Da Tino Comaschi un appello ai viticoltori oltrepadani

Per dirla con Mozart (Così fan tutte) Soave sia il vento…

Mancano solo poche ore al fatidico momento che deciderà non solo se la storica Cantina La Versa finirà sotto il controllo della Cantina di Broni che per anni ha divorato riso in cagnone senza battere ciglio, anzi, oppure nell’orbita della veneta Cantina di Soave, ma deciderà qualcosa di più importante, ovvero se l’Oltrepò Pavese avrà una formidabile chance per finalmente voltare pagina, per diventare, come merita, una zona vinicola importante, e se resterà una semplice terra di conquista. Colonizzata da questa o quell’altra potenza, vilipesa da imbottigliatori senza scrupoli, banalizzata da cantinone alle quali della qualità, in bottiglia, non può fregare di meno.

In questi giorni abbiamo letto e sentito di tutto un po’: cose sensate, chiacchiere da bar o da osteria, rodomontate provinciali, stupidate, calunnie, ipotesi da fantascienza. Con la politica, in sottofondo, specie la politica vicina al partito di governo, a impicciarsi di cose alle quali, se il buon senso fosse di questo mondo, avrebbe dovuto rimanere estranea…

Abbiamo letto e cercato di documentare, per completezza dell’informazione, facendo il nostro umile lavoro di cronisti del vino, quello che accadeva, si sviluppava attorno al caso La Versa: le proposte di rilancio e risanamento, le prese di posizione, a priori, contro l’arrivo dei pericolosi “stranieri”, gli auspici dei viticoltori, gli unici, forse, che avrebbero diritto a parlare, trattandosi della loro sorte, del futuro loro e delle loro famiglie…

Così, dopo la lettera (che non ho potuto pubblicare perché non sono mica un pirla..) di presunti soci di La Versa che sparano nel mucchio senza metterci la faccia, quella di ex soci di La Versa che auspicano la soluzione Cantina di Soave, dopo il tentativo patetico di riproporre ancora, come se non fosse rancido, immangiabile e avvelenato, il solito tristo riso in cagnone, ecco che ho deciso di pubblicare, in zona Cesarini, il pubblico appello ai viticoltori che sono ancora oggi soci di La Versa firmato da uno che le palle le ha, ovvero Tino Comaschi, socio della Cantina La Versa, nel luglio 2015 firmatario di un appello all’Assessore della Regione Fava in difesa dei viticoltori onesti. Che non mancano, anche se talvolta si fanno prendere da insane nostalgie di un capataz che non ha certo fatto i loro interessi..

Ancora tu?

Prima di pubblicare questo bellissimo appello, che ovviamente, anche senza essere socio di La Versa, condivido in toto, ritenendo la soluzione Cantina di Soave cento volte migliore dell’ipotetica “soluzione” rappresentata dalla cordata Cavit (che ci metterebbe il 30% dei costi) – Terre d’Oltrepò (che coprirebbe il 70% dei costi d’acquisto) alcune riflessioni di Comaschi, di cui ho preso conoscenza nel corso di un disteso e produttivo colloquio telefonico avuto nel pomeriggio di domenica.

Per Comaschi la maggioranza dei soci di La Versa é “a favore dell’arrivo di Cantina di Soave: purtroppo questi soci non si espongono e fanno pensare ad un clima stile Palermo anni Ottanta”. A suo avviso in questi giorni di convulse trattative e pour parler “è entrata la politica e forse ha fatto pressioni su Trentini invitandolo a lasciar stare”.

Comaschi ha qualche dubbio sulle effettive capacità del “nuovo management di Terre d’Oltrepò” e fa notare la strana coincidenza secondo la quale l’ex direttore commerciale della Cantina di Soave dopo aver deciso di lasciare il suo posto a Soave dove va a finire? Nientemeno, come ho scritto, a Terre d’Oltrepò.

