Clamoroso alla Malpensa: bollicine bresciane Prestige a 49 euro!

Ovvero: degli insondabili misteri dell’appassionato bollicinaro

Forse, visto che ieri era Sant’Ambroeus, patrono della mia Milano, visto che il mio importante appuntamento milanese è andato bene, anzi benissimo (pessime notizie per voi lettori: anche nel 2018 “dovrete” sorbirvi, se non avrete di meglio da fare, i miei blog, che non chiudono, ma rilanciano e presto diventeranno tre…) dovrei non essere “cattivo” o perfido come al solito. Almeno per qualche giorno. E forse, facendomi venire un naso alla Pinocchio, dovrei dirvi che tutto va bene, madama la Marchesa, che le bollicine della zona spumantistica bresciana (che non ricordo mai come si chiami) sono allo stesso livello, anzi, migliori, dello Champagne.

Ma poiché non sono bugiardo, anche oggi, il dì dopo Sant’Ambroeus, non riesco ad impedire che mi scappi una frecciatina relativa ad una bottiglia (vedete sopra) pseudo status symbol, adorata dagli eno-fighetti e portata in palmo di mano da quelli che al metodo classico approdano un po’ per caso (ma poi non si sa se ci restino…) via Prosecco. Quelli che non scelgono una bottiglia per il valore del contenuto, ma perché è trendy, ti consente di spacciarti, in certi ambienti, per intenditore, perché se la scegli, se mostri di conoscerla, se la ordini, al bar, al ristorante, in discoteca, se la regali agli amici, eno-asini come te, se la ostenti come tua “bollicina” preferita, sei persuaso di fare un figurone.

Mi basteranno poche parole da aggiungere a quell’immagine, emblematica, didascalica, esaustiva, pescata nella pagina Facebook del deus ex machina dell’azienda agricola (azionista di maggioranza la Santa Margherita, regina del Pinot grigio) che lo produce, l’azienda più mediatica della zona spumantistica bresciana (che non ricordo mai come si chiami.. forse Panzalunga?).
In fondo questo pezzullo è solo una piccola cosa che vorrebbe ispirarsi alle nugae, o nugellae, catulliane, ovvero “inezie, bagattelle, cose da poco” e cioè “composizioni letterarie alle quali l’autore non dà o dice di non voler dare peso”…

In fondo c’è solo da ridere, da sganasciarsi dalle risate, di fronte alla foto di apertura, che ritrae una bottiglia del più sopravvalutato, e idolatrato da un pubblico non certo costituito da grandi esperti di “bollicine”, di metodo classico della zona spumantistica bresciana, quella che porta il nome, flamboyant, direbbero in Francia, di “Prestige”.

La foto ritrae la bottiglia di questo prodotto indubbiamente di successo, oltre un milione di bottiglie che si vendono puntualmente senza alcuna fatica, anzi, ogni anno (ne producessero di più le venderebbero senza problemi) che rischia di essere l’emblema, più fuorviante e non certo più fedele o identitario, di questa zona giovane, il primo esemplare risale al ’61, parlo di 1961, non di 1861 o 1761…, posta in provincia di Brescia tra il Lago d’Iseo e il Monte Orfano.

Il prezzo su scaffale, in un punto vendita posto all’interno dell’Aeroporto internazionale di Malpensa, è, avete visto bene, di 49 euro, che salgono a 77 euro nel caso del Vintage Collection Brut, per ascendere a 240 euro, ripeto, 240 euro per il Rosé Millesimato che porta il nome della mamma del personaggio simbolo dell’azienda in oggetto. Classe 1956 come me. Non entro nel merito di questi ultimi due, che almeno, soprattutto il primo, il Brut (ma anche il Dosage Zéro, ancora più buono, ed il Satèn) formano un trio di Vintage Collection di indiscutibile qualità.

