Barack Obama a Milano brinda a TrentoDoc ma la sua cultura è da Tavernello

Ehi, potente del mondo, perché non segue un corso A.I.S.?

Guardate nella foto qui sotto il modo goffo, ridicolo, che denota l’assenza di una qualsiasi cultura del bere, con cui l’ex presidente degli Stati Uniti, Mr. Barack Obama, l’uomo più potente del mondo, oggi ricchissimo, coccolato da politici, economisti, industriali, banchieri, tiene in mano la flûte di Trentodoc Ferrari Trento che gli é stata offerta a Milano, durante il suo invasivo e costoso (quanto é costato ai contribuenti milanesi, Sindaco Giuseppe Sala questa passeggiata presidenziale con shopping e cena con happy few radical chic?) soggiorno milanese.

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I grandi Champagne Krug all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense

Appuntamento memorabile mercoledì 3 maggio

Ricevo e molto volentieri pubblico l’annuncio di una grandissima serata, un incontro al vertice tra i re del divino Culatello, i fratelli Luciano e Massimo Spigaroli, et le Roi des Champagne, Krug.

Un Po di Champagne

Mercoledì 3 maggio, gli Champagne della Maison Krug fanno saltare il tappo  all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR), nell’ambito della rassegna

“La Cucina di Corte incontra i vini dei Grandi Produttori

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Ma per per bere Franciacorta Guido Berlucchi ’61, 95 euro non sono troppi?



A proposito di una serata in programma giovedì a Madonna di Campiglio

Il mondo, inteso in senso generale, ed in particolare il mondo della ristorazione e quello del vino, sono belli, quando sono belli, perché sono vari. Quando non sono avariati.

E proprio in funzione di questa varietà, e della relativa libertà di scelta (siamo ancora, dicono, in una democrazia, anche se in un particolarissimo tipo di democrazia dove siamo ancora liberi di votare – ma si guardano ben dal farci votare preferendo paracadutarci dell’alto dei governi… sempre uguali tra loro e sempre nefandi…), può normalmente capitare che sia il mercato a decidere se un bene proposto sul mercato abbia… mercato oppure no.

Se un vino, un pranzo al ristorante, una cena, un prodotto alimentare squisito abbiano il prezzo giusto (accettato come tale e pagato) o se invece siano fuori mercato. Il caso Gaja insegna, o no?

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Lambrusco di Sorbara del Fondatore 2015 Cleto Chiarli

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Sarebbe stato troppo facile, anche se ne ho avuto la tentazione, provare a riannodare i fili del discorso (dove eravamo rimasti?) con voi lettori, scegliendo – ne ho bevuto diversi in questi giorni – uno Champagne. Sarebbe stata una scelta simbolica, dai molteplici ed emblematici significati…

Ho invece pensato, o ha deciso per me quello che oggi mi sono messo nel piatto, di riprendere il dialogo con voi ovviamente con un metodo classico, ma non quelli che vanno per la maggiore e godono di maggiore notorietà mediatica, bensì con un vino, della tradizione, molto popolare.

Via con un Lambrusco dunque, per brindare a questo ritorno (lo so, sono stato via un bel po’, ma non potevo fare altrimenti…), ma non un Lambrusco qualsiasi, bensì con un Lambrusco “metodo classico”, o meglio rifermentato in bottiglia. Un Lambrusco di Sorbara metodo ancestrale, ottenuto dalle omonime uve, prodotto da un’azienda, che non ho mai visitato ma di cui apprezzo molto l’ampia gamma di prodotti, sempre ben fatti, mai banali, dotati di personalità e carattere, come la Chiarli di Modena.

Un Lambrusco che nelle varie enoteche on line viene via all’umanissimo prezzo di poco più di otto euro, perfetto in abbinamento alla “salsiccia alla mantovana”, acquistata non in una costosa boutique del gusto ma nientemeno che alla Lidl (e vi assicuro che era di qualità impeccabile), e alle semplici, per non dire povere (ma a me piacciono un sacco) cipolle al forno, che hanno costituito oggi il mio pranzo. E non me ne vogliano – la carne mi piace, anche se ultimamente ne consumo molto meno che in passato – i vegani che dovessero leggermi.

Cosa sia questo Lambrusco di Sorbara “Del Fondatore” è presto detto – e maggiori dettagli troverete in questa scheda pubblicata sul sito Internet aziendale: un Lambrusco di Sorbara prodotto con metodologia tradizionale, che prevede la presa di spuma attraverso fermentazione naturale in bottiglia con dosaggio zero, cui segue stagionatura di sei mesi.

Chiarli, il più antico produttore di vini tipici dell’Emilia-Romagna, l’azienda fu fondata nel lontano 1860 e dispone di una serie di tenute agricole, con 100 ettari di vigneti di proprietà, di Sorbara ne produce diversi, ma questo “Fondatore”, dalla Tenuta Sozzigalli, ovvero vigne poste nelle campagne a Nord di Modena sulla sponda sinistra del fiume Secchia, su terreni profondi ed argillo limosi, è forse il più ambizioso. Senza dimenticare, le uve questa volta sono Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, il rinomato “Vigneto Cialdini”.

Un Lambrusco, deo gratias!, assolutamente secco e di gran nerbo, che conquista innanzitutto per il colore, tra il melograno scarico ed il corallo ed il succo di ribes, limpido, brillante, luminoso, scintillante – elementi esaltati dalla mia scelta del miracoloso calice denominato Trentiner ideato da Luca Bini, dove il vino acquista in fragranza ed eleganza e sprigiona la grana fine delle bollicine e la vivace presa di spuma.

Ma poi, facendosi largo tra il profumo delle salamelle, e sfidandone quasi l’opulenza e invadenza, si resta ammirati dal naso ampio, succoso e carnoso di bella immediatezza e nitidezza, dove è la ciliegia a dominare, con sfumature di rosa, accenni agrumati, e poi ricordi di lampone e ribes, un naso nitido, incisivo, ben salato.

E, ancora di più, dal primo sorso, dalla bocca franca e ben polputa, di grande equilibrio e armonia, con un’acidità ben bilanciata dalla frutta, e una precisa vena salata che insiste e continua sino alla fine del sorso, con un nerbo diritto, persistente, generoso, un gusto generoso, ma assolutamente non ruffiano. E una capacità di “sgrassare” per bene e pulire la bocca dalla consistenza grassa della mia salsiccia alla mantovana.

Beh, se vi piace il Lambrusco, se amate il metodo classico, credo che questo ottimo Lambrusco Del Fondatore, così piacevole, ben calibrato, godibile, faccia assolutamente al caso vostro.

Sperando di non aver perso la mano (ed il palato) in questi lunghi mesi lontano dai miei blog e da voi lettori, cordialmente vi saluta il vostro Franco Ziliani. Prosit!

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Rosé metodo classico di scena anche su Rosé Wine Blog: ecco le ultime uscite

Anche su Rosé Wine Blog, il mio nuovo blog dedicato all’universo del rosato, del Chiaretto e del Cerasuolo, nonché del metodo classico Rosé, si parla di valide bollicine rosa metodo classico italiane. Vi segnalo le ultime uscite. Buona lettura e arrivederci su Rosé Wine Blog!

 

Modena Rosé Brut Quinto Passo Cleto Chiarli

Quintopasso 002

Rosé Extra Brut metodo tradizionale Bruno Giacosa 2013

GiacosaBrut2013 001

Trento Doc Brut Rosé + 4 2009 Letrari

TrentoDoc2015 092

VSQ metodo classico Rosé Monsupello

MonsupelloRosè

VSQ Extra Brut Nostra Signora della Neve Vajra

Jacquesson-Vajra 008

Oltrepò Pavese metodo classico Cruasé Saignée de la Rocca Conte Vistarino

Oltrepòluglio2015 042

Trento Doc Pian Castello Rosé 2008 Endrizzi

TrentoDoc2015 089

 

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Bollicine rosa di scena anche su Rosé Wine Blog: ecco le ultime uscite

Anche su Rosé Wine Blog, il mio nuovo blog dedicato all’universo del Rosato, del Chiaretto e del Cerasuolo, si parla di bollicine rosa metodo classico italiane. Vi segnalo le ultime uscite.
Buona lettura e arrivederci su Rosé Wine Blog!

