Lambrusco di Modena Rosé spumante Doc metodo classico 2012 Cantina della Volta

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Lambrusco
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
9


Così buono che potresti quasi scambiarlo… beh, non certo per un Franciacorta!

Spero che al deus ex machina di questa cantina di riferimento per tutti coloro che, come me, amano il metodo classico, parlo di Christian Bellei, che con la Cantina della Volta di Bomporto nel modenese ha dato continuità al mirabile lavoro del bisnonno Francesco Bellei, che diede avvio ad un’attività spumantistica nel 1920 ed in seguito del padre Giuseppe, Beppe, che condusse l’azienda vinicola di famiglia fino al termine degli anni novanta e che io andai a trovare tanti anni fa, non dispiaccia questo articolo.

E lo dico non apprestandomi a parlare male di questo capolavoro in forma di Rosé, ma dicendone le mirabilie che pienamente merita.

Spero che questa volta, a differenza di quanto accadde in occasione di un mio precedente articolo, anche questa volta molto positivo (come sono prevedibile!) dedicato al metodo classico Brut Il Mattaglio, non si vergogni ad inserire l’articolo di quel reprobo, brutto, sporco, cattivo e impresentabile del sottoscritto (di cui da 15 giorni sono bloccate le pagine Facebook per punizione, perché colpevole di espressioni non consone al politicamente corretto…), in una fitta rassegna stampa dove praticamente manco solo io…

Scherzi a parte, visto che io scrivo per loro, per i lettori, non certo per compiacere o blandire (come fa qualche centinaio di miei “colleghi”) i produttori, la cui migliore e più compiuta espressione, come spesso accade, sono proprio i vini e non la loro talvolta contorta personalità, quello che conta, suggerisco caldamente ai lettori di procurarsi e stappare, con totale apertura mentale e magari divertendosi a proporlo in forma anonima in qualche occasione conviviale con amici “eno-sboroni”, che magari lo scambieranno per Champagne…, una bottiglia di questa crème de la crème e lasciarsi andare, come ho fatto io, alle emozioni, ieri sera.

Stappando una bottiglia incredibilmente nello stesso momento in cui lo faceva un mio caro lettore e ormai amico, Gabriele Battaglia, io da solo e lui, beato, con la sua giovane e bella mogliettina, conosciuti ad Italia in rosa 2017. Dove anch’io ero in compagnia, ma ormai sono giorni e ricordi andati…

Cosa sia Cantina della Volta lo potete leggere nel mio articolo dell’ottobre 2014, ma molto meglio ancora sul sito Internet aziendale dove leggiamo che la cantina “nasce nel 2010 per iniziativa di un gruppo di amici appassionati di vino che hanno chiesto a Christian Bellei di condividere un nuovo progetto nel settore vinicolo: dare continuità alla produzioni di vini del territorio modenese secondo il Metodo Classico, ampiamente utilizzato in Francia, meglio noto come Metodo Champenoise, cioè quello della fermentazione naturale in bottiglia.

Christian Bellei rappresenta la quarta generazione di imprenditori vinicoli a Bomporto di Modena. L’attività fu iniziata dal bisnonno Francesco Bellei nel 1920 ed in seguito ereditata dal padre Giuseppe, che condusse l’azienda vinicola di famiglia fino al termine degli anni novanta. Giuseppe Bellei, nel modenese noto come “Beppe”, riuscì a trasmettere sapientemente a Christian tutta la passione per l’enologia, lavorando assiduamente insieme al figlio e coinvolgendolo nelle varie fasi della lavorazione dei vini. Padre e figlio hanno condiviso numerose visite a Epernay, in Francia, patria di nobili vini spumanti, attratti dal fascino dello Champagne. Lo scopo dei viaggi era studiare a fondo l’elaborazione dei vini con il metodo Champenoise per poi applicarlo sulle uve lavorate nella propria cantina di Bomporto.

Questa grande passione per il Metodo Classico rappresenta la tradizione vivente che ha condotto Christian Bellei fino alla nascita della Cantina della Volta. I soci hanno voluto che Christian rispettasse un’unica condizione: continuare a fare il vino “a modo suo”, cioè mettendo sapientemente a frutto tutte le abilità e conoscenze enologiche acquisite dal padre e con la pratica negli anni”.

Cantina della Volta si trova “nel cuore delle terre del Lambrusco di Sorbara” e “la smodata passione di Christian Bellei per il Metodo Champenoise e la sua attenta e costante ricerca nel campo della spumantizzazione stanno portando Cantina della Volta ad affermarsi nel segmento dei vini spumanti di qualità, facendosi portatrice di approccio pionieristico nella produzione del lambrusco di Sorbara. Uno dei tratti distintivi dell’azienda è la capacità di Christian Bellei di ideare prodotti sempre innovativi, che esprimano al contempo l’autenticità del territorio dal quale provengono e la tipologia delle uve da cui hanno origine”.

