Francamente parlando di Franciacorta e di Oltrepò Pavese

“Le colline dell’Oltrepò dilatano il respiro…”

Sono debitore di una risposta al misterioso (?) commentatore che firmandosi “franciacortino” ogni tanto fa irruzione in questo blog, naturalmente per insultarmi.

Devo rispondere, e ho lasciato trascorrere qualche giorno, per lasciar decantare l’irritazione, a chi, pensando di provocarmi e mostrando invece solo la propria miseria, ha “commentato” annotando queste parole: “e bravo Ziliani, dopo che si é finalmente tolto dai coglioni sta cercando riparo e un nuovo padre in Oltrepò. E’ come passare da una Ferrari alla 500, ma le colline pavesi sono l’ambiente più adatto ad un provinciale perdente come lei”.

La prima annotazione è che il tizio ha scritto “padre” sicuramente pensando di scrivere padrone. Però io padre ne ho avuto uno, il mio caro papà scomparso troppo presto, e non vado di certo cercandone uno, in qualsiasi terra o zona vinicola io mi trovi… E di padroni ne ho solo uno, anzi molti, voi lettori…

Quanto al resto, capisco benissimo la provenienza e l’humus (o forse dovevo dire il letame?) da cui provengono simili parole. Da un ambiente che, magicamente, in solo poco più di 50 anni di storia, è passato dalla civiltà contadina, che fortunatamente in Franciacorta resiste, basta cercarla, tra insediamenti industriali, colate di cemento e centri commerciali (lo “spettacolo” che ti accoglie quando esci al casello autostradale di Rovato) ad un clamoroso e inatteso successo commerciale.

Ma la storia insegna che puoi anche diventare ricco, ma se zotico sei dentro, se quella è la tua formazione e la tua “cultura”, zoticone rimani, nei comportamenti esterni, nelle tue esternazioni e soprattutto nel tuo animo. E ovviamente faccio un discorso generale, non sto dando, é bene precisarlo perché non tutti sono intelligenti e sanno leggere, degli zoticoni a tutti i franciacortini, ça va sans dire…

In Franciacorta, che deve il suo successo in larga parte al felice incontro tra imprenditori illuminati, viticoltori, commercianti di talento, resiste però una mentalità che non si può liquidare come contadina (non ne ha certo la nobiltà e l’autenticità) ma che definirei piuttosto, con il rispetto che merita, tondinara-industriale.

E così, passando dal tondino, dal cemento, dalle piccole fabbrichette, di camicie piuttosto che di componentistica industriale, al vino, e soprattutto alle bollicine metodo classico, quella mentalità non ha potuto fare il salto di qualità che l’immagine, sapientemente costruita grazie a protagonisti capaci e ad un marketing che ha funzionato, richiedeva.
E dietro al successo commerciale, innegabile, ad un proporsi, anche se i numeri sono innumerevoli volte più piccoli, come la risposta italiana allo Champagne (questa sciocchezzuola non è farina del mio sacco, ma l’ha pronunciata, in un’intervista che mi concesse poco prima di diventare presidente del Consorzio, l’attuale n°1 del Consorzio stesso, ovvero Vittorio Moretti…) non è cresciuta, globalmente parlando, una vera cultura non solo del territorio, ma della consapevolezza di quel che un vino può rappresentare nell’immaginario del consumatore sapiente e consapevole.

Si spiega solo in questo modo che il sottoscritto, nonostante si occupi di Franciacorta da oltre 25 anni, e abbia fatto, per la costruzione dell’immagine vincente della Franciacorta e per il suo racconto qualcosa di non trascurabile, venga oggi apostrofato come “traditore”, “provinciale” o “perdente” non tanto dall’imbecille (ce ne sono ovunque) di turno, ma da qualcuno che ha radici profonde nel territorio franciacortino e ne esprime, con le sue chiacchiere da bar, da bulletto ignorante, l’intimo (anche se inconfessabile, perché loro sono “la Champagne italiana”, perbacco!) sentire.

