“Ora sfidiamo lo Champagne”. Il Corriere attribuisce a Maurizio Zanella parole che non ha mai detto

Smentita urgentissima necesse est! Franciacorta e dintorni

Natale si avvicina e faccio una previsione: ne vedremo delle belle. Non mi riferisco al bel tempo, ad una miracolosa sistemazione dei nostri conti pubblici, ad una ritrovata unità del tartassato popolo italiano attorno ad un governo di garanzia e di unità nazionale che faccia veramente l’interesse generale e non quello di misteriose Entità internazionali. Penso, molto più semplicemente e malinconicamente, alle trovate che la grande stampa, quanto mai attenta ai desiderata degli utenti pubblicitari già acquisiti o potenziali, in questo ultimo mese prima della fine del 2017 si inventerà per tirare la volata alle potenti aziende del vino, marchi e griffe enoiche.

Per servire loro, sotto forma di articoli sui quali l’Ordine dei giornalisti, se fosse una cosa seria, farebbe bene a pronunciarsi, veri e propri consigli per gli acquisti, redazionali pubblicitari spacciati per inchieste, interviste, cronache.

Vedrete cosa si inventeranno da qui al 31 dicembre, da qui all’arrivo dell’Epifania, che tutte le feste se le porta via!

In pole position, e la cosa non stupisce più nessuno, quello che fu il più importante e prestigioso quotidiano nazionale, il Corriere della Sera della gestione Urbano CairoLuciano Fontana, già redattore dell’Unità, organo del Partito Comunista Italiano.

Il Corriere si è già portato avanti in questo lavoro di “promozione” spacciato per informazione, il 5 novembre con un articolo dove con la scusa di parlare della sua passione per i bolidi (“un’elettrica ibrida. Cinquemila di cilindrata, 400 cavalli, design d’avanguardia, un tetto che è un pannello solare e all’interno un’elettronica da fantascienza” ) ci hanno parlato di Marcello Lunelli vicepresidente delle cantine Ferrari di Trento (il famoso spumante). Senza mai ricordare peraltro che non si chiama “spumante”, ma che sarebbe un Trento Doc… Particolare attenzione a Lunelli che avevano riservato già tre anni fa, con il pretesto del suo cane Bullo…

Nell’attesa di vedere quante altre volte l’ex Curierun troverà modo di parlare di Ferrari e delle altre griffe dell’italico vino, lunedì 20 Corriere della Sera e il suo fido “esperto”, quello che conduce le degustazioni dei vini di Mister Porta a porta, scende in campo come un paladino o un crociato a difesa delle sorti del Prosecco, parlo del prode Luciano Ferraro, hanno piazzato un altro colpo. Un qualcosa che non si capisce bene se sia davvero un’intervista o qualcosa di indefinibile…

Questa volta Curierun e Ferraro si sono superati e nell’ansia di compiacere un utente pubblicitario (non fatevi trarre in inganno l’azienda in oggetto è la più famosa della zona spumantistica bresciana, ma al 60% è di proprietà di Santa Margherita – quella del Pinot grigio – gruppo Zignago, della famiglia Marzotto) hanno messo in bocca, proposte con tanto di virgolettato, parole che Maurizio Zanella, simbolo della Cà del Bosco di Erbusco, escludo abbia mai pronunciato.

Perché lo escludo con tanta sicurezza? Perché lo conosco dal lontano 1984, perché siamo coetanei, di settembre io e lui di novembre, lui milanista io interista, lui benestante, anzi meritatamente ricco, io, tengo l’uocchie pe’ chiagne… E poi perché ho visto, passo dopo passo, crescere l’azienda che Zanella ha plasmato secondo le sue visioni, la sua lungimiranza, la capacità di guardare oltre, di sognare, di vivere l’utopia.

E oggi, anche se non siamo più amici e non ci rivolgiamo la parola da oltre un anno e ha addirittura emanato un editto bulgaro nei miei confronti, ritenendo la mia “presenza in azienda non più produttiva e inopportuna”, continuo a considerare l’uomo, sebbene afflitto da iper egocentrismo, anzi, egolatria, di un’intelligenza smagliante e sopra la norma. Un’intelligenza da vincente, da leader.

