Ma per per bere Franciacorta Guido Berlucchi ’61, 95 euro non sono troppi?



A proposito di una serata in programma giovedì a Madonna di Campiglio

Il mondo, inteso in senso generale, ed in particolare il mondo della ristorazione e quello del vino, sono belli, quando sono belli, perché sono vari. Quando non sono avariati.

E proprio in funzione di questa varietà, e della relativa libertà di scelta (siamo ancora, dicono, in una democrazia, anche se in un particolarissimo tipo di democrazia dove siamo ancora liberi di votare – ma si guardano ben dal farci votare preferendo paracadutarci dell’alto dei governi… sempre uguali tra loro e sempre nefandi…), può normalmente capitare che sia il mercato a decidere se un bene proposto sul mercato abbia… mercato oppure no.

Se un vino, un pranzo al ristorante, una cena, un prodotto alimentare squisito abbiano il prezzo giusto (accettato come tale e pagato) o se invece siano fuori mercato. Il caso Gaja insegna, o no?

Pertanto, figuratevi se alla mia non più tenera età e dopo oltre trent’anni che frequento il variegato e variopinto universo del wine & food tricolore io possa arrivare a stupirmi se qualcuno se ne esce proponendo un cosiddetto “evento” con degustazione di tre vini e tre piatti a 95 euro.

Non mi stupisco, e dall’introduzione passo alla cronaca, perché la cornice, nello specifico caso, ha il suo fascino, quello inossidabile di Madonna di Campiglio, la perla delle Dolomiti del Brenta, e ancora più fascinoso è lo spazio che accoglierà la degustazione con cibo, ovvero l’Hotel Bertelli, 4 stelle elegante, anzi, per essere più precisi, quella bomboniera accogliente che è il ristorante Il Gallo Cedrone dell’Hotel Bertelli, stella Michelin.

Così ieri ho appreso, senza alcuno stupore, che questo giovedì, il 23 marzo, alle 20, il Gallo Cedrone organizza una serata che prevede il seguente menu: Arturo Ziliani (nessuna parentela con il sottoscritto, solo un rapporto, credo, di stima, visto che sono omonimo del grandissimo inventore della Franciacorta, il sommo Franco e che apprezzo la sapienza di enologo di Arturo), amministratore delegato e chef de cave della Guido Berlucchi, un’azienda da un tot di milioni di bottiglie sita in Borgonato di Cortefranca, presenta la linea di Franciacorta Docg Berlucchi ’61. Non tutta, ma solo tre delle 4 cuvées che la compongono.

Presentazione e degustazione di tre “bollicine” bresciane abbinata al menu, che potete leggere da questo link, dove compaiono un antipasto di benvenuto, un risotto a base di vialone nano, emulsione di fava, bacalao e “aria Rosé”, quindi una costoletta di vitello cotta in sale e camomilla, con ortaggi sautés e patate alla crema e quindi, e pertanto niente Franciacorta, che con i dessert non c’azzecca un tubo (anche se sono in tanti a continuare ad abbinarlo: cosa volete, possiamo anche cercare di fare informazione, e le aziende comunicazione, ma certe abitudini sono dure a sparire.. e tanta è ancora l’ignoranza sotto il cielo del vino…), una crema soffiata passion fruit, zuppa e sorbetto di mandarino.

E cosa fare per esserci, oltre che salire fino a Madonna di Campiglio? Semplice, entrare nell’ordine di idee di spendere non poco, perché “il costo della serata, bevande incluse è di € 95,00 a persona”.

Diciamolo subito, non starò qui a fare il populista, dicendo che in questi tempi di crisi spendere quasi 100 euro per una cena, è indecente. Balle di Frà Luca. La crisi c’è, la miseria anche, le difficoltà pure (anche per gli stagionati cronisti del vino free lance, che hanno la brutta abitudine di scrivere quello che pensano e che meno male che è stata inventata Internet, altrimenti rischierebbero di scrivere sui muri di casa o su un quadernetto…) ma nessuno vi costringe a spendere 95 euro per una cena degustazione.
Io stesso, circa un mese fa, nella fatal Paris, in questo posto che vi consiglio spassionatamente, se vi capita di recarvi nella più bella città del mondo (dopo Milano, inutile dirlo..), l’elegante bistrot L’Office, ho speso la bellezza (per me, che non sono Berlusconi o Trump: deo gratias/purtroppo..) di 80 euro, più per il vino che per il cibo, ottimo, di cui 29 per una bottiglia di un Rosé de Provence, (della zona splendida prossima al Mont Ventoux e ad una chambre d’hotes che mi é rimasta nel cuore), che ha confermato il mio amore per i rosé francesi, e ben 17 per un ballon di Bas Armagnac 2001 da urlo…, roba che importa, con la consueta intelligenza e capacità di pescare il meglio, Moon Import, alias Bepi Mongiardino.

