Ma per per bere Franciacorta Guido Berlucchi ’61, 95 euro non sono troppi?



A proposito di una serata in programma giovedì a Madonna di Campiglio

Il mondo, inteso in senso generale, ed in particolare il mondo della ristorazione e quello del vino, sono belli, quando sono belli, perché sono vari. Quando non sono avariati.

E proprio in funzione di questa varietà, e della relativa libertà di scelta (siamo ancora, dicono, in una democrazia, anche se in un particolarissimo tipo di democrazia dove siamo ancora liberi di votare – ma si guardano ben dal farci votare preferendo paracadutarci dell’alto dei governi… sempre uguali tra loro e sempre nefandi…), può normalmente capitare che sia il mercato a decidere se un bene proposto sul mercato abbia… mercato oppure no.

Se un vino, un pranzo al ristorante, una cena, un prodotto alimentare squisito abbiano il prezzo giusto (accettato come tale e pagato) o se invece siano fuori mercato. Il caso Gaja insegna, o no?

Pertanto, figuratevi se alla mia non più tenera età e dopo oltre trent’anni che frequento il variegato e variopinto universo del wine & food tricolore io possa arrivare a stupirmi se qualcuno se ne esce proponendo un cosiddetto “evento” con degustazione di tre vini e tre piatti a 95 euro.

Non mi stupisco, e dall’introduzione passo alla cronaca, perché la cornice, nello specifico caso, ha il suo fascino, quello inossidabile di Madonna di Campiglio, la perla delle Dolomiti del Brenta, e ancora più fascinoso è lo spazio che accoglierà la degustazione con cibo, ovvero l’Hotel Bertelli, 4 stelle elegante, anzi, per essere più precisi, quella bomboniera accogliente che è il ristorante Il Gallo Cedrone dell’Hotel Bertelli, stella Michelin.

Così ieri ho appreso, senza alcuno stupore, che questo giovedì, il 23 marzo, alle 20, il Gallo Cedrone organizza una serata che prevede il seguente menu: Arturo Ziliani (nessuna parentela con il sottoscritto, solo un rapporto, credo, di stima, visto che sono omonimo del grandissimo inventore della Franciacorta, il sommo Franco e che apprezzo la sapienza di enologo di Arturo), amministratore delegato e chef de cave della Guido Berlucchi, un’azienda da un tot di milioni di bottiglie sita in Borgonato di Cortefranca, presenta la linea di Franciacorta Docg Berlucchi ’61. Non tutta, ma solo tre delle 4 cuvées che la compongono.

Presentazione e degustazione di tre “bollicine” bresciane abbinata al menu, che potete leggere da questo link, dove compaiono un antipasto di benvenuto, un risotto a base di vialone nano, emulsione di fava, bacalao e “aria Rosé”, quindi una costoletta di vitello cotta in sale e camomilla, con ortaggi sautés e patate alla crema e quindi, e pertanto niente Franciacorta, che con i dessert non c’azzecca un tubo (anche se sono in tanti a continuare ad abbinarlo: cosa volete, possiamo anche cercare di fare informazione, e le aziende comunicazione, ma certe abitudini sono dure a sparire.. e tanta è ancora l’ignoranza sotto il cielo del vino…), una crema soffiata passion fruit, zuppa e sorbetto di mandarino.

E cosa fare per esserci, oltre che salire fino a Madonna di Campiglio? Semplice, entrare nell’ordine di idee di spendere non poco, perché “il costo della serata, bevande incluse è di € 95,00 a persona”.

Diciamolo subito, non starò qui a fare il populista, dicendo che in questi tempi di crisi spendere quasi 100 euro per una cena, è indecente. Balle di Frà Luca. La crisi c’è, la miseria anche, le difficoltà pure (anche per gli stagionati cronisti del vino free lance, che hanno la brutta abitudine di scrivere quello che pensano e che meno male che è stata inventata Internet, altrimenti rischierebbero di scrivere sui muri di casa o su un quadernetto…) ma nessuno vi costringe a spendere 95 euro per una cena degustazione.
Io stesso, circa un mese fa, nella fatal Paris, in questo posto che vi consiglio spassionatamente, se vi capita di recarvi nella più bella città del mondo (dopo Milano, inutile dirlo..), l’elegante bistrot L’Office, ho speso la bellezza (per me, che non sono Berlusconi o Trump: deo gratias/purtroppo..) di 80 euro, più per il vino che per il cibo, ottimo, di cui 29 per una bottiglia di un Rosé de Provence, (della zona splendida prossima al Mont Ventoux e ad una chambre d’hotes che mi é rimasta nel cuore), che ha confermato il mio amore per i rosé francesi, e ben 17 per un ballon di Bas Armagnac 2001 da urlo…, roba che importa, con la consueta intelligenza e capacità di pescare il meglio, Moon Import, alias Bepi Mongiardino.

