurizio Zanella, ecc. e di tutta quella splendida comunità, o meglio, unione di passioni, che hanno fatto crescere e diventare grande la zona vinicola posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo.
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E ora come faranno quelli che fanno qualità e hanno venduto e continuano a vendere al prezzo corretto al quale si deve vendere, anche per questione d’immagine, oh yes d’immagine, Champagne docet, un Franciacorta, a spiegare ai consumatori che quel prezzo ha veramente senso, è motivato, ha una sua logica, quando un Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi è finito sugli scaffali, e ci resterà ancora una dozzina di giorni, a 6,89 euro?

Sarà un lavoro pesante, lungo e difficile che aspetta tutto il mondo franciacortino e che renderà il 2015 che arriva ancora più complicato, ma ancora più affascinante. Perché si tratterà di vendere, promuovere e difendere, con rinnovata forza, le ragioni di un Franciacorta Docg, mica, con tutto il rispetto, di un prosecchino qualsiasi…

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Il Presidente della gauche caviar Hollande invita a non bere Champagne

Hollandecaviar

Quando il senso del ridicolo (e del patetico) non ha confini

Care Italiane e cari Italiani, io fossi in voi farei grande attenzione al discorso (se gli Dei vogliono pare sia l’ultimo…) che l’undicesimo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, classe 1925, ci rivolgerà a reti unificate il 31 dicembre. Non mi perderei una sola sillaba, non tanto perché ci sia da attendersi chissà quale rivelazione sul suo successore (che sono pronto a scommettere dovrà essere, siamo in una Repubblica parlamentare, mica in una Repubblica presidenziale o in una Monarchia!, di suo gradimento, e di gradimento della sordida Casta che regge malamente le sorti di questo povero Paese), perché se tanto mi dà tanto, e se una certa malatendenza dovesse prendere piede anche qui, il “simpatico” Presidente rischia di regalarci un messaggio con qualche implicazione di carattere enoico.

Voi magari pensate di festeggiare il Natale o l’ultimo dell’anno stappando e bevendo un Franciacorta, un Trento, un Alta Langa, oppure di accontentarvi di un Pinot nero dell’Oltrepò Pavese Docg? Pazzi che non siete altro! Tempi difficili corrono (per noi comuni mortali, non per i Signori che decidono del nostro destino e persino, si vocifera, dei nostri conti correnti, con progetti ladreschi di prelievi forzosi) e quindi, vi dirà il Presidente, al massimo potete concedervi uno spumantino, un frizzantino. Un Prosecchino al massimo. Le cose buone, le cose dotate di un’immagine importante, dobbiamo lasciarle a loro, alla nostra “amatissima” classe politica (Napolitano compreso) che ci ha portato nella m…a dove ci troviamo per causa loro.
Hollandebirra

Pensate che stia esagerando, anzi che stia farneticando? Niente affatto, viviamo in un mondo popolato da politici pazzi e incoscienti, gente che si dovrebbe cacciare dai Palazzi a colpi di forcone, un mondo dove può accadere che non un pirla qualsiasi, ma un mega-fenomeno, ovvero il Presidente della Repubblica francese, uno in caduta verticale di consensi come François Hollande, secondo quanto ha scritto la stampa transalpina non beve espressamente e inviterebbe a non bere un prodotto simbolo della Francia come lo Champagne (oltre 140 milioni di bottiglie consumate ogni anno nell’Esagono), perché “fait riche“, dà un’aria da ricchi, è una cosa da ricchi.

E non basta, questo esponente politico di quart’ordine, di cui dopo la fine (si spera rapida) del suo mandato non si avrà più notizia, come ci si ricorda invece giustamente di De Gaulle, Pompidou, Giscard d’Estaing, persino Chirac, oltre ad avere fatto una figura da… “chocolatier”, lui del 1954 impegnato sentimentalmente con una del 1972, per l’affaire Gayet, ha fatto una figura ancora peggiore, come ha raccontato Pierre-Emmanuel Taittinger, un nome un grande Champagne, chiedendo una cosa da manicomio.
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Ovvero che in occasione del cinquantenario “della riconciliazione” franco-tedesca avvenuto l’8 luglio 2012 in un posto non qualsiasi come Reims, nei ricevimenti non fosse servito Champagne. Eppure come ha rivelato nel libro Merci pour ce moment la sua affascinante ex compagna Valérie Trierweiler, questo tipico esponente della gauche caviar che disprezza i poveri definendoli volgarmente les sans-dents, non disdegnava affatto il lusso e non me lo immagino certo, all’Eliseo o nei ricchi palazzi borghesi dove risiede, bere un semplice Bordeaux generico o un mousseux senza pregio. O una Blanquette de Limoux.

