Champagne Grand cru Résèrve Oublié Brut Blanc de Blancs Pierre Péters

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9.5


Ho reso ieri omaggio, sul blog fratello, Vino al vino, alla capacità di una storica famiglia del vino dell’albese, i Ceretto, di selezionare, in giro per il mondo, in Francia e altrove, grandi vini e distillati, assaggiati in un magnifico e variopinto tasting che si è svolto, con grande e ordinato afflusso di un pubblico di appassionati operatori, in quel di Milano.

Non per par condicio, ma perché è doveroso rendere omaggio anche a quest’altra dinastia del vino langhetto, i Gaja, storici “concorrenti” dei Ceretto nella disfida per il titolo di re del Barbaresco e del Barolo sul mercato americano (ma anche Vietti non scherza…), voglio togliermi tanto di cappello di fronte ad un supremo Champagne importato e distribuito, insieme ad una gamma di eno-mirabilie, da Gaja distribuzione.

Sto parlando di un grande Blanc de Blancs, Brut, da uve Chardonnay 100%, da vigneti classificati Grand Cru, in larga parte posti in quel di Le Mesnil-sur-Oger nel cuore della Côte des Blancs. Una piccola “Maison familiare di récoltant-manipulant da sei generazioni”, il domaine Pierre Péters, che sin dal 1919 soltanto da vigneti di proprietà Champagne Blancs de Blancs Grand Cru.

Il domaine Pierre Peters  possiede 19 ettari di vigneti con età media di 30 anni, piantati a Chardonnay, con propria attenta selezione massale, e situati principalmente nei comuni di Le Mesnil-sur-Oger, Oger, Avize e Cramant.

Ogni annata viene letta e interpretata in maniera open mind e personale, in vigna e cantina, di modo da poter ottenere uve in grado di esprimere Champagne che rendano la ricchezza, la finezza e l’eleganza dei grandi terroir della Côte des Blancs.

Terroirs, posti leggermente a sud di Epernay, che giacciono sulla “craie affleurante” che assicura naturalmente buone riserve idriche. Le vigne a fianco dei coteaux hanno orientamento ad est, a protezione dai venti provenienti da ovest.

La storia della Maison Péters ha inizio nel 1858 quando Gaspar Péters, originario del Lussemburgo sposa una Gaspar Péters, proprietaria di due ettari di vigneti a Mesnil sur Oger da cui ottengono uve che vengono al négoce. Sarà invece Camille Péters, figlio di Louis Joseph (a sua volta figlio di Gaspar) a prendere la decisione (e sarà uno dei primi a farlo in tutta la Champagne) di trasformarsi in récoltant-manipulant e commercializzare le bottiglie di Champagne ottenute con proprio nome.

Nel 1930 avviene l’acquisizione dei due ettari e mezzo del lieu dit “Les Chétillons“, posto nel village grand cru di Mesnil sur Oger da cui ancora oggi ottengono, da tre parcelles di vecchie vigne (con più di 45 anni d’età) la cuvée spéciale Les Chétillons creata a partire dal 1971, situata a Mesnil sur Oger, con parcelles poste su suoli calcarei vinificate separatamente.

Il savoir faire della Maison Péters prevede un attento controllo della maturazione delle uve, la raccolta a mano dei grappoli, una pressatura lenta e delicata tesa a frazionare e isolare i mosti migliori adatti all’elaborazione delle varie cuvées. Uno degli obiettivi principali consiste nell’esaltare l’aspetto minerale, una fine nota agrumata che costituiscono il carattere distintivo degli Champagne della Maison.

Fermentazione non in legno ma in piccoli serbatoio inox con temperatura controllata, affinamento “sur lies fines”,  con una Cuvée de Réserve che abbina ai vini dell’annata un assemblaggio di più di 15 anni di vins de réserve.

