Il Prestige di Cà del Bosco festeggia i 10 anni.Dove? su Vogue, ça va sans dire…

La Franciacorta vera, però, cercatela altrove…

Assiduo lettore di Vogue come sono (vi stupite? E perché non dovrei, buona parte del mondo del vino italico è quanto mai modaiola e fashion..), rimpiango di aver letto solo oggi, domenica 29 ottobre (ieri ero impegnato con la storia di “questo bellissimo e assurdo Paese…), questa imperdibile news.
E quindi, leggendo solo il 29 ho appreso con costernazione di essermi perso “l’asta battuta giovedì 26 ottobre nella meravigliosa cornice di Palazzo Serbelloni a Milano”.

Asta rispettabilissima, visto che “il ricavato delle vendite verrà devoluto in beneficenza a Dynamp Camp, associazione di fama internazionale, fondata nel 1988 da Paul Newman negli Stati Uniti”, e che detta associazione “offre gratuitamente programmi di terapia ricreativa (vacanze) a giovani dai 6 ai 17 anni affetti da patologie gravi o croniche”.

Però, anche se entrano lodevolmente in campo arte, cultura, beneficenza, si tratta sempre di un prodotto come le bollicine delle zona spumantistica bresciana denominate Prestige (nomen omen) che, apprendo, celebrano il loro decimo compleanno e vengono molto sobriamente (puro marketing con una sola k…) definite così da Vogue: “Cuvée Prestige è l’espressione piena e matura di Ca’ del Bosco, un Franciacorta dallo stile e dal gusto inconfondibili”. Ah perbacco! Noblesse oblige

Mi resta un dubbio divorante che m’impedirà, ne sono certo, di dormire stanotte : ma come sarà andata l’asta, che mannaggia a me mi sono perso, delle bottiglie recanti la “reinterpretazione dell’inconfondibile etichetta di Cuvée Prestige” opera degli “artisti Bertozzi & Casoni”, etichette specialissime ispirate dalle sculture del duo?

Dubbio a parte, due cose sono certe.

La prima, del fatto che “la produzione di Cuvée Prestige in vendita da ottobre a fine dicembre 2017 avrà quindi, a sorpresa, quest’etichetta in edizione limitata. Infatti solo 1 bottiglia delle 6 presenti in ogni scatola avrà l’etichetta speciale, rendendo ancora più esclusivo il possesso della stessa” non me ne può fregare di meno.
E spero freghi un fico secco alla maggior parte degli appassionati di bollicine che dalla tanto mediaticamente celebrata (sempre perché gli interlocutori se ne innamorano, non per altri, più volgari, motivi…), e da un’azienda che ne ha fatto la storia si aspettano molto di più che una bottiglia modaiola, fashion e di gran.. vogue

La seconda è che se volete conoscere la verità, contadina, vignaiola, autentica della Franciacorta e non accontentarvi di prodotti seriali e monotoni espressi da quella zona spumantistica bresciana che con la Franciacorta ha in comune solo il nome, non dovete di certo cercarla nel Prestige, o nella cuvée con etichetta arancione di un’altra nota cantina, blasonata dicono, di Erbusco.
Dovete cercarla e la troverete, se sarete curiosi e pazienti, altrove, ad esempio nei vini delle aziende che ho indicato come le mie favorite, ma ne ho dimenticate sicuramente altre valide, in questo recente articolo. Buona ricerca e prosit!

Attenzione!:

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