Franciacorta Pas Dosé Au Contraire 2008 Cavalleri

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9.5


Aucontraire
Piacevolissima serata lunedì 29 febbraio nel cuore della Franciacorta, in una delle aziende che hanno fatto la storia di questa rampante zona vinicola lombarda e che contribuiscono a determinarne un’immagine dinamica e di gran qualità.

Sto parlando dell’azienda agricola Cavalleri, una lunga tradizione vitivinicola in Erbusco e una produzione di “bollicine” nobili che risale al 1979 con le prime 6000 bottiglie di “champenoise”, che ha convocato un gruppo di amici, ristoratori, enotecari, giornalisti per presentare e festeggiare a dovere la nuova edizione di una cuvée che viene prodotta solo in circostanze particolari ed eccezionali, come dimostra il fatto che prima di questo 2008, era stata prodotto solo il millesimo 2001.

Protagonista della serata, insieme al clima particolarmente disteso, non spettacolare, colloquiale che ne è stato il filo conduttore, grazie allo stile di chi questa serata ha voluto così si dipanasse, parlo della famiglia Cavalleri, delle sorelle Giulia e Maria, e dei loro figli Diletta e Francesco che rappresentano il presente-futuro dell’azienda (insieme al bravo enologo interno Giampaolo Turra) e che sono stati i responsabili di tutte le scelte, compresa quella di proporre sboccato à la volée, bottiglia dopo bottiglia, il vino presentato, è stato il Franciacorta Pas Dosé Au Contraire 2008.

Nella gamma, ben calibrata, dei metodo classico di Cavalleri, dove davvero “ogni vino racconta una storia” e ha una logica precisa e una propria identità, il Pas Dosé Au Contraire costituisce uno “sfizio” (le bottiglie prodotte sono circa 6600), un divertissement, ma non una “scommessa” tecnica, perché si tratta di un vino fortemente voluto, seguito e curato in ogni sua fase, frutto di ben precise selezioni, fortemente legate ad un’idea, ad un progetto del vino del tutto particolari.

Volendo classificare il vino io lo tenderei a giudicarlo “indefinibile”, innanzitutto per il colore personalissimo, che il produttore chiama “occhio di pernice” e che non si può pensare di inserire nella categoria dei rosati, anche se presenta sfumature che richiamano la cipria. E’ poi l’assaggio a confermare che si tratta di un vino imprevedibile e non collocabile in una categoria precisa, se non quella dei grandi millesimati di Franciacorta lungamente affinati sui lieviti. E, aggiungerei, felicemente a lungo affinati, data la freschezza, la vivacità, l’assoluta giovinezza ed energia (e stiamo comunque parlando di un vino figlio dell’annata 2008…), che il vino mostra, tali da far pensare ad una sua lunga possibilità di ulteriore evoluzione nel tempo.

Au Contraire è in sintesi una cuvée di Chardonnay e Pinot nero (quest’ultimo nettamente minoritario e presente nell’ordine del 20%), senza alcun contatto di quest’ultima uva con le bucce e con una quota del 10% del vino affinato in legno grande. E uve, va sottolineato, frutto di una selezione estremamente rigorosa (verrebbe quasi voglia di dire acino per acino), scelte nei migliori vigneti aziendali.

Per il resto solo infinita pazienza, continui assaggi per verificare l’evoluzione, il corretto amalgama dei due componenti, e la consapevolezza che questo vino avrebbe dovuto, ad ogni modo, reggere il confronto con il precedente Au Contraire, il 2001, giudicato per anni come uno dei più riusciti Franciacorta nella storia di questa denominazione.

Una prima sboccatura (senza liqueur e zucchero) nel giugno del 2015, una seconda a febbraio 2016, e se ne prevede, non si sa quando, una terza, quando in Cavalleri giudicheranno arrivato il momento opportuno.

Degustato e ampiamente bevuto, abbinato ai piatti, indubbiamente ricchi di fantasia e molto personali, dello chef Riccardo Camanini del ristorante Lido 84 di Gardone Riviera, l’Au Contraire 2008 ha convinto senza se e senza ma, mostrando tutta la propria caratura, il carattere innato, l’eleganza abbinata alla struttura, l’ampia tessitura, l’espressività. Un Franciacorta che è sintesi di delicatezza e ampiezza, di verticalità, profondità, nerbo e di ampiezza, di carnosità e sapidità, con un gusto ben secco, ma senza eccessi, giustamente nervoso, croccante che rende piacevolissima la beva e ampia la tessitura.

Poche le bottiglie e non agevole quindi aggiudicarsene qualcuna, ma indubbiamente una grande riuscita, la dimostrazione dello stile e della classe di un’azienda simbolo e punto di riferimento per la Franciacorta tutta come Cavalleri.

3 commenti

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3 commenti

  1. claudio_c

    marzo 10, 2016 alle 10:17 pm

    Bella bottiglia, bella famiglia e un enologo capace di stare dietro le quinte, ma poi brillare con questi risultati.
    Ancora una volta un vino con personalità spiccata emerge dalla retorica franciacortina, che ogni tanto lascia intravedere trame più affaristiche che enologiche. Il mondo del vino ha bisogno di gente così e la limitazione culturale di tanti produttori pesa parecchio.

  2. benux

    marzo 11, 2016 alle 9:39 pm

    Bentornato Ziliani, iniziavo a preoccuparmi, magari usciva un nuovo blog dedicato alle acque minerali.

  3. Oscar

    marzo 20, 2016 alle 7:31 pm

    So che sembra di dire cose ovvie, ma Cavalleri è davvero una garanzia, una cantina maiuscola con prodotti veramente eccezionali e superiori a quelli di cantine dal nome ridondante e à la page.
    Ho stappato ieri sera un satèn sboccato nel 2012: temevo fosse “scarico”, invece era ancora intatto e superlativo.
    Anche da queste “piccole” cose si tocca con mano la qualità dei loro vini.
    Chapeau

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