E anche Cernilli infine riconobbe che.. Il Prosecco è una boiata pazzesca!

Due settimane, tra clamori vari, minacce di querela da parte di stolidi e storditi proseccari, l’avevo scritto io che il Prosecco (Doc o Docg, le differenze non sono poi granché), salvo rare eccezioni, è un vino mediocre. Che piace e ha successo tra i mediocri. In tempi mediocri.

E oggi, sul suo Doctor Wine, anche il mio ex nemico Daniele Cernilli, al secolo “il Robert Parker der Tufello”, è costretto, in un articolo che costituisce una breve ma profonda analisi del “fenomeno Prosecco”, a riconoscere, per dirla con Fantozzi, che larga parte del Prosecco è “una boiata pazzesca”…

Beh, pensateci prosecchisti e proseccari, se ve lo dicono Cernilli & Ziliani, forse del futuro di questa wine commodity, di questo spumantino che ha successo perché costa poco, ha un nome che si ricorda e piace soprattutto a chi non capisce un tubo di vino, bisognerebbe cominciare seriamente a pensare… Oh no?

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7 commenti

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7 commenti

  1. Alessio

    luglio 24, 2017 alle 11:01 am

    Ok, la qualita`media del prosecco e` mediocre. Indi? Non lo produciamo? Lo schifiamo? Lei ha idea di quanta gente vive, grazie a questo vino mediocre? Dove vuole andare a parare?

    • redazione

      luglio 26, 2017 alle 3:01 am

      Alessio, ho rispetto per i “lavoratori” del Prosecco, per i viticoltori seri che faticano in vigne che nei casi migliori, ovviamente nella zona storica, quella della Docg, la vera area del Prosecco, possono essere spettacolari e impervie e difficili da lavorare.
      Ho rispetto e considerazione, non sono miope, per il fenomeno imprenditoriale Prosecco tout court.
      Ma, ripeto, a parte lodevoli eccezioni che non mancano nell’area della Docg Conegliano Valdobbiadene, della Docg Asolo (dove agiscono produttori che onorano anche la particolare tipologia definita Colfondo) e che sono ahimé rare nella zona del Prosecco multiregionale, del Prosecco Doc, mi sembra di un’elementare evidenza ricordare che il Prosecco resta un vino mediocre da un punto di vista organolettico. Un vino che incontra un clamoroso planetario successo innanzitutto perché costa poco e quindi é il vino perfetto della crisi economica che ancora morde il potere d’acquisto di tanti, troppi, perché ha un nome facile da ricordare in qualsiasi lingua. Un vino che si può apprezzare anche e soprattutto quando di vino non si capisce un tubo, quando si ha un palato ineducato o inesistente.
      Al mio personale palato di amante dei metodo classico, dallo Champagne ai migliori Cava o Crémant, dal Trento Doc all’Alta Langa all’Oltrepò Pavese Docg (in verità ci sarebbe anche una sopravvalutata zona spumantistica in provincia di Brescia, ma i grandi vini, che non mancano, sono una rarità rispetto ai troppi vini mediocri, ruffiani, sopravvalutati) il gusto della stragrande maggioranza dei Prosecco (a me piacciono tutta una serie di intelligenti Extra Brut che sono ben migliori di tanti vini prodotti in quel di Erbusco, Borgonato di Cortefranca, Adro e zone circostanti) fa a pugni con il mio palato. E quindi non li bevo e li lascio a lettori come lei, che é libero di acquistarli, berli, regalarli, trovarli buonissimi. Ma non può pensare che per rispetto del suo gusto mediocre io non scriva che il Prosecco in genere piace a gente dal palato e dal gusto mediocre, pigro, che ignora cosa siano la grandezza e la complessità in una bella bottiglia di Champagne.
      Qui volevo andare a parare, si calmi e non faccia processi alle intenzioni o inutili voli pindarici..

  2. Andrea F

    luglio 24, 2017 alle 11:46 am

    Oddìo, Ziliani, l’analisi di Cernilli è piuttosto fredda e analitica. Si concentra in particolare sui rischi della monocoltura:

    «Consideriamo innanzi tutto che l’export di Prosecco, che avviene con un prezzo medio di circa tre euro la bottiglia, è diretto in gran parte verso la Gran Bretagna e gli Usa, dove ha preso il posto di molti Cava e rappresenta una sorta di “Champagne popolare”. Con la Brexit le nuvole si addensano sul futuro del mercato britannico e lo stesso si potrebbe dire con le “uscite” filo protezionistiche dell’amministrazione Trump negli States. In più il rischio della monocultura è forte, e lo abbiamo già sperimentato alcuni decenni fa con il Lambrusco, che fu un grandissimo successo negli Usa, ma che poi, con la caduta di quel mercato, ha vissuto periodi di crisi profonda».

