Caro A.D. Salvioni può far sapere all’estero che io con i tondinari non c’entro?



Consultato e citato in un articolo inglese sulla zona spumantistica bresciana

Devo chiedere un grandissimo piacere al simpatico, lo è davvero, burbero, magari non espertissimo di vino quanto lo è di marketing, ma soprattutto intellettualmente onesto (due doti rare nell’area vinicola dove opera) amministratore delegato della zona spumantistica bresciana le cui “bollicine” si fregiano della Docg. Sto parlando del lombardo, credo brianzolo più che milanese, Giuseppe Salvioni, A.D. della denominazione “nota” (si fa per dire) come Franciacorta.

Caro Giuseppe, lo so che diversi pirla, nell’area tra il Lago d’Iseo e il Monte Orfano abbondano, brulicano, si moltiplicano a dismisura, vanno dicendo che sarei un “nemico della Franciacorta” e qualche stordito minus habens, di fronte a miei recenti articoli, ad esempio questo, oppure quest’altro, si è spinto, pensando di spaventarmi, a minacciare querele per diffamazione.

Però, tu sei in gamba, professionalmente serio e persona perbene, vuoi chiedere a questi imbecilli, a dire metà del loro nome, il cognome è ignoranti tondinari, se riescono concettualmente a spiegarmi che razza di “nemico della Franciacorta” sarei se, senza che io chiedessi nulla, anzi, moltiplicando articoli dove racconto che il “re”, beh, non esageriamo, è nudo (e anche non proprio fornitissimo, sessualmente parlando) accadono queste cose?

Un importantissimo importatore di vini italiani di qualità che opera non a Stezzano, ma in London, UK (dove quest’anno sono stato quattro volte, il 27 mi aspetta la quinta trasferta) si è rivolto a me per chiedermi di consigliargli un produttore di “bollicine” Docg della zona spumantistica bresciana da inserire nel suo portfolio aziende. Io ho provato a convincerlo ad importare Prosecco, che così lui avrebbe guadagnato di più e fatto meno fatica a spiegare cosa fossero quelle “bollicine”, e sicuramente io avrei guadagnato la mia percentuale per la mediazione. Cosa che una sola delle cinque aziende franciacortare da me contattate e selezionate, i cui listini prezzi ho girato all’importatore UK, si è ricordato di dovermi riconoscere… Ma, contento lui, io gli ho fatto il piacere, per rispetto e stima nei suoi  confronti, pur suggerendogli di leggere questo mio eloquente articolo in materia di prezzi di Franciacorta in UK, lui ha scelto la scommessa bresciana;

Un’enologa ungherese e una sua amica, che lavora per il principale importatore di vini nella terra del premier Viktor Orban, uno che a me sta naturalmente simpatico, come la sua collega polacca Beata Maria Kusińska, coniugata Szydło, mi hanno contattato chiedendomi di accompagnarle in visita ad alcune aziende, da me scelte, della zona spumantistica bresciana. Cosa che ho fatto nel corso di tre giorni, a spese mie, comprese una cena offerta alle due simpatiche appassionate di Bacco, portandole (eravamo ai primi di agosto e la temperatura ha toccato e superato i 40 gradi, come posso testimoniare) in visita nelle seguenti aziende da me scelte perché ritenute rappresentative e interessanti dal punto di vista tecnico: Guido Berlucchi, Cà del Bosco (prima che fossi dichiarato persona non gradita e fatto oggetto di ostracismo), Barone Pizzini e, l’azienda i cui vini sono nettamente piaciuti di più, Colline della Stella.

Ultimo episodio, caro Salvioni, testimonianza di questa erronea idea, diffusa all’estero, secondo la quale io sarei un araldo della zona spumantistica bresciana, un sostenitore e conoscitore della, come si chiama?, ah, bollacorta!, o Bellacorta, è documentato da questo articolo, opera della giornalista inglese Victoria Glass (“a London based food writer. She founded Victoria’s Cake Boutique in 2008 & her first two books, Boutique Wedding Cakes and Deliciously Vintage are out now”) pubblicato sul sito Internet inglese Great Italian Chefs, e intitolato, potete leggerlo qui, Franciacorta: Italy’s best-kept sparling secret.

Nell’articolo l’autrice, che mi ha recentemente contattato telefonicamente e via mail (a Londra pare che mi leggano e mi rispettino, ‘sti provinciali di inglesi, mica come ad Erbusco, Adro e Borgonato di Cortefranca), chiedendomi di darle una mano e di spiegarle diverse cose, vengo citato come “Italian wine writer and member of the editorial board of The World of Fine Wine Franco Ziliani” e vengono riportate alcune mie riflessioni sulla Franciacorta. E sul Prosecco, di cui l’autrice mi ha chiesto di parlare, ipotizzando un’improbabile “concorrenza” con le bollicine veneto furlane…

Nella mia testimonianza ho citato “wineries like Cavalleri, Colline della Stella, Gatti, Cà del Bosco, Fratelli Berlucchi and others”, non potendo citare tutte quelle che stimo e avendo incluso la casa produttrice del Prestige perché non si può parlare delle bollicine della zona spumantistica bresciana senza ricordare il suo magnifico Dosage Zero, che continuo a considerare prodotto esemplare. Sperando che l’egocentrico capataz M.Z. non si offenda per questa mia valutazione positiva…

E allora, caro Salvioni, prima che io venga contattato e invitato a celebrare, raccontare, magnificare (questo mi riesce difficile, a meno che ad Erbusco paghino e che il mio contributo si configuri chiaramente come redazionale pubblicitario) bollicine bresciane Docg sul New York Times, su Magazyn Wino, Decanter, La Revue du Vin de France, Glass of Bubbly (cito giornali e riviste dove agiscono wine writers e redattori che mi conoscono e con cui sono in contatto), non sarebbe meglio chiarire, magari chiedendo la collaborazione dei vostri ben pagati brand ambassador in UK o negli States, che io con la Franciacorta, intesa come zona spumantistica bresciana, non ho nulla ma proprio nulla a che fare?

Non sarebbe meglio, vedrai che domani quando leggerete l’articolo che sto preparando dedicato ad una nota azienda vinicola di Erbusco che oltre a produrre bollicine mediocri ha deciso di diversificare mettendosi a produrre fiabe e favolette ad uso di clienti fessi (prima fiaba: 2007, una vendemmia straordinaria, lo dice anche il Giornale di Brescia) vi convincerete che sia il caso di farlo con urgenza, mettere un’avvertenza sulla home page del vostro sito Internet. Oppure diramare un comunicato stampa, in italiano, inglese, tedesco e giapponese, e magari in bresà (ad uso e consumo della maggioranza dei produttori e dirigenti che con le lingue, italiano in primis, hanno scarsa dimestichezza) corredato da una mia foto segnaletica dove dire a chiare lettere, io l’ho già fatto qui evidentemente non è bastato, di non rivolgersi a me quando si vogliono avere notizie sulle “bollicine” che tremando il mondo fan?

Cari saluti Giuseppe, e a presto: ti ho promesso di farti assaggiare un ottimo metodo classico rosé (non bresciano ovviamente) e manterrò l’impegno. Mica sono un tondinaro, io…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e il Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

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