Ancora bollicine wine tour: domani in Oltrepò Pavese et à suivre…

Nella zona spumantistica bresciana (ma come si chiama?)

Beh, diciamo che ieri mi sono divertito e ho fatto la mia parte (non é ancora finita la giornata e devo ancora terminare un articolo importante) occupandomi non di vino, bensì di politica. Della difesa del nome, del ricordo, dell’onore di un martire della violenza politica, di una vittima innocente del comunismo assassino. Parlo del 18enne SERGIO RAMELLI e dello sfondone, dell’imprudenza fatta dal collega giornalista David Parenzo durante l’ultima puntata della La Zanzara – Radio 24 quella di venerdì scorso.
E allora penso di essermi meritato e di godermi giustamente, da solo, perché mon Amour est encore en France e ritornerà in Italia solamente martedì e causa mia impegni tornerà tra le mie braccia solo giovedì, questa bottiglia splendida e splendente parafrasando Donatella Rettore (do you remember?) meravigliosa nella sua turgida essenza… Ma che diavolo faccio? Parlo come un Luca Maroni qualsiasi? Oh, mon Dieu!?

Dunque in attesa di pescare nella zona spumantistica bresciana (come si chiama?) una bottiglia pari annata che non sia morta e sepolta e consegnata alla pattumiera, mi godo, sì mi eno-godo, questo Champagne blanc de Blancs 1989 (mais oui!) di una petite Maison, J.L. Vergnon, di Le Mesnil sur Oger. Grand Cru. Non ve la racconto, me la godo tutta e brindo. A’ votre santé, mes amis, et la santé de mon Amour...

Allora cosa mi aspetta nei prossimi giorni? Mi aspettano, tanto per cambiare, da qui a giovedì, delle bulles, bollicine, burbujas, bubbles, che gusterò, insieme a qualche vino fermo, domani, lunedì 31 di questo vivacissimo luglio 2017, in Oltrepò Pavese, dove sarò questa mattina per discutere e programmare cose interessanti che farò per questa terra stupenda, nel nome di questa terra autentica e viva, dei suoi più intelligenti vignerons (ce ne sono, sono crape dure, ma ci sono, eccome, a me stanarli e trovare il modo di valorizzarli e fare squadra…), e dove al pomeriggio andrò a trovare il mio vecchio amico Paolo Baggini all’Olmo Antico, a Borgo Priolo.

Indossare la maglia dell’Oltrepò, in un rapporto di collaborazione libero e indipendente (hanno voluto il Maradona ed il George Best, il Beccalossi ed il Cassano? E ora che si arrangino e che non provino a frenare il mio estro con rigidi schemi tattici e mordacchie…) mi onora, da milanese e lombardo. L’ho sempre detto di sentirmi umanamente mille volte più mio agio tra queste colline pane e salame e vino schietto e sapienza contadina celebrate da Gioann Brera fu Carlo, che nelle terre dei tondinari reiventati spumantisti bresciani, che non mi hanno mai amato, e mi hanno sopportato pur avendo bisogno anche di giornalisti come me per costruire la loro mitografia… E sono certo, esplorando da capo a piedi queste colline stupende, che avrò tante occasioni per scrivere articoli come questo

E poi, come ho già raccontato qui, martedì e mercoledì e giovedì mattina, per un simpatico ghiribizzo, per un uzzolo, perché non potevo dire di no ad un lettore altoatesino che si è formato come enologo in Austria e lavora in alcune delle più importanti e antiche tenute ungheresi, sarò, ad accompagnare una sconosciuta wine maker magiara, che ha pensato bene, speriamo non sprechi il proprio tempo (ahimé, sua conoscenza a parte, ho timore di sprecarlo io…) di trascorrere alcuni giorni nella zona spumantistica bresciana posta tra Iseo e il Monte Orfano. Una zona spumantistica produttrice di validi o meno validi, alcuni ottimi, altri (troppi) mediocri, metodo classico, cui ho dedicato almeno vent’anni della mia attività di giornalista e cronista del vino.

Parlando di questa zona non riesco ancora, spero di farlo presto, a trovare il giusto equilibrio, a non essere ancora incazzato ferocemente con lei, e soprattutto con larga parte dei suoi protagonisti, per come si sono comportati e talvolta si comportano, in maniera infame, con me. E’ solo un’umana forma di pietas che mi frena dal raccontare tanti episodi che dimostrano come la Franciacorta, ma diciamolo pure il suo nome! sia popolata, accanto a poche persone deliziose, da torme di cialtroni, cafoni, ineducati, gente senza cultura e senza alcun senso di riconoscenza per il prossimo. Parlo di me stesso, ma anche di altre persone a me amiche, che alla Franciacorta hanno dedicato passione, entusiasmo, lavoro, ricevendo in cambio solo calci in culo.

Ma chi se ne frega, la figura da franciacortini la fanno loro, non io, per mia fortuna. E quindi, a testa alta, io non ho nulla di cui vergognarmi, IO, da martedì a giovedì nel primo pomeriggio (tornando a casa a Bergamo ogni sera, non mi aspetto certo che quelli del Consorzio, che spendono camionate di soldi per tante cazzate si sognino di pensare di spendere 10 euro per propormi di fermarmi a dormire in una stamberga nel loro territorio e rendermi il lavoro, a loro esclusivo favore, ‘sti fenomeni da circo!, più agevole!) sarò in Franciacorta. Senza amore, senza passione, armato di pura curiosità intellettuale, per il piacere di fare un piacere ad una donna del vino di una terra di antica cultura (parola che in Franciacorta è pressoché sconosciuta) come l’Ungheria!

E come diceva il grande Francesco Guccini, “’a culo tutto il resto”!

Ricordatevi franciacortini perbene, ce ne sono ancora, ce ne sono, ma sono oppressi da una maggioranza di industriali senza scrupoli e di loro servitori leccaculo, le parole di David Bowie in Heroes:

And the shame was on the other side

We can beat them for ever and ever

(potete batterli, dovete batterli e cacciarli al più presto e prendere il controllo della vostra denominazione, del vostro destino, vignerons franciacortini…)

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook