Clamoroso in Oltrepò: qualcuno prova a proporre ancora il riso in cagnone

Ancora tu? Ma non dovevamo vederti più?

Anche domani, martedì 7, sarò nuovamente in terra oltrepadana. In programma una visita ad un’azienda, in quel di Casteggio, e poi contatti vari, perché, piaccia o meno a qualche carneade, o qualche gentile Signorina che non conoscendomi blatera su Facebook che sarei “morto”, o a qualche imbecille (il mondo ne è sempre più pieno) io continuo a fare il mio mestiere, ovvero il cronista del vino. Che quando ha una notizia, la analizza, verifica se sia vera, fa gli opportuni controllo e poi la dà (sto sempre parlando di notizie, non pensate male…).

In attesa di trovarmi nuovamente nella terra dei migliori salami d’Italia, quindi del mondo, (non me ne vogliano a Felino, o nei molti altri posti dove la cultura del salame vanta esponenti di rilievo) voglio darvi gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda dell’acquisto, con offerta presentata al curatore fallimentare incaricato dal Tribunale, della storica Cantina La Versa.

Come ho già scritto, per primo, qui, in pole position è la Cantina di Soave, che ha presentato una signora offerta e ha già versato 250 mila euro. A controbattere questa offerta sarebbe l’abbinata, un po’ zoppicante, Cavit-Terre d’Oltrepò, con la potente cooperativa trentina che avrebbe di molto raffreddato i propri entusiasmi e la Cantina con sede a Broni (3.500.000 bottiglie prodotte, 80 soci, 400.000 quintali di uve conferite, un fatturato di 41 milioni di euro) che avrebbe deciso di procedere da sola.

Confidando in un certo milieu politico favorevole ai suoi colori, in primis la Provincia di Pavia (in Regione Lombardia non sono particolarmente sensibili al suo.. fascino) e dopo essere stata ricevuta a Roma dal bravo (ma non fesso) ministro delle Politiche Agricole Martina (detto per inciso:bergamasco) chiedendo sostegno contro gli…invasori (leggi Cantina di Soave), Terre d’Oltrepò, dove non si capisce bene se il presidente si sia davvero dimesso come aveva promesso, oppure no, cerca di vincere la battaglia contro i non indigeni, contro i veneti, ricorrendo ad argomentazioni ridicole.

Pare, così si vocifera, che il suddetto presidente vada ripetendo, non per bar e osterie, dove discorsi del genere avrebbero la loro degna collocazione, che se Cantina di Soave si aggiudicasse La Versa loro, la cantina con sede a Broni, si vedrebbe costretta ad alzare il prezzo per le uve fornite che attualmente paga… E non sarebbe in grado di far tornare i conti e di pagare i viticoltori e ritirare le loro uve… E quindi, giocoforza, sarebbe meglio che La Versa finisse in mani “solide” come quelle di Terre d’Oltrepò

Ancora tu?

Ma le barzellette non sono finite. Pare, anzi è sicuro, che a presentare un’offerta, tutta da verificare, di immobiliaristi milanesi (che non si capisce se siano interessati a La Versa come cantina o come area dove magari costruire…), sia stato un personaggio che, oggettivamente, sembra essere ancora legato a Terre d’Oltrepò. Uno al quale si adatta splendidamente quella canzone del nostro indimenticabile Lucio Battisti (e dico NOSTRO con tutti i significati possibili e immaginabili..) che recita: “ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”.

E così, dopo tutti i casini che ha combinato, le disavventure giudiziarie, el sciur riso in cagnone, quello la cui segretaria aveva in casa un tesoretto di 400 mila euro, ha la solenne faccia di tolla di ripresentarsi su piazza. Magari pensando, con quel tipo, todo es possible (anche che mi telefoni, come ha fatto due anni fa, per invitarmi a pranzo nel tristellato Da Vittorio vicino a Bergamo, ricevendo come risposta un mio garbato ma fermo “non posso accettare, grazie) di poter ritornare alla tolda di Terre d’Oltrepò.

Io vivrò.. senza te…

Magari dopo essersi aggiudicato, grazie ai soldi dei suoi amici immobiliaristi meneghini e magari anche ai suoi (non credo che se ne sia andato da Broni a mani vuote..), La Versa e sentendosi forte tanto da presentarsi a Terre d’Oltrepò facendo pesare la propria dote…

Succedono cose stupende, come ho raccontato ieri scrivendo dello Zero di Scuropasso, e cose immonde, di ordinaria ignoranza e provincialismo, in Oltrepò Pavese. Ma non c’è nessun altra zona vinicola lombarda, non me ne vogliano i franciacortisti, sulla quale valga la pena concentrare l’attenzione, essere presenti, girare, ascoltare, assaggiare, mangiare salami e sentirsi a casa propria (come non mi sono MAI sentito in Franciacorta) come in Oltrepò Pavese.

Questo il mio sentiment, questi i motivi per cui martedì sarò di nuovo tra Broni, Stradella e Santa Giuletta, e magari a Santa Maria La Versa, programmando già le prossime visite. Visite che comprendono, ça va sans dire, momenti conviviali nei quali vi prego, non provate ad offrirmi, non lo mangio, non mi interessa, no me gusta, il riso in cagnone

Tel chi, el ris in cagnun!

Attenzione!

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2 commenti

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2 commenti

  1. Tino comaschi

    febbraio 6, 2017 alle 10:44 pm

    Grande!!

  2. Maurizio

    febbraio 7, 2017 alle 10:56 pm

    Di tolla, sí. Perchè la parola più calzante potrebbe passare per mancanza di continenza.

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