Trento Doc Perlé Rosé 2009 Cantine Ferrari

TrentoDoc2015 090

Franciacorta Brut Rosé Castello Bonomi

CastelloBonomi 008

Alta Langa Cuvée Aurora 2011 Banfi

AltaLanga2015 010

Alta Langa Rösa 2011 Giulio Cocchi

RosaAltaLanga

Mornasca Rosé metodo classico 2011 Cascina Gnocco

Oltrepòluglio2015 048

Hallé Rosé metodo classico Enrico Crola

HalleRosé-ridotto

 

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Cava Recaredo: un’obra maestra!

Recaredo

Mario Josto D’Ascanio ci racconta una visita alla Bodega…

E poi provate a dire ancora che i social network sono una stupidata, uno sfogatoio per incontinenti e falsi leoni (ma solo dietro ad una tastiera), per estremisti di ogni colore! Spesso sono anche questo, ma molto spesso, se li si sa utilizzare con intelligenza e cum grano salis, sono luoghi dove si possono condividere emozioni, anche quelle per il vino di qualità, incontrando, “virtualmente”, persone interessanti. Che varrebbe la pena poi di conoscere.

Succedeva così, il 13 agosto scorso, che io pubblicassi su questo blog un post entusiastico su un Cava da mille e una notte che mi ero portato in vacanza e che la mia compagna ed io avevamo trovato meraviglioso, il Brut Nature Gran reserva Subtil 2006 di quello che considero forse il mio produttore di Cava prediletto, Recaredo, di cui qualche mese prima avevo decantato un’altra cuvée, qui, e che poi linkassi sulla mia pagina Facebook (quella dove si esprime il cittadino Franco Ziliani e quella che mi avvale le accuse più toste di essere razzista e cattivo…: e chi se ne frega!) l’articolo al Gran Reserva Subtil.

E cosa ti succede? Che un follower (si dice così?) dicesse di trovarsi in quel giorno a Barcellona e che si chiedesse se fosse possibile visitare l’azienda. Letta la richiesta mi sono attivato e ho linkato “il mio uomo a Madrid”, il mio fraterno amico e collega Juancho Asenjo, gran conoscitore di vini italiani ma anche uomo cui aprono tutte le bodegas spagnole, raccontandogli la cosa.
E come in un film americano di Frank Capra, ecco il miracolo, il lettore, che si chiamava e si chiama Mario Josto D’Ascanio si vede comunicare, sempre via Facebook, che la visita è possibile, che l’indomani avrebbe potuto recarsi a Recaredo e fare una bella cata dei meravigliosi Cava aziendali.

A questo punto, soprattutto dopo i commenti entusiastici di Mario nel dopo visita, sapete cosa ho fatto? Ho battuto cassa e ho preteso, visto che la visita aveva potuto aver luogo grazie a me e soprattutto a Juancho, che Mario Josto D’Ascanio preparasse, per me e soprattutto per i lettori di Lemillebolleblog, un bel resoconto della visita, con note di degustazioni, descrizioni, e foto.
Detto fatto. Un lavoro assolutamente superiore alle aspettative, serio, professionale, impeccabile, che lascio a voi giudicare, gustandovi il racconto e le immagini. Che dire, se non muchas gracias Recaredo, muchas gracias, hernano Juancho, y muchas gracias a Mario Josto D’Ascanio? Buona lettura!

Particolare3

Per un appassionato di vino, ritrovarsi a Barcellona per una vacanza e decidere di fare un salto a Sant Sadurní D’Anoia, nel Penedés, il cuore pulsante del celebre Cava spagnolo, parrebbe cosa banale e scontata, se non fosse che a consigliarti la Bodega giusta, Recaredo, quella che riesce in un colpo solo a raccontarti la storia e le meraviglie del territorio, sia proprio Franco Ziliani che, si sa, di bollicine se ne intende ed anche parecchio!

Montserrat

A poco più di mezz’ora da una delle più importanti metropoli d’Europa, un paesaggio bucolico, dominato da dolci colline su cui si posano delicatamente i vigneti delle circa 60 aziende che, a Sant Sadurní, producono Cava. Il tutto suggellato e coronato dalla vista del celebre Montserrat che sembra quasi ergersi a protezione delle campagne dal gelido vento del nord.

Ton Mata2

Ad attendermi alla stazione, Ton Mata, terza generazione dei Mata del vino che ha avuto origine con il nonno Josep, esperto sboccatore che, nel 1924, decise di fare il passo importante, iniziando a produrre personalmente il Cava. Armatosi di pala e piccone avviò, insieme alla moglie, la costruzione della cantina (per chi avesse la fortuna di visitarla, sono ancora visibili i segni delle picconate sulle pareti e sul soffitto) alla quale darà poi il nome di suo padre, Recaredo. Un uomo visionario per il suo tempo, amante della sperimentazione ed a cui si deve il coraggio di aver creduto nel potenziale dei vitigni autoctoni della zona, soprattutto xarel-lo e macabeo, e alle capacità del loro vino d’essere sottoposto ad un lungo invecchiamento. Una passione trasmessa ai figli Josep e Antoni (conosciuto personalmente, grande estimatore di Gualtiero Marchesi e persona davvero splendida), con i quali produsse la Riserva Privata di Recaredo, primo vero interprete del terroir dell’alto Penedès, consolidando l’immagine dell’azienda e del cava autentico ottenuto da vitigni autoctoni.

Antoni Mata

L’amore per il vino non si ferma qui, ma prosegue con la terza generazione rappresentata da Ton e Jordi, con la quale si apre una nuova importante fase: la conversione della produzione da biologica a biodinamica. Il concetto è ben chiaro ai produttori: “Non si può andare avanti senza guardare indietro”; la conservazione ed il rispetto per l’ambiente devono trovare continuità nel lavoro, onesto e trasparente, in cantina. Una vera e propria ossessione quella dei Mata che non possiamo che apprezzare.

Foto Famiglia

Il concetto ci è ancora più chiaro grazie alla visita ad uno dei vigneti di proprietà (in totale circa 50 ettari). Recaredo, come un’altra decina di aziende, produce vini esclusivamente con le proprie uve. Il terreno è calcareo e argilloso, particolarmente vocato a produrre uve da spumante (Xarel-lo, Macabeo, Parellada).

Tipologia Terreno

La cura ed il lavoro sulla terra è passione pura. Pensate che, girando per i filari, ci siamo imbattuti nella responsabile della qualità, in ferie in quei giorni ed un ex collaboratore, ora in pensione, che mi dicono essere il salvatore del vigneto del Turó D’en Mota. La passeggiata prosegue; la ricerca dell’equilibrio ed il rispetto per la biodiversità è in ogni dove. Nessun utilizzo di fertilizzanti chimici, nessun diserbante o fungicida, come la viticultura biodinamica vuole, l’importanza della coperta vegetale che cresce spontanea tra i filari, essenziale per allentare il terreno e regolare la ritenzione ed il drenaggio dell’acqua. Un vero paradiso terrestre alimentato dalla buona volontà dell’uomo nell’approcciarsi alla natura con il rispetto che ha valso alla Bodega il certificato internazionale di viticoltura biodinamica Demeter, prima in tutta la DO Cava e DO Penedès.

Particolare Vigneto del Turò D'en Mota

Stessa filosofia e modus operandi li ritroviamo anche in cantina dove quanto raccontato finora trova piena concretezza nella produzione del celebre Cava di Recaredo (anche qui tutto attestato e certificato dal Bureau Veritas).

Sughero
La vinificazione avviene in modo naturale e artigianale. Le bottiglie riposte nella splendida cava restano a riposo sui livieti per un minimo di 30 mesi (gli spumanti sono tutti Gran Reserva), i quali possono superare i 100 se si parla del Turó D’en Mota. Rifermentazione in bottiglia con tappo di sughero, materiale naturale e riciclabile, il più adatto per l’invecchiamento.

Particolare1

Tutti millesimati: ogni bottiglia racconta in piena sincerità ciò che ha caratterizzato quella specifica annata. Remuage e sboccatura a mano, senza congelare il collo della bottiglia. Jordi Mata, responsabile della cava, ed altri cinque collaboratori sboccano circa 250 bottiglie al giorno. Un lavoro di grande responsabilità, tramandato di generazione in generazione, per il quale occorrono almeno due anni di formazione. Per ultimo, gli spumanti sboccati non hanno aggiunta di liquer d’expedition, si parla sempre di Brut Nature.

