Pas Dosé la nuova frontiera degli “spumanti”: per salutismo?

L’informazione sul vino a spanne e a un tanto al chilo del Corriere della Sera

Fantastico il dilettantismo in maniera di vino che imperversa sull’edizione on line del Corriere della Sera! Oggi un nuovo “esperto”, il giovane Vittorio Cenci, stagista al Corriere cucina, e recente laurea all’Università di Scienze Gastromiche di Pollenzo (quella targata Slow Food) in un articoletto che potete leggere qui, fa uno scoop e ci rivela ch gli “spumanti” (così li chiama) pas dosé o dosaggio zero, che magari hanno dei nomi come Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg, Alta Langa Docg, Franciacorta Docg, ecc, sono “sempre più apprezzati: un po’ per moda, un po’ per salutismo”.

D’accordo, sono il primo a dirlo, largo ai giovani, ma purché siano capaci e sappiano quello che scrivono! Va bene, questo titolo da gazzettino di provincia, “Stesse bolle, meno calorie. I 12 spumanti senza zucchero (aggiunto) da provare” non è farina del suo sacco, ma di qualche titolista immaginifico, ma caro Cenci, ma chi le ha raccontato la barzelletta che i Dosage Zéro vengono scelti perché hanno “meno calorie” e magari fanno ingrassare meno? Forse qualche stratega della zona spumantistica bresciana di cui lei ha selezionato “solo” sette bottiglie su 13, contro due Trento Doc, un Alta Langa, un Oltrepò Pavese Rosé e un piemontese area Acqui Terme?
Dilettanti allo sbaraglio: questo il Corriere della Sera di Luciano Fontana e Urbano Cairo!..

Attenzione!:

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20 commenti

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20 commenti

  1. Franciacortino

    dicembre 5, 2017 alle 6:27 pm

    La realtà è ben diversa. Chi ha scritto l’articolo del Corriere non capisce niente e pure lei Ziliani è sulla strada sbagliata.

    Io lavoro nel Mondo del vino e spiego subito cosa è successo: le persone, a forza di visitare le cantine, documentarsi, degustare, hanno capito che il pas dosé è quella “versione” di metodo classico dove, non avendo aggiunta di zuccheri, presenta il vino nella sua forma più “pura”, non edulcorata. Vien da se che chi produce un non dosato normalmente dovrebbe farlo su un proprio prodotto di punta, ricercato, forte (anche se correndo dietro alla moda non è sempre così, anzi! Su questo siamo d’accordo).
    Cosa succede allora? Succede che le persone vengono a chiederti un non dosato perché vogliono a tutti i costi apparire esperti, gran conoscitori (anche se un buon 90% della gente di vino non ne capisce niente), poter commentare dicendo “eh ma il non dosato è meglio perché non c’è lo zucchero che maschera il sapore vero del vino” e altri commenti simili. Ne ho sentiti talmente tanti da poterci scrivere un libro, uno bello grosso.

    La moda colpisci tutti, vino incluso.

    Come si può pensare che le persone scelgano un non dosato per la linea? Ma andiamo!

    • redazione

      dicembre 5, 2017 alle 9:37 pm

      Divertente! Dice che sarei sulla “strada sbagliata” ma poi accoglie le mie tesi. Con quelli della zona spumantistica Bresciana non ci si intende proprio..

  2. Simone

    dicembre 5, 2017 alle 6:34 pm

    A mio parere la sempre maggiore preferenza verso i non dosato sono una evoluzione del gusto del consumatore non una moda….!

  3. Simone

    dicembre 5, 2017 alle 9:52 pm

    Che meraviglia leggere tale Franciacortino che pensa che per il 90% la gente che gli dà il pane siano dei coglioni….ma vattene a fare in c….

    • Oreste Lini

      dicembre 6, 2017 alle 2:03 pm

      Si, è un discorso triste… piuttosto ingegnatevi sul praticare nuovi metodi per erudire il disprezzato consumatore.
      Trovo che il dosaggio sia lecito ed innocuo tanto quanto sia un trucco(semplificando).
      É effettivamente una conseguenza della confusione comunicativa del mondo vino, dove sono spesso gli stessi produttori che riprendono diciture e suggestioni, che vanno ad alterare la percezione del consumatore, al fine del semplice profitto superiore. Di versioni diverse su cosa sia un “non dosato” ne ho sentite assai dalla bocca del produttore.
      Quindi in primis sarebbe logico e corretto(e penso più semplice) che siano i produttori di una tipologia di vino ad accordarsi fra loro; non tanto il vasto panorama dei consumatori…

  4. Simone

    dicembre 5, 2017 alle 9:54 pm

    Io ti prego dimmi di che maison sei… così ti vengo a trovare e mi erudisci…

    • Franciacortino

      dicembre 6, 2017 alle 6:04 pm

      Egregio signor Simone ho pensato tutto il giorno se era bene risponderLe o meno ma, alla fine, ho deciso di farlo perché lei ha frainteso tutto il mio discorso. Spero apprezzi la cosa visto che i toni che lei ha usato sono tutt’altro che cordiali e già il risponderLe è una cortesia.

