Cà del Bosco: è quella del banale Prestige o quella del Dosage Zero?

Una doppia identità aziendale che mi lascia sempre più perplesso

Certo che è singolare l’atteggiamento, produttivo e quindi di mercato, della più nota azienda produttrice, la migliore, secondo una certa logica, la più prestig(e)iosa, da ogni punto di vista, di una nota zona spumantistica bresciana. Zona che, accidenti a me, non mi ricordo mai come si chiama, ah, ecco, Franciacorta!

Sto parlando della Cà del Bosco di Erbusco. L’azienda, creata da Albano Zanella e da sua moglie Annamaria Clementi, due persone straordinarie, che l’affidarono in giovane età, pur facendolo seguire da tutori importanti come uno chef de cave proveniente dalla Champagne, al loro figlio Maurizio. Mio coetaneo, io di settembre, lui dei primi di novembre, del fatidico 1956.

Cà del Bosco, cento volte di più di un’altra nota cantina di Erbusco, che ha affidato la propria immagine ad etichette color arancione della stessa tinta dei giubbetti catarinfrangenti che s’indossano quando si ha un auto in panne, è sinonimo di Franciacorta ed in effetti ha rappresentato e rappresenta una fantastica carta d’identità per la zona spumantistica bresciana.

Vini che non passano inosservati e fanno discutere (anche per i prezzi spesso esagerati, che li rendono di fatto ben poco appealing per il mercato inglese, ad esempio), presentazioni fiammeggianti e, su tutto, l’intelligenza brillantissima, davvero superiore alla media, una di quelle intelligenze che spiccano e spaccano, di Maurizio Zanella, che anche dopo l’acquisizione dell’azienda da parte del colosso veneto Santa Margherita (che in questi giorni ha fatto due ottimi acquisti, nella Lugana ed in Sardegna) è rimasto il deus ex machina.

Cantina spettacolare (la faccia dell’enologa e produttrice ungherese Zsuzsanna Babarczi che giorni fa ho accompagnato in visita alla cantina era tra lo sbalordito ed il meravigliato), tecnologia usata nel migliore dei modi, vigneti condotti come giardini, scampoli di preziosa arte contemporanea disseminati tra vigne e cantina, un angolo di Franciacorta da sogno e il migliore, con Mattia Vezzola, degli chef de cave locali, ovvero Stefano Capelli, eppure…

Eppure c’è qualcosa che non mi torna. Durante la visita con le ospiti ungheresi, che ho accompagnato per due giorni in giro per la zona spumantistica bresciana, spendendo tempo e danaro, a quale titolo non so proprio (ho capito: come un pirla…) ci siamo trovati di fronte alla consueta rappresentazione, splendida e splendente, del mito, della leggenda sfolgorante di Cà del Bosco. Organizzazione impeccabile, scenari ad effetto, ma già alla degustazione qualcosa mi ha lasciato perplesso. I vini buoni, niente da dire, sorprendente e sempre elevata la qualità del Franciacorta Cuvée riserva Annamaria Clementi che nella sua annata 2007 mi è sembrata mai così bilanciata, raffinata, appealing, con il legno, di solito molto invadente in giovane età, finalmente non protagonista.

Però è stato l’assaggio del vino che per anni e anni ho considerato il più grande Franciacorta esistente, ovvero il Vintage Collection Dosage Zero, che nella sua annata 2012 mi si è proposto in forma sorprendente. La prima bottiglia evoluta, odiosamente legnosa, bloccata dal legno, evoluta, stanca, priva di vibrazioni. La seconda bottiglia, che sono riuscito a far aprire a Capelli, spiegandogli come la prima ci avesse lasciato di sasso, decisamente meglio, buona, ma non vibrante, godibile, complessa come quando questo vino mi faceva letteralmente eno-godere.

Insomma, in altre parole i vini degustati li ho trovati buoni e ben fatti, tecnicamente ineccepibili, molto pensati e costruiti, ma per le emozioni vere, parere mio e delle due signore ungheresi, che non ho plagiato, ma che sanno assaggiare e giudicare con il loro palato, abbiamo dovuto accomodarci altrove.