E sono stato tentato, e sarebbe stata pura follia, di spenderne 85 chez Nicolas, per un Rosé de Provence (ne parleremo presto, spero) che credo sia il più caro al mondo. E la stessa folle tentazione l’ho provata passandoci davanti due volte, (prima di andare a pranzo, ospite di chi dovevo incontrare per un mio progetto francese, anzi parigino, in quel posto veramente “luxe, calme et volupté”, per dirla con Baudelaire, che è l’Hotel Peninsula, in uno dei suoi cinque ristoranti, ovvero Le Lobby, dove si spendono solo 48 euro per un menu du marché con la cucina del grande Laurent Poitevin, e 45 per una sontuosa Heure du Thé dove si tocca il cielo con un dito) davanti al deux étoiles Hexagone di Avenue Kléber, regno dello chef Mathieu Pacaud, dove si possono “limitare i danni” (il menu degustazione più importante costa 350 euro, ovviamente vini esclusi), scegliendo il Menu de Saison a 90 euro.

Ma ero à Paris, perdiana, in una delle città più belle del mondo, nel cuore della città, tra meravigliose donne (Paris ne è stracolma), atmosfere uniche e un sogno (quale sia, sont mes affaires) nel cuore…!

Allora, pur augurando agli amici dell’Hotel Bertelli e del ristorante Gallo Cedrone (per informazioni info@ilgallocedrone.it tel. 0465 441013) di fare il pienone con la loro Soirée Guido Berlucchi ’61, e togliendomi tanto di cappello di fronte al bravo Arturo Ziliani, non posso non chiedermi e chiedervi: ma 95 euro per questa Soirée franciacortino-campigliana non sono troppi?

E quanto dovrebbero farne pagare, se invece della Cuvée ’61 della Maison de Borgonato, a Campiglio, non à Paris, proponessero una degustazione di uno Champagne come Bacco comanda, magari tre cuvée di una delle mie Maison del cuore, Deutz, la Maison il cui ineffabile Amour de Deutz Rosé 2006 mi ha letteralmente incantato?
E quante centinaia di euro sarebbe il prezzo richiesto se a condurla fosse Monsieur Le Président, sua eleganza Fabrice Rosset, magari, ora la sparo grossa, con la traduzione dal francese del sottoscritto? Tornato in gran forma, dicono, e a misura, così pare, dei vini protagonisti della grande degustazione che ho condotto venerdì 17, con replica venerdì 24… Vedere le bottiglie qui sotto…


Non oso pensarlo, roba da trovarsi costretti a chiedere un mutuo in banca. Magari evitando di rivolgersi alla Popolare di Vicenza o al Monte dei Paschi di Siena, e tanto meno alla Banca Etruria, ça va sans dire…

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21 commenti

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21 commenti

  1. Michele R.

    marzo 20, 2017 alle 10:44 am

    Buongiorno,
    riporto dal menu:
    “Vialone Nano riserva Ferron allo CHAMPAGNE”
    Sarà sufficiente per giustificare 95 Euro?
    Buona giornata
    Michele R.

    • redazione

      marzo 20, 2017 alle 2:21 pm

      mi era sfuggito che fosse allo Champagne: oggi le comiche!
      Franciacorta con un risotto allo Champagne…
      Ma alla Guido Berlucchi hanno visto questo menu???

