Oltrepò Pavese Pinot nero Extra Brut Angelo Ballabio Farfalla Ballabio

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


L’ho scritto, sulla mia pagina Facebook, giusto la scorsa settimana, a Trento, mentre godevo, enoicamente parlando, degustando, in un crescendo rossiniano di bollicine scoppiettanti e invitanti al bere, ben 74 Trento Doc. Le “bollicine” made in Trento, i metodo classico prodotti in provincia di Trento che rivendicano la denominazione trentina.

Ci ho pensato sopra, ho riassaggiato cinque campioni che mi ero portato dalla città del Concilio, stappati per la degustazione lunedì scorso, e di cui mi sono studiato l’evoluzione (perfetta!) lasciandoli in frigo fino a 7 giorni, e sono arrivato a formulare, a bocce ferme e bocca riposata, questa mia convinzione, facilitata anche dalla percezione del caldo africano (un caldo ben ospitale per le cosiddette boldriniane “risorse” che invadono letteralmente la nostra Italia ogni giorno…) che continuava a fare in Lombardia dove vivo e nel resto d’Italia.

La convinzione è che se il Trentino ed i suoi “bollicinari” si svegliano (e si sono svegliati, eccome se si sono svegliati!) e i miei amici bastian contrari dell’Oltrepò Pavese fanno altrettanto (e io m’incaricherò di tenerli ben desti con amorevoli “frustate” e pungoli) nella terza zona spumantistica metodo classico italiana, quella pianura che si presenta al prossimo con la…bellavista del “cru autostrada”, ovvero i vigneti (che per un soprassalto di pudore non hanno avuto la faccia di tolla di presentare come bio…) che si costeggiano percorrendo il tratto della A4 da Palazzolo all’Oglio a Rovato, faranno bene a pensare ad una radicale riconversione.

E non certo al biologico, alla quale, a memoria, gli spumantisti bresciani dicono di aver riconvertito oltre il 50% delle superfici vitate, ma ad altre colture che non siano la viticoltura, ad esempio kiwi, frutta esotica, banane, viste le temperature tropicali che si registrano puntualmente in estate nella cosiddetta (tenetemi che sto per ridere) “petite Champagne” bresciana. Un clima che rende inevitabile per la produzione di basi spumante tanta fatica e tanto lavoro di cantina, visto che il rapporto tra acidità e pH, e la qualità del frutto (cotto) non sono tali da assicurare gli elementi fondamentali in ogni metodo classico degno di questo nome: freschezza, sapidità, corredo acido e quindi, visto le “bolle” si dovrebbero bere, specie d’estate, e piacevolezza.

Dunque, cari consumatori e appassionati di bollicine metodo classico di quelle buone, di quelle che non “se la tirano”, che nascono per farsi bere piacevolmente e non fare vetrina o darsi arie da grande vino all’Expo, se per i bresciani con il perdurare della calura estiva i problemi aumenteranno in modo esponenziale, per voi arrivano invece, con il risveglio trentino e oltrepadano, ottime news.

Arrivano caterve di vini buoni, intelligenti e gustosi, di metodo classico che tendono a sposare l’intelligente filosofia produttiva del dosaggio (degli zuccheri) ridotto al minimo o addirittura inesistente e si propongono al vostro assaggio come Extra Brut, Dosaggio Zero o Pas Dosé.

In attesa di sciorinarvi il lungo esempio dei metodo classico “made in Trento” degustati lunedì 17 e fonte di goduria enoica e soddisfazione, voglio cantare apertamente le lodi di un esemplare metodo classico, della tipologia a me particolarmente cara Extra Brut.

Siamo in Oltrepò Pavese, in una delle “più antiche aziende italiane di spumante metodo classico, e una delle più vecchie dell’Oltrepò Pavese”, e nata com’è nel 1905, e precisamente da Ballabio in quel di Casteggio. Il fondatore, Angelo Ballabio viene ricordato come “un uomo raro, conosciuto ed amato come il “medico condotto” del vino: un uomo buono, semplice, con una preparazione prodigiosa, frutto di una vita intera spesa a fare il miglior vino possibile. Non acquistava un solo grappolo né un solo litro di vino. A testimonianza di questa posizione, ad iniziare dal lontano 1911, l’Azienda è stata insignita di molti premi nazionali ed internazionali”.

