Una gola profonda del Cda di Terre d’Oltrepò mi racconta…



Il piano industriale per La Versa? Piacerebbe anche a me conoscerlo….

Partiamo da lontano, dall’acquisizione da parte della cordata formata da Terre d’Oltrepò (che si accollerà il 70% dei costi dell’operazione) e da Cavit (30%), della mitica e ormai piuttosto decaduta, tanto da arrivare all’atto finale, tristissimo, del fallimento, Cantina La Versa (sito Internet che non riporta la news relativa alla nuova proprietà…) di Santa Maria La Versa. A tutt’oggi il marchio, altri più saputelli direbbero il brand di tutto l’Oltrepò Pavese. Quella terra benedetta dagli Dei, ma non dagli uomini, purtroppo, verso la quale, recentemente, ho espresso un sincero atto d’amore.


L’acquisizione è stata facilitata non poco dalla rinuncia, a mio avviso maturata in condizioni misteriose, del principale competitor, Cantina di Soave (secondo me ci sono state fortissime pressioni politiche sulla Cantina veronese, visto che gli “avversari” sono persino andati dal Ministro Martina (che l’estate scorsa aveva fatto dichiarazioni clamorosamente di parte e non super partes, come avrebbero dovuto essere…) con l’avallo di parlamentari PD e del Presidente della Provincia di Pavia).

Bene, il tandem oltrepadan-trentino si aggiudica la partita e per diversi giorni, mentre la stampa trentina titola Cavit compra La Versa e destina uno spazio marginale al ruolo di Terre d’Oltrepò e uno da vero protagonista alla cooperativa di Ravina, a Broni e dintorni, se si prescinde da qualche articolo pubblicato da La Pravda, pardon, La Provincia Pavese, che ha sempre apertamente sostenuto l’ipotesi Terre-Cavit, non trapela nulla dai vertici del cantinone che ora rischia di essere ancora più one.

Uno sblocco deciso allo stallo lo dà, con il suo piglio pragmatico ed il suo fisico da ex rugbista, l’Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Giovanni Fava, che in seguito ad una visita fatta venerdì a La Versa raccogliendo gli inviti dei vertici di Terra d’Oltrepò e di organizzazioni cooperative (visita che La Provincia Pavese così racconta) ha commentato e documentato così, sul suo sito Internet, le tematiche trattate nel corso della sua visita alla Cantina La Versa, ora entrata nella galassia Terre d’Oltrepò.

C’era da aspettarsi che fatta la presentazione alle Istituzioni, al cantinone di Broni, dove si spera che siano superate le logiche (e soprattutto si sia andati oltre le prassi) da “riso in cagnone” di triste memoria, si decidessero a presentare, urbis et orbis, e soprattutto alla stampa, tutta, non solo ai servitori fedeli e ai appecorati portaparola, cosa intendano fare, ovvero il fantomatico “PIANO INDUSTRIALE”.

Io da parte mia, cercando di fare il mio mestiere di giornalista, avevo provato a capire, contattando più volte telefonicamente e via mail il presidente di Terre d’Oltrepò Andrea Giorgi (un cognome, un mito, una leggenda e non penso alla splendida Eleonora…) ma senza ottenere, anche per elementari norme di buona educazione, lo straccio di una risposta.

E quando ho provato a fare altrettanto con Cavit, con il direttore e d.g. Enrico Zanoni, un cremonese affabile e non un trentino umbratile e malmostoso, le porte, che solitamente avevo trovato aperte, si sono chiuse in maniera impenetrabile. Con lo Ziliani che voleva a La Versa quelli della Cantina di Soave non si parla, sembra essere la parola d’ordine un po’ becera… E provinciale come poche…

Ma ‘sto ca..ppero di piano industriale si può sapere cosa preveda? Di preciso non si sa, si sussurra, in Oltrepò è così e talvolta si respira un’atmosfera palemmitana (capito mi hai?) che non ne siano a conoscenza nemmeno i soci, i membri del CDA, e che tutto sia governato da un gruppo ristretto di oligarchi di sovietico orientamento.

