Cresce l’export per gli English Sparkling wines nel 2016

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Presenti ormai in 27 Paesi diversi

Lo sappiamo già, ce ne siamo accorti diverse volte ormai, che i nostri amici inglesi, fedeli a quella forma di orgoglio patriottico che li contraddistingue, tengono moltissimo, tanto che tendono a sopravvalutarne gli effettivi pregi, le loro bollicine metodo classico. Quelle che loro chiamano English sparkling wine.

Recentemente una delle riviste più note, Decanter, ha dato prova di questo orgoglio bollicinaro molto british, in un articolo, apparso qui, nell’edizione on line della rivista, dove l’autore è arrivato ad inserire due English sparkling in una selezione dei cinque migliori sparkling dell’anno… Esagerati…

I numeri delle “bollicine” metodo classico inglesi sono ancora piuttosto piccoli – nel 2015 erano stati prodotti, tra sparkling e vini fermi, poco più di 5 milioni di bottiglie – ma la stampa specializzata britannica non esita affatto a celebrare gli exploit della autarchiche bubbles non solo sul mercato inglese, che continua ad essere di gran lunga il mercato numero uno per lo Champagne, ma in termini di export.

Lo scorso anno, ci raccontava di recente un articolo apparso sul sito Internet Glass of bubbly, gli English sparkling wine, che rappresentano il 70% della produzione vinicola britannica, hanno conquistato 8 nuovi mercati, arrivando ad esportare in 27 Paesi diversi, con un incremento delle vendite superiore al 30% rispetto al 2015. Ovviamente si tratta di export in Paesi come Canada, Sud Africa, Australia, Stati Uniti, ma anche mercati interessanti e in forte evoluzione come Cina e Hong Kong. E poi gli English Sparkling wine sono arrivati anche a Taiwan, in Austria, Costa d’Avorio, Spagna, nelle British Virgin Islands e nelle Cayman Islands. E, non ci credereste, persino in Italia…  E sono presenti in Germania, Belgio, Olanda, Norvegia, Danimarca, Svezia e, incredibile, anche in Francia..

In terra inglese le vendite aumentano anno dopo anno e alcune celebri catene di supermercati parlano di incrementi nell’ordine del 50% e più e di un notevole aumento dell’assortimento sugli scaffali per andare incontro alle richieste della clientela.

Sarà interessante vedere se anche nel 2007 le cose continueranno ad andare a gonfie vele e se i prezzi continueranno a mantenersi ben sostenuti…

1 commento

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Un commento

  1. claudio_c

    gennaio 11, 2017 alle 7:04 pm

    Sarebbe interessante capire chi sono gli inglesi che fanno quei vini.
    Nei Suoi blog abbiamo capito che nei vini che Le piacciono conta molto anche il manico. Il manico del fattore cioè del vignaiuolo, se ha qualche racconto da farci sarebbe interessante leggere.

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