Franciacorta Festival a Vicenza, un racconto. By Simone Castelli

La parola ai lettori consumatori. Da Vicenza con passione

Ma chi l’ha detto che non voglio più bene, ma che dico, che sono diventato addirittura un “nemico” (qualche pirla lo dice) della zona spumantistica bresciana (come si chiama?) posta tra Lago d’Iseo e Monte Orfano?

Le voglio così “male”, che non potendo recarmi lunedì 16 in quel di Sarego nella splendida Villa Da Porto “La Favorita” che ospitava una tappa “magnagati” del Festival itinerante delle bollicine bresciane, ho chiesto ad un giovane lettore, che, peggio per lui, dice di seguirmi e di prendere sul serio (ma dai!) quello che scrivo, e che prossimamente dovrei portare meco in Oltrepò Pavese (per la serie, ci sono vita e bollicine, e umanità, oltre alla pianura intorno a Rovato) di raccontare per i lettori di Lemillebolleblog le sue impressioni sulle cuvées che più l’hanno colpito.

Il ragazzo si chiama Simone Castelli, mi sembra sveglio e attento e la pubblicazione del suo racconto, così com’è accaduto di recente su Vino al vino con l’appassionato racconto di una degustazione estiva fatto da Gabriele Battaglia, simpatico, ma totalmente privo di sense of humour, essendosela presa per la mia introduzione, va nella direzione di dare periodicamente spazio a lettori e appassionati, perché in qualche modo “disintossichino” con le loro parole a volte ingenue, e soprattutto il loro entusiasmo giovanile, un blog dove, volente o nolente, talvolta esagero a parlare di vino, di bollicine, come dei massimi sistemi.

Ma il vino è, e deve essere, soprattutto allegria e quindi largo ai giovani appassionati consumatori, che, piano piano, impareranno a raccontare il vino in modo più smaliziato. Da qui alla chiusura, a fine 2017, dei miei blog vinosi, voglio che sia questo, accanto ai miei articoli, il filo conduttore di Lemillebolleblog e Vino al vino.

Buona lettura e bravo Simone, mi sa che se ne avrai voglia, i lettori torneranno ancora a leggerti, per due mesi ancora, sui miei blog… Tu sì che sai cosa sia l’ironia, perbacco!
Buona lettura!

E’ lunedì ed è giornata dedicata alla riunione tra responsabili di reparto.  Accidenti 16:50, di solito è già ampiamente terminata oggi no, perché ? Ho chiesto una misera ora di permesso DEVO uscire alle 17… mi aspettano Satèn , Pas Dosè , Brut , Rosè , Millesimati… E’ finita, esco di corsa in stile “ragionier Fantozzi”, Bolt è un dilettante a confronto.

L’ingresso per i non addetti ai lavori è alle 18, definito libero ma in realtà liberato pagando € 20,00 on line.

Adesso gira tutto per il verso giusto, il traffico c’è ma è scorrevole, trovo la villa senza difficoltà ed un parcheggio spettacolare nonostante mille auto siano arrivate prima di me. Voi non avevate riunioni oggi ? Abbandono subito la sterile polemica con me stesso , l’ingresso dista 100 passi. Oddio il biglietto! on line certo , ma pur sempre cartaceo e stropicciato in tasca, si.. c’è !

Finalmente sono rilassato e apprezzo lo spettacolare ingresso della “Villa da Porto” detta “la Favorita”. Siamo a Monticello di Fara, una frazione del comune di Sarègo, Vicenza.

Due uomini parlano tra loro poco prima dell’ingresso, il tono è alto, penso che qualche sorso di Franciacorta ( spumante, ma non osate dirlo qui ! ) lo abbiano già fatto. Il più alto dei due , con saccenza , afferma che siamo davanti ad una villa fatta dal Palladio. No caro mio, la villa è in perfetto “stile Palladiano” ma è il Signor Muttoni, architetto Vicentino che ne ha curato la realizzazione.  Wikipedia docet.

Non me ne curo, non è un mio problema e l’ingresso è superato…a chi devo dare il mio biglietto? Lo consegno e la Signora, con aria severa, mi spiega le regole… LA REGOLA  in realtà. – “Noi le diamo il bicchiere, il porta bicchiere da collo e lei ci lascia 5 € di cauzione”-

Sono dentro, sono gasato (e come potrebbe essere altrimenti tra le bollicine?!) “chissenefrega” degli splendidi affreschi e delle magnifiche arcate.. io cerco Enrico Gatti, Cola Battista, Mosnel, oggi non è giorno da approfondimenti culturali…

Piccoli banchetti ben apparecchiati fanno da appoggio a brochure aziendali, biglietti da visita e cestelli per il ghiaccio colmi di bottiglie. Gli espositori, così asserragliati, occupano solo tre stanze, due piccole ed una un po’ più grande.

Mi guardo rapidamente intorno, combatto la voglia di lanciarmi immediatamente verso il banchetto più vicino, passo al vaglio le stanze , cerco di capire come identificare i produttori.

Abrami Elisabetta: la mia volontà di non brandire immediatamente il bicchiere vacilla, è uno dei produttori caldamente consigliato (da chi? non ricordo! )

Adesso mi è chiaro: appena davanti al cestello del ghiaccio c è un cartello che riporta il nome del produttore, non ci voleva un’ aquila per capirlo.Il tutto ha un aria molto sobria, la “grandeur” è un’altra cosa ma in questo contesto è giusto sia il vino a primeggiare.