Una considerazione tale che quando penso che la carica di presidente del Consorzio della zona spumantistica bresciana è passato da lui al costruttore, con cantina dall’etichetta arancione in quel di Erbusco più diverse altre sparse tra Toscana e Sardegna, quello che ha affermato tranquillamente che “la Franciacorta è la Champagne d’Italia”, anzi, “meglio” (“In linea generale, se facciamo una media, la Franciacorta ha una qualità molto più alta dello Champagne”) da un lato mi piego in due dalle risate. E dall’altro non posso che esclamare, povera Franciacorta (ecco come si chiama la zona spumantistica bresciana!), come sei ridotta male…

Ma cosa hanno incongruamente messo in bocca a Zanella il Corriere della Sera e Luciano Ferraro? Per iniziare, due affermazioni che non possono essere farina del sacco di Zanella, tanto sono assurde, rodomontesche, spaccone, roba da Capitan Fracassa, non da serio imprenditore che gira il mondo e ha senso della misura, buon gusto, cultura e stile. La prima, ad inizio articolo, recita: “Non dobbiamo fare errori, proprio ora che sfidiamo lo Champagne”. La seconda, “la Franciacorta può diventare la valida alternativa allo Champagne”.

Sorvolo sulla prima, perché pensare di “sfidare” lo Champagne, con la sua storia, il suo prestigio (ho scritto prestigio, si badi bene, non Prestige..), il blasone, la fama planetaria, la sua potenza di fuoco, nel 2016 sono stati 306 milioni le bottiglie spedite nel mondo…) è roba talmente stolta, irreale. Soprattutto se la sfidante è una zona con solo 56 anni di storia, nota in Italia e in qualche Paese del mondo, e “forte” di nemmeno venti milioni di bottiglie, che non merita commenti. Al massimo una chiamata d’urgenza della neurodeliri.

Escludo poi che sia davvero farina del sacco di Zanella il contorto sillogismo secondo il quale il mondo avrebbe “più sete di Franciacorta” perché nei ristoranti che Zanella visita girando per il mondo nelle carte dei vini le bollicine della zona spumantistica bresciana dispongono di una loro apposita sezione, proprio come lo Champagne, mentre Cava e gli altri finiscono nel capitolo sparkling wines.

Se questa attenzione, che tra l’altro non ho visto applicare in diversi ristoranti di Londra, stellati e non, esiste, e non ho dubbio di dubitare possa esistere in Japan, negli States, ovunque Mister Zanella si presenti, penso che venga applicata alle bollicine della “sua” azienda e a pochissime altre. Mentre la maggioranza delle aziende franciacortiste che riescono a vendere all’estero finiscono tranquillamente nelle liste dei vini come “sparkling wines”. Accanto a Cava, Prosecco, sparkling English, californiani, australiani, neozelandesi, cileni o argentini.

Ovvio che Zanella si aspetti “che la domanda continui a crescere”, ma si tratta di una legittima aspettativa che ha chiunque venda e non si accontenta dei risultati ottenuti e cerchi di migliorarli.

Sorvolando infine sull’affermazione di Zanella “nessuno al mondo lo faceva prima di noi” relativa alla pratica del lavaggio dell’uva, che in realtà è stata introdotta da Mario Pojer in Trentino, e sull’incisività delle domande, che sembrano rispecchiare un copione da redazionale pubblicitario e non da intervista vera e propria, viene da concludere che l’articolo manifesta una lettura della realtà, ad esempio quando si dice che “in un decennio o due possiamo arrivare anche in Franciacorta a vendere almeno il 50% all’estero”, espressione di un ottimismo che al confronto quello di Tonino Guerra nel celebre spot della UniEuro di Oscar Farinetti sembra roba da Leopardi

Cosa fare dunque se non appellarmi a Zanella perché chieda urgentemente al Corriere della Sera, ma sono certo che l’avrà già fatto, una rettifica, da pubblicare non in un angolino, ma con lo stesso spazio concesso per la celebrazione, pardon, l’articolo, del Corriere Economia, dove si chiarisca, urbi et orbi, che il 61 enne spumantista nato a Bolzano non si è mai sognato di affermare testualmente “ora che sfidiamo lo Champagne”. Anzi, non l’ha mai detto, non ci pensa nemmeno. O no?

