I grandi Champagne Krug all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense

Appuntamento memorabile mercoledì 3 maggio

Ricevo e molto volentieri pubblico l’annuncio di una grandissima serata, un incontro al vertice tra i re del divino Culatello, i fratelli Luciano e Massimo Spigaroli, et le Roi des Champagne, Krug.

Un Po di Champagne

Mercoledì 3 maggio, gli Champagne della Maison Krug fanno saltare il tappo  all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR), nell’ambito della rassegna

“La Cucina di Corte incontra i vini dei Grandi Produttori

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Amici dello Champagne, vi interessa un grande Dosage Zero a 20 euro?



Amici dello Champagne, vi interessa un grande Dosage Zero a 20 euro?

Domanda agli amici Champagnisti che mi seguono. Premessa, non mi metto a fare business ma ragiono da consumatore che si rivolge ai consumatori. E ha sempre il piacere di proporre loro una chicca.

E nel contempo vuole assicurare la vita dei suoi blog.

La question è la seguente: se io vi proponessi uno Champagne, tipologia Dosage Zero, non millesimato, eccellente, da me degustato e analizzato come sicuro e ve lo proponessi come membri di un ipotetico gruppo d’acquisto di cui io stesso farò parte, e vi dicessi che questo Champagne potrete portarlo a casa, centesimo più centesimo meno, a 19-20 euro, voi sareste interessati ad acquistarlo?

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Volete fare Champagne groupage con me?


Cari amici champagnisti, oggi ho ricevuto una mail da un importatore olandese che mi propone 600 bottiglie di Champagne Jacquesson Extra Brut Cuvée 740 al prezzo invitantissimo di 34 euro.

Agli champagnisti, che non possono che amare, come io amo, Jacquesson, chiedo: vista la qualità, visto il prezzo conveniente (34 euro contro una media di 45), cosa ne direste, visto che non posso comprarle tutte da solo, se facessimo un bel gruppo d’acquisto, un bel groupage e ci portassimo a casa queste bollicine straordinarie?

Fatemi sapere asap, please!

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Vino al vino

www.vinoalvino.org

e

Rosé Wine Blog

http://www.rosewineblog.com/

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Champagne Rosé Premier cru Résèrve de l’Hommée Coulon

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9,5


Visto com’è andato il 2016 e affacciandosi un 2017 che guardavo un po’ di sottecchi, temendo quali sfracelli (ancora?) a causa del 17 finale, in prossimità di San Silvestro e Capodanno ho pensato: da quell’annus horribilis devi proprio congedarti alla grande.

E così è stato, non solo per il valore e la bellezza del vino scelto, un’autentica meraviglia, ma grande è stato anche il formato del vino, un magnum

Ovviamente, inutile dirlo, “bollicine”, non italiane, siano essere bresciane, oltrepadane, trentine oppure altolanghette, ma, ça va sans dire, Champagne.

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Annunciate in ribasso le spedizioni di Champagne nel 2016

TappiChampagne
Come sono andate le cose, si chiederà magari qualche lettore abituato a vedermi trattare di Champagne, anche dal punto di vista della commercializzazione e del suo andamento sui vari mercati internazionali, per le expéditions de Champagne nel 2016? E’ stato un grande anno, come lo sono stati il 2014 (307 milioni di pezzi) ed il 2015 (312.535 milioni)?

Non abbiamo ancora i dati definivi, che non troverete, ancora per un mesetto, sul sito Internet ufficiale del Comité Champagne o su quello del Bureau Italia. Per ora dobbiamo accontentarci, ma conto tra qualche giorno di potervi dare maggiori notizie, dei dati relativi ai primi 10 mesi dell’anno, ovvero sino ad ottobre, quindi senza i dati di due mesi cruciali e decisivi come novembre e dicembre.

I dati, e le previsioni, parlano di un possibile calo delle importazioni rispetto al biennio 2014-2015, visto che al 31 ottobre 2016 erano state spedite circa sei milioni di bottiglie in meno rispetto a fine ottobre 2015, con un calo, su base annua, del 2,7%.

Ottobre 2016 è stato un mese deludente, con un 10,6% in meno relativo al commerce della Maison de Champagne, dell’8,6% per le cooperative e del 6,5% per gli Champagne dei vignerons.

Non è andato bene il mercato interno (ed è comprensibile con tutto quello che è successo di negativo e terribile in Francia nel corso dell’anno…), ma ancora peggio sono andate le esportazioni, ovvero la forza trainante del mercato Champagne, con un calo del 21% rispetto ad ottobre 2015 sui mercati dell’Unione Europea.

Meglio vanno le cose nei Paesi terzi (tipo Stati Uniti, Australia, Giappone…), con un leggero rialzo e 58 milioni di bottiglie importate da gennaio a ottobre 2016.