E sono stato tentato, e sarebbe stata pura follia, di spenderne 85 chez Nicolas, per un Rosé de Provence (ne parleremo presto, spero) che credo sia il più caro al mondo. E la stessa folle tentazione l’ho provata passandoci davanti due volte, (prima di andare a pranzo, ospite di chi dovevo incontrare per un mio progetto francese, anzi parigino, in quel posto veramente “luxe, calme et volupté”, per dirla con Baudelaire, che è l’Hotel Peninsula, in uno dei suoi cinque ristoranti, ovvero Le Lobby, dove si spendono solo 48 euro per un menu du marché con la cucina del grande Laurent Poitevin, e 45 per una sontuosa Heure du Thé dove si tocca il cielo con un dito) davanti al deux étoiles Hexagone di Avenue Kléber, regno dello chef Mathieu Pacaud, dove si possono “limitare i danni” (il menu degustazione più importante costa 350 euro, ovviamente vini esclusi), scegliendo il Menu de Saison a 90 euro.

Ma ero à Paris, perdiana, in una delle città più belle del mondo, nel cuore della città, tra meravigliose donne (Paris ne è stracolma), atmosfere uniche e un sogno (quale sia, sont mes affaires) nel cuore…!

Allora, pur augurando agli amici dell’Hotel Bertelli e del ristorante Gallo Cedrone (per informazioni info@ilgallocedrone.it tel. 0465 441013) di fare il pienone con la loro Soirée Guido Berlucchi ’61, e togliendomi tanto di cappello di fronte al bravo Arturo Ziliani, non posso non chiedermi e chiedervi: ma 95 euro per questa Soirée franciacortino-campigliana non sono troppi?

E quanto dovrebbero farne pagare, se invece della Cuvée ’61 della Maison de Borgonato, a Campiglio, non à Paris, proponessero una degustazione di uno Champagne come Bacco comanda, magari tre cuvée di una delle mie Maison del cuore, Deutz, la Maison il cui ineffabile Amour de Deutz Rosé 2006 mi ha letteralmente incantato?
E quante centinaia di euro sarebbe il prezzo richiesto se a condurla fosse Monsieur Le Président, sua eleganza Fabrice Rosset, magari, ora la sparo grossa, con la traduzione dal francese del sottoscritto? Tornato in gran forma, dicono, e a misura, così pare, dei vini protagonisti della grande degustazione che ho condotto venerdì 17, con replica venerdì 24… Vedere le bottiglie qui sotto…


Non oso pensarlo, roba da trovarsi costretti a chiedere un mutuo in banca. Magari evitando di rivolgersi alla Popolare di Vicenza o al Monte dei Paschi di Siena, e tanto meno alla Banca Etruria, ça va sans dire…

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Attenzione!:

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6 commenti

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6 commenti

  1. Michele R.

    marzo 20, 2017 alle 10:44 am

    Buongiorno,
    riporto dal menu:
    “Vialone Nano riserva Ferron allo CHAMPAGNE”
    Sarà sufficiente per giustificare 95 Euro?
    Buona giornata
    Michele R.

    • redazione

      marzo 20, 2017 alle 2:21 pm

      mi era sfuggito che fosse allo Champagne: oggi le comiche!
      Franciacorta con un risotto allo Champagne…
      Ma alla Guido Berlucchi hanno visto questo menu???

      • Marco Masè

        marzo 24, 2017 alle 10:00 am

        Si tratta di un refuso di stampa, sfuggito alla pubblicazione della newsletter, ma corretto nelle successive comunicazioni come segue:
        Vialone Nano riserva Ferron
        emulsione di fave, Bacalao, pomodoro e aria rosè
        Me ne scuso con gli attenti lettori.
        Marco Masè

