Champagne Rosé Premier cru Résèrve de l’Hommée Coulon

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9,5


Visto com’è andato il 2016 e affacciandosi un 2017 che guardavo un po’ di sottecchi, temendo quali sfracelli (ancora?) a causa del 17 finale, in prossimità di San Silvestro e Capodanno ho pensato: da quell’annus horribilis devi proprio congedarti alla grande.

E così è stato, non solo per il valore e la bellezza del vino scelto, un’autentica meraviglia, ma grande è stato anche il formato del vino, un magnum

Ovviamente, inutile dirlo, “bollicine”, non italiane, siano essere bresciane, oltrepadane, trentine oppure altolanghette, ma, ça va sans dire, Champagne.

E non uno Champagne “qualunque”, uno di quelli che più amo e di cui ho avuto modo di conoscere (siamo stati vicini di tavolo una bellissima serata dell’ottobre 2014 a Reims) gli artefici. Quella coppia simpatica di vignerons che corrisponde al nome di Isabelle e Roger Coulon.

Ho già dedicato svariati articoli, su questo blog (leggi 1234) e altrove, ai loro Champagne, che sono importati in Italia, deo gratias!, da quel Signore di Umberto Cosmo, prosecchista (nessuno è perfetto…) e appassionato di bollicine di qualità. Metodo classico, che produce con ottimi risultati.

Lo Champagne di cui vi parlerò non lo troverete, purtroppo, in vendita in Italia. E nemmeno ne troverete traccia sul loro sito Internet. E allora? Allora la realtà di questo Champagne Rosé, cosa diversa dal loro pur eccellente Rosé Rosélie, un Rosé de Saignée in larga parte a base di Pinot meunier, è semplice: si tratta di un vino che Roger produce, esclusivamente in magnum, destinandolo in gran parte a sua moglie Isabelle. Un Pinot meunier 100%, un Blanc de Noir, da uve provenienti dai vigneti migliori e più antichi della tenuta, i Coteaux de Vrigny, classificati Premier cru. Una cuvée, non millesimata, che si affina non meno di cinque anni dans la cave.

Merito del mio francese (la cui pratica affino con passione dalla tenera età di cinque anni, Ecole Française a Milano, 1961-1962…) e della mia incontenibile “simpatia” (quella sera ricordo che ai Coulon arrivai a raccontare i fatti miei e un’appassionata histoire d’amour…), Isabelle e Roger Coulon furono così squisitamente gentili da inviarmi un esemplare di questo loro Rosé speciale…

In retro-etichetta si legge: dégorgement aprile 2014, ma questo Rosé, stappato a fine 2016, si è tranquillamente fatto altri due anni nella mia cantina. Non aveva fretta e come me aspettava l’occasione giusta per dire la sua…

E l’occasione, splendida, è arrivata: quella di dire addio, senza rimpianti, ma con gli insegnamenti e lezioni che è doveroso trarre dalla vita vissuta, al 2016 e alle ombre che lo scorso anno, e credo non solo per me, hanno prevalso sulle luci.

La compagnia era bella, anzi bellissima in questo addio al 2016, la migliore che potessi aspettarmi, i piatti preparati dagli ospiti squisiti, l’atmosfera di grande allegria ed il mio “pintone” di Rosé Réserve de l’Hommée ha fatto un figurone straordinario, tanto che le persone presenti reclamavano a gran voce un altro magnum, o meglio ancora un tre litri di questo vino perfetto per essere bevuto, gustato, goduto. Anche “analizzato”, come io non ho mancato di fare, passando per “il solito che deve sempre assaggiare, anche a San Silvestro”, prendendo i miei bravi appunti.

Da aperta discussione, ma che colore è?, il colore, la robe, come dicono i francesi, un qualcosa di difficilmente definibile che ricorda il salmone, ma scozzese, le sfumature dei pesci rossi e semmai il fiore di oleandro o un melograno, ma pallido, più che un rosa antico. Una tinta brillante, luminosa, che ti mette subito a tuo agio e ti preannuncia un vino di grande finezza.

Naso spettacolarmente fresco, vivo, volitivo, pieno di energia, scalpitante, con una magnifica sapidità e fragranza, una nota minerale e come affumicata che si pone al centro delle vostre percezioni aromatiche e detta il ritmo, marca la rotta. Attorno vibrazioni in forma di profumi che richiamano ribes, pera Decana (pera di origine francese, nata nella Loire nell’Ottocento), una leggera vena di nocciola appena tostata, e poi agrumi, mango e qualcosa che, progressivamente, fa pensare al cioccolato, alla pâtisserie e alla crème brulée.

L’assaggio al gusto confermava e amplificava le impressioni di una freschezza complessa e armonicamente bilanciata: attacco largo, suadente, cremoso, avvolgente e nello sviluppo questo Champagne si manteneva fresco, sapido, vibrante, di nerbo saldo. Un Rosé di grande eleganza, e perfetta piacevolezza, i cui 6 grammi di zucchero sono in perfetto equilibrio con l’acidità ed il frutto, succoso e carnoso, con una burrosità che ancora richiamava la pera Decana.

Un capolavoro, insomma, perfetto per dire Adieu, ma senza rimpianti, al 2016 e augurare un caloroso bienvenu al novello 2017

Champagne, what else?

Attenzione!

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www.vinoalvino.org

e

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1 commento

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Un commento

  1. Umberto Cosmo

    gennaio 31, 2017 alle 1:09 pm

    Gran bottiglia, l’ultima donatami da Eric e Isabelle la ricordo con doppio piacere, avendola aperta all’85° di mio padre!
    Prosit.

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