Trento Doc Riserva Cavaliere Nero Rosé Extra Brut 2010 Revì

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8


Buono ma… Un filo di eleganza e freschezza in più, next time!

Riesco facilmente ad immaginare quello che potranno dire alcuni di voi leggendo questo mio post. E metto in preventivo che possiate pensare che il mio continuo girare in questi mesi tra Londra (4 viaggi compreso quello che farò dal 27 al 29 giugno) e Parigi (2 viaggi, il secondo dei quali ha letteralmente sconvolto, ed in senso positivo, la mia vita) mi abbia fatto del male. Che abbia sviluppato in me quella forma suprema di provincialismo, per me del tutto deleterio, che fa rima con esterofilia. Il che, per i pochissimi che non dovessero saperlo, si traduce in una “esagerata simpatia per le idee, i costumi, i prodotti, i vocaboli stranieri”.

No, non sono esterofilo, anche se i miei due ultimi amori, quello attuale, splendiderrimo, e quello precedente, comunque molto importante o forse indimenticabile, non portano la cittadinanza italiana. Pur essendo incazzato nero, perennemente, con l’Italia e con gli italiani, per come si buttano via, per come non sappiano valorizzare le tante cose positive che hanno o che fanno, per la nostra incapacità congenita di marciare su Roma, si marciare, come fece un drappello di eroici compatrioti, ben guidati da un vero Uomo di Stato, nel lontano 1922, e di cacciare via, se possibile con le buone, altrimenti…, un’intera classe politica di farabutti e di sottoporli, con tutti i crismi, ad un processo di Norimberga dei nostri tempi, continuo a pensare che se in Italia sono nati il Barolo, Carlo Maria Giulini, Eugenio Montale, Indro Montanelli, non siamo proprio un Paese da buttare via.
Purtroppo ci sono nati anche figuri quali Renzi, la Boldrini, Alfano, Napolitano, fini (ovviamente con la m minuscola), e questo fa pensare davvero all’esistenza di una sindrome italiana..

Tornando al discorso sul vino sono persuaso, pur essendo, non da oggi, ma praticamente dall’età di cinque anni, un francisant, ovvero uno studioso (appassionato) della lingua, della letteratura e della civiltà francese, che sebbene loro possano schierare un dream team formato da Champagne, Cognac, Gevrey Chambertin, Calvados, Armagnac, Bordeaux, Côtes du Rhône, (che a luglio hanno in programma un wine festival da urlo…)  Sauternes, Tavel, Châteauneuf-du-Pape, per citare solo le prime Appellations che mi vengono in mente, noi possiamo cavarcela altrettanto bene. Schierando una Nazionale con tanto di Barolo, Barbaresco, Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino, Taurasi, vini dell’Etna, Lagrein Kretzer, Collio bianco, Soave, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Colli Tortonesi Timorasso, Vernaccia di San Gimignano, Salice Salentino rosato. E poi da Parmigiano Reggiano, Pecorino di Pienza, Bagoss, Valle d’Aosta Fontina…

Eppure, passando all’oggetto del contendere bollicinoso ed enoico di oggi, quando si arriva alle “bollicine”, o meglio ai metodo classico o “champenois”, il confronto continua ad essere impietoso, con uno Champagne che non ha bisogno di schierare i suoi Zidane e Platini, Trézéguet, Cauet e Frey per stravincere a mani basse e senza usare tecniche tutte juventine nei rapporti con l’arbitro.
La mia situazione diventa però preoccupante, senza cadere in alcuna forma di provincialismo, quando degustando all’interno di quella particolare e a me carissima di tipologia, ovvero quella degli “spumanti” metodo classico rosé trovo che ben superiori alla stragrande maggioranza dei rosé champenois italici siano non solo gli Champagne Rosé (altro campionato, altra categoria, altra eleganza) ma comincino ad esserlo anche diverse bollicine in rosa del Nuovo Mondo…

Sarò un esterofilo inconsapevole, però in questo 2017 a farmi veramente godere, sempre enoicamente parlando e restando all’universo del vino in rosa con le bollicine, sono stati Champagne Rosé, Cava Rosé, ma anche, conosciuti in quel di Londra durante il Glass of bubbly Champagne & Sparkling event, o quello più recente di Decanter. Eventi ai quali, proprio perché non sono un provinciale bollicinoso, ma uno attento ai trends che emergono nell’universo sparkling mondiale, e magari, chissà, un esterofilo inconsapevole, ho partecipato.

Parlo di incredibili Sparkling wines argentini a base di Malbec, prezzo on line sulle 20 sterline, mica certe bollicine italiche che costano quattro volte tanto, o come ho già scritto qui, della Cuvée n°1 Adèle Marlborough gran Reserva 2012 i migliori della Nuova Zelanda, il fantastico Cava Intens Rosat Gran Reserva Brut Nature 2012 della mia Bodega de Cava preferita, Recaredo o gli Sparkling wines Cap Classique Rosé sud africani, due Rosé interessanti, di Graham Beck o dell’Aetheria. E dei vini di House of Arras nella Tasmania australiana, tra cui un Tasmania Rosé 2006 da sballo. E poi ho ben fissi nella mente sparkling rosé portoghesi da uve autoctone, altri della canadese, siamo in Nova Scotia, Benjamin Bridge e altri ancora.