Bene, si fa per dire, ma io, come giornalista che ha seguito le cose mi sono rotto i corbelli.

Pertanto dapprima via Facebook ho dato tempo fino al 15 marzo alla Cantinona con sede a Broni per convocare una conferenza stampa, invitando anche il sottoscritto che pure aveva pubblicamente preso posizione a favore della soluzione acquisto da parte di Cantina di Soave.  Ma se non dovesse saltare fuori nulla, se a Broni dovessero continuare a comportarsi come degli Andropov o dei Breznev, annuncio sin d’ora che metterò in atto un’iniziativa CLAMOROSA debitamente pubblicizzata, di cui parleranno tutti. Anche la televisione…

Detto ciò, sconvolgendo i miei programmi pomeridiani, che prevedevano amore e Champagne prima di partire alla volta di Lazise, sponda veronese del Lago di Garda, per l’Anteprima Bardolino & Chiaretto 2017 che raggiungerò direttamente tra poche ore, ho fatto due colpi di telefono e poi con il terzo sono andato a colpo sicuro intercettando nientemeno che un membro del Consiglio di amministrazione di Terre d’Oltrepò, il cui nome manterrò segreto, perché “taci che il nemico ti ascolta” ed in terra oltrepadana, una sorta di terra degli agguati e delle vendette, sono così democratici che sono stupito che sinora ogni volta che mi ci reco in visita pastorale non mi abbiano tagliato le gomme dell’auto. La prossima trasferta sarà dopo il 15 marzo, prima del Vinitaly.

Cosa mi ha raccontato “Mister X”? Ad esempio che il piano industriale “ammesso e concesso che esista veramente io non lo conosco e non lo conoscono nemmeno gran parte dei membri del Cda”.

Secondo il mio misterioso interlocutore con l’operazione di acquisto di La Versa si rischia di creare delle aspettative che non possono in alcun modo essere esaudite, perché “sarebbe ingenuo pensare che il marchio La Versa faccia automaticamente vendere”.

La situazione è grave, osserva Mister X, “il territorio è stato lasciato a se stesso, l’Oltrepò Pavese continua ad essere diviso da mille campanilismi e mille ottusità e come sempre si fa male da solo. Passa il tempo e si continuano a ripetere gli stessi identici errori. Ci sono caste che detengono quote di potere che non vogliono mollare e per questo sono pronte a tutto. Tranne che a fare gli interessi dei viticoltori!”.

Adesso, continua impietoso nella sua analisi il membro del Consiglio di amministrazione di Terre d’Oltrepò con cui ho lungamente chiacchierato, “si aspettano, soprattutto all’esterno, miracoli dall’acquisizione di La Versa, ma questo non sarà di certo possibile perché nessuno ha la bacchetta magica e dai tempi del Duca Denari La Versa ha conosciuto, a causa di molti errori compiuti e assenza di chiare strategie a lungo termine, un progressivo decadimento, una perdita di centralità, fino all’atto finale del fallimento”.

Ci si dimentica, dice Mister X, che “la Versa è morta per cause interne, per il provincialismo oltrepadano, per un eccesso di orgoglio e di campanilismo”.

Secondo lei, gli chiedo, si poteva evitare l’atto, non proprio esaltante, di una La Versa destinata a finire comunque in mano ad aziende poste fuori dal territorio oltrepadano?

La riposta è tranchant: “questa vicenda dimostra che l’Oltrepò Pavese del vino non è capace di ragionare e agire concretamente e fare corpo unico, come hanno saputo fare in Franciacorta. Quando La Versa è fallita, ma anche prima, ad esempio dopo i fatti (e misfatti) del novembre 2014, bisognava reagire velocemente, dare vita ad un tavolo comune di dibattito, presenti Consorzio, Distretto, Camera di Commercio, le varie cantine sociali, gli imprenditori del vino più svegli, le forze politiche, la Provincia, un tavolo capace di elaborare un’organica e solida soluzione oltrepadana. Ma l’imprenditoria oltrepadana e aggiungerei anche l’imprenditoria milanese e lombarda legata al vino e non, ha dimostrato di non esserci o di fregarsene delle sorti della cantina resa celebre in Italia e nel mondo dal lavoro del Duca Denari”.