E non parlo del Rosé, che, a parte il prezzo assolutamente “visionario” (a quel prezzo, pescando tra celebri cuvée de prestige della Champagne berrò sempre e comunque molto meglio, e risparmiando anche dei soldi, scegliendo ad esempio capolavori quali Amour de Deutz Rosé 2007 o Bollinger la Grande Année Rosé 2005, o la meravigliosa Cuvée Elisabeth Salmon Rosé 2006 Billecart-Salmon o il classico Dom Ruinart Rosé 2002 Ruinart) ha una sua indubbia validità. Ma 49 euro, ripeto, 49 euro, per un Prestige? Stiamo pazziando?

Lo premetto: ognuno è libero di spendere e spandere (se li ha) i propri soldi come vuole, ma fatemi un grosso favore, assecondate la mia curiosità di tipo scientifico, aiutatemi ad approfondire la conoscenza del genere umano, le sue stranezze, i suoi insondabili misteri, le sue inspiegabili passioni, i motivi delle sue scelte più irrazionali, mettetemi in contatto con il gestore di quella boutique di vini, che forse si chiama Emozioni, alla Malpensa.

E ditegli di chiamarmi, di convocarmi d’urgenza e di mettermi al cospetto del casus humanus, perché possa osservarlo, fargli qualche domanda, accertarmi della sua padronanza di sé, della capacità di raziocinio, che manifestasse la stravagante intenzione di spendere euro 49, quando a 42,35 (che poi si riducono a 35,98 nel caso si acquistino due bottiglie) si può comprare via Internet su Vinatis edizione italiana, l’esemplare Brut Réserve Charles Heidsieck. Che è mille volte più buona di quella bollicina bresciana à la mode

Ma cosa farci mai, il mondo è bello perché è vario, anche se a volte, quello del vino italico, della spumantistica metodo classico di ca(o)sa nostra e dei suoi appassionati, mi sembra un mondo più avariato che vario…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

8 commenti

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8 commenti

  1. Simone

    dicembre 8, 2017 alle 8:13 am

    ..,relativamente ai tuoi blog è un ottima notizia..bene!

  2. Massimo

    dicembre 8, 2017 alle 8:56 am

    Ziliani, analizzare i prezzi agli aeroporti (tutti i prezzi, non solo dei vini) e`una cosa ridicola e senza senso. Sono tutti prezzi raddoppiati rispetto a qualsiasi altro canale. Se poi li va a confrontare con i prezzi delle vendite on line, va a confrontare patate con carote. Assolutamente senza senso.

    • redazione

      dicembre 8, 2017 alle 9:35 am

      Questo il suo punto di vista, Signor Agostini…

      • Giancarlob

        dicembre 8, 2017 alle 1:32 pm

        Uno straniero che sta per lasciare l’ Italia e si ritrova degli euro da spendere poter fare la pazzia….se poi questo è il vino a la page qualche gonzo si trova sempre !

  3. Giancarlob

    dicembre 8, 2017 alle 1:28 pm

    i”l mio importante appuntamento milanese è andato bene, anzi benissimo (pessime notizie per voi lettori: anche nel 2018 “dovrete” sorbirvi, se non avrete di meglio da fare, i miei blog, che non chiudono, ma rilanciano e presto diventeranno tre…)”: 🙂

  4. Roberto Vigna

    dicembre 8, 2017 alle 5:10 pm

    Beh…negli aeroporti il prezzo dei generi alimentari vive di vita propria, con spunti anche divertenti.
    A Torino Caselle c’è da anni una bottiglia di Sperss sotto un potentissimo faretto, se non ricordo male a euro 200. Ormai riconosco anche la polvere.
    Poche settimane fa a Fiumicino ho visto questa offerta in foto, da sbellicarsi o piangere, a scelta.
    Per contro, anche se a prezzi da denuncia, i caffè dell’aeroporto di Catania di fronte ai vari gate hanno una scelta di Etna sia rosso che bianco notevolissima.

    • redazione

      dicembre 10, 2017 alle 4:57 pm

      ovunque la buona pasta Rummo si trova, quando non é in offerta sotto l’euro o attorno a un euro a pacco di mezzo chilo, a 1,50 euro di media.
      Fantastica quindi la convenienza di questa offerta: “conveniente” quasi come acquistare uno spumante bresciano Prestige a 49 euro 🙂

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