Ingresso Bodega

Il tour della cava, con grande sorpresa, termina con la degustazione di un Turó d’en Mota, ottenuto da uva Xarel-lo in purezza, a cui è stato deciso di interrompere, per nostra fortuna, il suo riposo durato più di 100 mesi. Jordi ne approfitta per darci dimostrazione delle sua abilità nella “degüelle manual” e offrici quel dono umano e divino alla stesso tempo. La temperatura della bottiglia è chiaramente quella dell’ambiente, circa 15°.Il colore è un giallo paglierino oro ed il perlage, fine e continuo, è degno degli champagne più rinomati. Sorprendente la sua intensità ed espressività al naso; apertura di frutta gialla matura (pesca ed albicocca), mandorla, brioche, crema pasticcera con il chiaro sentore di limone. Un finale minerale e sapido. Impatto gustativo elegantissimo, piacevolmente nervoso grazie alla sua acidità precisa e quadrata; mineralità e finale salino ritornano anche in bocca.

Turò D'en Mota

Che dire di questa meraviglia che avremmo poi degustato nuovamente ad un’ora dalla sboccatura, ad una temperatura circa di 10°, per me ideale. Un grandissimo “spumante”, superiore a tanti Champagne e Franciacorta di fama… presunta. In sintesi, ecco il vero Cava di Spagna!

Si sale ai piani superiori dove prosegue la degustazione con il brut nature Gran Reserva e il cava brut nature Gran Reserva Subtil 2006, già raccontati in questi mesi dallo stesso Franco Ziliani. Meriterebbero uno spazio anche gli interessantissimi vini fermi biodinamici, ma credo andremmo fuori tema e il blog giusto sarebbe Vino al vino, chissà…

Vigneto Xarel-lo

La giornata quindi volge al termine con i saluti ed il ringraziamento per l’ospitalità e l’accoglienza della famiglia Mata e della loro simpatica e bravissima collaboratrice Claudia. Ringrazio anche chi mi ha permesso di fare questa splendida esperienza, Franco Ziliani, e l’altrettanto famoso giornalista spagnolo, esperto di vini italiani, Juancho Asenjo… Gracias y hasta luego!

Mario Josto D’Ascanio

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In Trentino due giorni, per respirare l’aria delle “bollicine di montagna”….

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Periodo di lunghi assaggi e degustazioni questo che chiude l’estate e saluta l’arrivo, benedetto, dell’autunno e, si spera, di una temperatura più fresca. Dopo i quattro meravigliosi, indimenticabili giorni trascorsi, la settimana scorsa, nelle Marche del magnifico Verdicchio dei Castelli di Jesi, di cui presto comincerò a scrivere su Vino al vino, a breve, ripartirò, in attesa di recarmi l’8 settembre in Oltrepò Pavese per un importante appuntamento e poi il 10 in Piemonte, per una “totale” di Alta Langa Docg, alla volta dell’amato/odiato Trentino.

Obiettivo, il giorno 3 ad un viticoltore di Mori di cui mi dicono mirabilie (anche se produce bordolesi…) e poi, dopo un salto, immancabile, alla Casa del Vino della Vallagarina di Isera, per un saluto e un bicer (e lui ne ha creato uno stupenderrimo!) con l’amico Luca Bini, divagazione lungo una vallata laterale, prima di salire in serata a Trento, per riabbracciare l’amico e grande vignaiolo Giuseppe Tognotti su ai Ronchi di Ala, agli oltre ottocento metri del suo magnifico Maso Michei.

LucaBini-consorte- bicchiere

Uno che fa vini, con le bollicine, metodo classico senza compromessi, che mi fanno andare fuori di testa.

Poi, in quali condizioni di lucidità, riscenderò a valle per poi risalire a Trento, perché la mattina del 4 mi attende un sontuoso incontro degustazione (ovviamente alla cieca, alla presenza dell’ottimo amico sommelier A.I.S. Antonio Falzolgher) con sessantacinque campioni del metodo classico trentino, ovvero il Trento Doc. In compagnia del caro amico e collega Tiziano Bianchi, che ho coinvolto nell’avventura e poi rivedrò nel pomeriggio per una manifestazione in Vallagarina, degusterò, ovviamente non in questo ordine che è puramente alfabetico, bollicine delle seguenti aziende: Abate Nero, Altemasi Cavit, Balter, Bellaveder, Borgo dei Posseri, Cantina Aldeno, Cantina Mori Zugna, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo, Cantina Sociale di Trento, Cantina di Tablino, Cantine Monfort, Cembra Cantine di Montagna, Cesarini Sforza, Concilio vini, Conti Wallenburg, Endrizzi, Ferrari, Gajerhof, Letrari, Madonna delle Vittorie, Maso Martis, Moser Francesco, Opera vitivinicola in Val di Cembra, Pisoni, Revì, San Michale, Simoncelli, Tonini, Vivallis, Zeni Roberto.

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Mancheranno all’appello, oltre alla solita Rotari Mezzacorona (non mi suiciderò per questa assenza, che conferma la conigliaggine di questa grande cantina, che non ha gli attributi per proporre i suoi metodo classico al mio assaggio bendato…), anche i vini di Cantina di Isera, Conti Bossi Fedrigotti, Fondazione Edmund Mach Istituto San Michele, Metius, Pedrotti, Viticoltori in Avio, Zanotelli Elio. Mi spiace per un paio di loro, di cui ho più volte scritto e anche positivamente, ma va bene lo stesso, perché 65 vini formano un bel campione rappresentativo.

SpumanteFerrariTrentoDoc

Sottolineo con particolare piacere la presenza, nel lotto, dei ben sei diversi campioni dell’azionista di maggioranza del Trento Doc, del produttore che quando è venuta la Merkel in visita ad Expo è riuscito a farle bere le proprie bollicine (e non quelle di un’altra zona che avrebbe dovuto teoricamente far “embriacare” l’universo mondo…), parlo delle Cantine Ferrari di Trento con i cui giovani proprietari negli ultimi anni diciamo che non erano state tutte rose e fiori…
Ferrari-Giulio_Ferrari_Riserva_del_Fondatore

E poi, di ritorno a casa ancora una tappa, verso le 17 a Sabbionara d’Avio per Uva e dintorni, per assaggiare una serie di ottimi Pecorino (parlo dei vini, non dei formaggi, abruzzesi) e per intervenire, ma devo ancora capire bene i dettagli, ad un convegno, dove ascolterò più che altro quello che diranno gli Assessori all’agricoltura della Provincia di Trento e della Regione Veneto, oltre al Presidente di un importante consorzio veneto.

Scomettemo che me divertirò?

Non,  je ne regrette rien

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Bollicine in rosa a Italia in rosa: tre giorni anche con gli “spumanti” rosa protagonisti

Italiainrosa-logo

Adesso i puristi, i miei lettori più puntigliosi, quelli cui ho fatto “una capa tanto” in questi anni su questo blog… di prossima scadenza…, ripetendo loro sino alla nausea che non si deve usare il termine generico di “spumanti”, soprattutto quando si parla di metodo classico, ma si deve parlare unicamente in termini di denominazioni, Oltrepò Pavese, Trento, Franciacorta, Alta Langa e poi Champagne e Cava, senza dimenticare, tra gli Charmat, Prosecco e Conegliano Valdobbiadene e Asti, portino pazienza, non alzino il ditino e non mi dicano “è in contraddizione Ziliani, predica bene e razzola male”.

Una contraddizione, in quello che sto per raccontarvi, c’è, perché sto per parlarvi di una manifestazione, la prima e più importante manifestazione dedicata ai vini rosati d’Italia, concentrata su una tipologia di vini che notoriamente amo da sempre (anche quando per i miei amati colleghi erano “vinelli di serie” o “roba da donne”…), ovvero i rosati (a proposito: che fine ha fatto, dopo tre anni, la mia rubrica, ultimo articolo pubblicato questo, che fine ha fatto lo spazio vino sul bel portale Il cucchiaio d’argento? Rivolgersi a Chi l’ha visto…), che al suo interno, accanto ad una maggioranza di vini fermi prevede anche vini con le “BOLLICINE”.

logoConsorzioValtenesi

Ma cosa volete farci, anche ad essere coerenti al cento per cento si prendono lo stesso tranvate in faccia e si rischia di essere trattati come delle vecchie ciabatte, e quindi perché dovrei scandalizzarmi se parlandovi dell’ottava edizione di Italia in rosa, che si apre domani, venerdì 5 e durerà sino a domenica 7 sera a Moniga sul Garda, in quella meravigliosa zona del Garda bresciano (da Desenzano sino a Salò, con relativo entroterra collinare) che si chiama Valtènesi, e che viene organizzata con la regia del Consorzio Valtènesi presieduto da Alessandro Luzzago e la consulenza di un Grande Uomo del Vino Italiano come il “Faraone” Carlo Alberto Panont, dovrei tacervi che accanto a tanti meravigliosi rosati tranquilli ci saranno anche vini spumeggianti?

