Champagne Blanc de Noirs Grand Cru Mailly

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


Andiamo subito al sodo. Martedì sera, dopo aver scritto tutto il giorno, mi ha preso una gran voglia di bere Champagne. Mi succede abbastanza spesso di sentire questa necessità, di volermi togliere questo “sfizio” e non solo per motivi di lavoro, perché ci sono Maison e importatori che tenendo in considerazione la mia conoscenza di questo vino (merci!) e la mia confidenza con esso, mi inviano campioni da degustare perché ne scriva, ma perché l’esperienza dello Champagne, del confrontarsi con una delle innumerevoli letture che ogni vigneron o grande casa può dare di questo territorio unico e inimitabile, è davvero inebriante e magica.
E si rinnova, con inalterata emozione, ogni volta che si fa lentamente fuoriuscire il tappo dal collo della bottiglia… E si gode la musica sottile, delicata, del vino che scende, respirando, nel bicchiere…

Tutto questo pistolotto introduttivo per dire che martedì è stata una soirée Champagne, una Champagne abend, per dirla alla tedesca, dove senza curarmi troppo che il cibo fosse all’altezza del vino (in fondo si trattava solo di una pizza e nemmeno di pizzeria, ma dell’ottimo panificio di Italo Tresoldi a Bergamo, da me rinforzata con prosciutto, capperi e acciughe) ho deciso di regalarmi il piacere di una bottiglia di bulles champenoises.

L’ho detto, non volevo una bottiglia di quelle da indagare, di cui studiare tutte le minime sfumature aromatiche, l’evoluzione nel bicchiere (inutile ripetere che si tratta sempre di quello, per me esemplare, del mio amico Luca Bini da Isera) ma, molto semplicemente, uno Champagne da godermi mangiando.

La scelta, tra le svariate possibili, è caduta, in materia di Champagne, come di donne, sono abbastanza esigente, non su uno “Champagnino” semplice, un Brut rotondetto e non aggressivo (ce ne sono anche nella meravigliosa zona vinicola francese e non solo, tanti, in una zona spumantistica bresciana…), ma nientemeno che su un Blanc de Noirs. Perché a me non solo piacciono gli Champagne tesi e dinamici (non necessariamente bio dinamici come nel caso di Françoise Bedel) ricchi di energia, possibilmente Extra Brut, Dosage Zéro o Pas Dosé, ma vado matto per le cuvées dove a dominare sono le uve rosse. Con una particolare predilezione per quelle dove è il Pinot Meunier il protagonista.

Martedì sera il mio Blanc de Noirs, non millesimato, era un Pinot noir 100% e non poteva essere altrimenti, visto che il produttore era la Maison Mailly, una produzione di 500 mila bottiglie annue, grazie alle uve, anche in questo caso larghissimamente a base Pinot noir (il 75% per cento) conferite da 80 vignerons soci che controllano 70 ettari distribuiti in qualcosa come 480 parcelle, definite “galipes” nel dialetto locale.

Mailly è un villaggio situato nel cuore del Parc Naturel de la Montagne de Reims, e la sua caratteristica è data dall’esposizione dei vigneti ai quattro punti cardinali, con una maggioranza a nord, elemento che serve a conferire finezza ed equilibrio ai vini. Altro elemento importante, anche se non esclusivo, è la craie ampiamente presente nel sottosuolo, naturale regolatore termico e idrico, oltre ad una buona pendenza dei vigneti, che assicura un’ottimale esposizione dei vigneti al sole.

Mailly, villaggio che prende nome dal latino Malliusacum, ha vigneti fin dall’epoca medioevale ed i vini erano apprezzati dalle élites politiche e religiose. Mailly è classificato Grand Cru nel 1920, ed è uno dei soli 17 villaggi, dei 319 che formano la Champagne viticole, a potersi fregiare di questo blasone.

Data importante nella storia, moderna, di questo piccolo delizioso villaggio è il 1929, anno della grande depressione, del crollo di Wall Street, e per far fronte ai problemi legati alla crisi economica un gruppo di vignerons decidono di unire le loro forze e di fondare la Société de Producteurs de Mailly Champagne, e di elaborare Champagne ricavati unicamente dalle loro uve Gran Cru, ovvero quotate 100% nella speciale scala delle valutazioni dei vigneti champenois.

Trascorsi quasi novant’anni, i loro Champagne si sono affermati ampiamente sul mercato interno e su quelli internazionali e sono importati anche in Italia, da Sarzi Amadé.

La gamma degli Champagne prodotti è piuttosto ampia e avendo provato diverse cuvées posso dire sempre di ottimo livello, con prezzi lodevolmente ragionevoli e comprende la linea Les classiques, quindi Les spéciales, e poi Les artistiques e infine Les prestiges. Nella linea degli spéciales, definiti “grandes cuvées de gastronomie” che “s’impongono come alleati preziosi di una cucina raffinata, gustosa, tradizionale o audace”, si trova il Blanc de Noirs, non millesimato che avevo scelto, che sfrutta appieno tutte le peculiarità di un Pinot noir che qui a Mailly è dotato di una freschezza di una mineralità uniche, unite alle doti di vinosità e potenza di un Gran Cru.