E, visto che sono in piena sintonia, ma non diciamolo a Bellei, che potrebbe prendersela, con lui, mi piace ricordare che “il principio ispiratore di Christian Bellei è mutuabile dall’espressione della nota canzone “My way”: Cantina della Volta infatti non si è mai piegata alle logiche del mercato di massa, rifiuta ogni sorta di standardizzazione e concentra la sua attenzione nel soddisfare un pubblico esigente, composto da consumatori raffinati e selezionati, offrendo loro vini eleganti, sorprendenti, mai scontati”.

Per cui, prendendo atto, en passant, che trattasi di vino “tribicchierato” Gambero rosso nel 2017, già “vino d’eccellenza” per la Guida dell’Espresso, quando era una cosa seria, nel 2013, e addirittura, squillino i tromboni, fiato alle trombe Turchetti, come direbbe Mike Bongiorno, “vino pop 2012” dell’immaginifico Luca Gardini (hai detto mai!: a proposito mi hanno invitato per il 18 settembre a Milano alla premiazione del TWS_BIWA The Winesider Best Italian Wine Awards, la classifica dei 50 migliori vini d’Italia secondo Gardini & compari: cosa dite, ci vado e poi vi racconto?) mi “azzardo” a parlarvi bene di questo Rosé Brut ottenuto da una vinificazione in purezza delle uve di Lambrusco di Sorbara coltivate nei terreni alluvionali del fiume Secchia, uve raccolte l’ultima settimana di settembre.

Uno strepitoso (ma diciamolo a bassa voce, non vorrei che Bellei se la prendesse…) “Lambrusco Rosé di Modena Spumante D.O.C. che “si ottiene dalla selezione delle migliori uve di Sorbara raccolte esclusivamente a mano in cassette da 17 Kg. max. I grappoli sono trattati con cura per evitare qualsiasi danneggiamento durante il trasporto e l’arrivo in cantina. La pressatura avviene secondo rigorosi criteri di frazionamento.
Il mosto viene sottoposto a chiarifica seguita da fermentazione alcolica in tini d’acciaio a temperature controllata. Dopo sei mesi, viene addizionato di lieviti accuratamente selezionati ed imbottigliato. Dopo il remuage e successivo dégorgement si procede con l’aggiunta della liqueur d’expédition”. La data di sboccatura, aggiungo io, è ottobre 2016.

Che dire di questa bottiglia di bolle se non che é migliore, più raffinata, più completa e soprattutto appealing (traduco: golosamente bevibile) della stragrande maggioranza dei Rosé di una “nota” zona spumantistica bresciana?

Certo, non è a base di Pinot nero (come accade del resto con larga parte dei rosé di quella zona per produrre i quali è sufficiente una percentuale risibile del 30% o giù di lì. Loro dicono? “Abbiamo pochi ettari di Pinot nero!”. E io rispondo: fate meno i fighetti e le verginelle candide ed il Pinot nero andatevelo a comprare, come nessuno pensa di fare, loro sono Franciacorta Docg mica bau bau miciu miciu!, in Oltrepò Pavese, dove di Pinot nero gli ettari sono 3000 non 500 scarsi…), come è il caso di un altro ottimo Rosé Spumante, che nasce in zona Lambrusco, quello di Caprari, ed è solo un Rosé a base di “uvetta” Lambrusco di Sorbara, questo di Cantina della Volta, ma che vino, che “bollicine” perbacco!

Una mia cara amica, che non vedo più da tempo, ma il cui palato sulle bollicine continuo a giudicare strepitoso (quante bottiglie dei migliori Champagne abbiamo degustato insieme, con lei a suggerirmi cosa scrivere!, lei ne sa e ne saprà sempre più di me…) direbbe che presenta una robe rosa pallido, con leggera sfumatura che ricorda il melograno pallido al tramonto (!) e un perlage che nel fantasmagorico bicchiere del mio amico Luca Bini, godetevi questo video che ve lo mostra in azione (se non l’avete compratelo contattandolo a questo indirizzo e-mail Luca! Poi mi passi la percentuale…) finissimo, sottile, continuo, esaltato dal particolare design di questo calice imperdibile, svetta, con altrettante fontanelle a pioggia. Ma voi sarete mica così sfigati da usare il discutibile calice messo a punto dalla zona spumantistica bresciana (come si chiama?)?

Delicatissimo, incantevole, tutto sfumature di piccoli frutti rossi, accenni di ciliegi, fiori bianchi, pesca bianca, agrumi, giocato su toni aerei, leggeri, di grande charme, senza forzare niente, senza cercare improbabili effetti speciali. Senza stupide interferenze legnose o dolcine.

Al gusto, come direbbe la degustatrice di qui sopra, ti solletica il palato, scatena un volo di farfalline sul palato, croccante, setoso, strutturato come si conviene senza essere aggressivo, con una perfetta acidità, non tagliente, che stimola e stuzzica la sapidità e rende questo rosé malioso, ammiccante, godibilissimo, fresco, vivo. Come il sorriso tenero della donna che ami…

E ora caro Bellei, abbia pietà di me, non si arrabbi se a me questo suo Lambrusco di Modena Rosé piace assai… Non ci faccia caso, continui pure ad ignorare quello che scrivo, come se non l’avessi fatto…

Attenzione!:

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