Oggi Ballabio, che si è dotata di una carta etica, vive una fase importante che fa seguito al periodo in cui era diventata la cantina di vinificazione che il mio omonimo, il grande pioniere e inventore della Franciacorta, e patron della Guido Berlucchi, si era creato in Oltrepò Pavese. Dove pescava e utilizzava al meglio le uve, anche della zona bresciana, del Trentino e dell’Alto Adige, destinate alla sua classica cuvée, priva di denominazione ma dal marchio forte, Cuvée Imperiale, arrivata a produrre oltre 4 milioni di bottiglie.

Nel corso di una piacevolissima visita di circa due mesi orsono ho apprezzato la bellezza del posto, la simpatia e la preparazione tecnica di Filippo Nevelli, e la validità assoluta dei metodo classico. Un ottimo Rosé, ovviamente Pinot nero (ricordiamo che in Oltrepò Pavese ce ne sono 3000 ed in Franciacorta meno di 450… : perché non pensare ad una denominazione spumantistica lombarda che potrebbe anche chiamarsi Oltrecurta oppure Franciapò? ) dal colore rosa pallido, brillante, pieno di riflessi, 36 mesi di permanenza sui lieviti, sboccatura novembre 2016, dai profumi delicati e fragranti che richiamano mandorle e confetti, un filo di crema pasticcera e tanti piccoli frutti del bosco. Quando si ha la fortuna di poterli raccoglie e poi gustare à la volée.

Buonissimo lo Zero Dosage, non millesimato, ma con uve in larga parte dell 2010 (campione con sboccatura febbraio 2017) che apprezzato per la cremosità, la delicatezza croccante del perlage, lo spiccato carattere nervoso, che ravviva una materia prima importante.

Il mio vino “da applausi” della visita, quello che vi consigli senza se né ma a conferma della premessa introduttiva, ovvero che Trentino e Oltrepò Pavese si sono svegliate e daranno filo da torcere all’universo mondo, è però il Farfalla Extra Brut, un Blanc de Noir non millesimato che in azienda, dove opera come consulente uno veramente serio e bravo, il piemontese Carlo Casavecchia, (ritratto nella foto qui sotto) definiscono “una sintesi di eleganza, freschezza ed armoniosa complessità.
Il suo equilibrio nasce dalle uve Pinot Nero, clone 386, provenienti da vigneti di proprietà a struttura prevalentemente calcarea di indiscutibile pregio incastonati su fianchi collinari tra i 300 ed i 500 metri s.l.m. Ottimo aperitivo e soprattutto sa accompagnare con classe tutte le portate”. Noi l’abbiamo sperimentato anche su tartine con caviale e ha fatto un figurone.

Vigne di età media di vent’anni, che danno uve di grande qualità che in pressatura vengono trattate in maniera molto soffice, utile ad ottenere solo il 40% del mosto fiore fatto fermentare a temperatura controllata.
A seguire affinamento in vasche di acciaio sino a primavera sui propri lieviti. Nella cuvée che compone il vino hanno un ruolo importante i vini (percentualmente il 25%) di vecchie annate, affinati in magnum “per conferire complessità”. Quindi 30 mesi di affinamento sui lieviti.

Gran bel metodo classico, con dosaggio degli zuccheri contenuto a 5 grammi litro, che si presenta con un packaging molto curato ed elegante e sebbene fresco di sboccatura (un mese) all’epoca del mio assaggio (in maggio) si propone con precisa volontà di fornire una fotografia fedele del territorio e delle caratteristiche delle uve senza mediazioni e interferenze. Niente affinamenti in legno, niente malolattica, niente stravaganze nella composizione della liqueur, ma solo vin de cuvée per una “bolla” che convince e piace (a me molto) per la sapida freschezza e tensione dei profumi, una leggera nota ossidativa ma controllata, un gusto fresco vivo, nervoso, di notevole profondità e nerbo acido, verticale ma anche ampio in bocca, rotondo e croccante, con le sue bollicine molto fini, sul palato.

Uno di quei metodo classico, vogliamo scommettere?, che faranno la nobilitate di questo Oltrepò che lentamente ma con piena convinzione rinasce. Una di quelle bottiglie che quando le stappi, soprattutto se sei in piacevole compagnia, finisci per berne non una ma due.

P.S.