WeWantyou

Alcuni vini a denominazione d’origine controllata e garantita, Franciacorta Docg e Oltrepò Pavese Docg in primis, uno sparuto (grazie per esserci, grazie per la fiducia) Trento Doc (e un giorno dedicheremo due parole al signolare comportamento di questo fantomatico Istituto e alle sue strategie di promozione e comunicazione…), altri a Doc e altri che non posso altro che chiamare “spumanti”. O meglio, come in questo blog, “altre bollicine”.

A Italia in rosa, questo il programma, queste le cantine presenti, si potranno degustare, attraverso degustazioni guidate, vini espressione dell’altra faccia del vino, quella in rosa,  degustazioni, alle quali potete iscrivervi qui (e-mail: info@italiainrosa.it tel 346 8721189)

Venerdì 5 giugno

ore 18,30 degustazione guidata presso il castello di Moniga

Benvenuto in rosa

Sabato 6 giugno

Ore 15-18 degustazione tecnica per professionisti e addetti presso la Villa Bertanzi in Moniga

Rosati/Rosé: viaggio tra i rosati su e giù per l’Italia

ore 18.30 degustazione guidata presso il castello di Moniga

Alla scoperta del Valtènesi Chiaretto

ore 20.00 degustazione guidata presso il castello di Moniga

Groppello e Sangiovese, due vitigni identitari  

Domenica 7 giugno

ore 17.30 degustazione guidata presso il castello di Moniga

Rosati del Centro Sud, Sud e Isole  

ore 19.00 degustazione guidata presso il castello di Moniga

Bollicine in rosa: per chiudere in maniera spumeggiante  

Che vini, con le bollicine, troverete ad Italia in rosa? Innanzitutto Franciacorta Docg – e ringrazio pubblicamente, di cuore, le aziende che hanno deciso di esserci, ovvero:
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Franciacorta

Franciacorta Rosé 2011 Abrami Elisabetta

Franciacorta DOCG Rosé Brut Vezzoli

Franciacorta DOCG Rosé Brut 2009 Derbusco Cives

Franciacorta DOCG “La Santissima Franciacorta Brut Rosé” Castello di Gussago La Santissima

Franciacorta DOCG “La Montina Rosé Demi-sec” La Montina

Franciacorta DOCG “La Montina Rosé Millesimato Extra-Brut” 2009 La Montina

Franciacorta Rosé 2009 Montedelma

Santus Rovato Franciacorta DOCG “Franciacorta Rosé 2011 Santus

Franciacorta “Boke Rosé Brut” Millesimato 2010 Villa

Franciacorta “Briolet Rosé Demi-sec” Villa

Welcome

Trento Doc

Trento DOC “Monfort Rosé” sboccatura 2015 Cantine Monfort

Consorzio Oltrepò Pavese presente con una serie di Cruasé ad uno stand collettivo che comprende, tra gli altri,

Oltrepò Pavese DOCG Metodo Classico “Suspir Cruasé” 2011 La Piotta

Panorama Valtènesi

Valtènesi

Azienda biologica Vedrine Polpenazze VSQ Metodo Classico 2013

Monte Cicogna Moniga del Garda Spumante Extra-dry “Rosé Spumante Monte Cicogna”

Azienda bioagricola Podere dei Folli Polpenazze Garda DOP Spumante Rosé “Bèspoi”

Civielle Moniga del Garda Brut Rosé 2013 Garda DOC

Brut Rosé Metodo Classico 2012

Costaripa Moniga del Garda Costaripa Brut Rosé Metodo Classico

Delai Sergio Puegnago Vino Spumante Brut Rosé 2013

La Guarda Muscoline Brut Rosé “105 by Giotti”

Malavasi Daniele Pozzolengo Brut Rosé 2013

Pasini San Giovanni Raffa di Puegnago Spumante Metodo Classico “326 Rosè Brut”

Pasini San Giovanni Spumante Metodo Classico “Centopercento”

Podere Selva Capuzza Desenzano Garda Rosé Brut “Hirundo”

Redaelli De Zinis Calvagese della Riviera Garda Rosé Brut 2013

Tenute del Garda Lonato Tenute del Garda Brut Rosé

Zuliani Padenghe del Garda Garda Rosé Spumante Brut “Spink!” 2014

Alto Adige

Kettmeir Caldaro Alto Adige DOC “Athesis” Brut Rosé Metodo Classico

Altre bollicine, che per comodità ho suddiviso per regione di origine

Lombardia

Azienda agricola Sgreva Sirmione Perlage Rosé 2014

Cà dei Frati Sirmione VSQ Metodo Classico “Rosé Cuvée dei Frati”

Cantina Colli Morenici Colli sul Mincio Rosé Spumante 2014

Cantina Gozzi Olfino di Monzambano “Rosa Spumante” Extradry 2013

Famiglia Olivini Desenzano Garda DOC Rosé Brut Metodo Classico 2011

Piemonte

Stefano Rossotto Cinzano VSQ “Marchesina” Brut Metodo Classico 2011

Luigi Giordano Barbaresco VSQ Brut Metodo Classico 2013

GammaMonteSaline

Veneto

Cantina di Castelnuovo del Garda Bardolino DOC Chiaretto Spumante

Cantina Fratelli Zeni Bardolino Bardolino DOC Chiaretto Spumante Brut

Corte Fornello Valeggio sul Mincio Spumante Metodo Classico Brut Rosé

La Cà Bardolino Bardolino DOC Chiaretto Classico Spumante Brut

Vigneti Villabella Calmasino di Bardolino Bardolino DOC Chiaretto Spumante

Parco del Venda Vo’ El Brico” Rosato Spumante Brut 2014

Biancavigna Conegliano Spumante Rosa

Fattoria Monte Fasolo Cinto Euganeo Vino Spumante Rosato Brut “Dea Santa” 2013

Monte Saline Cavaion Veronese Rosé Brut Nature Metodo Classico 2009

Monte Saline Rosé Brut Metodo Classico 2010

Santa Margherita Fossalta di Portogruaro VSQ Rosé “52”

Emilia Romagna

Torre Fornello Ziano Piacentino VSQ Pinot Rosé Pas Dosé 2010

Abruzzo

Cantina Zaccagnini Bolognano Spumante Extra dry “Aster Rosé”

Farnese Vini Ortona Sparkling “Fantini Gran Cuvée Rosé”

Toscana

Banfi Montalcino Alta Langa DOC “Cuvée Aurora Rosé” 2011

Carpineto Greve in Chianti Spumante Brut Rosé

Tenuta delle Ripalte Capoliveri Vino Spumante Brut da uve di Aleatico “Spumante delle Ripalte” 2014

rosewater

Puglia

Leone De Castris Spumante Brut Rosé “Donna Lisetta”

Calabria

I Greco Cariati IGT Calabria Gran Cuvèe Millesimato Rosé 2011

Io dico che se uno vorrà gustare bollicine in rosa nei prossimi tre giorni avrà di che divertirsi. Intanto si accontenti di quel che “passa il convento quest’anno”, che se gli Dei sorridono, finita questa edizione 2015, tra un anno, per l’edizione 2016 di Italia in rosa, vi prepareranno un menu molto molto più ricco e completo.

P.S. Vi segnalo che negli stessi giorni di Italia in rosa, con una felicissima scelta di tempo, si svolge, nell’amatissima Lecce, capitale del Salento, nella storica cornice del Castello di Carlo V, un’altra manifestazione legata ai vini rosati, Roséxpo. Gli auguri di ogni successo all’iniziativa “sorella”, con un auspicio, magari l’anno prossimo vediamo di coordinarci e non sovrapporci, voi cosa ne dite? 🙂

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Elezioni regionali: la vera vincitrice è la Franciacorta!

TotiBerlucchi
Giovanni Toti nuovo presidente della Liguria brinda a Guido Berlucchi

Comunque giudicate gli esiti delle elezioni regionali di ieri in sette importanti regioni italiane, che la vostra “squadra del cuore” abbia vinto o perso, che siate nauseati o felici per l’impensabile galleggiamento e la sostanziale affermazione dell’impresentabile vecchio filibustiere di Arcore, che siate contenti perché il propagandista del Prosecco abbia trionfato in Veneto o perché la Toscana si sia confermata incrollabile amante dei vini Rossi e tetragona ad ogni cambiamento e la spezzina aspirante presidente ligure sia finita nella.. pal(i)ta, una solare certezza, oltre alla faccia tosta di De Luca, è evidente.