    Inoltre conclude deprecando il livello attuale della discussione:

    «Ci si divide fra chi dileggia il fenomeno [E questa è esattamente la categoria in cui rientra lei], sottovalutando che è proprio il Prosecco a sostenere l’export del vino italiano in questo periodo, altro che “eccellenze”, e chi invece intona canti trionfali senza prevedere i rischi».

    È vero che dice anche:

    «E ancora, la qualità media di molta parte di quel Prosecco è veramente discutibile. Tranne che nelle zone a Docg, Conegliano/Valdobbiadene e Asolo, sono ben pochi i Prosecco degni di nota da parte di chi ami davvero quella tipologia».

    Però è ben lontano dal bocciare senza appello un’intera tipologia di vini per motivi che (forse solo a me) appaiono ideologici. Molti metodo classico e prosecchi sono talmente piatti da essere perfino indistinguibili tra di loro.

    • Oreste Lini

      agosto 2, 2017 alle 1:47 pm

      gran bel commento, che puntializza e chiarifica! Chissà perchè il “blogger” non risponde…

  3. Vito Candela

    luglio 24, 2017 alle 3:38 pm

    Buongiorno, sono un amante delle bollicine buone ed anche di prosecco di qualità.
    Su’ non siamo così cattivi .
    Non scorderò mai quando un noto vigneron Francese mi disse: vedi Vito voi Italiani siete strani , invece di aiutarvi fate di tutto per denigrarvi.
    E su’ , con un paese in crisi, buone o cattive, godiamoci il successo del Prosecco.
    Salute

  4. Francesco Margotta

    luglio 27, 2017 alle 8:34 pm

    Ebbene,
    Si parla di bolle francesi e italiane, credo che sia utile rammentare che anche i cugini d’oltr’alpe vinificano e spantizzano uve che al di fuori della zona Champagne nulla hanno da insegnare al nostro Prosecco, Franciacorta, Altalanga e Oltrepò ( dove peraltro troviamo Riesling e Pinot Noire assolutamente di livello.
    Siamo perdenti perché non siamo capaci di dare valore alle varie aree geografiche con i consorzi regionali che sono una barzelletta.
    Il vino è una moda e ogni qualvolta si propone una novità, Nero d’avola, Prosecco, Novello ecc. ci buttiamo tutti nella produzione ossessiva per fare business a discapito della qualità e della longevità.
    Francia: Beauiolais e basta
    Italia: 100 novelli di tutte le regioni possibili..
    In Piemonte ci sono dei metodi classici che fanno impallidire molti Champagne ma sono “invisibili” perché?
    Il mercato della Franciacorta è diviso da due aziende, le altre si spartiscono le briciole,
    perché?
    Nell’Oltrepò ci sono dei Pinot Nero che bevuti dopo anni e anni sono spettacolari,a senza mercato.
    perché?
    Il Prosecco è di certo un prodotto di massa che trova poche realtà di livello, ma ha una sua unicità, una beva facile e divertente che trova la massima espressione nel suo Cartizze (sparito dai radar di vendita anni fa).
    Siamo sempre stati esterofili a scapito del prodotto nostrano e lo saremo sempre purtroppo.
    I cugini sono bravissimi nelle pubbliche relazioni e difendono a spada tratta i loro prodotti!
    Qualità
    Storicità
    Unicità
    Provate ad andare da un vigneron e dirgli che altrove ci sono vini migliori…

  5. Marco M.

    luglio 27, 2017 alle 10:31 pm

    E comunque è uno dei tanti punti di vista: sai quanta gente c’è che considera mediocre (e il relativo palato) i contro esempi di cui sopra! Tanto, non trattandosi di matematica o fisica, ovvero trattandosi di gusto, un parere vale l’altro e qualsiasi obiezione rimane inevitabilmente un’opinione personale. Volendo, sul web si trovano migliaia di articoli di segno opposto. Ma è bello così.

    Poi, invece, quando si tratta di mercato ciò che conta sono le vendite, cioè i compratori e i consumatori, i perché è i percome non faranno cambiare i numeri.

    Poi ognuno, ovviamente, compra e beve (e considera apprezzabile) ciò che gli pare.

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