Comaschi osserva con qualche amarezza: “Avrei voluto che il mondo del vino oltrepadano dicesse con chiarezza Broni rimanga dov’è e trovi la sua strada e pensi dopo a correre avventure di conquista di altre realtà produttive”. In Oltrepò, dice, “ non si muove mai nessuno e si rimane tremendamente provinciali: al bar tutti leoni e poi silenzio… Tanta gente la pensa così ma poi non ha voglia di lottare e non si mobilita”. E’ innegabile, osserva Comaschi, che “La Versa ha bisogno di grandi imprenditori. Di gente che abbia una visione forte e si ponga da traino e non da nuovo padrone”.

Questo il punto di vista di un viticoltore socio di La Versa, ma cosa sta bollendo nella pentola della Cantina di Soave? Parteciperà all’asta oppure si ritirerà come ha lasciato capire tra le righe del comunicato stampa diffuso dopo il rilancio, per 50 mila euro, di Terre d’Oltrepò? Scocciato da me anche di domenica pomeriggio, il direttore generale della Cantina di Soave, Bruno Trentini, alla mia esplicita osservazione “la darete mica per vinta agli eredi di Cagnoni?” mi ha ricordato un’evidenza, ovvero che Cantina di Soave aveva posto come condizione per partecipare all’operazione tentato acquisto di La Versa, il non dover andare all’asta.

Ma le regole si possono sempre cambiare Trentini, ho replicato io… “Cosa vuole che le dica Ziliani, lunedì mattina deciderà il Consiglio della Cantina, dopo aver valutato attentamente ogni aspetto”. E cosa pensa di Cavit e del suo ruolo in questa eventuale operazione d’acquisto, l’ho incalzato? Per Trentini “Cavit se comprerà La Versa insieme a Terre d’Oltrepò spenderà solo 8-9 milioni di euro e acquistandola risparmierà di certo su quanto ogni anno versa a Terre per la fornitura dei vini e delle uve destinate al mercato Usa per la Cavit Collection”.

Quanto ad eventuali pressioni politiche esercitate nei suoi confronti per indurlo a rinunciare all’acquisizione di La Versa, Trentini taglia corto ed è tranchant: “La politica non mi interessa e lascio che faccia il suo mestiere e voglio che sia solo l’imprenditoria a compiere le scelte economiche che le competono”…

Questa la posizione, chiarissima, del direttore generale di Cantina di Soave, ed ecco, infine, l’appello ai viticoltori oltrepadani scritto, di slancio e con entusiasmo, da Tino Comaschi:

“Cari viticoltori dell’Oltrepò, in questi giorni di attesa trepidante sulle sorti di La Versa, chiarito ormai quali sono i soggetti interessati all’acquisto – Terre D’Oltrepò-Cavit da una parte e Cantina di Soave dall’altra – si sono formati anche due schieramenti fra i produttori, gli animi si accendono e non mancano le frecciate e in alcuni casi anche gli insulti; d’altronde la posta è importante, i destini dell’Oltrepò vitivinicolo e oserei dire il destino socio-economico del nostro territorio dipendono in gran parte dalla giusta scelta.

Non è un segreto il mio personale “tifo” per Soave e vorrei spiegarne i motivi in particolare per gli amici che covano fastidio (si fa per dire…) per questa presa di posizione, ovviamente insieme a tante altre persone che la pensano come me e come me non hanno timore a dirlo, convinti che la discussione e lo scambio di opinioni siano la base di una convivenza proficua e intelligente.

Non sono un imprenditore agricolo, non ho pretese di verità assoluta, ma una discreta conoscenza del territorio e della nostra gente ed il fatto di essermi continuamente informato ed aggiornato sul mercato e sui territori vitivinicoli d’Italia, unito al buon senso della gente comune, mi hanno spinto a prendere una posizione in riferimento all’asta in essere.