      • Marco Masè

        marzo 24, 2017 alle 10:00 am

        Si tratta di un refuso di stampa, sfuggito alla pubblicazione della newsletter, ma corretto nelle successive comunicazioni come segue:
        Vialone Nano riserva Ferron
        emulsione di fave, Bacalao, pomodoro e aria rosè
        Me ne scuso con gli attenti lettori.
        Marco Masè

  2. Marco Masè

    marzo 24, 2017 alle 10:02 am

    Ho aspettato. Fino a ieri mattina ho sperato che arrivasse il sole. Nulla da fare, 3 giorni di pioggia, il peggio che possa accadere per chi è in settimana bianca. Se nevica è un bello spettacolo e gli Ospiti non si lamentano più di tanto. Se c’è il sole, tutti a divertirsi sulle piste da sci. Ma la pioggia no, non ci sta.
    Risultato: partenze anticipate e anche il ristorante soffre. In media da 2 a 8 coperti a sera, preludio alla imminente chiusura della stagione.
    In tale contesto ho provato a inserire l’evento Berlucchi, consapevole dei rischi. Il risultato è stato, purtroppo, quello di annullare l’evento per evitare al signor Arturo Ziliani ed ai suoi collaboratori un lungo viaggio a vuoto. Non credo che il fattore prezzo abbia inciso in particolar modo, anche se faccio tesoro dei preziosi suggerimenti del blog. Gli Ospiti del Gallo Cedrone, in particolare gli stranieri, spendono mediamente più di 95 euro a testa, per una serata che cerco di rendere sempre indimenticabile.
    Nel corso di 10 anni (compiuti lo scorso dicembre) di attività del Gallo Cedrone, ho organizzato, come mi piace dire “per conoscere e farci conoscere”, oltre 400 tra degustazioni guidate, presentazioni di libri, vini e prodotti alimentari, cene a tema, dibattiti e incontri con grandi nomi della cultura e della gastronomia. In ogni occasione un prezioso insegnamento per noi e per il pubblico presente, sotto il titolo ormai conosciuto di “Sapore di Sapere”. L’offerta negli anni si è lentamente evoluta e affinata, senza però abbandonare il “concept” iniziale, fatto di concretezza e sobrietà, ma proposto con allegria ed entusiasmo. Il menù, pochi piatti a rotazione poco più che settimanale, con vino a bicchiere in abbinamento, privilegia i gusti del territorio nei periodi in cui la località è frequentata principalmente da Ospiti italiani, mentre propone i “classici” della cucina italiana e internazionale quando prevalgono gli Amici stranieri.
    400 serate dicevo, davvero tante, e come è logico che sia, alcune “sold out” altre andate a vuoto. Ma si sa, chi non fa, non sbaglia.
    Dal mio punto di vista, il “valore” della serata è quello di vivere un’esperienza particolare: la cena del Gallo Cedrone e la presentazione di un prodotto italiano di eccellenza, guidata da un grande esperto. La convivialità e l’ambientazione fanno il resto. E infine, mi permetto di dire, l’unicità di questo tipo di offerta nel contesto della destinazione turistica. In città questi eventi non si contano, ma qui le alternative sono molto limitate.
    Il Gallo Cedrone è aperto, per soli 6-7 mesi l’anno, seguendo le stagionalità turistiche di Madonna di Campiglio: poco per la sopravvivenza di un locale che cerca di proporre nella destinazione un servizio e una cucina “da ricordare”. Non siamo a Parigi, nel bene e nel male.
    Il menù degustazione, bevande escluse, costa € 95,00, un paio di piatti in più e porzioni leggermente ridotte. Il menù della serata Berlucchi ’61, con un “benvenuto“ fatto di due piatti veri e non un semplice boccone proposto dalla cucina, ne costa altrettanti, bevande incluse. E i vini in degustazione sono ben più di tre bicchieri a testa. Certo, l’azienda Guido Berlucchi fa bene la sua parte e la presenza del produttore regala un’emozione straordinaria agli appassionati.
    Per ora il vino riposa nelle cantine del Gallo Cedrone, ma presto questo evento tornerà in calendario !
    Marco Masè

    • redazione

      marzo 24, 2017 alle 12:31 pm

      Marco, chapeau!
      Mi inchino alla signorilità e al garbo del suo intervento, al modo elegante in cui é stato espresso. Mi inchino al fatto che lei, invece di mandarmi a quel Paese (o altrove) abbia pensato di intervenire su Lemillebolleblog e considerarmi come interlocutore (cosa che altri suoi colleghi non fanno, o dicono di non fare e poi magari mi leggono mandandomi dove non mi ha mandato lei) raccontando questa sua esperienza negativa, ma non per colpa sua o del Franciacorta che avevate deciso di presentare.
      Io circa il prezzo e l’appeal di queste bollicine resto della mia idea, ma tout se tient, e come dice lei solo chi non fa nulla non sbaglia mai…
      Ma circa il nostro diverso sentire mi piacerebbe parlare con lei, alla prima occasione possibile, anche se a Madonna di Campiglio non ho in progetto di salire. Ma ci sono sempre i telefoni, perbacco, e magari possiamo pensare ad un primo “round” grazie a questa fantastica invenzione…
      cordialità vive
      franco ziliani

