Alta Langa millesimato riserva 60 mesi 2008 Gancia

Denominazione: Alta Langa Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8


AltaLanga2015 028

Era parecchio tempo che non assaggiavo più il prodotto più ambizioso del settore metodo classico di quella che fu un simbolo dello “spumante” piemontese, l’azienda Gancia di Canelli. Le ultime esperienze non erano state proprio entusiasmanti e l’assaggio, giusto quattro anni fa, del millesimato 2003 della riserva 60 mesi non mi aveva spinto a ripetere l’esperienza gustativa negli anni successivi.

In Gancia nel frattempo c’erano stati decisivi cambiamenti, un personaggio come Roustam Tariko, re della vodka e patron della Russian Standard Corporation aveva acquisito il controllo dell’azienda che prima del suo arrivo, ma anche nel 2014, aveva messo a segno un filotto di bilanci negativi.

E’ ovvio che con la sua cultura e la sua formazione Tariko (singolare, italianizzato il suo cognome, Taricco, è assai diffuso nell’astigiano e nell’albese..), per risanare e rilanciare l’azienda non puntasse su un segmento della produzione che è sempre stato minoritario e puntasse piuttosto, oltre che sugli “spirits”, sull’Asti e su spumanti non impegnativi come il rilanciato, storico Pinot di Pinot. Magari presentato come “alternativa al prosecco” che la stessa Gancia vende…

Ero però curioso di vedere se nel disegno generale di ristrutturazione non solo societaria, distributiva e commerciale, ma della produzione, il nuovo management avesse dedicato attenzioni anche ai metodo classico e fosse cambiato qualcosa in meglio rispetto agli standard non esaltanti di qualche anno orsono.

La gamma dei vini non è cambiata e comprende sempre due metodo classico generici, un Brut e un Rosé, con 18 mesi di affinamento sui lieviti, un Asti metodo classico 24 mesi, e due Alta Langa, con affinamento di 36 e 60 mesi.

Quanto al vino, parlo dell’Alta Langa riserva 60 mesi, dove solo il 50% del mosto entra a far parte della cuvée e la fermentazione del mosto avviene sia in acciaio che in barrique, trovo che ci sia stato un miglioramento, ma ci sia ancora parecchio da fare per raggiungere quell’armonia e quella qualità che è lecito attendersi vista la storia, il nome e le ambizioni dell’azienda.

Il colore è un paglierino oro piuttosto intenso, il naso piuttosto fitto ed estrattivo con una componente vinosa molto evidente e note di cipria, frutta secca tostata, arance candite, alloro, le bollicine sono vive e croccante sul palato, la consistenza succosa, con finalmente una buona freschezza e sapidità nonostante una leggera nota tostata di noci brasiliane, ma il 60 mesi riesce ad abbinare alla consistenza della struttura una lunghezza e un dinamismo, un nerbo che non ricordavo nelle precedenti annate e una indubbia piacevolezza. Magari riducendo la durata della permanenza sui lieviti e l’apporto del legno il vino potrebbe acquistare ancora più smalto. Ipotesi, ovviamente, tutta da verificare…

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