E che dire del mirabolante, almeno così lo considerano i dilettanti allo sbaraglio, Franciacorta Cuvée Prestige? Corretto, piacione, in grado di piacere alla gente che piace, alla “Milano esclusiva del jet set”, alla “Milano da bere”, ma decisamente non interessante, non in grado di dare emozioni a quel perverso del sottoscritto, che ad una grande bottiglia di metodo classico chiede molto di più che una banale facile piaciona capacità di farsi bere.

I grandi Champagne, Cava, Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg e Alta Langa Docg, ed i migliori Franciacorta Docg, che non sono tanti, ma ci sono, non si accontentano di un’unica dimensione, di una facilità di espressione commerciale, ma sono multidimensionali, complessi, ricchi di sfaccettature. Sono intriganti, sensuali, dividono l’opinione, possono piacere o non piacere e non hanno, come accade con il Prestige, lo scoperto disegno di piacere a tutti, di accontentare un gusto medio, quasi proseccheggiante, piuttosto mediocre.

Al che mi viene da chiedere, so già che il big boss, il super egocentrico, anzi, egolatra, Maurizio Zanella, mio ex amico (io l’ho considerato come amico dal 1984 sino allo scorso anno, lui????..), non risponderà, ma com’è possibile che Cà del Bosco abbia un modo di essere tanto schizofrenico, franciacortescamente parlando?

Da un lato la Maison di Erbusco esalta la Franciacorta, le non grandissime, ma reali possibilità della zona spumantistica bresciana con grandi “bollicine” come i Vintage Collection Dosage Zero, Satèn, Brut, Blanc de Noir, con la Cuvée Riserva Annamaria Clementi aspira a grandi cose, che non sempre passano dalle premesse/promesse alla realizzazione.

E dall’altro cosa fa? Con la cuvée Prestige diffonde, grazie ad un milione di bottiglie e all’insano potere mediatico di questa bottiglia,la cui presentazione con tanto di foglio arancione ripara luce (arancione questo foglio, arancione l’etichetta della volgare cuvée della Bellevue…) viene oggi copiata da altre aziendine franciacortine di valore davvero scarso, tipo Bersi Serlini, tanto per non fare nomi, l’immagine più banale, scolastica, elementare, quasi proseccheggiante, del Franciacorta Docg e della Franciacorta.

Siamo davvero sicuri, Signor Maurizio Zanella, che lei non soffra di un disturbo bipolare o della sindrome denominata Dottor Jekyll and Mr. Hyde?

Ah, già, mi scusi, lei in quanto milanista e grande frequentatore di tribune vip insieme al suo amico Galliani, è proprio come il pallonaro, in tutti i sensi, Neymar, che non è passato non da una squadretta come il Bbbbilan, ma dal mitico Barcellona al Paris Saint Germain per soldi: “non sono mai stato mosso dai soldi, non è mai stata la mia prima motivazione. Quello che cerco è la mia felicità e quella della mia famiglia. Seguo sempre il mio cuore”.

Certo… E a Berlusconi piacciono le tardone, Renzi non aspira a tornare a Palazzo Chigi, Farinetti non riesce ad arrivare a fine mese, e gli uomini facevano di tutto per incontrare Moana Pozzi solo per discutere con lei di filosofia morale e di angeologia

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33 commenti

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33 commenti

  1. Alessio

    agosto 7, 2017 alle 8:30 am

    Caro Ziliani, ma non le pare un poco riduttivo giudicare un vino sulla base di una etichetta (arancione o di qualsiasi altro colore)?
    Tra l’altro mi pare un modo elegante per differenziarsi (la bottiglia rimane sicuramente in mente). E verosimilmente porterà buoni risultati. Non trova?

    • redazione

      agosto 7, 2017 alle 9:26 am

      trovo che sei definisce “elegante per differenziarsi” un’etichetta di un colore adatto per la Fanta, le bibite gassate, i bikini delle donne di dubbio gusto, i giubbetti catarinfrangenti, per un abito parto di uno stilista completamente pazzo e dai gusti sessuali “diversi”, allora o lei non conosce la lingua italiana, oppure é di una volgarità degna di quello spumante bresciano.
      Che poi, se ci si spinge ad assaggiarlo (berlo é difficile, meglio un prosechin..) lo si trova in perfetta coerenza con l’etichetta: privo di ogni eleganza e appealing solo per i burini.
      Che ad Erbusco e dintorni non mancano, anzi…

  2. Alessio

    agosto 7, 2017 alle 10:00 am

    E caro Ziliani, qui, purtroppo, trovano conferme i miei timori, sulla sua obiettivita`. Le parole da me riportate (“un modo elegante per differenziarsi”) non sono mie, ma sue, copiate pari pari da qui (vedere in fondo)
    http://www.lemillebolleblog.it/2014/05/07/nuovo-packaging-colorato-per-i-franciacorta-di-bellavista/

    Scritte prima che lei litigasse con qualcuno. Molto deluso dal trovare conferma che i suoi giudizi non sono obiettivi, ma legati al momento e alla simpatia (anche questa momentanea) delle persone di cui parla. Peccato.

