Chi riuscirà, alla fine, ad aggiudicarsi la storica Cantina La Versa?


Dopo il rilancio di Terre d’Oltrepò la Cantina di Soave commenta

Com’era prevedibile, alla fine, in zona Cesarini, per il complesso acquisto della storica Cantina La Versa è spuntata un’offerta, con un rilancio di soli 50 mila euro, alternativa a quella seria, credibile, organica, presentata dalla Cantina di Soave.

E’ una cordata oltrepadana, da parte della nota e discussa (perché coinvolta in gravissime vicende giudiziarie) mega cantina, specializzata in vini in bottiglia caratterizzati da prezzi incredibilmente bassi, e da un’immagine non certo prestigiosa, denominata Terre d’Oltrepò, in tandem con la nota mega cantina cooperativa trentina Cavit.

Il risultato immediato di questa offerta dell’ultimo minuto è che l’aggiudicazione di La Versa viene rimandata ad un’asta telematica che si svolgerà il prossimo 20 febbraio con il coordinamento del curatore fallimentare. Asta cui rischia di presentarsi un solo soggetto, perché dal tono del comunicato stampa diramato da Cantina di Soave emerge, accanto ad una notevole amarezza, anche un certo orientamento verso la decisione di non rilanciare e lasciare perdere.

Loro non lo scrivono di certo nel comunicato, ma sono certo che Bruno Trentin ed il management di Cantina di Soave avranno fatto un ragionamento di questo tipo: ma chi ce lo fa fare di andare avanti a presentare progetti concreti, piani di rilancio solidi e con i piedi per terra, nonché solide garanzie di poterli tramutare da progetti in realtà concrete, quando ci si trova di fronte ad una contro-offerta che analoghe garanzie non offre e che costituisce una soluzione, se così la si può definire, pasticciata e sorretta chiaramente da una parte politica alla quale gli oltrepadani si sono rivolti al grido, comico, di “fuori lo straniero, fuori l’invasore?

Di fronte a ragionamenti tanto sballati, provinciali e miopi, nonché trinariciuti con accezione guareschiana, come non farsi venire la tentazione di mandare tutti a quel paese?

Io, che considero l’ipotesi di acquisto e rilancio di La Versa da parte della Cantina di Soave come la soluzione ottimale, voglio sperare che sbollita amarezza e incazzatura Bruno Trentin e soci vogliano riprendere in considerazione l’idea di partecipare all’asta e lottare sino in fondo per portare a casa La Versa e chiudere il cerchio.

Attendendo fiduciosamente pubblico intanto il comunicato stampa diffuso oggi da Cantina di Soave: buona lettura!

“Cantina di Soave, coerente con la serietà e la solidità che la contraddistinguono, ha deciso in breve tempo di presentare una concreta proposta di acquisto e di rilancio di Santa Maria La Versa, formalizzata definitivamente i primi giorni di gennaio.

La decisione è maturata dopo che la prima asta indetta dal tribunale è andata deserta, chiaro segnale che il territorio non era pronto o disposto a prendere in mano le sorti di Santa Maria La Versa e di valorizzare il suo potenziale. Così Cantina di Soave ha deciso di scendere in campo, ma con una formula che uscisse da quella speculativa dell’asta e che allo stesso tempo ponesse gli eventuali interessati nella condizione di non poter giocare a ribasso a scapito dei produttori.

La proposta presentata da Cantina di Soave è a tutti nota ed è stata il punto di riferimento per chi ha ritenuto di presentare l’ultimo giorno un esiguo rilancio: altre realtà infatti hanno ora deciso di entrare in gioco. Alla luce di questo, è probabile che Cantina di Soave scelga di non muovere ulteriori passi nella direzione di Santa Maria La Versa.

«Una volta valutata la possibilità di acquisire La Versa – commenta il Presidente di Cantina di Soave Attilio Carlesso – il Consiglio di Amministrazione ha deciso, all’unanimità e in un’unica seduta, di presentare la proposta di acquisto poiché, considerata la nostra stabilità finanziaria, potremmo senz’altro investire nel rilancio dell’azienda. Nei prossimi giorni, da una parte valuteremo quale sarebbe il potenziale di La Versa in sinergia con i nostri affermati marchi, dall’altra ci guarderemo bene dal costituire elemento di rottura all’interno dell’Oltrepò».

«Non potevo non interessarmi alle sorti di Santa Maria La Versa – spiega il Direttore Generale di Cantina di Soave, Bruno Trentini – considerata la conoscenza che ho maturato negli anni di questa importantissima realtà del panorama spumantistico nazionale. Il territorio dell’Oltrepò, patria di grandi Pinot Nero, ha una sua vocazionalità storica sulla quale sono pronto a scommettere. L’impostazione aziendale, da quando dirigo Cantina di Soave, è sempre stata all’insegna della coerenza e della tutela dei produttori, per questo motivo fin da subito abbiamo chiarito con il comitato dei creditori che la nostra proposta, fondata su un ambizioso piano industriale, non sarebbe stata speculativa né avrebbe mai dovuto creare tensioni all’interno del territorio dell’Oltrepò Pavese. Auguro ai produttori di questa nobilissima zona i successi che meritano per l’indiscusso valore della loro viticoltura, valore che merita di essere riconosciuto da tutto il mondo vitivinicolo».

Attenzione!

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7 commenti

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7 commenti

  1. Andrea

    febbraio 16, 2017 alle 12:24 pm

    Penso anch’io che ormai i giochi siano fatti e che la Cantina La Versa cadrà nelle mani di Terre d’Oltrepó. L’ unica cosa che però non capisco è il voler fare un offerta un mese prima dell’asta, quando Soave poteva benissimo presentarsi all’ultimo giorno utile, cioè ieri, con la medesima cifra aggiudicandosela sicuramente, visto che nessun altro avrebbe presentato alcun offerta. Grazie e buona giornata.