E se le cose non dovessero cambiare – come mi auguro siano cambiate- in novembre e dicembre, il bilancio sarà decisamente meno entusiasmante di quello 2015, quando con 312 milioni di bottiglie spedite si era raggiunta una cifra di affari record equivalente a 4,75 miliardi di euro….

Le previsioni parlano di un calo in Francia e nel primo mercato export, la Gran Bretagna, dove ad inizio di quest’anno i prezzi degli Champagne dovrebbero aumentare a seguito dell’effetto Brexit.

Un calo complessivo del due per cento nelle expéditions de Champagne dovrebbe essere, salvo miracoli, nella ragione delle cose… Solo colpa della congiuntura economica e del terrorismo internazionale, dell’offensiva sempre più spavalda (in termini di prezzi bassi) del Prosecco, o di qualche strategia non proprio azzeccata?

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Expéditions vins de Champagne. Si conferma il Regno Unito, ma crescono Giappone e Australia

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Numeri e considerazioni sull’andamento dei primi dieci mercati esteri nel 2015

Sul sito Internet ufficiale del Comité Champagne non è ancora disponibile il bollettino d’informazione, con tutte le analisi, le comparazioni, le statistiche complessive, relativo alle expéditions nel 2015, ma alcune “cifre chiave” consentono di poter fare alcune considerazioni (e relativi confronti con l’andamento nel 2014) relative ai primi dieci mercati esteri.

Ecco quindi alcuni dati, confortati da numeri, che consentono di capire di quale salute goda la filiera champenoise e come si orientino le vendite.

Nel 2014 i primi dieci mercati esteri erano i seguenti con questi numeri :

1 Regno Unito        32. 675 232
2 Stati Uniti            19.152.709
3 Germania             12.605 297
4 Giappone             10.429 638
5 Belgio                   9.741 262
6 Australia               6.524 220
7 Italia                     5.795 957
8 Svizzera                5.553.703
9 Spagna                  3.420 322
10 Svezia                 2.608 825

Nel 2015 i dieci principali esteri restano esattamente gli stessi, senza alcuno scambio di posizioni in classifica tra i vari Paesi, ma con alcune sensibili variazioni in quanto a numero di bottiglie “spedite”.

1 Regno Unito        34.153.662     + 1.478.430

2 Stati Uniti           20.508.784            + 1.356.075

3 Germania            11.907.887            –   697.410

4 Giappone            11.799.246            + 1.369.608

5 Belgio                 9.210.659              –    530.603

6 Australia             8.110.106             + 1.585.886

7 Italia                   6.359.572             +   563.615

8 Svizzera              5.410.288             –     143.415

9 Spagna               3.909.345             +   489.023

10 Svezia               2.904.854             +   296.029

I primi 10 mercati esteri nel 2015 totalizzano complessivamente 114.274.403 milioni di bottiglie, di cui 73.861.267 riferite a mercati dell’area europea e 40.418.136 riferite a “Paesi terzi” o “Grande export” (Stati Uniti, Giappone, Australia, tutti a segno più, con una crescita complessiva rispetto al 2014 di 4.311.569 bottiglie). I primi dieci mercati export rispetto al 2014, quando complessivamente totalizzarono 108.507.165 milioni di bottiglie, fanno registrare una crescita notevole, pari a 5.767.238 milioni di bottiglie. Sorprendono le prestazioni dell’Australia e del Giappone, il leggero calo di mercati tradizionalmente forti come Germania e Belgio, mentre la crescita degli Stati Uniti va vista come il segnale di un economia in crescita.

SaveWaterdrinkChampagne

Quanto alla performance nel Regno Unito credo costituisca la dimostrazione del fatto che gli inglesi pur flirtando con alternative cheap italiane e spagnole continuano a mantenersi fedelissimi e affezionati consumatori (e conoscitori) di Champagne. Sono ancora lontane, come si può leggere qui, le cifre record raggiunte, in epoca pre-crisi, nel 2007, con 39.052.278 milioni di pezzi, o i quasi 37 milioni di pezzi del 2006, ma i 34.153.662 milioni di bottiglie del 2015 si collocano all’altezza dei 34.533.887 del 2011 e marcano una decisa lontananza dalle performances meno soddisfacenti dell’ultimo decennio, raggiunte rispettivamente con 30.517.461 e 30.786.727 milioni di bottiglie nel 2009 e nel 2013.

Un discorso a parte merita il mercato francese, che continua ad essere il primo consumatore di Champagne con oltre 160 milioni di bottiglie, e una percentuale complessiva del 52-53%, ma nel 2015 non c’è stata la ripresa attesa da anni, anzi i consumi interni hanno fatto segnare un modesto calo di 443.605 pezzi. E una parte crescente del mercato è appannaggio delle Maison de Champagne, con quasi 92 milioni di pezzi, corrispondenti al 57% del totale.