Il vino che mon amour et moi abbiamo bevuto, in una serata tranquilla poco prima delle choccanti e deludenti elezioni presidenziali francesi, non si trova curiosamente nominato nell’elenco delle cuvées proposto dal sito Internet aziendale (evviva! Anche in Francia sono soliti non aggiornarli, non solo chez nous…), si chiama Grand cru Résèrve Oublié Brut Blanc de Blancs, ed è un “assemblaggio di Chardonnay di tutti i vigneti del Domaine (Le Mesnil, Oger, Avize e Cramant) e di oltre 15 diverse annate, di cui la prima è il 1988, di vins de réserve”.

Diciamo subito, tanto per essere chiari, che si tratta una cuvée all’altezza del livello qualitativo e stilistico dei vini di Gaja distribuzione (tra gli Champagne, oltre a Gosset, Cédric Bouchard Rose de Jeanne, in Provence i mirabolanti Rosé di Château D’Esclans e Miraval (alias Angelina Jolie), nella Vallée du Rhone Guigal e Clos Saouma, a Sancerre Pascal Jolivet, a Chablis William Fèvre, nel Sauternais Yquem, Guiraud, Rieussec, Lamothe Guignard, in Bourgogne, nell’Aoc che adoro Pouilly-Fuissé il Domaine Ferret, e poi Louis Jadot, François Mikulski, Domaine Fourrier, etc. etc.).

Uno Champagne che oltre a farci venire un terrificante desiderio, alle 22, di ostriche, crostacei, tonno rosso appena scottato, ci ha convinto, senza se e senza ma, per il suo grande equilibrio, per una cremosa piacevolezza, una vitalità davvero da grande vino. Di quelli che quando ne stappi una bottiglia dopo aver raggiunto l’eno-estasi desideri subito andare a cercare la seconda. Che per ora non ho stappato, ma tengo ad affinare dans ma cave.

Paglierino oro il colore, splendente, vivo, luminoso e fine il perlage nel bicchiere speciale, per me imprescindibile, non Riedel, ma genialmente messo a punto dall’amico Luca Bini, trentino, ma di intelligenza e respiro non provinciale.

Le prime note a naso richiamano la frutta secca, e più precisamente la noce brasiliana e la mandorla, e poi sfumature di mango, frutta essiccata, e un’atmosfera da pasticceria, con note di brioche, crema pasticcera, meringa, a scandire il ritmo. Con eleganza, freschezza, profumi nitidi e ben delineati.

La bocca è ampia, cremosa, il gusto largo e suadente sul palato, con grande armonia, una vena lunga verticale, ben precisa, croccante, che dà nerbo e scatto ad uno Champagne che di energia ne ha a iosa.

Un grande Champagne, di quelli che quando li scopri, capisci subito di aver fatto un grande incontro, di quelli che lasciano il segno. Proprio come un grande amore, che dura nel tempo e sul cui sole non cala mai il tramonto…

Attenzione!:

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Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/

1 commento

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Un commento

  1. Dave67

    maggio 16, 2017 alle 1:47 pm

    salve
    si, in genere c’è da fidarsi delle importazioni Gaja.
    Grazie per l’esaustiva analisi di degustazione. Solo una cosa, per valutare se poterne/doverne gioire anche il sottoscritto :
    – prezzo a scaffale ? (perchè tra Francia ed Italia ho visto valori ben differenti)
    – si conoscono le percentuali ? quanto meno degli Chardonnay dell’annata rispetto ai vini di riserva.
    Un ultima cosa, interessante la “vicenda” del nuovo calice di Bini che, a vedersi, non si direbbe possa regalare tutti qui cordoni di perlage, si capisce che c’è stato proprio un attento studio, da provare (ed affiancare al Riedl Veritas, anche se a dirla tutta, spesso ci si dimentica della differenza che intercorre tra degustazione e “buona beva”, spesso per quest’ultima non disdegno qualcosa di più semplice e piccolo di derivazioni del classico Riesling).
    Grazie ancora.
    Saluti

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