    • redazione

      agosto 7, 2017 alle 11:18 am

      peccato un par de ciufoli! Lei ha perfettamente ragione, ma solo i coglioni (magari ne conosce bene qualcuno) non cambiano mai idea. E oggi a rileggere quelle mie righe mi vergogno di me stesso. Aver definito “elegante” quella scelta grafica é qualcosa che mi fa venire il voltastomaco. Su me stesso.
      Ho cambiato idea, o forse quel giorno ero in vena di spacciare per un mio articolo un comunicato stampa aziendale. O forse ero in qualche modo impaurito dalla potenza di un’azienda e di un personaggio che oggi non mi fanno più caldo né freddo, anzi.
      Oggi trovo quelle etichette volgari, ineleganti, sciocche.

      • Alessio

        agosto 7, 2017 alle 4:46 pm

        Cerco che cambiare idea e ‘lecito. Ci mancherebbe.
        Pero`, opinione personale, cambiarla troppo spesso come nel suo caso (ormai la lista die personaggi o vini su cui ha cambiato idea e ‘lunghissima)va a ledere l`autorevolezza di un giornalista.
        Mi spiego: io di lei tendenzialmente mi fido, la ritengo “valido”. E se oggi scrive qualcosa su una persona o su un vino, tenderei a fidarmi. Pero, cavolo, se dopo 6 mesi cambia completamente idea, lei capisce che non so più cosa pensare. Quale e`la verità´? La verita`, tendenzialmente, dovrebbe essere unica. A volta, ovvio, può essere rivista. Ma non puo`cambiare in modo radicale, come a lei sempre piu spesso succede. Ovvio che poi viene il sospetto che i suoi giudizi siano influenzati da simpatie (nel migliore die casi) o interessati (nel peggiore).

        • Alessio

          agosto 7, 2017 alle 4:50 pm

          Per capirci…quelle etichette a lei facevano schifo fin da subito, a mio avviso. Ma non volendo “scoglionare” l importante produttore, ha Espresso un giudizio non entusiasta, ma comunque positivo (“eleganti”). Stesso discorso, spesso, avviene per i vino. Peccato.

        • redazione

          agosto 7, 2017 alle 5:01 pm

          le consiglio, se vuole, di continuare a fidarsi. Di continuare a leggermi. Vedrà che troverà articoli interessanti e giudizi sempre all’altezza del nome che porto e di una storia che, senza presunzione alcuna, pochi altri colleghi (il grande Daniele Cernilli a parte) possono vantare…
          Ed é per questa credibilità e autorevolezza che nella zona spumantistica bresciana tollerano come ortiche nelle mutande quello che scrivo… 🙂

  3. Massimo

    agosto 7, 2017 alle 10:13 am

    resto senza parole di fronte a questo articolo. Non entro nel merito di quello che dice sull’azienda e sui vini, magari avrà anche ragione, ma quello che mi ha sorpreso é la violenza dell’attacco diretto ad una persona che lei ha sempre dichiarato essere suo amico, ovvero Maurizio Zanella.
    Cosa é successo tra voi da giustificare questa suo cambio di orientamento e questa cattiveria (e lei quando vuole essere cattivo é insuperabile..)?
    Ce lo può raccontare? Grazie

  4. Margherita

    agosto 7, 2017 alle 10:17 am

    abbiamo capito che Ziliani si é scelto un nuovo nemico contro cui scagliare le sue frecce avvelenate: la Franciacorta, l’attuale Presidente del Consorzio, Vittorio Moretti, e l’azienda di proprietà dello stesso.
    Bene, quale sarà il prossimo nemico? Quando Franco Ziliani, parlo del giornalista, comincerà ad attaccare se stesso, a mettersi n discussione, a non pensare più di essere l’unico puro in un mondo di puttane?
    Non sarà mai troppo tardi… Anche lei, lo sappiamo bene, ha parecchi scheletri nell’armadio e cose che la riguardano che non gradirebbe venissero rese note. A buon intenditor…