      Prima cosa: ma quale maison? Potrebbe gentilmente citare la parte in cui dico che lavoro per una cantina? No perché se rilegge (magari stando più attento, questa volta) noterà che io ho scritto «lavoro nel Mondo del vino» (cit.) che non significa lavorare per una cantina. Le svelo il segreto: io il vino lo VENDO! E non solo Franciacorta! Champagne, Trento Doc, Prosecco, grandi rossi, bianchi e spiriti vari (liquori e distillati).

      Se come nickname ho scelto “Franciacortino” è per il semplice fatto che, in questo angolo della provincia di Brescia, ci sono nato. Niente più.

      Seconda faccenda: potrebbe, anche qui, citare per favore dove io avrei usato il termine “coglioni”? Quello che ho scritto io è ben diverso. Ho scritto che le persone spesso e volentieri vogliono solo apparire e che un buon 90% delle persone che bevono vino non se ne intendono minimamente. Prendiamo 100 persone a caso, serviamo un calice qualsiasi senza fornire indicazioni e vediamo in quanti sono in grado di dire qualcosa di concreto e sensato al riguardo. Non è essere “coglioni” (come dice Lei e non io), è semplicemente essere inesperti. Ci vogliono gli ANNI (e tanti assaggi) per capire bene cosa si sta bevendo. E spesso non sono sufficienti.

      Ne è concreta prova il fatto che uno dei Franciacorta più venduti (sempre per restare in tema della mia zona di nascita) è la cuveé Prestige di CdB. Gran fenomeno di marketing, vinaccio da dimenticare. Eppure si vende più veloce dell’acqua…

      Cordiali Saluti

      • redazione

        dicembre 6, 2017 alle 7:11 pm

        Franciacortino, Simone un po’ aveva esagerato ma lei dava davvero l’impressione di difendere gli interessi di bottega di qualche azienda della zona spumantistica bresciana…
        Il suo commento di oggi é impeccabile. Potrei sottoscriverlo, salvo quando esprime un’opinione che non condivido affatto: “un buon 90% delle persone che bevono vino non se ne intendono minimamente”.
        Sulla percentuale non sono d’accordo e credo che chi legge questo blog di vino e bollicine ne mastichi…

  5. Riccardo

    dicembre 6, 2017 alle 5:57 pm

    Obiettivamente, al di là dei contenuti frivoli, è proprio la qualità dei commenti ai vini e della prosa nell’articolo del Corriere a lasciare molto a desiderare…

    • redazione

      dicembre 6, 2017 alle 7:09 pm

      Non commento, ma prendo atto con piacere che dopo il mio articolo, che sono che certo che la redazione Cucina abbia letto, dal testo introduttivo sono spariti i termini moda e salutismo.
      Il testo attuale é il seguente:
      “Due semplici parole, pas dosé o dosaggio zero. Con questo termine si indica un vino in cui non c’è stata l’aggiunta di “liquer d’expedition”, lo sciroppo a base di vino fermo e zucchero che solitamente si utilizza per aumentare la concentrazione degli zuccheri nello spumante preparato secondo il cosiddetto “metodo classico”, lo stesso dello Champagne. Le bottiglie a dosaggio zero, dunque, contengono meno zuccheri dello spumante normale (meno di 3 grammi per litro contro i 6 circa dell’Extra brut e i 12 al massimo del Brut). Di tendenza e molto apprezzate ultimamente, queste bottiglie stanno attirando grande interesse. Ecco 12 etichette da provare secondo noi”.
      Se Lemillebolleblog riesce a far migliorare la comunicazione enoica del Corriere on line, viva Lemillebolleblog, no? 🙂

  6. Simone

    dicembre 6, 2017 alle 8:37 pm

    Gentile uomo bresciano un po’ mi inquieta che abbia dedicato la giornata a certi pensieri e spero nel frattempo abbia anche lavorato un po’ vendendo a orde di coglioni i prodotti da lei citati. Ci tengo a rassicurarla su un concetto: fortunatamente, ma è solo sano campanilismo, io non sono bresciano ma emiliano. Da noi dire “coion” (coglione) riassume quanto da lei prodotto nel suo EDITTO n.2 quindi nulla di così eclatante. Mi scuso per il vaffa ci mancherebbe ma caratteristica locale è infuocarsi facilmente e altrettanto facilmente sorridere poco dopo. Le dirò mi spiace non abbia una cantina, sarei davvero venuto a conoscerla con la massima umiltà essendo io un semplice appassionato. Franco mi ha delicatamente ripreso pertanto devo aver sforato e di questo me ne dispiaccio.