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Expéditions vins de Champagne 2015 : crescita dell’1,7% in volume e del 4,6% in valore

vignoble de la champagne

Sono 312 521 412 le bottiglie spedite, contro le 307.136.564 del 2014

Non cercateli sul sito Internet del Comité Champagne, dove non sono ancora stati pubblicati, ma i dati definitivi e ufficiali delle expéditions des vins de Champagne nel corso del 2015 sono ormai ufficiali e a cercarli bene li si trova su vari giornali (come La Marne agricole) e siti Internet francesi, tra cui l’informatissimo blog Champagne un monde de bulles che pubblica – leggete qui – addirittura estratti del documento finale del Comité. Curiosamente pubblicati in anticipo rispetto al Comité…

I risultati complessivi, con 312 521 412 bottiglie spedite, contro le 307.136.564 del 2014, sono decisamente positivi: una crescita di 5.384.848 milioni di pezzi, pari all’1,7% rispetto al 2014, ma soprattutto un incremento del volume d’affari pari del 4,6%, che tocca la cifra di 4,75 miliardi di euro. Si tenga conto che il record storico in valore precedente, 4,56 miliardi di euro, venne raggiunto nel 2007, prima dello scoppio della lunga crisi economica, a fronte di 339 milioni di pezzi venduti, ovvero, 26,5 milioni di più che nel 2015.

Un risultato, questo record del volume d’affari, che corrisponde in pieno all’obiettivo che il mondo dello Champagne si pone da sempre : « continuare a crescere in valore più che in volume ». Una mission un po’ diversa rispetto a quella di un competitor, completamente diverso per storia, per uve, per stile dei vini e loro costi, dello Champagne, che cresce in volume, ma con prezzi medi di vendita dei vini decisamente più bassi. Elemento fondamentale che giustifica in larga parte il successo di quello spumante Charmat…

frecciasu

A tirare la volata e rendere possibile l’exploit conseguito nel 2015 dalla Champagne sono stati principalmente due fattori: il primo è stato l’andamento dell’export, che è aumentato del 4% rispetto al 2014, con 80,2 milioni di bottiglie (una crescita del 3,3%) nell’Unione Europea, e 70,5 milioni di bottiglie (+4,8%) nei Paesi terzi, dove le vendite crescono da quattro anni consecutivi. Il secondo fattore è rappresentato dagli ottimi risultati fatti registrare dalle Maison de Champagne, che hanno venduto ben 223.548.634 milioni di pezzi contro i 215.107.577 del 2014. Una crescita di 8 441 057 milioni di pezzi, pari al 3,9%.

Maison che l’hanno fatta da “padrone” non solo in Francia, con 91 934 709 milioni di bottiglie su un totale, relativo al mercato interno, di 161 813 229 (una crescita di 2.300.000 pezzi pari al 2,6% rispetto al 2014), ma nell’Unione Europea e nel grand export (ovvero fuori Europa). Nei Paesi della Comunità i numeri parlano di 68 030 709 milioni di bottiglie contro i 64 801 781 del 2014, ovvero +3 228 928 pari ad un 5 per cento secco. Nei Paesi terzi si è passati da 60 670 126 milioni di bottiglie a 63 583 216, ovvero +2 913 090 pari ad un aumento del 4,8%.

Quanti ai Paesi protagonisti dell’export sono stati, in Europa, Gran Bretagna, Germania e Belgio, mentre fuori Europa sono stati molto vivaci Stati Uniti, Giappone e Australia.

In Francia anche nel 2015 le vendite sono state in calo: 440 mila bottiglie in meno rispetto al 2014, ovvero un calo dello 0,3%. A calare maggiormente, del 4,8%, sono stati i vini dei vignerons (-2 701 800), mentre i vini delle cooperative hanno perso uno 0,2% fermandosi a 15.918.897 milioni di pezzi.
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All’estero, invece, i vini dei piccoli produttori, dei vignerons, sono andati meglio che in Francia: nell’Unione Europea le vendite sono aumentate del 6,2% e nei Paesi Terzi del 5,9%. I numeri restano abbastanza piccoli, con 4 190 469 pezzi nell’Unione Europea e 2 708 041 nel “grand export”.

I risultati dei vini delle caves coopératives sono stati altalenanti: stabili in Francia dove c’è stato un calo minimo, dello 0,2%, molto negativi nell’Unione Europea, dove il calo è stato di quasi un milione di bottiglie, pari al 10,4%, positivo nei Paesi terzi, con una crescita del 4,5%.

Complessivamente, valutando sul totale di 312 521 412 milioni di bottiglie spedite, le Maison sono cresciute del 3,9% toccando quota 223.548.634, mentre i vignerons sono calati del 3,7% fermandosi a quota 60.858.133 e le cooperative del 2,7%, equivalenti a 28.114.645 bottiglie.