So bene, essendo arrivato ad anni sessanta e vivendo in questo Paese sempre più volgare, che la gratitudine non è di questo mondo, e che aspettarmela da degli ex tondinari è pia illusione. Ma non mi sarei di certo aspettato, dagli “amici” franciacortini, determinati comportamenti nei miei confronti che preferisco, per carità di patria, non definire. Ma che ricordo nitidamente…

Detto questo, mi sono forse tramutato in “nemico” della Franciacorta o come “uno stronzo”, come ebbe la bontà di definirmi due volte nel 2015, al telefono, e non de visu, uno dei suoi più celebri e celebrati, anche da me, protagonisti? Niente affatto, di Franciacorta mi occupo meno (e soprattutto ne bevo meno, preferendo, da provinciale come sono, bere Champagne) ma continuo a tenerla sotto osservazione. Tanto che, ad esempio venerdì 17, sfidando la malasuerte e la superstizione, sarò tutto il giorno nella zona spumantistica bresciana, visitando due o tre aziende.

Siamo umani, ammettiamolo, e quando si è innamorati si rischia profondamente di venire feriti quando l’oggetto del nostro amore ci fa capire – e la Franciacorta l’ha fatto in tanti modi (anche in prossimità del Natale 2016 quando improvvisamente, dopo vent’anni, in tanti si sono “dimenticati” di farmi gli auguri, cosa che ha fatto invece, e mi piace riconoscerlo pubblicamente, l’amministratore delegato del Consorzio Franciacorta, anche telefonandomi più volte nel corso del mio annus horribilis 2016: grazie dal profondo del cuore…), di non corrispondere il nostro sentimento…

E così dunque, ripromettendomi in questo 2017 di distribuire meglio il tanto spazio che in passato riservavo, per affetto e perché ci credevo, non per calcolo, alla zona bresciana e di lasciare che il mio amore per lo/la Champagne trovi piena espressione (amore ricambiato, visto che solo pochi giorni fa il presidente di una celeberrima, importante Maison, mi ha scritto, commovendomi, queste parole “Merci pour tout ce que vous faites pour LE CHAMPAGNE, pour LA CHAMPAGNE … et à l’intérieur de cela … pour ma Maison!”), ho pensato, programmando nel contempo di salire a Trento e di tornare ad assaggiare tutti gli Alta Langa, di concentrare la mia attenzione su un’altra zona vinicola e spumantistica metodo classico lombarda, l’Oltrepò Pavese.

L’ho fatto, programmando addirittura una visita settimanale, perché sono nato a Milano e per un milanese è naturale pensare Broni, Stradella e dintorni, come IL territorio vinicolo di riferimento, e perché, anche quando criticavo, persino ferocemente, questa zona, con l’incazzatura dell’innamorato deluso, ma non tradito, e con quel sentimento misto tra disinganno e disillusione che si prova quando qualcuno non corrisponde alle nostre grandi aspettative e ci delude, ho sempre pensato all’Oltrepò Pavese come ad una terra benedetta da Bacco. Una zona, non se la prendano ad Erbusco, Adro, Borgonato e dintorni, cento volte più bella, lo direbbe anche un cieco, della terra bresciana…

So bene che il sommo Gioann Brera fu Carlo aveva buoni amici ad Erbusco e in una cantina in particolare, vero Mattia?, ma non ricordo che dalla sua penna inimitabile siano uscite, per celebrare il territorio franciacortino, parole meravigliose come queste, dedicate all’Oltrepò e ai suoi vigneti: “Le colline emergono dai bassi vapori d’aprile; lunghe trecce di filari ne compongono le strane e pur simmetriche pettinature. La vite è di un tenero verde a primavera, poi i temporali dilavano l’aria; le colline si laccano talora di colori brillanti, viene la vendemmia e i pampini arrossano ai primi brividi d’autunno. Le colline dell’Oltrepò dilatano il respiro, sono imminenti e pur favolose. E il vino è la loro sintesi arcana”…

In Oltrepò, nelle mie visite di questo 2017 sinora magico, mi sto divertendo come un matto, non solo per i salami ineguagliabili, per i vini che scopro essere in innegabile progressivo forte e tenace miglioramento, ma perché ho ritrovato un’umanità, che parte dal paesaggio e trova coronamento negli uomini e nelle donne oltrepadane e nei loro comportamenti, di cui raramente ho trovato traccia in Franciacorta. E perché in Oltrepò mi sento veramente apprezzato per il mio lavoro di stagionato/esperto cronista del vino, mentre in Franciacorta, campa cavallo…