Perché si, assolutamente SI’ senza riserva alcuna, a Cantina di Soave, una cantina che prima di tutto ho visitato personalmente, e che è una magnifica invidiabile realtà sia nelle strutture (di una bellezza e funzionalità straordinarie) che nella metodologia e strategia aziendale, nella penetrazione sui mercati italiani ed internazionali, nel personale dirigente e nelle maestranze tutte.

Un esempio di organizzazione capace, moderna, efficiente, lungimirante, che ha saputo coinvolgere i soci ed il territorio nel sentirsi parte integrante dell’azienda con un attaccamento uguale e forse maggiore di quello dei soci di La Versa ai tempi d’oro, questo ovviamente anche in funzione del benessere creato. In questa azienda si respira organizzazione, capacità, onestà.

Nun te reggae più

Perché no a Terre D’Oltrepò? Perché il monopolio che si verrebbe a creare comporterebbe quasi certamente l’abbassamento del prezzo delle uve. Terre D’Oltrepò si trova attualmente nella situazione di dover affrontare i mercati con prezzi molto bassi, d’altronde è sempre stata la politica di questa azienda e questo è il mercato in generale e dello sfuso in particolare, prima riusciva ad avere margine comunque (?), oggi ovviamente i margini sarebbero largamente ed ovviamente più ridotti (per ovvi e facilmente comprensibili motivi) se non addirittura negativi.

La cantina ha una nuova dirigenza che è possibile possa essere di grandi capacità imprenditoriali, ma per il momento non è dato a sapere, ovviamente. Inoltre pesa sull’azienda la “spada di Damocle” delle sanzioni di cui non si conosce l’entità ma che potrebbero esser pesanti e difficilmente ammortizzabili in pochi anni.

Qualcuno dice: per questo acquistiamo La Versa, per fare bottiglie con questo marchio ed aumentare i margini…ma signori, siete sicuri che in un momento di crisi dei mercati come questo sia cosi semplice vendere centinaia di migliaia di bottiglie con margine adeguato? Ammettendo questa possibilità e capacità dei dirigenti, in quanti anni ? 10? 20?

No amici, la soluzione più semplice, e credo anche la vera strategia che ha spinto Terre D’Oltrepò a provare ad acquisire La Versa è: TENERE I PREZZI BASSI!!! Creare un monopolio per tenere i prezzi bassi!!!Impedire che un’azienda dalle grandi capacità imprenditoriali ed economiche valorizzi i prodotti del territorio e crei concorrenza, con l’inevitabile rialzo dei prezzi delle uve.

Legittimo, niente da dire…. ma i produttori? Il futuro? Si dice anche che la Cantina veneta venga a colonizzarci, che dobbiamo rialzarci da soli e che non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessuno. A parte che un simile pensiero in un mondo sempre più globalizzato è decisamente fuori luogo, non vi passa mai il pensiero che le nostre capacità, la nostra coesione, hanno avuto come effetto che le due aziende più importanti dell’Oltrepò sono una fallita e l’altra a giudizio? E’ colpa di altri? Pensate che chi arriverà potrà fare peggio?

Facciamo un bagno di umiltà per favore, e ben venga chi può aiutarci ad uscire nel più breve tempo possibile dal pantano in cui ci troviamo. Ed inoltre, non è più logico e meglio per tutti se rimangono due realtà distinte, Terre D’Oltrepò da una parte e Soave/La Versa dall’altra?

Auguriamoci dunque che funzionino, che collaborino, che siano entrambe una forza trainante del nostro territorio e piantiamola con le guerre tra produttori e cerchiamo invece coesione e non dimentichiamo una cosa …SIAMO IL TERRITORIO MENO VALORIZZATO D’ITALIA, non sarà ora di cambiare ?

Chiudo con una scommessa: se Soave acquisirà La Versa, in meno di 3 anni tanti, tantissimi di quei soci che ora commentano quasi con disprezzo questa mia speranza torneranno certamente a conferire alla loro vecchia azienda sotto la guida di Soave. Se non sarà così, farò pubblica ammenda”.

Per dirla con Chiambretti: comunque vada, sarà un successo

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