  2. Marco Masè

    marzo 24, 2017 alle 10:02 am

    Ho aspettato. Fino a ieri mattina ho sperato che arrivasse il sole. Nulla da fare, 3 giorni di pioggia, il peggio che possa accadere per chi è in settimana bianca. Se nevica è un bello spettacolo e gli Ospiti non si lamentano più di tanto. Se c’è il sole, tutti a divertirsi sulle piste da sci. Ma la pioggia no, non ci sta.
    Risultato: partenze anticipate e anche il ristorante soffre. In media da 2 a 8 coperti a sera, preludio alla imminente chiusura della stagione.
    In tale contesto ho provato a inserire l’evento Berlucchi, consapevole dei rischi. Il risultato è stato, purtroppo, quello di annullare l’evento per evitare al signor Arturo Ziliani ed ai suoi collaboratori un lungo viaggio a vuoto. Non credo che il fattore prezzo abbia inciso in particolar modo, anche se faccio tesoro dei preziosi suggerimenti del blog. Gli Ospiti del Gallo Cedrone, in particolare gli stranieri, spendono mediamente più di 95 euro a testa, per una serata che cerco di rendere sempre indimenticabile.
    Nel corso di 10 anni (compiuti lo scorso dicembre) di attività del Gallo Cedrone, ho organizzato, come mi piace dire “per conoscere e farci conoscere”, oltre 400 tra degustazioni guidate, presentazioni di libri, vini e prodotti alimentari, cene a tema, dibattiti e incontri con grandi nomi della cultura e della gastronomia. In ogni occasione un prezioso insegnamento per noi e per il pubblico presente, sotto il titolo ormai conosciuto di “Sapore di Sapere”. L’offerta negli anni si è lentamente evoluta e affinata, senza però abbandonare il “concept” iniziale, fatto di concretezza e sobrietà, ma proposto con allegria ed entusiasmo. Il menù, pochi piatti a rotazione poco più che settimanale, con vino a bicchiere in abbinamento, privilegia i gusti del territorio nei periodi in cui la località è frequentata principalmente da Ospiti italiani, mentre propone i “classici” della cucina italiana e internazionale quando prevalgono gli Amici stranieri.
    400 serate dicevo, davvero tante, e come è logico che sia, alcune “sold out” altre andate a vuoto. Ma si sa, chi non fa, non sbaglia.
    Dal mio punto di vista, il “valore” della serata è quello di vivere un’esperienza particolare: la cena del Gallo Cedrone e la presentazione di un prodotto italiano di eccellenza, guidata da un grande esperto. La convivialità e l’ambientazione fanno il resto. E infine, mi permetto di dire, l’unicità di questo tipo di offerta nel contesto della destinazione turistica. In città questi eventi non si contano, ma qui le alternative sono molto limitate.
    Il Gallo Cedrone è aperto, per soli 6-7 mesi l’anno, seguendo le stagionalità turistiche di Madonna di Campiglio: poco per la sopravvivenza di un locale che cerca di proporre nella destinazione un servizio e una cucina “da ricordare”. Non siamo a Parigi, nel bene e nel male.
    Il menù degustazione, bevande escluse, costa € 95,00, un paio di piatti in più e porzioni leggermente ridotte. Il menù della serata Berlucchi ’61, con un “benvenuto“ fatto di due piatti veri e non un semplice boccone proposto dalla cucina, ne costa altrettanti, bevande incluse. E i vini in degustazione sono ben più di tre bicchieri a testa. Certo, l’azienda Guido Berlucchi fa bene la sua parte e la presenza del produttore regala un’emozione straordinaria agli appassionati.
    Per ora il vino riposa nelle cantine del Gallo Cedrone, ma presto questo evento tornerà in calendario !
    Marco Masè

    • redazione

      marzo 24, 2017 alle 12:31 pm

      Marco, chapeau!
      Mi inchino alla signorilità e al garbo del suo intervento, al modo elegante in cui é stato espresso. Mi inchino al fatto che lei, invece di mandarmi a quel Paese (o altrove) abbia pensato di intervenire su Lemillebolleblog e considerarmi come interlocutore (cosa che altri suoi colleghi non fanno, o dicono di non fare e poi magari mi leggono mandandomi dove non mi ha mandato lei) raccontando questa sua esperienza negativa, ma non per colpa sua o del Franciacorta che avevate deciso di presentare.
      Io circa il prezzo e l’appeal di queste bollicine resto della mia idea, ma tout se tient, e come dice lei solo chi non fa nulla non sbaglia mai…
      Ma circa il nostro diverso sentire mi piacerebbe parlare con lei, alla prima occasione possibile, anche se a Madonna di Campiglio non ho in progetto di salire. Ma ci sono sempre i telefoni, perbacco, e magari possiamo pensare ad un primo “round” grazie a questa fantastica invenzione…
      cordialità vive
      franco ziliani

  3. Marco Masè

    marzo 25, 2017 alle 9:58 am

    Buongiorno Franco,
    ho grande stima del suo lavoro e per questo motivo mi sento davvero lusingato per l’opportunità di condividere con lei ed i suoi lettori ciò che correttamente definisce “diverso sentire”.
    A presto quindi,
    Marco Masè

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