  7. Simone

    dicembre 6, 2017 alle 8:53 pm

    “Prendiamo 100 persone a caso, serviamo un calice qualsiasi senza fornire indicazioni e vediamo in quanti sono in grado di dire qualcosa di concreto e sensato al riguardo.”
    Questa frase mi fa pensare che lei si compiaccia quasi della sua superiorità nei confronti del povero e sprovveduto consumatore. Il COION ( versione rigorosamente emiliana) è colui che non sapendo comincia a sparare “profumi di crosta di pane o sentori di canditi, colore melograno ecc. Io ed un consumatore qualsiasi, che il vino lo deve bere per piacere e non scriverne, davanti a cento assaggi posso dire A ME STESSO: mi piace o non mi piace, costa il giusto per le mie possibilità o no? A queste domande io e la marea di consumatori siamo assolutamente in grado di rispondere…o no?

  8. Simone

    dicembre 7, 2017 alle 3:04 pm

    franciacortino
    settembre 17, 2017 alle 4:18 pm
    “ma anche il giorno del Festival Franciacorta vieni a rompere i coglioni?
    Noi siamo qui a lavorare e te ti permetti di pigliarci in giro?
    Prova a venire nelle nostre cantine e poi vedi come ti trattiamo!”
    MI SCUSI MA LEI E’ LO STESSO FRANCIACORTINO CHE ESPRIMEVA QUESTO CONCETTO DI DISTENSIVA RIFLESSIONE ? E PARLA A ME DI TONI CORDIALI ?

    • Franciacortino

      dicembre 7, 2017 alle 6:13 pm

      Egregio (poco) signor Simone,
      Le chiedo, nuovamente, di provare a ragionare. Non le viene in mente che, in un blog dove si può inserire QUALSIASI nome, forse questa è un’altra persona? Chieda pure a Ziliani di confrontare gli IP dei miei interventi e quello da Lei citati.

      Per il resto, sul suo tono, non dico altro. La figura se la dipinge da solo. Vorrei solo capire come mai Ziliani permette questi commenti.

      Buona serata

      • redazione

        dicembre 7, 2017 alle 11:15 pm

        confermo che questo Franciacortino ha un indirizzo IP diverso da un precedente franciacortino, mi sembra con la minuscola, precedentemente intervenuto.
        Ma caro Signore, non ci prenda per il naso: anche i bambini sanno che una stessa persona può commentare trovando il modo di apparire con IP diversi. Non bisogna essere degli hacker per saperlo fare…
        Quanto agli interventi di Simone, sono un po’ temerari e spericolati, ma bisogna capirlo, é abbastanza giovane (l’ho conosciuto) e molto appassionato. E ha un difetto gravissimo, un’eccessiva, e immotivata, considerazione per il sottoscritto… Porti pazienza, lo perdoni… 🙂

  9. Simone

    dicembre 7, 2017 alle 3:14 pm

    “Le nostre cantine” ovviamente intendeva le cantine dei mie poveri ed indifesi conterranei…? giusto ?
    Sa che le dico…secondo me LEI non ha ne una cantina ne un enoteca ne una drogheria ma è solo un COION ( DI EMILIANA CONCEZIONE )

  10. Simone

    dicembre 7, 2017 alle 11:57 pm

    Ok mi avete convinto. Sbagliato io. Mi scusi Franciacortino bis. Sono stato eccessivo. Non accadrà più. Torno alle mie visite in cantina e ad enoiche manifestazioni .Fine

    • redazione

      dicembre 8, 2017 alle 1:03 am

      dai Simone, non prendertela… A volta eccedi per troppo entusiasmo e troppa passione, doti che apprezzo molto in te, come la tua tenace volontà di “entrare” più profondamente nell’universo vino… 🙂

  11. Simone

    dicembre 8, 2017 alle 8:42 am

    No no basta ho sbagliato pertanto d ora in poi mi punirò bevendo solo prosechin, ettolitri di Prestige ( sì lui!) e barricati sudafricani quelli che il legno lo sbriciolano direttamente nel vino.

    • redazione

      dicembre 8, 2017 alle 9:36 am

      Dai, non essere così crudele con te stesso..

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