Alla Mostra Mercato della Fivi nei miei assaggi l’Oltrepò Pavese non ha brillato

Un buon Cruasé ben fatto, alcuni nefandezze ed il consueto assonnato provincialismo

Non farò nomi, né cognomi, lo premetto subito. Mi preme fare un discorso generale. Alla straordinaria Mostra mercato dei Vignaioli Indipendenti della Fivi a Piacenza (15 mila presenze tra sabato e domenica…) ho assaggiato tante cose interessanti. Alcune delle vere rivelazioni. Anche un Extra Brut valtellinese, ottenuto da uve Pignola dal figlio d’arte Marco Triacca

Naturalmente ho assaggiato anche una serie di vini dell’Oltrepò Pavese. Forse sono stato sfortunato, ma diciamo su una dozzina di vini degustati non ne ho trovato nemmeno uno che mi abbia emozionato o fatto venire voglia di scriverne. A parte il Cruasé Gallo davvero ben fatto di Pietro Brandolini. Di cui scriverò compiutamente nei prossimi giorni. Qui o altrove. Dove lo scoprirete presto…

Mi chiedo per quale strano motivo, a me incomprensibile, siano così pochi i produttori di rosé metodo classico oltrepadani che rivendicano la dizione Cruasé. Alcuni la rifuggono manco fosse il demonio, o la peste. Altri, anche aziende importanti come Monsupello, tanto per non fare nomi, preferiscono presentare come Pinot nero metodo classico Brut Rosé VSQ le loro, ottime, come ho scritto qui, bollicine rosé.

A me sembra un clamoroso errore… Che fanno anche altri, non solo Boatti & Bertelegni.

Tra i vini targati O.P. che ho assaggiato a Piacenza, anche alcuni tra i vini più mediocri, ma che dico sconclusionati, segno di una evidente confusione mentale del produttore, e imbevibili di tutto il 2017. E dire che di vini ne ho assaggiati tanti quest’anno, ma tanti…

Alcuni di questi vini in stato confusionale erano a base di Riesling, ma con letture talmente assurde da farti passare la voglia di bere un altro riesling oltrepadano…. Sicuramente mai più un vino di simili pasticcioni (eufemismo…).

Poi ho provato un Pas Dosé, così almeno stava scritto in etichetta, di una celebre, e storica, casa oltrepadana.

Insieme a me assaggiava una mia amica sommelière e entrambi abbiamo avuto chiara e netta l’impressione, ma che dico, la certezza, che quel Rosé, non Cruasé, fosse Pas Dosé così come io sono juventino, di sinistra, astemio e tendente a preferire gli uomini alle donne. Non so se mi spiego… Quello era un Brut che per motivi stravaganti riportava in etichetta la dizione Pas Dosé, perché ora “tira”. E quindi é figlio di un “sistema di pensiero” secondo il quale mettere in etichetta il nome di una tipologia sia sufficiente. E quindi vai tranquillo con un Brut pardon Pas Dosé fittizio, con un dosaggio di almeno 5-6 grammi di zucchero…

Mi domando: ma perché quel produttore vuol prendere per il…, in giro, il consumatore? Pensa che nessuno si accorga della sua patetica gherminella? Finché prende in giro me, che sono solo un cronista del vino che di bollicine ne sa qualcosa, non è un problema. Lo ignoro e non ne scrivo. Ma se prende in giro il consumatore non finisce per fare il Tafazzi della situazione? Non finisce per danneggiare la credibilità non solo della sua azienda, ma di un’intera zona?

Cosa volete che vi dica: a me che pure amo questa zona e credo fortemente nelle sue potenzialità grandissime, questo Oltrepò Pavese bugiardo provinciale traffichino, pasticcione, confuso, che ripete sempre gli stessi errori, che non vuole crescere, che rimane sempre a metà del guado, comincia a far girare le scatole. E a disperare della sua salvezza o rinascita. E dire che questo sarebbe il momento buono, visti i problemi grandissimi di terroir, di clima, di epoche di maturazione, di vini carenti di freschezza, di vigneti in prevalenza in pianura (ecc. ecc.) che ha la zona spumantistica bresciana, per proporre un’altra via, lombarda, Pinotnereggiante al metodo classico..