L’evidenza è che la vera vincitrice di questa tragicomica, fantozziana, allucinante tornata elettorale per le regionali, finita con un 5 a 2, non è questa o quella forza politica, ma una zona vinicola in grande spolvero e ascesa d’immagine, nonostante alcuni incidenti di percorso che questo blog non ha mancato di testimoniare, con la consueta indipendenza di giudizio.

Questa zona vinicola è la Franciacorta, che ha visto un suo prodotto simbolo, la Cuvée Imperiale della Guido Berlucchi di Borgognato di Cortefranca, brandita da un incredulo Giovanni Toti diventato, suo malgrado, non avrebbe mai pensato di farcela, nuovo Presidente della Liguria su mandato di chi, da presidente del Consiglio, promise, senza mantenere (come tante altre cose che promise) un milione di posti di lavoro.
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Bottiglia brandita in una foto, con Toti involontario testimonial franciacortino, pubblicata dal Corriere della Sera e sparata su siti Internet di tutto il mondo.

“Dannati” eredi del mitico Franco Ziliani, Arturo, Cristina e Paolo Ziliani, ma come avete fatto a pescare, a costo zero, un testimonial del genere? Speriamo che porti bene quel Toti con bottiglia di Cuvée Imperiale in mano, che sia di buon auspicio a voi e alla Franciacorta tutta!

Una prassi politicamente corretta imporrebbe di rivolgere gli auguri di buon lavoro, e di fare davvero gli interessi degli italiani delle regioni che governeranno, a Toti e agli altri presidenti neo eletti, ma non chiedetemi, visto che ipocrita non sono e non sarò mai, di farlo.

Emiliano

Gli auguri, sinceri, li faccio esclusivamente a Michele Emiliano, nuovo Presidente con consenso plebiscitario di una terra che profondamente amo, un galantuomo che sono sicuro farà bene e che anch’io, che sono e resterò sempre di destra, avrei votato se fossi stato elettore nell’amata Puglia, che ho nel mio cuore. Forza Michele e forza Puglia e mi raccomando brinda con il grande metodo classico storico pugliese, quello di D’Araprì di San Severo!

D'Arapri

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Metti una sera a cena sul Monte Orfano, tra vecchie “bolle” di Franciacorta e Champagne

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Nessun confronto tra realtà diverse, ma l’apprezzamento entusiasta dei pregi di ognuna

Metti una sera a cena in un posto magico della Franciacorta, un posto antico come il Cappuccini Resort, ristorante, hotel de charme, spa, osteria, e mill’altre delizie, dove non salivi da una vita, ma di cui avevi scritto, in un’altra vita, e vivi un’esperienza che non ti saresti mai immaginato e che al solo pensiero, trascorsi già un paio di giorni, ti emoziona ancora.

Sei nel cuore di quel Monte Orfano che è Franciacorta a pieno diritto, anche se alcuni amici produttori franciacortini, tipo quel bilanista d’un Giuseppe Vezzoli, ama blaguer dicendo che comandasse lui, che è orgoglioso erbuschese dalla punta dei piedi sino a una spanna sopra ai capelli, il Monte Orfano sarebbe fuori dalla Docg, mentre il sottoscritto, che ama questa zona e le sue “bollicine”, sono già anni che sostiene che questa parte di Franciacorta dovrebbe dare un segno della propria differenza. O addirittura, ma questa è solo una provocazione intellettuale, e lo capirebbe chiunque, quindi lo capiranno anche nelle stanze del comando di Erbusco, non è assolutamente un invito ad una fuga dal Franciacorta, meriterebbe una Docg, Monte Orfano tout court, data la sua specificità.

Montorfano

Un incontro, che è un invito a ritrovare tante cose, un luogo di fascino, antiche emozioni, forse una parte di me stesso e un rinnovato entusiasmo e scoprire, ma lo… scoprirò solo dopo, una novella disponibilità ad ascoltare e imparare, nato da un mio recente articolo, la celebrazione della grandezza assoluta, progettata e realizzata, di un Franciacorta stellare, il Dosage Zéro Noir, nella fattispecie l’annata 2005, di quella che, è inutile nasconderlo, io considero da sempre la Maison di riferimento di questa zona vinicola bresciana alla quale ho dedicato e continuerò a dedicare gran parte del mio impegno di cronista del vino.

Succede che al mondo e anche qui in Franzacurta, ci siano persone che per una “bollicina” di grande qualità, soprattutto se non colta giovane, ma in piena maturità – e trattasi di “sesso” pieno di energia, gioioso, sano, vitale e non di gerontofilia enoica – sono pronte non dico a tutto, ma quasi. Persone per le quali Krug, Bollinger, Veuve Clicquot, Ruinart, Mumm, Philipponnat, ma anche Faccoli, Corte Fusia, Cà del Bosco, ecc. sembrano non avere segreti e sono oggetto di un culto sfrenato, orgiastico, manco fossero idoli calcistici o modelle e attrici da sogno.

logoCappuccini

Bene, succede che ad una di queste persone, classe 1980, che nella fattispecie si chiama Marco Pelizzari ed é il giovane patron, con la famiglia, del Cappuccini Resort, letto il mio articolo e letto il commosso ricordo di un “eno-progenitore” del Dosage Zéro Noir, ovvero il “Brut di Pinot nero 1980”, un vino che ricordo con entusiasmo e nostalgia, perché quando lo conobbi e lo bevvi, estasiato, ero più giovane e più ricco di illusioni e non ancora segnato da alcune dure evidenze della vita, capitasse di intercettare in circostanze misteriose e magiche in una cantina un esemplare di questo Franciacorta mito, ormai introvabile, tranne che in una Cantina da sogno di Erbusco, una casa nel bosco, e di poterselo portare a casa.

Un altro se lo sarebbe tenuto, come un eno-feticcio, riservandolo agli amici, o avrebbe fatto lo “sborone” ostentandolo e comportandosi come certe belle ragazze, delle serie, guardare ma non toccare, e non pensando in alcun modo di condividerlo con alcuno. Ma il giovane Marco, classe 1980, ma già la saggezza e la nobiltà di un uomo maturo, cosa decide di fare?

Vecchiebolle1

Decide di condividerlo con tre amici, che non fanno parte del mondo del vino in senso stretto, anche se ne sono “tarantolati” appassionati e soprattutto cultori consumatori, e con un produttore della zona, forse il montorfanino simbolo, Claudio Faccoli, e pensa di estendere la festa, perché tale nel contempo si era tramutata, un qualcosa che portava il titolo ipotetico di “tiriamo il collo agli 88”, ad un maturo cronista del vino. Uno che proprio qualche giorno prima aveva espresso il suo antico e mai sopito amore, ché tale era stato, al primo sorso, per quel “Brut di Pinot nero 1980”…

Faccoli

E così, un venerdì sera mi sono trovato, in compagnia di questi quattro “pazzi” scatenati, di ritorno dal Garda bresciano, o meglio dalla Valtènesi, dove mi ero incontrato con un ex franciacortiano di genio, Carlo Alberto Panont, a degustare Chiaretto e definire gli ultimi dettagli organizzativi della prima e più importante rassegna dedicata ai rosati italiani, Italia in rosa, che vedrà anche sette aziende franciacortine proporre i loro Rosé.

Il padrone di casa, Marco Pelizzari, il past president del Consorzio Claudio Faccoli, e tre personaggi che vi auguro di avere la fortuna di conoscere, loro e le loro cantine, ovvero, Maurizio Chiappa, Cristian Cirimbelli, Davide Rondinella. Gente che nella vita, a parte Maurizio, che intorno al vino ha operato e opera, si occupa di tutt’altro,, con successo e con profitto, lavorando tosto e duro, ma che le bolle, ancor più di una certa meravigliosa “idea”, che tutti o quasi appassiona, hanno sempre in testa, perché offrono loro, quando sono buone, emozioni uniche. E danno un sapore, tutto speciale, alle loro vite, che sono vite impegnate, intense, ben vissute, senza momenti di noia.

Cosa è successo quel venerdì sera? Semplice, senza innescare alcuna competizione, senza confrontare meraviglie enoiche che sono inconfrontabili, perché hanno storie, latitudini, acidità, mercati, dimensioni, identità, prestigi, forse destini, diversi, senza stabilire graduatorie e classifiche, che lascerebbero il tempo che trovano e avrebbero chiamato in causa logiche diverse dalle nostre, che appartenevano esclusivamente al dominio dell’apprezzamento estetico ed edonistico dei vini, della loro capacità di emozionarci e raccontarci storie ognuna diversa dall’altra, ci siamo messi a stappare in una sequenza mozzafiato Franciacorta & Champagne con qualche annetto di vita in bottiglia.

