Io amo la Franciacorta contadina, non quella dalle etichette arancione!



Sommarie riflessioni e conclusioni dopo una due giorni italo magiara

Questa mattina, con un’ultima visita, in una piccola eccellente cantina posta in quella parte est della zona spumantistica bresciana che sino a 8-10 anni fa nessuno si filava o considerava di serie B e dalla quale oggi arrivano alcuni dei vini più vitali della denominazione, terminerà la mia tre giorni come accompagnatore di due donne deliziose donne del vino ungheresi, una enologa e produttrice in un domaine familiare, l’altra collaboratrice di una società che importa e distribuisce vini di tutto il mondo nella terra magiara, nella amata/odiata terra di Franciacorta.

Sono stati giorni interessanti e piacevolissimi non solo per la simpatia delle due signore, ad una delle quali ho fatto, per scherzare (ma non troppo) uno scoperto e assiduo “filo”, anche se a 37 anni era troppo giovane per me quasi 61enne seppure se con l’entusiasmo e gli ormoni di un adolescente, ma perché ho avuto l’ennesima conferma che verso la zona vinicola posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo continuerò ad avere un atteggiamento ambivalente.


Da un lato continuerò ad essere risolutamente contro, anzi a combattere (e si preparino i grandi burattinai di questa falsa rappresentazione della Franciacorta spacciata per vera, perché settimana prossima inaugurerò una rubrica loro appositamente dedicata e non saranno carezze, ma schiaffi e cazzotti quelli che farò dialetticamente partire…) una Franciacorta furba, cialtronesca, industriale, tondinara, modaiola, expo-gasata, veicolata ad uso e consumo esclusivo di alcuni marchi, anche famosi, che perseguono i loro personali interessi, però utilizzando le risorse del Consorzio.

Di questa falsa Franciacorta sarò un tenace, forsennato, acerrimo NEMICO e cercherò di combatterla con tutti i mezzi, dialettici, a mia disposizione. Poco importa che in questo percorso donchisciottesco mi troverò a combattere anche persone amiche, o pseudo tali, nelle guerre morti e feriti, anche da parte di un fuoco amico, sono da preventivare. E io l’ho lucidamente fatto.

Ma accanto a questa Franciacorta di cartapesta, fasulla come i vini che la rappresentano, di cui inviterò i miei lettori – consumatori a diffidare e stare alla larga, c’è una Franciacorta vera, contadina, vignaiola, paysanne, una Franciacorta molto in stile récoltant manipulant, di cui sono sempre stato e sarò sempre più difensore.

Una Franciacorta di cui amo senza se né ma i vini, l’autenticità, la filosofia genuina, più pane e salame (di quello buono) che ostriche e caviale, una Franciacorta che non si affida al marketing, agli uffici stampa, alle etichette arancioni dalla sgargiante volgarità, ai nomi di vini che fanno pensare ad un prestige che in effetti manca, alle trovate propagandistiche che trovano facile megafono in una stampa asservita e mentalmente serva. Si spera non anche foraggiata…

E’ la Franciacorta dei Gatti, dei San Cristoforo, dei Cavalleri (azienda storica con la giusta mentalità e le radici contadine), dei Rizzini, dei Camossi. E di aziende come Majolini, Bosio, Fratelli Berlucchi, per certi versi dei Vezzoli  (e di Derbusco Cives) di 1701 Franciacorta, Corte Fusia, Cola Battista, Clarabella (applausi doppi per il loro impegno mirabile nel sociale) Corte Aura, Corte Bianca, La Boscaiola, Facchetti, Faccoli, La Valle, Mirabella, Monzio Compagnoni, del Mosnel senza alcuna esitazione, Quadra, Solive, Castello Bonomi, Elisabetta Abrami, per citare le prime che mi vengono in mente.

In questi giorni, pur rimanendo come sempre ammirato, nel corso della mia ennesima visita, dalla geniale teatralità, dal mix di tecnologia, modernità, poesia contadina della Cà del Bosco, che per me non di certo la casa produttrice del Prestige, che rispetto ma che è lontano anni luce dal mio gusto, ma quella del Dosage Zero e delle altre mirabolanti (costose) e solidamente costruite cuvées millesimate, e da certi sorprendenti vini delle linee più alte della Guido Berlucchi, dove opera uno chef de cave di rilievo come Arturo Ziliani, il godimento mi è arrivato, e so già che mi arriverà giovedì mattina dai vini di Andrea Arici, quando ho portato in visita le due winelovers ungheresi da Giuseppe Facchetti, sagacia contadina e grande intelligenza e vigne di primario valore rigorosamente rispettate nella loro verità.

