Per Repubblica sapori la Franciacorta è la “risposta italiana allo Champagne”!

Ma la selezione è opera del giornalista o del Cda del Consorzio bresciano?

C’è poco da fare, c’è sempre da fare i complimenti alla zona spumantistica bresciana di cui non ricordo mai il nome, per come riesce a far parlare di sé e a comunicare. Con un’abilità diabolica e mefistofelica nel farsi passare come la regina, la zona leader del metodo classico italiano (beh, la concorrenza non è poi così agguerrita e non ha ancora capito che potrebbe dar filo da torcere a quella zona se collegasse le forze ed il cervello) e, non si sa come accada, ad indurre i giornali sensibili alla pubblicità (advertising in inglese) a presentarla, ma guarda te!, come “la risposta italiana allo Champagne”.

Prevedo le obiezioni, anche se ho sentito con le mie orecchie più di un produttore di quella zona posta il Lago d’Iseo e il Monte Orfano, e pure l’attuale presidente, il patron dell’azienda caratterizzata da un’etichetta arancione perfetta per l’indicazione dei lavori stradali, lo stesso personaggio che è andato vicinissimo ad acquistare una tenuta, con tanti ettari di Pinot nero, situata in una zona spumantistica diretta concorrente, presentarsi come “a livello dello Champagne, “nulla da invidiare allo Champagne”, addirittura “meglio dello Champagne”. Boom!”


Noi non vogliamo paragonarci allo Champagne, noi siamo la… zona spumantistica bresciana! Anche se poi diverse cantine accogliendo i visitatori (ho lettori che possono testimoniare essere accaduto durante il recente Festival settembrino…) citano sempre lo Champagne, tirato, lui che è lontano anni luce, e superiore da ogni punto di vista, per la giacchetta.

Ultimo esempio di questo clamoroso errore, citare lo Champagne parlando dei tondinari bresciani, scrivendo dello spumante Docg bresciano, ovvero inserire nel titolo questa ridicola definizione, “la risposta italiana allo Champagne” che meriterebbe già di per sé pernacchie e un rinvio dell’autore di questa genialata all’asilo, lo troviamo in un recente articolo, io continuo a definirlo tale anche se mi verrebbe tanta voglia di usare un’altra definizione, pubblicato nientemeno che sul “prestigioso” (aggettivo ormai speso per cani e porci, non solo per il New York Times, Le Monde e la stampa inglese, ma anche per il Fatto quotidiano, quello che una volta era il grande Curierun di via Solferino e persino per il giornale fondato da Eugenio Scalfari) per il quotidiano Repubblica.

Qui a firma di Manuela Zennaro, giornalista che non ho il piacere di conoscere (sono un provinciale e fortunatamente evito di frequentare Roma e dintorni) ma che pare avere un buon curriculum professionale “Nasce in Veneto e si trasferisce a Roma, per 10 anni è stata redattrice per la rivista Cucina & Vini, frequenta alcuni corsi per sommelier e diviene capo redattore per Ho.Re.Ca. Magazine. Passa poi a dirigere Excellence Magazine” e ancora “‎Giornalista specializzata in enogastronomia, scrivo su Repubblica.it, Le Guide di Repubblica, Reporter Gourmet, Pasta & Motori – ‎Repubblica.it ; Le Guide di Repubblica ; ReporterGourmet .it ; PastaeMotori.it” (sti ca…!), insomma una sorta di Licia Granello incrociata con Gianni Mura, ho letto questo articolo, che potete leggere in tutto il suo rilucente splendore qui e poi ancora qui.

Niente di speciale, Natale si avvicina e quindi diventano di grande attualità i consigli per gli acquisti, gli articoli che suggeriscono ai lettori come e cosa scegliere nelle diverse denominazioni spumantistiche italiane (un pronostico: scommettere che da qui a fine anno leggeremo fiumi di articoli sul Prosecco, qualcuno sul Trento Doc, o meglio, sull’azionista di maggioranza Ferrari, e altri dedicati alla zona spumantistica bresciana?), un articolo il cui titolo merita già il premio l’asino d’oro: “Spumante? No, Franciacorta. Così in 50 anni è nata la risposta italiana allo Champagne”.

La Zennaro fa scrupolosamente la propria parte, dapprima fornisce notizie utili come “Il Franciacorta non è uno spumante (menzione vietata dalla legge europea): è il Franciacorta. 30 anni fa era la Cenerentola italiana in termini dimensionali dietro a Canelli, Trento ed Oltrepò; oggi è in testa con il doppio dei volumi (17,5 milioni) rispetto alla seconda e con un prezzo medio che è circa il 40 % superiore a quello delle altre zone”, ma poi, ovviamente per l’entusiasmo che prende chiunque abbia il privilegio di scrivere – e naturalmente tessere acriticamente le lodi, ça va sans dire – delle bollicine di Erbusco, Rovato e dintorni, non può esimersi dall’utilizzare un tono entusiastico e celebrativo da bresà bubbles fan: “La comune visione dei 116 produttori aderenti al Consorzio Tutela Franciacorta ha dato vita a una squadra da Champions League, oggi capitanata dal Presidente Vittorio Moretti”.