Ho avvistato su Youtube un breve filmato che descrive una degustazione comparativa fatta in azienda, che contrappone alcuni “spumanti” di Ballabio a Champagne. Non va bene. Fate pure questi confronti, con i vostri tecnici, in azienda, ma non rendeteli noti. Organizzateli ad uso e consumo della parte tecnica della cantina, eventualmente dei viticoltori, i più sensibili e acculturati. Ma farli in pubblico, per iniziativa di volponi gamberisti, non sta bene. Queste inutili eno-sboronate lasciatele fare, in passato hanno giovato alla crescita di una ben nota azienda locale, forse la migliore, agli “spumantisti bresciani”.
Sono loro che, sfidando il senso del ridicolo, e contemporaneamente cantandosela e suonandosela e gonfiando il petto, propongono un confronto, quello tra la Champagne e la Franciacorta, che non ha alcun senso logico. Cominciate piuttosto a credere nella vostra bellissima zona, tutta colline vitate e boschi, poi l’immagine giusta crescerà da sola. E saranno i vostri vini, magari con l’aiuto di un brand ambassador per i mercati esteri, a parlare per voi. Statene sicuri…

BALLABIO SOC. AGRICOLA SRL
Via San Biagio, 32 27045 Casteggio (PV)
Tel. +39 0383 805728
Fax +39 0383 803196
E-mail: info@ballabio.net
Sito Internet www.ballabio.net

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

 

8 commenti

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8 commenti

  1. Mauro

    luglio 27, 2017 alle 1:50 pm

    L’OltrePo è la zona in Italia che da i migliori Pinot nero da spumantizzare, lo sanno bene tutti quei produttori piemontesi ed Emiliani che colle loro uve fanno ottimi blancs de noirs (Giacosa, Lini, ecc…)
    A quando un nuovo blend colle migliori uve Pinot Nero dell’OltrePo e le migliori chardonnay del trentino?
    C’è secondo lei il rischio di realizzare uno dei migliori spumanti italiani?

  2. Ettore

    luglio 27, 2017 alle 2:59 pm

    la puttana Ziliani si rivela e getta la maschera. Dopo essere stato a libro paga della Franciacorta ora passa all’incasso con gli sfigati dell’Oltrepò.
    Dall’oro al letame, una parabola che ricorda quella, umana, dello stesso ex franco tiratore, oggi franco incassatore..

    • redazione

      luglio 27, 2017 alle 3:08 pm

      Ecco il coglione di turno, quello che mi dà del mercenario al soldo di.
      Lei ha ragione, sono pagato dall’Oltrepò, ma fossi in lei aggiungerei, visto che ne scrivo bene, dal Trento Doc, dalla Franciacorta, dalla Champagne, dal Cava, tutti vini di cui ho scritto e scriverò benissimo.
      Mi sa che é lei invece ad essere stipendiato, dalla mamma degli imbecilli, come lei, che notoriamente é sempre gravida..

  3. Silvia

    luglio 27, 2017 alle 3:02 pm

    finalmente!L’introduzione polemica e anti-franciacortina prevale ancora sul testo dedicato ad azienda e vino, ma Ziliani torna a raccontarci una buona bottiglia di bollicine da conoscere come solo lui, e pochissimi altri, sanno fare.
    Evviva! Stappiamo Oltrepò, Trento, Alta Langa o Champagne, per festeggiare! Ma continui così, mi raccomando…

  4. Marco Bertelegni

    luglio 27, 2017 alle 4:36 pm

    Caro Ettore, il letame è quello che ha dentro la testa lei, al posto del cervello, quando si mette a scrivere così da coglione. A proposito, lei oltre ad essere sfigato è anche un gran frustrato.
    Cin cin

  5. Michele R.

    luglio 29, 2017 alle 10:05 am

    Buongiorno
    Prima di tutto lasci che i coglioni si accompagnino ai coglioni e non sprechi tempo con loro, non lo meritano.
    Le dirò invece che qualche tempo fa ho avuto l’occasione di assaggiare un vino di Ballabio. Proprio giovedì 27 passavo da Casteggio e ho quindi deciso di dedicare una visita all’azienda con tanto di degustazione sul posto. Il risultato è stato sicuramente all’altezza: complimenti davvero bella azienda. Naturale te ho portato a casa una piccola scorta per poter valutare meglio…
    E adesso leggo questo suo intervento: che coincidenza.
    Buona giornata e buon vino
    Michele R.

    • redazione

      luglio 29, 2017 alle 4:02 pm

      caro Michele, non capisce un tubo nemmeno lei, così come me, cosa vuole che le dica?

  6. Oreste Lini

    agosto 2, 2017 alle 1:54 pm

    “un caldo ben ospitale per le cosiddette boldriniane “risorse” che invadono letteralmente la nostra Italia ogni giorno…”

    questa teoria è desunta direttamente dalle pagine di “Topolino”?
    Sa, non trovo le fonti…

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