  5. Al

    agosto 7, 2017 alle 12:50 pm

    Non so se finga di non saperlo o realmente non lo sappia, ma quello è da sempre il packaging dello champagne crystal

    • redazione

      agosto 7, 2017 alle 4:59 pm

      grazie di avermelo ricordato Aloisius…
      Però un conto é packaging di uno Champagne leggendario, di una bottiglia il cui contenuto (ed il prezzo) sono indiscutibili e fanno sognare da illo tempore il mondo intero (anche i nuovi ricchi scemi). E un conto é scimmiottare un mito e poi far trovare dentro alla bottiglia un franciacortino da poco, banale quanto pochi altri.
      Credo ne converrà…

  6. Gabriele

    agosto 7, 2017 alle 2:17 pm

    Nn é una politica aziendale che condivido quella di ca del Bosso xé se si pensa alla guido berlucchi o a Ferrari i loro prodotti base sono a prezzo decisamente più contenuto e notevolmente più onesti al gusto…. so bene che un dz noire di ca del bosco in particolare la 2005 ha davvero molto da dire, ma costa pure 70€ che paragonati a quel prosecco svanito della cuvée prestige a quasi 30€ ne vale 10 volte tanto se questa é l’unitá di misura… Ma xé nn differenziarsi con un bel vino tagliente e verticale, ora il nome l’azienda lo ha e si può permettere di fare un base come Dio comanda e nn ste porcate piatte e dosate a badile…. comunque é triste da dire, ma pare che a tanta gente piaccia xé lo vende e come disse Veronelli se nessuno li comprasse smetterebbero di produrli i vini cattivi…. buona serata Franco grazie

  7. marco

    agosto 7, 2017 alle 3:51 pm

    Ziliani, d’accordo che solo gli stolti non cambiano idea, però temo che prima di continuare a scrivere post livorosi sulla Franciacorta (che peraltro non amo particolarmente) dovrebbe fermarsi un minuto a rileggere quello che lei stesso ha scritto in un passato neppure troppo lontano.

    Ad esempio, parlando del Prestige di Ca del Bosco: “Un Franciacorta multivintage dunque, con 5 grammi zucchero per litro e acidità di 6,2, che ho trovato molto più complesso e ben fatto e soddisfacente di quanto gli eno-snob, magari senza averlo degustato, considerino stroncandolo a priori, forti di un palato che ritengono, bontà loro, particolarmente raffinato e superiore a quello dei tanti che la Cuvée Prestige, con la sua bella bottiglia bianca trasparente, che fa indubbiamente la sua bella figura e ha un certo appeal, bevono senza tante storie.
    Colore paglierino oro molto brillante, stupisce con la finezza e la continuità spumeggiante del suo perlage piuttosto fine, per un naso molto aperto, fragrante, diretto, di notevole intensità aromatica, ricco e compatto, molto fruttato, con note di agrumi e mela e pesca bianca in evidenza.
    La bocca, com’è ovvio e comprensibile attendersi da un vino che deve piacere al primo impatto, che è “progettato” per farsi bere, è molto morbida, rotonda, cremosa il giusto, con una bolla leggera piacevolmente croccante e non aggressiva, una interessante consistenza vinosa e una moderata naturale dolcezza (nessuna traccia di piacioneria o di ruffianesca dolcezza), con la stessa fruttuosità che si coglieva nei profumi e una buona persistenza…
    Davvero niente male queste due Cuvée Prestige di Cà del Bosco: e adesso chi glielo va a dire agli iperciliosi, malmostosi e un po’ acidi enosnob anti-franciacortini?…”

    E poi, nei commenti allo stesso post:

    “un vino di Faccoli, del Mosnel, di Majolini, Colline della Stella, Camossi, Cavalleri, Gatti, per fare qualche nome, può tranquillamente, pur con le differenze stilistiche legate alle uve, ai diversi terroir, alle scelte dei produttori, stare nella stessa denominazione che accoglie la Cuvée Prestige di Cà del Bosco. Che io ho assaggiato senza preconcetti, cercando di capire il valore e la qualità intrinseca del vino.”