CappucciniBlancdeNoir

Abbiamo provato a scaldarci, dopo i saluti e le reciproche presentazioni (a parte Faccoli era la prima volta che incontravo gli altri quattro compagni d’avventura) con uno Champagne portato da me, la Cuvée Laetitia, una Cuvée perpétuelle di H. Billiot, che mi aveva fatto di conoscere di recente l’ottimo Alfredo Leoni di Top Wine al Carroponte a Bergamo. Champagne piaciuto, ma definito troppo giovane da palati abituati a millésimes plus agés.

Poi ci siamo seduti, il fantastico chef Fabrizio Albini che officia al Cappuccini resort ha iniziato a deliziarci con squisitezze varie, ed è partita la sarabanda. Dapprima lo stupefacente Franciacorta Brut di Pinot nero 1980 cadelboschiano (non riuscivamo a resistere e non abbiamo voluto gustarlo per ultimo, visto che era stato l’elemento scatenante del nostro summit bollicinaro), un vino che ho lasciato per tutta la lunga serata evolvere nel bicchiere, che ho centellinato, delibato, cercato di indagare e che mi/ci ha sbalordito per la sua integrità, per il colore ambra oro brillante e luminoso, per la compattezza e densità degli aromi, caldi, mediterranei, variegati, esotici (un trionfo di ananas) eppure inconfondibilmente franciacortini, con agrumi, note di cioccolato e caffè, pasticceria a dominare, con salvia, erbe aromatiche, sale e pietra a rincorrersi nel calice.

BrutPinotnero1980

A comporre un insieme che, come ha osservato benissimo l’arguto Cristian Cirimbelli, informatico nei ritagli di tempo lasciati liberi dalla passione bollicinara, stupiva per la tenuta e l’integrità, l’intensità ed il mordente, anche dopo una lunga permanenza nel bicchiere. E poi che bocca ricca, larga, succosa questo vino in forma di Franciacorta, che coda lunga e nerbo, che spalla, che carattere saldo, che sostanza! E quale meravigliosa bevibilità, da solo, sui piatti di Albini, probabilmente anche su un cinghiale o una cernia presi a morsi mentre erano ancora vivi. Roba da fuori di testa, da commozione cerebrale, non nel senso degli effetti di una contusione, ma dell’autentico commuoversi dato da una riflessione e di un “ripensamento sugli anni e sull’età” come avrebbe detto Guccini.

Poi, dopo questo prototipo e fuoriclasse di Franciacorta io avrei potuto passare anche all’acqua, ma gli ’88 spingevano alle porte e come lasciarli fuori? Dapprima abbiamo saggiato una Cuvée Dom Pérignon, ma il tappo non ha collaborato e ha condizionato la performance del vino, ancora vivo, scattante, splendente, ma dagli aromi e dal gusto bloccati nel loro splendore da un tono asciutto, fungoseccheggiante all’estremo che ha mi lasciato di stucco, soprattutto dopo lo splendore fiammeggiante del 1980 franciacortino, e non mi ha indotto a prendere appunti.

Krug88

Le cose sono cambiate, e siamo entrati in pieno non solo in Champagne, ma in una visione tutta speciale della Champagne, targata Krug, e ho già detto tutto, con il Krug 1988, illustrato in tutto il suo tonitruante splendore da un tappo e da una bottiglia in perfetto stato. Vino da mille e una notte, anzi Champagne leggendario, perché la bolla era ancora viva, incisiva, mordente ed il naso era una sorta di croccante di nocciole e mandorle preparato sotto il vostro naso, e poi crème brulée, chocolat, sfumature di spezie, striature di agrumi canditi, fiori bianchi secchi. Ma era la bocca a lasciare senza parole, per la sua freschezza, la vivacità, l’energia, per il proporsi lungo e teso, pieno di nerbo, eppure largo e suadente sul palato, fondente, avvolgente, infinito come l’abbraccio della Donna che ami, di questo Champagne da leggenda. Di una lettura della Champagne, quella targata Krug, tutta personale, ma tale da suscitare un fascino incredibile, da assurgere a mito e leggenda.

Champagne88

E quindi fu il turno di Ruinart, di Dom Ruinart 1988, trionfo di eleganza e freschezza, di una setosità vellutata e carezzevole, di un’armonia e di una mineralità salata e nervosa figlia di un terroir unico e inimitabile, figlio di quella craie che in Franciacorta, mettiamoci il cuore in pace, non esiste, di un lavoro unico che le vigne fanno, nel terreno, in ogni situazione climatica, andando a pescare in profondità quando all’esterno fa un caldo torrido. Un aroma tutto autunnale e vibrante di funghi porcini appena tagliati, di sottobosco, di fiori di montagna, con sfumature di burro e crème fraiche e una coda lunghissima, profonda, un procedere in verticale, appuntito, indomito verso l’infinito. In evoluzione il vino perdeva un po’ questo mordente, tendeva a sedersi un po’ in poltrona con pantofole e plaid sulle ginocchia, ma manteneva sempre un elegantissimo aplomb, una ricchezza di argomentazioni, una saggezza, da aristocratico, uso di mondo, che non si scompone per nulla, davvero ammirevole.

BlancdeNoir80

Infine è stata la volta, mentre la lucidità cominciava a vacillare, anche se Claudio Faccoli alle 23.58 puntualmente osservava “se non trovo la mineralità nello Champagne, allora è Franciacorta”, osservazione alla quale Maurizio Chiappa replicava citando il professor Emile Peynaud, secondo il quale “Se ci sono vini cattivi è proprio perchè ci sono dei cattivi bevitori. “Il gusto è conforme alla rozzezza dell’intelletto”: ognuno beve il vino che si merita”, di due Franciacorta. Dapprima, fuori programma, per rifarci la bocca dopo tanta champagneria, un’energica versione 1993, in forma spettacolare, giovanissimo, pimpante, traboccante energia, largo, sontuoso, eppure nervoso, freschissimo, ancora sgomitante, di una vitalità impensabile, del mio Franciacorta del cuore, il Dosage Zéro di Cà del Bosco, ancora con la vecchia, inconfondibile e per me ancora elegantissima, più alla mano dell’attuale, dalla raffinatezza un po’ mondana e già in linea con le parole d’ordine dell’Expo, etichetta.

DosageZero

E quindi, a dispetto dei miei sfottò sul fatto che avesse un senso ancora berlo, dopo tanta grazia Sant’Antonio, un Dieci Anni, a me piace più chiamarlo Decennale, di Faccoli, un vino che l’azienda propone così sulle proprie pagine Web: “Franciacorta Riserva 10 anni è un extra brut dosato con 1 o 2 grammi al massimo, estremamente evoluto e complesso, da degustare a mente sgombra da ogni condizionamento. Ispirato alle grandi espressioni del metodo classico francese, è reso possibile dal territorio unico del Monte Orfano, e l’azienda Faccoli lo propone senza mediazioni”.
VecchiFranciacorta

Come definirlo? Un grande Franciacorta, un vino in piedi, ancora pieno di estro e di energia, con la forza, la profondità, il nerbo inconfondibile dei Monte Orfano, ma pieno, ampio, vinoso, di grande solidità e salda tessitura. Un 1988 assolutamente diverso dagli altre 1988 francesi bevuti (perché noi abbiamo bevuto, non degustato) che non definirei inferiore o superiore, ma diverso.

E da appassionati sinceri di Bacco, da cultori di Bacco, non più produttori, giornalista, informatici, ristoratori, ecc, ma tutti amanti del vino e delle “bollicine” di qualità, come non essere felici di questa evidenza, come non esclamare, in italiano ed in francese, viva la differenza, vive la différence?

Vivedifference

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Franciacorta Barone Pizzini in degustazione mercoledì 29 aprile a Bergamo

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Belle notizie per tutti coloro che amano i Franciacorta da viticoltura biologica, l’azienda è stata la prima a produrli in zona, targati Barone Pizzini, una delle più antiche aziende vitivinicole della Franciacorta. Se vivete in Lombardia e precisamente a Bergamo mercoledì 29, dalle 20.30, potrete trovarne ben quattro protagonisti di una serata, intitolata A tutto bolle… che si terrà presso il ristorante Eno bistro Al Carroponte di via De Amicis. I vini in degustazione saranno, in ordine di servizio:

Franciacorta Animante

Franciacorta Satèn 2011

Franciacorta Nature 2011

Franciacorta Bagnadore Decimo Terzo riserva 2006 

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Con ogni probabilità dovrebbe essere presente alla serata il deus ex machina e direttore dell’azienda Silvano Brescianini (attuale vice presidente del Consorzio Franciacorta). Qui di seguito trovate il menu, e gli abbinamenti. E costo e modalità di partecipazione.
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Credo sia una buona occasione per apprezzare, in un ambiente simpatico, vini tra i più interessanti del ricco panorama franciacortino.

