Champagne Brut La Cuvée Laurent Perrier

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Pinot meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


Per riprendere a parlare di bollicine e non di provinciali bollicinari

Un amico, che mi conosce da svariati anni, mi ha scritto poco fa. Mi ha detto: “Franco, abbiamo capito che ce l’hai di brutto con una zona spumantistica lombarda che non è l’Oltrepò Pavese. Abbiamo capito che devono averti veramente fatto qualche grossa carognata per suscitare questa tua reazione incattivita da innamorato deluso e tradito. Per costringerti, cosa che ti riesce facile, perché  quando tu ti scegli un bersaglio lo afferri stretto alla gola e non lo molli finché non l’hai vinta, finché non si arrende o esala l’ultimo respiro, ad esprimere la tua indignazione in una serie di post sui tuoi blog uno più feroce, puntuale e preciso dell’altro. D’accordo, fai pure, ma vuoi deciderti ad andare oltre? Vuoi mollare l’osso?

E posto fine a questo tuo sfogo, vuoi deciderti a tornare a raccontarci le bollicine che ami come sai fare bene? Vuoi utilizzare in positivo, ad uso di noi lettori/consumatori, Lemillebolleblog, oppure vuoi ridurlo a palcoscenico dove consumare le tue legittime vendette? Ti prego ragiona, lascia l’odio ed il disprezzo e torna a far emergere il tuo amore per le “bollicine” che ami. Te lo dice un amico vero, ascoltami”…

Sono parole, queste, che mi hanno fatto riflettere. Parole alle quali non posso che dare ragione. Parole che è giusto che un lettore amico mi indirizzi. E di cui tenga seriamente conto. Lui ha ragione, sono veramente indignato, anzi inca….o con quella zona vinicola, anzi, con una serie di squallidi personaggi di quella zona spumantistica di pianura alla quale ho dedicato tanto tempo e attenzioni. Però… Però devo “elaborare il lutto”, lo dovetti fare a suo tempo quando terminò una magnifica storia d’amore, prima che di lavoro, con una fantastica associazione di sommelier che ho sempre nel cuore, e posso e devo farlo ora anche se alcuni di quei bollicinari si stanno comportando con me in una maniera che non avrei mai pensato. E che mi disgusta, indigna, offende.

Non escludo affatto, anzi, di tornare ad occuparmi, come meriterà, a seconda delle circostanze, degli effettivi pregi o demeriti, della zona spumantistica in oggetto. Anzi, prevedo entro una settimana di recarmi in quella zona, per fare visita ad un’azienda storica che ho sempre profondamente stimato. E mentre scrivo ho messo al fresco una bottiglia di bollicine di un’altra piccola azienda agricola dell’area Docg bresciana, di cui scrivo dal lontano 1987.

Per rompere il silenzio, pensando che siamo già a luglio, “col bene che ti voglio” per dirla con Riccardo Del Turco, e che si avvicina a grandi passi il momento in cui me ne andrò dieci giorni in vacanza, in Francia, in Champagne e precisamente nella zona dell’Aube, in una delle tante accoglienti case vacanze che potete trovare, anche ora, visitando questo utilissimo sito Internet, voglio tornare a scrivere, concentrandomi solo sui vini, proprio di Champagne. E di uno Champagne che mi sono stappato recentemente a casa, una sera di quel periodo di giugno in cui faceva un tale caldo che sembrava di essere quasi in Africa. E non solo per le molteplici presenze, nelle nostre strade, di “risorse”, come le definisce madama Boldrini, di ogni genere e provenienza…

Non restino delusi gli “impallinati” che si appassionano di Champagne solo se sono prodotti, in quantitativi ridottissimi, da vignerons, récoltants manipulants, meglio ancora se convertiti alla causa del biologico e del biodinamico.

La Champagne è fatta anche da loro, ma i 320 milioni circa di bottiglie monitorate come expéditions fatte nel corso del 2016, vengono dal lavoro di una fitta serie di grandi Maison, che elaborano cuvées di ogni tipo. Da quelle base, a volte un po’ troppo “ruffiane”, secondo il mio gusto, nella scelta del dosaggio degli zuccheri, a cuvée de prestige da lasciare senza fiato.

Questa di Laurent-Perrier, Maison fondata nel 1812 da André Michel Pierlot e che deve il suo nome a Mathilde Emilie Perrier, vedova di Eugène Laurent, che decise di unire i nomi delle due famiglie con lo scopo di espandere il business, è una Maison che palesa “pieno rispetto per i valori della tradizione e, soprattutto, per le persone, che hanno da sempre ispirato l’azienda e alimentato il suo spirito indipendente e la sua audacia creativa”, una Maison che oggi esporta in oltre 160 Paesi al mondo, grazie a Champagne sinonimo di freschezza, brillantezza ed eleganza.

Questa che ho assaggiato, anzi, allegramente bevuto, rivendicando anche il pieno diritto di godermelo da solo, senza condividerlo con donne e innamorate, è un nuova cuvée, si chiama La Cuvée e, come sempre è all’insegna di finezza eleganza e freschezza. Una cuvée prodotta e) prodotta con uve Chardonnay (55%), Pinot noir (35%) e Pinot Meunier (15%), con affinamento di almeno 36 mesi sui propri lieviti, da uve provenienti da qualcosa come 100 particelle di vigna attentamente monitorate dai tecnici della Maison.

Laurent-Perrier è una casa ancora in gran parte a proprietà familiare malgrado la sua entrata in Borsa ed il successo mondiale ottenuto negli anni Cinquanta del Novecento grazie all’opera di Bernard Nonancourt, che aveva dato vita ad una stilistica all’insegna dell’eleganza e della piacevolezza, con una prevalenza dello Chardonnay sulle uve rosse.

Una Cuvée, La Cuvée, che la Maison definisce “ottima come aperitivo, è ideale in abbinamento al pesce e ai crostacei”.

Al mio esame, mentre me ne sorseggiavo un bicchiere (no flûte, please, boicottate, distruggete, rottamate le flûte, vi prego) è apparso così:
colore paglierino scarico brillante luminoso, con leggeri riflessi nocciola, perlage sottile e continuo. Naso delicato leggermente croccante, con crosta di pane e fiori bianchi in evidenza, quindi incisivo e secco con una leggera nota agrumata, di un mix tra anans e  pompelmo, bella vena salata e minerale. La bocca è viva, fresca, croccante, di bella vivacità e nerbo equilibrato. Uno Champagne molto appealing, piacevolissimo e delicato sul palato, con una bella vena di frutta secca appena tostata, un tocco di crosta di pane, e finale lungo incisivo verticale di gran nerbo.

Secondo i clienti del più importante sito Internet francese di vendita di vini on line, ovvero Vinatis, che conta anche su una versione in italiano che potete visitare qui, con tanto di una sezione dedicata agli Champagne, è uno Champagne che figura nella classifica dei top 100 Brut. Uno Champagne che è in vendita on line a 40,12 euro che si riducono a 34,92 euro se si decide di acquistarne due bottiglie. Un prezzo che lo rende a mio avviso uno Champagne dall’ottimo rapporto prezzo-qualità, di quelli che, soprattutto se si è in due a bere, se ne stappa, tanto per iniziare, una bottiglia, ma si sa già che presto se ne stapperà una seconda. What else?

Attenzione!:

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