Sapete che vi dico? Che comincio ad aver timore che l’Oltrepò Pavese perderà l’ennesima occasione, l’ennesimo treno, e che a trarre profitto dei problemi, di segno diverso, delle altre bollicine lombarde, quelle poste tra il Lago d’Iseo e il Monte Orfano, saranno gli svelti, pratici trentini del Trento Doc. Che si sono svegliati, eccome se si sono svegliati, e fanno ottima qualità ormai un po’ tutti…

Meditate oltrepadani, meditate… E rimanete pure in letargo, fate pure la ninna e anche la nanna, andate avanti così, sogni d’oro…

Attenzione!:

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14 commenti

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14 commenti

  1. Fabrizio Calì

    novembre 27, 2017 alle 1:02 pm

    Peccato, la notizia purtroppo non mi sorprende.
    Grazie per i costanti aggiornamenti su un territorio a me molto caro.
    Cordialmente
    Fabrizio

  2. Riccardo

    novembre 27, 2017 alle 3:34 pm

    Purtroppo l’Oltrepò era molto mal rappresentato in questa manifestazione, nel senso che su 20 aziende presenti ce ne erano solo 4 davvero valide, diverse abbastanza anonime e soprattutto 3 o 4 tra le peggiori in assoluto o quasi del territorio. Tra l’altro quelle valide presenti erano sopratutto forti sui rossi più che sulle bolle…
    Per quanto riguarda il cruasé chi come Monsupello non utilizza la denominazione non fa affatto un errore: produrre un vino DOCG, oltre a maggiori costi comporta una serie di lavoro in più non trascurabile per il produttore, soprattutto di carattere burocratico. Se a fronte di questo c’è un tornaconto d’immagine, come capita per tante denominazioni importanti ben venga, ma in questo caso cosa darebbe la parola “cruasé” in più a un’etichetta di Monsupello, se non appunto l’onere (e purtroppo non l’onore) di essere DOCG?

  3. Stefano

    novembre 27, 2017 alle 4:55 pm

    È stato un piacere incrociarla tra gli stand e poterle stringere la mano! Bellissima atmosfera a Piacenza, ma anche io ho rilevato molta confusione negli “indirizzi” enologici di qualche azienda. Non ho per esempio sopportato la proliferazione di colfondo, anche non prosecchi, alcuni per me davvero imbevibili.

  4. Simone

    novembre 27, 2017 alle 6:03 pm

    Io, che credo di essere il prototipo di appassionato/consumatore, tendo a muovermi così: vengo attirato dalla curiosità per un vitigno e/o una zona. Studio tramite vari canali quale siano le cantine da visitare.
    Prendo appuntamento con un paio di realtà e vado. Se i due assaggi sono mediocri, probabilmente sbagliando ma è quello che fa la maggioranza della gente , reputo il mio approccio a quel vino e/o territorio fallimentare. Chiudo e vado oltre .
    Pertanto confermo che la mediocrità di pochi o molti protagonisti di un territorio va ad inficiare la credibilità di tutto un movimento. Chi dovrebbe intervenire per garantire una qualità minima diffusa in questi casi ? Il consorzio ?

  5. Abele

    novembre 28, 2017 alle 10:18 am

    Caro Franco , di te ho un ricordo splendido e avendoti avuto ospite in cantina ho potuto capire quanta e vasta la tua cultura sul mondo del vino .E qui la mia perplessita nel tuo giudicare il come e il perché sull Oltrepo . Ci sono piccole realta che vogliono evadere ,ma appena prendono il volo nessuno le fa volare anzi qualcuno le taglia le ali . L OLTREPO E QUESTO e solo per pochi che dettono le loro leggi da antiquariato e non c’è spazio per chi vuole innovazione. Lanzanova Abele

    • redazione

      novembre 29, 2017 alle 12:57 pm

      Caro Abele, che piacere!
      Certo che me l’hai combinata grossa! Io vengo a La Versa per intervistarti, come dovrebbe fare ogni giornalista dabbene e come cerco di fare inutilmente, non mi risponde, con il presidente di Terre d’Oltrepò, cantina presunta salvatrice di La Versa. Ti conosco, nasce un’immediata simpatia umana, io dichiaro pubblicamente di credere nel tuo tentativo di ridare vita e futuro allo storico brand oltrepadano, e tu cosa mi combini?
      Lo sai quanti mi rimproverano ancora l’averti intervistato e dato credito? Me ne frego, cosa che rifarei domani mattina.
      Dici bene quando osservi acutamente che in Oltrepò Pavese “ci sono piccole realta che vogliono evadere, ma appena prendono il volo nessuno le fa volare anzi qualcuno le taglia le ali. L OLTREPO’ E’ QUESTO e solo per pochi che dettano le loro leggi da antiquariato e non c’è spazio per chi vuole innovazione”. Purtroppo….
      Fatti sentire: meglio un “filibustiere” come te, che tanti grigi impiegatuzzi fantozziani, tanti personaggini pallidi che imperversano nel mondo del vino oltrepadano.