    “fare figo” non ha proprio nessun significato. Nel suo discorso colgo una contraddizione: la fama importante l’azienda in oggetto l’ha creata, come dice lei, con “prodotti eccellenti” o con abilità di marketing, facendo diventare i propri vini dei must?”

    “di quel vino si vendono circa un milione di bottiglie. Pensa che succeda solo perché la bottiglia é accattivante, perché berlo e farsi vedere berlo, come dice lei, “fa figo”, oppure perché quel prodotto, ben azzeccato, piace? Possibile che siano tutti fessi da acquistarlo, berlo, sceglierlo?
    Ecco il mio discorso su questo insopportabile eno-snobismo…”

    ” se il vino fosse davvero, come lei dice “men che mediocre” non gli avrei attribuito il punteggio che gli ho dato e non avrei scritto quello che, liberamente, in base al mio gusto e al mio assaggio, ho scritto”

    • redazione

      agosto 7, 2017 alle 4:57 pm

      complimenti alla sua pazienza e alla meticolosità della sua ricerca. Ho scritto quelle cose, ebbene sì, forse preso da divino incantamento, per dirla con il padre Dante, o influenzato dall’antica amicizia (a senso unico, evidentemente) con Maurizio Zanella e dall’ammirazione per Cà del Bosco, che frequento dal 1984, ogni volta con rinnovata ammirazione.
      Poi, come capita a volte anche con i grandi amori, si aprono gli occhi e si scopre che la bellissima che adoravi non é più bella, che é una zoccola che ti fa le corna e ti racconta balle. E come fai, se non sei un coglione, a rimanere innamorato di una tipa simile?

  8. Alessio

    agosto 7, 2017 alle 5:17 pm

    Ecco, sti commenti antichi sulla CP me li ero persi. Ma come faccio a prenderla sul serio, Ziliani? Il vino di e`lo stesso. Il giudizio COMPLETAMENTE opposto. Fa sorridere, a leggerlo ora.
    Lo stesso Daniele Cernilli , che ora e`”grande”, un paio di anni fa era un venduto (no, non so se ha usato questo Termine preciso, ma il senso era simile).
    Io sono un pistola e nel mondo del vino non conto nulla. Ma se fossi un professionista, ci penserei 20 Volte prima di avvalermi e pagare un professionista cosi incostante e inaffidabile come purtroppo lei spesso dimostra di essere. Forse forse sta qui il problema, non nella sua “antipatia”, nel suo essere “controcorrente”, nel suo avere “la schiena dritta”. Forse il problema e`proprio il contrario.

    • redazione

      agosto 7, 2017 alle 6:24 pm

      lei é sicuramente in grado di dimostrare quello che afferma, vero Alessio, ovvero Alessandro Negri? Lei può portare le prove che io non abbia la schiena diritta e che non accetti compromessi e non mi venda? Bene, le prepari, perché io la porto in Tribunale e lì dovrà dimostrare di non essere lo squallido diffamatore, al servizio di chi, posso immaginarlo, che dimostra di essere con questo commento.
      A presto, attendo sue notizie. Anche telefoniche. Nella zona spumantistica bresciana troverà facilmente persone in grado di fornirle il mio numero telefonico.
      Scuse immediate, pubbliche, oppure darò da lavorare al mio avvocato, bresciano, anche in agosto. Non sto scherzando

      • Alessio

        agosto 7, 2017 alle 6:50 pm

        Ecco, mancavano giusto le minacce, in effetti.
        Lei ha la schiena dritta, Ziliani. Scusi se si e`offeso, non era mia intenzione. Dritta sara`anche dritta, la schiena. Diciamo che forse gira a 36o gradi su se stessa, mettiamola cosi.

        • redazione

          agosto 7, 2017 alle 7:58 pm

          Benissimo, le ho offerto la possibilità di scusarsi e lei rincara. Contatto immediatamente la Polizia Postale per individuarla tramite l’I.P. e poi passo il tutto all’avvocato. Lei vada a diffamare altri, con me marca malissimo.

          • Alessio

            agosto 7, 2017 alle 8:08 pm

            O signur, ci manca giusto di infastidire la polizia postale con ste cose.
            SCUSI ZILIANI, NON ERA MIA INTENZIONE OFFENDERLA.
            Vado a cena e mi berro`un bicchiere alla sua salute.

