Franciacorta Brut Nature Trentesimo Anno 2011 Enrico Gatti

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


Fosse tutta così la Franciacorta!

Eh sì, lo benissimo di aver “scassato ‘a minchia” al prossimo, come dicono in Sicilia, e lo si di certo ad una parte dei miei lettori che seguono questo blog da più tempo, con la mia personalissima crociata, un fatto personale, un risentimento acido, un rancore antico venuto alla luce con tutta la sua forza, un insieme di ragioni del tutto razionali e sorrette da elementi oggettivi, contro una zona spumantistica lombarda, che ho nominato orgogliosamente per tanti anni e ora, per una forma di assurda ritorsione, e per una mia oggettiva difficoltà a farlo, non riesco a nominare.

E so di aver esagerato, di non aver rispettato la realtà, che é molto più frastagliata, mettendo nello stesso sacco, quello dei cattivi, da mettere all’indice, vignaioli e produttori seri di quella zona, che pure ci sono, e che conosco, amo e rispetto, e cialtroni, parolai, tondinari e costruttori senza cultura che producono bollicine con la stessa logica con cui produrrebbero bulloni.

Con questa consapevolezza ieri sera, di ritorno da Milano, da una folgorante visita, in dolce compagnia, di quella cosa straordinaria, meravigliosa, che è la Casa Museo Poldi Pezzoli in via Manzoni, mi sono stappato, e goduto, come ero certo sarebbe successo, una bottiglia che é onore ed emblema di quella Franciacorta (finalmente l’ho detto) alla quale ho creduto per anni e che ancora mi sento di poter raccontare con antico entusiasmo.

Una Franciacorta autentica, fatta di gente perbene che non se la tira, che produce le proprie bollicine non pensando assolutamente di essere migliore della Champagne, come qualche stordito, anche ad alti livelli, sostiene e afferma. Una Franciacorta ben consapevole che se il metodo di produzione é identico, completamente diverse sono terroir, epoche di maturazione, qualità del frutto, acidità, equilibrio tra acidità, frutto e Ph. Ed il risultato finale.

E che pensare di “fare la guerra”, che non sarebbe nemmeno quella cosa seria che è stata la battaglia di Davide contro Golia, ma una pagliacciata da Erbusco, Rovato e dintorni, alla Champagne è cosa che squalifica immediatamente chi sia responsabile di tale stolta rodomontata.

Una Franciacorta che merita il rispetto di tutti, anche il mio, che trova in aziende come Enrico Gatti Franciacorta un emblema fedele e perfetto, che sa esprimere vini di grande personalità come questo Franciacorta Brut Nature Trentesimo Anno 2011 Enrico Gatti che mi sono stappato e goduto, mais oui!, stasera, un metodo classico perfettamente rappresentativo delle caratteristiche del territorio, della siderale differenza dal terroir della Champagne. Una differenza che è differenza e basta, e non necessariamente inferiorità. Anche se, lo confesso, la mia evoluzione del palato, che è totalmente aliena da possibili debolezze verso quel fenomeno che rispetto imprenditorialmente e commercialmente parlando che è il Prosecco, nelle sue varie accezioni (ma ci sono eccezioni, scoperte, guarda te!, solo in quel di Londra, che racconterò presto), mi porta a ritrovarmi maggiormente, a trovare soddisfazione, molto più negli Champagne, e in certi Cava strepitosi come Recaredo, che nelle bollicine bresciane.

Una grande bottiglia, questo Franciacorta Brut Nature Trentesimo Anno 2011 Enrico Gatti, prodotta da persone che conosco dal lontano 1987 e della cui amicizia sono onorato, da vignaioli intelligenti e colti – viticoltori in Erbusco dal 1986 – (caro Lorenzo, quando ci ritroviamo a discutere di Alfred Cortot e Yves Nat, di Benedetti Michelangeli, Gieseking e del tuo adorato Sviatoslav Richter? E con chi potrei farlo, se non con te, nella tua zona? Con tondinari e personaggi da bar sport? Non credo proprio…) e che é una gioia e un privilegio raccontare ora su Lemillebolleblog, precisando bene che non si tratta in alcun modo di un ripensamento, o di un ritorno a Canossa, ma un atto dovuto.