Nessuna informazione in retro etichetta sulla data di sboccatura del vino, che peraltro ho trovato in forma smagliante, e nemmeno nella scheda tecnica disponibile sul sito Internet ho trovato notizie sull’annata che ha fornito la maggior parte delle uve utilizzate, né sull’uso eventuali di vins de réserve. Si parla solo di raccolta manuale, di pressatura a grappolo intero, fermentazione malolattica in acciaio e selezione accurata in alcuni dei migliori lieux-dit (les Crayats, les Coutures, les Chalois), per raggiungere una maggiore finezza. Anche senza che compaia la dizione in etichetta si tratta di un Brut, con un dosaggio degli zuccheri, che assaggiando si crederebbe più basso, di 8 grammi litro.

Devo dire subito che non mi ritrovo, come spesso accade, con i consigli di abbinamento forniti dalla Maison. E nemmeno nelle note organolettiche. Per me si tratta di uno Champagne, assolutamente gastronomico, che forse, tutto da verificare, potrà andare bene sul foie gras in tutte le sue forme, ma con la sua struttura importante, mi sembra decisamente inadatto a frutti di mare saltati in padella, Saint Jacques à la fleur du sel, mentre potrebbe andare bene su pesci come il rombo (turbot), il branzino o il San Pietro al forno, come in questa ricetta.

Vedo invece benissimo questo Champagne “bien bâti” su carni bianche e volatili, ottima e mi fa venire letteralmente l’acquolina in bocca l’idea degli chapons o de la poularde de Bresse, un insalata di cappone, un tonno di coniglio alla langhetta. Oppure su piatti, notoriamente speziati, della cucina indiana, che si può gustare, ad alto livello, a Londra in locali come questi.

Splendido il colore, un oro intenso e profondo, di grande brillantezza, delicato e continuo, finissimo, il perlage, consistente e grasso lo Champagne sulle pareti del bicchiere, questo Blanc de Noirs fin dal primo impatto mostra il legame stretto con quel Pinot noir che ne segna il carattere, con ananas, pompelmo, agrumi canditi in evidenza, una nota leggera di sottobosco e terra bagnata e tanta frutta secca, soprattutto mandorla, che ritroveremo in bocca e soprattutto nel retrogusto.

Niente note di frutta gialla, né tantomeno “pesche di vigna” (che ormai in Italia sono diventate rare come le mosche bianche e i politici onesti…), come indicato nella scheda tecnica della Maison, né “una punta di violetta”, ma una solarità secca e calda, tutta miele di castagno, un accenno di noce, ricordi di caffè e cioccolato, e qualcosa che evoca la pasticceria, il torrone o una crème Chantilly maison

In bocca niente carezze o smancerie, niente “farfalline” a danzare sul palato come in alcune cuvées bevute recentemente (Amour de Deutz 2007 su tutte) di cui vi racconterò presto. Un attacco secco, deciso, molto assertivo, che si espande sul palato, saldo, maschio, e una consistenza importante, ma ben calibrata da un’acidità impeccabile, per una persistenza lunga e piena di sapore e un finale teso, che invoglia a bere. Il che, per me, costituisce un invito a nozze, un palla ben piazzata dalla trequarti per il cabezon di Maurito Icardi

Niente di eclatante, solo un Blanc de Noirs, ma grand cru, di un domaine assolutamente affidabile. Uno Champagne che on line, ad esempio, su un sito Internet francese come Millésimes et saveurs viene via a meno di 35 euro.
L’ho stappato, mi é piaciuto senza se e senza ma e mai mi ha sfiorato il dubbio che avrei bevuto meglio scegliendo una bollicina della zona spumantistica bresciana, oppure un Trento Doc o un Oltrepò Pavese Docg o un Alta Langa Docg. Tutte denominazioni italiane, un po’ meno la prima, che meritano stima e considerazione.

Sono provinciale io, che continuo a subire il fascino dello Champagne e godo di più a bere Champagne che bollicine italiane, o é lo Champagne che per mille ragioni é cosa diversa, ha sei marce in più e appaga di più il palato di chi sa scegliere e sa bere? Ai posteri l’ardua sentenza. Nell’attesa io mi godo Mailly…

Champagne Mailly Grand Cru
28 rue de la Libération
51500 Mailly Champagne – France
Tél  : +33 (0)326 494 110
Fax : +33 (0)326 494 227
E-mail : contact@champagne-mailly.com
sito Internet http://www.champagne-mailly.com/
Per le visite in cantina informazioni qui

Attenzione!:

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