Ed eccola quindi dare la parola e dare avvio alla musica da quartetto di ottoni (tromboni in particolare) al presidentissimo del Consorzio bresciano: “L’obiettivo con cui è nato il nostro Consorzio è lo stesso che ci guida oggi, ossia fare del Franciacorta lo spumante italiano, in grado di competere all’insegna della naturalezza, della qualità e della piacevolezza sui mercati internazionali. Un’espressione, cioè, dell’eccellenza del made in Italy, dove si fondono passione, creatività, competenza e impegno, in vigna e in cantina”.

E ancora: “Ora stiamo accostandoci con il nostro prodotto a nuovi mercati e a nuovi consumatori – aggiunge Moretti – dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, fino alla Cina e all’Estremo Oriente. Ma il Franciacorta vuole anche essere espressione di questo straordinario territorio che, con le nostre vigne, abbiamo contribuito a disegnare: un territorio che ambisce sempre più a proporsi quale luogo di accoglienza per un turista che abbini la ricerca enogastronomica con il contatto con la natura, l’arte, la storia e la cultura.

Lungo questa direzione vogliamo proseguire il nostro impegno: nel rispetto per la tradizione, che emerge anche dal nostro Disciplinare; nell’amore per la terra e la naturalità del prodotto, testimoniata dal metodo biologico a cui è stato già convertito oltre il 70% dei nostri vigneti; nella consapevolezza dell’unicità e dell’identità che questo territorio, il suo lago e le sue colline, sanno esprimere”.
Ci mancano solo il “credere obbedire combattere” ed il “vincere e vinceremo” e saremmo a posto…

Il meglio viene ancora dopo, quando la nostra super esperta enoica di Repubblica passa all’articolo, consistente in una serie di ritratti, o meglio autoritratti aziendali, dei patron o personaggi di riferimento di venti aziende, che evidentemente dovrebbero rappresentare, secondo Repubblica e l’autrice dell’articolo, la crème de la crème della zona spumantistica passata rapidamente dal tondino e dal frumento alle bollicine.

Ecco, in rigoroso ordine alfabetico, le venti aziende selezionate dalla Zennaro, una al cui confronto Adua Villa, Vania Valentini, Daniela Scrobogna e rimettiamoci ancora la simpatica Granello (passata in pochi anni dallo sport e dai panegirici delle performance, sportive, di Ruud Gullit al rango di columnist food & wine del quotidiano caro alla gauche caviar italica) sono delle dilettanti allo sbaraglio:

Antica Fratta, Barone Pizzini, Bellavista, Bersi Serlini, Cà del Bosco, Contadi Castaldi, Ferghettina, Fratelli Berlucchi, Gatti Enrico, Guido Berlucchi, Mosnel, Montina, Majolini, Marchesi Antinori Montenisa, Monte Rossa, Quadra, Ricci Curbastro, Uberti, Villa, 1701.

Un’ avvertenza: prima di rileggere questa top 20 Repubblicana (da non confondersi con repubblichina, altrimenti insorgono Fiano e la Boldrini…), dotatevi di pannolone contenitivo e poi accingetevi all’impresa. Può avere una minima credibilità una selezione di venti produttori della zona spumantistica bresciana che non presenti ai primissimi posti un’azienda storica e di riferimento come Cavalleri (qui non si sa bene perché assente)? Ha senso una scelta da Oggi le comiche, da Ridolini e Stanlio e Ollio che comprenda in una presunta crestomazia bollicinara bresà nomi come Bersi Serlini, Marchesi Antinori Montenisa, Ricci Curbastro (con la c, mi raccomando..). Ma che ci volete fare, questo è di Repubblica l’enoico verbo!

Ho cercato di capire i misteriosi criteri che hanno portato la valorosa collega del quotidiano diretto dal figlio del commissario Calabresi assassinato dai comunisti criminali di Lotta Continua (con il coinvolgimento di uno pseudo guru come Adriano Sofri, condannato a ventidue anni di carcere per il reato di concorso morale in omicidio ma stranamente (!?) oggi in libertà) a formulare la propria selezione. Ma non sono riuscito ad individuarli.

Non è un criterio storico, altrimenti non avrebbero trovato posto 1701, Quadra o La Ferghettina. E nemmeno un criterio qualitativo,  altrimenti col piffero che potevano trovare posto Bersi Serlini e l’azienda di un past president del Consorzio, ora presidente FederDoc (le poltrone lo affascinano) ovvero Riccardo Ricci Curbastro, che produce con sublime indifferenza (anche degli altri associati al Consorzio) sia bollicine Docg che spumante VSQ.