E poi dalle visite da due aziende che abbinano splendidamente la proposta enologica, con vini d’impeccabile fatture, bontà, autenticità (che vi raccomando senza se né ma) ad una proposta turistica, di accoglienza, di cucina, di valore indiscutibile.

Parlo delle Quattro Terre, del lucido e simpatico Giorgio Vezzoli e della sua famiglia di imprenditori attivi nel settore della plastica, che non si sono accontentati di produrre Franciacorta dal profilo nitido, dalla solida definizione, fedeli ad volontà di assicurare piacevolezza, bevibilità, complessità, energia e vitalità alla beva, ma hanno creato in un angolo tranquillo di Cortefranca uno splendido agriturismo con una decina di camere ed una locanda ristorante dove la proposta dei vini (grazie ad un sommelier che ama la Borgogna ed i suo vini più di se stesso) e quella della cucina, gustosa e raffinata, viaggiano di pari passo, con risultati da applausi.

E parlo di Barboglio de’ Gajoncelli dove il giovane e svelto (di pensiero e d’azione) Andrea Costa produce Franciacorta di grande vigore, sale, verticalità e complessità ed ha creato con il socio Lorenzo Tagliabue, ottimo chef, un ristorante dove si mangia splendidamente, si pesca da una carta d’ideale ricchezza e originalità, e ci si trova perfettamente a proprio agio.

E’ questa della sempre splendida e accogliente, vivace e ben frequentata Dispensa Pani e Vini di Torbiato di Adro, oggi ben condotta da Daniele Merola, la Franciacorta che vedrà sempre in me il più convinto sostenitore.
Ed è stata, guarda caso, la Franciacorta che più ha colpito ed entusiasmato le mie due amiche ungheresi, che torneranno in patria diventando, a costo zero, caro Consorzio (il conto della cena di martedì sera per le due ospiti l’ha pagato quel pirla di Mister Ziliani…), le migliori e più convinte brand ambassador nella terra del meraviglioso e leggendario tokaji aszú
Meditate gente, meditate..

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

Le Quattro Terre

Via Risorgimento, 11
25040 Corte Franca (BS)

Tel./Fax 030.984312 Email: info@quattroterre.it

Barboglio de Gajoncelli

Via Nazario Sauro, 15 – Corte Franca (BS)
Tel: +39 030 9826831 – Mail: info@barbogliodegaioncelli.it

 

7 commenti

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7 commenti

  1. Nicola

    agosto 3, 2017 alle 5:43 am

    Mi scusi dott. Ziliani, e chi avrebbe dovuto pagare? Le due sign.re… suvvia.
    Saluti dalla sua odiata franciacorta prestige arancione

    • redazione

      agosto 3, 2017 alle 5:58 pm

      le due signore no, anche se ci sarebbe da discutere, visto che io ho dedicato loro due giorni e mezzo del mio tempo, ma perché devo spendere un solo centesimo a favore di una zona dove ci sono loschi figuri che sparlano di me e non perdono occasione, oltre che per ragliare, di dimostrare quale danno facciano all’immagine e alla credibilità della loro zona?

  2. Oreste Lini

    agosto 3, 2017 alle 9:58 am

    Aspettavo con ansia l’articolo!
    Ha un potere magnetico il suo livore vs una parte di franciacurta… sono sospeso tra il rifiuto e l’ammirazione, ma ammetto di propendere vs quest’ultima.
    Non so, saranno le estreme maturità di certe etichette o la presunzione di elevarsi a champagne di alcuni o ancora di credere di esserne i migliori interpreti.
    Bel “regalo” ha fatto a quei produttori che “se lo meritano”: magiari e franciacurtini uniti dalla passione di un singolo!

    • redazione

      agosto 3, 2017 alle 6:03 pm

      riesce a parlare italiano, francese, o inglese, in maniera articolata e chiara, di modo da poter aver “chiaro” il suo “confuso pensiero”?

      • Oreste Lini

        agosto 4, 2017 alle 9:16 am

        Urge un ripassino di comprensione del testo!
        Mi dica la prego, sono qui apposta per chiarire…

        • redazione

          agosto 4, 2017 alle 11:00 pm

          di quale azienda della Franciacorta lei é a libro paga? Sarei pronto a scommettere trattarsi della più cafona e mediocre, basta vedere le sue etichette da luna park

          • Oreste Lini

            agosto 7, 2017 alle 10:52 am

            Nessuna, mi spiace.
            Fatico addirittura a vendergli le nostre macchine…

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