Ripensandoci, egregio “franciacortino”, lei non mi ha affatto offeso quando, pensando invece di farlo, ha scrittole colline pavesi sono l’ambiente più adatto ad un provinciale perdente come lei”. Io tra queste colline che “dilatano il respiro” mi sento, da provinciale che non ha colto la grandezza (ma c’è davvero stata?) della costosa presenza franciacortina al controverso Expo 2015, che visitai una sola volta, e per condurre, ma guarda te, una degustazione di vini oltrepadani, ma di cui non sono certo stato un cantore, mi sento a mio agio, perfettamente a casa mia.
Sicuro di non perdere il mio tempo e di poter dare un piccolo, ma sincero e convinto contributo, perché questa terra splendida possa costruire e affermare un’immagine di sé molto migliore dell’attuale. Sono un provinciale e ancora, a 60 anni, un absolute beginner, ma sono così e ben felice, anzi orgoglioso di esserlo…

p.s.

Gran parte dei video che illustrano questo lungo post vedono protagonista una talentuosissima pianista lituana, bellissima e straordinariamente brava, Olga Jegunova. Ebbene, prendete nota, io scommetto su di lei come scommetto su un Oltrepò finalmente vincente. Volete scommettere che ci azzecco?

 

Attenzione!

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15 commenti

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15 commenti

  1. franciacortista

    febbraio 11, 2017 alle 10:56 am

    traduzione: i tondinari non mi foraggiano più il blog con cui ho esaltato per anni ogni franciacorta possibile e immaginabile,adesso sputo nel trogolo dove ho grufolato per anni e vado a vedere doi cercare di spillare un pò di quattrini da qualche altra parte. altro che giornalista indipendente o provinciale, lei è un parassita del vino come la peronospora

    • redazione

      febbraio 11, 2017 alle 2:21 pm

      esimio “franciacortista”, lei naturalmente può portare le prove di quanto afferma, vero?
      Sono in attesa di leggerle ed eventualmente pubblicare: a disposizione
      p.s. io non grufolo, scrivo senza guardare in faccia e senza fare sconti a nessuno. Grazie per il “parassita”… mi ricorda un’altra persona che mi definì così e poi a schifio finì…

      • franciacortista

        febbraio 11, 2017 alle 4:43 pm

        sappiamo tutti chi sei tranquillo

        • redazione

          febbraio 12, 2017 alle 12:15 am

          franciacortista, lei é un vero coniglio cialtronesco che raglia nascondendosi dietro ad uno pseudonimo, non avendo gli attributi per palesarsi con il suo nome e cognome. Tutti chi? Forse gli avventori, un po’ su di giri per pessime bevute e ignoranza a fiumi, del Bar Sport o di un fast food delle Porte Franche? Ma mi faccia il piacere!

        • redazione

          febbraio 12, 2017 alle 12:24 am

          devo prenderla come una minaccia? Devo guardarmi bene le spalle quando rientro a casa? Va bene che il mio indirizzo é ben noto a tanti produttori franciacortini, ma escludo di dover temere agguati da parte loro. Semmai da qualche idiota forsennato come lei… Mi ricorda un tale Zakk, che imperversava tempo fa e improvvisamente é sparito. Nulla a che fare con lui?

      • Stefano Grancini

        febbraio 11, 2017 alle 7:54 pm

        Sì, però che porti le ipotetiche prove non in forma anonima, ma mettendo il proprio nome e cognome, altrimenti credibilità pari a zero.

  2. Marco Bertelegni

    febbraio 11, 2017 alle 10:57 am

    Caro Franco, mi è piaciuto molto questo tuo articolo che testimonia quanta ignoranza, campanilismo e cattiveria ci sia in giro tra il nostro mondo di bottiglie e grappoli d’uva.
    Qui l’unico perdente è un povero Cristo che si crede di essere furbo e libero di dare giudizi ma, povero lui, non ha capito che intelligenza e cultura non si comprano coi soldi, ma sono ricchezze interiori di ciascuno di noi. Quando troverò un Franciacorta degno di sostituire uno Champagne, competitivo sia di qualità, sia di costo, potrò dire di aver raggiunto un obiettivo che da anni cerco di raggiungere. Per ora mi accontento di bere le bolle nobili del Pinot Nero, di una grande zona in crescita che viaggia in 500, ma che sicuramente non ha nulla da invidiare alla sterile grandiosità di qualche fighetto ignorante come una bestia che viaggia in Ferrari.