    • redazione

      febbraio 17, 2017 alle 1:09 am

      ottima domanda Andrea. Ieri sera ho sentito Trentini ancora profondamente amareggiato per l’accaduto. Ho netta l’impressione che non vogliano presentarsi all’asta, anche se prenderanno l’ultima decisione lunedì mattina in un Cda della Cantina. Io faccio nettamente il tifo per loro, perché faccio il tifo per La Versa e so che quella di Terre d’Oltrepò é una proposta senza capo né coda, priva di sostanza e contestata persino da diversi soci della cantina oltrepadana che accusano i vertici di aver deciso senza sentire gli associati.
      Aggiungo una cosa: se io fossi il giudice, non ci penserei un attimo nel ritenere meno strutturalmente adeguato chi ha risibilmente rilanciato. C’è un però, anzi forse più di uno. Trovarsi un competitor come Cadìs nel futuro (roseo,ancora) delle bollicine tratte da pinot noir non sarebbe il massimo per chi quel mercato lo sta cavalcando.

  2. Bruno

    febbraio 17, 2017 alle 12:34 am

    I soci di broni sono incazzati neri perché come al solito i vertici hanno preso una decisione di tale importanza Senza interpellarli minimamente.

  3. Andrea

    febbraio 17, 2017 alle 6:30 am

    La penso esattamente come lei Signor Ziliani. Credo che sia una proposta avanzata in poco tempo senza un progetto concreto, come se “l”importante è comprarla poi penseremo al dopo”. Anche perché con quei soldi avrei puntato a valorizzare il marchio di Terre d’Oltrepó – Casteggio. Ma soprattutto, prendere decisioni cosi affrettate senza neanche consultare i soci con una votazione in assemblea mi è sembrata una cosa scandalosa. Spero che Soave ci ripensi, anche se mi lascia ancora molto dubbioso sul fatto dell’offerta anticipata un mese prima. Buona giornata.

  4. Franco

    febbraio 17, 2017 alle 12:14 pm

    Ma sinceramente mi pare ovvio che il parere dei soci conti zero, anche se dovessero votare in assemblea. Esempio lampante è quando hanno votato e deciso di NON volere in consiglio una determinata persona per poi trovarsela addirittura ai vertici per volere del nipote e del consiglio quindi… fanno sempre ciò che vogliono loro anche se i soci esprimono la loro opinione.

  5. Stef-

    febbraio 18, 2017 alle 2:35 am

    ma lo odia ben tanto quello del riso per continuare a tirarlo in ballo in ogni dove? Cosa le ha fatto? le ricordo che in oltre po c’è gente che non sputa nel piatto dove ha mangiato. Lei continua a chiamarlo riso rancido, noi mamma dal cielo perché ci ha sfamati in tempi bui. Dovrebbe provare lei a non essere pagato per anni e vedersi pignorare parte dell azienda e avere 2 bambini piccoli. Detto questo le ricordo che terre, ha cambiato amministrazione già da un po’. Lei per partito preso è accanito contro quella cantina senza permettergli di dimostrare di poter fare meglio. Esalta tanto l’op ma l’op non è fatto solo dei produttori di cui parla . La maggior parte sono i soci di terre, agricoltori, gente coi calli alle mani che lavora duro e mi creda il suo continuo generalizzare sul riso offende parecchio tutto l’op ovvero TUTTI quelli che l’hanno mangiato. Allora tutti sono colpevoli. Chi ha sbagliato pagherà ma lei non è un giudice e fin’ora non c’è stata ancora nessuna sentenza e nessun processo. Dia una possibilità a terre senza continuare a tirare in ballo il passato. Vediamo cosa faranno i nuovi.

    • redazione

      febbraio 18, 2017 alle 2:45 am

      Stefano non tiri in ballo l’odio, che da parte mia non v’é nessun odio verso Cagnoni, non ce ne sarebbe motivo. E poi il mio odio e disprezzo preferisco riservarlo a persone ben più pericolose di quanto possa essere il sor ris in cagnun…
      Io capisco la posizione sua e di altri soci della mega cantina, ma non sono d’accordo.
      Secondo me il progetto di Cantina di Soave é ben più solido, coerente e ricco di costrutto e senso logico di quello, di cui vorremmo tanto conoscere la reale consistenza, di quello della Cantina di Broni + Cavit, che a mio avviso farebbe meglio a riservare le proprie energie investendo in Trentino.
      Lei definisce i soci di Terre “gente coi calli alle mani che lavora duro”. Crede che queste caratteristiche siano loro esclusiva oppure se é onesto riconosce che tali caratteristiche si possono trovare in tante cantine oltrepadane, sia aderenti al Consorzio che al distretto?
      Vedremo come andrà a finire lunedì, ma per il bene dell’Oltrepò Pavese mi auguro che il vincitore sia Cantina di Soave. Dica al suo amico Presidente che i pregiudizi e le cattive opinioni, ammesso che io li abbia, si combattono in un solo modo, rendendosi disponibili al dialogo con la stampa. Cosa che Giorgi, almeno nel mio caso, non ha assolutamente fatto. Anche se io ho più volte manifestato l’intenzione e la disponibilità di ascoltare e riportare l’oggetto dell’intervista.
      Capisco che io non conto niente, anche perché non ho peli sulla lingua e dico quello che penso senza fare sconti a nessuno, ma allora perché lei, a quest’ora così tarda, perde il suo tempo a scrivermi intervenendo su questo blog?
      distinti saluti

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