HollandeChampagne

Eppure, poiché fa chic, anzi fa sciocco, o peggio, questo “affossatore di eccellenze nazionali” come ben l’ha definito Camillo Langone, dimentico o ignorante delle chiffres clés dell’economia champenoise, che farebbe bene a ripassarsi, spara a zero su un autentico orgoglio di Francia (e del mondo) rendendosi colpevole, oltre che di suprema ridicolaggine, o patetico snobismo sinistro-nzo, di quella che un tempo si sarebbe definita “intelligenza con il nemico” o alto tradimento.

Ecco perché, condannandolo idealmente a bere, cosa che gli piace molto, birra, o acqua minerale (gazeuse o plate non si sa), abbondantemente addizionata di Guttalax, guardo con preoccupazione al messaggio di fine anno di Nonno Giorgio. Vuoi vedere che anche lui, per non essere da meno del “compagno” francese, metterà al bando Franciacorta e Trento (e ovviamente Champagne) invitandoci a scoprire le “delizie” di un prosecchino?

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Ma che diavolo succede in Franciacorta? Il futuro sono gli Charmat franciacortini?

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Fuori i mercanti dal tempio e i giù i furbetti dal carro!

Siamo tutti contenti (un po’ meno i trentini) che in quella che solo i miopi e gli eno-snob non riescono pacificamente a riconoscere essere la più importante zona produttrice di metodo classico italiani, ovvero la Franciacorta, cresca il numero dei soggetti produttivi (siamo ormai intorno ai 110). E io, che della Franciacorta, per omonimia, sono il padre e l’inventore, sono più che contento, entusiasta.

Però… Però accade che ci siano giornate, come questa, dove il mio ferreo franciacortismo viene messo a dura prova, giornate nelle quali io, “padre putativo” m’interrogo su cosa accade nella zona vinicola che più nel cor mi sta (quasi come la Langa del Barolo e la Puglia) e comincio ad essere preoccupato per il suo presente e futuro.

IseoFranciacorta

Cosa succede? Succede che nella mia casella di posta elettronica stamane ho ricevuto una mail che reclamizzava i prodotti di un’ennesima azienda di Franciacorta di cui non avevo mai sentito parlare, la De Maldè di Adro, zona centralissima della denominazione. Paese dove si trova la celebre torre che appare, stilizzata, nel logo di quel Consorzio che ebbi la fortuna di vedere nascere, con l’indimenticabile Paolo Rabotti primo presidente, nel lontano 1990.

Un Consorzio che in meno di venticinque anni ha bruciato tappe e raggiunto traguardi che altri consorzi non hanno nemmeno sfiorato in 50 anni e più. Un Consorzio che ha potuto prendere una strada chiara e univoca grazie alla generosa e responsabile rinuncia alla produzione di “spumanti Charmat” effettuata da un altro indimenticabile personaggio, quella Donna con la D maiuscola che corrisponde al nome di Emanuela Barzanò Barboglio, la quale prima della nascita del Consorzio aveva creato un’avviata e fortunata produzione di Charmat, ma alla quale rinunciò senza indugi e grande generosità e lungimiranza quando si decise di puntare la barra sulla produzione, parlando di “bollicine” di metodo classico e basta.
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Perché oggi sono preoccupato e francamente incazzato? Perché nonostante la rinuncia di quella nobildonna, nonostante tutti i soci del Consorzio si riconoscano, senza costrizione alcuna, in un disciplinare che recita chiaramente “La Denominazione d’Origine Controllata e Garantita “Franciacorta” (di seguito
“Franciacorta”), è riservata al vino ottenuto esclusivamente con la rifermentazione in bottiglia e separazione del deposito mediante sboccatura”, nonostante qualche “sbavatura” dovuta al fatto che qualche socio del Consorzio produca accanto al Franciacorta Docg anche dei normali VSQ (ma questo è un tema, spinoso, che per il momento voglio lasciare in stand by…), nonostante tutte queste premesse poi salta fuori il nuovo produttore numero 108 o 110 che pensa di essere più furbo degli altri.