Un atto di giustizia verso la parte buona, quella della Cascina Clarabella, della migliore azienda di tutta la denominazione, quel classico che non sbaglia mai che è Cavalleri, e poi di San Cristoforo, Faccoli, di quel fenomeno paranormale, ottimo produttore nell’azienda a suo nome ed in Derbusco Cives che è Giuseppe Vezzoli, di Castellino / Bonomi e di quasi tutto il gruppo del Monte Orfano, e poi di altri che ricordo in ordine sparso (mi scuso con quelli che dimenticherò) quali Barboglio de’ Gaioncelli, Villa, Il Mosnel, Corte Fusia, Corte Aura, Maiolini, Lo Sparviere, e, perché no?, anche Fratelli Berlucchi, Quadra, la Cà del Bosco che è cosa ben più complessa e seria di come possa apparire fermando l’analisi solo ad un prodotto di successo, ma non entusiasmante (eufemismo) come il Prestige, e altri ancora.

Ma veniamo al nostro vino, che è ottenuto dalla soffice pressatura di uve Chardonnay 85% e da uve Pinot Nero 15% provenienti da vigneti situati in zona pedecollinare, con una vinificazione che avviene in vasche di acciaio e una permanenza sui lieviti per un minimo di 24 mesi.

Un Franciacorta Docg da applausi, che al mio esame, alla mia prova “beva”, si è così proposto: color paglierino squillante, di splendente luminosità, con perlage sottilissimo e continuo danzante nel bicchiere (ovviamente non il calice Franciacorta, ma lo specialissimo impareggiabile calice ideato da quel geniaccio del mio amico Luca Bini, deus ex machina della Casa del vino della Vallagarina a Isera), naso compatto denso avvolgente, che “ti fa entrare nel bicchiere”, ti cattura e ti ammalia, con note di agrumi, pasticceria, limoncella, frutta esotica cedro, un lievissimo accenno di miele, a formare un insieme caldo suadente, elegante con venature minerali e sapide.

Attacco in bocca diretto incisivo, largo e pieno, poi il vino si allarga sul palato, lo conquista delicatamente, con una bella croccantezza della bolla. Quindi questo Nature 2011, sboccatura marzo 2016, si allunga, acquista pluridimensionalità, verticalità, sale, bellissimo dinamismo ed energia con grande nerbo, ricchezza di sapore, bilanciamento frutto acidità.

Nei profumi si sente chiaramente il contributo del sole, il calore, la potenza, la larghezza, la vinosità temperata da una tecnica sopraffina e mentre lo assaggi non ti poni affatto, a meno di essere perversi, l’interrogativo se sia migliore o peggiore di uno Champagne. Il terreno è diverso, la natura dei suoli differente, l’acidità, l’epoca di maturazione, la collocazione geografica, e non si può dire, anche se preso da solenne incazzatura io l’ho fatto, ma non ritiro nulla (non, je ne regrette rien!), che la Franciacorta sia inferiore allo Champagne.

 

Lo è per storia, tradizione, capacità produttiva, possibilità di espansione e successo sui mercati esteri (loro investono e spendono molto in UK, per me sono soldi buttati via che non porteranno risultati apprezzabili tali da giustificare gli investimenti: è più la spesa che l’impresa, insomma…), ma per quanto riguarda la qualità dei vini io direi piuttosto viva la differenza!