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Amici franciacortisti, la Locanda Burro e alici è una vostra grande risorsa, ricordatevelo!

BurroAlici
Un locale a misura di consumatore, ma anche di produttore

Vi avevo dato la “dritta” giusta che a Pasqua e Pasquetta, nel cuore della Franciacorta, nella sua indiscutibile capitale, Erbusco, si sarebbe mangiato (e bevuto) benone. Vi avevo suggerito il menu dei due giorni festivi di questo inizio aprile, di quella Locanda Burro e alici, o meglio, dovrei dire locanda del mare, che è nata dall’amicizia tra un cuoco geniale, ovvero Pasquale Torrente, chef di Cetara e bandiera dello street food campano, grandissimo maestro nell’arte difficile del fritto, e la famiglia di una nota azienda franciacortina. Un cascinale del Seicento, già sede dell’ottima Mongolfiera dei Sodi della famiglia Coppini e casa natale di un uomo che si è lungamente raccontato qui in questi giorni, Vittorio Moretti.
PasqualeTorrente
Mi erano piaciuti così tanto quei menu, che volendo dare ascolto al detto che dice tra l’altro “… Pasquetta con chi vuoi”, ho deciso, insieme al mio amore, che sarebbe stata proprio quella locanda il posto dove avremmo trascorso, fuori porta, a mezzora da Bergamo, il nostro giorno post pasquale. Nel ristorante di.. Pasquale (Torrente) e di suo figlio Gaetano, e del simpatico staff guidato da Rosanna Raimondi, in un angolo di quella Campania che amo, nonostante qualche fetentone, in terra franciacortina.

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Bene, a Pasquetta, insieme alla mia Lei, che la Franciacorta ben conosce e ama (cum grano salis), nell’ottima Locanda Burro e Alici di Erbusco, ci sono mandato. E ci siamo trovati benissimo, ci siamo divertiti, abbiamo bevuto, con ricarichi onestissimi, il Fiano di Avellino e il Coda di Volpe 2013 di Vadiaperti (rispettivamente a 15 e 13 euro) abbiamo gustato una cucina leggera, saporita, digeribile, dove il pesce, freschissimo, l’ha fatta da leone (da applausi la ventresca di tonno scottata e grigliata ed il polipetto in umido su crostone di pane e le alici, le acciughe in scapece), insieme ai fritti e ad un assaggio dei meravigliosi Spaghetti con colatura di alici.

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E poi, e che spettacolo vedere lei mangiare i dolci, lei che li mangia quasi mai, una pastiera da applauso e la colomba con farciture diverse ed un caffè da applausi. E la volontà, dettata da lei, che nella scelta dei ristoranti dove andare è molto rigorosa, di tornare per gustare il con fritto di calamaretti spillo, insalatina tiepida di mare, e poi ravioli capresi con bufala e pomodorini, zite spezzate alla bolognese di tonno, pasta mista con gamberi, patate e bottarga di tonno, e poi il fritto misto di pesce, la ventresca di tonno scottata con contorno di verdure, la zuppa di pesce, ‘o baccalà con pomodorini, capperi e olive, insomma, nu babà!

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Non ci sarebbe da dirlo, ma lo dico, che ho, ovviamente, pagato il conto. Che voglio pubblicare, perché un’emerita stupida, una stordita pseudo collega un po’ sfigata letto il mio articolo di presentazione dei menu di Pasqua e Pasquetta di questo ristorante, che vi consiglio a prescindere, mi aveva mandato una mail dandomi del “marchettaro”. Cosa che forse sarai te, e soreta, emerita Carneade, che volevi essere spiritosa e invece hai fatto solo la figura della cretina…
Ed eccovi pertanto copia, non ho nulla da nascondere, della mia fattura per il conto pagato quel giorno, con due calici di Franciacorta di Enrico Gatti (ottimi) gentilmente offerti dalla casa.

Perché torno su questo locale e sulla nostra ottima esperienza di Pasquetta? Semplicemente perché voglio invitare i tanti produttori franciacortini che leggono questo blog a considerare la Locanda Burro e Alici di Erbusco un patrimonio comune della Franciacorta e dei franciacortisti. Lo sappiamo bene che il locale è di proprietà di un notissimo produttore franciacortino, tanto per non far nome Vittorio Moretti patron di Bellavista, e le bottiglie di Bellavista, in primis la “famigerata” Cuvée Alma dall’etichetta arancione che così tanto acchiappa (dicunt..), non mancano, come quelle delle altre aziende dell’orbita Terre Moretti, Contadi Castaldi ad Adro e Petra a Bolgheri e dintorni.

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Però il locale, oltre ad una splendida sezione dedicata ai vini campani (cito D’Ambra, Marisa Cuomo, Vadiaperti, tra i primi che mi vengono in mente: per gli amanti del genere c’è pure Feudi di San Gregorio… ), presenta una bella selezione di Franciacorta che comprende, sempre a memoria, Gatti, Uberti, Cavalleri, Cà del Bosco, Bellavista, Camossi, Corte Fusia, per citare i primi che mi vengono in mente. Ed i conduttori del locale mi dicevano che è loro intenzione ampliare ulteriormente l’offerta di “bollicine” franciacortine, di piccoli produttori che abbiano un rapporto prezzo qualità.

FatturaBurroAliciPasquetta 002

Pertanto, e quelli della Locanda Burro e Alici non mi pagano certo per scriverlo, invito i produttori franciacortini a considerare l’idea di utilizzare questo vivace locale, dove si mangia bene, si beve benissimo, con ricarichi molto bassi, ci si trova a proprio agio e in allegria, come ideale vetrina per piazzare i loro Franciacorta e per andarci con clienti ed amici. Non sono poi tantissimi i locali in terra franciacortina dove si possa andare e portare degli ospiti sicuri di essere trattati bene, di mangiare bene e non trovarsi di fronte a conti robusti. Questo è uno di quelli ed è per questo, poiché la Franciacorta è nel mio cuore e ci metto mezzora ad arrivarci, a questa Locanda Burro e Alici mi sa che tornerò spesso. Augurandomi che abbia la fortuna che merita. Vale!

FrittoBurroAlici

Locanda Burro&Alici

via Cavour, 7 25030
Erbusco Brescia
info@locandaburroealici.it
telefono 030.7760569
http://www.locandaburroealici.com/

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Pasqua e Pasquetta in Franciacorta da Burro & Alici ad Erbusco

BurroAlici
Due menu da acquolina in bocca, guagliù!

Su Vino al vino ho già raccontato, qui, del proclama dell’aspirante “ducetto” e padrone, pardon, il premier, il furbo fiorentino che di cognome fa Renzi e di nome Matteo, l’amico di un altro furbacchione, il miliardario rosso, Oscar “Berlusconi rosso” Farinetti, che sfidando il senso del ridicolo (cosa che gli riesce benissimo) ci ha detto che gli italiani, grazie al suo governo, si stanno arricchendo. E quindi, non pensateci nemmeno a contraddirlo, anche se quello che dice, come spesso accade, non è vero.

Ma poiché telegiornali e agenzie ci ripetono (ma dobbiamo crederci? E soprattutto, ci credono i nostri portafogli, i nostri conti in banca?) che “la famiglie ritornano a consumare, con prudenza”, allora sapete che vi dico, a Pasqua (e Pasquetta) tutti al ristorante!

Sull’altro blog vi ho consigliato cinque soluzioni, su questo blog bollicinaro invece, poiché sono pigro, ve ne consiglio una sola, con meta, indovinate dove?, la Franciacorta. Ma che dico Franciacorta, dovrei dire la sua capitale, il suo epicentro, il suo cuore pulsante, ovvero Erbusco.

Il consiglio è quello di puntare, a colpo sicuro, sui menu proposti a Pasqua e, perché no?, a Pasquetta, da un locale che ho scoperto da poco e dove finora sono stato a pranzo una sola volta (con un importante franciacortino d’adozione) e che ha tutta una storia divertentissima.