E come si può chiaramente vedere sul sito Internet aziendale accanto ai Franciacorta Docg, nella sezione dove vengono presentati i prodotti, ovvero nello shop, arrivi a proporre, anche se non ha la spudoratezza totale di presentarli come Franciacorta, del “Vino spumante Chardonnay 100% Vino inedito prodotto con sole uve Chardonnay dell’ Azienda e metodo Martinotti. A differenza del metodo tradizionale con fermentazione in bottiglia, lo stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta viene naturalmente rifermentato in grandi contenitori d’acciaio”.

CharmatFranciacorta

Vini denominati Fran Sècc, con un nome che anche se non sono un legale mi sembra sia un po’ “ai limiti” vini che rischiano di far pensare, sicuramente solo gli allocchi, non alle persone che sanno che Franciacorta e metodo Martinotti non hanno nulla in comune, che possano avere in qualche modo a che fare con i Franciacorta Docg. Mentre invece sono ALTRA COSA

Di fronte a questo fatto antipatico, a questa operazione nel migliore dei casi di assoluto cattivo gusto da parte dei responsabili dell’azienda (che immagino aderisca, in quanto produttrice di Franciacorta, al Consorzio), mi chiedo, e mi rivolgo direttamente all’amministratore delegato dottor Giuseppe Salvioni e al Presidente (che in questo caso dimentico essere innanzitutto un amico di lunghissima data) Maurizio Zanella, nonché ai due vicepresidenti Maddalena Bersi Serlini e Silvano Brescianini e al Consiglio del Consorzio, formato da persone di sicura responsabilità e attaccamento alla loro terra, se sia tollerabile da parte di questa azienda neo arrivata, ma già furbetta niente male, un comportamento del genere.
Franco Ziliani - ph Bob Krieger

Mi chiedo cosa intenda fare il Consorzio perché questa cosa, che preferisco non definire, ma che mi fa venire come minimo il mal di pancia, abbia a cessare e non ci sia più possibilità di confusione tra Franciacorta e metodo Martinotti ottenuto dallo “stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta”.

Una cosa mi sento di dire al Consorzio e ai franciacortini: avete costruito un giocattolo bellissimo che ha funzionato e funziona, anche se con qualche scricchiolio (tipo prezzi molto bassi che ogni tanto appaiono, offerte un po’ prossecchiane, e altre amenità): vedete di serrare le fila e di non permettere a nessuno non dico di romperlo, ma nemmeno di incrinarlo.

E’ Franco Ziliani, e ho la presunzione di prendere la parola per conto del mio grandissimo omonimo, che sono sicuro la pensa come me, e di tutti i franciacortini di buona volontà, che sono tanti, che ve lo chiede. E sono i tanti i consumatori italiani e stranieri che alla Franciacorta e ai Franciacorta hanno dimostrato di credere che ve lo chiedono. Anzi, lo pretendono.
Canisciunofesso

Perché come dicono non a Rovato né ad Adro, ma come diceva il grande Totò’ccà nisciun è fess”.

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Ancora sulla Cuvée Alma Bellavista a 8,90 euro

Puntinisullei
E con questo, episodio chiuso, ma prima mettiamo qualche puntino sulle i….

Non vorrei dare l’impressione di voler maramaldeggiare e insistere su un caso sul quale, dopo questa piccola puntualizzazione, vorrei mettere una pietra sopra, e sembrare più “saccente”, sarcastico lo sono e amo esserlo e fa parte del mio stile, di quanto sia stato definito da un tale – il bollino di “mammasantissima del vino” lo rimando al mittente e invito a riferirlo ad altri.., ma sulla vicenda della Cuvèe Alma della Bellavista di Erbusco finita in (s)vendita a 8,90 euro quando il suo prezzo di listino dovrebbe essere intorno a 16.50 euro Iva esclusa, vorrei dire un’ultima cosa.

L’A.D. di Bellavista, nel suo commento inviato a questo blog che qualche carneade definisce “autoreferenziale” (ma se per ipotesi assurda lo fosse, lui perché lo legge? Perché tanti lo leggono, perché dà così fastidio come il suo fratello maggiore Vino al vino?), conferma che il vino era finito per “un errore di trasmissione del prezzo” al Famila di Gussago, e “l’offerta è durata soli due giorni, 8/9 agosto, e il prodotto è andato immediatamente esaurito” e soprattutto, dice Francesca Moretti, “quando l’insegna Famila si è accorta dell’errore, ha rivisto il prezzo e qui sotto ne trovi testimonianza” nelle foto che mi ha inviato, che documentano che il vino veniva venduto ad un prezzo “conforme all’insegna che lo vende e rientra nel “range” da noi consigliato ovvero dai 25 ai 35 euro”.