Da leggere la seguente analisi economica pubblicata qualche giorno dopo questo posto

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Champagne Brut Blanc de Blancs Premier Cru Paul Goerg

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


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In Champagne le cantine cooperative delle migliori zone, anche in villaggi classificati Premier Cru, sono dotate di uno spiccato spirito imprenditoriale e di una notevole fantasia nel presentarsi sul mercato interno ed internazionale.

Accade così che a poco distanza dalla celebrata Côte des Blancs, una cooperativa attiva a Vertus, secondo più ampio villaggio della Champagne ed il maggiore del dipartimento della Marne, per ettari vitati, che qui superano quota 560, per l’85% destinati a Chardonnay, una cooperativa come La Goutte d’Or abbia deciso di dar vita a due marchi commerciali per proporre gli Champagne espressione di questo magnifico terroir.

Uno ha nome Napoléon, marchio che risale al 1907, e propone vini di stile classico e tradizionale, ed il secondo che prende nome da un personaggio, Paul Goerg, che nel 1876 fu sindaco di Vertus e che s’impegnò molto per il mondo agricolo e vitivinicolo e si adoperò per far capire il valore dei terroir e dello Chardonnay di cui i vignerons disponevano.

Accadde così che nel 1950 un gruppo di vignerons di Vertus decidono di lavorare insieme sullo Chardonnay e valorizzarlo e nel 1985 quando decisero di proporre in commercio i loro Champagne scelsero proprio il nome di Paul Goerg come marchio. Champagne di cave coopérative direte voi, pensando ad una qualità non particolarmente ambiziosa o eccelsa dei vini.

Errore. Perché nel caso della Paul Goerg oltre alla garanzia rappresentata dall’origine delle uve, un terroir premier cru, si ha una garanzia supplementare rappresentata dal lavoro di vignaioli intraprendenti e appassionati attivi da oltre due generazioni, e da un’abitudine, una tradizione, un vanto di produrre Champagne Premier Cru i quali, “traducono in vino la piena espressione dei terroir di Vertus e dell’uva Chardonnay”.

Questi vignerons fieri delle loro radici familiari posso contare su quasi 140 ettari di vigneto, e realizzano cuvées, frutto di una viticoltura ragionata rispettosa dell’ambiente, con dosaggi molto limitati che impediscono ogni trucco e consentono ai terroir di esprimersi appieno.

La loro gamma comprende una cuvée Brut Tradition (60% Chardonnay e 40% Pinot noir), l’Extra Brut Absolu (Chardonnay in purezza e 4 anni di permanenza sui lieviti), un Rosé con solo un 15% di Pinot noir (ma lo Chardonnay è quello della Côte des Blancs), un Brut millesimato, e una cuvée de prestige, che riposa sui lieviti da sei ad otto anni, millesimata, denominata Cuvée Lady (in commercio il 2004), con un 15% di Pinot noir ed una selezione particolarmente rigorosa degli Chardonnay.
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E infine c’è lo Champagne che voglio consigliarvi per questo fine settimana, il Brut Blanc de Blancs, non millesimato, che si affina per tre anni sui lieviti e dopo la sboccatura trascorre altri 6 mesi di riposo in bottiglia prima della commercializzazione.

Un Blanc de Blancs dal dosaggio che la Maison definisce « moderato », anche se si tratta di qualcosa tra 8 e 9 grammi litro con ricorso unicamente a vini di riserva.

Con il consueto eclettismo champenoise nella scheda tecnica il vino viene definito come una cuvée “perfetta per gli aperitivi”, ma poi ci dicono che andrà benone con le ostriche, ad un sashimi di pesce, a preparazioni di pesce in “sauce mousseline”, a formaggio di capra fresco oppure Chaource (formaggio dell’Aube), e, indifferentemente, e a me la cosa suona strana, ad zuppa di fichi freschi come dessert.

Io lo gusterei piuttosto sul pesce, o lo servirei prima di sederci a tavola, gustando il suo colore paglierino oro luminoso, il perlage molto sottile e vivo, la fragranza delicata e complessa degli aromi, sfumature di nocciola fresca, pesca bianca, fiori d’arancio, glicine, una vena di torrone, crema pasticcera e croissant. E poi il suo gusto calibrato, cremoso, non aggressivo, con un chiaro ritorno agrumato nel retrogusto, la sua piacevolezza ed il suo carattere da “vin de soif”, che chiude lungo su una vena salata e minerale.

Un bel vino, distribuito in Italia da Ruffino Constellation Brands, che troverete in vendita intorno ai 30 euro.