Ovviamente non mi sono finito tutta la bottiglia. L’ho tappata, con uno di questi pratici stopper che potete trovare in vendita sul sito Internet Lionshome, cercando nella categoria tappi spumante, e avrò il piacere di riassaggiarla oggi, certo che anche aperto da 24 ore questo Franciacorta non mi deluderà e sarà all’altezza della situazione.

Fosse tutta così la Franciacorta tornerei ad esserne, liberamente e sinceramente, il più convinto araldo e sostenitore e non quel critico feroce dei suoi limiti, delle sue contraddizioni, della sua natura, temo, fondamentalmente più commerciale e imprenditoriale che contadina, che sono diventato. E che continuerò ad essere. E non solo per rancori personali, che prima o poi si attenueranno, ma per una progressiva consapevolezza e presa di coscienza. E per una forma di rispetto verso i miei lettori. Che non posso ingannare.

Ai Gatti, ai Dotti, ai Costa, ai Maiolini, ai Faccoli, alle Giulia Cavalleri, vecchia cara amica, degna erede del suo grande padre Giovanni, alle tante anime belle e vere della Franciacorta dico solo: impegnatevi seriamente e non solo nelle vostre vigne, nelle vostre cantine, perché sia la vostra Franciacorta ad emergere e non quella, plasticosa e fasulla, formato Expo, che sa di prodotto industriale e non di frutto della fatica contadina. E che é appannaggio di tondinari vari, riserva di caccia di quelli, furbastri e curbastri, che con formidabile faccia di tolla producono indifferentemente Franciacorta Doc e spumanti VSQ, oppure di quelli che, chissà perché, stavano per acquistare, forse perché folgorati sulla via del Cruasé, un’azienda in Oltrepò Pavese, con tanto di quasi venti ettari vitati a Pinot nero
E questi sarebbero i personaggi guida della Franciacorta? Ma mi faccia il piacere!

E adesso avanti pure con gli insulti e le insinuazioni, le calunnie e le porcate varie, franciacortini che avete studiato (indovinate cosa) a Corleone e Sambuca di Sicilia: se pensate di intimidirmi e fermarmi in questo modo, non avete proprio capito nulla di me…

 

Attenzione!:

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5 commenti

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5 commenti

  1. Patty

    luglio 3, 2017 alle 8:31 pm

    e che caxxo!
    Questo é lo Ziliani che volevo tornare a leggere! Severo, ma obiettivo, incazzato, ma con la spiegazione dei motivi della sua incazzatura.
    E bravo come pochi a sviscerare e raccontare la bellezza di una bottiglia di metodo classico. Italiano o francese, poco conta.

  2. Alessandro

    luglio 12, 2017 alle 11:01 am

    Leggo da poco, e sono ancora indeciso se definirlo anche bravo oltre che presuntuoso. Non penso si offenderà, dovrebbe conoscersi bene il Ziliani, ma mi scusasse veramente se offesi.
    Best regards.

    • redazione

      luglio 12, 2017 alle 1:24 pm

      non si deve scusare di nulla. Nemmeno della sua indecisione nel riconoscere che sono bravo.
      Non sono presuntuoso. Sono consapevole di quanto valgo. Di quanto conosca come nessun altro – chi la conosceva meglio di me, l’indimenticabile amico e collega Francesco Arrigoni ha avuto la pessima idea di lasciarci, ormai quattro anni fa – la storia, lo sviluppo, l’identità, la vocazione della Franciacorta. E di come l’atteggiamento di buona parte dei produttori franciacortini nei miei confronti sia, misuro bene le parole, squallido, provinciale, irriconoscente. E vagamente mafioso.

  3. Giovanni

    luglio 12, 2017 alle 12:28 pm

    E il Cola Battista? Dove lo lasciamo?

    • redazione

      luglio 12, 2017 alle 1:21 pm

      non lo lasciamo perdere, ma lo comprendiamo con pieno diritto nella schiera, non ampia, dei veri Franciacorta da stappare, bere, e mostrare ad esempio.
      Grazie per la segnalazione!

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