Oggi, prosegue impietoso, si persegue nell’errore, nell’assenza di una linea maestra “non si sa dove andare, cosa fare e ci si attacca al carro dell’esterno di turno che viene a colonizzarci. Sono tutti bravi a fare i finocchi, ma con il culo degli altri…”.

L’Oltrepò Pavese, dice il membro del CDA di Terre d’Oltrepò che ha accettato di parlarmi ben consapevole che, da giornalista, non avrei potuto far altro che pubblicare le sue dichiarazioni, “ha 14 mila ettari di vigneti Doc: sarà o non sarà arrivato il momento di capire che si è clamorosamente sbagliato a non valorizzare le uve provenienti da questi vigneti spesso straordinari, che perseguire la politica delle damigiane da vendere a Milano, del vino sfuso, delle cisterne ad uso degli imbottigliatori, del vino dato ad altre aziende di fuori per loro rispettabili avventure commerciali in giro per il mondo che non portavano nulla all’immagine dell’Oltrepò, è stato miope e suicida?”.

Sembra incredibile – è un fiume in piena il mio interlocutore che sembrava aspettare solo un giornalista che volesse ascoltarlo, lasciarlo parlare e riportare i suoi pensieri, vero Provincia Pavese? – ma “quando pigiava da sola la Cantina di Broni faceva più profitti di quanto faccia ora Terre d’Oltrepò. E mentre i profitti nel mondo del vino aumentano in Oltrepò calano. Ma le sembra possibile?”

E come potranno cambiare le cose ora che Cavit è arrivata, con un’operazione fenomenale, ovvero pagando solo il 30% dei costi contro il 70% appannaggio di Terre d’Oltrepò, in terra oltrepadana?

La risposta di Mister X parte da lontano, osservando che il tanto discusso “Livio Cagnoni voleva il monopolio dell’uva per condizionare il prezzo del prodotto finale. Oggi parlando di prezzi siamo a livello dei prezzi dei vini delle grandi produzioni di pianura, 250 quintali per ettaro, dell’Emilia Romagna. Ci sta bene questo, possiamo esserne soddisfatti?”.

Ora, prosegue, “arriva Cavit, ma ricordiamoci che nessuno regala niente a nessuno, tanto meno un colosso organizzato, abituato a competere in tutto il mondo, come la Cantina trentina”. Oggi, per fortuna “dopo la grande crisi della damigiana, sono nate tante piccole realtà, ad esempio Monsupello, che piccola non è, che occupano piccole nicchie di mercato. La frammentazione delle aziende non è un limite, ma è valore e ricchezza dell’offerta di un territorio. Però bisogna che queste piccole realtà sappiano camminare insieme, si diano una direzione e un linguaggio comune. E che il Consorzio ed il Distretto la smettano di litigare. O di far finta di farlo…!”…

A me, conclude il mio misterioso interlocutore, lo ripeto, membro del Cda, ovvero Consiglio di amministrazione di Terre d’Oltrepò, “andava bene anche la soluzione Cantina di Soave, che avrebbe creato un sano dualismo e sicuramente tra i suoi progetti non aveva quello di svendere La Versa, ma di rilanciarla”.

E pertanto quale futuro, chiedo, per La Versa targata Terre d’Oltrepò – Cavit?

Risposta su cui riflettere: “l’operazione ha bisogno di un deciso cambio di mentalità, altrimenti non funzionerà. Occorre essere consapevoli che siamo all’anno zero, che l’acquisto di La Versa costituisce un possibile punto di partenza in un percorso qualità e in una decisa rifondazione dell’immagine del vino oltrepadano”. Questo il punto di vista, interessantissimo, di “Mister X”.