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Champagne La Grande Réserve Brut Dumangin

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier, Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


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In attesa di sapere quale sia stato il numero esatto di bottiglie equivalenti alle “expéditions de Champagne” nel corso del 2015 – le stime, come ho scritto in questa recente nota, parlano di una cifra intorno ai 313 milioni di pezzi, con un incremento rispetto al 2014 superiore al due per cento – cosa si può fare di meglio se non godersi una buona bottiglie del grande metodo classico francese?

Lo si può fare, non svenandosi, spendendo meno di 30 euro se si ricorre a questo ottima enoteca on line, scegliendo La Grande Réserve Brut non millesimata di un produttore che non ama comunicare molto, visto che il suo sito Internet è in rifacimento da… due anni…

Eppure Dumangin, che ha sede a Chigny Les Roses un villaggio classificato 1er cru posto nel cuore della Montagne de Reims, è una Maison di valore, che esporta larga parte della propria produzione, ed è giunta alla quinta generazione, il cui primo esponente fu Firmin Dumangin viticultore nel villaggio di Ludes, mentre oggi a reggere le sorti dell’azienda è Gilles Dumangin.

Prendiamo atto di questa sua strana – nel 2016… – refrattarietà a raccontarsi, per accontentarci del fatto, decisamente più importante, che gli Champagne che elabora oltre a presentare un eccellente rapporto prezzo – qualità sono Champagne ben fatti e molto piacevoli da bere. Vini che possono essere approcciati e apprezzati anche non dai grandi esperti e non solo dalle persone che in una bottiglia di champenois ricercano chissà quali sfumature, complessità e recondite armonie.

A dispetto del suo nome altisonante La Grande Réserve non millesimata di Dumangin è un Brut che utilizza abbondantemente il dosaggio consentito dalla tipologia, in questo caso ci si avvicina ai 9 grammi per litro, ed è una Cuvée composta per il 50% da Pinot Meunier, per il 25% da Chardonnay, e per il 25% da Pinot Noir, tutte uve provenienti da villaggi Premier Cru Montagne de Reims, ovvero Chigny Les Roses, Ludes, Rilly, Taissy, Cormontreuil, (un cinque per cento della cuvée si affina per quattro anni in legno).

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Uno Champagne che definirei, con termini anglosassoni, molto appealing e easy to drink, che fa dell’armonia e dell’equilibrio il suo punto di forza, nella dichiarata piacevolezza il suo elemento distintivo, buono senza mai toccare livelli di eccellenza speciali.

Colore paglierino oro squillante, perlage finissimo e di grande vivacità nel bicchiere, mostra un naso molto aperto, fragrante, variegato, con sfumature di crema pasticcera, zucchero filato, torrone, nocciola fresca, agrumi canditi e un tocco di burro e una leggera vena sapida.

La bocca è cremosa, il gusto morbido, rotondo, senza alcuno spigolo, con un qualcosa che ricorda alcuni Satèn di Franciacorta (è solo una battuta, ché tale vuole essere, ed é consapevole di essere paradossale…), un’armonia che mostra una sola dimensione e solo dopo lo sviluppo del vino nel bicchiere lascia trasparire – siamo o non siamo in Champagne? – una freschezza minerale, una vena più nervosa e sapida.

Non uno Champagne memorabile, ma con un grande pregio, far vuotare facilmente la bottiglia, trattandolo come aperitivo o sorseggiandolo distrattamente conversando o ascoltando musica o abbinandolo a tavola ad antipasti non impegnativi.

Non piacerà molto comunicare a Dumangin, ma i suoi vini eccome se si fanno capire…

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Sono i Paesi terzi a trainare l’export dello Champagne nella volata di fine 2015

spedizioniChampagnegennaio-novembre2015
L’andamento delle expéditions nei primi undici mesi dell’anno

Ultimi dati parziali relativi alle expéditions de vins de Champagne nei mesi che hanno chiuso il 2015 prima di conoscere, probabilmente entro metà febbraio, i dati complessivi relativi a tutto l’anno. Quanto appare certo, confermato dalle varie stime, a settembre, ottobre e novembre, è che il 2015 si chiuderà con il segno positivo, con un incremento, leggero, ma sempre incremento, rispetto ai 307.136.564 milioni di bottiglie di fine 2014. Le stime, aggiornate a novembre, arrivano ad un totale di 313 milioni di bottiglie, con una crescita dunque del 2,3%.

Sono stati 47,3 i milioni di bottiglie spedite (con un + 1,2 rispetto al novembre 2014) nel novembre dello scorso anno e i dati a novembre vedono i Paesi terzi trainare l’export: con una crescita, nei primi undici mesi dell’anno, del 13,1%, mentre le spedizioni verso i Paesi dell’Unione Europea crescono del 2,1%. Il mercato francese, com’era accaduto ad ottobre, in leggero calo (-1,7%).