    • redazione

      febbraio 11, 2017 alle 2:10 pm

      caro Marco, quei Franciacorta che tu vai cercando ci sono, te lo assicuro. Non sono la maggioranza delle “bollicine” bresciane, ma ci sono, eccome…

  3. Robbian

    febbraio 12, 2017 alle 9:39 am

    Ziliani bentornato ( ma soprattutto do il bentornato al suo blog che ci permette di parlare di “bollicine” ) . Di “cantinari” (quelli che io amo , che creano metodo classico con passione ) ce ne sono sia in oltrepo sia in franciacorta o in qualsiasi altra zona . Idem per gli impostori arricchiti da bacco . Non faccia troppa politica , bastano recensioni accurate per far capire al lettore come lavora l’azienda. Per i miei acquisti molte volte ho preso spunto dalle sue valutazioni o da altri lettori che non la pensano come lei .

    • redazione

      febbraio 12, 2017 alle 12:00 pm

      grazie di cuore. Il sottoscritto e Lemillebolleblog ringraziano 🙂

  4. Gianluca

    febbraio 12, 2017 alle 12:37 pm

    Franco, questa volta non sono d’ accordo con te. Perché sprecare tempo ed energie per rispondere ad uno sciocco che dice volgarità? Sarebbero bastate due righe per chiedergli di ritirare il suo post e rinviare la tua risposta ad un altro che avesse un contenuto ed una forma adeguati.
    Quello che mi spiace è che vedo montare un’ ostilità Franciacorta/Oltrepò della quale non si sente proprio la necessità.

    • redazione

      febbraio 12, 2017 alle 12:45 pm

      caro Gianluca, vorrei avere la tua saggezza ed il tuo aplomb da gentiluomo.. Invece ogni tanto mi inca…volo. Rispondere agli sciocchi é sterile, ma di fronte a certe offese non riesco a mantenere un britannico aplomb..
      Concordo con te che di un’ostilità tra le due capitali, insieme a Trento, del metodo classico italico non v’é assolutamente bisogno. E non sarò certo io ad innescarla. Con il mio post volevo solo esprimere un mio personale sentiment e togliermi, punzecchiando, qualche sassolone dalle mie scarpe… L’ho fatto e ora, come avrebbe detto Amatore Sciesa, “tiremm innanz” 🙂

  5. giovanni remo

    febbraio 15, 2017 alle 12:02 pm

    Sig. Ziliani, leggo il suo blog da anni, mi affido ai suoi giudizi per i miei acquisti e mi diverto a leggere le sue cronache appassionate. Non badi a quanta gentaglia gira sul web. Bestiacce ignoranti e rancorose non dovrebbero farle perdere tempo, che può spendere meglio regalandoci le sue cronache vinicole.
    Buon lavoro.

    • redazione

      febbraio 16, 2017 alle 1:07 am

      Grazie Giovanni, farò tesoro del suo consiglio. Una cosa é ovvia, ovvero che io scrivo pensando a lettori come lei… E non voglio in alcun modo essere incensato, ma voglio essere rispettato per il mio lavoro e la mia storia. Grazie

  6. Marco Chiodi

    febbraio 20, 2017 alle 4:04 pm

    Buongiorno Sig. Ziliani,

    Ho sempre letto i suoi post e annotazioni con grande interesse, senza aimè commentare rimanendo in disparte con carta e penna per apprendere il più pissibile!

    Questo articolo lo trovato davvero interessante e ben fatto, con il suo solitò garbo e assennatezza.

    Oggi scrivo, per quanto possa servire, la prima volta per solidarietà e per ripudiare ogni forma di inurbanità che ogni tanto si presenta sul suo blog.

    Io personalmente ho avuto una sola esperienza con un Oltrepò pavese Metodo classico era un Giorgi 1870 ( provato al corso ais, il mese scorso ) e sono rimasto particolarmente colpito.

    Tant’è che sto cercando di reperirlo in qualche enoteca nelle nostre zone ( dico nostre perchè sono di Zanica, quindi Bergamasco pure io)ma senza trovarne traccia.. Ps. se sa dove posso trovarlo glie ne sarei grato, ovviamente anche di altre cantine.. la mia curiosità è infinita 😀

    Detto questo, la ringrazio per il suo lavoro che trasmette passione ai suoi lettori. ( non tutti purtroppo! ).

    Saluti.

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