Bene i controlli sul Prosecco, ma quando anche quelli in Franciacorta?


Gentile Consorzio Franciacorta, vuole cortesemente illuminarci?

Non sono notoriamente un fan del Prosecco (soprattutto quello Doc, mentre sono vagamente più possibilista, circa la qualità, su quello storico Docg, targato Conegliano Valdobbiadene e Asolo) che ho definito un prodotto mediocre, figlio di tempi mediocri, apprezzato da gente mediocre, ma quando leggo notizie come questa ,che vi invito a leggere con attenzione, mi inchino e mi tolgo tanto di cappello al mondo proseccaro o prosecchista.

In sintesi, la Tribuna di Treviso riferisce che “Il Ministero delle politiche agricole scatena la caccia al Prosecco “annacquato”, e annuncia controlli intensificati nelle cantine di tutta la denominazione. Un piano di controlli straordinari, in accordo con i Consorzi di Tutela, che mai si era verificato nel recente passato. Secondo i tecnici dell’Ispettorato Repressione Frodi, infatti, questa annata presenta caratteristiche ad alto rischio per quanto riguarda l’originalità del prodotto.

La domanda di Prosecco sul mercato internazionale continua a crescere. Ma stavolta la produzione, complici le gelate primaverili e un andamento climatico eccezionale, potrebbe non essere all’altezza delle aspettative. Soprattutto nelle Docg Conegliano-Valdobbiadene e Asolo (dove, al contrario della Doc, non ci sono riserve vendemmiali da sbloccare in caso di emergenza), e soprattutto per le aziende medio piccole. Il rischio, allora, è che qualcuno “tagli” il Prosecco con varietà diverse, non a denominazione controllata, per coprire l’ammanco di uva causato dal maltempo”.

E, ancora, “Piano di tutela straordinario». A spiegare come funzioneranno i controlli (non nuovi, ma intensificati e basati su nuovi strumenti digitali come il registro dematerializzato) è Gianluca Fregolent, responsabile Icqrf Nordest (Ispettorato Repressione Frodi): «Quest’anno la campagna presenta delle criticità legate alle brinate primaverili, che hanno causato una riduzione del potenziale produttivo, e alle alte temperature”.

Batto le mani e non posso non chiedere: ma controlli straordinari del genere sono previsti, l’efficientissimo Consorzio tutela vini li ha chiesti, anzi pretesi (sono o non sono i primi della classe, i meglio fichi del bigoncio?), anche in una abbastanza nota zona spumantistica bresciana (come si chiama? Ah, mi sembra Franciacorta…)?

Tra Rovato e il Lago d’Iseo nel 2017 si sono manifestate analoghe, se non peggiori, criticità legate alle brinate primaverili, che hanno causato una riduzione del potenziale produttivo”, e poi ci sono state grandinate pesanti, un torrido clima africano che ha causato (l’ho visto con i miei occhi) fenomeni di appassimento delle uve in pianta, seri problemi di siccità, riduzione delle rese produttive. E quindi, anche se non sono enologo come il mio omonimo non sono un pirla, serissimi problemi di cali e tenuta di acidità, di innalzamento del Ph, di eccessive gradazioni delle uve. Destinate in gran parte alla produzione di basi spumante (pardon, chiamateli Franciacorta altrimenti qualche Alto Papavero s’inalbera) non di vini fermi.

Circolano, le ho raccolte in Franciacorta e altrove (ad esempio in un’altra zona spumantistica lombarda, che dispone di 3000 ettari di Pinot nero, varietà per la quale in Franzacurta non si arriva nemmeno lontanamente a 500 ettari…), voci strane e tendenziose. E, sono pronto a scommetterlo, sicuramente false. E io stesso posso testimoniare di essere stato curiosamente contattato da un mediatore, attivo in una nota zona vinicola del Sud Italia, che mi ha proposto di “piazzare” partite di ottimo Chardonnay, con tutti i dati analitici in regola, presso la zona spumantistica bresciana. Come se questa fosse una cosa lecita e praticata, tanto più in una zona di assoluto rigore e al di sopra di ogni sospetto come la Franciacorta…

Al che, mi chiedo, e chiedo lo chiedo soprattutto agli efficientissimi primi della classe bresciani, ai produttori dello “Champagne italiano”, mi scuso: devo scrivere che è lo Champagne il Franciacorta francese…, all’esemplare Consorzio: quali controlli straordinari sono stati messi in atto, quali richieste al Ministero, al quale siede un lombardo, quasi bresciano, anche se nato in provincia di Bergamo, perché sia assicurata la totale purezza, la corrispondenza al 300% ai dettami del rigido disciplinare di produzione che parla di uve esclusivamente coltivate in territorio franciacortino?

Non è forse questa un’annata che “presenta caratteristiche ad alto rischio per quanto riguarda l’originalità del prodotto”?

Ai soloni di Erbusco e dintorni, al validissimo presidente del Consorzio e ai suoi altrettanti illuminati collaboratori del Cda del Consorzio una risposta…

Attenzione!:

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4 commenti

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4 commenti

  1. Matteo

    agosto 30, 2017 alle 1:46 pm

    Io quest’anno ho prodotto 28q.li di uva da circa 1,6ha.
    Vista la qualità ho preferito venderla ad un’azienda franciacorta più grande della mia.
    Se tutti avessero adottato questa strada, per il 2017 avremmo avuto forse meno della metà delle bottiglie mediamente prodotte in tutta la zona.
    Mi sa che verrò smentito…

    • redazione

      agosto 30, 2017 alle 4:32 pm

      Matteo penso che presto la contatterò e la verrò a trovare in cantina. Se il suo invito é sempre valido… 🙂

  2. Matteo

    agosto 30, 2017 alle 5:12 pm

    Quando vuole, l’invito è sempre valido.
    Il mio numero ce l’ha.

    • redazione

      agosto 30, 2017 alle 11:51 pm

      perfetto, verrò presto a trovarla

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