Bellavista-arancione 069

Bene, lo ripeto, senza voler in alcun modo essere “cattivo” o inelegante verso una giovane Signora, ma vorrei, lasciando che siano le immagini a parlare, invitare a confrontare le due foto.

La prima, già pubblicata nel post di qualche giorno fa, è stata scattata in un supermercato, poco importa quale ne sia il nome, a Rovato e propone bottiglie della “Cuvée arancione”, come molti la chiamano, a 8,90 euro.

La seconda, quella a me inviata dalla Signora Moretti, ritrae il cestone metallico vuoto, lo stesso tipo di cestone che accoglieva le bottiglie di “Spumante Brut” Bellavista, in (s)vendita a Rovato, in vendita (ipotetica, era andato esaurito), al Famila di Gussago a 25,90 euro.

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La mia cara ex moglie direbbe che così facendo sono il solito perfido, ma scusate, non notate anche voi, come me, un’incredibile rassomiglianza nello stile grafico con cui sono stati redatti i due cartelli e scritti i due prezzi, con la stessa base di cartone giallo, anzi a guardare bene una lavagnetta dai bordi arancio, su cui è stato vergato, in colore arancione, ça va sans dire…, il prezzo? E, scusate, non sembra identico il pavimento a grosse piastrelle su cui si trovano i cestoni?

…vuoi vedere che i due supermercati di Rovato e di Gussago senza saperlo si sono copiati e hanno avuto, senza parlarsi, perché sono concorrenti e di catene diverse, la stessa folgorante idea – trasmessa ovviamente per telepatia – di vendere la Cuvée Alma di Bellavista ad un prezzo sensibilmente più basso di quanto avrebbero dovuto normalmente pagarlo e di “strillarlo” all’attenzione dei potenziali clienti con i loro cartelli richiamo?

E poi dicono che non c’è concorrenza e libero mercato in Italia…

Bellavista890-2590

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Rai 2 fa diventare Champagne gli sparkling wines inglesi

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Ennesimo esempio di disinformazione, di pessima informazione ignorante sul tema vino fornita ieri sera da “mamma” matrigna Rai.

Al termine della puntata dell’ottimo programma Virus, condotto dal bravissimo Nicola Porro, che dimostra come si possa condurre un talk show politico senza scadere (come fanno sulla Rai i vari Floris, Annunziata, e su La 7 Sette Santoro e Paragone) nella demagogia e nel fanatismo ideologico, o nel servilismo verso il potere à la Vespa, è partito un breve filmato che prendendo lo spunto dal fenomeno del global warming, del riscaldamento globale ha parlato degli English Sparkling wines, dei metodo classico prodotti in UK, raccontando come anche nel Regno Unito oggi si producano delle “bollicine” di buon valore. E di come i loro artefici e produttori puntino (come tutti quelli che producono méthode champenoise nel mondo) ad emulare e superare l’esempio della Champagne.

English-champagne

Corretta l’impostazione del filmato, peccato che dopo aver infilato la “perla” rappresentata dall’affermazione secondo la quale gli English Sparkling wines sono prodotti “con le uve dello Champagne” (uguali sono solo le varietà di uva, ma le uve della e dello Champagne sono altra cosa) gli autori di questo filmato della disinformata Rai 2 abbiano chiuso chiedendosi: “a Capodanno brinderemo con Champagne inglese?”, dimostrando la loro totale ignoranza enoica.

Champagne-cartina

Perché lo sanno anche gli imbecilli, che lo Champagne è solo francese e che un vino a nome Champagne si produce solo nella regione e nella AOC Champagne, e che definire Champagne un qualsiasi metodo classico prodotto in qualsivoglia regione vinicola del mondo è non solo arbitrario e falso, ma stupido. Il n’y a de Champagne que dans la Champagne, ça va sans dire!  

E noi paghiamo (per forza, non per scelta) il canone per beccarci simili esempi di disinformazione? Cialtroni!

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