Io chiudo chiedendomi, e questo mio pensiero non est, “in cauda venenum” se il Consiglio della società che amministrerà La Versa, formato da cinque componenti, tre per Terre d’Oltrepò e due per Cavit (ma non sarebbe stata più giusta una proporzione di cinque componenti per Terre d’Oltrepò e due, massimo tre, per Cavit, visto che la prima partecipa per il 70% dei costi e la seconda solo per il 30%?…), sarà davvero in grado di tenere dritta la barra e tracciare la rotta verso la terra promessa.

Io, nonostante la presenza nel Consiglio di un grande uomo del vino e della cooperazione come il direttore di Cavit Enrico Zanoni nutro qualche dubbio, sempre pronto, se accadrà l’inverosimile, a cospargermi il capo di cenere e fare mea culpa. E magari andare a piedi da Broni a La Versa.

Ma scommettiamo che questo non accadrà?

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12 commenti

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12 commenti

  1. Cosimo Piovasco di Rondò

    marzo 5, 2017 alle 3:31 pm

    ..ma ridiamo.ci..su..va là…che una risata li/ci seppellisca tutti….
    forse è meglio prenderla come la prende (alla leggera ) Paola Attanasio
    http://www.trentinowine.info/2017/03/re-nudo-finalmente-2/

  2. Cosimo Piovasco di Rondò

    marzo 5, 2017 alle 9:23 pm

    ma sai che penso che sia pure un suo parente….della nostra .. Paoletta… se non ricordo male .. eh

  3. Marc.

    marzo 6, 2017 alle 12:42 am

    Non c’è nessun piano vedrà . Le sembra normale che i soci non siano stati interpellati nella decisione e non sappiano nulla?

    • redazione

      marzo 6, 2017 alle 1:26 am

      lei vuole dire che i “manager”, parola molto impegnativa nel loro caso, del cantinone di Broni, nonché il management, questo veramente tale, di Cavit, avrebbero speso 4,5 milioni ca. di euro senza avere uno straccio di idea su come rilanciare e cosa fare di La Versa?
      Se l’acquisto fosse solo opera di Terre d’Oltrepò non avrei difficoltà a crederlo e giudicherei la cosa “simpaticamente” e tipicamente oltrepadana, ma poiché é coinvolta Cavit, dove lavora gente seria, escludo che una tale ipotesi possa corrispondere a realtà. Suvvia!

    • redazione

      marzo 6, 2017 alle 1:27 am

      quanto alla mancata informazione e consultazione dei soci, la tal cosa mi risulta purtroppo. E mi perplime… 🙂

  4. Enodron

    marzo 17, 2017 alle 6:14 pm

    Che storie…

  5. Giovanni

    marzo 21, 2017 alle 4:06 pm

    Salve Ziliani, il 15 marzo è ormai passato, ha più avuto contatti con i vertici di Broni/Cavit?

    • redazione

      marzo 22, 2017 alle 4:15 am

      nessun contatto possibile né con l’una né con l’altra. Si vede che:
      a) non vogliono parlare con me, strano perché con Zanoni, direttore di Cavit, ho sempre avuto un eccellente rapporto;
      b) non hanno nessun piano industriale da comunicare;
      c) non intendono raccontare i loro progetti, sempre che esistano, alla stampa ed in particolare ad un giornalista che aveva apertamente tifato per la soluzione Cantina di Soave circa la sorte di La Versa

      • Giovanni

        marzo 22, 2017 alle 11:37 am

        Come immaginavo: il silenzio con Lei, con parte dei Consiglieri (CDA di TDO) e con i Soci (a detta di molti per lo più contrari visto il loro incerto futuro) non sono un buon segno. Attendiamo il Vinitaly e vedremo cosa proporranno di nuovo.

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