Allora sono due le risposte possibili alla domanda su come cappero abbia scelto questi venti e non altri:
a) una selezione che fotografa gli equilibri consortili esistenti e che sembra ricalcare la composizione del Cda del Consorzio
b) una selezione ad capocchiam. Fatta a spanne, lasciando fuori un sacco di aziende molto più interessanti dal punto di vista qualitativo.

Qualcuno magari ora mi chiederà: lei contesta questa selezione, dice che fa ridere (ma anche piangere o inca..are, secondo altri punti di vista) ma se dovesse scegliere lei venti aziende della zona spum… , ma sì, diciamolo, franciacortine, chi avrebbe scelto?

In una mia selezione fatta secondo un criterio puramente qualitativo, comprendente le aziende che oggi secondo me propongono i più interessanti Franciacorta Docg, quelli che rappresentano meglio il territorio, che si fanno bere con piacevolezza, che pensano al consumatore e poco o punto alle guide (che difatti, pigre, miope e conformisti come sono, per non dire altro, non li premiano..), dell’elenco della Zennaro avrei mantenuto esclusivamente tre nomi, incontestabili: Cà del Bosco, Gatti Enrico, Mosnel: riserve in panchina 1701, Majolini, Villa e forse Fratelli Berlucchi.

La mia personale selezione dei Franciacorta Docg che amo, che bevo, che mi sento di raccomandare (a titolo totalmente gratuito, da ogni punto di vista) alla vostra attenzione, comprende invece questi nomi, sempre in rigoroso ordine alfabetico:

Barboglio de Gaioncelli, Camossi, Castello Bonomi, Cavalleri, Cola Battista, Colline della Stella, Corte Fusia, Derbusco Cives, Facchetti, Faccoli, La Boscaiola, Le Quattro Terre, Monzio Compagnoni, Rizzini, San Cristoforo, Vezzoli.

 

Qui non si tratta di dire “de gustibus”, questi sono valori certi, indiscutibili, sui quali mi sento di giocare la mia faccia, la mia credibilità, quel poco di “autorevolezza” che mi sono costruito, anche occupandomi diffusamente di bollicine della zona spumantistica bresciana, in 33 anni di attività. Santé!

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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8 commenti

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8 commenti

  1. Simone

    ottobre 27, 2017 alle 11:27 pm

    Proprio ieri sono stato da Camossi.. rigorosamente fuori dalla lista della “illuminata” enogiornalista capitale.
    Ho conosciuto Claudio , ragazzo capace e intraprendente , la moglie , incredibilmente gentile e dal palato finissimo e, solo verso fine degustazione, il fratello Dario che mi è parso pragmatico e risoluto fin dal primo approccio. Beh questi signori hanno parlato amabilmente con me, semplice appassionato , per oltre tre ore
    ma soprattutto hanno lasciato che fossero i loro vini a parlare per loro: eccezionali , ognuno diverso ma tutti con un minimo comune denominatore: la godibilità! Bravi! E bravo Franco la cui autorevolezza e coraggio non è discutibile!

  2. benux

    ottobre 29, 2017 alle 10:41 am

    c’è una classifica di vendite per cantine franciacortine sia in valore che in pezzi?

    p.s.
    a me piace Uberti

  3. Simone

    ottobre 29, 2017 alle 12:47 pm

    Benux…permettimi….invece di inseguire altrui classifiche dedica un pomeriggio ad un paio di cantine consigliate da Franco e fatti la TUA di classifica! E….buon divertimento!

  4. Benux

    ottobre 29, 2017 alle 8:26 pm

    Grazie Simone, terrò in considerazione la classifica di Ziliani per la prossima volta visto che giusto la settimana scorsa ho ordinato 18 bottiglie di Franciacorta da cantine ahimè non presenti nella sua lista, la montina brut ed extrabrut e il cisiolo villa crespia pinot nero bdn dosaggio zero che sembra proprio il vino che può piacere a Ziliani, chissà

    • redazione

      ottobre 30, 2017 alle 4:16 pm

      Nulla mi piace e mi può piacere di quella azienda che ha citato: alla larga!

  5. Graziano

    novembre 8, 2017 alle 10:28 pm

    Nella sua lista manca l’azienda ‘La Valle’, che le consiglierei di valutare e degustare

    • redazione

      novembre 9, 2017 alle 12:14 am

      la conosco e l’apprezzo. La mia lista non aveva alcuna pretesa di essere onnicomprensiva e qualche bollicina bresciana di quelle che giudico valide mi é sfuggita. La Valle é di certo una di queste

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