Attenzione!:

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Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

9 commenti

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9 commenti

  1. Renato

    novembre 21, 2017 alle 10:56 pm

    mi stupisce la ferocia, direi quasi il sadismo dei suoi attacchi a personaggi di una zona di cui fino ad un paio di anni fa era un tenace sostenitore. Che difendeva da tanti attacchi.
    Mi piacerebbe capire perché un cambiamento così radicale

    • redazione

      novembre 21, 2017 alle 11:00 pm

      non sono sadico. Non sono feroce, non sono incattivito. Mi limito a sottolineare le contraddizioni di una zona vinicola di cui in tanti, me compreso nel mio piccolo, abbiamo contribuito a creare un mito. Io ho creduto all’utopia Franciacorta. Fino a che non ho aperto gli occhi. E come accade in certi amori che finiscono si diventa implacabili, lucidi ad eccesso nel descrivere l’oggetto della nostra delusione

  2. Luigi

    novembre 21, 2017 alle 10:58 pm

    Molto divertente l’ironia del suo articolo. Lei attribuisce l’affermazione sulla sfida alla Champagne ad un errore del giornalista mentre si capisce benissimo che é convinto che Zanella abbia parlato così.
    Quali altri giornalisti del vino italiani avrebbero avuto il coraggio incosciente di attaccare, con fioretto e bisturi, un potente del vino come il boss di Cà del Bosco?
    Vada avanti così Ziliani, abbia coraggio

    • redazione

      novembre 21, 2017 alle 11:02 pm

      La ringrazio Luigi. Non vorrei essere solo a combattere certe battaglie, vorrei che altri colleghi come non si preoccupassero di criticare, quando ritengono sia giusto, il potente che sbaglia, che si contraddice, che promette cose impossibili, che fa affermazioni ridicole. Ma mi trovo solo. Beh, meglio soli che male accompagnati, no?

  3. Giancarlob

    novembre 21, 2017 alle 11:02 pm

    Franco, ma “E da lunedì, promesso, niente più polemiche: solo bollicine, come se piovesse!” ?
    🙂

    • redazione

      novembre 22, 2017 alle 12:18 am

      Hai ragione ma…
      Domani rimedio e vi porto in Champagne

  4. Giancarlob

    novembre 22, 2017 alle 12:14 pm

    Una sana alternanza tra polemista e decantatore di vini….uno non può mordersi la lingua ad ogni piè sospinto e la tua storia professionale/personale te lo impedisce…

  5. A. Ferrigno

    novembre 23, 2017 alle 11:42 am

    Confrontare Franciacorta e Champagne nel bicchiere è dissennato, d’accordo, perché non si parla soltanto di due denominazioni, ma anche -come lei sottolinea- di due storie e soprattutto due gusti diversi. Fuori dalla Francia (nella mia esperienza) in molti preferiscono il prosecco e i metodi classici italiani perché non amano la nota ossidativa, gli aromi di lievito e l’acidità. Forse è un luogo comune, ma moltissimi miei conoscenti vi si conformano perfettamente. Sarà una questione di “educazione” come dice lei, o di gusto differente (come credo io) ma tant’è.

    Però, se vuole il mio parere, ai produttori di Franciacorta non frega nulla (ma proprio nulla) di vincere la guerra nel bicchiere. Vogliono vincerla in termini commerciali, non in termini di qualità. E allora bisogna apparire prestigiosi (perché a capodanno si deve mettere a tavola una bottiglia di prestigio) e unici (perché nessuno vuole uno champagne taroccato). Anche a costo di sovraprezzare e di un po’ di cattivo gusto.

    E questa guerra è sicuramente impari, ma almeno non è insensata. E ha un sapore di davidegolia che non dispiace 😉

    • redazione

      novembre 23, 2017 alle 5:26 pm

      NO, amico mio, ogni ipotesi di “guerra”, commerciale, d’immagine, o di qualsiasi tipo, é ridicola.
      E ancora più ridicola se a proclamarla é un uomo intelligente come Maurizio Zanella, per interposto Corriere della Sera e portavoce, pardon, giornalista, compiacente

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