          • redazione

            agosto 7, 2017 alle 9:21 pm

            prendo atto che una volta messi alla stretta i calunniatori si cacano sotto e scappano come conigli.
            Del vino alla mia salute non so che farmene, brindi ai veri protagonisti della zona spumantistica bresciana, i vignaioli veri, quelli che non si arrendono, quelli che vogliono veramente bene e difendono e propongo la vera immagine, non quella di plastica o peggio, della Franciacorta

          • Oreste Lini

            agosto 9, 2017 alle 3:16 pm

            Le ricordo che Calunnia, ingiuria e diffamazione hanno significati ben precisi in italiano.
            Spesso “i non addetti ai lavori” creano dei mix fantasiosi di questi tre elementi che neanche la cuvée prestige di cadelbosco!
            Se lo faccia spiegare dall’avvocato già che c’è

          • redazione

            agosto 9, 2017 alle 11:39 pm

            il mio carissimo avvocato é in vacanza e non vedo perché debba disturbarlo per farmi spiegare queste sottili differenze. Quanto alla cuvée che lei cita escludo ricorra a “mix fantasiosi”: le uve sono, come da disciplinare, quelle che vengono coltivate nella zona spumantistica bresciana, secondo le percentuale fissate di anno in anno dallo staff tecnico dell’azienda con sede a Erbusco.
            A proposito di tecnica: ma che fine ha fatto il famoso laboratorio interno, un tempo all’avanguardia? Circolano voci secondo le quali tutte le analisi vengano oggi fatte non in cantina, bensì in Santa Margherita. Sarebbe interessante saperlo, ma credo che sia inutile rivolgermi all’azienda del Prestige e chiedere: mi beccherei come minimo dei vaffa.
            Oppure comunicazioni analoghe a quella, clamorosa, che mi é arrivata oggi dall’azienda produttrice del Prestige stesso…
            Cosa mi hanno comunicato?
            Beh, ve lo racconterò domani, preparatevi a piegarvi in due dal ridere… 🙂

  9. marco

    agosto 7, 2017 alle 5:54 pm

    Ci sono volute poca pazienza e meticolosità, mi creda. Ricordavo bene quell’articolo, visto che non ne condividevo granché i contenuti: ho sempre trovato la Prestige poco entusiasmante a livello organolettico ed altri vini di CdB buoni ma troppo cari.

    Detto questo, il paradosso è che sono più in accordo oggi di ieri con quel suo vecchio post che a suo tempo mi fece storcere il naso: la Prestige resta quel che è sempre stata, un discreto vino entry level, piacione, ruffiano e troppo caro, ma se CdB riesce da anni a venderne milioni di bottiglie significa che la formula è quella giusta.
    QUante maison di champagne sfornano bottiglie stratosferiche che accompagnano a vini base assai più modesti?
    Ziliani, proprio a lei, liberale, uomo di destra, mi tocca di chiedere che male ci sia nel successo commerciale?

    • redazione

      agosto 7, 2017 alle 6:29 pm

      Marco, credo lei compia un errore di fondo. Io non sono liberale, sono un missino della destra sociale e quindi il liberismo mi convince fino ad un certo punto e non sono persuaso che nel nome del mercato si possa fare qualsiasi cosa.
      Questa infame crisi economica infinita dimostra quali guasti possa causare un liberismo sfrenato.
      E poi, il successo di un prodotto non significa che quel prodotto sia valido. Altrimenti dovremmo plaudire, cosa che io non farei nemmeno sotto tortura, al trionfo del più mediocre dei vini italiani, il Prosecco, oppure dell’audience che premia uno squallido spettacolo come il Festival di Sanremo, oppure i milioni di dischi venduti dai più sordidi gruppi musicali privi di qualsiasi valore. In questo sono fondamentalmente aristocratico e decisamente ben poco democratico

      • marco

        agosto 8, 2017 alle 8:45 am

        Ziliani, dai… neppure io credo che “nel nome del mercato si possa fare qualsiasi cosa”. Chi potrebbe esserlo?