Nel periodo gennaio – novembre 2015, le spedizioni raggiungono quota 270,4 milioni di bottiglie, con una crescita del 2,3% rispetto al 2014. Il mercato francese, che rappresenta il 49,7%, ovvero meno della metà delle spedizioni totali, è stabile a 134 milioni di bottiglie. Anche nella valutazione sui primi undici mesi dell’anno, Unione Europea e Paesi Terzi mostrano lo stesso tasso di crescita, che sfiora il cinque per cento, riguardando rispettivamente 70,7 e 65,3 milioni di bottiglie esportate.

Analizzando l’andamento delle diverse componenti della filiera champenoise, viene confermato il ruolo chiave e la preponderanza delle Maisons de Champagne: una crescita per il quinto mese consecutivo (a novembre del 4,1%, che sale a ben 12,8% nel caso dei Paesi Terzi), e su undici mesi il raggiungimento della quota di 197,4 milioni di bottiglie. Valutando come siano andate le cose per le Maison nei primi undici mesi del 2015 si rileva una crescita generalizzata: del 2,1% in Francia, del 5,2% nei Paesi terzi e del 5,6% nei Paesi dell’Unione Europea.

Non vanno altrettanto bene le cose, in una valutazione relativa ai primi undici mesi del 2015, per gli Champagne dei vignerons: 48,7 i milioni di bottiglie spedite, pari ad un calo del 2,9%. Un decremento in larga parte dovuto al calo sul mercato francese (- 4% dall’inizio del 2015) e bilanciato da crescite significative delle vendite nei Paesi comunitari (+ 6,4%) e nei Paesi terzi (+4,3%).

Anche le vendite degli Champagne delle caves coopératives toccando quota 24,3 milioni di pezzi fanno registrare un calo, dello 0,8%, nella valutazione gennaio-novembre 2015. Spedizioni stabili, nello stesso periodo, verso i Paesi terzi, in calo dell’1,9% nei Paesi dell’Unione Europea, e in leggero calo (0,4%) sul mercato francese, anche se il mese di novembre per gli Champagne delle potenti cooperative è stato positivo, con una crescita, rispetto al mese di novembre 2014 dell’11,5%.

Su queste basi è ragionevole pensare che l’ammontare complessivo delle expéditions de vins de Champagne nel 2015 possa superare, di poco, i 313 milioni di bottiglie. Un leggero incremento, da valutare positivamente considerando l’aggressività della “alternativa” rappresentata, soprattutto per il costo inferiore, da Prosecco e Cava.

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Expéditions vins de Champagne 2015 in crescita : 312,8 milioni di bottiglie

ExpeditionsChampagne
I dati non sono ancora ufficiali al 100%, perché le stime dell’osservatorio economico del Comité Champagne corrispondono al 95% dei dati dell’annata, ma i dati ufficiosi forniti alla stampa francese e internazionale, parlano chiaramente di un sicuro incremento delle expéditions dei vins de Champagne nel 2015 rispetto ai dati 2014. Dai 307,2 milioni di bottiglie dello scorso anno, le vendite sono salite a circa 312,8 milioni di pezzi, con un aumento percentuale dell’1,8 % per cento, pari a 5,6 milioni di bottiglie.

Questo risultato positivo è stato reso possibile dal consueto positivo andamento dell’export, sia nei Paesi tradizionali consumatori sia nei Paesi terzi, ma anche da un ritorno della Francia, dopo quattro anni consecutivi di calo, ad un livello di vendite in rialzo sia nei volumi che in valore.

Molto significativo e sottolineato con prudente soddisfazione dai responsabili della filiera champenoise, l’andamento del volume d’affari, che avrebbe raggiunto nel 2015 la cifra record di 4,75 miliardi di euro in valore (un aumento del 5% rispetto al 2014), superiore al precedente record toccato nel 2007, ovvero prima dello scatenarsi della crisi economica mondiale, con 4,56 miliardi di euro relativi a 339 milioni di bottiglie, un volume ben superiore ai meno di 313 milioni di bottiglie che sarebbero state commercializzate nel 2015.

Questo significa che il prezzo medio di vendita si è tenuto alto e che sono andate particolarmente bene le cose, oltre che per le Maison de Champagne, che hanno fatto segnare un rialzo di quasi il 4 per cento con 223,5 milioni di bottiglie spedite, per i vini più cari, per le cuvée de prestige.

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Expéditions de vins de Champagne 2015 : l’Unione Europea traina un export in aumento

frecciasu
Sono i Paesi dell’Unione Europea a guidare la riscossa delle expéditions de vins de Champagne in questi mesi finali del 2015. Con ottobre è il quarto mese consecutivo che l’Unione Europea tira le fila (in settembre l’incremento era stato del 19,9% rispetto al settembre 2014, in ottobre dell’11,1%) e sembra essere il punto di forza, visto che nei primi dieci mesi del 2015 l’export nei Paesi europei è cresciuto del 5,6%.