  3. Marco Masè

    marzo 25, 2017 alle 9:58 am

    Buongiorno Franco,
    ho grande stima del suo lavoro e per questo motivo mi sento davvero lusingato per l’opportunità di condividere con lei ed i suoi lettori ciò che correttamente definisce “diverso sentire”.
    A presto quindi,
    Marco Masè

  4. Trentino incallito

    marzo 31, 2017 alle 8:34 pm

    A Campiglio ormai è deserto, deserto di grandi nomi e di euro che corrono. Crollano sotto la neve i famosi ritrovi notturni, la piazzetta è ridotta ad un suk, la neve deve essere riprodotta a cannonate, la Tre3 è preferita dei pullman dell’est e da qualche auto per un promo: rimane Cesare Maestri il simulacro di quello che fu questa località e Fossati Bellani che sorride da lassù. Insomma a Campiglio è davvero difficile incontrare ancora la Madonna.
    Ma come si fa a cenare a 95 euro senza aragosta e tartufo ? E poi solo per qualche mese in alta stagione.
    Lo trovo incredibile nella terra del “Ferrari” e quasi una valligiana provocazione per nuovi abbandoni territoriali

    • redazione

      aprile 2, 2017 alle 12:56 am

      Beh, proporre in degustazione il principale concorrente dei Trento Doc della famiglia Lunelli a Madonna di Campiglio, emblema di trentinità anche se da sempre buen retiro di torme di miei concittadini milanesi, non mi é sembrata una pensata geniale… Fosse stato almeno il Franciacorta di Cavalleri, di una nota winery proprietà dei Conti Marzotto situata nel bosco di Erbusco, avrei capito, invece, perdiana, a 95 euri (anche se svalutati) proponevano le bollicine bresciane di un’azienda creata dall’inventore della Franciacorta, da un grande uomo, i cui figli nemmeno tra mille anni sfioreranno le vette di genialità e importanza scalate dal padre. Da un Grande Uomo di cui mi onoro di portare lo stesso nome e cognome…
      Mala tempora currunt, anche per alberghi e ristoranti stellati….

  5. Marco Masè

    aprile 2, 2017 alle 10:53 am

    Eccomi, trentino incallito anch’io. E campigliano incallito. Forse il mio modo di dimostrarlo è un po’ anomalo, ma a me piace così. Questo il breve riassunto delle attività del Gallo Cedrone dell’ultimo anno, a ritroso:
    • Berlucchi ’61
    • Dom Pérignon, menù degustazione
    • Ferrari Trentodoc: lo Chardonnay di montagna e la sfida con il tempo
    • Trentodoc sulle Dolomiti inverno 2017
    • SAN VALENTINO
    • DESIGN DRINK FOOD
    • Ron Zacapa Centenario in degustazione
    • 2006 – 2016, dieci anni di AIS al Gallo Cedrone
    • Collezione Dom Pérignon
    • TAVOLI TRASPARENTI (4 serate a scopo benefico)
    • Trentodoc sulle Dolomiti estate
    • Audi experience day – Chic Nic
    • La Grappa Bertagnolli
    • CESCONI BLAUWAL
    • L’Aperitivo del momento..GIN !!
    • la chiocciola di San Dalmazzo
    • Erste & Neue, la magia dei vini di Caldaro
    • Sigari e distillati Nonino
    • Una ricetta per conoscere lo chef Sabino Fortunato
    • Bagoss: malghe e stagioni a confronto
    ..ed è così dal 2006, anno di nascita del locale. Per conoscere le novità, iscrivetevi alla newsletter.

