Champagne Brut millésimé 2006 Charles Heidsieck

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
9.5


Non cercatene traccia sul sito Internet della nobile Maison, fondata nel 1851 dal personaggio di cui ancora porta il nome, Charles Heidsieck, anche se all’anagrafe di Reims dove fu registrato nel 1822, è registrato come Charles-Camille Heidsieck.

E non cercatene nemmeno sulle pagine Web del suo benemerito importatore, Philarmonica, società fondata da Guido Folonari, che oltre alla Maison de Champagne importa l’alsaziana Gustave Lorentz, la tedesca Robert Weil, l’austriaca Pichler-Krutzler e altre di Francia, States, Australia, Spagna. E che in una sezione blog pubblica un interessantissimo excursus sul gentiluomo imprenditore Charles Heidsieck e sulla sua avventura di champagnista di genio. Pioniere nel conquistare gli Stati Uniti alla causa dello Champagne.

Su entrambe, le pagine della Maison e quelle dell’importatore, campeggia ancora il millesimo 2005, ottimo, del Brut millésimé. Eppure, basta cercare e “smanettare” su Internet, questo millésimé 2006 lo si trova già in commercio, ad esempio qui e poi ancora qui, ad un prezzo intorno ai 70 euro.

Grazie ai miei potenti mezzi, sono riuscito a procurarmi un campione di questo 2006, con sboccatura giugno 2017, e oggi posso raccontarvi che ancora una volta il team di tecnici guidato dall’ottimo Cyril Brun ha fatto un capolavoro.

Innanzitutto una carta d’identità di questo Champagne millesimato, dal grande rapporto prezzo qualità, come sempre accade con i prodotti di questa Maison posta nel centro di Reims e dotata di una delle più belle crayères che si possano trovare in Champagne e che hanno da pochi giorni celebrato 150 anni di storia. Dotate di un sancta sanctorum nel quale riposano bottiglie di oltre trent’anni, anche un Rosé 1985 e dei 1982, e dove riposavano, sino a tre anni fa, due bottiglie di Cuvée Charlie 1985 che il giorno della mia visita vennero stappate e ci fecero cadere in deliquio quando ne assaggiammo il prezioso nettare…

Una cuvée, per questo millésimé 2006, composta per il 59% da Pinot noir e per il 41% da Chardonnay, uve provenienti da 10 cru selezionati tra i 320 dell’intera mappatura champenoise: Pinot nero aromatici di Ay, Verzy, Tauxières, Rilly, Avenay, Louvois, Ambonnay e Chardonnay di Mesnil-sur-Oger, Oger e Vertus. Affinamento e maturazione sur lies di nove anni (si tenga conto che il Brut Réserve non millesimato riposa fino a sei anni prima della commercializzazione).

L’annata 2006, secondo le note dello chef de cave, vide un inverno molto ricco di neve, un bimestre luglio-agosto molto caldo ed un agosto piuttosto piovoso e freddo. In vendemmia una raccolta abbondante, con un livello acidico delle uve inferiore al 2005 e una notevole maturità, con maggiore leggerezza e freschezza rispetto all’annata che l’ha preceduto, e un profilo aromatico molto netto, per un eccellente potenziale per una tenuta nel tempo.

Io una volta avuta la bottiglia in mano non ho avuto la forza per resistere e ho stappato (e ovviamente versato nel calice Etoilé Sparkle Italesse disegnato da Luca Bini) e mi sono trovato di fronte al consueto miracolo di armonia, piacevolezza, eleganza.

Ad uno Champagne di cui ignoro quali tipi di abbinamenti suggerisca la Maison (che oggi commercializza un milione di bottiglie, il triplo rispetto a tre anni orsono) ma che ho trovato un fantastico Champagne, assolutamente gastronomico, da godere a tavola, ma da servire accostandolo non a pesci o crostacei, bensì a piatti che vedano protagonisti gli animali da cortile: anatra (laccata o all’arancia), faraona (pintade), fagiano, coniglio, un pollo ruspante. Oppure paté o terrine di selvaggina, un insalata di cappone, con chicchi di melograno.

Colore paglierino dorato, perlage molto sottile e continuo, per un bouquet che si annuncia subito complesso, molto intenso, pluridimensionale, dominato da note ben mature, quasi surmature, di frutta esotica (ananas, papaia, mango), di pera William, susina goccia d’oro, frutta secca leggermente tostata, accenni di miele di rododendro, sfumature che richiamano il dattero, la noce brasiliana. E un tocco di liquirizia che si ritrova poi in bocca, in fase di retrogusto.

La bocca è larga, piena, generosa, succosa, di grande consistenza e struttura, con una grassezza quasi mielosa, ma mirabilmente bilanciata, la materia ricca, da un’acidità vibrante ed elettrica, un brio nervoso, assai sapido, una felice sintesi tra profondità e larghezza. Uno “Champagne sorprendente”, di una “bellezza classica” come ha osservato il suo artefice, Cyril Brun. Charles Heidsieck ne sarebbe stato orgoglioso.

Attenzione!:

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1 commento

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Un commento

  1. Giancarlob

    novembre 23, 2017 alle 10:12 pm

    🙂

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