        Quello che intendevo dire è che CdB, con il successo del Prestige, compie una ottima operazione commerciale che trovo difficile criticare: vende milioni di bottiglie di vino “base” ad un prezzo non certo da entry level e ha un pubblico soddisfatto.
        Non punta la pistola alla tempia dei consumatori, non opera in regime di monopolio, non ruba soldi, non attinge a sovvenzioni statali eccetera eccetera.
        Non è un vino che compero, e spesso mi faccio soggiogare dal fascino del piccolo vigneron artigiano, ma ce ne fossero di realtà come CdB in Italia.

        IO capisco che lei abbia avuto qualche scazzo pesante con i produttori o persino con il Consorzio intero del Franciacorta, ma questo non dovrebbe portarla a prese di posizione estreme sui prodotti.

        Saluti

        • redazione

          agosto 8, 2017 alle 10:04 am

          lei ragiona molto bene e con intelligenza e gliene rendo merito.
          Mi creda però che il mio, come lo definisce lei, “scazzo pesante” (io direi peggio, da parte mia é un’aperta dichiarazione di guerra a tutti coloro che infangano la vera immagina della Franciacorta che amo) con una serie di aziende e con l’istituzione Consorzio, non parlo dell’A.D., che é un professionista capace e umanamente lo considero un amico, non condiziona il mio giudizio.
          Rispetto, come rispetto il Prosecco, il prodotto industriale Cuvée Prestige, ma credo che Cà del Bosco non possa continuare a diffondere un’immagine equivoca e doppia. Vuole essere quella del franciacortino per le masse che si fanno abbagliare da una sua immagine glamour abilmente costruita, o vuole essere quella, cui m’inchino, dei grandi Franciacorta millesimati?
          Maurizio Zanella, che é intellettualmente onesto, nonostante sia milanista, lo sa benissimo e in cuor suo, ma non lo dirà mai, figuriamoci a quello che ormai considera un nemico, ovvero al sottoscritto

  10. Marco

    agosto 7, 2017 alle 10:56 pm

    Un vino che lascia l amaro in bocca è un vino da lavarsi i piedi, lo bevono tutte persone che devono sentirsi grandi, o nn conoscono il vino buono.il miglior franciacorta è a pari merito con un prosecco triste

    • redazione

      agosto 8, 2017 alle 12:44 am

      Marco, un conto é criticare, come ho cercato di fare io, con un ragionamento logico, un vino che non mi piace e penso veicoli un’immagine deteriore della Franciacorta. Un conto é intervenire come fa lei, con sproloqui e insulti eccessivi e immeritati che lasciano il tempo che trovano e non rendono onore, se esiste, alla sua intelligenza.
      Critichiamo pure il Prestige, diciamo che non ci piace, ma senza fare delle critiche una gratuita e stupida stroncatura

  11. marco

    agosto 8, 2017 alle 8:35 am

    Tengo a precisare che il Marco del commento precedente non sono io, il Marco dei primi due

  12. Fabrizio

    agosto 8, 2017 alle 4:07 pm

    Critiche e giudizi negativi vanno accettati così come i complimenti…il Prestige così come gli altri sono fuori prezzo…richiesti..ma fuori il fatidico qualità prezzo. .consapevole essendo ristoratore che certe bolle devono essere in carta ..perché lo vuole il mercato..io passo..sono matto..non le prendo..preferisco bere bene..preferisco che i miei clienti..abbiano la possibilità di andare oltre. ..preferisco Casa Caterina. ..o Costa Ripa..ma i gusti son gusti…le passioni sono le passioni. ..e l’ignoranza..in materia ci mancherebbe. .è ignoranza. .complimenti Sig.Ziliani per il coraggio e soprattutto per avere scritto sante verità…mi piacerebbe scambiare opinioni in merito con lei..

    • redazione

      agosto 8, 2017 alle 4:34 pm

      caro Fabrizio complimenti per le sue riflessioni, per il tono e l’arguzia che dimostra.
      Sarei io ben lieto di potermi confrontare con lei, certo di avere qualcosa da imparare da persone che non si limitano a bere o degustare vino, più o meno bene, ma sanno ragionarci sopra e attorno…

    • redazione

      agosto 8, 2017 alle 4:34 pm

      caro Fabrizio complimenti per le sue riflessioni, per il tono e l’arguzia che dimostra.
      Sarei io ben lieto di potermi confrontare con lei, certo di avere qualcosa da imparare da persone che non si limitano a bere o degustare vino, più o meno bene, ma sanno ragionarci sopra e attorno…

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