Così quando mi sono stappato ieri a casa la nuova cuvée millesimata in rosa di uno dei migliori Trentodocchisti, ovvero Azienda del Revì, creata nel 1982 da Paolo Malfer, che oggi la conduce in tandem con i figli, il Trento Doc Riserva Cavaliere Nero Rosé Extra Brut 2010, un Pinot nero in purezza, commercializzato da poco, la sboccatura è 2017, forte di 70 mesi di afffinamento sui lieviti, dosato a 4 grammi litro di zucchero, pur apprezzando molto il lavoro dei Malfer, non ho potuto che esclamare dommage…

Revì, a proposito un nome che deriva dal toponimo della zona di produzione; zona che secondo la leggenda “era votata alla coltivazione di una vite dalla quale si otteneva un vino superiore, regale: il “Re vin”, lavora benissimo, però manca ancora qualcosa, e io, lo ripeto parlo di un campione del vino con sboccatura 2017, forse mi sono abituato troppo bene.

Bello il colore, uno splendido colore rosa antico di una tonalità che ricorda il  melograno e l’oleandro, fine e continuo il perlage, molto convincente il naso, ampio e carnoso, con note di lampone e ribes e agrumi, ma la bocca seppure ricca, larga, profonda, di grande ampiezza e consistenza ancora un po’ dura, più larga che profonda e molto piena, e un carattere dove a reggere il ritmo sono una vinosità consistente e una certa tannicità ben rilevata. Il vino, se portato a tavola (è un Rosé gourmand e non da aperitivo) funziona benone ma palesa qualche limite di lettura e progettazione dell’essere metodo classico Rosé, dovuto ad una sua consistenza massiccia, ad una carenza di freschezza, ad un’acidità molto contenuta che sarebbe stata d’aiuto, se superiore, in un vinone tanto consistente e strutturato.

Ma forse, excusez-moi, il mio è solo il punto di vista di un esterofilo amante della Champagne (nonché delle parisiennes) al quale la condicio di wine globe trotter sta facendo inconsapevoli danni…

La verità? La scopriremo solo assaggiando…

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

6 commenti

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6 commenti

  1. Oreste Lini

    giugno 27, 2017 alle 11:00 am

    Interessante la ridotta descrizione del vino.
    Molto meno la sua digressione ideologica, davvero triste visto l’intento.
    Titolo fuorviante, letto il contenuto.

    • redazione

      giugno 27, 2017 alle 1:23 pm

      Vede, qui di triste c’è soprattutto la sua spocchiosa noia e lo scoperto desiderio di rompere le palle. Perché non si rivolge altrove evitando di leggere quello che scrivo?
      Non mi garba avere lettori come lei…Sció!

      • Oreste Lini

        giugno 27, 2017 alle 1:43 pm

        Guardi, ricevere una risposta di questo tipo mi fa credere che si concentri più sul qualunqueggiare, che parlare di vino.
        Digitando cavaliere nero Revì su google, speravo di trovare articoli pertinenti e non sommari confronti fra produzioni diverse, conditi da fantasiosi rimembri dei tempi che furono.
        Eviterò con piacere un luogo di maleducazione come il suo, che si prefigge l’intento di parlare di “bolle”.
        Vede, è un po’ come caricare un video su youtube, inserire un titolo di tendenza e inserire l’immagine di una donna nuda nel fotogramma che identifica il video sul sito.
        Le ricordo, piaccia o no, che la mia presenza non dipende dal fastidio che prova nell’avermi come lettore, ma dalla curiosità sul vino in questione.
        Ringrazi piuttosto, che i suoi articoli qualcuno ancora li legga e li commenti.
        Saluti cordiali

        • redazione

          giugno 27, 2017 alle 5:15 pm

          Egregio Signore, nonostante la sua arrogante e provocatoria tirata,suggerita o pagata da qualcuno (si trova sempre un killer disponibile,basta pagarlo bene) lei non mi è antipatico. Recita il ruolo che le è stato assegnato e che lei ha accettato.
          Quanto ai miei “pochi” lettori so bene che anche se fossero solo dieci darebbero fastidio perché anche chi mi disprezza, ripagato di egual moneta, riconosce che sono autorevole, capace e, nel mio piccolo, influente.
          Si rilassi e si beva un Cynar, contro il logorio dell’invidia moderna…🤣

          • Oreste Lini

            giugno 27, 2017 alle 5:30 pm

            Egregio scrittore(blogger),
            questi sono nome e cognome miei.
            Rido leggendo del supposto “complotto”: lei è un signore simpatico!
            L’iniziativa, l’avrà capito dal precedente commento, è puramente personale.
            Si riguardi.

            …avrà esagerato lei col Cynar e forse con qualcosa d’altro? 😀

          • redazione

            giugno 27, 2017 alle 5:42 pm

            Potrà anche essere il suo nome e cognome ma lei agisce per conto terzi. Non le risponderò più,ho già perso troppo tempo con lei. Sto perfettamente bene stia sereno. Ora vado a un grande tasting (veda Vino al vino). Saluti da Londra 🤣

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