    Dal mio punto di vista i prodotti trentini vengono valorizzati anche tramite un sereno ed aperto confronto con quanto di meglio offre il mondo, a partire dai vicini di casa. In troppe occasioni emerge l’autoreferenzialità. L’orgoglio di essere trentino, secondo me, in questo modo acquista più forza. Troppo facile dirci quanto siamo bravi tra le quattro mura di casa nostra..e questa è una pratica molto diffusa !
    Qualche anno fa (2009) con AIS Trentino e cantine Ferrari ho organizzato a Campiglio “Perlage, l’eccellenza del metodo classico” a cui se non ricordo male ha partecipato anche Franco Ziliani. Una tre giorni di degustazioni e incontri, guardata con “sospetto” da chi in Trentino promuoveva turismo e produzioni agricole..
    A mio avviso, l’esempio più eclatante del corretto approccio è rappresentato dal Merano Wine Festival: non credete che la qualità e il successo dei vini (e non solo) dell’Alto Adige dipenda molto dal fatto che da 25 anni il MWF presenta a produttori e consumatori altoatesini quanto di meglio arriva da Champagne, Alsazia, Borgogna, Piemonte, Toscana, Friuli ecc.. ? I produttori dell’Alto Adige prima hanno imparato a conoscere e oggi presentano i loro Pinot Nero e Gewurztraminer senza alcun timore referenziale.
    Questa è la ricetta che a mio modo di vedere ha decretato lo straordinario successo di questa manifestazione che, caso più unico che raro, supera oggi non solo i confini regionali, ma anche quelli nazionali.
    Non mi sento di commentare in questo contesto l’immagine di Madonna di Campiglio oggi, di sicuro diversa da quella dei “bei tempi” di Fossati Bellani. Cerchiamo un blog di turismo e riprendiamo il discorso ?
    Marco Masè

    • redazione

      aprile 2, 2017 alle 11:10 am

      tutto bello quello che racconta, caro Marco, et chapeau, ma… che ci azzeccano i Franciacorta della Guido Berlucchi con tutte le cose belle che ha organizzato? Mi permetta di dirlo con franchezza, essendo amico di Franco Ziliani, il grande patron della Guido Berlucchi e inventore della Franciacorta. Non ci azzeccano niente… Ed é questo che mi fa inca…volare…
      Lei vola alto Marco, cerchi di farlo sempre, per favore…

  6. Trentino incallito

    aprile 2, 2017 alle 7:05 pm

    I Mase’ sono razza propria, Tion/Pinzol/Campiglio e dintorni.
    Ero amico di Toni e con lui da giovani ci si incontrava in Brenta, sbrindellati e amanti delle cime. Toni Masè ha detto e dato qualcosa in valle come i Beltrami e i Maturi: io sono andato a Milano solo perché è vicina a Trento e anche dalla valle allora fatta di neve e cotillons.
    Con Marco Masè mi scuso ma quale rimbambito direttore marketing e vendite di azienda americana queste attività mi sembrano troppe senza riscontri di fatturato o grande nome al di fuori di noi e della cugina Lombardia.
    Il “Gallo Cedrone” vola davvero così alto sulle nostre cime ? E poi, il riferimento al Merano Wine Festival non fa forse parte di quel tremendo minestrone trentino che amiamo chiamare “promozione” Trentin/AltoAtesina ?? Mi raccomando tenga in piedi la Madonna che mi sembra protegga solo pochi indefessi come me !! E anche quelli che non riescono a vendere le loro eleganti, passate proprietà e investimenti, stufi di questa nuova processione.
    PS – Berlucchi è azienda di tutto rilievo. La conosco dal 1986 quando riforniva i migliori ristoranti della RIVIERA LIGURE facendo promozioni da capogiro.

    • redazione

      aprile 3, 2017 alle 9:38 am

      azienda di rilievo dal punto di vista quantitativo, dal punto di vista qualitativo, ci sono decine di Franciacorta, di autentici vignerons, pardon, vignaioli, che le danno tranquillamente la paga…
      Poi non hanno di certo la potenza di fuoco, ovvero commerciale, dell’azienda in oggetto.. ma ai consumatori ai quali mi rivolgo non interessano numeri, business, marketing, ma quello che si trovano nel bicchiere…
      E rispetto a, cito qualche nome tra i primi che sovvengono, Cavalleri, Gatti, Facchetti, Camossi, Colline della Stella, Mosnel, Faccoli, e mi scuso per i tanti che dimentico in questo momento, i Franciacorta targati Guido Berlucchi sono molto molto meno emozionanti. Almeno per me… 🙂

      • Trentino incallito

        aprile 3, 2017 alle 2:24 pm

        Terribilmente d’accordo !
        Che nomi !
        Che solito grande stile il tuo , Franco !
        A BOLLICINE (come capita capita) ci si emoziona a Madonna di Campiglio come in qualche trani milanese.
        Penso che questa sia scelta meditata per sperare di …saperci fare con promozioni e prezzi.
        Ormai è subito Cuoco : anche nella Santa Valle Trentina.