In generale gli indici, aggiornati ad ottobre 2015, sono positivi: nel periodo da gennaio a ottobre le spedizioni raggiungono quota 223 milioni di bottiglie, con un rialzo del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2014, le spedizioni del solo mese di ottobre crescono quasi dell’uno per cento rispetto all’ottobre 2014, toccando quota 36,6 milioni di pezzi. Il mercato francese è stabile e valutato sui primi dieci mesi del 2015 arriva a 107,1 milioni di bottiglie, che rappresentano il 48% delle spedizioni totali.

I Paesi Terzi, che nel solo mese di settembre avevano visto una crescita del 16,2%, in una valutazione da gennaio a ottobre crescono del 4%.
TappoChampagne

Valutando invece l’andamento del tipo di produttore, ottobre conferma (anche in questo caso per il quarto mese successivo) la costante progressione delle Grandi Maison de Champagne, che salgono in questo singolo mese del 3,1% e del 4,4% nei primi dodici mesi, grazie ad una crescita che tocca sia la Francia (+ 3,2%), i Paesi terzi (+4,5%) sia l’Unione Europea (+5,9%).

Variabile l’andamento delle expéditions degli Champagne dei vignerons, in calo del 2,8% nei primi dieci mesi del 2015 nonostante una crescita del 5,5% nei Paesi terzi e dell’8,7% sul mercato europeo. A penalizzarlo, visto che rappresenta l’86% delle loro vendite, l’andamento del mercato francese, in calo del 4,3%.

Anche le expéditions delle coopératives sono in calo, del 2,1%, nei primi dieci mesi dell’anno. Non basta un andamento stabile (+0,6%) nell’Unione Europea per compensare un calo del tre per cento sul mercato francese e del 3,5% nei Paesi terzi.

Le valutazioni dell’andamento finale delle expéditions 2015 sono a loro volta positive, con una stima intorno a 312,6 milioni di bottiglie equivalente ad un incremento dell’1,8%.


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Champagne Brut Rosé de Saignée Fleury

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


1febbraio2015-fotobottiglievarie 016
Un grande Champagne, un grande Rosé, un grande Rosé de Saignée, che potrete tranquillamente abbinare, se arriveranno sulla vostra tavola, persino a cacciagione e selvaggina, ad anatra, oca, ad un tacchino ripieno, a fagiano e pernice. Più che a preparazioni, seppure prelibate, a base di pesce.

Uno Champagne, 100% Pinot nero, ottenuto con la tecnica che prevede una breve macerazione delle uve prima della pressatura, e che conferisce un particolare colore, intenso, che richiama il melograno, e una salda struttura ai vini, che arriva da un’area particolare, ovvero la Côte des Bar posta nella Champagne meridionale a sud della Vallée de la Seine, a 150 km circa a sud di Epernay e non molto lontana dalla Bourgogne. Una terra conosciuta non solo per il suo Pinot noir particolarmente carnoso, ma perché è soprattutto qui che alcuni vignerons coltivano altre varietà come Arbane, Petit Meslier e Pinot blanc che caratterizzano alcune loro cuvée.

Il nostro vigneron, bisognerebbe più correttamente dire tutta la famiglia Fleury, che ha la propria cave a Courteron e larga parte dei 15 ettari (qualcosa hanno anche a Buxeil), dislocati su coteaux argilo calcaire (in questi 15 ettari il Pinot noir domina per l’85%, e c’è una piccola parte anche dei due altri Pinot), si chiama Jean Pierre Fleury e sviluppando quanto avevano creato suo nonno Emile e suo padre Robert, ha voluto dare una svolta lungamente meditata all’azienda diventando nel lontano 1989 il primo produttore di Champagne biodinamico. Ma già nel 1970 era stato scelto di usare concimi organici e non chimici, di diserbare a mano invece di ricorrere ad erbicidi, scegliendo la biodinamica come “metodo che apre alla comprensione della natura profonda della pianta, dell’animale, dell’uomo e del rapporto tra loro”.

E la filosofia che illustra l’agire dei Fleury, perché anche Jeanne Sébastien sta seguendo le orme del padre, è perfettamente spiegata nella sezione “biodinamica” di un semplice ma esaustivo sito Internet.

Una produzione contenuta in 200 mila bottiglie, ottenuta dagli ettari di proprietà e acquistando uve, ovviamente condotte in biodinamica da altri 8 ettari, da produttori partner.