PasqualeTorrente

Parlo della Locanda Burro e alici, o meglio, dovrei dire locanda del mare, che nasce dall’amicizia tra un cuoco geniale, ovvero Pasquale Torrente, chef di Cetara e bandiera dello street food campano, grandissimo maestro nell’arte difficile del fritto, e la famiglia di una nota azienda franciacortina. Il luogo difatti è un cascinale del Seicento, già sede dell’ottima Mongolfiera dei Sodi della famiglia Coppini (quelli che resero leggendaria, con Gioacchino, la veronelliana La Pergola a Bergamo Alta, e poi il Don Lisander a Milano: il racconto, vedi link, è assolutamente d’autore, di un amico carissimo sempre nel cuore di tutti i franciacortini, e nel mio, Francesco Arrigoni…) e casa natale di un uomo che si è lungamente raccontato qui in questi giorni, Vittorio Moretti.

Dall’estate dello scorso anno i Torrente, Pasquale è l’ispiratore, sua l’impostazione, ma la direzione e conduzione di tutto è affidata al figlio Gaetano, e al suo staff guidato da Rosanna Raimondi, sono sbarcati accà, e fanno una cucina, vedere qui il menu, di assoluta libidine. La cucina del Sud, di Cetara, patria della mitica colatura di alici (avete mai gustato gli Spaghetti con colatura di alici dei Torrente? No? Ma cosa siete vissuti affà!), con fritto di calamaretti spillo, insalatina tiepida di mare, e poi ravioli capresi con bufala e pomodorini, zite spezzate alla bolognese di tonno, pasta mista con gamberi, patate e bottarga di tonno, e poi il fritto misto di pesce, la ventresca di tonno scottata con contorno di verdure, la zuppa di pesce, ‘o baccalà con pomodorini, capperi e olive, insomma, nu babà!
MaccheroniBurroAlici

E allora alla Locanda Burro e Alici, ad Erbusco, in Franciacorta, in quella Franciacorta, non quella delle bottiglie svendute a 3,99 euro (parola d’ordine: dimissioni!), ma quella che io celebro e amo da una vita, leggete qui ad esempio, e poi ancora qui, ci si può tranquillamente venire anche il giorno di Pasqua (che io trascorrerò tranquillamente a casa) o, per una gita fuori porta, di Pasquetta. I Torrente propongono per i due giorni questi menu, che a me fanno ‘escì pazzo, mi fanno venire una fame indiavolata. Menu che propongo, poi voi fate quello che volete, alla vostra attenzione.

Menù di Pasqua e Pasquetta

Pasqua

Menù della tradizione pasquale campana

ANTIPASTI

Tagliere partenopeo di salumi e formaggi
Uova sode
O’ casatiell’
Frittata di cipolline novelle

PRIMO PIATTO

Ravioli capresi con ricotta di bufala e provola affumicata

SECONDO PIATTO

Costolette di agnello con friggitelli saltati

DOLCI

Dolci pasquali

Prezzo 40 euro a persona, bevande escluse

FrittoBurroAlici

Pasquetta

La Pasquetta di Burro&Alici

Cestino di fritti
Alici marinate\ Alici alla scapece\ Crostone di pane con polipetti affogati

Barbecue di pesce con assortimento di contorni a base di verdure grigliate

Prima di concludere: tagliere partenopeo di salumi e formaggi

Dolci pasquali

Prezzo 45€ pp, bevande escluse.

per entrambi i menu è necessaria la prenotazione, fino a sabato 04/04/2015.

Se volete informarvi e prenotare: tel. 030 7760569 info@locandaburroealici.it

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Poi non dite che non vi do informazioni utili, guagliù!

BURRO&ALICI
via Cavour, 7 25030
Erbusco BS – Franciacorta
info@locandaburroealici.it
telefono 030.7760569
http://www.locandaburroealici.com/

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Tante “bollicine” per San Valentino: il mio consiglio su Oggi.it cucina

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Champagne e Franciacorta come se piovesse… E un Trento Doc al Quirinale

Bella cosa, vi assicuro, ancor più quando non si è più giovanissimi, essere innamorati. Ancor più esserlo, come lo sono io, in prossimità della festa (che so bene essere innanzitutto un trionfo del consumismo… ma non lo è ormai anche il Santo Natale?) di San Valentino, che ricorrerà sabato 14.

Ci sono molti modi di rendere omaggio, con un pensiero, e non solo con il proprio amore e la propria devozione alla persona che amiamo. E siccome di vino mi occupo e di vino vivo, da molti anni a questa parte ormai, ho pensato di ricordare, pubblicamente, approfittando dello spazio concesso dalla mia collaborazione, che è stimolante e divertente, alla sezione cucina dell’edizione on line del celebre settimanale Oggi, ed in particolare dello speciale San Valentino, che in occasione della festa degli innamorati anche regalare vino ha un senso. Ed un preciso significato. Di condivisione di emozioni, quelle emozioni che a due cuori innamorati può dare il giusto vino.

amorelefante

E così eccomi qui, in questo articolo che ho voluto ironico e spiritoso, a suggerire che i vini giusti per questa festa possono benissimo essere i vini passiti – San Valentino non dovrebbe essere la giornata della dolcezza? – ma soprattutto gli amatissimi rosati. Quelli fermi, ma anche quelli con le bollicine, ovviamente metodo classico, in primis Champagne e Franciacorta Rosé.

E poi siccome la redazione mi ha invitato – e per me è un invito a nozze – a giocare un po’, mi sono trovato ad abbinare una serie di vini ad un menu, “una cena di passione”, che le redattrici hanno definito nell’introduzione “una cena romantica per San Valentino con ricette scelte per voi dall’antipasto al dolce, a base di ingredienti che risvegliano il desiderio. Tra i cibi considerati afrodisiaci: avocado, cioccolato, fragole, crostacei, ostriche, champagne, peperoncino, asparagi e caviale”.

gamberi-rossi-crudi-al-caviale

E allora, con queste materie prime davvero… eccitanti (unico a lasciarmi indifferente l’avocado, che però piace alla mia Lei..) e con piatti quali Antipasto di crostacei, Ostriche gratinate, Cocktail di gamberetti con salsa di avocado e lime, e ancora Risotto di mare allo Champagne e astice su cuore di carciofo su crema di Champagne, per arrivare sino a Spiedini piccanti (gamberoni e capesante) al sesamo e salsa e a Gamberi rossi crudi al caviale, non ho potuto che scegliere “bollicine a gogò”, come se piovessero.
Meringafragole

E dunque ancora spazio, un’autostrada, al binomio di bollicine “del mio privilegio” come avrebbe detto Veronelli, ovvero Franciacorta e Champagne, uno Champagne Rosé de Saignée magari sui Cupcakes di San Valentino e sulla Meringa alle fragole con salsa tiepida al cioccolato, un abbinamento che funziona meravigliosamente, come ho avuto modo di testare lo scorso ottobre durante una inebriante tre giorni in quel di Reims.

Insomma, scegliendo bollicine nobili come queste a San Valentino farete un figurone e la vostra lei, o il vostro lui, cadrà sicuramente tra le vostre braccia trafitto da Cupido, pronti ad una serata fiammeggiante, di cibi e di vini e… altro, da non dimenticare…

coupdefoudre

P.S.
Siccome lo spirito di San Valentino già mi permea, e par condicio enoica e buon senso mi spingono a ricordare che in Italia, anche se non mediatiche e prestigiose come la Franzacurta, esistono altre zone di produzione che esprimono ottimi metodo classico, la cronaca m’induce a riferire che un Trento Doc, anzi due, il Perlé Nero 2007 ed il Perlé Rosé 2008, “sono state versate nei calici delle più alte cariche dello Stato e dei leader politici riuniti al Quirinale per la cerimonia del passaggio delle consegne che segna l’inizio del settennato di Sergio Mattarella”, nuovo Presidente – e che gli Dei ce lo mandino buono… – di questa nostra Italia bisognosa di stabilità, di buoni esempi e di certezze.

FerrariPerlé

Due Trento Doc firmati dall’azionista di maggioranza della denominazione trentina, le Cantine Ferrari di Trento, dagli anni Settanta, ovvero dalla presidenza di Sandro Pertini, bollicine che “hanno accompagnato i più significativi momenti istituzionali del nostro Paese”. E con Ferrari, dunque, il primo brindisi, da Presidente della Repubblica, di Sergio Mattarella.

Cincin-champagne

Che dire dunque se non prosit, à la santé, cheers, cin cin, ¡salud!, l’chaim, kampai, zum wohl, na zdrowie?

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