Distratto dal protagonista della serata mi era sfuggita una quarta stanza: intravedo ceste di focaccia e forme di Parmigiano sapientemente incise,  il mio stomaco è salvo. Il pubblico, non numerosissimo ma  proporzionato rispetto allo spazio , si muove lentamente e con garbo.

Osservo che alcuni banchi d’assaggio sono presi d’assalto: Gatti, Mosnel, Ferghettina , Berlucchi, Bellavista su tutti.


A contrasto ci sono NON POCHE postazioni deserte, tipo i vecchi film sul Far West dove il vento spingeva inermi rotoli di paglia verso l’infinito. Due domande da profano:

questa diversità tanto evidente è data dalla storia delle cantine, dal marketing o dalla differente qualità tra questi produttori ?

Quanto incidono le guide che indirizzano a loro piacimento il consumatore meno scafato ?

Mentre rifletto su questi temi demoniaci mi ridesto con il bicchiere già proteso verso una donna gentile ed elegante: Elisabetta Abrami. Che meraviglia, la titolare sta versando il proprio Franciacorta nel mio bicchiere in affitto!

Si tratta di un Brut 2013 (Chardonnay 80% – Pinot nero 20%) fresco e profumato, fatico a non chiederne il bis.  Il secondo assaggio è per me rivelatore: è un Pas Dosè 2013 ,stesso uvaggio e medesime percentuali del Brut. In assoluto il miglior Pas Dosè assaggiato stasera:  colore entusiasmante, profumo incredibile e gusto che vorrei saper descrivere!  -“Si, gentile Signora Elisabetta, verrò a trovarla in cantina, grazie per l’invito” –

Proseguo le mie degustazioni e, tra delusioni ed esaltazioni, giungo da Enrico Gatti. Con tenacia arrivo alla giusta distanza dal sommelier per riuscire ad ascoltare quello che ha da propormi: Brut (100 % Chardonnay)  e  Nature 2011 (85% Chardonnay- 15%Pinot Nero)

Ecco il mio Brut, per la vita intendo: ha timbro talmente elegante e maschio che quasi lo invidio! Del buonissimo Nature 2011 mi impressiona il profumo, lo sento a una spanna dal naso.

-“Gentilissimo, è possibile acquistare direttamente in cantina per un privato ?”- “Ma certo caro signore”- la pronta risposta-. Appunto personale: domattina, di rientro al lavoro, chiedere giorno di ferie…

 

Giungo dalla Ferghettina: ecco la mia terza punta di diamante.

Il Brut (95% Chardonnay – 5% Pinot Nero ) non smetterei mai di berlo: il mio interlocutore dice che dovrei sentire al gusto, tra gli altri , la nocciola.

-“La nocciola”? –chiedo sorridendo- “Tostata oppure no ? Amico mio..non la sento mi spiace.”- Quello che sento è che questo Brut mi piace davvero. Mentre finisco il vino nel bicchiere l’uomo della frutta secca ( ehm…il sommelier ) mi propone il suo secondo vino. Brut Rosè (100% Pinot Nero). La prima impressione è di infinita eleganza: bello nel bicchiere , la brochure lo definisce “rosa antico” ed io non posso far altro che accodarmi ad essa…che gran Rosè.

Ecco il mio uomo…insiste – “può chiaramente sentire nota di mora e di lampone..”- Annuisco immediatamente , che diamine! non posso fare una figuraccia del genere.

Poi succede qualcosa: nel breve attimo in cui il vino sosta sul mio palato un frutto rosso esplode in me, è lampone! quasi glielo urlo in faccia dalla gioia, lui mi sorride gentile e non aggiunge altro.

Personalissima considerazione: maggiore è la percentuale di Pinot Nero maggiore è la piacevolezza del vino. Ok, la serata è finita , si torna a casa. Ovviamente guida chi ha avuto la forza di “sputare” il vino ogni tanto quindi…non io! Davanti a me una splendida notte per riposare e so bene cosa sognerò: Corylus avellana. Volgarmente? Pianta delle nocciole…!

Simone Castelli

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

 

3 commenti

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3 commenti

  1. Manuel

    ottobre 21, 2017 alle 10:59 am

    Simone complimenti,è stato molto piacevole leggerla,non so se era il suo obiettivo,ma grazie per averci fatto un resoconto dell’evento!!!Grazie anche a Franco per aver dato spazio a questo articolo,meritava pienamente!!

  2. Simone

    ottobre 22, 2017 alle 8:30 pm

    Grazie per i complimenti Manuel , il mio obiettivo era assolutamente quello di fare un resoconto leggero ed ironico dell’ evento. Anche perché come avrà intuito descrivere un vino nei particolari al momento non è cosa per me. Cosa c è di più imbarazzante di vedere e sentire una persona che è convinta di saperne ed inanellare una serie di strafalcioni. ?

    • redazione

      ottobre 23, 2017 alle 1:49 am

      vai avanti così Simone che vai bene. Il tuo esordio é fresco e incoraggiante e dimostra che hai della stoffa nel raccontare, ironicamente, un evento del vino…

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