1febbraio2015-fotobottiglievarie 015

Il Rosé de Saignée che voglio caldamente consigliarvi (sul nuovo blog Rosé Wine Blog vi consiglio invece rosati, con le bollicine e non, italiane) viene da vigne di vent’anni, ha la doppia certificazione Ecocert e Demeter ed è uno Champagne assolutamente gastronomico (che io eviterei di abbinare però, come fanno spesso in Francia, ad una torta con i frutti rossi, anche se non particolarmente dolce), ed è un vino affascinante già dal colore delicatissimo, fragolina di bosco, cerasuolo scarico, melograno, perlage finissimo e continuo, assai vivace nel bicchiere, e intrigante quando si passa alla fase aromatica, una vera e propria tavolozza di sfumature di profumo, ribes, lampone, pompelmo rosa, rosa appassita, pesca bianca, un ricordo di mandarino e di pera abate, di ratafià che compone un insieme elegantissimo, di assoluta raffinatezza.

Al gusto colpisce per l’attacco soave e carezzevole, per la temperata vinosità nonostante la struttura salda, per la vena lunga e croccante, la perfetta succosità che rende il gusto vivo, fresco e ben teso.

Una meraviglia d’integrità, un vero gioiello per chi ama gli Champagne Rosé di carattere.

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Champagne Grand Cru Blanc de Blanc Zéro Dosage e Gran Rosé Brut Encry

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


Champagne-fotodic2014 068
Dovevo raccontarvi da tempo questa storia, molto singolare, quello di una piccola Maison de Champagne, posta nientemeno che in quel villaggio Grand Cru 100% che è Mesnil-sur-Oger nella Côte des Blancs. Quattro ettari di vigna, un’attività da veri e proprie récoltant manipulant, ma anche se la Maison ha un nome francesissimo, Encry, Maison Veuve Blanche Estelle, i proprietari non sono dei Dupont qualsiasi, ma portano i nomi, italianissimi, di Enrico Baldin e Nadia Nicoli.

Avete capito bene, si tratta di due italiani, che nel 2014 hanno creato la loro società, appoggiandosi alla SCICC – Société Commerciale Internationale Champagne & Champagnes che rappresenta nel mondo la Maison e grazie alla collaborazione, fondamentale, di un vigneron locale, che chiameremo Jean Michel, produttore di vin clair (ovvero i vini base su cui “l’alchimista chef de cave” lavora per produrre le cuvées) che concesse loro alcuni ettari di terreno e con l’aiuto del quale hanno cominciato a produrre Champagne.

Bartali

Fondamentale l’aiuto del vigneron, francese, perché il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne, il C.I.V.C. o Comité Champagne, non aveva gradito questo arrivo di italiani in Chanmpagne, a Mesnil-sur-Oger poi, e adducendo problemi e cavilli burocratici aveva tentato di bloccare il tutto. Menomale che al vigneron venne la trovata d’ingegno per sbloccare l’impasse, il giusto e corretto escamotage, ricordarsi l’esistenza di una Maison Veuve (Vve) Blanche Estelle, fondata a suo tempo dal nonno e iscritta al CIVC nel 1917. E con la disposizione a cederla ai due italiani, facendone diventare titolare Nadia tutti i problemi sono stati risolti. E in etichetta può tranquillamente figurare la dizione Récoltant Manipulant, R.M.

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E per i fan di Krug… Appuntamento il 22 ottobre al Relais Antica Corte Pallavicina

AnticaCortePallavicina

Grandi Champagne e grande cucina nelle terre del mitico Culatello

Avete, del resto il nostro premier non dice forse che la crisi è finita, che l’economia ha ripreso a girare e i soldi a girare nelle nostre tasche (magari sta parlando delle sue e di quelle della Casta politica…), circa 200 euro che vi crescono e non sapete come spenderli?

La buona soluzione, soprattutto se amate lo Champagne e quello Champagne speciale che risponde al nome di Krug (un nome, una leggenda…) potrebbe essere, se non abitate a Canicattì o in Alta Val Badia, e potete permettervi di raggiungere i dintorni di Parma e la magica zona del Culatello (un salume, ma che dico, una poesia e un capolavoro dell’arte norcinesca), regalarvi la Gran Soirée in programma giovedì 22 ottobre a Polesine Parmense, presso un santuario dei gourmet quale l’Antica Corte Pallavicina dei fratelli Massimo e Luciano Spigaroli, nell’ambito della rassegna enogastronomica “La cucina di Corte incontra i vini dei grandi produttori”.

Spigaroliculatello

Ospite d’eccezione la Maison Krug che dal 1843 persegue un preciso obiettivo: creare soltanto Cuvée de Prestige. Selezionate da Paolo Tegoni le cuvée della celeberrima Maison accompagneranno i piatti di Massimo Spigaroli.

Questo preceduto da una visita alle storiche cantine di stagionatura dell’Antica Corte Pallavicina, le più vecchie al mondo ancora attive, costruite nel 1320.

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