        Grazie Franco.

        P.S. – per me questo è solo un Bollicine/Tam Tam attraverso il tuo Blog. Stavolta siamo in molti ad avere un Jeroboam di coscienziosi dubbi ….
        Anche Arturo, spero.

        • redazione

          aprile 4, 2017 alle 12:45 am

          Arturo Ziliani é uomo troppo intelligente per non condividere queste perplessità del Trentino incallito. E mie, si sarà capito…
          Lancio un’amichevole “disfida” a Marco Masé: perché non organizzare al Gallo Cedrone una serata di bollicine, comme il faut. Ovviamente solo italiche senza inutili stupidi confronti con l’insuperabile punto di riferimento francese.
          Marco sceglie 4 suoi trentini (non il solito, anche se eccellente, Giulio Ferrari) e io schiero 4 franciacortini di mia scelta (assicuro che non ci saranno le due notissime aziende erbuschesi, quella del Prestige e quella dell’orribile etichetta arancione).
          Scommettiamo che il confronto, anche se Marco decidesse di schierare l’ineffabile e magnifico 823 di Maso Michei, per me il top delle bollicine metodo classico trentine, potrebbe vedere le aziende (agricole) della zona franciacortina imporsi.
          Parafrasando Pier Capponi, se voi suonerete le vostre trombe, noi faremo suonar le nostra campane.

  7. Trentino incallito

    aprile 4, 2017 alle 1:41 pm

    Dopo Barletta questo incontro ma non scontro è molto interessante. Sarebbe nuovo abbinare un meno elaborato menu (però mischiato: cioè i piatti tipici trentini abbinati ai franciacortini e quelli lombardi ai trentinidoc) ad un prezzo non solo destinato a pochi, anzi pochissimi, anzi ai quasi nulla !
    50 euro tutto compreso, (bottiglie extra escluse)prenotazione e pagamento mastercard in anticipo, fino alla fine dei tavoli. Potrebbe essere un idea allettante per Ferragosto …..
    E mi raccomando : genziane a tutte le signore !

    • redazione

      aprile 6, 2017 alle 2:21 am

      perché proprio genziane?

      • Trentino incallito

        aprile 6, 2017 alle 8:48 am

        Perché le stelle alpine sarebbero specie protetta…

  8. Marco Masè

    aprile 5, 2017 alle 4:01 pm

    Vi ringrazio e faccio tesoro dei suggerimenti. Ormai la stagione inverale è finita, magari organizziamo qualcosa di interessante in agosto..a presto !
    Marco

    • redazione

      aprile 6, 2017 alle 2:20 am

      io sono a disposizione e Marco Masè sa come contattarmi. A meno che nel contempo io mi sia trasferito:
      a) nella Langa del Barolo;
      b) in Champagne;
      c) sia finito nelle patrie galere non per evasione fiscale ma perché perseguitato e perseguito dal fisco perché non mi assoggetto a pagare tasse senza ricevere nulla in cambio in quanto a servizi… Lo stato sociale non esiste più e chi non é ricco se si ammala é fottuto…

  9. Trentino incallito

    aprile 10, 2017 alle 3:07 pm

    Dai collega Franco ! Un blog come il tuo non vale una ASL, anche se Lombarda o un soggiorno nel cielo a scacchi.
    Dai Franco – il vino in Italia è oggi una grande illusione, reale solo per pochi romantici dello scorso Millennio.
    In Trentino un giorno ricordai : “Nel porto di Boston venivano impiccati coloro che vendevano whiskey fatto male per fare solo male. Poi è venuto il Proibizionismo …!”
    Poi, non me ne è importato niente perché il mio lavoro e il fatturato non lo facevo nella terra dei Cucchi. La mia-
    Ora accade che fare vino e ristorazione in malo e medio modo è solo questione di soldi E MAI, dico MAI autentica RAFFINATEZZA e gioia, sicurezza e conoscenza per i consumatori. E soprattutto investimenti a livelli quasi zero.
    Stupisco che ci siano ancora persone serie come te che ci credono ancora.
    Siamo a livello delle Sette Sorelle, del tutto subito … del Vinitaly da show.
    Forza Ziliani !!!!!

    • redazione

      aprile 11, 2017 alle 1:11 am

      grazie caro collega sconosciuto (o ci conosciamo e ti nascondi dietro ad un nickname? E perché?) troppo gentile..

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