Tragedia alla Cascina Clarabella di Iseo



La Franciacorta tutta abbraccia idealmente Nadia…

Questa è una di quelle notizie, orribili, che non si vorrebbero mai dare. Una di quelle notizie che hanno il nefando, osceno potere di lasciarti attonito e sgomento. Lo scenario è la Franciacorta, la zona vinicola bresciana diventata nota in Italia e nel mondo per le sue bollicine metodo classico, che si sono affermate grazie alla voglia di fare e alla tenacia dei suoi abitanti.

Ma se i bresciani ed i franciacortini sono (giustamente) celebrati come grandi lavoratori, come imprenditori, un po’ in tutti i campi, esemplari, non altrettanto riconoscimento riceve invece la loro generosità, la capacità, silenziosa, senza troppe ostentazioni, di fare del bene al prossimo.

E’ proprio nello spirito “bresà” e franciacortino che dal 2002, nell’area rurale Ca’ de pole di Iseo, è nato un qualcosa di unico e di speciale, ovvero quella Cascina Clarabella che ha “il fine di promuovere percorsi di cura ed assistenza e di sviluppare attività produttive per la creazione di opportunità lavorative per persone con disagio psichico”. All’interno di questo progetto, che si articola in un Consorzio di cooperative sociali che comprende le cooperative sociali Diogene, Is.Pa.Ro, Clarabella e Airone, si collocano un agriturismo e una fattoria didattica e la Clarabella Società cooperativa sociale agricola Onlus.

Questa cooperativa sociale si esprime anche in un’azienda agricola che produce vini, Franciacorta Docg che ho assaggiato alla cieca diverse volte trovandoli eccellenti e di cui ho scritto qui, qui e poi ancora qui.

Non sono mai stato a Cascina Clarabella, ma da “vecchio” peccatore un po’ egoista, che ha sempre pensato solo a se stesso e non si è mai impegnato nel sociale e non ha fatto nulla per il prossimo, ho sempre provato una grande ammirazione per questa particolare realtà produttiva franciacortina e in cuor mio, una volta l’ho detto anche al cantiniere incontrato in una degustazione, speravo di trovare il coraggio di andare a visitarla.

Oggi questa notizia terribile, che potete leggere qui e poi ancora qui, mi ha idealmente portato a Cascina Clarabella nel modo peggiore che potessi immaginare. Una notizia, di martedì 24, che parla di una giovanissima ragazza di 25 anni, Nadia Pulvirenti, che dal 2015 lavorava come terapista di Riabilitazione psichiatrica nella struttura, brutalmente uccisa da un uomo straniero di 54 anni residente da anni in Italia, in cura per alcuni problemi psicologici da parecchio tempo.

Di fronte allo strazio di questa giovane vita vittima della matta bestialità umana e della follia voglio accuratamente evitare ogni possibile polemica politico-ideologica – mi ci hanno già tirato dentro in polemiche del genere quei bei tomi della Zanzara di Radio 24 che andarono per suonare e finirono suonati… – su temi scottanti e difficili come migranti, invasione, clandestini, sostituzione dei popoli europei, ovvero il cosiddetto “piano Kalergi”.

A me interessa solo, in questo momento, esprimere il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia di questa ragazza che cercava di aiutare il prossimo a stare un po’ meglio ed è stata vittima del proprio altruismo e dell’impegno a favore degli altri, degli ultimi, dei più sfortunati.

Voglio dire agli amici di Cascina Clarabella che partecipo al loro dolore, alla loro sofferenza e che prometto solennemente di venire presto a trovarli. Per dire loro grazie e per invitarli a non mollare, a trovare il coraggio che serve per andare avanti. Anche per Nadia che non c’è più. E, da laico, dico loro, come diceva un grandissimo uomo, un santo, “non abbiate paura”…

Attenzione!

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