      • Gustavo

        novembre 29, 2017 alle 10:30 pm

        Finalmente qualche intervento interessante e degno di nota….che dice Ziliani, non la facciamo una bella intervista al presunto “filibustiere”?giusto per sentire l’altra campana… Anche perché i “salvatori” si vedono bene dal farsi intervistare…

        • redazione

          novembre 30, 2017 alle 12:56 am

          ottima idea Gustavo, se Abele é disponibile io sono tutt’orecchie…

  6. Simona

    novembre 28, 2017 alle 8:52 pm

    Perché sputare sentenze su un territorio che é il serbatoio di molte più rinomate aziende di altre provincie e regioni? E lei questo caro Ziliani lo sa benissimo, come tutti noi dell’Oltrepo’ sappiamo benissimo quanto, nonostante il suo indorare la pillola, lei ci disprezzi, forse da sempre e forse per sempre. Siamo talmente abituati al suo denigrarci che ormai, da lei sinceramente non ci aspettiamo nulla. Mi permetto di dirle che é andato a degustare l’Oltrepo’ sbagliato, quello buono che ancora la sopporta e le dà da bere! Avrei voluto tanto fosse andato da uno di quei Vignaioli Oltrepo’ veraci, magari un po’ folli, ma sicuramente franchi e sinceri come il loro territorio e i loro vini, a cui non interessa nulla delle parole di chi probabilmente non ha mai colto un acino d’uva in vita sua, ma che a fatica e con coraggio continuano ad imbottigliare i loro vini in cui credono e ci mettono l’anima, sempre ostacolati è mai avvantaggiati da certi bloggisti senza arte né parte! Con i migliori saluti Simona.

    • redazione

      novembre 28, 2017 alle 10:40 pm

      Simona, escludo che lei sia oltrepadana, il suo intervento é talmente sciocco, sconclusionato, disinformato, che mi rifiuto di credere che sia farina del sacco di una nativa della terra di Brera e Lino Maga, di Carlo Boatti, il grande Boatti, il vero Boatti, e tante persone intelligenti e perbene.
      A me, soprattutto questa sua “perla”, ovvero definire l’Oltrepò come “un territorio che é il serbatoio di molte più rinomate aziende di altre provincie e regioni”, fa pensare che lei sia una provocatrice nativa di altra zona vinicola lombarda che butta l’amo pensando che il pesce pirla abbocchi. Mi spiace, aspetti e speri… Se ha elementi concreti, prove, a suffragio di quanto sostiene, me le faccia avere e io non avrò problemi a pubblicarle. In caso contrario sono solo dicerie, boatos, ragli d’asina, che non salgono al cielo.
      La lascio pensare, povera ingenua (eufemismo) che io “disprezzi” l’Oltrepò, tesi sostenibile come il sostenere che la pioggia sale dalla terra verso il cielo, che Berlusconi sia serio e affidabile e che le bollicine della zona spumantistica bresciana siano migliori dello Champagne.
      E’ pura comicità, un po’ demenziale, sostenere che io domenica a Piacenza sia andato a degustare “l’Oltrepo’ sbagliato, quello buono che ancora la sopporta e le dà da bere!”, Cosa dovrebbe fare, secondo lei, prendermi a calci in culo, spacciarmi olio di ricino invece di Bonarda? Ma mi faccia il piacere…
      E poi la rassicuro, i vini allucinanti provati domenica, ho una testimone che può confermarlo, erano a parte il falso Pas Dosé, prodotto da azienda storica, mi sono stati proposti “da uno di quei Vignaioli Oltrepo’ veraci, magari un po’ folli, ma sicuramente franchi e sinceri come il loro territorio e i loro vini”.
      Saranno anche simpatici, ruspanti, poeti, purtroppo quello che ci hanno proposto era allucinante, imbevibile, dilettantesco. E se questo é il “nuovo Oltrepò” che lei esalta, evviva La Versa, evviva Terre d’Oltrepò, Torrevilla. Almeno sono vini piccoli, ma potabili…

  7. Simona

    novembre 29, 2017 alle 9:37 am

    Che dire? Forse è lei che non sa… Oltrepadanissima… peccato non sia venuto al nostro stand… peccato…

    • redazione

      novembre 29, 2017 alle 12:51 pm

      Simona, sicuramente mi sono perduto qualche capolavoro, della qual cosa mi rammarico.
      Si può sempre porre rimedio, se lo ritiene opportuno. Diamoci un’altra chance e mi inviti in cantina, se davvero é una produttrice oltrepadana.
      Io non ho alcuna preclusione e in zona vengo una volta al mese.
      Cordialità

  8. Marco

    dicembre 8, 2017 alle 3:54 pm

    Ciao Franco, in riferimento a Monsupello non penso che si debbano dare tante spiegazioni, visto che ci si conosce da tanto e sai bene le motivazioni per le quali produciamo da oltre dieci anni spumanti vsq. A me personalmente, che credo molto nel potenziale qualitativo del territorio, piacerebbe svegliarmi un domani, forse il 20 dicembre, e vedere un disciplinare di produzione Docg completamente rinnovato, un unico termine, Classese che identifichi il nostro Pinot Nero e un gran senso di responsabilità territoriale nel produrre grandi bolle a prezzi di mercato dignitosi. Siamo tutti un po’ sognatori, ma io è da tanto che sogno senza tanto dormire.

    • redazione

      dicembre 8, 2017 alle 4:19 pm

      Finalmente una novità! Il Classese riesumato e recuperato da qualche polveroso archivio del passato…!

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